Autore: Comunicoop.it


  • La Calabria ha un suo piccolo oro bianco, il latte fresco, materia pregiata di cui Asso.La.C. tratta oltre 40 milioni di litri all’anno, coinvolgendo in questo processo produttori di tutte le province calabresi, coprendo quasi il 75% del territorio e raccogliendo il 70% del latte prodotto in Calabria.

    Latte che con una filiera corta e sicura diventa il latte fresco che troviamo nel banco frigo dei nostri supermercati e dei piccoli negozi di alimentari e gastronomie. Dunque, consumare latte fresco, oltre a far bene a noi stessi, poiché al sapore fresco e delicato, aggiunge una serie di sostanze nutrienti importanti per il nostro organismo, che lo speciale procedimento di pastorizzazione e di lavorazione consente, di mantenere del tutto intatte. Tanto che nel latte fresco è possibile trovare Sieroproteine solubili: ± 15,5 (% proteine totali), Proteine totali (g/100ml) ± 3,2, Grasso (g/100g) ± 3,5 e Carboidrati Lattosio (g/100ml): ± 4,8. Come emerge da questi dati, una delle caratteristiche principali del latte fresco pastorizzato di Alta Qualità è la perdita minima del numero di proteine (32 gr di proteine/litro sono quelle che troviamo nel latte appena munto,  29 gr di quello fresco pastorizzato), per via del particolare processo termico al quale è sottoposto. Per questo motivo risulta essere il latte dal più alto valore organolettico.

    Come si diceva in precedenza, per la Calabria il latte fresco oltre alle proprie qualità alimentari e nutritive, ha una grande valenza economica, visto il numero di produttori e la distribuzione degli stessi sul territorio regionale, consumare latte fresco calabrese aiuta l’economia ed è un supporto fondamentale in questo momento di crisi per il mondo agroalimentare.



  • In tempo di spending review anche le famiglie procedono a tagli sulla spesa accostandosi alle oramai imminenti festività natalizie in modo più sobrio: un po’ per necessità, un po’ per scelta.

    In ogni caso, rispetto al 2011, circa 2 miliardi di euro in meno, vale a dire una cifra complessiva pari a 36,8 miliardi, il 3% in meno rispetto allo scorso anno, distribuita nel seguente modo: il 26% spenderà almeno il 50% in meno; il 20% tUn Natale sotto la stella del risparmiora il 30 e il 50% in meno; il 22% fino al 30% in meno; il 30 % come nel 2011 e solo un 2% si concederà qualche eccesso in più.

    I dati sono di Confesercenti, che ha stimato un abbattimento della voce acquisti natalizi, e regali in particolare, per quasi sette milioni di italiani che in buona sostanza colpiscono i settori da sempre al top durante queste feste. Scenderanno così gli acquisti su giocattoli (dal 49% del 2011 al 45% di quest’anno) e gioielli (dal 10% al 7%), resteranno stabili quelli sui prodotti alimentari e vini (infondo ad una buona cena non rinuncia “quasi” nessuno) e sull’hi-tech (un solo punto in meno) mentre, in controtendenza, l’acquisto di libri che passano dal 51% al 55%.

    Allo shopping reale, prediletto dal 73% dei consumatori, e pressoché stabile, fa riscontro un 17% di shopping on line che in un solo anno segna un + 6%, leggibile non solo come moda ma, soprattutto, come possibilità di maggiori risparmi.

    Di più proprio non si può. Questo scorcio d’anno tra vecchie e nuove imposizioni, mutui, Imu, debiti vari, le tredicesime (là dove verranno corrisposte e comunque ridotte rispetto al passato) serviranno a ciò e per ripristinare il risparmio eroso a causa della crisi. Da ciò, il dato sulla contrazione dei regali per circa 700 milioni in meno.

    Insomma, un Natale sotto la stella del risparmio augurandoci che sia una stella fortunata in almeno due direzioni: quella della consapevolezza di aver vissuto per troppo tempo oltre ciò che era consentito, quella di una nuova coscienza che vorrebbe tutti più sobri imparando a vivere in maniera più essenziale e attenta ai bisogni di tutti: magari imparando da subito a non sprecare cibo, nei giorni di festa in particolare.

    In Italia ne buttiamo in pattumiera più di 10 milioni di tonnellate l’anno. Ecco, speriamo di apprendere dai nostri errori quotidiani.



  • Fondi per la creatività e per il Sud - Ministro ProfumoL’idea è di quelle che piacciono se non fosse che la stessa è espressa nel contesto dell’incontro degli Stati Generali della Cultura, tenutasi a Roma il 15 novembre u.s., e che avviene in un momento in cui, Legge di Bilancio alla mano, sono più i tagli che gli investimenti in un Paese ancora alle prese, e chissà ancora per quanto, con la crisi.

    Ma, augurandoci che diventi presto realtà, merita la dovuta attenzione anche perché ad apprenderla in quel contesto, c’era anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    L’idea viene dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo e poggia sulla costituzione di un’Agenzia per la creatività e l’innovazione che avrà come obiettivo la ricerca e, attraverso questa, la creazione di posti di lavoro, offrendo così opportunità di sinergia tra la comunità scientifica, gli enti di ricerca e il sistema delle imprese esistenti e nuove.

    Dalle parole del ministro responsabile del Miur, anche la conferma della disponibilità dei fondi utili alla costituzione dell’Agenzia: 120 milioni di euro reperiti da residui e da risparmi di bandi precedenti e di cui la parte più cospicua, una quota del 40%, da riservare al Sud del Paese.

    Una buona notizia sul fronte della ricerca, sollecitata nel corso dell’incontro anche dallo stesso Presidente della Repubblica, e della possibile creazione di nuova occupazione in particolare nel Sud del Paese dove gli effetti della crisi sono maggiormente avvertiti.

    Ad annuncio fatto, l’attesa ora è nella preparazione e promulgazione del bando, sperando che lo stesso, così come nei propositi del ministro Profumo, sia semplice e, soprattutto, in tempi brevi.



  • Crisi delle imprese italiane nel 2012Non era difficile prevedere una chiusura del 2012 con dati a dir poco preoccupanti così che quanto rilevato dal sondaggio congiunturale svolto dalla Banca d’Italia, non fa che presentare una situazione piuttosto critica per le aziende italiane alle prese con una crisi ancora tutta da superare (e sperando che non si prolunghi ulteriormente).

    L’anno in corso si chiuderà per un terzo delle imprese con i conti che definire “profondo rosso” consente di evidenziare solo un dato parziale poiché, in conseguenza di ciò, a farne le spese saranno soprattutto i lavoratori in calo soprattutto nelle realtà più piccole: quelle che occupano tra i 20 e i 40 adetti.

    Dalla rilevazione di Bankitalia effettuata presso le imprese negli ultimi due mesi, il 50,3% di esse dichiara di attendere un utile, mentre il 30,2% prevede una perdita: un dato quest’ultimo in crescita del 23,6% rispetto allo scorso 2011. Bilanci in negativo soprattutto per i settori del terziario e in particolare per quello alberghiero e della ristorazione, quelli che più di ogni altro compatrono sopportano il taglio delle spese nei bilanci delle famiglie.

    Sul fronte degli affari, l’indagine ha messo in evidenza che nei primi nove mesi dell’anno si è ridotto, rispetto allo scorso anno, per un 50% di aziende ed è cresciuto per il 24%, e così anche per gli investimenti più o meno in linea ma con previsione di riduzione degli stessi nell’immediato futuro, mentre è aumentato il numero delle imprese che è ricorsa alla Cassa Integrazione.

    La palla passa ora al ministero dello Sviluppo Economico al fine di favorire un cambio di rotta a sostegno dell’occupazione e degli investimenti, e occorre anche far presto, sin dalla prossima legge di stabilità, se non si vuole che il rosso dei bilanci di tante aziende (e gli effetti che gli stessi producono) non diventi “fisso” senza possibilità alcuna di ripresa.



  • Giornata del Banco Alimentare 2012È fissata per il prossimo 24 novembre la nuova Giornata del Banco Alimentare destinata alla raccolta di cibo per i poveri del nostro Paese, in crescente aumento, investendo in modo particolare famiglie con bambini piccoli e anziani che, effetti anche della crisi, rappresentano le fasce della popolazione più colpite.

    Cresce così, di anno in anno, il numero degli italiano che devono bussare alle porte di associazioni varie (Banco Alimentare, Croce Rossa, Caritas, Opere di Carità, Comunità di Sant’Egidio) per chiedere aiuti alimentari.

    Un numero impressionante stando a quanto attesta l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), l’ente collegato al ministero delle Politiche agricole, che ne ha stimati circa 3,6 milioni: + 33% negli ultimi due anni, quasi un milione in più rispetto al 2010. Un dato allarmante al quale, la stessa Agenzia rischia di non fare più fronte sebbene attraverso le varie organizzazioni caritative distribuisca ogni anno 100 milioni di euro di alimenti prodotti in eccedenza.

    Alla Campania il triste primato dove i poveri sono il 14% della popolazione con un aumento del 56% nell’ultimo biennio. Ma non sta messo bene nemmeno il Nord del Paese per essere rappresentato, subito dopo Sicilia e Lazio, dalla Lombardia, l’Emilia Romagna (6° posto), il Piemonte (8°), la Toscana e il Veneto a ruota. In mezzo, ancora regioni del Sud: la Puglia (5° posto), la Calabria (7°), la Sardegna (11°).

    Le regioni con il minor numero di indigenti la Valle d’Aosta, il Molise, il Trentino Alto Adige, l’Umbria: complessivamente in Italia 6mila poveri ogni 100mila abitanti.

    Il rischio è che a partire dal 2014, se l’Europa non rivedrà il taglio dei fondi previsti per le eccedenze alimentari da distribuire, non si potrà più soddisfare i tanti indigenti che, purtroppo, le stime prevedono ancora in aumento.

    Tuttavia è anche evidente che la povertà la si combatte non solo aumentando le disponibilità alimentari da distribuire ma anche, probabilmente soprattutto, riducendo gli sprechi: è fin troppa la quantità di cibo che viene buttata nella pattumiera o quella che, per un qualsiasi difetto di produzione (come confezioni sbagliate o difettose) o prossime alla scadenza che finisce al macero: più di un milione di tonnellate di cibo che basterebbe non solo a soddisfare il bisogno dei 3,6 milioni di poveri del nostro Paese, ma anche una parte degli oltre 19 milioni di persone che in tutta Europa soffrono la fame.



  • E-labora 2012 - Lamezia Terme

    Seconda edizione a Lamezia Terme (Catanzaro), i prossimi 8 e 9 novembre, con “E-Labora. Il lavoro possibile”, promosso dall’amministrazione Provinciale di Catanzaro.

    Due giorni dedicati ai temi del lavoro alla presenza di istituzioni, confederazioni, imprenditori ed esperti, finalizzati a sviluppare riflessioni ed azioni concrete su: “competenze per il lavoro che manca” e “strumenti per chi cerca lavoro e chi cerca lavoratori”.

    Il tutto attraverso seminari e, in particolare, stand di imprese che nel presentarsi manifesteranno anche i propri fabbisogni di competenze professionali delle quali sono in ricerca: un punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro che fa di “E-Labora” un appuntamento speciale, come pochi in Italia.

    Sarà presente all’evento anche il camper di “dConsulting by dpixel”, che promuoverà attività finalizzate allo scouting di idee imprenditoriali e promozione di progetti di impresa.

    “E-Labora” 2012 si svolgerà nell Teatro Umberto di Lamezia Terme.

    Per ulteriori informazioni ci si può collegare al sito ufficiale della manifestazione.



  • L'usura è un cancro per l'economia e per la societàDire che sia uno dei tanti effetti della crisi vuol dire negare l’esistenza di un fenomeno che, soprattutto nel Sud del Paese, esiste da sempre. Piuttosto la crisi l’ha aggravato anche con la “complicità”, diretta e indiretta, delle banche che hanno stretto ulteriormente i rubinetti in seguito al forte aumento delle sofferenze bancarie.

    Stiamo parlando del fenomeno dello strozzinaggio, più noto come usura, vera cassa contante per le mafie, con “fatturati” da capogiro che non conoscono crisi, prodotti da interessi che arrivano fino al 1500% annui.

    Il dato è quello presentato dalla Fondazione nazionale Antiusura “Interesse Uomo”, che da dieci anni opera nella provincia di Potenza e che a breve agirà sull’intero territorio italiano, sostenuta, tra le altre, da Banca Etica.

    Non c’è regione o città d’Italia, salvo rare eccezioni, esente dal fenomeno: Roma dove i tassi raggiungono il 1500%; Aprilia 1075%; Firenze al 400%; la Puglia al 240%; la Calabria tra il 200 e il 257%. Va un po’ meglio, se è lecito esprimersi così, a Padova dove i tassi raggiungono il 180% e nel modenese dove variano tra il 120 e il 150%.

    Dati impietosi che mettono a nudo una realtà economica sofferente che coinvolge migliaia di cittadini e imprenditori facendo le fortune, in particolare, di clan malavitosi: ben 55 quelli scoperti con le mani nel sacco, ramificati in ogni angolo d’Italia.

    Papa Giovanni Paolo II° definì l’usura “una vergognosa e tremenda piaga sociale” della quale, aggiungiamo noi ma è opinione diffusa (se non un vero e proprio dato) più di qualche responsabilità grava anche sullo Stato. Non sono poche infatti le imprese che a tutt’oggi sono creditrici della pubblica amministrazione e che a causa del ritardo di quest’ultime nei pagamenti, e la concomitante indisponibilità degli istituti di credito, bussano alle “banche della mafia” sempre aperte e generose nell’erogazione di prestiti a tassi usurai.

    È fin troppo evidente che occorrono iniziative pubbliche e private a sostegno di cittadini e imprenditori in difficoltà, utili non solo ad arginare l’annoso problema quanto ad infondere quel coraggio necessario a denunciare le proprie problematicità e a non sentirsi soli e abbandonati nell’affrontarle.

    È un problema e una questione di civiltà, a tutt’oggi un neo spaventoso per l’Italia intera.



  • Nell’anno in cui la crisi sta maggiormente producendo i suoi effetti nel mercato dell’auto, la parola d’ordine per le case costruttrici è divenuta “diversificazione”: modelli, motori, tecnologie, al fine di far fronte ai tanti segni “meno” che mese per mese stanno infliggendo perdite sempre più cospicue in Italia come nel resto d’Europa.

    È così anche per la tedesca Bmw, -17,7% da inizio anno, alle prese con un processo di restyling per la sua vettura “base” la Serie 3, la più venduta tra tutti i modelli, che si propone oggi interamente rivisitata nella gamma nelle versioni Berlina e Touring (la precedente Station Wagon) proponendo piccoli ritocchi estetici e, soprattutto, nuovi motori benzina (320 e 328) e diesel (316, 318 e 320) ed un innovativo ibrido che segna il debutto della casa tedesca in questa tecnologia.

    ActiveHybrid 3 - L'ibrido di BMW

    La Active-Hybrid 3, come gli altri motori ibridi, si avvale di una doppia motorizzazione, mettendo d’accordo sportività ed ecologia, proponendo insieme un motore a benzina ad iniezione diretta ed uno elettrico che agiscono in sinergia, utilizzando anche la funzione “start&stop” oltre al recupero di energia in frenata e al rilascio dell’acceleratore.

    Semplicemente azionando un pulsante collocato sul tunnel centrale, la Active-Hybrid 3, è in grado di percorrere circa 4 km, fino ad una velocità massima di 75 km/h, utilizzando la sola modalità elettrica, riducendo sensibilmente i consumi e, nel rispetto dell’ambiente, le emissioni inquinanti portandole a solo 139g/km di CO2.

    Come per tutte le vetture di “grossa taglia”, l’unico neo di questa vettura resta il prezzo d’acquisto, nella versione base a partire da 55.700 euro, che sebbene super opzionata, resta fuori portata per tantissime tasche.

    Difficile che con questi costi si possa far cambiare rotta al mercato europeo mentre, diversamente, la Active-Hybrid 3 può puntare a quello l’oltre oceano dove le cose vanno decisamente meglio.



  • Legge salva-olio e made in ItalyPrimo passo per la legge salva-olio approvata all’unanimità dal Senato, nel disegno più complessivo che definisce le “norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini“, al fine di salvaguardare uno dei tanti comparti oggetto di frode alimentare a salvaguardia del patrimonio alimentare e agricolo nazionale nonché, aspetto non trascurabile, a tutela della salute pubblica.

    Un passo fondamentale nella battaglia a difesa del vero Made in Italy dalle frodi e dagli inganni, che deve proseguire con la stessa decisione nel passaggio alla Camera che ci auguriamo avvenga al più presto”, ha commentato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nell’esprimere apprezzamentao per il lavoro svolto dalla Commissione Agricoltura del Senato.

    Una volta (definitivamente) approvate, le nuove norme fissano criteri più stringenti a tutela del consumatore, contrastando la pubblicità ingannevole, ma soprattutto, introducendo l’obbligo di inserire il termine minimo di conservazione e prescrivendo le modalità di presentazione degli oli nei pubblici esercizi.

    Nel combattere le frodi di questo particolare e rilevante alimento nazionale, le nuove norme fissano le responsabilità delle persone giuridiche per i reati commessi in materia alimentare introducendo altresì nuovi istituti processuali investigativi e, soprattutto, sanzioni accessorie alla condanna attraverso la pubblicazione della sentenza.

    L’Italia, con un patrimonio di oltre 250 milioni di piante, garantisce manodopera per 50 milioni di ore lavorative e un fatturato di 2 miliardi di euro e, di certo, come sta avvenendo, non poteva più restare a guardare ai tarocca tori di mestiere.

    Nella speranza, infine, che ciò sia da viatico anche per tanti altri alimenti patrimonio dell’agricoltura e dell’operosità Made in Italy.



  • Attenti alla contraffazione dell'etichettaNonostante una legge nazionale (targata 2012) approvata all’unanimità dal Parlamento italiano, ma non ancora applicata per le resistenze comunitarie (e lobby) che prevede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegata per le produzioni alimentari, prolifera il mercato del falso anche nel comparto dell’agricoltura.

    La denuncia arriva da Coldiretti e dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) per le quali la contraffazione nel nostro Paese vale 1,1miliardi di euro, che salgono fino a 60 se si considerano anche i prodotti italiani taroccati commercializzati all’estero: prodotti dai nomi altisonanti ma che nascondono vere e proprie insidie, se non effetti nocivi, alla salute.

    Un danno di immagine all’Italia, un danno fiscale, un danno all’agricoltura e a quanti dei prodotti della terra ne fanno motivo di orgoglio per la produzione di alimenti davvero unici: salumi, formaggi, vini, in particolare.

    Una situazione insostenibile alla quale si sta correndo ai ripari su iniziativa delle stesse organizzazioni di agricoltori e del ministro Mario Catania, con l’attivazione di una rete di cooperazione internazionale di polizia dell’Interpol volta a contrastare il mercato della contraffazione e, in particolare, i cosiddetti “wine-kit”, prodotti in Gran Bretagna: una sorta di “polverine magiche” che trasformano l’“acqua in vino” e che i consumatori stranieri confondono per vino italiano di qualità e dalle “firme” più prestigiose.

    La contraffazione si combatte con una buona informazione, corretta, che aiuti il consumatore finale a stabilire con certezza le materie prime del prodotto alimentare acquistato, la provenienza, l’anno di produzione.

    Da qui la sollecitazione a che le maglie legislative siano sempre più stringenti e, soprattutto, che vengano attuate per evitare il proliferare di un mercato che prima di ogni altro, importante, aspetto si traduca in un danno alla salute dei consumatori.



  • Succhi di frutta - DDL saluteDai grandi proclami al nulla di fatto!

    Il Decreto Legge sulla Salute che prevedeva l’aumento della percentuale di succo naturale nelle bibite, innalzandolo dall’attuale 12% al 20%, riconoscendone la portata in termini di prevenzione sanitaria, nonché le importanti ricadute sul piano dell’economia agricola, nella stesura finale non contempla più la data dell’1 gennaio 2013 per l’entrata in vigore.

    Una vera propria beffa per i cittadini ed il sistema delle imprese agricole ed agroalimentari e delle industrie di spremitura, che gravitano attorno alla filiera agrumicola” ha commentato il presidente di Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro, che dell’iniziativa si era stato attento e arguto promotore, per il quale il governo, nonostante il parere favorevole della commissione sanità, è stato costretto a piegarsi alle lobby delle bibite e pur mantenendo in piedi la norma, di fatto, non indicando una data, sposta nel tempo l’entrata in vigore della stessa.

    Un dietrofront che va contro la stessa logica posta a sostegno del decreto: la salute dei cittadini, migliorando concretamente la qualità dell’alimentazione, consumando più frutta per ridurre malattie legate all’obesità, con azioni di prevenzione attente anche ad aspetti, non di secondo rilievo, come quella appunto dell’aumento di succo naturale nelle bibite.

    E con tutte le ricadute che la stessa mancata attuazione ha sul piano della filiera agrumicola dove, è noto, non sono pochi i casi di sfruttamento di manodopera: la rivolta di Rosarno, in Calabria, è ancora sotto gli occhi di tutti.

    Ma che fare: “il metodo seguito dal governo – dice ancora Molinaro – pensavamo appartenesse ormai al passato. Evidentemente tutti i cittadini devono ricredersi” e sollecita una levata di scudi in Parlamento “per cancellare questa pagina assurda ripristinando la data certa di entrata in vigore del provvedimento prevedendo l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del succo come disciplinato dalla Legge n. 4/2011”.



  • Monti, Hollande e Merkel - Vertice sorveglianza bancaria eurozonaAncora un Consiglio Europeo dove Angela Merkel è stata costretta a rivedere le proprie ragioni e a ricercare il necessario dialogo con gli altri partner per un accordo non più rinviabile.

    Dopo aver “digerito” a fatica il provvedimento “salva-Stati”, c’è voluta una sentenza dell’Alta Corte tedesca per ratificarne la legittimità (Fondo salva-stati: c’è l’ok dell’Alta Corte tedesca), la Cancelliera Federale si è presentata all’appuntamento europeo con l’obiettivo di procrastinare i tempi per l’istituzione del nuovo supervisore bancario unico (Ssm), affiancato/interno alla Bce, e di assicurarne la piena operatività prima di passare alle fasi successive dell’unione bancaria e alla ricapitalizzazione “diretta” degli istituti in crisi (sulla base di quanto determinato nel mese di Giugno).

    La contrapposizione è nata con il leader francese Hollande, appoggiato da Italia e Spagna, decisamente orientati a mettere subito in atto le scelte prese nel precedente Consiglio Europeo.

    Dieci ore di discussione, fino alle tre del mattino di oggi, per raggiungere un risultato di compromesso ma che, di fatto, da operatività agli accordi di Giugno: i legislatori della Comunità Europea proseguiranno il loro lavoro sulle proposte per il meccanismo unico di sorveglianza bancaria con l’obiettivo di trovare un accordo entro il primo gennaio 2013 per renderlo quindi operativo nel corso dello stesso anno, e non più da subito come spingeva la triade italo-franco-spagnola.

    In buona sostanza, la Banca Centrale Europea si avvarrà di questo nuovo istituto di sorveglianza nel corso del prossimo anno e, nello spazio di due/tre mesi, a detta del suo presidente, Mario Draghi, si renderà operativo il nuovo sistema: non più sulla base di un calendario fissato dal legislatore ma comunque, gradualmente, entro il 1° gennaio 2014.

    Entro quella data tutte le banche dell’area euro, si parla di 6000 istituti (anche in questo caso i dissidi con la Merkel hanno trovato un compromesso accettabile), avranno l’occhio vigile del supervisore unico così da spezzare quel legame con i governi locali (dei singoli Stati): un passetto più in là verso un’unità economica reale che anticipi, speriamo di poco, quella politica.