Autore: Comunicoop.it


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  • Quasi 2.000 operazioni di garanzia per StartUp innovative in Italia. A guidare la classifica ci sono Lombardia ed Emilia Romagna, ma per impatto nell’accesso al fondo media Italiana spiccano il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige con un 163% rispetto alla media.

    Buoni risultati quelli del fondo di Garanzia per le PMI innovative, con quasi 2.000 interventi effettuati in tutto il Paese per un valore di garanzia erogate pari a 490 milioni di euro, con una media di garanzia richiesta per quasi 250.000 euro e restituzione del prestito erogato in un tempo medio di 60 mesi, cioè i classici 5 anni che consentono ad un’azienda di poter investire e respirare. La regione con il maggior numero di operazioni è la Lombardia con 515 startup garantite per un valore medio di 351 mila euro.

    schermata-2016-10-14-alle-11-09-31Da segnalare, che le startup innovative di Friuli Venezia-Giulia e Trentino-Alto Adige presentano un’incidenza nell’accesso al Fondo di Garanzia sensibilmente più elevata rispetto alla media nazionale. Fanalini di coda in questa seconda “classifica” sono Sardegna, Calabria e Toscana. Stranissimo trovare in fondo una regione come la Toscana che può vantare un alto numero di startup innovative, che probabilmente hanno trovato garanzie e finanziamenti in altri ambiti senza sfruttare le possibilità offerte dal fondo di garanzia istituito a fine 2012 e gestito da Mediocredito Centrale.

    Buoni anche i dati sulla “restituzione” delle garanzie, quasi tutte in normale ammortamento o già concluse, mentre solo in 5 casi il Fondo ha dovuto di fatto erogare la garanzia per un valore di quasi 1 milione e mezzo di euro. Quest’ultimo dato evidenzia che le startup innovative hanno mostrato una maggiore capacità di tenere il mercato, che si può dedurre dal fatto la percentuale di sofferenze è molto più bassa rispetto alla media delle startup tradizionali.

    Nel rapporto scopriamo inoltre che sono 13 gli incubatori certificati e finanziati per quasi 12 milioni di euro, dunque, non mancano anche le realtà pronte ad investire e scommettere sull’ecosistema dell’innovazione italiana. Segnali positivi che possono essere indicatori di una crescita sana del settore, oltre che spunto di riflessione per chi vuole avviare la propria impresa, oppure, ha la possibilità di investire e vuole avere maggiore cognizione dello stato attuale dell’ecosistema delle startup italiane.



  • Un’opportunità di arricchimento unica aperta a tutti grazie allo streaming Web, ecco come seguire le Giornate di Bertinoro, ormai un momento cardine della crescita in Italia del Terzo Settore.


  • latte-yogurt

    Sono scaduti a mezzanotte i termini per la Comunità Europea di opporsi alla novità normativa dell’indicazione “Made in Italy” sulle confezioni di latte italiano. Una vittoria importante per un settore chiave dell’agroalimentare italiano.

    Italia e Francia, tra i Paesi con un maggior uso pro-capite di latte e suoi derivati, oltre ad essere tra i maggiori produttori europei assieme alla Germania, hanno ottenuto oggi una grande vittoria per le rispettive produzioni. In particolare, la proposta del Governo italiano promuoveva l’adozione del marchio Made in Italy sui prodotti con 100% latte italiano, proposta accolta assieme a quella francese, che prevede analogo marchio per il latte transalpino. Il provvedimento chiesto soprattutto dai produttori, che si vedevano spesso in concorrenza con prodotti contenente latte estero o miscelato, è una tutela in più per i consumatori che adesso potranno avere ben chiaro che tipo di latte bevono.

    Un plus salutato con grande soddisfazione da Coldiretti e da tutti produttori, che finalmente vedono valorizzare il proprio prodotto che entra anche “visivamente” sugli scaffali a far parte del Made in Italy. Il provvedimento sarà attivo dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dunque, è auspicabile che le nuove etichette potranno essere realizzate a partire dai primi mesi del 2017.


  • cooperative-emilia-romagna

    L’incubo è quello racchiuso nel rapporto Future of Jobs del World Economic Forum: cioè la scomparsa di oltre 5 milioni di posti di lavoro a causa del subentrare di nuove tecnologie e macchine con intelligenza artificiale. Forse proprio per questo dovremmo prepararci a nuovi lavori e a nuove forme di lavoro?

    Una tendenza che David Deming, professore associato della Harvard University, ha evidenziato nei suoi studi che mettono in risalto come il lavoro oggi si stia spostando sempre più verso delle frontiere che prevedono un’alta propensione al sociale (relazioni e welfare) e alle scienze matematiche (informatica e ingegneria in testa), una tendenza avviata agli inizi degli anni ’80 e oggi sempre più veloce nella crescita. Un fenomeno, dunque, che è possibile studiare e prevedere e per cui vanno prese le “doverose” contromisure: cioè prevedere dei percorsi di studio nuovi e una politica della formazione che già da oggi indirizzi i giovani verso i lavori che in futuro esisteranno ancora, anzi aumenteranno per numero e competenze richieste.

    workers-buyoutC’è dunque un bisogno globale di rimettere a fuoco quali siano gli obiettivi e il fine della scuola e delle università; analisi ancor più necessaria in Paesi come il nostro, dove da sempre l’artigianato e la manifattura hanno avuto un ruolo predominante sia a livello economico che occupazionale. Proprio per questo bisogna valutare bene come mettere a frutto “il genio italico” e il talento degli artigiani per sfruttare le nuove tecnologie e non esserne invece vittime inconsapevoli. C’è bisogno che le imprese siano riammodernate, che non abbiano paura dell’innovazione e che comprendono che un’azienda storica non è detto sia al contempo un’impresa “vecchia”, anzi molto spesso le imprese storiche nascono proprio da intuizioni innovative che hanno cambiato il processo produttivo o ne hanno sfruttato spazi ancora poco esplorati.

    Dunque, l’Italia ha nel suo DNA questa capacità di adattarsi e di sfruttare al meglio l’innovazione tecnologica, c’è bisogno soltanto di valorizzare questa qualità, metterla a sistema e fare in modo che l’Industria 4.0 non sia solo uno slogan, ma un modello di visione del futuro sempre più prossimo, capace di dare risposte ai tanti giovani che oggi cercano opportunità di lavoro e di crescita, riscoprendo anche il valore del fattore umano che oggi in molti ambiti della formazione e della scuola è un valore marginale.

     


  • Gardini Confcooperative

    Il Presidente Maurizio Gardini in un lungo editoriale su Huffington Post Italia lancia l’ennesimo allarme sulle opportunità negate al Sud e su come ci sia bisogno di ristabilire la capacità di competere del Mezzogiorno d’Italia.

    Gardini ConfcooperativeL’analisi del presidente di Confcooperative e di una delle cooperative più importanti del Paese, che proprio qualche giorno fa ha festeggiato i suoi 40 anni di attività, non lascia adito a dubbi, l’Italia per ripartire ha bisogno di fare in modo che innanzitutto il Mezzogiorno sia attrattivo per i propri giovani e anche per quelle di altre regione. Gardini evidenzia come il danno oltre che sociale, poiché si cancella la speranza e la capacità di incidere sulla realtà di intere generazioni, che lasciano le regioni del Sud al proprio destino a caccia di una migliore istruzione universitaria e di maggiori opportunità lavorative; sia economico poiché calcolando l’impatto della migrazione, le spese universitarie versate al Nord anziché al Sud, si può calcolare che in 10 anni ci siano stati 5 miliardi di euro in meno a disposizione delle regioni del Sud, cifre che ovviamente hanno un impatto devastante su un sistema dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione già fragile per motivi strutturali.

     



  • FederCultura, Federsolidarietà e ART.ED.O – Polo Mediterraneo delle Arti Terapie e delle Discipline Olistiche hanno firmato un protocollo d’intesa per la promozione e la nascita di nuove scuole di arti terapie e naturopatie anche grazie alle cooperative che già operano nei settori formativo, sociale, artistico, della comunicazione e della creatività.

    14522562_1284574204908019_265194200_oDopo un lungo lavoro di confronto e contaminazione è arrivato un accordo della durata di tre anni che coinvolge due federazioni di Confcooperative e Artedo, un insieme di scuole di arti-terapie che comprende già al suo interno diverse cooperative aderenti proprio a Confcooperative. L’accordo prevede una forte sinergia per promuovere queste nuove pratiche di insegnamento e miglioramento della vita dei bambini e non solo. Nuove tecniche che possono supportare le tante cooperative che operano nel campo della solidarietà e della cultura, così da sviluppare nuovi mercati o approcciare a quelli consolidati con una nuova proposta formativa.

    Grande soddisfazione per l’accordo è stato espresso anche dai presidenti delle Federazioni. Andrea Ferraris, presidente di FederCultura, che ha messo in evidenza come già tante cooperative guardassero a questo mondo e che: “L’intesa con ART.ED.O servirà a favorirne ulteriormente la diffusione e a creare nuovi posti di lavoro qualificati legati a nuove professioni”. Mentre Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà, ha messo l’accento sull’impatto che le arti-terapie possono avere sulla cura di persone con disabilità o problemi psico-fisici: “Ora grazie al protocollo con ART.ED.O, facciamo un passo avanti verso la configurazione di una struttura di riconoscimento e di validazione scientifica e metodologica di queste forme di cura”.

    Stefano Centonze, presidente nazionale di ART.ED.O, ha mostrato con soddisfazione il momento della firma del protocollo d’intesa sul proprio profilo Facebook, e ha messo a fuoco uno degli obiettivi primari di questo accordo: “Stiamo lavorando ad una evoluzione della figura professionale dell’Arti Terapeuta per portare la creatività al servizio dei bisogni della collettività, nei contesti d’aiuto come in azienda.

    Una nuova e importante opportunità per la cooperazione sociale che vuole avere maggiore impatto e migliorare la vita delle persone. C’è inoltre da sottolineare che la collaborazione vedrà subito i propri frutti con il XIV congresso nazionale di Arti Terapia, che si terrà a Scalea (CS) con il patrocinio di Regione Calabria, Comune e Confcooperative Calabria. Oltre al supporto del consorzio Privatassistenza. Luogo non casuale, poiché proprio a Scalea ha sede la Cooperativa Idea 90 che ha messo in atto le tecniche di arti-terapia in collaborazione con Artedo e ha promosso la nascita di questo accordo e l’utilizzo di queste nuove tecniche soprattutto con i bambini.

     


  • venture-capital-italia

    Pierre Moscovici da Washington sembra sposare le tesi del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in tema di flessibilità in Europa. Seppur con dei paletti ben precisi,  evidenzia come serva supportare i Paesi che vogliono investire per la crescita e il miglioramento infrastrutturale.

    La Flessibilità in Europa come tutti ricorderete è stata la causa della rottura tra l’Italia e Francia e Germania al vertice di Bratislava, con Renzi che aveva sbattuto la porta e parlato a muso duro contro le politiche europee troppo austere ed incapaci di dare risposte in questo momento di crisi migratoria, soprattutto, per un Paese di frontiera come l’Italia.

    Le parole del commissario Pierre Moscovici arrivano a margine di una riunione del Fondo Monetario Internazionale, un luogo simbolo delle politiche economiche globali e, dunque, non può essere casuale che queste parole arrivino proprio lì ed ora. Certo tutto dovrà come sempre passare al vaglio della Commissione Europea, ma forse l’Italia potrà beneficiare di maggiore flessibilità soprattutto per rispondere alle due emergenze più impellenti: la ricostruzione post-sisma del Centro Italia e l’accoglienza dei migranti, che sicuramente in questi ultimi giorni di mare buono tornerà a salire.

    Vedremo se quella che sembra un’apertura di fatto agli investimenti italiani, in alcuni settori strategici vista l’emergenzialità, si tramuterà poi in una risposta chiara della commissione europea, che da qui ad un mese dovrà vagliare ed approvare i piani di economia e finanza degli stati membri.


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    Il 3 ottobre 2013, a largo delle coste di Lampedusa persero la vita in un naufragio 368 eritrei salpati dalla Libia verso la speranza di una vita migliore, tramutatasi in una tragedia della disperazione. Da quel giorno il 3 ottobre è diventata una data simbolo, per ricordare le vittime dell’immigrazione.

    migranti lampedusaIl Mediterraneo come un enorme cimitero, questa l’immagine che in tanti realisticamente richiamano dopo ogni naufragio in cui affogano decine e decine di bambini, donne e uomini per raggiungere l’Europa dalla Libia, lasciati alla mercé di scafisti senza cuore e senza anima. Da quella tragedia il Presidente del Consiglio Enrico Letta prese la forza di avviare l’operazione Mare Nostrum per soccorrere le imbarcazioni di migranti nel Canale di Sicilia, oggi quell’operazione è diventata il programma Triton che coinvolge le marine militari di molti stati europei e molte ONG che con le proprie imbarcazioni soccorrono e tentano di salvare le vite di tanti disperati che stipati su bagnarole, rischiano il proprio destino dando con la propria vita una plastica rappresentazione del valore della vita stessa in alcuni Paesi sub-sahariani.

    Non c’è giorno in cui le navi militari e quelle civili non soccorrano decine e decine di migranti abbandonati dagli scafisti in mezzo al mar Mediterraneo. Oggi nella giornata dedicate alle vittime di questa tratta senza fine sono state già una 20ina gli interventi di salvataggio e man mano che le condizioni meteo e del mare migliorano o peggiorano il numero degli interventi aumenta in maniera sensibile. Così mentre in Ungheria si vota per “chiudere le frontiere” e bloccare le quote di migranti che ciascun Paese aderente all’Unione Europea ha accettato di ospitare, nel Mare Nostrum si combatte quotidianamente la battaglia per strappare più vite possibili alla disidratazione, alla violenza degli scafisti e al mare che si abbatte su piccoli battelli che non starebbero a galla nemmeno in una piscina.

    Molte ONG sostengono che il numero di naufragi e di morti sia di molto superiore al numero che noi oggi conosciamo e solo con un programma più impegnativo e che coinvolga le autorità dei Paesi costieri del Nord Africa sarà possibile evitare altre tragedie simili.



  • Facebook fiuta l’affare della sharing economy e delle piattaforme per la vendita online di beni usati, così dopo la nascita di gruppi specializzati ecco arrivare Facebook Marketplace, dove trovare le offerte più vicine a dove viviamo.

    eBay a livello internazionale, Subito.it in Italia e tante altre piattaforme più piccole tra poco avranno vita ancora più dura per il loro modello di business, poiché Facebook con tutti noi come utenti ha deciso di sbarcare nel mondo dei marketplace virtuali per vendere prodotti “usati” e svuotare le nostre cantine o gli scatoloni riposti nel ripostiglio. Le funzioni del nuovo Facebook Marketplace non sono ancora definite nei dettagli, ma certamente grazie alla grande mole di informazioni che il social network ha su di noi e sulle nostre abitudini, grazie alla potenza della geolocalizzazione e dell’analisi delle nostre reti sociali potrà offrirci tanti prodotti vicini a noi e al contempo tagliati su misura per le nostre abitudini o le nostre preferenze in fatto di moda, tecnologia e cibo. Per non parlare delle possibilità che una piattaforma integrata come questa può offrire per affittare una camera, conoscendo non solo il proprietario ma la sua intera cerchia di amici e famiglia, così da avere maggiori garanzie rispetto ad AirBnB, oppure per promuovere offerte relative ad un ristorante o ad una festa privata… Insomma, si apre una nuova frontiera cui tutte le piattaforme attuali dovranno porre argine, magari innovando come non hanno mai fatto prima.

    Vedremo se Facebook dopo aver conquistato il mercato dei social, dopo aver “scippato” a Google una buona fetta di introiti pubblicitari online, riuscirà ad intaccare anche il mercato di eBay e dei suoi competitor che finora, eccetto per l’utilizzo di gruppo per la vendita/scambio di prodotti, un po’ come si faceva nei forum specializzati fino ad un paio di anni fa, non aveva visto una vera minaccia arrivare dal mondo social per i propri affari.

    Vi lasciamo con un video che presenta le potenzialità di Facebook Marketplace:



  • Una storia importante della cooperazione e dell’agroalimentare italiano che ha tagliato un traguardo importante quello di 40 anni di lavoro insieme, per costruire il gruppo agroalimentare più importante del Paese, che annovera tra i propri marchi Yoga, Cirio, Valfrutta e tanti altri. La dimostrazione plastica che stare insieme oggi è un valore, che se unito a capacità di programmazione e innovazione, porta al successo e alla capacità di far beneficiare di questo successo grandi e piccoli produttori, in questo caso soci della cooperativa Conserve Italia.

    il_bisogno_e_il_sogno_copertina-708x1024Il presidente Maurizio Gardini, oggi anche presidente di Confcooperative, ha voluto evidenziare con le sue parole il ruolo della cooperazione e la storia fatta di uomini e donne, che hanno pensato prima al bene comune e poi a quello della singola azienda: “Quella di Conserve Italia è una storia di persone che, fin dall’inizio, hanno saputo costruire un’azienda di successo, una cooperativa vera, capace di interpretare, già dai primi giorni della sua attività, la mission di valorizzare i prodotti agricoli in modo completo, dalla coltivazione alla tavola del consumatore, con un proprio marchio, Valfrutta”.

    Un esempio di buona cooperazione riconosciuta anche dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha partecipato alla festa che si è tenuta, sabato al Palafiera di Forlì, assieme ad oltre 4.000 partecipanti, con ospiti del mondo della musica, come Laura Pausini che ha intrattenuto gli invitati alla festa con la sua musica, sia dello sport e dello spettacolo. Il Premier ha twittato che quella di Conserve Italia è proprio una bella storia, e sabato sera ha voluto sottolineare come questo esempio di stare insieme per crescere sia un modello da far conoscere e promuovere per rispondere alle sfide che il mercato ci impone in questo momento storico, soprattutto, in un Paese come il nostro che spesso è più bravo a dividersi creando piccole realtà che a lavorare assieme inseguendo il sogno di qualcosa di grande e condiviso.

    Non sono mancati anche il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina e quello del Lavoro Giuliano Poletti, a dimostrazione dell’impatto sul mondo agricolo e del lavoro del modello cooperativo quando sfruttato bene e messo a sistema con i territori. Un riconoscimento all’utopia, citata dal Presidente Gardini, di chi ha lavorato per strutturare questa realtà che oggi conta su 14.000 produttori e 3.000 occupati, numeri che rendono molto bene l’idea di quanto questo modello possa essere positivo e in grado di valorizzare le eccellenze agroalimentari del nostro Paese.

    Nel corso della serata è stato anche presentato il libro “Il bisogno e il sogno – Conserve Italia: una bella storia di cooperazione” che racchiude nelle sue pagine, scritte da Giuliano Vecchi (cooperatore storico) e Elio Pezzi (giornalista), l’essenza di questi 40 anni, fino ad apparire quasi come un manuale di buona cooperazione da far conoscere ai territori in questo momento in crisi e alle piccole aziende, per far scoprire un nuovo mondo fatto di regole, condivisione e dello stare insieme sia nei momenti difficili che in quelli più prosperi.