• Parte la quinta edizione del Master in Nuovi orizzonti di cooperazione e diritto internazionale, organizzato da Focsiv – Volontari nel Mondo e Pontificia Università Lateranense. 

    Il corso intende formare figure professionali nel campo della cooperazione allo sviluppo e della co-progettazione tra profit, non profit e istituzioni al fine di valorizzare il principio della sostenibilità sociale ed ambientale. Può iscriversi al master chi è in possesso di titolo di laurea triennale, magistrale o vecchio ordinamento ed è interessato a lavorare nelle organizzazioni internazionali, nelle ONG o in aziende e cooperative che promuovono azioni di internazionalizzazione nel pieno rispetto dei diritti umani, della sostenibilità ambientale, del lavoro e della cultura dei paesi coinvolti.

    Il master si articolerà in diverse fasi: 300 ore di didattica frontale, 150 ore di project work, 400 ore di studio individuale, 500 ore di stage, 150 ore di elaborazione e discussione tesi conclusiva. L’offerta formativa prevede quattro moduli:

    1. cooperazione internazionale;
    2. diritto internazionale e diritti umani;
    3. economia della cooperazione internazionale;
    4. responsabilità sociale nell’internazionalizzazione dell’impresa.

    Le lezioni si concentreranno sulle tematiche emergenti della cooperazione allo sviluppo ponendo particolare attenzione alla questione della co-progettazione tra profit, non profit e istituzioni, aspetto di grande interesse anche alla luce della riforma del Terzo Settore che porterà le organizzazioni non profit ad essere sempre più coinvolte nell’elaborazione di politiche per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio. Con il nuovo quadro normativo, infatti, gli enti del terzo settore non saranno solo erogatori di servizi, ma veri e propri attori delle politiche pubbliche.

    Il master si svolgerà presso l’Università Lateranense in piazza S. Giovanni in Laterano, 4 a Roma, dal 23 gennaio al 21 giugno 2018 nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì, dalle 15:00 alle 19:00. Terminate le ore di didattica frontale gli studenti effettueranno un lavoro di gruppo sulla programmazione di politiche e la progettazione di interventi dall’alto valore sociale, prima di concludere il corso con uno stage della durata di 500 ore da effettuare in Italia o all’estero in organizzazioni internazionali, ONG, istituzioni o associazioni.
    Il costo del Master è di 2.500 euro. C’è, però, la possibilità di ottenere due borse di studio a copertura totale indette da Focsiv con il contributo di Ubi Banca e una a copertura parziale con il contributo di Human Foundation.
    Le domande di partecipazione devono essere presentate entro e non oltre il 30 novembre 2017. Qui trovate tutti i link per scaricare il bando ed il modulo d’iscrizione ed avere le informazioni necessarie per accedere alle borse di studio.



  • Mercoledì 25 ottobre si è svolta l’assemblea nazionale di Oop – Giovani Imprenditori di Confcooperative che ha deliberato il rinnovo del coordinamento ed effettuato il resoconto delle attività realizzate nel 2017. 

    Sono quattro i nuovi membri del coordinamento di Oop: Valentina Pascucci, Nicoletta Daminato, Caterina Cortese e Giusy Guarino. A loro il compito di proseguire la strada intrapresa in questi mesi dai giovani cooperatori lavorando sul fronte della formazione e della comunicazione dei valori e dell’identità cooperativa verso il mondo esterno.
    Proprio questi temi sono stati al centro del dibattito assembleare. Per far crescere l’impresa cooperativa è necessario, infatti, rafforzare e ripulire l’immagine del mondo della cooperazione e saperla comunicare al meglio. Oggi le cooperative possono essere uno strumento importante per uscire dalla crisi, generare valore economico e sociale ed aumentare i livelli di giustizia all’interno della società.

    Ne è convinto anche il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, che nel corso dell’assemblea ha voluto lanciare un messaggio a quei giovani che scelgono la forma d’impresa cooperativa: “La risposta al bisogno. La cooperativa è sostanzialmente questo, che sia il bisogno di un giovane che deve trovare lavoro o di un ragazzo disabile che necessita di un servizio. Dobbiamo riportare al centro questo concetto per creare un paese più giusto e più equo. 
    Nelle cooperative – ha aggiunto Gardini – l’Italia può trovare uno straordinario strumento di giustizia sociale e di ripresa dopo la crisi. Noi non vogliamo essere dei soggetti passivi, ma veri e propri creatori di un’economia più inclusiva e partecipativa“.

    Per diventare un punto di riferimento dell’economia nazionale il mondo della cooperazione ha bisogno, però, di portare avanti il processo di riforma interna. L’intento delle associazioni di rappresentanza è, a tal proposito, continuare lungo la strada dell’Alleanza delle Cooperative, un percorso intrapreso con convinzione anche dai giovani cooperatori di Agci, Confcooperative e Legacoop che nel prossimo mese di dicembre daranno vita alla seconda edizione della Winter School dell’Alleanza delle Cooperative Giovani, un appuntamento imprescindibile per chi vuole migliorare le proprie competenze sul mondo dell’impresa sociale e partecipare alla costituzione della nuova organizzazione.



  • È uscito Coopstartup FVG, il bando lanciato da Coopfond e Legacoop Friuli Venezia Giulia e rivolto ai giovani che vogliono avviare una cooperativa. 

    L’avviso rientra all’interno di Coopstartup, il progetto di Legacoop e Coopfond che da anni cercano di sviluppare un universo innovativo a matrice cooperativa.
    Coopstartup FVG offre ai vincitori una serie di strumenti fondamentali per sviluppare al meglio la propria impresa cooperativa. I partecipanti, infatti, potranno seguire dei corsi, sia online che offline, per comprendere come redarre un business plan e saranno protagonisti di programmi di veri e propri programmi di accelerazione per startup.

    A chi è rivolto? 

    Possono partecipare al bando:

    • gruppi composti da almeno 3 persone, in maggioranza di età inferiore ai 40 anni, che intendano
      costituire un’impresa cooperativa con sede legale e operativa in Friuli Venezia Giulia;
    • cooperative costituite a partire dal 1 gennaio 2017, composte in maggioranza da soci di età inferiore
      ai 40 anni, con sede legale e operativa in Friuli Venezia Giulia.

    Quali sono i settori? 

    Le idee imprenditoriali possono riguardare diversi ambiti. Coopstartup FVG suggerisce i seguenti settori:

    • Salute, cambiamenti demografici e benessere;
    • Sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima e bioeconomia;
    • Energia sicura, pulita ed efficiente;
    • Trasporti intelligenti, ecologici e integrati;
    • Azione per il clima, efficienza delle risorse e materie prime;
    • Società inclusive, innovative e sicure;
    • Salvaguardia e fruibilità del patrimonio storico, artistico, culturale, naturalistico e paesaggistico;
    • Promozione e valorizzazione turistica del territorio.

    I premi

    Coopstartup FVG seguirà diversi step come già accaduto per gli altri bandi di Coopstartup. Ci sarà, infatti, una prima fase di invio delle domande dopo la quale verrà offerta a tutti i partecipanti la possibilità di seguire un programma di formazione finalizzato alla costituzione di startup cooperative attraverso la piattaforma di e-learning “10 Steps and Go”.

    Ci sarà poi la selezione dei 10 gruppi migliori, i quali potranno partecipare ad un percorso di formazione con l’affiancamento personalizzato di un tutor che consentirà loro di trasformare la propria idea in un’impresa a tutti gli effetti attraverso la redazione di un business plan.

    Alla fine del percorso saranno selezionati i tre vincitori che riceveranno ciascuno un contributo a fondo perduto di 15mila euro per coprire le spese di avviamento e di costituzione della nuova impresa. Le tre cooperative selezionate, inoltre, avranno la possibilità di accedere ad una serie di servizi finanziari messi a disposizione da Coopfond e Banca Etica. Per ulteriori informazioni sul bando e sui premi potete consultare il bando.
    Le domande di partecipazione devono essere inviate entro e non oltre le ore 14:00 del 24 novembre 2017.


  • riforma del terzo settore

    Le Giornate di Bertinoro sono come sempre un’occasione per riflettere sullo stato di salute dell’economia civile. Quest’anno la riflessione è quasi un atto dovuto alla luce dell’approvazione della riforma del Terzo settore che va a rivoluzionare tutto l’ecosistema del non profit.

    I cambiamenti saranno profondi, non solo dal punto di vista normativo ma anche a livello culturale. L’intento della nuova normativa è, infatti, cambiare i connotati stessi del non profit, uscendo dal paradigma dell’impresa sociale come fornitrice di servizi per la PA, coinvolgendo al contrario gli enti del Terzo settore nella co-programmazione e nella co-progettazione delle politiche sociali. Nel nuovo apparato normativo, inoltre, vengono ampliate le aree di intervento del non profit, dando la possibilità ad un numero sempre maggiore di enti del terzo settore di generare degli utili.

    Ma come arriva il non profit a questa fase potenzialmente rivoluzionaria? La risposta ci viene fornita da due indagini presentate nel corso di questa edizione de Le Giornate di Bertinoro, svoltesi il 13 ed il 14 ottobre, una realizzata dall’Istat e l’altra da Swg.
    In attesa di conoscere i risultati del censimento sul non profit effettuato dalla stessa Istat che dovrebbero essere pubblicati entro la fine del 2017, l’istituto di statistica svela alcune tendenze relative al periodo 2011-2015.

    riforma del terzo settoreIn questa fase storica vengono rilevati tassi di mortalità e di natalità più alti rispetto al mondo delle imprese. Le realtà che hanno chiuso la propria attività (oltre 62mila) hanno delle caratteristiche ben definite: sono in genere imprese di piccola dimensione e poco strutturate che utilizzano forme di lavoro flessibili. Dall’altra parte, invece, ci sono molti enti non profit che sono addirittura riusciti ad aumentare i posti di lavoro (+4% nel periodo preso in considerazione dall’Istat) grazie ad un miglior radicamento sul territorio, a maggiori risorse umane ed economiche e ad un’offerta di servizi più ampia. È evidente, dunque, come le imprese sociali siano chiamate oggi a fare un salto di qualità dal punto di vista organizzativo, incentivando forme di aggregazione e di collaborazione che permettano loro di variare l’offerta e di aumentare le competenze interne.

    L’indagine di Swg, effettuata su un campione di mille persone, offre ulteriori spunti di riflessione. Il 56% degli intervistati ritiene innanzitutto che il Terzo settore svolga una funzione utile in Italia. L’aspetto, però, più interessante della ricerca riguarda le differenti opinioni sul ruolo del non profit tra nuove e vecchie generazioni. Mentre per queste ultime, infatti, il terzo settore non possiede le competenze adeguate per sostituire o integrare le tradizionali forme di economia, i giovani invece credono che sia possibile dare alle imprese sociali uno spazio importante nell’economia italiana, soprattutto nei settori del turismo sociale, della valorizzazione del patrimonio culturale, della formazione e dell’educazione. Nonostante, dunque, la maggior parte degli intervistati ritenga gli enti del Terzo settore ancora molto legati al comparto dell’assistenza sociale e sanitaria, c’è spazio per un allargamento degli orizzonti così come previsto, del resto, della recente riforma.
    Proprio, però, la conoscenza della riforma del Terzo settore è uno dei tasti dolenti della ricerca. Solo il 5% degli italiani, infatti, conosce le novità del nuovo testo e comprende a pieno quale impatto potrà avere per le imprese sociali.
    Occorrerà, dunque, effettuare un’operazione di comunicazione intensiva ed efficace su queste tematiche, sfruttando gli stimoli forniti sia dagli ultimi esecutivi che dalle stesse giovani generazioni che appaiono se non altro incuriosite dalla nuove forme di economia sociale e dal rinnovato ruolo che potrà avere il non profit.

     


  • sharing-economy-italia

    Inizierà domani Flashcoop, il percorso di formazione organizzato da Confcooperative Forlì-Cesena e rivolto ai neo imprenditori che intendono costituire una cooperativa. 

    Il ciclo di incontri si terrà tutti i martedì di ottobre, dalle 16:30 alle 19, negli spazi di co-working di CoopUp Cesena, in via dell’Arrigoni 308. Sono previsti in tutto cinque workshop su temi di diversa natura. Si comincerà domani con l’incontro dal titolo “Impresa cooperativa, ecco perché è diversa”, dove si cercherà di capire perché questa questa forma d’impresa può essere un’ottima soluzione imprenditoriale in un mercato sempre più orientato verso modelli di produzione dal valore sociale e sostenibile.

    Il 10 ottobre spazio, invece, al workshop su come si gestisce una cooperativa, con particolare attenzione alla redazione del business plan e al controllo di sharing-economy-italiagestione. Il 17 ottobre si parlerà di comunicazione. Avrà ovviamente grande spazio il digitale: verrà spiegato, infatti, come può essere raccontata l’attività di una cooperativa attraverso il web marketing ed i social media.
    Il 24 ottobre si torna a parlare di temi legati alla gestione amministrativa con nozioni sull’amministrazione ed il controllo di un’impresa cooperativa.
    Il ciclo di seminari si chiuderà il 31 ottobre con un incontro sul credito cooperativo: i partecipanti potranno conoscere quali sono i principali strumenti finanziari a disposizione di una neo impresa cooperativa e come è possibile accedere ai più vantaggiosi.

    l corsi sono gratuiti e aperti a tutti e si inseriscono all’interno di StartCoop, un progetto per favorire e sostenere, tramite un concorso di idee, la nascita di nuove imprese cooperative. Gli incontri sono rivolti, in particolare, ai concorrenti della seconda edizione attualmente in corso. Qui trovate tutto il programma ed i recapiti per ricevere ulteriori informazioni.


  • gardini confcooperative calabria

    Sì alla digitalizzazione, a patto che vengano tutelati il lavoro e le persone. È questo il pensiero dell’Alleanza delle Cooperative italiane, espresso a Milano nelle parole del suo presidente Maurizio Gardini nel corso del workshop “La cooperazione nella trasformazione digitale del lavoro: tra innovazione e resilienza” , organizzato dall’organizzazione di rappresentanza delle cooperative nell’ambito del G7 Italia “Innovation Week”.

    Il tema dell’innovazione digitale è al centro del dibattito sulle imprese. Proprio quest’anno il governo ha lanciato il piano Industria 4.0, prevedendo una serie di agevolazioni per quelle aziende che decidono di investire nei processi di automazione industriale e nelle nuove tecnologie produttive.
    La priorità, però, secondo Gardini, dovrebbe essere la persona. Il rischio, infatti, segnalato da molti, è che i processi di automazione portino alla perdita di diversi posti di lavoro. Su questo punto il presidente dell’Alleanza delle Cooperative è molto chiaro: “Le cooperative nascono per rispondere ai bisogni delle comunità, creare lavoro buono e di qualità. Non si possono sacrificare le persone sull’altare del profitto nel nome della digitalizzazione”.

    Il digitale è senza dubbio una risorsa fondamentale per consentire alle imprese italiane di essere competitive sul mercato mondiale. Anche il mondo della gardini confcooperative calabriacooperazione si sta facendo trovare pronto alla nuova sfida. Proprio in occasione dell’Innovation Week l’Alleanza ha presentato tre progetti altamente innovativi: un sistema che consente la diagnostica preventiva delle malattie della terza età, un sistema gestionale per migliorare i processi produttivi nella filiera del Grana Padano ed una piattaforma che gestisce ed eroga i servizi di materia di arte e spettacolo.
    Investire, dunque, nelle nuove tecnologie significa anche migliorare i servizi per i cittadini, rispondere a nuovi bisogni ed intervenire per ridurre le disuguaglianze: “Noi siamo per un Paese digitale – ha dichiarato Gardini – che sa redistribuire anche le ricchezze e nel momento in cui produce innovazione produce anche lavoro“.

    Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative ha sottolineato, inoltre, quanto sia importante investire in formazione ed istruzione per aumentare le competenze digitali dei lavoratori, rimarcando come la formazione non sia una spesa ma un investimento per il futuro.
    Gardini, infine, ha invitato il Governo ad aprire la cabina di regia sull’Agenda 4.0 anche alle cooperative e alle PMI, perché sono queste il cuore del tessuto imprenditoriale italiano: “Richiamiamo l’esigenza che il piano italiano sia aperto, nella sua cabina di regia e non solo formalmente, anche all’Alleanza delle cooperative italiane. Dedicare un programma del governo alle imprese di dimensioni medio – grandi che premia gli investimenti di grandi dimensioni accentuerebbe la polarizzazione tra poche grandi imprese e l’ossatura imprenditoriale delle pmi italiane”.


  • qualità della vita 2016

    Il Senato ha approvato in via definitiva la legge sui piccoli Comuni. Il provvedimento, passato da Palazzo Madama all’unanimità, intende salvare i piccoli borghi dallo spopolamento sempre più intenso, incentivando le attività imprenditoriali e favorendo il flusso turistico.

    La legge definisce i piccoli Comuni come quei centri abitati che contano fino a cinquemila abitanti. Fanno parte, però, di questa categoria anche le fusioni tra Comuni che hanno ciascuno fino a cinque mila abitanti. Oggi queste realtà sono una fetta rilevante del territorio italiano: rappresentano, infatti, quasi il 70% dei Comuni e comprendono più di 11 milioni di persone. Realizzare, dunque, un intervento sistemico a loro favore significa dare un contributo alla riduzione delle diseguaglianze territoriali e valorizzare il patrimonio culturale e naturalistico presente in questi luoghi.

    qualità della vita 2016Il provvedimento agisce su due piani. Da una parte, infatti, si cerca di favorire gli investimenti privati attraverso fondi specifici, dall’altra è previsto l’intervento diretto dello Stato per lo sviluppo delle infrastrutture. Uno degli aspetti più importanti della legge è l’istituzione di un Fondo da 100 milioni di euro per gli investimenti nei piccoli comuni. Per il primo anno sono stati già garantiti 10 milioni che consentiranno alle imprese di avviare attività commerciali abbassando il rischio imprenditoriale.

    Proprio la carenza di iniziative economiche è uno degli elementi più problematici per queste realtà che non riescono a sfruttare le proprie risorse culturali e paesaggistiche attraverso la creazione di posti di lavoro. L’ovvia conseguenza è il progressivo spopolamento dei paesi, con gli abitanti del luogo che decidono di spostarsi nei grandi centri abitati o di emigrare in realtà che offrono maggiori opportunità lavorative. È evidente come sia difficile per un imprenditore decidere di investire in un territorio povero di risorse umane, servizi ed infrastrutture.
    Di qui la scelta del Parlamento di intervenire, ad esempio, per dotare queste zone di infrastrutture essenziali come la banda larga destinando loro le risorse del Piano banda larga.

    Ci sarà, infine, maggiore spazio anche per quelle associazioni e quegli enti non profit che si occupano di riqualificazione dei territori e dei centri storici. La legge promuove, infatti, interventi pubblici e privati per fare rivivere i centri storici, dando ai Comuni la possibilità di acquistare immobili, stazioni e case cantoniere abbandonate per riqualificare aree degradate e spopolate. Gli stessi Comuni potranno, infine, stipulare apposite convenzioni con le diocesi della Chiesa cattolica e con le rappresentanze delle altre confessioni religiose che hanno concluso intese con lo Stato, al fine di valorizzare il patrimonio culturale e religioso del luogo.



  • Il pagamento del Canone Rai non riguarda soltanto le famiglie italiane, ma anche i titolari di attività commerciali. Questa fattispecie è definita dal nostro ordinamento come Canone speciale Rai e riguarda nello specifico i titolari di un’impresa, esercizi pubblici, i liberi professionisti o chi ha un’attività aperta al pubblico come bar, hotel o pizzerie. 

    La recente evoluzione tecnologia consente, però, agli utenti di guardare i contenuti Rai anche in streaming da Pc, tablet o smartphone. Molti professionisti ed miur-bandiimprenditori si chiederanno a questo se le visione dei programmi Rai in streaming obblighi comunque al pagamento del cosiddetto Canone speciale.
    La normativa italiana non offre grandi chiarimenti perché la legge di riferimento è addirittura il Regio Decreto 246 del 1938, il quale stabilisce che devono pagare il canone speciale coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto. 

    A fornire però delle delucidazioni in merito ci ha pensato la stessa Rai nel 2012. Un comunicato stampa della televisione pubblica ha chiarito, infatti, che il canone è dovuto solo per il possesso di apparecchi atti alla ricezione televisiva e non per altri mezzi come computer, tablet e smartphone, anche se collegati ad Internet.
    Anche l’Agenzia delle Entrate ha confermato questa interpretazione, specificando che il pagamento è dovuto solo in presenza di un sintonizzatore radiotelevisivo.



  • Lo scorso 29 maggio il Parlamento ha approvato la legge di contrasto al cyberbullismo. Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso in tutto il mondo e che riguarda soprattutto bambini e adolescenti.

    Per cyberbullismo si intende “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo“. 

    Le istituzioni italiane hanno deciso di costruire un quadro normativo specifico assegnando alla scuola un ruolo di primo piano nella lotta alla cyberbullismo-leggediffusione della violenza sul web. Ciascun istituto scolastico, infatti, dovrà formare il proprio personale su questo tema e dovrà nominare un proprio referente interno che avrà il compito di coordinare le attività di prevenzione e contrasto al cyberbullismo.
    Lo Stato dà inoltre la possibilità agli uffici scolastici regionali di pubblicare dei bandi e di promuovere iniziative per sensibilizzare studenti e genitori e combattere attivamente la diffusione del fenomeno.

    La legge, infine, prevede il coinvolgimento attivo delle piattaforme web. Le vittime di cyberbullismo, o i loro genitori, infatti, possono chiedere al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media la rimozione di contenuti sconvenienti apparsi sul web mediante oscuramento. Qualora, però, il gestore non comunichi l’impegno alla rimozione entro le 24 ore e non provveda entro 48 ore, o nel caso in cui non sia possibile individuare il gestore del sito o del social media, la richiesta potrà essere indirizzata al Garante per la privacy il quale dovrà provvedere entro le 48 ore successive.
    La legge rappresenta in via definitiva un primo doveroso passo nella lotta ad un fenomeno che ha causato pregiudizi morali a tanti bambini. 


  • mattia affini alleanza delle cooperative

    Mattia Affini è stato nominato come nuovo coordinatore dell’Alleanza delle Cooperative Giovani. La designazione è arrivata al termine dell’assemblea nazionale di Aci Giovani, svoltasi a Napoli il 25 luglio, con la presenza tra gli altri del presidente di Confcooperative Maurizio Gardini. 

    Affini, 34 anni, presidente di Aldia Cooperativa Sociale e di Confcooperative Pavia, nonché membro del Coordinamento uscente e rappresentante dei Giovani mattia affini alleanza delle cooperativedell’Alleanza nell’Intenational Cooperative Alliance – Youth, lavorerà a stretto contatto con i referenti di Agci, Confcooperative e Legacoop per la creazione di un’unica squadra cooperativa che superi le divisioni dettate dalle sigle diverse, portando allo stesso tempo le istanze italiane anche nelle organizzazioni di rappresentanza europee. «Sono felice di questa elezione – ha detto il neo coordinatore a margine dell’Assemblea – che arriva da un percorso condiviso dai tre gruppi che hanno ragionato su un modello di governance snello, operativo e nuovo che vede un coordinatore terzo rispetto ai ruoli apicali delle rispettive organizzazioni giovanili. Rappresentanza, comunicazione e formazione, territori e valori, i temi sui quali lavoreremo e con i quali andremo a promuovere la buona cooperazione”. 

    Il coordinamento di Aci Giovani sarà composto anche da Umberto Caputi (Agci), Fabio Dubolino (Confcooperative) e Katia De Luca (Legacoop). La scelta dei coordinatori arriva alla fine di una due giorni molto intensa, iniziata con una Summer School di formazione e di creazione della nuova identità cooperativa, tenutasi sempre a Napoli.
    I partecipanti hanno svolto diverse attività di gruppo, confrontandosi sui valori che la nuova Aci Giovani dovrà divulgare e soprattutto mettendo a punto le strategie e gli strumenti per veicolare al meglio l’identità cooperativa.

    L’Alleanza delle Cooperative avrà bisogno dell’energia e dell’entusiasmo dei giovani cooperatori. Ne è convinto anche il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini. Nel suo discorso di chiusura dell’assemblea, Gardini ha ammesso il momento difficoltà di tutto il mondo della cooperazione, generato da diversi scandali giudiziari che hanno fatto crollare la fiducia dell’opinione pubblica verso le cooperative e il non profit.
    Per superare questo momento è necessario fare squadra, rinnovando il patto inter-generazionale che da sempre contraddistingue chi fa cooperazione. Gardini delinea il futuro dell’Alleanza con una metafora calzante: “Oggi mi mandate via con uno zainetto pieno di responsabilità. C’è bisogno di una buona dose di generosità – ha dichiarato il Presidente Maurizio Gardini – e di un forte ricambio generazionale. Io non penso all’immagine della staffetta, sono più affezionato a quella del tandem. Con la staffetta tu parti e consegni il testimone al tuo compagno dopo esserti fermato. Corri sempre da solo. 
    Con il tandem, invece, distribuisci la fatica ed è quello che sta dietro a dare vigore alla pedalata“.

    Da questi giorni, dunque, dovrà ripartire tutto il mondo della cooperazione, cercando di disperdere la carica trasmessa dai giovani cooperatori e di pedalare insieme verso un obiettivo comune: lo sviluppo di un’economia che metta al centro le persone e i principi della solidarietà e dell’inclusione sociale.




  • In occasione della Giornata Internazionale delle Cooperative e dell’Assemblea dell’Alleanza delle Cooperative italiane, svoltasi oggi a Roma, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto inviare un messaggio a tutto il mondo della cooperazione, rimarcando il ruolo dell’universo cooperativo nel processo di lo sviluppo del Paese. 

    Il movimento cooperativo in Italia – ha dichiarato Mattarella – ha una lunga tradizione di attenzione alla persona e allo sviluppo della sua dignità. Negli ultimi anni ha saputo contribuire allo sviluppo del Paese creando occupazione, con un modello di impresa che sa valorizzare l’apporto dei giovani e del lavoro femminile, e un approccio inclusivo, attento alle persone svantaggiate”.
    I temi principali dell’assemblea dell’Alleanza delle Cooperative sono stati quelli dell’inclusione sociale e dello sviluppo sostenibile. La riduzione delle diseguaglianze (in questo momento sono oltre 4 milioni le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta) e l’adozione di modelli economici attenti alle ricadute ambientali e sociali saranno due questioni essenziali nei prossimi anni. Ne è convinto anche il Capo dello Stato: “L’attenzione alle fasce più vulnerabili e la responsabilità per l’ambiente in cui viviamo sono fondamentali per una società giusta e una crescita equilibrata. Il recente inserimento di indicatori di benessere equo e sostenibile nel ciclo del bilancio pubblico – ha aggiunto Mattarella – è, in questo senso, un progresso nel riconoscimento di questi valori anche nelle scelte delle politiche pubbliche“.

    Il mondo della cooperazione è sempre stato attento alle tematiche della disuguaglianza e della povertà, fornendo, ad esempio, un’opportunità di lavoro alle categorie svantaggiate e sostituendo spesso lo Stato e il privato nell’erogazione di servizi sanitari ai più poveri.
    Ai saluti del presidente della Repubblica si sono aggiunti anche quelli del Presidente del Senato, Pietro Grasso, il quale ha posto l’accento sugli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, impegni sottoscritti nel 2015 dall’Italia e raggiungibili solo grazie all’impegno attivo del mondo della cooperazione: “Di fronte alle sfide della globalizzazione – ha dichiarato Grasso – le cooperative, mettendo al centro dei loro interessi la persona con i suoi bisogni e il territorio, e impegnandosi verso modelli di produzione e consumo orientati al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, con le loro poliedriche attività rappresentano un importante punto di forza della nostra economia, in quanto contribuiscono a rafforzare l’immagine dell’Italia anche all’estero“.