• 2 per mille associazioni culturali 2021

    2 per mille: l’elenco delle associazioni culturali iscritte nel 2021

    Dopo la parentesi del 2016 il Governo ha deciso di re-introdurre, sempre in forma sperimentale, il 2 per mille per le associazioni culturali.

    Il 2 per mille può essere uno strumento molto importante per sostenere le associazioni culturali italiane. Come sappiamo il mondo della cultura è stato uno dei più colpiti dalla pandemia: migliaia di lavoratori dello spettacolo sono rimasti senza lavoro e tantissime imprese del settore culturale hanno dovuto ridimensionarsi dovendo fare i conti con le restrizioni imposte dal Covid e con un sistema di sostegni governativi insufficienti per la gravità del momento. 

    Per questo motivo dopo la parentesi del 2016 il Governo ha deciso di re-introdurre, sempre in forma sperimentale, il 2 per mille per le associazioni culturali.

    Che cos’è il 2 per mille per la cultura

    Quest’anno, dunque, non solo i partiti politici ma anche le associazioni culturali possono usufruire del 2 per mille. Ma di cosa si tratta nello specifico? I contribuenti possono decidere, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare una quota pari al 2 per mille della propria imposta sul reddito a favore di un’associazione culturale. 

    Se siete dei lavoratori dipendenti, ad esempio, tra le varie voci da compilare nel modello 730 ci saranno quelle riguardanti l’8 per mille dedicato allo Stato o alle confessioni religiose, il 5 per mille rivolto al non profit o alla ricerca scientifica e infine per l’appunto il 2 per mille, nato per finanziare attraverso contributi dei cittadini il mondo dei partiti politici e (adesso) della cultura.

    Per quanto riguarda quest’ultimo ambito, come riporta sul proprio sito l’Agenzia delle Entrate, per esprimere la scelta a favore di una delle associazioni culturali ammesse al beneficio, il contribuente deve apporre la propria firma nell’apposito riquadro presente nella scheda indicando il codice fiscale dell’associazione cui vuole destinare la quota del due per mille. La scelta deve essere fatta per una sola delle associazioni culturali beneficiarie.

    La dicitura che trovate nella sezione del modello 730 dedicata al 2 per mille.

    L’elenco delle associazioni culturali iscritte al 2 per mille

    Non tutte le associazioni, però, possono ricevere questo contributo. Lo scorso 16 aprile il Ministero dei Beni Culturali ha pubblicato i requisiti di ammissione. Possono partecipare le associazioni senza scopo di lucro di cui al libro I del codice civile che:
    a) abbiano, secondo il rispettivo atto costitutivo o statuto, la finalità di svolgere e/o promuovere
    attività culturali;
    b) risultino esistenti da almeno 5 anni al momento della presentazione della domanda di cui al
    comma 2 del presente articolo.

    Le associazioni hanno avuto circa dieci giorni di tempo per poter presentare la domanda (la scadenza era fissata per il 26 aprile). Lo scorso 10 maggio il Ministero ha pubblicato l’elenco delle
    associazioni culturali che hanno presentato istanza di iscrizione o dichiarazione di conferma dei
    requisiti. 

    Il legale rappresentante dell’ente richiedente avrà tempo fino al 21 maggio 2021 per chiedere la rettifica di eventuali errori di iscrizione inviando una comunicazione alla casella di posta elettronica duepermille@beniculturali.it mediante la propria e-mail di registrazione al Portale Procedimenti.

    Entro il 10 giugno 2021 il Ministero dei Beni Culturali trasmetterà poi gli elenchi definitivi relativi ai soggetti ammessi al riparto e a quelli esclusi, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la pubblicazione sul proprio sito web e all’Agenzia delle Entrate per la determinazione degli importi spettanti a ciascuna associazione in base alle scelte effettuate dai contribuenti.

    Qui di seguito trovate l’elenco pubblicato dal Ministero di tutte le associazioni culturali che hanno presentato domande di iscrizione. Qualora dovesse mancare la vostra associazione culturale avete tempo fino al 21 maggio 2021 per segnalare l’eventuale errore al Ministero. 


  • cooperfidi italia bilancio

    Cooperfidi approva il bilancio 2020: +11% le commissione nette di garanzia

    Cooperfidi ha approvato il bilancio del 2020 che ha visto una crescita del +11% delle commissioni nette di garanzia e un risultato di esercizio è negativo per € 1,08 milioni.

    Cooperfidi, il confidi di riferimento del mondo cooperativo e del non profit, ha approvato il bilancio del 2020 che ha visto una crescita del +11% delle commissioni nette di garanzia e un risultato di esercizio è negativo per € 1,08 milioni a causa della flessione dei ricavi della  gestione finanziaria e dei maggiori accantonamenti a fondi rischi per € 390.000.

    Dopo le Assemblee Territoriali che si sono svolte il 5, 6 e 7 maggio, si è tenuta oggi, sempre in  teleconferenza,  l’Assemblea Ordinaria  dei  Soci  di  Cooperfidi Italia  con  all’ordine  del  giorno  il Bilancio dell’Esercizio 2020. 

    Le Assemblee Territoriali, presiedute dal Vice Presidente Emanuel Danieli (Area Centro-Sud) e  dai  Consiglieri  Francesco  Abbà  (Area  Nord),  Andrea  Passoni  (Area  Centro-Nord),  Pierlorenzo  Rossi  (Emilia-Romagna)  e  Caterina  Salvia  (Area  Sud)  sono  state  molto  partecipate  e  hanno  permesso  alla  Società di  avvicinare  le  decisioni  alle  esigenze  dei  soci  delle  varie  aree  del  Paese

    Il Bilancio, approvato all’unanimità dai  delegati espressione di  una  base  sociale  composta  da  6.944 soci, evidenzia la crescita delle commissioni nette di garanzia (+11% rispetto al 2019), il  miglioramento  del  risultato  della  gestione  corrente (+  €71.000)  ma  un risultato  d’esercizio negativo per € 1.079.689 a causa della  flessione rispetto al 2019 del contributo positivo della  gestione  finanziaria  (complessivamente  pari  a  €  826.000) e  dei maggiori  accantonamenti  operati a presidio dei rischi su crediti (€ 390.000).  

    Il numero delle operazioni garantite ha raggiunto quota 602 (+6% rispetto al 2019), i volumi  garantiti € 54,7 milioni (+11%) e lo stock delle garanzie in essere 132,5 milioni (+16%). Cooperfidi Italia si conferma come il Confidi dell’Economia Sociale: il 47% delle garanzie sono  state infatti emesse verso realtà del Terzo Settore, seguono i settori Produzione/Servizi (40%) e  Primario (13%). In termini territoriali la crescita si è concentrata in Emilia Romagna grazie alla  disponibilità  di  specifici  prodotti,  sostenuti  da risorse pubbliche veicolate, per esplicita  scelta  della  Regione, attraverso  il  sistema  dei  Confidi. Le  altre  aree hanno,  invece, risentito  dello  “spiazzamento”  derivante  dall’accesso  diretto  del  sistema  bancario  alla  garanzia  pubblica  offerta dal Fondo Centrale di Garanzia. 

    “Una  crescita  rilevante  – commenta  il  Presidente  di  Cooperfidi  Italia  Mauro  Frangi – soprattutto perché realizzata in controtendenza rispetto al sistema della garanzia mutualistica  nel  suo  complesso,  che  ormai  da  alcuni  anni  vede  ridursi  i  suoi  volumi, ma  ancor  più  perché  conseguita  nell’anno  dell’espansione  senza  precedenti  della  garanzia pubblica  dei  crediti  bancari,  con  l’attività  del  Fondo  Centrale  di  Garanzia  che,  in  soli  otto  mesi,  ha  rilasciato  garanzie per € 105,9 miliardi a fronte di un importo complessivo, nel periodo 2000-2019, di 97  miliardi, garanzie fruite direttamente per il 97% dal sistema bancario”.

    Nonostante la perdita conseguita, Cooperfidi Italia si consolida e si conferma come un confidi  solido, patrimonializzato e con un ottimo grado di copertura del credito deteriorato. Il Total  Capital  Ratio (Totale  fondi propri/Attività di  rischio ponderate) si attesta al 22,29% a  fronte di una copertura del credito deteriorato che sale al 75,6%, e soprattutto un rapporto  tra  crediti  deteriorati  netti  e  patrimonio (Texas  ratio) che si  riduce ulteriormente sino  al  26,5%. Perfromance  che  collocano  Cooperfidi  Italia  ben  al  di  sopra  della  media  dei  Confidi  Vigilati dalla Banca d’Italia. 

    “Quello del 2020 è il bilancio di un anno straordinariamente difficile – conclude il Presidente di  Cooperfidi Italia Mauro Frangi – L’anno della pandemia e della più grande recessione mai vista  in  tempo di pace. L’anno della garanzia pubblica gratuita ed illimitata. Cooperfidi Italia lo ha  affrontato  cercando  di  accrescere  ulteriormente  la  sua  vicinanza  alle  imprese  socie  e  ai  loro  bisogni,  attraverso  l’utilizzo  delle  tecnologie  digitali,  il  lavoro  agile  e  a  distanza  dei  propri  operatori, l’efficientamento  dei  processi  di  gestione. La crescita  dei volumi,  anche in  un  anno  come  il  2020,  testimonia  la  bontà  della  strada  intrapresa  e  delle  scelte compiute.  Il  bilancio  2020  ci  restituisce  una  società  solida,  ben  patrimonializzata,  con  un  grado  di  copertura  del  credito  deteriorato superiore  alla  media  dei  confidi  vigilati  dalla  Banca  d’Italia. Il  2021  si  è  aperto nel segno dell’incertezza. Cooperfidi Italia lo affronterà forte delle condizioni necessarie  a  supportare le imprese  cooperative e le  realtà  del Terzo Settore nella difficile  stagione  della  ripartenza; continuando ad offrire all’economia mutualistica e sociale del Paese il supporto di  un  intermediario  finanziario  specializzato,  solido  e  competente, capace  di  contribuire  ad  accorciare la distanza tra le imprese e le risorse finanziarie necessarie al loro sviluppo”. 


  • fondosviluppo bando cooperative

    Un fondo per le cooperative che investono nell’innovazione digitale e green

    Fondosviluppo investe1,5 milioni di euro per le cooperative che realizzano progetti all’insegna dell’innovazione digitale e della transizione ecologica.

    Fondosviluppo Confcooperative ha messo a disposizione un plafond da 1,5 milioni di euro per piccole cooperative che portano avanti progetti all’insegna dell‘innovazione digitale e della transizione ecologica.  Un’iniziativa che nelle idee dell’organizzazione di rappresentanza delle cooperative vuole dare un po’ di respiro a tante realtà che, nonostante la crisi innescata dalla pandemia, hanno deciso comunque di guardare al futuro con speranza e visione investendo nelle tecnologie digitali, nella rigenerazione degli spazi e nella riconversione green.

    Come funziona il finanziamento di Fondosviluppo

    Le risorse messe a disposizione da Fondosviluppo copriranno il 100% delle spese per investimenti in innovazione. L’importo finanziabile va da un minimo di 25mila euro ad un massimo di 250mila euro. Si tratta, dunque, di progetti di piccola-media dimensione che serviranno ad aiutare soprattutto quelle realtà con tanta voglia di crescere e desiderose di puntare sui settori (Digitalizzazione e Transizione ecologica) che saranno al centro del PNRR.

    Il contributo economico per le cooperative sarà articolato così:
    – 20% contributo a fondo perduto
    – 80% prestito presso gli istituti bancari partner dell’iniziativa ovvero Bcc e Banca Etica.

    Gli interessi dei primi tre anni del mutuo saranno sostenuti interamente da Fondosviluppo che riconosce un’ulteriore premialità, pari al 10% delle spese sostenute, per servizi di digitalizzazione, di assistenza e garanzie erogati da società del sistema Confcooperative.

    Innovazione e sostenibilità a matrice cooperativa

    Il progetto di Fondo Sviluppo Confcooperative è stato lanciato nel 2020 e ha visto la partecipazione di oltre novanta imprese cooperative. Di queste circa sessanta hanno ricevuto le risorse stanziate dalla call per un totale di 7.6 milioni di euro.

    Tra i progetti approvati e finanziati diversi riguardano quelle cooperative attive nel campo dei servizi educativi per l’infanzia e dell’assistenza ai soggetti svantaggiati che hanno scelto di sviluppare la digitalizzazione delle prestazioni erogate (implementando, ad esempio, la DAD).  Si tratta, dunque, di un primo importante passo verso la ripartenza delle coop più piccole e la costruzione della società che verrà. 

    «Abbiamo voluto lanciare – ha sottolineato Maurizio Gardini, presidente Confcooperative – un messaggio per alimentare una percezione di speranza e di fiducia. Di questo hanno bisogno il Paese e le imprese. Nella visione delle cooperative ci sono lo sviluppo sostenibile e l’innovazione. Se da un lato abbiamo bisogno di infrastrutture tecnologiche, è vero che dobbiamo irrobustire e costruire nuove infrastrutture sociali. Le cooperative, radicate sul territorio, riescono a realizzare questo grazie alla loro capacità di riconnettere il Paese e ricomporre le tante fratture sociali ed economiche aggravate dal Covid e dalla lockdown economy».



  • Prima unione regionale in Italia di Confcooperative per numero di cooperative giovanili (21,9% delle associate).

    Nell’ultimo report di Fondo Sviluppo (Studi&Ricerche 141 – Maggio 2021), dedicato alle cooperative di giovani under 40 iscritte a Confcooperative, emerge un dato che per una volta può renderci orgogliosi di essere calabresi. Infatti, la nostra associazione vanta a livello nazionale il maggior tasso di imprese nate da Under 40 in rapporto al numero di associate. Dai dati emerge come in Calabria nel corso del 2020, funestato dalla Pandemia, sono nate ben 37 cooperative di giovani; un segnale incoraggiante non solo per il comparto della cooperazione regionale, ma tutto il settore delle imprese e StartUp, che evidenzia come il modello cooperativo  che mette al centro persone e territori è attrattivo per tanti giovani. Inoltre, ben 4 delle cinque province calabresi (Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia), assieme a sole altre tre in tutta Italia, hanno un’età media degli amministratori delle cooperative inferiore ai 50 anni.

    Confcooperative Calabria 21% di Cooperative Giovanili

    “Questi numeri dimostrano come il modello cooperativo sia capace di coinvolgere e attivare i giovani dei territori calabresi. – Spiega Rocco Sicoli, Vice Presidente di Confcooperative Calabria con delega a Giovani e innovazione – La cooperativa con al centro la persona, il principio della “porta aperta” e la territorialità, dimostra di essere uno strumento imprenditoriale valido e moderno. Sicuramente, continueremo a lavorare nella promozione del modello tra i giovani, sia attraverso la nostra collaborazione con Progetto Policoro Calabria sia intercettando giovani nei territori. Grande merito di questo risultato va a chi lavora quotidianamente in Confcooperative Calabria e nei territori per promuovere il modello cooperativo.”

    Attenzione al territorio, dialogo con università e associazioni, sono la nostra arma vincente per avvicinare i giovani calabresi alla vera cooperazione. – sottolinea ancora Sicoli -. Quelli che emergono sono numeri lusinghieri per la nostra regione, ed in particolare per la nostra associazione, poiché per una volta il nome Calabria e la parola giovani sono legate da un evento positivo e non da fenomeni di emigrazione. Questo per noi è però un incoraggiamento e non di sicuro un traguardo. Il modello cooperativo in Calabria è ancora poco conosciuto tra giovani e giovanissimi, nel corso di questo e dei prossimi anni sicuramente aumenteremo le attività di animazione sul territorio. Mi auguro che dopo la fine della Pandemia, la nostra Regione riparta dal modello cooperativo per dare opportunità ai giovani e generare valore aggiunto che resti ad arricchire il nostro territorio. Questa sarebbe la scelta politica più responsabile e auspicabile per una vera ripartenza.

     


  • Italia Economia Sociale: tutte le novità

    Italia Economia Sociale, il programma di finanziamento per le cooperative e le imprese sociali, sarà modificato in maniera sostanziale. Ecco le novità.

    Quali sono gli programmi finanziari migliori per avviare la ripartenza delle cooperative e delle imprese sociali? 

    Si è parlato di questo nel corso del webinar “Strumenti per il rafforzamento dell’imprenditoria sociale” promosso da Confcooperative Federsolidarietà

    Sono diversi i bandi e gli avvisi messi a disposizione dallo Stato per sviluppare l’ecosistema cooperativo e in generale il mondo del Terzo Settore. Uno dei più interessanti e meno utilizzati fin qui è il programma Italia Economia Sociale, lanciato ormai diversi anni fa e in questi mesi oggetto di una profonda rivisitazione che dovrebbe renderlo più snello e appettibile per il mondo della cooperazione.

    In questo periodo di operatività, come sottolinea Vincenzo Durante di Invitalia, grazie ad Italia Economia Sociale sono stati finanziati solo 21 progetti. Un risultato non all’altezza delle aspettative a causa di diverse criticità operative che il Mise e Invitalia contano di risolvere nei prossimi mesi.

    Italia Economia Sociale: che cos’è

    Italia Economia sociale è un programma di agevolazioni del Ministero dello Sviluppo economico finalizzato alla nascita e alla crescita di imprese che operano per il perseguimento di finalità di utilità sociale e di interesse generale.

    La dotazione finanziaria complessiva del progetto è di 223 milioni di euro con una quota del 50% del budget riservata alle imprese sociali. 

    A chi è rivolto 

    La precedente versione dello strumento era rivolta specificatamente alle cooperative sociali Legge 8 novembre 1991, n. 381, alle cooperative qualificate come ONLUS e alle imprese sociali costituite in forma societaria. La revisione del programma prevede che sarà allargato il perimetro d’intervento a tutte le imprese sociali e alle imprese creativo-culturali costituite in forma societaria. 

    Sarà data la possibilità a più imprese (fino ad un massimo di sei, anche appartenenti a territori diversi) di presentare insieme un’unica domanda per realizzare un progetto di sviluppo territoriale, anche in una logica di distretto diffuso. 

    Cosa finanzia Italia Economia Sociale

    La rivisitazione di Italia Economia Sociale riguarda anche le forme e i numeri dei finanziamenti. Nella precedente versione del programma erano finanziabili progetti da un minimo di 200mila euro fino ad un massimo di 10 milioni di euro. La nuova versione abbasserà a 100mila euro il plafond minimo per poter presentare il progetto dando così alla possibilità a molte cooperative ed imprese sociali di piccola dimensione di poter accadere con più facilità alla misura.

    Il finanziamento previsto da Italia Economia Sociale potrà coprire fino all’80% delle spese. Non è un caso che si parli esplicitamente di spese e non di investimenti: il programma, infatti, finanzia anche i costi di formazione, quelli per acquisire certificazioni ambientali o per entrare in rapporto con istituti di ricerca, innovation hub, centri di trasferimento tecnologico. Sarà infine contemplato anche il costo del lavoro e di formazione per l’inserimento lavorativo di persone fragili. 

    Una grande opportunità per il mondo del terzo settore

    La rivisitazione di Italia Economia Sociale sarà dunque un’occasione importante per sviluppare in senso imprenditoriale tante realtà operative nel mondo del terzo settore.
    Parliamo anche delle cooperative che vogliono rigenerare aree ed edifici ad alto rischio di degrado. Il programma di spesa di Italia Economia Sociale, infatti, non prevede tetti massimi rispetto alla parte edile in modo da consentire un’ampia rigenerazione degli spazi urbani e rurali. 

    Italia Economia Sociale – ha sottolineato Vincenzo Durante di Invitalia nel corso del webinar promosso da Confcooperative – è un’opportunità da cogliere per le cooperative perché dà la possibilità di effettuare un investimento con un volume di immobilizzazioni più alto grazie a fondi pubblici. Ha una valenza strategica forte per il terzo settore, un mondo in grado di produrre impatto sociale e di promuovere il processo di transizione ecologica”.


  • workers buyout calabria

    Confcooperative, Legacoop e AGCI hanno firmato un accordo con i sindacati Cgil, Cisl e Uil per promuovere lo strumento dei workers buyout in Calabria. Il protocollo, siglato nel mese di gennaio, rappresenterà un’importante ancora di salvataggio per diverse realtà aziendali e tantissimi lavoratori che hanno patito la crisi innescata dalla pandemia.

    Il workers buyout per tutelare il lavoro e le persone

    La tutela del lavoro e delle persone è il perno dell’accordo sui WBO che è stato presentato oggi nel corso del webinar “Le imprese rinascono con il cuore dei lavoratori”

    “L’obiettivo è rendere al più presto operativo questo strumento – sottolinea Maurizio De Luca, responsabile regionale di Produzioni & Servizi Legacoop Calabria per conservare i posti di lavoro e dare continuità alla produttività e al patrimonio delle imprese. Saranno centinaia le aziende costrette a chiudere i battenti per la pandemia e saranno migliaia le persone che perderanno il lavoro in Calabria. Ecco perché i workers buyout possono essenza una soluzione”. 

    Il problema del ricambio generazionale delle proprietà industriali

    In Calabria, come nel resto d’Italia, diverse importanti realtà industriali non riescono ad avere un buon ricambio generazionale. Sono tante, infatti, le imprese protagoniste di un vero e proprio tracollo alla seconda e terza generazione di proprietà industriale. E il futuro non sembra essere migliore. Secondo la Commissione europea nei prossimi cinque anni circa 80mila aziende italiane entreranno in crisi per problemi di ricambio generazionale. 

    Una situazione potenzialmente drammatica dal punto di vista sociale. I workers buyout nascono proprio con l’obiettivo di evitare le tensioni sociali e di creare una realtà imprenditoriale che sia un punto di riferimento stabile per i territori.

    “L’esperienza dei WBO è più che trentennale – dice Maurizio De Santis, esperto senior WBO Legacoop Nazionale – e ha consentito il salvataggio di oltre 350 imprese e di quasi 19mila posti di lavoro. Grazie ai workers buyout è stato possibile anche il rilancio di alcune aziende confiscate alla criminalità organizzata”. 

    L’accordo tra le organizzazioni datoriali delle cooperative calabresi e i sindacati darà ulteriore impulso ad uno strumento sul quale stanno investendo non solo Legacoop, Confcooperative e Agci, ma anche il governo centrale e le regioni. Lo Stato, infatti, ha finalmente compreso il carattere virtuoso ed efficiente di queste operazioni di politica industriale e in regioni come il Veneto e la Toscana sono in forte crescita gli investimenti regionali sulla riconversione delle aziende in crisi tramiti i workers buyout. 

    Più informazione e formazione per i lavoratori

    La Calabria, invece, è ancora indietro. Come ha sottolineato Rocco Sicoli, vice-presidente di Confcooperative Calabria, i lavoratori calabresi non conoscono le opportunità offerte dai WBO o addirittura hanno informazioni inesatte sui rischi effettivi e sul capitale da investire per la formazione di workers buyout.

    Sarà allora fondamentale investire su una corretta informazione dando la possibilità, ad esempio, alle organizzazioni datoriali e ai sindacati di avere funzioni di tutoraggio sugli aspetti legali durante le crisi aziendali. Ma non basterà solo questo. Sarà necessario, infatti, scommettere sulla formazione dei lavoratori, creando così quelle competenze uniche e richieste dal mercato fondamentali per mantenere in vita un’azienda anche quando la proprietà industriale decide di fare un passo indietro. 


  • edison-pulse-2017

    Comunicare significare creare relazioni e spiegare ai nostri interlocutori chi siamo, cosa facciamo e quali sono i nostri valori. Può sembrare un’operazione semplice, ma in realtà richiede impegno e soprattutto professionalità. 
    Molte cooperative sottovalutano l’importanza di una buona comunicazione. In realtà comunicare e farlo bene è essenziale per cambiare la percezione della nostra cooperativa e in generale del mondo cooperativo. Vi siete mai chiesti, ad esempio, perché la maggior parte delle startup italiane non sceglie la forma cooperativa? Alla base di questa decisione c’è una scarsa conoscenza delle potenzialità delle coop e un deficit comunicativo. 

    Abbiamo deciso allora di darvi tre consigli per migliorare la comunicazione della tua cooperativa. 

    edison-pulse-2017

    Apri un profilo Google My Business

    Per essere conosciuto devi farti trovare sul web. E oggi, ovviamente, non esiste strumento migliore di Google per essere presenti online. Quando abbiamo bisogno di un servizio o cerchiamo un’attività specifica, infatti, una delle prime operazioni che effettuiamo è fare un ricerca su Google. 
    Diventa, dunque, fondamentale per la tua cooperativa essere posizionata con le giuste keyword. Uno dei modi più efficienti per avere un buon posizionamento in rete è creare un profilo Google MY Business

    Non spaventatevi. Si tratta di un tool  completamente gratuito messo a disposizione da Google per promuovere le attività locali (e non solo) sui motori di ricerca. My Business ti consente di avere una scheda aziendale con tutte le informazioni più importanti sulla tua cooperativa come il nome dell’attività, il settore di riferimento, il numero di telefono, l’indirizzo e le foto dei prodotti/servizi offerti. Puoi addirittura ricevere delle recensioni dai tuoi clienti.  

    Grazie al My Business l’utente che cerca la tua azienda o un’attività attiva nella tua città e nel tuo settore di riferimento avrà tutte le informazioni di cui ha bisogno direttamente su Google, senza dover transitare su un altro sito. Con il profilo My Business, ad esempio, si possono conoscere i tuoi orari di apertura e chiamare il tuo numero di telefono direttamente con un click. Si tratta, in via definitiva, di uno strumento comodo, semplice da usare e perfetto per posizionare la tua cooperativa sui motori di ricerca. 

    Ok i social, ma serve una strategia

    Oggi siamo letteralmente bombardati di informazioni. E i social sono, da questo punto di vista, uno dei veicoli più potenti di notizie, opinioni e dati. Anche le aziende, ovviamente, sono presenti su queste piattaforme con il chiaro intento di farsi conoscere e vendere i propri prodotti/servizi. 
    Se stai leggendo questo articolo è probabile che anche tua abbia una pagina Facebook aziendale o un profilo su Linkedin. Non basta, però, stare sui social e magari postare dei contenuti in maniera saltuaria. Per avere dei risultati tangibili è necessario investire tempo e risorse in una strategia

    Prima di iniziare a pubblicare sui social, allora, devi porti una semplice domanda: quali valori voglio comunicare? I principi che persegui ogni giorno e la tua visione del mondo devono essere i pilastri su cui si poggia la tua presenza online. Fatta chiarezza sui valori di riferimento, ti devi chiedere cosa vuoi ottenere tramite la tua attività su Facebook o Instagram. Vuoi semplicemente far conoscere la tua cooperativa? Oppure vuoi spingere gli utenti ad acquistare i tuoi prodotti e diventare un punto di riferimento per il tuo territorio in un determinato settore? In base agli obiettivi fissati cambieranno anche le strategie per ottenerli e gli strumenti da utilizzare. 

    Usa il blog aziendale per raccontare la tua attività

    Abbiamo parlato della presenza su Google e sui social, ma oggi è altrettanto importante raccontare la tua storia in maniera più approfondita. E per farlo probabilmente non esiste mezzo migliore del blog aziendale. Probabilmente anche tu avrai il sito della tua azienda con la descrizione dell’attività, un catalogo dei prodotti o dei servizi offerti e una parte dedicata al tuo team e ai contatti. 
    Ti consigliamo, però, di aggiungere anche una sezione blog nella quale potrai parlare della la storia della tua azienda e della tua attività quotidiana e riportare notizie/analisi sul tuo settore. 

    Una cooperativa ha tanto da raccontare. Ci sono storie di solidarietà ed inclusione sociale, progetti di riqualificazione di aree abbandonate e di ripristino della legalità, persone che lavorano ogni giorno per valorizzare i propri territori, sia dal punto di vista economico che sociale. 
    Sono storie, dunque, che devono essere raccontate. Il blog è un tassello irrinunciabile dello storytelling aziendale. L’apertura di questo canale rafforzerà la tua identità e ti darà inoltre la possibilità di posizionarti sui motori di ricerca con le chiavi più vicine al tuo business. 

     


  • sharing-economy-italia

    Gli enti del Terzo Settore avranno tempo fino al 28 febbraio per adeguarsi al nuovo obbligo di trasparenza che impone loro di pubblicare online tutti i contributi pubblici ricevuti nel 2018, qualora la cifra complessiva superi i 10.000 euro.

    Gli enti interessati

    L’adempimento riguarderà migliaia di organizzazioni non profit tra cui anche le cooperative sociali. I soggetti interessati dalla norma sono infatti associazioni, fondazioni, enti con la qualifica di onlus e le imprese. Queste ultime dovranno pubblicare le informazioni sulle entrate pubbliche nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente, pena la restituzione delle somme ricevute.
    Secondo la circolare recentemente emessa dal Ministero del Lavoro tutte le cooperative sociali, in quanto considerate come società dal punto di vista civilistico, hanno gli stessi obblighi delle imprese quindi in caso di violazioni sulla trasparenza dovranno restituire quanto ricevuto.

    Le entrate pubbliche

    Quando la legge parla di contributo pubblico intende qualsiasi tipo di erogazione effettuata dalla Pubblica Amministrazione, sia essa una risorsa finanziaria o la concessione per l’utilizzo di beni mobili o strumentali per la realizzazione di attività statutarie.
    Nello specifico rientrano nella categoria di cui sopra sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere, comprese le entrate derivanti dal 5 per mille.
    La somma di queste entrate deve essere superiore a 10.000 euro.

    Le informazioni da pubblicare

    Ciascun ente non profit dovrà indicare:

    • Denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;
    • Denominazione del soggetto erogante;
    • Somma incassata;
    • Data dell’erogazione;
    • Causale.

    I dati dovranno essere pubblicati sul sito web dell’ente; in assenza di un sito l’organizzazione potrà pubblicare il tutto sulla propria pagina Facebook o sul portale della rete associativa alla quale aderisce.
    Ricordiamo, infine, che il periodo di riferimento delle entrate pubbliche parte dal 1° gennaio 2018 e copre l’intero anno solare.


  • festival nazione economia civile a firenze

    Un nuovo appuntamento per il mondo del non profit. Dal 29 al 31 marzo, a Firenze, si terrà la prima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, un evento nato da un’idea di Federcasse, progettato e organizzato con NeXt e Sec (la Scuola di Economia Civile).

    Perché un Festival dell’Economia Civile

    Il Festival nasce dall’esigenza di promuovere e costruire un nuovo modello di sviluppo imperniato sui principi dell’inclusione sociale, della sostenibilità, della solidarietà e del dono, un progetto di società che metta al centro l’uomo e il bene comune. Oggi più che mai è necessario infatti recuperare la dimensione comunitaria della nostra economia, dando spazio a quelle imprese che operano non solo per il profitto ma anche per dare valore, lavoro e servizi ai propri territori.

    Ospiti e relatori

    Il Festival Nazionale dell’Economia Civile mette insieme tutte le realtà della cosiddetta economia civile, con particolare attenzione a forme d’impresa come le cooperative, le imprese sociali e tutte quelle aziende che operano secondo il principio della responsabilità sociale d’impresa. Nel corso della tre giorni ci saranno oltre 80 relatori, tra cui spiccano sicuramente il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Non mancano poi gli esperti accademici sui temi della sostenibilità, della responsabilità sociale e del Terzo settpre come il professore Jeffrey Sach (docente di Politica e Gestione della Salute alla “Columbia University”) e i professori Stefano Zamagni e Leonardo Becchetti, questi ultimi due veri e propri punti di riferimento per il non profit italiano.

    I bandi

    I protagonisti principali del Festival saranno però gli imprenditori e soprattutto i giovani. Nel corso dell’evento, infatti, verranno raccontate diverse storie di successo dell’ecosistema dell’economia civile, molte delle quali selezionate con degli appositi bandi. È senza dubbio molto interessante ed innovativo, ad esempio, il Premio Imprenditoria per l’Economia Civile 2019 rivolto alle imprese di ogni forma giuridica che operano secondo i principi dell’economia civile: le 10 aziende selezionate saranno le Ambasciatrici dell’Economia Civile per l’anno 2019 e potranno utilizzare questo riconoscimento in tutte le loro comunicazioni nonché partecipare come testimonial agli eventi che si terranno fino alla prossima edizione del Festival.

    C’è poi il Premio Prepararsi al Futuro… le Startup verso Firenze, dedicato a tutti gli aspiranti startupper o alle startup costituite da meno di 36 mesi che hanno fatto dello sviluppo sostenibile la loro chiave di business. Le dieci migliori startup avranno l’opportunità di presentare la propria idea d’impresa durante il Festival e le prime tre riceveranno anche un contributo in denaro per sviluppare il proprio progetto.

    Si tratta quindi di un’ottima opportunità per arricchirsi e contribuire in prima persona alla realizzazione di un modello di sviluppo realmente sostenibile e attento al bene comune.


  • camillo nola cda granarolo

    Camillo Nola, Presidente di Confcooperative Calabria, si è dimesso dalla carica di Vice Presidente e da membro del consiglio di amministrazione di Granarolo SpA. Dopo circa 5 anni dall’insediamento in consiglio, prima dell’ultimo CdA di fine anno, il Presidente Nola ha comunicato la volontà di lasciare il proprio ruolo con decorrenza immediata ed in forma irrevocabile.



  • Fondazione con il Sud lancia la quarta edizione del bando “Il bene torna comune”, l’avviso sulla valorizzazione dei beni immobili di elevato pregio storico, artistico e culturale presenti in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. 

    L’intento del bando, la cui dotazione finanziaria è di 4 milioni di euro, è recuperare e valorizzare immobili inutilizzati rispondendo al contempo ai bisogni della comunità e aumentando il livello di inclusione sociale. Per raggiungere questi obiettivi la Fondazione con il Sud propone una formula che ha funzionato negli ultimi anni: viene chiesto ai proprietari dei beni di concedere gratuitamente l’utilizzo dell’immobile per almeno dieci anni agli enti del terzo settore, i quali sono chiamati a realizzare interventi di valorizzazione del bene trasformandolo in uno strumento di aggregazione e coesione sociale.

    La prima fase del bando prevede l’invio delle manifestazioni di interesse da parte dei proprietari degli immobili che dovranno proporre un bene di indiscusso valore storico, artistico e culturale. Potranno essere candidati immobili o porzioni di immobili che non siano già utilizzati o affidati e che siano idonei ad ospitare attività socio-culturali. Potranno essere prese in considerazione le aree archeologiche solo se adattabili allo svolgimento di questo tipo di attività e le chiese, solo se non più adibite al culto. Sono, invece, esclusi ruderi, giardini, parchi, cave, piazze, cimiteri, sorgenti, terreni o altri beni ritenuti non idonei alle attività previste.
    Le manifestazione di interesse devono essere inviate entro e non oltre il 30 marzo 2018. La Fondazione con il Sud procederà in seguito alla valutazione e alla selezione degli immobili.

    La seconda fase del bando riguarda la selezione delle proposte del non profit. Per partecipare al bando si può dare vita ad una partnership tra almeno 3 soggetti che siano parte attiva nella co-progettazione, nell’implementazione dell’intervento e nei rapporti con la Fondazione.
    Sono ammessi al bando associazioni, cooperative o consorzi sociali, enti ecclesiastici, fondazioni e imprese sociali. All’interno della partnership è consentita la partecipazione di soggetti profit e di enti appartenenti al mondo della ricerca, delle istituzioni e dell’università, purché il loro contributo sia finalizzato al semplice apporto di competenze utili alla realizzazione del progetto e non al raggiungimento del profitto. Le proposte devono essere presentate entro il 27 luglio 2018. Qui trovate tutte le informazioni sull’iniziativa, compresi i link al bando e agli allegati da scaricare.

     


  • meeting coopstartup

    Il meeting nazionale di Coopstartup sbarca a Bologna. L’evento che riunisce tutte le cooperative vincitrici dei bandi di Coopstartup si terrà nel capoluogo emiliano dal 22 al 24 Novembre, presso FICO Eataly World, il più grande parco agroalimentare del mondo. 

    Sono più di 30 le coop avviate all’interno del progetto sulle startup cooperative lanciato da Legacoop e Coopfond. Negli ultimi quattro anni l’organizzazione di rappresentanza ha provato a promuovere l’innovazione cooperativa, veicolando un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità, l’innovazione sociale e l’alto livello tecnologico. Il titolo dell’iniziativa è “Visioni”, una parola che dà forma all’obiettivo futuro di Legacoop che è quello di dare spazio ai giovani cooperatori e fornire loro gli strumenti per eccellere dentro un mercato sempre più competitivo ed internazionale.

    meeting coopstartupDurante il meeting nazionale di Coopstartup ci saranno diversi tavoli di confronto su tematiche come il digitale ed industria 4.0, il marketing e la comunicazione a matrice cooperativa, la finanza sociale e la sostenibilità ambientale e sociale. I protagonisti della tre giorni saranno proprio i vincitori dei bandi di Coopstartup: ciascuno di loro, infatti, potrà raccontare la propria storia ed esporre la propria idea d’impresa di fronte ad una platea composta prevalentemente da cooperatori ed imprenditori sociali.

    Questo consentirà loro di attivare processi virtuosi di scambio di idee e conoscenze, elemento essenziale per avere un ecosistema innovativo degno di questo nome.
    Sul sito dell’iniziativa potete trovare tutte le informazioni sul programma e sulle modalità di iscrizione. La partecipazione al Meeting dà accesso a servizi e tariffe agevolate per i viaggi in treno, i soggiorni in hotel e i trasferimenti da e verso la sede dell’evento.