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  • Cooperfidi Italia: l’assemblea generale approva il Bilancio 2022 e conferma alla presidenza Mauro Frangi

    L’Assemblea Ordinaria dei Soci di Cooperfida Italia, ha approvato il Bilancio dell’Esercizio 2022.

    L’Assemblea Ordinaria dei Soci di Cooperfida Italia, tenutasi venerdì 5 maggio, ha approvato il Bilancio dell’Esercizo 2022. Inoltre, sono stati nominati i Componenti del Consigli di Amministrazione e il Consiglio Sindacale per il triennio 2023/2025. Mauro Frangi, Presidente di Confcooperative Insubria e di CFI-Cooperazione Finanza Impresa, è stato confermato alla Presidenza; al suo fianco nel ruolo di Vice Presidente è stato confermato Emanuele Danieli.

    Il Bilancio del 2022, approvato all’unanimità dai delegati, chiude con un utile di 117 mila euro anticipando le previsioni del Piano Triennale 2022/2024 di due anni. “Il bilancio 2022 – commenta il presidente Frangi – raggiunge l’utile già nel primo degli anni oggetto del Piano Triennale 2022-24 anticipando l’obiettivo del risultato in area positiva previsto solo nel 2024. Un risultato di cui siamo orgogliosi, che mette in luce il costante miglioramento della gestione corrente già avviato nel 2020″. 

    Determinanti per questo risultato la crescita delle commissioni nette di garanzia (a quota € 2,277 milioni, nel 2021 erano pari a € 2,153 milioni, +5,8%), e una ulteriore contrazione di 80 mila euro (-2,8%)dei costi operativi oltre a un contributo di 475 mila euro dal superamento delle riprese di valore su crediti deteriorati rispetto agli accantonamenti a copertura del rischio di credito. Il numero delle operazioni garantite ha raggiunto quota 467 (+3% rispetto al 2021), i volumi garantiti € 55,78 milioni (+14%) e lo stock delle garanzie in essere € 123,3 milioni in contrazione del 2,8% sul 2021.

    Il Presidente Frangi ha dichiarato: « Continuare un percorso di crescita solido e sostenibile che abbiamo tracciato nel piano di attività presentato alla vigilanza, dovremmo continuare ad aumentare i volumi di attività, in un contesto in cui dovremo monitorare molto bene il discorso del credito. Da questo punto di vista Cooperfidi Italia si è attrezzato nel 2023 con il sostegno dei tre fondi mutualistici della cooperazione e ha costituito una sotto sezione speciale del Fondo Centrale di garanzia, riservata alle imprese cooperative, realizzata in partnership con Cassa Depositi e Prestiti, all’interno di questo strumento potremmo incrementare le garanzie offerte da Cooperfidi alle imprese sino al 90%».

    «L’obiettivo è l’economia cooperativa, l’economia sociale –ha continuato il Presidente Frangi– per storia, per vocazione, per caratteristica, all’interno di questo quadro si innesca un focus specificatamente dedicato al settore primario, quindi all’agricoltura e alla pesca. In ogni caso Cooperfidi ha scelto di rimanere un confidi di nicchia, di non diventare generalista, ma di giocare nel campo di gioco delle cooperative, dell’economia sociale, rispetto al quale ha strumenti, modalità di affiancamento delle imprese che lo rendono ovviamente unico».


  • FonCoop: stanziati 7,5 mln per sostenere la transizione digitale e ambientale delle cooperative

    L’Avviso 54 è uno strumento innovativo e versatile che mira ad affrontare le grandi transizioni digitali e ambientali nel solco della sostenibilità. Lo stanziamento di 7,5 milioni di euro è suddiviso in due distinte linee di finanziamento.

    Fon.Coop, il fondo di assistenza formativa delle cooperative, ha reso pubblico il suo primo Avviso del 2023. L’avviso, denominato Avviso 54 Aziendale, offre una sintesi delle politiche di finanziamento proposte in questi anni a sostegno delle strategie di sviluppo della competitività delle imprese e di valorizzazione delle competenze dei lavoratori.

    L’Avviso 54 Aziendale si fa in due

    L’Avviso 54 Aziendale è uno strumento innovativo e versatile che mira ad affrontare le grandi transizioni digitali e ambientali nel solco della sostenibilità. Lo stanziamento di 7,5 milioni di euro è suddiviso in due distinte linee di finanziamento. La prima linea, di 4 milioni, è destinata ai piani formativi dedicati al fabbisogno aziendale, suddivisi su base regionale. La seconda linea, di 3,5 milioni, è destinata alle imprese che aderiscono al Fondo che hanno partecipato all’Avviso Fondo Competenze ma sono escluse dall’Avviso 53/2023 dedicato al Fondo nuove competenze per esaurimento risorse. 

    Il Presidente Gizzi: “Avviata la partnership con Anpal sull’Avviso Fondo Nuove Competenze“

    Il Presidente di Fon.Coop, Giuseppe Gizzi, ha evidenziato che L’Avviso 54 rappresenta una risposta alle esigenze delle cooperative impegnate nelle attuali transizioni ambientali e digitali. Inoltre “Lo scorso novembre– ha sottolineato il presidente Gizzi– abbiamo avviato la partnership con Anpal sull’Avviso Fondo Nuove Competenze (seconda edizione) per rispondere alle esigenze di tante nostre imprese cooperative impegnate ad affrontare le attuali transizioni ambientali e digitali. In totale sono oltre 280 le nostre aderenti che hanno fatto domanda ad Anpal: la linea dedicata del ‘nostro’ 54 ha l’ambizione di accogliere tutte le esigenze.”

    La vicepresidente di Fon.Coop, Valentina Verduni, ha sottolineato l’innovatività dell’Avviso 54, in grado di rielaborare ed ampliare le tematiche come il green e il digital, per rispondere ai bisogni formativi delle cooperative in coerenza con la propria esperienza. “Il Fondo ha costantemente indirizzato il fabbisogno formativo delle imprese verso le grandi sfide prima fra tutte l’Agenda 2030 e i più recenti obiettivi del PNRR in chiave di competitività condivisa e partecipata. È infatti richiesto – spiega Verduni – come elemento comune in tutti i Piani formativi, la costruzione di percorsi di upskilling finalizzati a rafforzare le competenze chiave della sostenibilità. Le imprese, poi, potranno indirizzare le attività formative sul sostegno alla transizione green, alla trasformazione digitale, alla trasformazione organizzativa e gestionale”.

    Il solido impianto dell’Avviso, ha evidenziato la vicepresidente Verduni, consente alle cooperative di incidere su driver fondamentali della propria attività imprenditoriale, indipendentemente dal settore di riferimento.  Le imprese avranno l’opportunità di indirizzare le attività formative sul sostegno alla transizione green, alla trasformazione digitale, alla trasformazione organizzativa e gestionale. Sono anche proposti percorsi che promuovono il welfare aziendale, l’equo ricambio generazionale, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e le pari opportunità con la valorizzazione del lavoro femminile di qualità.


  • Regolamento UE imballaggi: parere consultivo della commissione Politiche UE della Camera

    La commissione delle Politiche UE della Camera e la commissione del Senato hanno espresso alcune criticità sul Regolamento UE sugli imballaggi, evidenziando la necessità di una maggiore flessibilità e di un approccio più equilibrato che tenga conto della realtà di ogni paese.

    La commissione delle Politiche UE della Camera e la commissione del Senato hanno espresso alcune criticità sul Regolamento UE sugli imballaggi, evidenziando la necessità di una maggiore flessibilità e di un approccio più equilibrato che tenga conto della realtà di ogni paese. Sono invece ancora attesi i pareri delle commissioni Ambiente.

    La proposta di Regolamento UE sugli imballaggi prevede un sistema di responsabilità estesa del produttore che aggrava significativamente gli oneri a carico delle imprese senza aumentare il livello di tutela dell’ambiente. La commissione Politiche UE della Camera ha licenziato un parere consultivo con diverse osservazioni sulla proposta in questione.

    Italia e altri Stati membri: ottimi risultati raggiunti

    Secondo il parere della commissione della Camera, la proposta di Regolamento UE sugli imballaggi non tiene in adeguata considerazione gli ottimi risultati raggiunti da alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, che ha già adottato misure efficaci per la riduzione della quantità di rifiuti e anche le imprese italiane si sono adoperate per la sostenibilità ambientale.

    Obiettivi ambizioni ma vincoli tecnologici

    Il Regolamento UE sugli imballaggi stabilisce obiettivi molto ambiziosi imponendo però, anche le tecnologie con le quali raggiungerli, senza concedere modelli alternativi e, secondo la commissione della Camera, questa scelta limita la capacità delle imprese di innovarsi e non tiene conto della realtà di ogni paese.

    Risoluzione del Senato: oneri a carico dell’industri e incentivazioni ai consumatori

    Anche al Senato è stata approvata la risoluzione su testo del Regolamento UE sugli imballaggi, da inviare a Bruxelles. Nella risoluzione si afferma che è opportuno prevedere che gli oneri sull’industria, connessi con le norme sulla responsabilità estesa del produttore, siano accompagnati da forme di promozione e incentivazione ai consumatori volte a evitare la dispersione dei rifiuti di imballaggio nell’ambiente.

    La nuova direttiva rischia di penalizzare il Made in Italy

    Il nuovo Regolamento UE sugli imballaggi, rischia di danneggiare i consumatori e di cancellare dagli scaffali dei supermercati l’insalata in busta oltre ai cestini delle fragole, le confezioni dei pomodorini e le arance in rete. La normativa così formulata, imporrebbe l’addio alle confezioni monouso per frutta e verdura che abbiano un peso inferiore a 1,5 chili.

    La normativa avrebbe anche effetti sul comparto del vino, in quanto condurrebbe a una standardizzazione delle bottiglie e alla riduzione del loro peso, eliminando di fatto il formato magnum. Dal primo gennaio 2030, inoltre, il 10% delle bevande alcoliche immesse sul mercato dovrà utilizzare imballaggi inseriti in sistemi di riuso e dal primo gennaio 2040 tale soglia dovrà salire al 25%. Per i vini, a eccezione degli spumanti, è prevista una soglia del 5% a partire dal primo gennaio 2030 che salirà al 15% entro il primo gennaio 2040.


  • Contrasto alla Contraffazione in Italia: Pubblicato il Rapporto Iperico 2022

    Pubblicato il Rapporto Iperico 2022, che analizza l’attività di contrasto alla contraffazione in Italia nel corso del 2021.

    Il fenomeno della contraffazione rappresenta una minaccia costante per l’economia e per la tutela dei consumatori.

    Per tale ragione l’Ufficio italiano brevetti e marchi del ministero delle imprese, in collaborazione con Invitalia, ha pubblicato il Rapporto Iperico 2022, che analizza l’attività di contrasto alla contraffazione in Italia nel corso del 2021. L’obiettivo principale del Rapporto è quello di migliorare la collaborazione tra le autorità competenti e valorizzare il patrimonio informativo

    I dati elaborati dall’Agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli e dalla Guardia di Finanza indicano che nel periodo tra il 2008 e il 2021 sono stati effettuati 208mila sequestri per contraffazione, con un quantitativo di 617 milioni di articoli e un valore economico di 5,9 miliardi di euro. Nel 2021, i sequestri sono stati pari a 22.984, con un aumento del 63% rispetto all’anno precedente.

    Tra gli articoli maggiormente sequestrati nel 2021 risultano: la categoria altre merci (78,9%); l’abbigliamento (10,5%) e gli accessori (3,6%); i giocattoli (3,2%); le calzature (1,4%); le apparecchiature elettriche (1,5%) e profumi e cosmetici (0,4%).

    Nello specifico, i principali sequestri riguardano le etichette destinate al confezionamento del materiale falso (22,8%), il materiale per imballaggio e i dispositivi di protezione individuale (14,3%). Nel settore dell’abbigliamento, invece, sono stati sequestrati tessuti e filati (48,3%), abbigliamento in tessuto (30,4%) e maglieria (20,7%).

    Il Rapporto evidenzia anche una diminuzione della tendenza alla contraffazione nel settore delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per quanto riguarda la categoria profumi e cosmetica, la percentuale ammonta rispettivamente al 69,6% e al 26,3%, per un valore di 690mila euro per i primi e 560mila per i secondi. Sono 120mila i pezzi intercettati dalle autorità, di cui 40mila cosmetici solo nella provincia Lodi. L’azione di contrasto alla contraffazione si concentra principalmente in Lombardia e in Toscana, dove sono state sequestrate circa 8 milioni di articoli.

    La lotta alla contraffazione deve diventare sempre di più un obiettivo prioritario per salvaguardare il mercato italiano e tutelare i consumatori dalle possibili conseguenze negative dei prodotti contraffatti.


  • Confcooperative Romagna: Raccolta fondi per le Cooperative colpite dall’alluvione

    Confcooperative Romagna ha aperto una raccolta fondi per dare sostegno alle cooperative colpite dall’alluvione

    Confcooperative Romagna ha aperto una raccolta fondi per dare sostegno alle cooperatrici e ai cooperatori delle imprese associate che hanno subito danni a causa dell’alluvione che nei giorni scorsi ha colpito la Romagna e in particolare i comuni della Romagna faentina e della Bassa Romagna.

    Maurizio Gardini, Presidente di Confcooperative, ha espresso solidarietà e vicinanza alle cooperative romagnole messe in ginocchio dal maltempo. «Un duro colpo per un territorio – dice Maurizio Gardini – che è cuore pulsante di eccellenze cooperative nell’agroalimentare, nei servizi, nel welfare, nella pesca. e in tanti altri settori. Produttori agricoli, allevatori, donne e uomini delle nostre cooperative già messi duramente alla prova. Ci stiamo adoperando per non lasciarli soli»

    «Abbiamo già ricevuto tante segnalazioni da parte delle nostre imprese. È ancora presto per stimare i danni ma vogliamo essere pronti e fare tutto il possibile per aiutare le cooperative, le persone che vi lavorano e le loro famiglie – sottolinea il presidente di Confcooperative Romagna, Mauro Neri –. È il momento di restare uniti e cooperare».

    «Questo è solo un piccolo aiuto in più che vogliamo dare alle famiglie e alle persone colpite da questa calamità. Stiamo lavorando a ogni livello, locale, regionale e nazionale per fare in modo che la ripresa sia più veloce ed efficace possibile – continua Neri – e che arrivino presto tutte le risorse possibili da parte dello Stato. Bene ha fatto la Regione a richiedere lo stato di calamità per il nostro territorio e, stante le informazioni in possesso nelle ore antecedenti gli eventi, positivo è stato il lavoro di comunicazione e informazione fatto dagli amministratori locali, dalle forze dell’ordine e dalla Protezione civile. Sono state colpite molte abitazioni ma anche molte imprese, per non parlare di ettari ed ettari di campi coltivati che già avevano subito i danni da gelate e grandinate – prosegue -. Siamo, inoltre, molto preoccupati per il territorio collinare e montano che ha subito smottamenti e frane in diversi punti, ostacolando la viabilità e rendendo ancora più difficile la tenuta del territorio. Auspichiamo che la ripresa sia celere ma anche lungimirante e che si lavori per mettere sempre più in sicurezza i territori in vista di eventi calamitosi come questo, partendo dalle montagne e arrivando alle pianure».

    Modalità per contribuire alla raccolta

    Tutte le persone che vogliono contribuire alla raccolta fondi possono donare tramite bonifico al conto corrente bancario “Confcooperative Romagna per le cooperatrici e i cooperatori alluvionati” IBAN IT25 G 08542 23700 000000731028. Il conto è aperto presso la Bcc ravennate, forlivese e imolese che ha azzerato ogni costo di commissione per tutti i correntisti. Per chi non ha il conto presso l’istituto di credito cooperativo valgono le commissioni previste dalla propria banca.


  • La 7° edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile torna in presenza

    La settima edizione del Festival dello Sviluppo sostenibile si terrà dall’8 al 24 maggio 2023.

    Dall’8 al 24 maggio si terrà il Festival dello Sviluppo Sostenibile, organizzato dall’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile ( ASviS) e con la media partnership della Rai e dell’ANSA.

    L’evento, giunto alla sua settima edizione, è la più grande iniziativa italiana per sensibilizzare e mobilitare cittadini, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, e realizzare un cambiamento culturale e politico che consenta all’Italia di attuare l’Agenda 2030 delle Nazioni unite e i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).

    Il Festival si svolge su tutto il territorio nazionale nell’arco di 17 giorni, tanti quanti sono gli SDGs, per coinvolgere e sensibilizzare fasce sempre più ampie della popolazione sui temi dello sviluppo sostenibile. Durante la manifestazione si terranno centinaia di iniziative, proposte a un pubblico variegato, per coinvolgere, includere e dare voce alla società italiana.

    Il programma del Festival

    Il Festival torna in presenza con un programma ricco di novità, itinerante, basato su centinaia di iniziative, che da Nord a Sud animeranno l’Italia intera durante il mese di maggio.

    Quest’anno saranno 24 gli eventi di rilevanza nazionale, organizzati dall’ASviS e dai suoi Gruppi di lavoro, oltre alle centinaia di iniziative realizzate direttamente degli Aderenti dell’Alleanza. 

    Saranno cinque le tappe principali in grandi città italiane, dedicate ciascuna ad approfondire una diversa dimensione della sostenibilità: sociale a Napoli dall’8 al 10 maggio, ambientale a Bologna dall’11 al 14 maggio, economica a Milano dal 15 al 17 maggio, culturale a Torino dal 18 al 22 maggio, istituzionale a Roma il 23 e 24 maggio, dove il Festival si concluderà con un incontro presso la Camera dei Deputati. 

    Quest’anno sarà possibile seguire l’evento in presenza registrandosi, ci saranno anche i “Talk sul futuro” realizzati dall’Alleanza con Rai e Ansa, i festival territoriali, gli appuntamenti proposti da scuole e università, e in particolare dalla Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus), le iniziative dei “nuovi percorsi” (nate dalle collaborazioni con diverse realtà della società civile) fino ai “compagni di viaggio“, le manifestazioni gemellate con il Festival.


  • Pesca: Tutte le marinerie suoneranno le loro sirene come protesta simbolica contro le politiche europee

    Tra sabato 6 e domenica 7 maggio, si sentiranno le sirene dei pescherecci risuonare lungo le coste italiane e delle marinerie europee per mostrare il profondo dissenso sul bando degli attrezzi mobili di fondo e relative restrizioni proposte dalla Commissione europea attraverso il Piano di Azione per proteggere gli ecosistemi marini.

    Le Organizzazioni nazionali della pesca italiana, tra cui l’Alleanza delle Cooperative Pesca e Acquacoltura  (Fedagripesca-Confcoopertive, Agci Agro Ittico Alimentare, Legacoop Agroalimentare) rispondono all’appello dell’Alleanza Europea della pesca di fondo per dare vita a una larga protesta contro le politiche europee che stanno mettendo a rischio il futuro del settore. Contrarietà già espressa durante la riunione del MEDAC tenutasi a Montpellier.

    Tra sabato 6 e domenica 7 maggio, si sentiranno le sirene dei pescherecci risuonare lungo le coste italiane e delle marinerie europee per mostrare il profondo dissenso sul bando degli attrezzi mobili di fondo e relative restrizioni proposte dalla Commissione europea attraverso il Piano di Azione per proteggere gli ecosistemi marini.

    I suoni saranno caricati sui social con l’hashtag #SOS_EU_Fishing e trasmessi alla Commissione europea per il 9 maggio, giornata dell’Europa. “È stato scelto il 9 maggio come data simbolica per esprimere quanto le comunità della pesca abbiano raggiunto il limite e temano per la loro stessa sopravvivenza.

    La pesca è una politica di competenza europea e la Commissione è l’unico amministratore della Politica Comune della Pesca.

    “Quale dovrebbe essere, dunque, una politica che unisca i pescatori e li renda orgogliosi di essere europei, politica che invece oggi è fonte solo di prospettive depressive? È questo il motivo per il quale abbiamo scelto il giorno dell’Europa come data per suonare le sirene delle nostre imbarcazioni, per richiamare l’attenzione dei cittadini, delle forze politiche, delle istituzioni sul nostro profondo disagio”, affermano gli organizzatori.

    “Il settore europeo si confronta con enormi sfide come la Brexit, gli effetti della pandemia, la competizione sullo spazio marino con le industrie come le fattorie eoliche, l’inflazione e i costi dell’energia alle stelle. La Commissione europea con il suo piano di azione e la sua proposta di proibire la pesca di fondo nel 30% dei nostri mari arriva come un altro chiodo nella bara in cui il Commissario Sinkevičius vuole chiudere la pesca a strascico”, concludono gli organizzatori.


  • Marchi storici, un francobollo dedicato a Cirio

    Giovedì 4 maggio è stato presentato il francobollo ordinario dedicato a Cirio, nell’ambito di una cerimonia che si è svolta a Roma presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

    Giovedì 4 maggio è stato presentato il francobollo ordinario dedicato a Cirio, nell’ambito di una cerimonia che si è svolta a Roma presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il francobollo Cirio fa parte della serie tematica “Le eccellenze del sistema produttivo ed economico” dedicata ai Marchi storici di interesse nazionale del settore agroalimentare.

    “Il francobollo che oggi viene emesso suggella la storia e il successo di un emblema come il marchio Cirio che da oltre 160 anni rappresenta l’eccellenza e la tradizione della cucina italiana nel mondo”, ha commentato Pier Paolo Rosetti, Direttore Generale di Conserve Italia, il consorzio cooperativo proprietario del marchio Cirio. “Abbiamo ora il compito – ha proseguito Rosetti nel suo intervento al Ministero – di continuare a portare avanti tale storia, con il sostegno delle nostre Istituzioni e anche grazie all’adesione all’Associazione Marchi Storici d’Italia, della quale siamo soci fondatori”.

    Alla cerimonia per la presentazione dei francobolli hanno partecipato, tra gli altri, il Ministro Adolfo Urso, il Sottosegretario Fausta Bergamotto, il Presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia Massimo Caputi, il Rappresentante dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Paolo Cento, il Rappresentante di Poste Italiane Giovanni Machetti.

    Il francobollo ordinario Cirio, stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e diffuso da Poste Italiane in numero limitato, raffigura un’immagine iconica e molto conosciuta del marchio: si tratta del manifesto realizzato nel 1921 dal celebre pittore e pubblicitario Leonetto Cappiello, che rappresenta una donna danzante con frutta e verdura (in particolare, pomodori) appoggiata con un piede su una lattina Cirio.

    Cenni storici di Cirio

    Nel 1856 Francesco Cirio, all’epoca un ventenne originario di Nizza Monferrato e cresciuto a Fontanile, nell’Alto Monferrato, avvia a Torino la sua impresa introducendo per primo in Italia la tecnica dell’appertizzazione per la conservazione dei prodotti ortofrutticoli e ricevendo nel 1867 importanti riconoscimenti alla Grande Esposizione Universale di Parigi. Alla morte del fondatore, avvenuta il 9 gennaio 1900, l’industria “Cirio – Società Generale delle Conserve Alimentari” risulta tra le più grandi in Europa nel settore agroalimentare.

    L’eredità di Francesco Cirio viene raccolta dalla famiglia Signorini che promuove lo sviluppo dell’azienda con nuovi stabilimenti conservieri in Campania. Dalla metà degli anni Venti, Cirio entra nel vissuto delle famiglie italiane con un sapiente utilizzo degli strumenti pubblicitari. Il claim “Come natura crea, Cirio conserva” accompagna questa crescita. Nel 1970 la Cirio viene ceduta alla SME (società del Gruppo IRI) che la controlla fino al 1993, anno della privatizzazione.

    Nel 2004 il consorzio cooperativo bolognese Conserve Italia interviene con l’acquisizione del marchio, che aveva necessità di essere rilanciato, un intervento che di fatto evita la delocalizzazione della produzione. Si avvia contestualmente il processo di internazionalizzazione del marchio Cirio, che diviene sempre più ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Nel 2013 è stata rinnovata l’immagine di Cirio secondo i valori di sempre e con uno sguardo al futuro che valorizza qualità e italianità dei prodotti.


  • fondosviluppo bando cooperative

    Approvato il nuovo Decreto Lavoro. Gamberini: “Bene taglio del cuneo fiscale, bisogna però renderlo strutturale”

    Il 1° maggio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il tanto atteso Decreto Lavoro, un decreto legge che presenta diverse novità e prevede una serie di misure di inclusione sociale e lavorativa, revisione dei contratti di lavoro subordinato e riduzione del cuneo fiscale.

    Il 1° maggio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il tanto atteso Decreto Lavoro, un decreto legge che presenta diverse novità e prevede una serie di misure di inclusione sociale e lavorativa, revisione dei contratti di lavoro subordinato e riduzione del cuneo fiscale.

    Cosa prevede il Decreto?

    Per quanto riguarda la riduzione del cuneo fiscale in favore dei lavoratori dipendenti con redditi fino a 35.000 euro lordi annui e viene innalzato l’esonero parziale sui contributi previdenziali per l’indennità, la vecchiaia e i superstiti a carico dei lavoratori dipendenti.

    Il provvedimento prevede anche l’incremento della soglia dei Fringe benefit esclusivamente per i lavoratori dipendenti con figli a carico e l’estensione ai genitori vedovi della maggiorazione dell’assegno unico prevista per i nuclei familiari in cui entrambi i genitori sono occupati.

    A partire dal 1 gennaio 2024 sarà introdotta anche una nuova misura di integrazione al reddito in favore dei nuclei familiari che comprendano una persona con disabilità, un minorenne o un ultra-sessantenne e che siano in possesso di determinati requisiti.

    Per favorire l’occupazione giovanile sono previsti incentivi per i datori di lavoro che assumono giovani sotto i 30 anni e viene introdotto un contributo per i soggetti di età compresa tra i 18 e i 59 anni in condizione di povertà assoluta.

    Il Decreto apporta anche alcune modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, variando le causali che possono essere indicate nei contratti di durata prevista tra il 12/24 mesi, per consentire un uso più flessibile di tale tipologia contrattuale, mantenendo comunque fermo il rispetto della direttiva europea sulla prevenzione degli abusi.

    Infine, verrà istituito un Fondo per i familiari degli studenti vittime di infortuni in occasione delle attività formative e vengono introdotte disposizioni in materia di condivisione dei dati per il rafforzamento della programmazione dell’attività ispettiva e di vigilanza.

    Le dichiarazioni del presidente di Legacoop Simone Gamberini

    Secondo Gamberini, il taglio del cuneo fiscale è una misura positiva, che deve però essere resa strutturale e per far recuperare il potere d’acquisto ai lavoratori, bisogna detassare gli aumenti contrattuali per la durata di vigenza dei contratti collettivi appena stipulati.

    Inoltre, il Presidente di Legacoop, si è detto preoccupato per l’aumento dei tassi di interesse, che rendono più oneroso il debito e comprimono l’accesso al credito per le imprese. Pertanto, è necessario defiscalizzare gli investimenti per la transizione digitale e verso gli obiettivi di sostenibilità.

    Per quanto riguarda i contratti a termine, Gamberini ha sottolineato «di fatto viene accolta una richiesta che da tempo la cooperazione porta avanti, ovvero il rinvio alla contrattazione collettiva per la definizione di ulteriori causali in aggiunta a quelle previste dal cosiddetto Decreto Dignità. Anche se restano alcuni dubbi, da verificare una volta che sarà reso noto il testo definitivo, relativi alla portata della contrattazione (se nazionale, territoriale o aziendale) e alla possibilità di redigere, in assenza di contrattazione collettiva, patti individuali che si potrebbero prestare facilmente a fenomeni di abuso».

    Sul reddito di cittadinanza, Gamberini ha evidenziato che, sebbene ci fossero alcune perplessità nell’organizzazione dello strumento, ha svolto una funzione importante di sostegno al reddito negli ultimi anni.

    Infine, riguardo allo strumento che andrà a sostituire il reddito di cittadinanza dal prossimo anno, il Reddito di Inclusione, Gamberini ha espresso che: «permangono forti perplessità sulla definizione di congruità, con la previsione che il destinatario abile al lavoro debba accettare la proposta in qualsiasi area del Paese purché sia rispettato il minimo del Ccnl applicato. Il reddito di inclusione, inoltre, dovrebbe essere valutato congiuntamente con lo “Strumento di Attivazione”, unico residuo delle originali velleità di considerare l’allora RdC uno strumento per le politiche attive del lavoro che, per essere efficaci, hanno bisogno di ben altri interventi».


  • Il 12 maggio a Cosenza si avvia l’officina delle Pari opportunità

    Venerdi 12 maggio, presso l’Officina delle Idee a Cosenza, si terrà l’evento “Officina delle Pari Opportunità”, promosso e organizzato da Confcooperative Calabria con il contributo della Banca di Credito Cooperativo BCC Mediocrati.

    Venerdì 12 maggio, presso l’Officina delle Idee a Cosenza, si terrà l’evento “Officina delle Pari Opportunità”, promosso e organizzato da Confcooperative Calabria con il contributo della Banca di Credito Cooperativo BCC Mediocrati.

    L’iniziativa vuole promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere, valorizzare il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e raccontare le storie delle tante cooperatrici calabresi che ogni giorno si impegnano per costruire un futuro inclusivo e capace di garantire per davvero a tutte/i uguali opportunità.

    L’evento vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco della Città di Cosenza Franz Caruso, il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, la Presidente della Provincia di Cosenza e Sindaco di San Giovanni in Fiore Rosaria Succurro e Antonietta Stumpo, Consigliera di Parità Effettiva della Commissione regionale per l’eguaglianza dei diritti e delle pari opportunità tra uomo e donna. Ci saranno inoltre tanti dirigenti cooperativi tra cui il Presidente di Confcooperative Calabria Camillo Nola, la Vice Presidente Iolanda Cerrone e la Vice Presidente nazionale di Confcooperative e nonché presidente della Commissione Dirigenti Cooperatrici di Confcooperative, Anna Manca.

    “Abbiamo voluto fortemente questo evento – sottolinea Camillo Nola, presidente di Confcooperative Calabria – perché crediamo che il coraggio delle nostre cooperatrici meriti uno spazio importante nel dibattito pubblico calabrese e nazionale. La cooperazione è in assoluto lo strumento migliore per promuovere una reale parità di genere, come dimostrano i dati sulla presenza femminile nella governance delle cooperative e sugli occupati”.

    Secondo gli ultimi dati di Confcooperative, infatti, le donne rappresentano il 60% degli occupati nelle oltre 20.000 cooperative associate a Confcooperative. La strada però verso l’affermazione delle pari opportunità è ancora lunga e passa inevitabilmente anche dal racconto delle storie delle donne che hanno subito violenze, prevaricazioni e discriminazioni di ogni tipo e sono riuscite, con coraggio, a raggiungere obiettivi ambiziosi.

    Durante l’evento “Officina delle Pari Opportunità” ci saranno anche diverse performance artistiche, monologhi e riflessioni che vogliono raccontare queste storie e smontare tutti i luoghi comuni che ancora inquinano la nostra quotidianità nel mondo del lavoro e nella sfera privata.

    Le protagoniste di questi momenti di riflessione saranno le cooperatrici Desiré Emmanuela Chirico, Maria Rosaria Vuono, Emilia Mezzatesta e Katia Filice.

    Durante la serata interverranno, portando le loro esperienze di vita e lavoro, anche le cooperatrici Marina Galati e Raffaella Conci, oltre ad Antonella Veltri, Presidente di D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, realtà attivissima sul territorio regionale e nazionale a sostegno delle donne vittime di abusi e di violenza. Le conclusioni saranno affidate invece ad Anna Manca.

    La realizzazione dell’evento è stata possibile grazie all’impegno delle cooperative che fanno parte della rete di Confcooperative Calabria e al contributo di BCC Mediocrati, banca guidata dal Presidente Nicola Paldino, da sempre impegnata a sostenere le imprese femminili e a promuovere l’uguaglianza di genere nel territorio in cui opera.


  • Report FragilItalia: Flessibilità e tempo libero tra i principali fattori che la Generazione Z valuta per il lavoro perfetto

    AreaStudi Legacoop e Ipsos hanno pubblicato il Report FragilItalia  “I giovani generazione Z e il lavoro”

    I giovani di oggi vedono il valoro come una necessità per avere un reddito, ma allo stesso tempo avvertono l’importanza di conciliare studio e pratica per ottenere un lavoro soddisfacente.

    Secondo il Report FragilItalia “I giovani generazione Z e il lavoro”, elaborato da AreaStudi Legacoop e Ipsos, su un campione di 800 persone, i giovani dai 18-24 anni considerano il lavoro principalmente come una fonte di reddito e crede che unire la formazione con esperienze pratiche possa essere il modo migliore per ottenere un lavoro che soddisfi le esigenze personali. Molti di loro preferiscono percepire uno stipendio con una base fissa e una componente variabile legata ai risultati raggiunti.

    Inoltre, vivendo in un’epoca in cui la tecnologia permette di lavorare da qualsiasi posto e in qualsiasi momento, i giovani attribuiscono più valore più valore alla flessibilità di orario e alla disponibilità di tempo libero, per avere maggiore tempo da dedicare a sè stessi e alle proprie passioni.

    Un altro elemento rilevante è la ricerca di opportunità di lavoro all’estero, dove vi è la possibilità di ottenere una retribuzione più elevata e avere maggiori opportunità di carriera. Questa scelta è spesso motivata dalla necessità di trovare migliori condizioni di vita e dalla voglia di mettersi alla prova in contesti nuovi e stimolanti.

    Un lavoro lontano da casa

    L’indagine si è soffermata nel chiedere ai giovani la loro disponibilità nell’accettare un posto all’estero e dai dati è emerso che tra i giovani, il 76% ha espresso la disponibilità ad accettare una proposta di lavoro in altre provincie della propria regione, il 73% in un’altra regione del Centro Italia, il 70% in un’altra regione del Nord, il 69% in un altro Paese europeo, il 54% in un’altra regione del Sud. Riguardo alle motivazioni che spingono a cercare un lavoro all’estero, il 53% indica gli stipendi più alti, il 29% le migliori opportunità di fare carriera, il 26% la maggiore valorizzazione di competenze ed esperienze, e il 23% il fatto che in Italia vengono offerti solo contratti di stage e che vige il sistema della raccomandazione.

    Lavoro al sesto posto nella scala dei valori

    Nella scala dei valori che gli italiani considerano più importanti, la generazione Z colloca al primo posto la famiglia (60%, rispetto ad una media nazionale del 78%), seguita dall’amicizia (54%, media nazionale 59%) e dall’amore (50%, media nazionale 63%). Il lavoro occupa la sesta posizione con il 38% (rispetto alla media nazionale del 49%), preceduto da divertimento (46%) e cultura (44%). Per 6 giovani su 10 il lavoro rappresenta principalmente una fonte di guadagno, per la metà un’opportunità di crescita e per il 45% un modo per affermare la propria indipendenza.

    Fattori che lo rendono soddisfacente

    Da sottolineare i dati relativi all’importanza dei fattori che possono consentire di ottenere un posto di lavoro soddisfacente. La metà degli intervistati (48%) indica l’opportunità di unire lo studio con esperienze di lavoro (3 punti in più rispetto alla media nazionale), il 34% la necessità di fare molta esperienza sul campo, mentre solo il 19% (media nazionale 23%) indica un’adeguata preparazione scolastica.

    Il lavoro ideale

    L’analisi si è concentrata su quelli che vengono considerati i cinque aspetti più importanti per definire il lavoro ideale, che fa emergere delle differenze tra gli intervistati. Se il trattamento economico sembra essere una priorità di tutti gli intervistati, per la generazione Z ad avere maggiore rilevanza è l’opportunità di avere maggiore tempo libero a disposizione e la flessibilità degli orari, seguita dall’autonomia. Solo al quarto posto la stabilità del lavoro (indicata dal 25% dei giovani, contro il 42% del totale degli intervistati).

    Fattori repulsivi e fattori attrattivi

    Agli intervistati è stato poi chiesto di elencare quali sono i fattori che allontano e quali quelli che avvicinano al lavoro.

    Tra i fattori repulsivi, al primo posto, per il 48% dei giovani vi è il timore di essere sfruttati; seguito da quello di non avere tutele (34%) e di non essere apprezzato (29%). I giovani appaiono più preoccupati della media complessiva per gli orari di lavoro (26% contro il 22% del totale); mentre lo sono di meno riguardo al non trovarsi bene con i colleghi (24% contro 32%) e all’avere sopra di sé qualcuno che comanda, magari con competenze inferiori (14% contro il 25%).

    Tra i fattori attrattivi per i giovani al primo posto vi è l’adeguata remunerazione, anche se con un intensità minore rispetto alla media complessiva (39% contro il 46%), seguita dall’opportunità di fare esperienza (31%) e dall’avere un capo che ascolta e riconosce i meriti del dipendente (29%).


  • Fedagripesca: Formare i giovani per potare più prodotti ittici nazionali sulle tavole degli italiani

    Fedagripesca- Confcooperative auspica ad un ricambio generazionale, necessario per portare più prodotti ittici nazionali sulle tavole degli italiani.

    Fedagripesca- Confcooperative, in linea con le dichiarazioni del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Seafood Expo Global a Barcellona, auspica ad un ricambio generazionale, necessario per portare più prodotti ittici nazionali sulle tavole degli italiani.

    Negli ultimi 10 anni, il settore ittico italiano ha registrato una diminuzione degli sbarchi del 15,7%, il volume delle produzioni sbarcate del 16,2% e il prezzo medio del 9%.

    Inoltre, sottolinea Fedagripesca, nell’ultimo decennio, il settore ha visto fuoriuscire il 16% dei lavoratori, passando da circa 30mila imbarcati ai poco meno di 24 mila, di cui circa 19.000 a tempo pieno, facendo registrare il 16% in meno.

    Fedagripesca ritiene sia necessario investire per incentivare i giovani a intraprendere una carriera nel settore ittico, soprattutto se si ragiona in chiave di blu economy, dove l’Italia si colloca al terzo posto per valore aggiunto tra i Paesi Europei, con il 13,5%. La filiera ittica con le sue 33.601 imprese rappresenta il 15% dell’economia del mare. I giovani attualmente occupati nella filiera ittica sono 3.253 e rappresentano il 9,7% delle filiere dell’economia blu.

    Paolo Tiozzo, vicepresidente Fedagripesca-Confcooperative, ha affermato: “Condividiamo la linea di pensiero del ministro, espressa in una cornice così importante come quella del Seafood che ha saputo valorizzare, nel padiglione voluto e organizzato dal Masaf, l’eccellenza delle produzioni ittiche nazionali. Sappiamo che nel settore ittico c’è bisogno di un ricambio generazionale e c’è spazio per crescere nella pesca, nell’acquacoltura e nella trasformazione. Per questo riteniamo che si debba investire per rilanciare gli istituti professionali come quelli per la pesca commerciale e le produzioni ittiche che oggi stentano a formare le classi”.