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  • Etichetta vino, Alleanza delle Cooperative: Notificato esposto alla commissione Ue per denunciare la violazione da parte dell’Irlanda del diritto europeo

    Alleanza delle Cooperative ha notificato un esposto alla commissione Europea per denunciare la violazione della legge irlandese al diritto europeo

    A pochi giorni dalla ratifica della legge irlandese che imporrà la presenza sull’etichetta delle bevande alcoliche di messaggi allarmistici, Alleanza delle Cooperative ha notificato un esposto alla commissione Europea per denunciare la violazione della legge irlandese al diritto europeo.

    “Abbiamo avuto modo di esprimere i nostri dubbi rispetto alla legittimità dell’iniziativa irlandese sugli health warnings, ora abbiamo formalizzato la nostra contrarietà con la presentazione di un esposto alla Commissione europea affinché possa fare chiarezza rispetto ad una posizione che riteniamo sproporzionata e incompatibile con il diritto europeo“. 

    Con queste parole il Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari, Luca Rigotti annuncia – a pochi giorni dalla ratifica della legge irlandese che, dal 22 maggio 2026, imporrà la presenza sull’etichetta delle bevande alcoliche di messaggi allarmistici sugli effetti dei prodotti alcolici sulla salute umana – l’avvenuta notifica di un reclamo alla Commissione europea per denunciare la violazione da parte dell’Irlanda del diritto UE, con particolare riferimento agli articoli 34 e 36 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

    “Con questa iniziativa l’Irlanda ha di fatto introdotto in maniera unilaterale delle restrizioni e degli ostacoli al commercio, – ha detto Rigotti – un’azione che va a ledere e a mettere in discussione i principi del mercato unico. È necessario lavorare – ha aggiunto – per una maggiore armonizzazione della regolamentazione europea, senza frammentare il mercato interno con regole discriminatorie come quelle irlandesi, basate tra l’altro su un approccio ideologico, allarmistico e penalizzante per il vino, che non pone alcuna differenza tra abuso e consumo responsabile, l’unico che invece riteniamo corretto”. 

    Ora la Commissione europea, che nel dicembre scorso aveva ritenuto di non precedere nei confronti della proposta di legge irlandese, dovrà esprimersi durante la prossima riunione, fissata per il 21 giugno, del Comitato Barriere Commerciali del WTO così come, conclude Luca Rigotti, “è assolutamente importante contrastare i fenomeni di eccessivo consumo di alcol, ma riteniamo che questo obiettivo possa essere raggiunto solo mediante la condivisione di una politica di prevenzione che metta al centro un approccio basato sul consumo moderato, campagne di educazione e di adeguata e corretta informazione a favore dei consumatori”.


  • L’OMC mette a rischio le sovvenzioni per le imprese di pesca

    Organizzazione mondiale del commercio vorrebbe stringere le maglie delle reti dei benefici economici per quei tipi di pesca considerati poco sostenibili.

    A rischio le sovvenzioni per le imprese di pesca. A minare i sussidi destinati ai pescatori è l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) che vorrebbe stringere le maglie delle reti dei benefici economici per quei tipi di pesca considerati poco sostenibili.

    Lo rende noto l’Alleanza delle Cooperative pesca e acquacoltura, preoccupata per le ripercussioni che questo avrebbe sul settore ittico.

    “Nel mirino dell’OMC purtroppo non c’è solo la pesca illegale ma anche la pesca degli stock considerati sovra sfruttati o con metodi di cattura ritenuti poco green. Se apriamo la strada alla soppressione dei sussidi, anche indiretti come quelli legati al carburante sotto forma di esenzione dalle accise, rischiamo di veder andare in fumo i ristori economici per tutti pescherecci a strascico e quei segmenti che operano su specie ittiche considerate in crisi come il palangaro con cui si pescano il pesce spada e l’alalunga. Le ripercussioni economiche sulla filiera sarebbero devastanti”, commenta l’Alleanza.

    “Sebbene la procedura di ratifica di questa proposta sia solo all’inizio, chiediamo al governo italiano di bloccare questo attacco alla pesca professionale alle prese con difficoltà economiche strutturali e con quelle legate al post pandemia e alla guerra in Ucraina. L’Italia in fase di voto in Consiglio Ue non si è opposta come avremmo sperato mentre all’esame del parlamento europeo c’è stata solo una parziale astensione. Chiediamo un netto no”, conclude la nota.


  • Gardini Confcooperative

    Il contributo delle cooperative a democrazia e coesione sociale

    Le cooperative un’economia nel segno della Costituzione. Ne scrive su Avvenire Maurizio Gadini, Presidente di Confcoooperative.

    «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

    È l’articolo 3 della nostra Costituzione. Era il 1946 quando i nostri padri costituenti individuavano nella rimozione delle diseguaglianze l’azione necessaria per consentire lo sviluppo della persona per una crescita e uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Il messaggio non ha perso attualità, anzi, purtroppo, acquista sempre più attualità alla luce delle diseguaglianze che vanno accentuandosi dopo le crisi degli ultimi 15 anni: quella finanziaria del 2008-2009; il Covid e la lockdown economy nel 2020-2021, la tempesta mondiale dei prezzi su materie prime ed energia resa ancora più violenta dal conflitto nel cuore dell’Europa.

    Sul lavoro buono e dignitoso, sull’inclusione sociale, sulla riduzione delle diseguaglianze accenderemo un faro alla nostra prossima assemblea nazionale che terremo a Roma il 15 giugno. Un momento di confronto con il Governo sui temi di maggiore attualità.

    «La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità ». È l’articolo 45 della Costituzione. Le cooperative sono in prima linea dal welfare all’energia, dal credito all’agroalimentare, dal lavoro ai servizi, dall’abitazione alla distribuzione al consumo e dal dettaglio, dalla cultura allo sport.

    C’è un paese da ricucire come abbiamo detto ad Assisi, in occasione dell’incontro con il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi. Avevamo perso confidenza con gli effetti dell’inflazione, anzi, una buona parte della popolazione, chi è nato dopo il 1985, non ha memoria di una crescita dei prezzi sostenuta, anche a due cifre, come è accaduto fra il 1973 e il 1984, mentre ha vissuto come se l’inflazione non fosse un problema o, addirittura, non esistesse. Il 2022 ha invece costretto tutti, famiglie e imprese, a misurarsi con una maggiore volatilità dei prezzi, soprattutto quelli dell’energia, e a mettere in atto comportamenti di contenimento dei consumi, riduzione dei costi e difesa del potere d’acquisto.

    In realtà diverse componenti della popolazione italiana si sono scoperte disarmate di fronte al fenomeno inflattivo, la cui diffusione è stata primariamente causata da fattori esterni come la guerra in Ucraina. Proprio per la natura in prevalenza esogena dell’inflazione, il senso di insicurezza delle famiglie e quello di incertezza delle imprese sono stati solo in parte attutiti dalle ingenti risorse introdotte dal Governo per ridurre il “caro bollette”. Anche perché il vero nodo della questione consiste nel livello di “persistenza” dell’inflazione, ma non è solo un problema di inflazione.

    Abbiamo un Paese dove si è inceppato da troppo tempo il meccanismo di redistribuzione della ricchezza. Un gender gap che non cala, un’evasione scolastica che cresce, troppi giovani e donne esclusi da formazione e lavoro. Siamo preoccupati perché i dati del Pil indicano che cresciamo più delle previsioni, ma è una matrice di sviluppo che lascia sul terreno tante povertà. Non solo economica, ma sociale, educativa, energetica, formativa, abitativa. Un mix che mina la coesione sociale e la democrazia di un paese. È su questo terreno che ci sentiamo chiamati a proporre un modello di sviluppo alternativo che offra delle risposte.


  • Rinnovo Ccnl vigilanza e servizi di sicurezza, Stronati:«Cooperazione impegnata per migliorare la qualità del lavoro»

    Raggiunta l’intesa tra Confcooperative lavoro e Servizi e le organizzazioni sindacali per il rinnovo del Ccnl vigilanza e servizi sicurezza

    Massimo Stronati, presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi, commenta l’intesa raggiunta con le organizzazioni sindacali che mette fine a una trattativa che si protraeva da più di 7 anni.

    «Esprimiamo soddisfazione per il rinnovo del Ccnl vigilanza e servizi sicurezza, un accordo importante per un settore che ha bisogno di essere valorizzato. Tale intesa è un passo importante perché sostiene i salari dei soci, dei lavoratori e lavoratrici del settore in fase in cui l’inflazione è in costante crescita ma anche inserisce quei miglioramenti normativi per il riconoscimento del valore, dell’importanza e della dignità di questo lavoro. La cooperazione continua a lavorare per la qualità del lavoro».

    Nella parte economica l’accordo prevede un aumento retributivo di 140 euro, sia per le guardie giurate che per i fiduciari, così ripartito: 50 euro 1° giugno 2023 – 25 euro 1° giugno 2024 – 25 euro 1° giugno 2025 – 20 euro 1° dicembre 2025 – 20 euro 1° aprile 2026. A questo si aggiunge un’una tantum di 400 euro erogata in 3 tranche: 135 euro settembre 2023 e 2024, 130 euro settembre 2025.

    Nella parte normativa previsto, tra le altre cose, l’eliminazione del livello F per i fiduciari.


  • gardini uno mattina

    Governo, Gardini «Le riforme sostengano la crescita; bene l’avvio di un confronto con le parti sociali»

    Si è tenuto a Palazzo Chigi un confronto sulle riforme annunciate e messe in cantiere dal governo Meloni, da quelle istituzionali a quella fiscale.

    Il presidente di Alleanza Cooperative, Maurizio Gardini, ha espresso anche a nome dei copresidenti Gamberini e Schiavone, le posizioni dell’associazione in merito alle riforme del governo Meloni, da quelle istituzionali a quelle fiscali. Gardini ha evidenziato l’importanza della stabilità degli esecutivi e della razionalizzazione del processo legislativo per le imprese. Tuttavia, ha sottolineato che questa necessità non deve sacrificare i principi di garanzia e unità nazionale del Quirinale.

    «La stabilità degli esecutivi, centralità degli elettori, del Parlamento e il ruolo di garanzia costituzionale e di rappresentanza dell’unità nazionale del Presidente della Repubblica, rappresentano valori imprescindibili. Sull’autonomia sì al rafforzamento delle amministrazioni locali e alla valorizzazione della sussidiarietà, ma è al contempo fondamentale gestire il processo di decentramento tenendo conto della crescita delle disuguaglianze sociali e territoriali. Più in generale sulle riforme la direzione da prendere deve essere quella della semplificazione, della certezza delle regole, del rilancio degli investimenti e l’eliminazione delle sperequazioni sociali avendo sempre come filo conduttore una sostenibilità che sia volano di sviluppo e non una zavorra paralizzante».

    Sul primo fronte l’Alleanza ha ribadito come «la stabilità degli esecutivi e la razionalizzazione del processo legislativo siano fondamentali per le imprese che hanno bisogno di un quadro di governo stabile in grado di realizzare riforme che necessitano di tempi più lunghi della durata media degli esecutivi della storia repubblicana. Ma questa necessità non deve in alcun modo sacrificare alcuni principi, in primo luogo il ruolo di garanzia e unità nazionale del Quirinale».

    «Sull’autonomia, la direzione di un potenziamento delle amministrazioni locali, prevista dal Titolo V della Costituzione, deve avere l’accortezza di non creare spaccature nel Paese ampliando le già notevoli differenze territoriali. E’ inoltre necessario portare a compimento il percorso iniziato anni fa stabilendo con chiarezza la ripartizione di competenze tra Stato centrale ed enti territoriali, evitando conflitti di competenze o sovrapposizioni che finiscono per impantanare l’azione amministrativa».

    «La riforma fiscale è indispensabile per accompagnare il Paese e le imprese lungo il sentiero di una ripresa solida e duratura e rimuovere le sacche di irrazionalità accumulatesi nel sistema, eliminando anzitutto la complessità e l’incertezza giuridica dell’ordinamento tributario. Sotto questo profilo l’Alleanza auspica che le riforme puntino sulla semplificazione e una più intensa e decisa riduzione della tassazione sul lavoro e del cuneo fiscale. La proposta di introduzione di un regime strutturale di aliquota ridotta IRES connessa ad investimenti qualificati deve essere indirizzata a tutte le imprese, senza discriminare tra forme giuridiche e senza pregiudicare soggetti titolari di regimi speciali».


  • Piano d’Azione Ue sulla pesca: L’Alleanza delle Cooperative ribadisce il proprio no davanti al Parlamento italiano

    L’alleanza delle Cooperative italiane pesca e acquacoltura rigetta l’approccio della Commissione europea recentemente ribadito ed amplificato con l’adozione del Piano d’Azione tramite il quale Bruxelles vuole ridurre ai minimi termini la pesca europea

    “Il settore italiano ed europeo della pesca, impegnato da anni a progredire verso la sostenibilità attraverso l’adeguamento ai Regolamenti comunitari ed alle raccomandazioni delle organizzazioni regionali della pesca quali CGPM e ICCAT, rigetta l’approccio della Commissione europea recentemente ribadito ed amplificato con l’adozione del Piano d’Azione tramite il quale Bruxelles vuole ridurre ai minimi termini la pesca europea”.

    Questa la linea ribadita oggi dall’Alleanza Cooperative italiane pesca e acquacoltura nel corso di un’audizione presso la commissione di merito di Montecitorio.

    “L’azione della Politica Comune della Pesca sulle attività a strascico, attraverso misure tecniche e di gestione, ha ormai decenni di storia ed ha raggiunto risultati significativi. Questo lungo e faticoso percorso non può essere bruscamente interrotto con un bando che provocherebbe un disastro produttivo, economico e sociale, e che darebbe solo maggiori spazi alle flotte extra UE per soddisfare la domanda europea”, sottolinea l’Alleanza.

    Il Piano di Azione del Commissario europeo Sinkevicius ha già provocato, evidenzia la cooperazione, manifestazioni di protesta nelle marinerie di tutta Europa ed incassato la reazione negativa della Commissione Pesca del Parlamento europeo e del Consiglio del Ministri.

    Di tutto ciò l’Alleanza parlerà anche martedì prossimo a Bruxelles in occasione di un confronto chiesto con i vertici della commissione europea.


  • “Un nuovo patto tra generazioni”: Il convegno organizzato da Confcooperative per fare il punto sulla riforma dell’assistenza agli anziani e sulle proposte della cooperazione

    “Un nuovo patto tra generazioni” è Il convegno organizzato da Confcooperative per fare il punto sulla riforma dell’assistenza agli anziani e sulle proposte della cooperazione.

    Confcooperative ha organizzato un convegno intitolato “L. 33/2023, un nuovo patto tra generazioni” per discutere della legge quadro sugli anziani, anche se ancora in attesa di alcuni decreti attuativi. La manifestazione ha visto la partecipazione di esperti, professionisti socio-sanitari, istituzioni e associazioni rappresentative del mondo della cooperazione.

    Durante il convegno sono stati sottolineati alcuni problemi relativi alla situazione degli anziani in Italia, come la fragilità, la solitudine e l’abuso del pronto soccorso per la mancanza di un’adeguata assistenza domiciliare.

    Sussidiarietà e presa in carico degli anziani

    Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente Accademia per la Vita, ha evidenziato l’importanza della sussidiarietà e della presa in carico degli anziani in un continuum assistenziale e affettivo. “Abbiamo 14 milioni di anziani. Sono una risorsa anche quando non si muovono: è il magistero della fragilità. Quando esercitano il ruolo da nonni il loro impatto vale una manovra finanziaria. È un popolo nuovo sul quale non c’è pensiero. Abbiamo 2,7 milioni di anziani a casa lasciati alla loro merce. Poi c’è la solitudine che riguarda tutti e anche su questo non ci pensa nessuno”,

    Roberto Bernabei, Presidente Italia Longeva, ha sottolineato come la fragilità sia il primo segnale dell’invecchiamento e abbia bisogno di una diagnosi precisa e di interventi mirati. “Questa è una legge epocale- ha aggiunto Bernabei-ma ha bisogno di un’analisi dettagliata e complessiva basata su numeri certi”.

    Spazio alle istituzioni per fare il punto sui decreti attuativi.

     Maria Teresa Bellucci, Viceministro del lavoro e delle politiche Sociali ha annunciato l’avvio del percorso per la definizione dei decreti attuativi in condivisione con le parti sociali e gli ordini professionali. Luciano Ciocchetti, Vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, ha invece sottolineato la necessità di trovare le risorse adatte e fare attenzione ai decreti attuativi per garantire equità nel sistema di assistenza agli anziani

    Proposte della cooperazione

    Le proposte della cooperazione sono state illustrate da Giuseppe Milanese, Presidente Confcooperative Sanità e da Stefano Granata, Presidente Confcooperative Federsolidarietà. Tali proposte si basano sull’integrazione tra professionisti e servizi socio-sanitari, sul potenziamento dell’assistenza domiciliare e sulla riduzione delle diseguaglianze territoriali dei servizi.

    Per il presidente Milanese “stiamo legando in un unico sistema medici, infermieri, farmacisti per ridurre ricoveri non appropriati. Abbiamo 59 milioni di giornata di degenza e il 30% delle giornate di degenza sono inappropriate. Valgono 4,5 miliardi di euro. Si potrebbero evitare con assistenza domiciliare vera, riducendo i trasferimenti monetari, migliorando e potenziando i servizi. Possiamo fare tutto questo con 111.000 operatori specializzati”.

    Secondo il presidente Granata “Il primo passo è ridurre le diseguaglianze. I territori non sono tutti uguali. Tra Rsa e assistenza domiciliare c’è una prateria in mezzo con bisogni a cui dare risposte. L’abitare, il tempo libero, la mobilità, con un’ampia popolazione anziana che può fare scelte e va resa protagonista. Portare innovazione e sperimentare, ecco cosa deve fare la cooperazione e l’economia sociale può rendersi protagonista nella costruzione di un nuovo modello di welfare inclusivo. In questi giorni in Parlamento si depositano disegno di legge su nuovi albi professionali. L’istituzione di albo è l’esaltazione di un rapporto individualista che perde di vista lo spirito comunitario che va reinnestato dalla cooperazione recuperare il senso di comunità”

    Spazio anche al confronto con gli enti e le professioni

    Durante il convegno sono stati riportati interventi di enti professionisti che hanno evidenziato l’importanza di ripensare il ruolo delle professioni sociosanitarie, dell’individuazione di nuovi modelli di welfare che mettano le persone al centro e della mutualizzazione delle risorse per affrontare la sfida dell’assistenza agli anziani.

    Maurizio Gardini, Presidente di Confcooperative, ha concluso il convegno dichiarando la massima disponibilità della cooperazione a contribuire alla definizione dei decreti attuativi, sottolineando l’importanza di una risposta complessiva alla situazione degli anziani in Italia.

    “La vera sfida che ci aspetta –ha concluso Gardini– è quella di prenderci cura delle persone, di rimettere le persone al centro. Il Covid ha accelerato l’evidenza di una situazione su cui troppo a lungo non si è intervenuti e che richiede una risposta complessiva. La visione troppo centralista del socio sanitario non ha trovato allineamento con le nuove necessità. Sulla Legge 33 siamo a disposizione per continuare a dare il nostro contributo”


  • Festival dell’Econimia di Trento: Pnrr, Venturelli “necessario includere le aree interne”

    Al Festival dell’Economia di Trento si è cercato di capire come sarà il paese dopo in Pnrr.

    Il Pnrr è al centro di un acceso dibattito è il rischio è di perdere di vista le vere finalità. Al Festival dell’Economia di Trento si è cercato di capire come sarà il paese dopo in Pnrr. Senza dimenticare le aree interne tagliate fuori molto spesso dalle grande infrastrutture.

    “Quali saranno i servizi per l’infanzia, i servizi di welfare e soprattutto la loro gestione. Bisogna porsi il problema. Un esempio sono le case di comunità”, risponde Marco Venturelli, segretario generale di Confcooperative intervenendo al dibattito “Pnrr: ostacoli, protagonisti e opportunità” al Festival dell’economia 2023. “Realizzeremo nuove strutture- ha aggiunto Venturelli– ma non abbiamo le figure professionali. Rischiamo di fare caserme senza soldati“.

    “La situazione del Pnrr in corso non può significare la concentrazione di risorse in capo a pochi progetti, realizzati da poche grandi imprese pubbliche o private che siano, ma continuare a prevedere una diffusa progettualità, che si rivolga a tutto il paese, quindi anche alle aree interne, oltre che ai grandi centri, alle PMI, oltre che alle grandi e che includa maggiormente opportunità per donne e giovani”.

    Collaborazione: La chiave per questo modello di azione

    “Per fare questo occorre una collaborazione importante, certamente superiore a quanto fatto fino ad ora, sia a livello nazionale che a livello territoriale e regionale, tra le istituzioni e le forze sociali. In questi termini la cooperazione è assolutamente disponibile, perché si tratta di progettare e gestire servizi che discendono dagli investimenti che sono in corso e devono essere gestioni assolutamente sostenibili anche nel post Pnrr. Questo lo si può fare solo con la collaborazione del privato e del privato sociale. Come collaborazione della cooperazione, assolutamente ci siamo. No ad una visione di paese che non sarebbe sostenibile e troppo pubblico-centrica”.


  • Festival Economia 2023: Workers Buyout, grazie a FondoSviluppo salvati 430 posti di lavoro

    Il lavoro che rinasce, da dipendenti a imprenditori, in cooperativa si può: i workers buyout

    Ventitrè workers buyout finanziati per un impegno complessivo di 2,5 milioni che hanno permesso di salvare 430 posti di lavoro, di cui 325 di soci delle neo costituita imprese cooperative.

    Sono i numeri dell’impegno di FondoSviluppo il fondo mutualistico di Confcooperative, presentati dal direttore Silvia Rossi, al Festival dell’Economia di Trento, nel corso del panel “Il lavoro che rinasce, da dipendenti a imprenditori, in cooperativa si può: i workers buyout”. Dove hanno portato la loro esperienza Pierfrancesco Palù, presidente Cooperativa Spotlight (Como), Roberto Paci, Forli Tank Factory con la partecipazione di Pierpaolo Baroni referente nazionale per Confcooperative.

    Tre i livelli di intervento per le cooperative che nascono dalle ceneri di imprese condannate alla chiusura.

    Il primo intervento si concretizza in un sostegno finanziario con capitale paziente, anche in sinergia con CFI e coinvolgendo le BCC nelle singole operazioni. A questo si aggiunge un‘azione di sistema per l’accompagnamento finalizzata ad assistere e sostenere le nuove cooperative non solo nella fase di costituzione ma anche per la gestione delle crisi aziendali, la messa a punto di un piano di impresa e la sua attuazione nella delicata fase avvio dello start-up cooperativo. Infine, un affiancamento gestionale e manageriale tramite il supporto di un temporary manager non solo per la gestione delle crisi aziendali, ma soprattutto per la gestione della delicata fase avvio dello start-up cooperativo.

    L’iter di successione aziendale è un processo complesso che necessita di un percorso di accompagnamento professionale e gestionale per chi, da dipendente con poca o nessuna formazione in ambito manageriale, si trova a ricoprire il ruolo di imprenditore cooperativo.



  • L’Italia, con la sua ricca storia, la sua cultura affascinante e i suoi paesaggi mozzafiato, offre un’ampia gamma di esperienze turistiche.

    Dai tesori artistici e culturali delle città d’arte alle bellezze naturali delle montagne e del mare, dalle tradizioni enogastronomiche locali alle feste popolari, che animano i paesi, il territorio italiano ha molto da offrire a ogni tipo di viaggiatore.

    Ma come scegliere dove andare e cosa visitare? Se state organizzando un viaggio o siete alla ricerca di qualche idea in questo articolo esploreremo i 10 trend del turismo italiano e le migliori destinazioni per ciascuno di essi.

    Turismo sostenibile

    Negli ultimi anni l’Italia ha visto un aumento del 20% nel turismo sostenibile, con viaggiatori di tutte le età, in particolare i millennials, che cercano esperienze eco-compatibili. È un nuovo modo di viaggiare, che privilegia  la scoperta dei territori e si pone l’obiettivo di minimizzare gli impatti ambientali, sociali ed economici negativi, favorendo la conoscenza diretta di nuove culture, tradizioni e contesti naturalistici di grande interesse. Le regioni montuose come il Trentino-Alto Adige sono all’avanguardia in questo settore, attirando turisti con le loro iniziative green e le loro strutture ricettive sostenibili.

    Turismo enogastronomico

    L’Italia è famosa in tutto il mondo per la sua cucina e i suoi vini e il turismo enogastronomico è sempre più popolare. Ogni regione d’Italia ha i suoi piatti tipici, che contribuiscono a farne un paese unico al mondo. Le regioni vinicole della Toscana e del Piemonte sono imperdibili per gli amanti del vino, mentre la cucina della Campania e dell’Emilia-Romagna conquisterà i buongustai. Questo settore ha visto una crescita del 15% negli ultimi anni, con un interesse particolare da parte dei turisti americani e asiatici.

    Turismo culturale

    Con oltre 50 siti UNESCO, l’Italia è una meta privilegiata per il turismo culturale. La motivazione principale che spinge i turisti a scegliere questo tipo di esperienza è quella di imparare qualcosa di nuovo sull’arte, l’architettura o la cucina di una destinazione. Questo tipo di turismo attira principalmente turisti maturi interessati alla storia e alla cultura. Se sei alla ricerca di questo tipo di esperienza, le mete migliori sono Roma, Firenze e Venezia, famose per il loro patrimonio artistico e storico. Da non perdere i siti UNESCO come Pompei e la Costiera Amalfitana.

    Turismo di lusso

    Il turismo di lusso è un settore in espansione, grazie alla crescente domanda di esperienze di viaggio di altissima qualità da parte di un pubblico benestante ed esigente. L’Italia è una delle principali destinazioni per il turismo di lusso, con una crescita del 10% negli ultimi anni. Ad attirare i turisti sono le grandi città come Milano, capitale della moda e del lusso e la Costa Smeralda in Sardegna, famosa per le sue esclusive località balneari. Da questo tipo di settore sono attratti soprattutto turisti provenienti dagli USA, dalla Cina e dalla Russia.

    Turismo attivo e di avventura

    L’Italia è circondata da paesaggi spettacolari e mozzafiato che offrono un’ampia gamma di attività outdoor, tra cui escursionismo, sci, arrampicata e mountain bike. Questo tipo di turismo, che ha visto una crescita del 25% negli ultimi anni, con un interesse particolare da parte dei turisti europei, è un’ottima opzione per coloro che amano l’attività fisica e quel pizzico di adrenalina. Permette di vivere un’esperienza autentica e indimenticabile, poiché le attività offerte permettono ai viaggiatori di scoprire aspetti unici del luogo visitato. Le mete da non perdersi sono le Dolomiti che offrono fantastiche opportunità per l’escursionismo e il ciclismo, e il Lago di Garda, perfetto per gli sport acquatici.

    Turismo termale e wellness

    Il turismo termale rappresenta una delle scelte migliori per i turisti che cercano una vacanza all’insegna del benessere e della cura personale. L’Italia è il paese con il maggior numero di centri termali del mondo, con servizi apprezzati a livello internazionale per qualità ed efficacia dei trattamenti offerti. Le terme di Saturnia in Toscana e di Abano in Veneto sono famose per le loro acque curative. Questo settore ha visto una crescita del 15% negli ultimi anni, con un interesse particolare da parte dei turisti tedeschi e russi.

    Turismo religioso

    Il turismo religioso si svolge prevalentemente in vicinanza di luoghi sacri e di culto. Roma e il Vaticano sono al centro del turismo religioso, ma anche Assisi, la città di San Francesco, è una meta molto popolare. I visitatori, che sono principalmente pellegrini e turisti interessati alla spiritualità, generalmente prediligono destinazioni legate a particolari riti o festività.

    Turismo di città

    Se siete alla ricerca di nuove città da esplorare, il turismo urbano è la soluzione ideale. Questo tipo di turismo si concentra sulla scoperta dei punti di interesse turistico, storico-culturale e artistico delle città, come monumenti, musei, gallerie d’arte, nonché la possibilità di deliziare le vostre papille gustative con prodotti gastronomici e culturali delle diverse regioni. Oltre alle famose città d’arte, considera anche città meno conosciute ma affascinanti come Lecce, Bologna e Verona. Il turismo urbano ha visto una crescita del 30% negli ultimi anni, con un interesse particolare da parte dei turisti giovani e dinamici.

    Turismo rurale e agriturismo

    l’Italia ha una vasta varietà di paesaggi rurali. La Toscana è famosa per i suoi agriturismi, ma anche regioni come l’Umbria e le Marche offrono bellissime esperienze rurali. In queste località i turisti possono scoprire la vera vita italiana, visitare borghi e assaggiare la cucina locale. Questo settore ha visto una crescita del 20% negli ultimi anni, con un interesse particolare da parte dei turisti che cercano un’esperienza autentica e a contatto con la natura.

    Turismo di mare

    L’Italia è rinominata anche per le sue isole e le sue splendide coste. La Sicilia e la Sardegna sono famose per le loro spiagge, ma non dimentichiamo la bellissima Costiera Amalfitana e le Cinque Terre. Questo tipo di turismo ha visto una crescita del 15% negli ultimi anni, con un interesse particolare da parte dei turisti europei.

    Ogni regione italiana ha qualcosa di unico da offrire, quindi perché non esplorare un po’ e scoprire la tua esperienza turistica ideale in Italia? Buon viaggio!


  • La Cooperazione italiana coinvolge sempre più donne e giovani

    La cooperazione come strumento capace di aumentare l’occupazione, ridurre le diseguaglianze, includere e funzionare da ascensore sociale

    La cooperazione come strumento capace di aumentare l’occupazione, ridurre le diseguaglianze, includere e funzionare da ascensore sociale. Se ne parla al Festival dell’Economia di Trento al panel Cooperative e innovazione tra genere e generazioni.

    Donne, ne parla Anna Manca

    La cooperazione in Italia è un fenomeno che coinvolge sempre di più le donne, soprattutto al Sud dove le economie sono più fragili e le cooperative rappresentano un’opportunità di ascensore sociale. Secondo i dati, la Sicilia è la regione con il maggior numero di cooperative a maggioranza femminile, seguita dal Lazio.

    Sono il 61% degli occupati e rappresentano il 26,6% della governance: 10% in più degli altri modelli d’impresa) Il cuore delle cooperatrici batte al Sud. Il 54% delle imprese in cui le donne rappresentano la maggioranza della compagine sociale si trova nelle regioni del Mezzogiorno, 1 su 5 è attiva in una delle due isole maggiori, Sicilia e Sardegna, unica macroarea in cui tra il 2019 e il 2022 si è registrato un saldo attivo nello stock delle cooperative attive (+2,1%) a fronte di un decremento netto del 7% nelle regioni del nord ovest e del 6,4% in quelle centrali. 

    Complessivamente in Italia le cooperative femminili sono poco più di 18mila. A fronte di un’incidenza nazionale del 24 % sul totale, sono ben 14 le Regioni dove le coop rosa hanno una concentrazione superiore, ma quelle in cui la media regionale e inferiore a quella nazionale sono più significative per numero di imprese e fatturato (Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige, Campania, Veneto, Toscana), in sostanza la cooperazione femminile è maggiormente presente al Sud dove le economie sono più fragili a dimostrazione della capacità delle cooperative di fare da ascensore sociale.

    In termini assoluti la Sicilia è la prima regione per numero di cooperative con la maggioranza di soci donne, con quasi 3.300 imprese, a distanza segue il Lazio con poco più di 2.050 unità. Le regioni in cui ci sono più di 1000 cooperative rosa sono solo 6: Sicilia e Lazio, sono seguite da Campania (2007), Puglia (1884), Lombardia (1790) e Sardegna (1115).

    Le coop rosa sono maggioranza assoluta rispetto all’universo delle cooperative attive in Italia sia nei servizi per l’istruzione e formazione che nell’ambito socio sanitario, dove si attestano saldamente oltre il 52%, mentre rappresentano un terzo di quelle attive in ambito culturale. Sono invece poco più del 10% nei settori delle costruzioni/abitazione e nella logistica. In valori assoluti il settore con più coop rosa è quello socio sanitario con oltre 5mila imprese, segue a distanza pulizie multiservice con 2.250 aziende.

    Giovani, ne parla Dennis Maseri

    Oltre alle donne, anche i giovani si stanno avvicinando alla cooperazione, seppur con una percentuale in calo rispetto agli anni precedenti. Le cooperative attive con maggioranza di soci under 35 si attestano infatti al 4,9%, il valore più basso degli ultimi anni. Tuttavia, sono state costituite 351 nuove cooperative, dimostrando che l’interesse nel settore è ancora vivo.

    Dennis Maseri, coordinatore dei giovani imprenditori di Confcooperative, ha dichiarato: “Le SRL semplificate a 1€ drogano la fase di startup. Il ricambio generazionale è un problema che coinvolge anche le cooperative. Sono 3700 le cooperative con la maggioranza soci under 35 e sono 351 le nuove costituite. Nel complesso l’incidenza di cooperative attive giovanili sul totale delle cooperative attive in Italia si attesta, nel 2022, al 4,9%. Si tratta del peso più basso registrato nel periodo 2015−2022. Era del 9,7% nel 2015. A fine 2022 le cooperative attive sono poco più di 3.700. Il  64% si concentra al Sud, la Sicilia, con 697 unità, mantiene il primato assoluto per seguita dalla Campania con 637 unità attive. Al Centro fa riferimento il 15% (il Lazio è la quarta regione per numero di cooperative giovanili, con 379unità attive). Il 12% è localizzato al Nord−Ovest (la  Lombardia è la quinta regione per numero di cooperative giovanili, con 272 unità attive). Infine, al Nord−Est il restante 9%. Su base territoriale in h le aree del Paese si segnala una consistente diminuzione dello stock di cooperative attive giovanili nel periodo in esame. Nello stesso periodo l’unica regione in cui cresce è il Trentino Alto Adige +14%. La cooperazione di abitazione con 540 unità, pari al 14,6% del totale delle cooperative attive giovanili in Italia nel 2022. è l’ambito settoriale con la maggior presenza di coop under 35, seguito dal settore ricettivo e ristorazione, con il 7,8%, quello sociale e sanitario, con il 5,5%, e l’istruzione e formazione, sempre con il 5,5%”.


  • Necessarie azioni di contrasto per combattere il falso made in Italy agroalimentare

    Il mercato del falso Made in Italy agroalimentare sta causando un danno economico considerevole alle imprese che producono il vero Made in italy.

    Il mercato del falso Made in Italy agroalimentare sta causando un danno economico considerevole alle imprese che producono il vero Made in italy.

    Il fatturato dell’export dei prodotti agroalimentari percepiti come italiani vale oltre 129 miliardi di euro, di questi solo il 40% va alle imprese che producono vero made in Italy, il resto alimenta l’industria del falso.

    La denuncia viene dal workshop “La cooperazione agroalimentare tra tutela e valorizzazione del cibo italiano. L’export alla prova dei mercati e dell’Italian Sounding”, organizzato da Confcooperative nel corso della prima giornata del Festival dell’Economia a Trento.

    “In Giappone, Brasile e Germania, solo per citare i primi tre paesi più interessati dal fenomeno dell’Italian Sounding, 7 prodotti agroalimentari italiani su 10 non hanno nulla a che vedere con il vero made in Italy agroalimentare – ha sottolineato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini – Il mercato del falso nel made in Italy agroalimentare vale più del totale dell’export veramente italiano, nonostante quest’ultimo abbiamo superato la barriera psicologica dei 50 miliardi di controvalore. A fronte di questo risultato il falso made in Italy ha fatto registrare un fatturato poco meno di 80 miliardi, il 60% in più. Un paradosso che produce un notevole danno economico per i produttori e di immagine per l’intera economia del nostro Paese”

    “Supportare l’export – ha aggiunto Carlo Piccinini, presidente di Confcooperative Fedagripesca – non significa solamente promuovere, incentivare. Significa anche tutelare, direttamente nei mercati esteri, le quote di mercato che abbiamo conquistato con il grande impegno dei nostri esportatori, proteggendo le nostre eccellenze dalle imitazioni. Significa fare chiarezza su cosa è veramente Made in Italy prima di tutto a casa nostra nell’ottica della massima trasparenza che il consumatore merita”.

    I prodotti maggiormente falsificati sono Ragù, Parmigiano e Aceto Balsamico: 6 su 10 di quelli venduti all’estero sono italian fake food, prodotti che di italiano hanno solo il nome, eppure vengono percepiti come tali da chi li acquista. 

    Secondo Marco Grazioli, presidente di The European House Ambrosetti, per combattere il fenomeno del falso Made in Italy agroalimentare, occorre muoversi su due piani: uno culturale e uno normativo.

    “Sul primo fronte occorre senza dubbio favorire la consapevolezza del consumatore straniero verso le valenze distintive delMade in Italy agroalimentare. Dal punto di vista, normativo invece, è necessario puntare su nuovi accordi dilibero scambio, su intese bilaterali più favorevoli per le imprese agroalimentari stabilendo anche clausole chevietino l’evocazione dell’italianità e dare impulso alla tracciabilità sfruttando la tecnologia di blockchain e smart labeling e, in generale, contribuire a dare supporto tecnologico alle PMI italiane”.

    Imporre soluzioni normative e tecnologiche, sommate all’impegno delle realtà produttive, potrebbe mandare un segnale positivo e concreto nel contrasto alla contraffazione.