• Pesca: Tutte le marinerie suoneranno le loro sirene come protesta simbolica contro le politiche europee

    Tra sabato 6 e domenica 7 maggio, si sentiranno le sirene dei pescherecci risuonare lungo le coste italiane e delle marinerie europee per mostrare il profondo dissenso sul bando degli attrezzi mobili di fondo e relative restrizioni proposte dalla Commissione europea attraverso il Piano di Azione per proteggere gli ecosistemi marini.

    Le Organizzazioni nazionali della pesca italiana, tra cui l’Alleanza delle Cooperative Pesca e Acquacoltura  (Fedagripesca-Confcoopertive, Agci Agro Ittico Alimentare, Legacoop Agroalimentare) rispondono all’appello dell’Alleanza Europea della pesca di fondo per dare vita a una larga protesta contro le politiche europee che stanno mettendo a rischio il futuro del settore. Contrarietà già espressa durante la riunione del MEDAC tenutasi a Montpellier.

    Tra sabato 6 e domenica 7 maggio, si sentiranno le sirene dei pescherecci risuonare lungo le coste italiane e delle marinerie europee per mostrare il profondo dissenso sul bando degli attrezzi mobili di fondo e relative restrizioni proposte dalla Commissione europea attraverso il Piano di Azione per proteggere gli ecosistemi marini.

    I suoni saranno caricati sui social con l’hashtag #SOS_EU_Fishing e trasmessi alla Commissione europea per il 9 maggio, giornata dell’Europa. “È stato scelto il 9 maggio come data simbolica per esprimere quanto le comunità della pesca abbiano raggiunto il limite e temano per la loro stessa sopravvivenza.

    La pesca è una politica di competenza europea e la Commissione è l’unico amministratore della Politica Comune della Pesca.

    “Quale dovrebbe essere, dunque, una politica che unisca i pescatori e li renda orgogliosi di essere europei, politica che invece oggi è fonte solo di prospettive depressive? È questo il motivo per il quale abbiamo scelto il giorno dell’Europa come data per suonare le sirene delle nostre imbarcazioni, per richiamare l’attenzione dei cittadini, delle forze politiche, delle istituzioni sul nostro profondo disagio”, affermano gli organizzatori.

    “Il settore europeo si confronta con enormi sfide come la Brexit, gli effetti della pandemia, la competizione sullo spazio marino con le industrie come le fattorie eoliche, l’inflazione e i costi dell’energia alle stelle. La Commissione europea con il suo piano di azione e la sua proposta di proibire la pesca di fondo nel 30% dei nostri mari arriva come un altro chiodo nella bara in cui il Commissario Sinkevičius vuole chiudere la pesca a strascico, concludono gli organizzatori.


  • Marchi storici, un francobollo dedicato a Cirio

    Giovedì 4 maggio è stato presentato il francobollo ordinario dedicato a Cirio, nell’ambito di una cerimonia che si è svolta a Roma presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

    Giovedì 4 maggio è stato presentato il francobollo ordinario dedicato a Cirio, nell’ambito di una cerimonia che si è svolta a Roma presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il francobollo Cirio fa parte della serie tematica “Le eccellenze del sistema produttivo ed economico” dedicata ai Marchi storici di interesse nazionale del settore agroalimentare.

    “Il francobollo che oggi viene emesso suggella la storia e il successo di un emblema come il marchio Cirio che da oltre 160 anni rappresenta l’eccellenza e la tradizione della cucina italiana nel mondo”, ha commentato Pier Paolo RosettiDirettore Generale di Conserve Italia, il consorzio cooperativo proprietario del marchio Cirio. “Abbiamo ora il compito – ha proseguito Rosetti nel suo intervento al Ministero – di continuare a portare avanti tale storia, con il sostegno delle nostre Istituzioni e anche grazie all’adesione all’Associazione Marchi Storici d’Italia, della quale siamo soci fondatori”.

    Alla cerimonia per la presentazione dei francobolli hanno partecipato, tra gli altri, il Ministro Adolfo Urso, il Sottosegretario Fausta Bergamotto, il Presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia Massimo Caputi, il Rappresentante dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Paolo Cento, il Rappresentante di Poste Italiane Giovanni Machetti.

    Il francobollo ordinario Cirio, stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e diffuso da Poste Italiane in numero limitato, raffigura un’immagine iconica e molto conosciuta del marchio: si tratta del manifesto realizzato nel 1921 dal celebre pittore e pubblicitario Leonetto Cappiello, che rappresenta una donna danzante con frutta e verdura (in particolare, pomodori) appoggiata con un piede su una lattina Cirio.

    Cenni storici di Cirio

    Nel 1856 Francesco Cirio, all’epoca un ventenne originario di Nizza Monferrato e cresciuto a Fontanile, nell’Alto Monferrato, avvia a Torino la sua impresa introducendo per primo in Italia la tecnica dell’appertizzazione per la conservazione dei prodotti ortofrutticoli e ricevendo nel 1867 importanti riconoscimenti alla Grande Esposizione Universale di Parigi. Alla morte del fondatore, avvenuta il 9 gennaio 1900, l’industria “Cirio – Società Generale delle Conserve Alimentari” risulta tra le più grandi in Europa nel settore agroalimentare.

    L’eredità di Francesco Cirio viene raccolta dalla famiglia Signorini che promuove lo sviluppo dell’azienda con nuovi stabilimenti conservieri in Campania. Dalla metà degli anni Venti, Cirio entra nel vissuto delle famiglie italiane con un sapiente utilizzo degli strumenti pubblicitari. Il claim “Come natura crea, Cirio conserva” accompagna questa crescita. Nel 1970 la Cirio viene ceduta alla SME (società del Gruppo IRI) che la controlla fino al 1993, anno della privatizzazione.

    Nel 2004 il consorzio cooperativo bolognese Conserve Italia interviene con l’acquisizione del marchio, che aveva necessità di essere rilanciato, un intervento che di fatto evita la delocalizzazione della produzione. Si avvia contestualmente il processo di internazionalizzazione del marchio Cirio, che diviene sempre più ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Nel 2013 è stata rinnovata l’immagine di Cirio secondo i valori di sempre e con uno sguardo al futuro che valorizza qualità e italianità dei prodotti.


  • fondosviluppo bando cooperative

    Approvato il nuovo Decreto Lavoro. Gamberini: “Bene taglio del cuneo fiscale, bisogna però renderlo strutturale”

    Il 1° maggio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il tanto atteso Decreto Lavoro, un decreto legge che presenta diverse novità e prevede una serie di misure di inclusione sociale e lavorativa, revisione dei contratti di lavoro subordinato e riduzione del cuneo fiscale.

    Il 1° maggio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il tanto atteso Decreto Lavoro, un decreto legge che presenta diverse novità e prevede una serie di misure di inclusione sociale e lavorativa, revisione dei contratti di lavoro subordinato e riduzione del cuneo fiscale.

    Cosa prevede il Decreto?

    Per quanto riguarda la riduzione del cuneo fiscale in favore dei lavoratori dipendenti con redditi fino a 35.000 euro lordi annui e viene innalzato l’esonero parziale sui contributi previdenziali per l’indennità, la vecchiaia e i superstiti a carico dei lavoratori dipendenti.

    Il provvedimento prevede anche l’incremento della soglia dei Fringe benefit esclusivamente per i lavoratori dipendenti con figli a carico e l’estensione ai genitori vedovi della maggiorazione dell’assegno unico prevista per i nuclei familiari in cui entrambi i genitori sono occupati.

    A partire dal 1 gennaio 2024 sarà introdotta anche una nuova misura di integrazione al reddito in favore dei nuclei familiari che comprendano una persona con disabilità, un minorenne o un ultra-sessantenne e che siano in possesso di determinati requisiti.

    Per favorire l’occupazione giovanile sono previsti incentivi per i datori di lavoro che assumono giovani sotto i 30 anni e viene introdotto un contributo per i soggetti di età compresa tra i 18 e i 59 anni in condizione di povertà assoluta.

    Il Decreto apporta anche alcune modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, variando le causali che possono essere indicate nei contratti di durata prevista tra il 12/24 mesi, per consentire un uso più flessibile di tale tipologia contrattuale, mantenendo comunque fermo il rispetto della direttiva europea sulla prevenzione degli abusi.

    Infine, verrà istituito un Fondo per i familiari degli studenti vittime di infortuni in occasione delle attività formative e vengono introdotte disposizioni in materia di condivisione dei dati per il rafforzamento della programmazione dell’attività ispettiva e di vigilanza.

    Le dichiarazioni del presidente di Legacoop Simone Gamberini

    Secondo Gamberini, il taglio del cuneo fiscale è una misura positiva, che deve però essere resa strutturale e per far recuperare il potere d’acquisto ai lavoratori, bisogna detassare gli aumenti contrattuali per la durata di vigenza dei contratti collettivi appena stipulati.

    Inoltre, il Presidente di Legacoop, si è detto preoccupato per l’aumento dei tassi di interesse, che rendono più oneroso il debito e comprimono l’accesso al credito per le imprese. Pertanto, è necessario defiscalizzare gli investimenti per la transizione digitale e verso gli obiettivi di sostenibilità.

    Per quanto riguarda i contratti a termine, Gamberini ha sottolineato «di fatto viene accolta una richiesta che da tempo la cooperazione porta avanti, ovvero il rinvio alla contrattazione collettiva per la definizione di ulteriori causali in aggiunta a quelle previste dal cosiddetto Decreto Dignità. Anche se restano alcuni dubbi, da verificare una volta che sarà reso noto il testo definitivo, relativi alla portata della contrattazione (se nazionale, territoriale o aziendale) e alla possibilità di redigere, in assenza di contrattazione collettiva, patti individuali che si potrebbero prestare facilmente a fenomeni di abuso».

    Sul reddito di cittadinanza, Gamberini ha evidenziato che, sebbene ci fossero alcune perplessità nell’organizzazione dello strumento, ha svolto una funzione importante di sostegno al reddito negli ultimi anni.

    Infine, riguardo allo strumento che andrà a sostituire il reddito di cittadinanza dal prossimo anno, il Reddito di Inclusione, Gamberini ha espresso che: «permangono forti perplessità sulla definizione di congruità, con la previsione che il destinatario abile al lavoro debba accettare la proposta in qualsiasi area del Paese purché sia rispettato il minimo del Ccnl applicato. Il reddito di inclusione, inoltre, dovrebbe essere valutato congiuntamente con lo “Strumento di Attivazione”, unico residuo delle originali velleità di considerare l’allora RdC uno strumento per le politiche attive del lavoro che, per essere efficaci, hanno bisogno di ben altri interventi».


  • Il 12 maggio a Cosenza si avvia l’officina delle Pari opportunità

    Venerdi 12 maggio, presso l’Officina delle Idee a Cosenza, si terrà l’evento “Officina delle Pari Opportunità”, promosso e organizzato da Confcooperative Calabria con il contributo della Banca di Credito Cooperativo BCC Mediocrati.

    Venerdì 12 maggio, presso l’Officina delle Idee a Cosenza, si terrà l’evento “Officina delle Pari Opportunità”, promosso e organizzato da Confcooperative Calabria con il contributo della Banca di Credito Cooperativo BCC Mediocrati.

    L’iniziativa vuole promuovere la cultura dell’uguaglianza di genere, valorizzare il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e raccontare le storie delle tante cooperatrici calabresi che ogni giorno si impegnano per costruire un futuro inclusivo e capace di garantire per davvero a tutte/i uguali opportunità.

    L’evento vedrà la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco della Città di Cosenza Franz Caruso, il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, la Presidente della Provincia di Cosenza e Sindaco di San Giovanni in Fiore Rosaria Succurro e Antonietta Stumpo, Consigliera di Parità Effettiva della Commissione regionale per l’eguaglianza dei diritti e delle pari opportunità tra uomo e donna. Ci saranno inoltre tanti dirigenti cooperativi tra cui il Presidente di Confcooperative Calabria Camillo Nola, la Vice Presidente Iolanda Cerrone e la Vice Presidente nazionale di Confcooperative e nonché presidente della Commissione Dirigenti Cooperatrici di Confcooperative, Anna Manca.

    “Abbiamo voluto fortemente questo evento – sottolinea Camillo Nola, presidente di Confcooperative Calabria – perché crediamo che il coraggio delle nostre cooperatrici meriti uno spazio importante nel dibattito pubblico calabrese e nazionale. La cooperazione è in assoluto lo strumento migliore per promuovere una reale parità di genere, come dimostrano i dati sulla presenza femminile nella governance delle cooperative e sugli occupati”.

    Secondo gli ultimi dati di Confcooperative, infatti, le donne rappresentano il 60% degli occupati nelle oltre 20.000 cooperative associate a Confcooperative. La strada però verso l’affermazione delle pari opportunità è ancora lunga e passa inevitabilmente anche dal racconto delle storie delle donne che hanno subito violenze, prevaricazioni e discriminazioni di ogni tipo e sono riuscite, con coraggio, a raggiungere obiettivi ambiziosi.

    Durante l’evento “Officina delle Pari Opportunità” ci saranno anche diverse performance artistiche, monologhi e riflessioni che vogliono raccontare queste storie e smontare tutti i luoghi comuni che ancora inquinano la nostra quotidianità nel mondo del lavoro e nella sfera privata.

    Le protagoniste di questi momenti di riflessione saranno le cooperatrici Desiré Emmanuela Chirico, Maria Rosaria Vuono, Emilia Mezzatesta e Katia Filice.

    Durante la serata interverranno, portando le loro esperienze di vita e lavoro, anche le cooperatrici Marina Galati e Raffaella Conci, oltre ad Antonella Veltri, Presidente di D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, realtà attivissima sul territorio regionale e nazionale a sostegno delle donne vittime di abusi e di violenza. Le conclusioni saranno affidate invece ad Anna Manca.

    La realizzazione dell’evento è stata possibile grazie all’impegno delle cooperative che fanno parte della rete di Confcooperative Calabria e al contributo di BCC Mediocrati, banca guidata dal Presidente Nicola Paldino, da sempre impegnata a sostenere le imprese femminili e a promuovere l’uguaglianza di genere nel territorio in cui opera.



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  • Report FragilItalia: Flessibilità e tempo libero tra i principali fattori che la Generazione Z valuta per il lavoro perfetto

    AreaStudi Legacoop e Ipsos hanno pubblicato il Report FragilItalia  “I giovani generazione Z e il lavoro”

    I giovani di oggi vedono il valoro come una necessità per avere un reddito, ma allo stesso tempo avvertono l’importanza di conciliare studio e pratica per ottenere un lavoro soddisfacente.

    Secondo il Report FragilItalia “I giovani generazione Z e il lavoro”, elaborato da AreaStudi Legacoop e Ipsos, su un campione di 800 persone, i giovani dai 18-24 anni considerano il lavoro principalmente come una fonte di reddito e crede che unire la formazione con esperienze pratiche possa essere il modo migliore per ottenere un lavoro che soddisfi le esigenze personali. Molti di loro preferiscono percepire uno stipendio con una base fissa e una componente variabile legata ai risultati raggiunti.

    Inoltre, vivendo in un’epoca in cui la tecnologia permette di lavorare da qualsiasi posto e in qualsiasi momento, i giovani attribuiscono più valore più valore alla flessibilità di orario e alla disponibilità di tempo libero, per avere maggiore tempo da dedicare a sè stessi e alle proprie passioni.

    Un altro elemento rilevante è la ricerca di opportunità di lavoro all’estero, dove vi è la possibilità di ottenere una retribuzione più elevata e avere maggiori opportunità di carriera. Questa scelta è spesso motivata dalla necessità di trovare migliori condizioni di vita e dalla voglia di mettersi alla prova in contesti nuovi e stimolanti.

    Un lavoro lontano da casa

    L’indagine si è soffermata nel chiedere ai giovani la loro disponibilità nell’accettare un posto all’estero e dai dati è emerso che tra i giovani, il 76% ha espresso la disponibilità ad accettare una proposta di lavoro in altre provincie della propria regione, il 73% in un’altra regione del Centro Italia, il 70% in un’altra regione del Nord, il 69% in un altro Paese europeo, il 54% in un’altra regione del Sud. Riguardo alle motivazioni che spingono a cercare un lavoro all’estero, il 53% indica gli stipendi più alti, il 29% le migliori opportunità di fare carriera, il 26% la maggiore valorizzazione di competenze ed esperienze, e il 23% il fatto che in Italia vengono offerti solo contratti di stage e che vige il sistema della raccomandazione.

    Lavoro al sesto posto nella scala dei valori

    Nella scala dei valori che gli italiani considerano più importanti, la generazione Z colloca al primo posto la famiglia (60%, rispetto ad una media nazionale del 78%), seguita dall’amicizia (54%, media nazionale 59%) e dall’amore (50%, media nazionale 63%). Il lavoro occupa la sesta posizione con il 38% (rispetto alla media nazionale del 49%), preceduto da divertimento (46%) e cultura (44%). Per 6 giovani su 10 il lavoro rappresenta principalmente una fonte di guadagno, per la metà un’opportunità di crescita e per il 45% un modo per affermare la propria indipendenza.

    Fattori che lo rendono soddisfacente

    Da sottolineare i dati relativi all’importanza dei fattori che possono consentire di ottenere un posto di lavoro soddisfacente. La metà degli intervistati (48%) indica l’opportunità di unire lo studio con esperienze di lavoro (3 punti in più rispetto alla media nazionale), il 34% la necessità di fare molta esperienza sul campo, mentre solo il 19% (media nazionale 23%) indica un’adeguata preparazione scolastica.

    Il lavoro ideale

    L’analisi si è concentrata su quelli che vengono considerati i cinque aspetti più importanti per definire il lavoro ideale, che fa emergere delle differenze tra gli intervistati. Se il trattamento economico sembra essere una priorità di tutti gli intervistati, per la generazione Z ad avere maggiore rilevanza è l’opportunità di avere maggiore tempo libero a disposizione e la flessibilità degli orari, seguita dall’autonomia. Solo al quarto posto la stabilità del lavoro (indicata dal 25% dei giovani, contro il 42% del totale degli intervistati).

    Fattori repulsivi e fattori attrattivi

    Agli intervistati è stato poi chiesto di elencare quali sono i fattori che allontano e quali quelli che avvicinano al lavoro.

    Tra i fattori repulsivi, al primo posto, per il 48% dei giovani vi è il timore di essere sfruttati; seguito da quello di non avere tutele (34%) e di non essere apprezzato (29%). I giovani appaiono più preoccupati della media complessiva per gli orari di lavoro (26% contro il 22% del totale); mentre lo sono di meno riguardo al non trovarsi bene con i colleghi (24% contro 32%) e all’avere sopra di sé qualcuno che comanda, magari con competenze inferiori (14% contro il 25%).

    Tra i fattori attrattivi per i giovani al primo posto vi è l’adeguata remunerazione, anche se con un intensità minore rispetto alla media complessiva (39% contro il 46%), seguita dall’opportunità di fare esperienza (31%) e dall’avere un capo che ascolta e riconosce i meriti del dipendente (29%).


  • Fedagripesca: Formare i giovani per potare più prodotti ittici nazionali sulle tavole degli italiani

    Fedagripesca- Confcooperative auspica ad un ricambio generazionale, necessario per portare più prodotti ittici nazionali sulle tavole degli italiani.

    Fedagripesca- Confcooperative, in linea con le dichiarazioni del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Seafood Expo Global a Barcellona, auspica ad un ricambio generazionale, necessario per portare più prodotti ittici nazionali sulle tavole degli italiani.

    Negli ultimi 10 anni, il settore ittico italiano ha registrato una diminuzione degli sbarchi del 15,7%, il volume delle produzioni sbarcate del 16,2% e il prezzo medio del 9%.

    Inoltre, sottolinea Fedagripesca, nell’ultimo decennio, il settore ha visto fuoriuscire il 16% dei lavoratori, passando da circa 30mila imbarcati ai poco meno di 24 mila, di cui circa 19.000 a tempo pieno, facendo registrare il 16% in meno.

    Fedagripesca ritiene sia necessario investire per incentivare i giovani a intraprendere una carriera nel settore ittico, soprattutto se si ragiona in chiave di blu economy, dove l’Italia si colloca al terzo posto per valore aggiunto tra i Paesi Europei, con il 13,5%. La filiera ittica con le sue 33.601 imprese rappresenta il 15% dell’economia del mare. I giovani attualmente occupati nella filiera ittica sono 3.253 e rappresentano il 9,7% delle filiere dell’economia blu.

    Paolo Tiozzo, vicepresidente Fedagripesca-Confcooperative, ha affermato: “Condividiamo la linea di pensiero del ministro, espressa in una cornice così importante come quella del Seafood che ha saputo valorizzare, nel padiglione voluto e organizzato dal Masaf, l’eccellenza delle produzioni ittiche nazionali. Sappiamo che nel settore ittico c’è bisogno di un ricambio generazionale e c’è spazio per crescere nella pesca, nell’acquacoltura e nella trasformazione. Per questo riteniamo che si debba investire per rilanciare gli istituti professionali come quelli per la pesca commerciale e le produzioni ittiche che oggi stentano a formare le classi”.


  • migranti-cooperative

    Steccato di Cutro: Il comune di Crotone premia la solidarietà delle cooperative

    Il comune di Crotone ha premiato 3 Cooperative che si sono contraddistinte nella gara di solidarietà scattata dopo il naufragio del 26 febbraio.

    Il comune di Crotone ha premiato, con una menzione speciale, 3 Cooperative che si sono contraddistinte nella gara di solidarietà scattata con il drammatico naufragio dello scorso 26 febbraio, in cui hanno perso la vita ben 94 migranti e altri 20 risultano dispersi.

    Noemi Cooperativa Sociale

    Francesca Perziano, Presidente di Noemi Cooperativa Sociale, che insieme agli altri enti del Terzo Settore ha svolto un ruolo molto importante per i reduci del naufragio ha dichiarato: “Per la tragedia del 26 febbraio ho visto un’intera comunità che si è aperta in tutti i sensi. È uscita fuori l’umanità, a partire non solo dagli enti del Terzo Settore, dai servizi sociali del comune di Crotone, ma anche dai cittadini stessi, dai bambini dalle scuole. Inizialmente- ha continuato la Presidente– hanno preso in carico i servizi sociali del comune, successivamente si sono attivati anche gli enti del Terzo Settore. Nel nostro caso, la cooperativa si è messa a disposizione per accogliere i familiari delle vittime, per poter dar loro una collocazione, un piccolo appartamento e ci siamo attivati per portare bevande e alimenti. In quei giorni erano presenti sul posto molte figure professionali, come psicologi e mediatori culturali, presenti all’interno del nostro organigramma”.

    Cooperativa Sociale Kroton Community

    Tra i protagonisti della catena di solidarietà attivata dopo il naufragio e premiata dal Comune di Crotone, c’è anche la cooperativa Kroton Community, che si contraddistingue per il suo radicamento nel territorio, ma anche per la sensibilità e la disponibilità verso le persone fragili come scelta di vita.

    Kroton Community nasce 13 anni fa con l’idea di utilizzare lo strumento della cooperazione come mezzo per inserirsi nel mercato del lavoro, per opera di 3 amiche che erano colleghe e che successivamente hanno deciso di investire nel proprio territorio per mettere a disposizione le proprie professionalità.

    Si è contraddistinta inizialmente per l’assistenza agli immigrati, attraverso la gestione di un Camper On The Road, che ancora percorre le strade della città, un mezzo con cui vengono distribuiti generi alimentari alle persone che vivono per strada e che erano principalmente immigrati.

    Successivamente sono entrati a far parte del circuito SAI, per conto del comune e della provincia di Crotone e insieme ad altre cooperative si interessano principalmente dell’accoglienza diffusa in piccoli appartamenti.

    Col tempo, hanno ampliato quelli che erano i loro interessi, rivolgendosi alle persone in stato di bisogno materiale, allestendo un emporio solidale. Nell’ultimo periodo la loro attenzione è rivolta all’area penale, ponendo particolare attenzione ai minori.

    La presidente, Lidia Bauckneht, ha dichiarato: “Sicuramente questa esperienza ha rafforzato quella che è la nostra scelta, una scelta di dedicare il proprio tempo a chi si trova in una posizione di marginalità. Una scelta che è quasi potremmo dire una vocazione. I nostri operatori, hanno dedicato il tempo a chi era vittima di questa tragedia al di là dell’aspetto lavorativo. Noi abbiamo scelto quale umanità essere e quale umanità continuare a perseguire”.

    Cooperativa sociale Baobab

    Premiata anche la Cooperativa Sociale Baobab, che nell’ambito del SAI, è impegnata in un progetto caratterizzato da una forma di accoglienza di tipo diffuso, che supera la modalità che vedeva il confinamento di queste persone in centri collettivi, il più delle volte in zone periferiche, e successivamente vengono attivati una serie di progetti individualizzati e di iniziative in modo da favorire l’inclusione lavorativa e sociale.

    La Coordinatrice del progetto SAI nel capoluogo calabro, Noemi Bossi ha dichiarato: “è stato un lavoro incessante, soprattutto i mediatori in campo che sono intervenuti, sono rimasti sul posto per tanti giorni. Un carico di lavoro non indifferente soprattutto da un punto di vista psicologico. Inoltre, ci sono stati casi di minori ricoverati in ospedale, che in quel momento non potevano ricevere le cure del familiare più prossimo sopravvissuto, perché magari anch’egli ricoverato. Abbiamo fornito disponibilità di turni per accudire i bambini in difficoltà”.

    Per quanto riguarda l’inserimento dei superstiti della tragedia di Cutro, la Coordinatrice Bossi ha evidenziato: “In queste ultime settimane sono stati attivati dei corridoi straordinari per la ricollocazione dei superstiti, in particolar modo per chi avesse intenzione di raggiungere altri paesi come la Francia e la Germania. Chi invece ha deciso di rimanere qui, è stato accolto nel SAI, che ovviamente per le caratteristiche del caso, hanno avuto immediato bisogno del supporto psicologico e anche di ricontattare i loro cari nel paese di origine, oltre al supporto legale, vedendoli appunti interessati da processi contro gli scafisti. Nel contempo li stiamo seguendo per quanto riguarda l’iter di riconoscimento della protezione internazionale per cui hanno fatto richiesta”.


  • Ucraina: Incontro tra Legacoop e l’ambasciatore in Italia Yaroslav Melnyk

    Ucraina, incontro tra Legacoop e l’Ambasciatore in Italia: costruire collaborazione tra imprese ucraine e cooperative italiane per la ricostruzione.

    L’Ucraina si prepara alla fase di ricostruzione post-conflitto e, in questo contesto, sta cercando di costruire una collaborazione con partner internazionali al fine di accelerare il processo di sviluppo sostenibile.

    Per raggiungere tale obiettivo, l’Ambasciatore d’Ucraina in Italia, Yaroslav Melnyk, ha incontrato i rappresentanti  dell’associazione italiana Legacoop per discutere di una possibile collaborazione tra le imprese ucraine e le cooperative italiane.

    La riunione ha anche visto la partecipazione del Consigliere dell’ambasciata d’Ucraina in Italia, Oleksandr Kapustin, del Presidente dell’associazione Malve d’Ucraina, Volodymyr Bekysh , il Direttore di Legacoop Produzione e Servizi, Andrea Laguardia e la Responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali, Francesca Ottolenghi.

    Tra i settori chiave per la collaborazione tra le imprese ucraine e le cooperative italiane si trovano l’agroalimentare, l’energia, le infrastrutture e l’edilizia pubblica oltre ai servizi socio-sanitari.

    Secondo l’ambasciatore Melnyk, le cooperative possono svolgere un ruolo essenziale nella ricostruzione dell’Ucraina e ancor di più nella sua crescita economica e sociale. La collaborazione tra le imprese ucraine e le cooperative italiane può essere fondamentale per affrontare al meglio le sfide e rispondere alle necessità del Paese.

    A tal proposito, il presidente di Legacoop Simone Gamberini ha chiarito che: “L’incontro, ci ha offerto un quadro generale di conoscenza sulle esigenze prioritarie dell’Ucraina, che potremo precisare meglio con ulteriori occasioni di approfondimento, ad iniziare dalla Conferenza bilaterale sulla ricostruzione dell’Ucraina promossa dal MAECI, alla quale siamo stati invitati a partecipare. In questo modo saremo in grado di individuare le cooperative che possano rispondere al meglio alle necessità della ricostruzione e contribuire, così, alla rinascita economica e sociale del Paese”. 

    Questa collaborazione, tra le imprese ucraine e le cooperative italiane, potrebbe rappresentare un esempio di Partenariato tra nazioni in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato.



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  • Innovazione sociale e sanitaria: le cooperative investono nella formazione per supportarla

    Le cooperative stanno investendo sempre di più nella formazione per diffondere innovazione nel settore sociale e sanitario

    Le cooperative stanno investendo sempre di più nella formazione per diffondere innovazione nel settore sociale e sanitario. É quanto emerge dal nuovo numero Studi & Ricerche del Centro Studi Confcooperative Fondosviluppo. I dati rilevano che nel 2022 in media il 60% delle cooperative aderenti ha realizzato attività formative in questo ambito.

    Le percentuali

    Nel 25% si è trattato di iniziative pianificate, nel 35% di percorsi occasionali. Con la sola eccezione del consumo, dove il 70% delle cooperative non ha avviato alcuna iniziativa, in tutti gli altri settori almeno la metà delle imprese aderenti ha intrapreso attività formative per promuovere innovazione.

    La cooperazione sociale si è rivelato come l’ambito più dinamico con il 64% delle imprese che ha realizzato iniziative formative. Per il 30% si è trattato di percorsi pianificati, nel 34% dei casi invece le iniziative sono state occasionali.

    In ambito sanitario sono state invece 6 su 10 le cooperative che hanno completato percorsi formativi, ma solo nel 10% si è trattato di progetti pianificati mentre la metà sono stati occasionali. Dietro il settore sociosanitario si colloca l’agroalimentare dove il 55% ha investito sulla formazione a supporto dell’innovazione.

    Le cooperative, in quanto organizzazioni democratiche, hanno una forte sensibilità alla promozione di innovazioni socialmente responsabili e sostenibili, che non solo migliorano l’efficacia dei servizi sociali e sanitari, ma che hanno anche un impatto positivo sulla comunità in cui operano.



  • L’Alleanza delle Cooperative continua a fare pressione sul Governo affinché venga promossa l’autoproduzione di energia e venga completata la normativa sulle comunità energetiche.

    Il copresidente di Alleanza Cooperative, Simone Gamberini, intervenuto, anche a nome del presidente Maurizio Gardini e del copresidente Giovanni Schiavone, a Palazzo Chigi alla cabina di regia sul Pnrr e su RePowerEu, ha dichiarato: “Per metterci al riparo dagli shock energetici occorre promuovere la costituzione e la diffusione di tutte le possibili forme di produzione di autoconsumo, completare la norma sulle comunità energetiche, puntare sulla formazione del capitale umano, sulla premialità del risparmio, sulla riduzione degli sprechi e sul recupero degli scarti. Valorizzare il ruolo della cooperazione di utenza e delle cooperative elettriche storiche“.

    Completare la normativa sulle CER, premiando quelle senza scopo di lucro

    Secondo Gamberini, l’autoproduzione di energia è una valida alternativa per tutti, in quanto consentirebbe di risparmiare sui costi energetici e ridurre la dipendenza dalle tradizionali fonti di energia.

    “Occorre introdurre un sistema che premi l’autoproduzione da fonte rinnovabile e l’autoconsumo. È possibile farlo attraverso le comunità energetiche assicurando la realizzazione di un modello sostenibile, democratico, partecipato in forma cooperativapremiando quindi le comunità energetiche non speculative. Va  approvata, tempestivamente, la disciplina di attuazione del decreto legislativo n.199/202. È necessario ampliare le risorse e la platea dei soggetti beneficiari delle misure PNRR dedicate alla costituzione delle comunità energetiche superando il limite dei 5000 abitanti ed estendendo l’applicazione della misura a tutti i comuni delle aree interne e delle aree degradate urbane”.

    Irrimandabile la necessità di ridurre gli sprechi impiegando i residui di produzione per impianti a biomasse e biogas-biometano. Assicurare un quadro normativo certo, rimuovendo gli ostacoli normativi. Riorganizzare con procedure semplici e univoche e rendere strutturali i bonus edilizi e gli incentivi finalizzati all’efficienza energetica degli edifici e degli impianti“.

    Investire sulla formazione per accompagnare la transizione energetica

    “Per accompagnare la transizione energetica dobbiamo investire sul capitale umanopromuovere politiche attive del lavoro. Tra i meccanismi fiscali vanno previste adeguate misure di compensazione: riequilibrio dei contratti pubblici e sostegno diretto per clienti vulnerabili e per le imprese energivoreazioni strutturali per la riduzione dei costi delle bollette e degli oneri di sistema definendo una nuova struttura tariffaria; riduzione delle aliquote fiscali sui prodotti energetici e accessibilità dei finanziamenti, evitando la polverizzazione delle risorse, adeguamento delle disposizioni in materia di extraprofitti alle specificità delle cooperative elettriche storiche”.

    Per il copresidente di Alleanza Cooperativa è necessario, infine, “assicurare la partecipazione delle piccole e medie imprese cooperative produttrici e distributrici di energia e le cooperative elettriche storiche dell’arco alpino ai bandi PNRR per il raggiungimento degli obiettivi del piano RepowerEu e istituire un tavolo di confronto permanente sui temi dell’energia“.