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  • “Pesca Sostenibile”: Pescatori di Bagnara Calabra e Patti puliscono il mare e utilizzano attrezzi da pesca sostenibili

    I pescatori di Bagnara Calabra e Patti, all’interno del progetto “Pesca Sostenibile”, da circa un anno stanno trasformando il mare e i fondali dei dintorni dello Stretto di Messina con l’intento di recuperare e portare i rifiuti alle isole ecologiche.

    I pescatori di Bagnara Calabra e Patti, all’interno del progetto “Pesca Sostenibile”, da circa un anno stanno trasformando il mare e i fondali dei dintorni dello Stretto di Messina con l’intento di recuperare e portare i rifiuti alle isole ecologiche. Bidoni di olio esausto, attrezzi da pesca dismessi, bottiglie di plastica e vecchie batterie, sono queste solo alcune delle tipologie di rifiuti che i pescatori hanno trovato in mare.

    “I pescatori sono i primi attori più interessati alla salvaguardia del mare – spiega Antonio Lombardo dell’organizzazione produttori della pesca La Perla del Tirreno – lo sfruttamento delle risorse arreca danni anche all’economia. I primi custodi del mare sono proprio i pescatori, ci tengono alla salvaguardia e alla conservazione delle specie”.

    Il progetto “Pesca Sostenibile”, promosso da Federcoopesca e Fedagripesca- Confcooperative, ha come obiettivo la sensibilizzazione dei pescatori verso una gestione responsabile dei rifiuti, sia quelli prodotti che quelli catturati con le reti. Inoltre, il progetto si concentra sulla pesca sostenibile e sulla salvaguardia degli ecosistemi marini nella zona dello Stretto di Messina.

    Il nome completo del progetto “Pesca sostenibile” è “Coinvolgimento dei pescatori nella protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi marini” ed è realizzato grazie al finanziamento del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (all’epoca della presentazione era Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) a valere sulla misura 1.40 del Programma Operativo FEAMP 2014-2020.

    Ad aver portato avanti le operazioni di pesca e pulizia sono state 12 imbarcazioni, sei in Calabria e sei in Sicilia, che hanno collaborato con i servizi comunali di raccolta e smaltimento dei rifiuti marini. Nelle imbarcazioni sono stati posti i mastelli per la raccolta differenziata, mentre si è allestita un’area per lo stoccaggio e il riciclaggio dei rifiuti marini nei porti di Bagnara Calabra e Patti.

    “È necessario che si sviluppi una cultura ambientale – racconta Nino Accetta presidente di Fedagripesca Confcooperative Sicilia –   Abbiamo avuto un grande aiuto a maggio 2022 con l’approvazione della Legge Salvamare: fino a poco tempo fa i rifiuti di mare erano equiparati a rifiuti speciali oggi possono essere smaltiti come rifiuti urbani, ovvero alle isole ecologiche o in porto nelle aree adibite”. 

    Accanto alla pulizia del mare sono diverse le azioni messe in campo per la pesca sostenibile. Il progetto, infatti, prevede anche la sperimentazione degli ami circolari per la salvaguardia delle Caretta Caretta, la formazione di pescatori, il monitoraggio dell’impatto dei piani di gestione delle aree Natura 2000 sulle attività di pesca e la verifica del loro stato di attuazione, l’analisi e la valutazione della presenza e distribuzione della Posidonia oceanica, la mappatura delle specie aliene da parte dei pescatori, la realizzazione di una app per registrare le specie aliene.

    Il progetto “Pesca Sostenibile” vuole sensibilizzare tutti sulla salute del nostro mare e promuovere una pesca responsabile che sia in grado di salvaguardare l’ambiente e le specie ittiche. “Grazie alla nostra formazione abbiamo immaginato dei pescatori 4.0,  pescatori che partano dalla difesa dell’ambiente e arrivino al risultato economico.  Attraverso la nostra formazione abbiamo potuto quindi rilanciare questa professione a 360 gradi”, afferma Paolo Tiozzo, vicepresidente Fedagripesca Confcooperative.

    Tutelare l’ambiente e salvaguardare la biodiversità nei mari è un compito che spetta a tutti. Iniziative come questa promossa dai pescatori di Bagnara Calabra e Patti dimostrano che con piccoli gesti concreti e la collaborazione tra tutti gli attori sociali, si può promuovere una corretta cultura ambientale e assicurare un futuro sostenibile per l’attività di pesca e per la salute del mare.

     


  • Assemblea nazionale di Confcooperative: Sale il PIL, ma aumentano le fratture

    Assemblea nazionale di Confcooperative. Una cooperativa su due non trova personale. In povertà assoluta 1,9 milioni di famiglie: il 12% degli italiani rinuncia alle cure sanitarie

    Le cooperative rappresentano una parte importante dell’economia sociale italiana, creano lavoro nel paese, pagano le tasse, distribuiscono la ricchezza e non la delocalizzano. Sono in grado di rispondere ai bisogni delle comunità e di portare servizi di welfare a milioni di italiani.

    Rispondono ai bisogni delle comunità. Realizzano il 25% dell’agroalimentare Made in Italy. Rappresentano il 30% della distribuzione al consumo e al dettaglio, il 19,6% degli sportelli bancari e portano servizi di welfare a 7 milioni di italiani.

    Le cooperative sono protagoniste dello sviluppo del Paese e sono l’ossatura di quella parte di economia sociale che si fa carico di aiutare l’Italia a crescere in modo sostenibile.

    Tuttavia, c’è un problema che tende a metterle in difficoltà: il mismatch.

    Il lavoro c’è mancano i lavoratori

    C’è una disconnessione tra il lavoro disponibile e le competenze dei lavoratori. Molte imprese non riescono a trovare le figure professionali di cui hanno bisogno, anche se vorrebbero assumere nuove persone. Una situazione che potrebbe minare la competitività del paese, causando un costo pari all’1,2% del Pil e 21 miliardi di euro.

    Il problema del mismatch è stato evidenziato anche dal Centro Studi Confcooperative, che ha affermato come una cooperativa su due non riesce a trovare le competenze di cui necessita: «Le nostre imprese occupano 540.000 persone, ne potrebbero assumere altre 30.000, ma non trovano professionalità, dal socio sanitario all’area tecnico scientifica, dall’agroalimentare al trasporto e ai servizi turisti e culturali». (Fonte Centro Studi Confcooperative)

    Una possibile soluzione al mismatch potrebbe essere la formazione professionale, che permette ai lavoratori di acquisire le competenze necessarie per trovare lavoro. Ma questo non basta.

    Ci sono ancora molti italiani che non riescono ad uscire dalla povertà, nonostante abbiano un lavoro.

    Cresce il PIL più delle aspettative, ma aumentano le diseguaglianze

    Secondo i dati dell’ISTAT ed Eustat, ci sono 3,8 milioni di lavoratori poveri che ricevono una retribuzione annuale uguale o inferiore ai 6.000 euro.

    Inoltre, ci sono 1,9 milioni di famiglie in povertà assoluta e 2,9 milioni di famiglie in povertà relativa, che coinvolgono 8,8 milioni di persone.

    La povertà riguarda anche l’istruzione con 500.000 giovani, più di 11 giovani su 100, nella fascia 18-24 anni, che abbandonano i percorsi di formazione senza aver conseguito un titolo di studio.

    C’è poi la povertà sanitaria, che coinvolge il 12% degli italiani che nel 2022 hanno scelto di non curarsi per mancanza di disponibilità economica pur avendone bisogno per risorse economiche scarse.

    Infine, c’è la povertà abitativa, circa 3 milioni di famiglie vivono nel sovraffollamento e lo indicano come il principale fattore di tensione e di criticità per la propria condizione personale. Il fenomeno riguarda 1,8 milioni di famiglie che vivono in affitto, il 35,6% del totale e 1 milione di famiglie proprietarie.


  • Confcooperative: Un’assemblea di confronto e prospettive per il futuro della cooperazione

    Si è svolta ieri a Roma, all’Auditorium della Musica, la quarantunesima assemblea di Confcooperative dal titolo Abbiamo cura del Paese.

    “Abbiamo cura del Paese” è il titolo della quarantunesima assemblea di Confcooperative che si è svolta ieri a Roma, all’Auditorium della Musica.

    Durante l’evento, sono stati affrontati temi di grande rilevanza per il mondo della cooperazione, incluse le sfide legate alla ricerca di profili professionali adeguati e il cosiddetto “mismatch” tra domanda e offerta di lavoro, che mina la competitività delle imprese cooperative e comporta un costo di ventuno miliardi di euro, pari all’1,2% del prodotto interno lordo, un impatto significativo che richiede un’azione congiunta per ridurre al minimo questo divario.

    L’assemblea ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del governo, tra cui i ministri Emanuele Fitto, Adolfo Urso, Francesco Lollobrigida, Matteo Salvini e Daniela Santanchè.

    Durante l’assemblea, è emerso un forte impegno da parte del governo nei confronti della cooperazione. I ministri presenti hanno sottolineato l’importanza di rafforzare la rete energetica attraverso interventi infrastrutturali strategici, coinvolgendo i principali attori italiani. Inoltre, è stata discussa la necessità di fornire incentivi sia alle famiglie che alle imprese, creando un ambiente favorevole alla crescita economica sostenibile.

    Confcooperative ha sottolineato che il ministero è sempre più vicino alle persone, poiché mette al centro delle sue attività il benessere e l’interesse delle comunità. Questo approccio umanistico è fondamentale per promuovere un’economia che sia al servizio dell’individuo, rispettando i valori fondamentali della vita e della centralità della persona. Questo ministero, inoltre, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per trovare soluzioni e armonizzare le politiche europee con le esigenze del settore agricolo e della pesca.

    Inoltre, è stata evidenziata l’importanza di ascoltare coloro che lavorano sul campo, coloro che sono direttamente coinvolti nelle attività cooperative. Le loro esperienze e le loro prospettive sono fondamentali per comprendere i problemi reali e identificare soluzioni efficaci. Confcooperative riconosce il ruolo essenziale di coloro che conoscono a fondo le sfide che si presentano e che possono indicare la strada da seguire per il successo.

    Durante l’assemblea, sono stati presenti anche tre viceministri: Francesco Paolo Sisto per la Giustizia, Maurizio Leo per l’Economia e Maria Teresa Bellucci per il Welfare. I viceministri hanno espresso il loro impegno a promuovere la cooperazione come un elemento centrale nella giustizia e nella costituzione. Ciò include l’obiettivo di semplificare il sistema fiscale, creando un quadro normativo coerente e stabile che favorisca la certezza delle regole.

    Confcooperative e il governo sono uniti nel perseguire una revisione integrale del sistema, con l’obiettivo di rendere la cooperazione un elemento fondamentale per l’economia e la società. Condividono la visione di un futuro in cui le cooperative siano riconosciute come strumenti essenziali per il progresso sociale ed economico, basate su valori solidi e una collaborazione fruttuosa.

    La centralità della persona, la difesa della vita e un’economia al servizio dell’uomo sono i pilastri su cui si fonda questa collaborazione. Insieme, possono lavorare per un futuro migliore basato sulla solidarietà, la partecipazione e la promozione di un’economia sostenibile.


  • Lavoro: nel primo trimestre mezzo milione di occupati in più. Aumentano i costi

    L’Istat, nella nota sul mercato del lavoro, riporta che gli occupati nel primo trimestre 2023 sono cresciuti di oltre mezzo milione.

    Il mercato del lavoro italiano sta mostrando segnali di ripresa, con l’aumento dell’occupazione e il calo dei disoccupati e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni. Nonostante ciò, l’aumento dei costi del lavoro per Unità di lavoro dipendente (Ula) e degli oneri sociali indica la necessità di ulteriori interventi per sostenere la crescita economica e l’occupazione nel paese.

    Nel primo trimestre 2023 gli occupati sono cresciuti di oltre mezzo milione ed è l’ottavo trimestre consecutivo che si osserva un aumento tendenziale dell’occupazione.

    È quanto riporta l’Istat nella nota sul mercato del lavoro nel primo trimestre dove indica un aumento di 513 mila occupati rispetto al primo trimestre 2022 (+ 2,3%) e una crescita rispetto al trimestre precedente di 104 mila unità (+0,4%).

    L’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, è aumentato dell’1,3% rispetto al trimestre precedente e del 3,3% rispetto al primo trimestre 2022.  Rispetto al primo trimestre 2022, prosegue il calo dei disoccupati (-76 mila in un anno, -3,5%) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-558 mila, -4,3%).

    L‘Istat segnala un rilevante aumento del costo del lavoro per Unità di lavoro dipendente (Ula) nel primo trimestre che raggiunge valori tra i più alti in serie storica.

    Rispetto al trimestre precedente, la crescita è dell’1,8% con un aumento sia delle retribuzioni (+1,2%) sia, in misura maggiore, degli oneri sociali (+3%). Su anno la crescita è ancora più intesa (+3,9%), con un +3,4% per la componente retributiva e un +5,4% e per gli oneri sociali.

    All’aumento delle retribuzioni concorrono gli importi una tantum, mentre l’aumento degli oneri sociali è legato al restringimento degli interventi di decontribuzione del 2021-2022.


  • Addio a Silvio Berlusconi, Gardini: «Con lui scompare una figura storica»

    Il presidente Gardini ricorda Silvio Berlusconi, L’ex premier si è spento a 86 anni all’ospedale San Raffaele.

    Silvio Berlusconi si è spento a 86 anni all’ospedale San Raffaele dove era ricoverato per essere sottoposto ad “accertamenti programmati” legati alla leucemia mielomonocitica cronica di cui soffriva da tempo.

    Il ricordo nelle parole del presidente Gardini sull’ex premier: «Con Silvio Berlusconi scompare una delle figure storiche di questa stagione politica e della storia repubblicana degli ultimi trent’anni. Il rapporto con Confcooperative non fu semplice, ma ci siamo incontrati, abbiamo avuto modo di far conoscere il valore e la funzione sociale della cooperazione tanto che nel 2008 Silvio Berlusconi definì il mondo di Confcooperative strategico nell’ambito dell’economia sociale del Paese e rispondente alla Dottrina sociale della Chiesa».


  • Cassa Centrale Banca: approvato il bilancio 2022, in crescita risultati e sostenibilità

    L’assemblea dei soci di Cassa Centrale Banca ha approvato il bilancio separato e la presentazione del bilancio consolidato e della dichiarazione consolidata di carattere non finanziario, riferiti al 31 dicembre 2022.

    L’assemblea dei soci di Cassa Centrale Banca ha approvato il bilancio separato e la presentazione del bilancio consolidato e della dichiarazione consolidata di carattere non finanziario, riferiti al 31 dicembre 2022.

    Il Gruppo ha riportato un aumento dell’utile netto consolidato del 70% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 562 milioni di euro. Tale risultato è stato conseguito dopo avere aumentato all’81,8% (dal 73,6% di fine 2021) la copertura dei crediti deteriorati con un conseguente calo allo 0,9% dell’NPL ratio netto, che colloca il Gruppo tra i best performer del sistema bancario italiano in termini di qualità degli attivi.

    Lo sviluppo dell’attività si è realizzato innanzi tutto in termini di volumi intermediati: in particolare i crediti lordi alla clientela hanno superato i 50 miliardi di Euro (+3,6% annuo), la raccolta diretta ha raggiunto i 67 miliardi di Euro (+3,2%) e la raccolta indiretta i 36 miliardi di Euro (+2,2%).

    Di grande significato lo sviluppo del risparmio gestito sostenibile, sia nei comparti dei fondi comuni NEF che nelle Gestioni Patrimoniali, con masse gestite per quasi 9 miliardi di Euro.

    “Molto è stato fatto fino ad oggi –ha sottolineato l’amministratore delegato di Cassa Centrale Banca, Sandro Bolognesi – ed è sui risultati in costante espansione e sulla solidità patrimoniale che si fondano le attese di conseguire gli importanti obiettivi strategici che ci siamo posti nel nostro sentiero di crescita. Crediamo che il lavoro intrapreso con le Banche affiliate e le Società Controllate ci consentirà di orientare il nostro percorso di sviluppo verso un maggiore impegno nella sostenibilità ambientale e sociale a vantaggio delle famiglie e delle imprese associate, valorizzando i principi cooperativi che distinguono il Gruppo.”

    Presentata inoltre la Dichiarazione consolidata di carattere Non Finanziario che rendiconta la performance del Gruppo nell’esercizio 2022, verso i portatori di interesse (stakeholder) nelle tematiche ambientali, sociali e di governo (Environment, Social, Governance – ESG), dando particolare rilevanza all’attenzione verso le Comunità con il sostegno delle Banche del Gruppo di oltre 20.000 iniziative per 34,9 milioni di Euro in liberalità, sponsorizzazioni e attività di beneficenza; l’inclusione e la valorizzazione delle persone che lavorano nel Gruppo, con l’ingresso nell’anno di 855 nuovi collaboratori, di cui il 45% con meno di 30 anni, anche grazie agli accordi stipulati con primarie Università italiane per l’ingresso dei giovani neolaureati nel mondo del lavoro; sono state oltre 600 mila le ore di formazione dei collaboratori

    Si è inoltre affermata tra tutti gli appartenenti al Gruppo la consapevolezza del rispetto per le risorse naturali con numeri in miglioramento nell’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili, che raggiunge quasi l’87% del totale. Le emissioni dirette CO2 del Gruppo sono diminuite per il quarto anno consecutivo, con un indice di intensità carbonica sceso a 0,98.

    La diffusione della firma digitale ha permesso di evitare la stampa di 6,75 milioni di documenti cartacei e sono oltre 1,1 milioni i clienti che, utilizzando i servizi di internet banking, ricevono la documentazione esclusivamente in formato elettronico.

    il presidente di Cassa Centrale Banca, Giorgio Fracalossi, ha sottolineato come la dimensione di Gruppo bancario cooperativo nazionale imponga una grande responsabilità verso i Soci e i quasi 2,5 milioni di clienti, affrontando la transizione ecologica come una straordinaria opportunità per dare valore alle comunità locali e impegnarsi concretamente verso i territori in cui operano anche da un punto di vista ambientale.


  • Alla scoperta di un’Italia inclusiva, etica e accogliente grazie al turismo cooperativo

    Il Catalogo del Turismo Cooperativo 2023 offre molteplici esperienze di viaggio “alternative” alle classiche proposte del turismo commerciale e massificato, con l’obiettivo di far conoscere un’Italia che cambia.

    Le vacanze sono uno dei momenti più attesi dell’anno, l’occasione per staccare la spina dalla routine quotidiana e immergersi in nuove avventure, in nuovi contesti e dimensioni per conoscere e aprirsi a nuove consapevolezze e a nuove scoperte. E perché non farlo con il turismo cooperativo unendo l’utile al dilettevole?

    Il turismo cooperativo nasce come risposta alle esigenze di un turismo più sostenibile e responsabile, è un’esperienza che va al di là delle tradizionali destinazioni turistiche, offrendo ai turisti una vera e propria immersione nella cultura e nelle comunità locali.

    Il Catalogo del Turismo Cooperativo 2023, realizzato dal Centro Turistico Cooperativo – una società di sistema di Confcooperative, la più grande associazione di rappresentanza delle cooperative in Italia- offre molteplici esperienze di viaggio “alternative” alle classiche proposte del turismo commerciale e massificato, con l’obiettivo di far conoscere un’Italia che cambia.

    CTC da oltre cinquant’anni si occupa di turismo collaborando con Confcooperative Cultura Turismo e Sport, che rappresenta oltre 1200 aziende a cui si aggiungono anche cooperative agricole e sociali che offrono servizi di ricettività o accoglienza. 

    Il Turismo cooperativo mette al centro le persone, le relazioni e l’ascolto

    Il turismo cooperativo, oltre ad offrire la possibilità di esplorare luoghi spesso dimenticati e a rischio abbandono, permette anche di lavorare su un nuovo immaginario, su una nuova consapevolezza sociale e su un nuovo futuro attraverso percorsi in territori spesso feriti da mafie, ingiustizie ed emarginazione sociale. 

    Vi sono infine l’accessibilità e l’inclusività, a volte con cooperative sociali che ampliano la loro offerta con servizi turistici, altre volte con cooperative turistiche che rendono le loro proposte adatte a tutti. Il turismo infatti, tra le tante specificità, può essere uno strumento di integrazione contribuendo a uno sviluppo territoriale e sociale grazie anche all’arricchimento che gli incontri con persone diverse in luoghi fino a ora sconosciuti possono generare.

    «Cooperativa- ha dichiarato Irene Bongiovanni, presidente di Confcooperative Cutlura Turismo e Sport– è sinonimo di esperienze turistiche, culturali ed enogastronomiche uniche e di grande eccellenza. E a questo possiamo aggiungere che le proposte turistiche cooperative hanno un altro grande valore aggiunto: generano un impatto sostenibile nelle comunità perché sono parte delle comunità stesse. Ecco perché scegliere le proposte cooperative ha un valore esclusivo, il valore delle comunità»


  • Cooperative: Ascensore sociale per donne e giovani.

    Le Cooperative, per la loro capacità di includere e ridurre le diseguaglianze, possono rappresentare un’ascensore sociale per le donne e per i giovani.

    Le Cooperative, per la loro capacità di includere e ridurre le diseguaglianze, possono rappresentare un’ascensore sociale per le donne e per i giovani.

    Al Panel ” Cooperative e innovazione tra genere e generazioni” al Festival dell’Economia di Trento, si è discusso di come la cooperazione può essere uno strumento capace di aumentare l’occupazione, ridurre le diseguaglianze, includere e funzionare da ascensore sociale.

    I giovani si stanno avvicinando alla cooperazione, seppur con una percentuale in calo rispetto agli anni precedenti. Le cooperative attive con maggioranza di soci under 35 si attestano infatti al 4,9%, il valore più basso degli ultimi anni. Tuttavia, sono state costituite 351 nuove cooperative, dimostrando che l’interesse nel settore è ancora vivo.

    «La forma d’impresa cooperativa- ha dichiarato Dennis Maseri, Presidente dei giovani imprenditori Confcooperative– in questo momento storico è, a mio parere, una delle più coerenti rispetto alle problematiche della nostra società, alle problematiche che ci portano al cambiamento climatico, alla sostenibilità ambientale e alle crescenti disuguaglianze. Noi abbiamo una situazione giovanile in grande crisi, perché sono lasciati soli ad affrontare questi cambiamenti. La forma d’impresa cooperativa offre un’enorme soluzione a queste problematiche perché quando si entra in una cooperativa, si entra in una comunità, che ti sostiene, ti permette di formarti e ti permette di esprimere tutte le tue potenzialità e i tuoi talenti, in maniera diretta, pratica e concreta».

    La cooperazione in Italia è un fenomeno che coinvolge sempre di più le donne, soprattutto al Sud dove le economie sono più fragili e le cooperative rappresentano un’opportunità di ascensore sociale. Secondo i dati, la Sicilia è la regione con il maggior numero di cooperative a maggioranza femminile, seguita dal Lazio.

    «L’imprenditoria femminile- ha sottolineato Anna Manca, presidente Commissione Dirigenti Cooperatrici Confcooprative – sta crescendo soprattutto al Sud e anche in settori meno tradizionali. Questa è una scelta che va in direzione della valorizzazione dei tanti talenti, va come scelta di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ma va soprattutto in linea con quella inclusività che l’agenda 2030 ci suggerisce e che il movimento cooperativo interpreta fin dalla sua nascita portando appunto innovazione nei territori a favore della coesione».


  • Piano di Azione: Alleanza delle Cooperative ribadisce il proprio no alla Commissione europea

    Alleanza delle Cooperative ribadisce la propria contrarietà rispetto alle proposte contenute nel Piano d’Azione lanciato dalla Commissione europea

    Si è tenuto un confronto lungo e franco a Bruxelles con la direttrice generale della pesca Charlina Vitcheva e con il suo staff. L’Alleanza delle Cooperative Italiane ha ribadito la propria contrarietà rispetto alle proposte contenute nel Piano d’Azione lanciato dalla Commissione europea lo scorso 21 febbraio nel quale si annunciano misure rigide contro la pesca nelle aree natura 2000. Abbiamo ribadito anche il nostro no a qualunque forma di tassazione sul carburante che metterebbe sul lastrico le nostre imprese, faticosamente uscite dall’emergenza Covid e dalla crisi energetica”. Così l’Alleanza delle Cooperative pesca e acquacoltura al termine dell’incontro a Bruxelles con la direttrice generale della DGMARE Vitcheva.

    Durante il confronto è stato consegnato dalla cooperazione alla direttrice generale uno studio che dimostra le lacune del piano d’azione ed i motivi del dissenso delle marinerie non solo italiane; è stata inoltre ribadita l’intenzione delle marinerie di lavorare al fine di trovare soluzioni in grado di bilanciare la tutela della biodiversità con la difesa dei posti lavoro. “Le distanze con Bruxelles rimangono forti sul piano delle misure da adottare per raggiungere la sostenibilità ambientale che non deve mai dimenticare quella sociale ed economica”, sottolinea l’Allenza.

    Nel corso dell’incontro la Commissione ha ribadito la natura non vincolante delle linee contenute nel Piano d’Azione che vuole indicare una traiettoria la cui attuazione è nella responsabilità principale degli Stati membri. Stati membri cui spetta l’organizzazione anche delle campagne di raccolta dati sulla cui base si gestisce la pesca evitando il ricorso al principio di precauzione.

    Per questo la Commissione ha chiesto la collaborazione di tutti per cercare soluzioni in grado di dare un futuro ai nostri pescatori. “L’unico futuro che vediamo con questa politica – ha concluso, però, l’Alleanza – è la chiusura di moltissime imprese ed il pensionamento anticipato dei nostri pescatori.”


  • Regolamenti su imballaggi e fitofarmaci: Le cooperative di Italia, Francia e Spagna chiedono un cambio radicale

    le cooperative ortofrutticole di Francia, Italia e Spagna hanno chiesto alla Commissione Ambiente del Parlamento europeo un cambiamento radicale nell’approccio delle proposte legislative sugli imballaggi e sulla riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari.

    Attraverso i portavoce Jean Michel Delannoy (Felcoop), Davide Vernocchi (Alleanza Cooperative Italiane settore ortofrutta) e José Manuel Fernandez (Cooperativas Agro-alimentarias de España), le cooperative ortofrutticole di Francia, Italia e Spagna hanno chiesto alla Commissione Ambiente del Parlamento europeo un cambiamento radicale nell’approccio delle proposte legislative sugli imballaggi e sulla riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari. Lo rende noto la stessa Alleanza delle Cooperative Italiane.

    Regolamento arbitrario, sproporzionato e discriminatorio

    I rappresentanti delle principali cooperative ortofrutticole dei tre Paesi produttori hanno illustrato agli eurodeputati presenti all’incontro, organizzato dall’europarlamentare francese Irene Tolleret, i numerosi progressi che il settore ortofrutticolo europeo ha già compiuto nella riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e nell’ottimizzazione dell’uso degli imballaggi e del loro riutilizzo.

    Le organizzazioni cooperative hanno ribadito il loro netto giudizio negativo sulle proposte normative presentate dalla Commissione europea derivanti dalla strategia Farm to Fork, a partire dal nuovo divieto di utilizzo degli imballaggi per le confezioni inferiori a 1,5 kg, definito “arbitrario, sproporzionato e discriminatorio” dimostrando, con prove concrete basate sulla loro esperienza, che l’imballaggio continua a essere fondamentale per portare sul mercato prodotti deperibili come frutta e verdura, soddisfacendo le aspettative dei consumatori in termini di qualità, sicurezza e prezzo.

    L’imballaggio svolge inoltre una serie di funzioni che vanno dalla protezione del prodotto dai danni al prolungamento della durata di conservazione e alla corretta informazione dei consumatori sul metodo di produzione, sul Paese o sulla regione di origine. Le nuove regole contraddicono anche altri obiettivi considerati strategici dalla stessa Commissione, come la riduzione degli sprechi alimentari, la promozione del consumo di frutta e verdura come base di una dieta sana e l’aumento del valore e della differenziazione dei prodotti ortofrutticoli. Per questo motivo le cooperative hanno chiesto un regolamento comune dell’UE basato su basi scientifiche, anziché sulla percezione, e orientato alla riduzione, alla razionalizzazione, alla migliore gestione degli imballaggi e non a un drastico divieto che punisca ingiustamente il settore ortofrutticolo.

    Le cooperative hanno inoltre contestato la riduzione del 50% dell’uso dei prodotti fitosanitari, dichiarandolo «irrealistica e non realizzabile a livello economico, perché non si basa su alcun dato scientifico e non tiene conto degli sforzi già compiuti, né dei vari studi di impatto che convergono tutti nel prevedere un inevitabile calo della produzione. L’Europa abbandoni la logica punitiva e punti invece a salvaguardare un’agricoltura europea competitiva e la sovranità alimentare dei suoi consumatori, evitando le importazioni da Paesi terzi meno sostenibili».

    Le richieste delle Cooperative europee

    Le tre cooperative hanno chiesto tempi più lunghi, ben oltre l’orizzonte temporale del 2030, per la realizzazione di studi d’impatto adeguati e l’effettiva disponibilità di strumenti alternativi che la scienza e la ricerca saranno in grado di mettere a disposizione del settore, insieme alle nuove tecnologie (nuove tecniche genomiche, applicazione di droni, varietà più resistenti, ecc.). Inoltre, le cooperative hanno chiesto alla Commissione di evitare l’ingresso nell’Ue di qualsiasi prodotto ortofrutticolo proveniente da un Paese in cui è consentito l’uso di prodotti fitosanitari vietati nell’Ue e mettere in pratica “il principio di reciprocità” attraverso un regolamento ad hoc.

    Le cooperative hanno inoltre sottolineato che la Commissione «dovrebbe astenersi dall’introdurre politiche comunitarie eccessive che finiscono per generare costi aggiuntivi» considerando che il settore agricolo e ortofrutticolo sono già molto provati dagli eventi climatici (gelate nel 2022, siccità e alluvioni nel 2023), squilibri di mercato e aumento dei costi di produzione come conseguenza delle varie crisi geopolitiche o sanitarie che hanno colpito l’Ue (Brexit, guerra in Ucraina, post Covid). Tutti fattori che incidono negativamente sul reddito degli agricoltori e delle loro cooperative.


  • Un teatro vuoto a causa degli scarsi finanziamenti alla cultura.

    Cosa è successo al 2 per mille per le associazioni culturali?

    Introdotto nel 2016, riproposto nel 2021, il 2 per mille alla cultura rappresenta l’ennesimo fallimento della politica italiana.

    Sono giorni intensi per commercialisti, CAF e sostituti d’imposta: sono i giorni della dichiarazione dei redditi. Tra le decine di detrazioni, deduzioni e imposte presenti nel modello predisposto dall’Agenzia delle Entrate ce ne sono alcune ormai conosciute da tutti i contribuenti: il 5 per mille e l‘8 per mille.

    La destinazione del 5 per mille e dell’8 per mille

    L’8 per mille ha una genesi più antica. Risale infatti addirittura al 1985 e dà la possibilità ai cittadini di scegliere di donare una quota dell’Irpef allo Stato o ad una Confessione religiosa (Chiesa Cattolica, Unione buddista, induista, ecc.).

    Il 5 per mille, invece, introdotto nel 2006, riguarda esclusivamente gli Enti Non Profit o la Ricerca scientifica. Ogni anno, grazie al 5 per mille, organizzazioni come Emergency, AIRC e tante piccole realtà del terzo settore possono avere un piccolo sostegno fondamentale per portare avanti le proprie attività di natura sociale.

    C’è però un altro strumento di sussidarietà fiscale meno conosciuto dai contribuenti, sia perché è stato inserito di recente sia perché non è stato oggetto di una grande campagna informativa: il 2 per mille.

    A chi è destinato il 2 per mille?

    Il 2 per mille è una forma di finanziamento pubblico dei partiti politici, effettuata direttamente dai contribuenti, che di fatto sostituisce i vecchi rimborsi elettorali.

    Per partecipare alla ripartizione dei fondi del 2 per mille ciascun partito deve richiedere l’iscrizione al Registro dei partiti politici e, una volta inserito nell’elenco, riceve un vero e proprio codice identificativo che deve essere esplicitato dal cittadino in fase di compilazione della dichiarazione dei redditi. Ogni partito potrà beneficiare solo del gettito delle scelte a suo favore, mentre il gettito non esplicitato, ovvero quando il contribuente non esprime alcuna “preferenza”, andrà allo Stato.

    Ma lo sapevate che per un breve lasso di tempo è stato possibile destinare il 2 per mille anche alle associazioni culturali?

    La breve storia (triste) del 2 per mille alla cultura

    Il 2 per mille alla cultura era stata una novità introdotta in via sperimentale nel 2016 dall’allora governo Renzi, poi sparita negli anni successivi e ripescata nel 2021. Da qui in poi non si è mai più rivisto nella dichiarazione dei redditi, nonostante diverse forze politiche abbiano sottolineato la necessità di reintrodurlo per dare un sostegno concreto alle migliaia di associazioni culturali presenti sul territorio italiano. Parliamo di realtà che lavorano ogni giorno per valorizzare il patrimonio culturale nostrano come musei, chiese e opere d’arte, e arricchiscono le città italiane con concerti, spettacoli teatrali, balletti e tantissimo altro.

    Le edizioni del 2016 e del 2021 erano state sicuramente positive: il 2 per mille per la cultura necessitava sicuramente di alcuni accorgimenti, vedi ad esempio i tempi ristretti per effettuare la richiesta di iscrizione nella lista dei beneficiari o la scarsissima comunicazione sull’esistenza stessa dello strumento, ma, al netto di tutto, aveva grandissime potenzialità.

    https://www.cooperativeitalia.it/2-per-mille-associazioni-culturali-ammesse-2021/

    Un Paese florido e dinamico dal punto di vista culturale come l’Italia ha bisogno di investire nella cultura, a maggior ragione se questo sostegno viene dal basso. Chiunque di noi, del resto, sarebbe disposto a destinare parte delle proprie imposte ad un’associazione culturale che valorizza l’identità del proprio territorio tramite, ad esempio, l’arte e la musica.

    Il nostro auspicio è che il Governo possa mantenere fede alle promesse effettuate in campagna elettorale mandando un messaggio forte a tutti gli operatori culturali presenti in Italia.


  • Anziani: Alleanza Cooperative «Riforma necessaria, entro 2030 previsto raddoppio non autosufficienti»

    Alleanza delle Cooperative, intervenendo nel corso dell’audizione a Palazzo Chigi ha sottolineato la necessità di definire un sistema di assistenza agli anziani.

    “La Legge Delega sulle politiche per le persone anziane delinea una riforma condivisibile e in linea con gli obiettivi individuati dal PNRR puntando a definire un sistema di assistenza agli anziani attraverso un’azione di ricognizione, riordino, semplificazione, integrazione e coordinamento delle disposizioni legislative vigenti in materia di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria alla popolazione anziana, nonché attraverso il progressivo potenziamento dei servizi”. Così l’Alleanza delle Cooperative intervenendo nel corso dell’audizione a Palazzo Chigi.

    Per l’Alleanza delle Cooperative la rilevanza della riforma è sostanziale, soprattutto in considerazione delle dinamiche e delle proiezioni demografiche che interessano il nostro Paese (all’interno dello stesso PNRR è stimato un raddoppiamento del numero di anziani non autosufficienti entro il 2030), e il passaggio dei decreti delegati è da considerarsi cruciale al fine della concreta attuazione degli obiettivi delineati nella Legge Delega e nel PNRR.

    “Attraverso i decreti attuativi – hanno sottolineato i rappresentanti delle 3 centrali – è necessario definire gli equilibri e i meccanismi essenziali che regoleranno il funzionamento del SNAA e che avranno effetti diretti sul sistema di impianto ed erogazione dei servizi. A questo proposito auspichiamo il pieno coinvolgimento della cooperazione sociale, sanitaria e degli altri settori coinvolti (abitazione, cultura, turismo etc.) nell’ambito di un confronto di merito finalizzato alla realizzazione dei decreti Delegati”.

    Infatti, da oltre trent’anni la cooperazione, in particolare quella sociale, sanitaria a e sociosanitaria riveste nel nostro Paese, un ruolo fondamentale di cerniera tra pubblica amministrazione e cittadini, garantendo servizi di welfare rivolti alle fasce fragili e vulnerabili, compresi gli anziani.

    Per creare i presupposti e garantire agli interessati, le persone anziane non autosufficienti, risposte unitarie e appropriate, i decreti delegati da approvare entro gennaio 2024 dovranno approfondire elementi attualmente indicati a grandi linee nella Legge Delega, al fine di assicurare il funzionamento integrato del sistema in tutto il paese e un incremento quantitativo e qualitativo dei servizi accessibili.