• Confcooperative a fianco dell’Ucraina

    Dopo la donazione alla Croce Rossa, Confcooperative questa volta sostiene la cooperazione ucraina.

    Confcooperative ha donato 20.000 euro a Coop Ukraine, la confederazione delle cooperative ucraine attiva nel settore consumo.

    La donazione è stata effettuata per sostenere le attività della Charitable Foundation, l’ente costituito da Coop Ukraine per offrire aiuto e supporto alle cooperative che operano ancora sul territorio ucraino nonostante le atrocità e le gravi difficoltà generate dalla guerra.

    Come donare alla Charitable Foundation

    La Charitable Foundation ha introdotto una procedura rigorosa da seguire per tutte le donazioni e tracciare così il denaro ricevuto. Una commissione ad hoc, istituita dalla fondazione, valuta infatti ogni richiesta di aiuto e, in caso di esito favorevole, acconsente all’invio di piccole somme. Tutti i flussi di denaro in entrata e in uscita vengono accuratamente tracciati per garantire la trasparenza e l’efficacia del supporto fornito. 

    Numerosi paesi stanno sostenendo il lavoro di Coop Ukraine, tra cui Israele, USA, Inghilterra e l’Italia con Confcooperative, che ha già effettuato un intervento di solidarietà lo scorso anno con una donazione di 53.000 euro alla Croce Rossa Italiana.

    L’impegno di Confcooperative rappresenta un gesto di grande solidarietà e sostegno alle cooperative ucraine, che stanno cercando di ricostruire la propria vita e la propria attività. Un piccolo contributo che consentirà loro di continuare a fornire servizi essenziali a tutta la comunità.



  • Sabato 15 aprile, a Rovereto, presso l’Aula 11 di Palazzo Piomarta, si terrà “Parole che fanno la differenza”, un laboratorio sulla comunicazione gentile e inclusiva promosso dall’Associazione Donne in Cooperazione.

    Durante l’incontro, che rientra all’interno dell’evento Educa – Festival dell’Educazione, verrà presentato anche lo “Sblocco note”, un elaborato sul tema della comunicazione inclusiva nato sotto l’impulso della Commissione Dirigenti Cooperatrici di Confcooperative Nazionale.

    Gentili ed inclusivi per una società migliore

    Una comunicazione efficace, gentile, inclusiva, rispettosa delle differenze e delle unicità di ogni persona dovrebbe essere alla base di una società democratica e inclusiva. “Parole che fanno la differenza” nasce proprio con l’obiettivo di fornire ai partecipanti gli strumenti e le tecniche per migliorare la propria comunicazione e promuovere la gentilezza e l’inclusione nella società.

    Il laboratorio, riservato agli adulti, sarà tenuto da professionisti esperti nel campo della comunicazione e del Terzo settore e fornirà ai partecipanti un’esperienza pratica e interattiva. Durante l’incontro, infatti, si terranno dei veri e propri lavori di gruppo per sviluppare abilità di comunicazione adeguate, al fine di padroneggiare le diverse possibilità che la lingua offre per nominare le differenze e accoglierle.

    All’iniziativa parteciperanno anche la vice-presidente di Confcooperative Calabria, Iolanda Cerrone, Desirée Degiovanni e Nadia Martinelli. Potete seguire l’evento sulla pagina Facebook dell’Associazione Donne in Cooperazione.



  • Presentati i primi progetti di sviluppo a base culturale sostenuti dalla call di Alleanza delle Cooperative. Al via la seconda edizione e la mappatura di livello nazionale

    Al Palazzo della Cooperazione i progetti vincitori della prima call “Viviamo Cultura – Il patrimonio di tutti”, promossa da Alleanza delle Cooperative, con la collaborazione di ANCI, con partner tecnico Fondazione Fitzcarraldo e con il sostegno di General Fond, FondoSviluppo e CoopFond. Un bando che si pone l’obiettivo di sostenere la diffusione dei Partenariati Speciali Pubblico Privato per la valorizzazione del patrimonio culturale diffuso di cui all’art. 151 del Codice dei Contratti Pubblici. Grazie a questo strumento (PSPP), molti luoghi di valore culturale potranno essere restituiti alle comunità e riattivati, diventando anche  leva di sviluppo sostenibile: cooperative e Pubbliche Amministrazioni insieme per un nuovo modello di gestione e valorizzazione “cooperativa” nel perseguimento di obiettivi comuni di lungo periodo. 

    Oltre alle prime esperienze di Partenariati Speciali Pubblico Privato (PSSP), sostenuti da Viviamo Cultura, verrà presentata anche la seconda edizione della Call che mira a “tutorare” e sostenere altre nuove progettualità e l’attività di mappatura che verrà avviata a livello nazionale per raccogliere “buone pratiche”, utili a incrementare la diffusione di questo strumento. 

    «Le cooperative rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la valorizzazione del patrimonio culturale diffuso nel nostro Paese – spiega Maurizio Gardini, presidente Alleanza delle Cooperative, anche a nome dei copresidenti Gamberini e Schiavone – sono presenti in modo diffuso, hanno un forte radicamento sui territori, hanno professionalità e competenze e hanno maturato esperienze significative in questi anni, sono dunque interlocutrici strategiche. I beni culturali sono beni comuni per eccellenza e prendersi cura di questi patrimoni significa creare opportunità e sviluppo sostenibile per i territori e le comunità. Ecco perché l’Alleanza delle Cooperative ha deciso di sostenere con i propri fondi progetti che promuovono il Partenariato Speciale Pubblico Privato: abbiamo bisogno di un nuovo patto tra Pubblico e Privato, ancor più nelle aree interne, nei borghi, nelle periferie, dove la cooperazione è presente e può essere partner strategico di sviluppo per le PA. Dobbiamo cambiare i modelli fino ad ora portati avanti, non basta più la solita logica ‘concessoria’ o , ancor meno, le gestioni appaltate al massimo ribasso. Dobbiamo dare vita invece a progetti ampi, trasversali a diversi ambiti, ambiziosi, con orizzonti temporali di medio e lungo periodo. E la cultura può diventare un laboratorio di innovazione per molti altri asset».

    «L’Anci è molto interessata al partenariato pubblico – privato con il mondo delle cooperative collaborazione che è oggetto di questa call. Una iniziativa che mette assieme comuni, altri soggetti pubblici e cooperazione per progetti strutturati, lungimiranti e strategici di valorizzazione del patrimonio culturale. Un modo per far usufruire il nostro patrimonio al meglio non solo dai turisti ma anche dai cittadini.  Per questo già dalla prima edizione abbiamo dato il nostro partenariato e non vediamo l’ora che l’iniziativa entri nel vivo per poterla valutare come indicazione per politiche più ampie». Così Vincenzo Santoro, responsabile Dipartimento Cultura e Turismo ANCI, alla presentazione della seconda edizione di Viviamo Cultura.



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  • Agrigento proclamata Capitale della Cultura 2025

    Agrigento è stata proclamata Capitale della Cultura 2025. Proclamazione che rappresenta una grande opportunità per il mondo della cooperazione in Sicilia.

    Agrigento supera le nove città concorrenti e diventa Capitale della Cultura 2025. A proclamarlo è stato il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, nel corso della cerimonia che si è svolta a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura.

    Al centro del dossier: Accoglienza, mobilità e offerta culturale

    “Agrigento assume come centro del proprio dossier di candidatura la relazione fra l’individuo, il prossimo e la natura, coinvolgendo l’isola di Lampedusa e i comuni della provincia e ponendo come fulcro il tema dell’accoglienza e della mobilità. Il progetto risponde in modo organico all’obiettivo di presentare a un pubblico vasto un programma di grande interesse a livello territoriale, ma anche nazionale e internazionale. Il ricco patrimonio culturale del territorio è il volano con cui si valorizza la variegata offerta culturale proposta in un’ottica di innovazione, promozione e, di conseguenza, di un successivo sviluppo socio-economico, che trova ispirazione nei concept tecnologici più moderni. Il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni potrà promuovere la cultura come caposaldo della crescita individuale e comunitaria”. Questa la motivazione che ha spinto la giuria a proclamare Agrigento la Capitale della Cultura 2025.

    L’importanza della cultura cooperativa

    Antonio Martina, presidente di Confcooperative Sicilia, ha sottolineato come questa proclamazione rappresenti una grande opportunità anche per il mondo della cooperazione in Sicilia, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo locale.

    Agrigento è uno scrigno che negli anni ha messo a frutto tutte le sue virtù e il movimento cooperativo ha giocato sicuramente un ruolo primario, puntando negli anni scorsi sui servizi alla persona e sulla tessitura della società civile, facendo della cultura e della partecipazione democratica strumenti di sviluppo autentico e duraturo. Il ruolo che hanno le cooperative è importante, soprattutto, nell’attivazione di tutti quegli strumenti di partecipazione sul tema del rapporto pubblico-privato, in quanto le cooperative hanno legami molto forti con i territori dove operano e sono portatrici di importanti elementi di innovazione.

    Ci sono dei progetti in corso d’opera e uno degli esempi di partecipazione democratica dei cittadini all’economia del territorio, è rappresentato sicuramente dalle cooperative di comunità che vedono questa partecipazione sinergica tra persone e imprese, ma anche tra gli enti locali stessi.

    Lavorare insieme per il bene comune è l’obiettivo che si intende portare avanti con i progetti presentati per il 2024. Inoltre, si ha in itinere la costruzione di una nuova cooperativa di comunità nell’entroterra di Agrigento a Santo Stefano, che vede la partecipazione della comunità locale, dell’amministrazione pubblica, per il rilancio e la valorizzazione del territorio, in un’idea di governance cooperativa che deriva proprio da un partenariato pubblico-privato. 


  • 5-per-mille

    Confcooperative: a Pasqua affari a gonfie vele per agriturismi, hotel e ristoranti

    Tutti i dati del Centro studi di Confcooperative sulla spesa e i consumi degli italiani per la Pasqua 2023.

    Sarà la Pasqua delle differenze. Dal tutto esaurito di chi compra la colomba extralusso da 50 euro a Milano, a chi in tavola non porterà alcun menù speciale, in alcuni casi, neanche l’uovo. Dopo la pandemia la guerra. E ora il cappio dell’inflazione che stritola il portafoglio. Nonostante le difficoltà gli italiani sono alla ricerca della normalità: 3 su 10 festeggeranno la Pasqua a casa in famiglia; altri 4 su 10 al ristorante e in agriturismo.

    In viaggio, quasi tutti in Italia, 2 italiani su 10, vale a dire circa 12 milioni di persone. Affari a gonfie vele per agriturismi, ristoranti e hotel, ma 4 strutture su 5 lamentano fortemente una mancanza di personale che ne vincola o limita le attività. Stride, sempre più, la forbice delle diseguaglianze che si allarga per poco circa 10 milioni di italiani che vivranno una Pasqua di passione.

    I dati sulla spesa per la tavola di Pasqua

    Una spesa complessiva per la tavola che sfiora 1,2 miliardi, 100 milioni meno del pre-covid e 150 milioni in più rispetto allo scorso anno. Un maggior costo, ma non una maggiore spesa dal momento che l’esborso è spinto dall’inflazione. È quanto emerge dall’indagine del Centro studi di Confcooperative sulla propensione alla spesa e al consumo degli italiani per la Pasqua.

    Le scelte alimentari degli italiani

    In famiglia o al ristorante trionferanno le eccellenze dell’agroalimentare made in Italy. A casa in 2 tavole su 3, trionferanno agnello e capretto. Bene i consumi di pesce che con la quaresima e i venerdì di magro sono aumentati del 30%. Tra le eccellenze enogastronomiche primeggeranno: il ricco tagliere di formaggi e salumi, vini, prosecchi e spumanti dei nostri vigneti.

    Così come il ricco assortimento dell’ortofrutta italiana anche se colpita da siccità e gelate delle ultime settimane. Con la “Pasqua bassa” e l’ondata di freddo, in aumento le grigliate e i consumi di uova di cioccolato (28 milioni rispetto ai 25 dello scorso anno) per i più piccoli e di colombe (23 milioni rispetto ai 21 dello scorso anno). Vince poi la tradizione dei dolci regionali, pastiera in testa nel carrello dei dolci.



  • Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto d’urgenza per contrastare la siccità, una piaga che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura e oltre centinaia di imprese e consorzi. L’obiettivo è quello di trovare soluzioni concrete e di anticipare i tempi, attraverso misure preventive e strutturali, per evitare che si arrivi ad una effettiva emergenza. 

    Cosa prevede il decreto?

    Il Decreto Legge contro la siccità prevede una cabina di regia presieduta dal Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, composta da tutti gli altri ministri competenti. Il compito di questa cabina di regia sarà pianificare interventi infrastrutturali di medio e lungo periodo e definire un piano idrico straordinario.

    Inoltre, la misura prevede l’istituzione di un commissario rinnovabile in carica fino al 31 dicembre, che avrà il compito di amministrare misure a breve termine riguardanti sfangamenti e sghiaiamenti degli invasi, nonché la gestione e l’utilizzo delle acque reflue. Saranno assegnati a tal fine fondi di circa 7.8 miliardi attingendo dal Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e da altre risorse europee e nazionali.

    Il decreto legge sottolinea inoltre la necessità di un’adeguata campagna di sensibilizzazione sul bene “acqua” e sulla sua responsabile utilizzazione. Sarà inoltre applicata una semplificazione per velocizzare la spesa e l’effettiva realizzazione delle opere.

    Gardini: “Provvedimento attesissimo. Effetti siccità su oltre 1,5 milioni di lavoratori tra produttori agricoli e indotto”

    Maurizio Gardini presidente di Confcooperative ha commentato : “Con il DL Siccità approvato dal Consiglio dei Ministri, il Governo interviene in modo urgente e deciso per contrastare la grave piaga della siccità che sta mettendo in ginocchio 1,5 milioni di lavoratori tra produttori agricoli e indotto, oltre a centinaia di migliaia di imprese e consorzi. È un segnale di grande attenzione per il Paese e, in particolare, per il settore agroalimentare che da tempo denuncia le conseguenze della grave crisi idrica che sta colpendo il nostro sistema produttivo. La scelta di attribuire a un Commissario straordinario i più ampi poteri di intervento incontra il nostro più ampio sostegno”.

    Non c’è tempo da perdere – aggiunge Gardini – è necessario rimuovere tutte quelle situazioni di ostacolo o inerzia e le lungaggini burocratiche che troppo spesso hanno impedito la realizzazione di interventi infrastrutturali ormai improcrastinabili. È necessario ottimizzare l’uso dell’acqua e mitigare i danni connessi all’emergenza idrica. Bene anche la scelta di destinare all’uso irriguo le acque reflue depurate e aver deciso di modificare, semplificandola, la disciplina per la desalinizzazione delle acque. Auspichiamo che la cabina di regia istituita presso palazzo Chigi e il Commissario straordinario dialoghino con le organizzazioni di rappresentanza al fine di rendere più rispondenti alle esigenze del settore agricolo gli interventi da realizzare. 

    “Sarebbe altrettanto fondamentale – conclude Gardini – il coinvolgimento delle stesse organizzazioni nell’ambito degli Osservatori distrettuali che saranno creati presso le Autorità di bacino al fine di una migliore ricostruzione dei fabbisogni dei vari settori“.


  • Settore vitivinicolo: l’Italia raggiunge grandi traguardi con l’export

    Il fatturato 2022 dell’export italiano dei vini arriva a 7,9 miliardi con un’aumento del valore in tutti i principali mercati.

    Una delle sfide più ambiziose del settore vitivinicolo sarà la difesa degli ottimi livelli dell’export raggiunti in questi anni.

    In Italia, infatti, il fatturato 2022 dell’export è arrivato a 7,9 miliardi (quasi il 10%), con una quantità di vino esportato pari a 22 milioni di ettolitri e un valore aumentato in tutti i principali mercati, a partire dagli Stati Uniti, che è il maggiore paese di riferimento per l’export italiano. Seguono Germania, Regno Unito, Canada, Svizzera e Francia.
    Gli spumanti, invece, hanno avuto una crescita del 19/20%, valori positivi e soddisfacenti, con l’unica perplessità sui vini rossi che stanno soffrendo un po’ per via di un mercato sempre più orientato verso i bianchi.

    I dati sull’export ci dicono poi che soltanto le aziende più strutturate, soprattutto in forma cooperativa, riescono ad accedere ai mercati esteri e di conseguenza ad aumentare il proprio fatturato. L’export delle cantine cooperative ha avuto un incremento del 130%, superando l’andamento delle esportazioni nazionali di vino, con una variazione positiva del fatturato complessivo dell’88% negli ultimi 10 anni.

    Il mercato italiano dei vini e degli sparkling wine in Francia

    L’Italia, insieme alla Spagna e al Portogallo, è tra i principali paesi esportatori di vino in Francia, che nel 2021 ha registrato una contrazione sia in volume (-5% nel 2020) che in valore (-3% nel 2020).

    Sul fronte dei consumi emerge, sulla base dei dati analizzati da Euromonitor international, che i francesi hanno acquistato vino per 1.765,9 milioni di litri con una leggera contrazione nel canale off-trade e un recupero nelle vendite on-trade.

    Dai dati sul consumo in Francia si può dedurre come la vendita e l’acquisto di vino off-trade che avviene attraverso negozi al dettaglio come supermercati, enoteche e negozi online, siano in diminuzione; mentre ci sia un recupero per quanto riguarda la vendita on-trade attraverso i bar, i ristoranti e altri locali pubblici, che danno la possibilità al cliente di consumare sul posto. 

    Al contrario, gli spumanti continuano ad essere il vero traino delle esportazioni italiane, con un +19% in valore, che diventa +22% se si guarda al Prosecco, con il re delle bollicine che fa ben 20% in Francia.

    Le importazioni degli sparkling wine (vino frizzante) hanno registrato un notevole aumento sia in volume che in valore, con l’Italia come principale contributore, seguita da Spagna e Germania.


  • Accordo tra Federazione Sanità e l'Ordine dei Medici

    Welfare: le cooperative sostengono la nuova riforma del governo Meloni che garantisce assistenza domiciliare ai malati anziani.

    Garantire agli anziani un’adeguata cura domiciliare è il centro della riforma del nuovo Welfare attuato dal governo Meloni.

    La recente riforma del sistema di welfare italiano è destinata a rivoluzionare la cura degli anziani non autosufficienti nel nostro Paese.

    Disegnare il nuovo sistema sanitario applicando i risultati ottenuti dal quadro europeo di riferimento, significa modellare il welfare secondo l’evoluzione della popolazione italiana, tenendo conto che negli ultimi anni è invecchiata rapidamente, con il numero di anziani che rappresentano il 23% della popolazione complessiva e nel 2050 si prevede che questo numero salirà al 35%.

    Giuseppe Milanese, presidente di OSA (Operatori Sanitari Associati), la più grande cooperativa nel settore socio-sanitario, chiarisce quali sono i punti principali e le novità riguardanti la riforma del nuovo Welfare attuato dal governo Meloni. 

    Al centro di questa legge appena approvata, vi è il diritto degli anziani di ricevere le cure più appropriate negli ambienti che gli sono familiari, spostando il fulcro dell’attenzione sulla dignità e sui diritti dei pazienti. «Abbiamo lasciato per troppi anni gli anziani da soli- sottolinea Milanesi– ad affrontare i problemi sanitari, spesso con famiglie impreparate. La vera sfida non è rappresentata dalle malattie acute, ma dalla cronicità di tante patologie che richiedono assistenza e cure continue».

    Il governo italiano prevede di finanziare il nuovo programma sia con il PNRR che con i fondi già stanziati dal governo precedente. Inoltre, aggiungendo il Fondo nazionale per le politiche sociali e il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, si prevede di spostare le risorse dal contrasto alla povertà al supporto dei non autosufficienti. 

    Ora che la legge è passata ci sono risorse da allocare. In particolar modo occorre pensare a come formare in maniera adeguata gli operatori sanitari, nucleo fondamentale per il successo di questa nuova campagna. «Gli operatori- evidenzia Milanesi– devono sviluppare competenze tecniche tanto quanto educarsi a quella attitudine necessaria a prendersi cura degli anziani. Mi auguro che nel giro di un anno si possano avere risorse per la formazione. Dalle proiezioni che abbiamo realizzato, a livello nazionale sono necessari almeno 100 mila operatori per assistere a domicilio un totale di un milione e 80 mila pazienti, così evitando anche ricoveri ospedalieri impropri». 

    La riforma rappresenta un passo in avanti essenziale, garantendo agli anziani il sostegno adeguato nella loro quotidianità e svolgerà un ruolo importante nell’economia nazionale, salvaguardando la stabilità economica, riducendo le pressioni sulle casse dello stato insieme ai costi sociali.


  • Legacoop-Prometea: Gamberini, preoccupazione per il Pnrr

    Il 4° Rapporto AreaStudi Legacoop Nazionale- Prometea ha evidenziato maggiore solidità finanziaria del sistema Legacoop rispetto alle pari imprese del sistema produttivo italiano e un modello di business caratterizzato da performance positive in linea con i valori tendenziali mostrati dai settori italiani di riferimento.

    Il 4° Rapporto AreaStudi Legacoop Nazionale- Prometea ha evidenziato maggiore solidità finanziaria del sistema Legacoop rispetto alle pari imprese del sistema produttivo italiano e un modello di business caratterizzato da performance positive in linea con i valori tendenziali mostrati dai settori italiani di riferimento.

    Il Rapporto indica una crescita moderata, con un PIL 2023 al +0,7%, accompagnata da un’inflazione che, a condizione che il prezzo dell’energia rimanga su livelli inferiori di quelli raggiunti nell’estate 2022, scenderà velocemente nel 2023 fino ad un livello di circa il 5,1%. Il rapporto contiene anche proiezioni per gli anni successivi, tra cui una crescita del Pil del +0,6% nel 2024 e del +0,9% nel 2025. L’inflazione è prevista al 2,2% nel 2024 e al 2% nel 2025. Si prevede che il sistema bancario continui a sostenere lo sviluppo delle imprese, seppure a un ritmo più lento rispetto al 2022 a causa dell’aumento dei tassi di interesse. Inoltre, l’assenza di shock internazionali permetterà al ciclo industriale di ripartire, mentre gli investimenti finanziati dal PNRR contribuiranno a colmare il vuoto creati dal venire meno del Superbonus 110. È cruciale che l’attuazione del PNRR sia pienamente impegnata perché, con un impegno completo, gli investimenti totali sono previsti in aumento del 2,3% nel 2023 e dello 0,7% nel 2024.

    Il presedente Legacoop, Simone Gamberini, ha commentato che tutti devono fare la loro parte per liberare la forza creativa del Paese e che l’obiettivo di ridurre il cuneo fiscale è irrinunciabile per sostenere la crescita economica.

    “Il boom post pandemico”, commenta Simone Gamberini, presidente di Legacoop, “ha mostrato che questo paese è pieno di energie, ha un dinamismo che cova sotto la cenere ma è bloccato da strutture arcaiche, regole e scelte sbagliate non solamente a livello nazionale. In questo rallentamento tutti devono fare la loro parte per liberare la forza creativa del Paese. La cooperazione l’ha fatta e questo rapporto lo conferma: nel decennio passato si è rinnovata, riequilibrando dove necessario, consolidandosi quando possibile. Ma, come il resto del sistema produttivo, non può fare tutto da sola. Se i costi aumentano, l’incremento dei tassi rischia di soffocare l’economia. Al contrario servono misure di spinta coraggiose, e per questo ci preoccupa la crisi del PNRR. Un problema essenziale che va affrontato e risolto è quello dei costi del finanziamento in capo alle amministrazioni locali per la gestione delle opere che, con l’aumento dei tassi di interesse, sono insostenibili per gran parte di quei comuni, in maggioranza sotto i 5.000 abitanti, per i quali passano due terzi dei progetti e che spesso si vedono costretti a rinunciare alle risorse del Piano. Inoltre, dopo che la Cabina di regia, come annunciato, avrà effettuato una ricognizione per individuare i progetti realisticamente realizzabili con il PNRR e quelli da finanziare con Fondi di coesione e Repower EU, è urgente una revisione del modello, con un coinvolgimento dal basso del tessuto sociale e produttivo italiano. E occorre la spinta delle riforme, prima fra tutte quella fiscale. Una decisa riduzione della tassazione sul lavoro e del cuneo fiscale è ormai irrinunciabile. La ripresa post covid non era un fuoco di paglia, farla spegnere sarebbe un delitto”.

    In fine, Il rapporto evidenzia che sebbene l’economia italiana sembri essere in ripresa per tornare ai livelli pre-pandemici, esistono ancora preoccupazioni riguardo all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.


  • Gardini Confcooperative

    «La “messa a terra” del GREEN DEAL, permeato da un ambientalismo ideologizzato, sta generando forti preoccupazioni nel settore agroalimentare. Le principali minacce alla competitività delle imprese del settore agroindustriale, oggi, sono rappresentate dalla proposta di regolamento in materia di imballaggi, dall’applicazione della direttiva SUP, dalle proposte normative in materia di etichettatura nutrizionale e ambientale». Così Maurizio Gardini presidente di Alleanza Cooperative intervenendo, anche a nome dei copresidenti Gamberini e Schiavone, al tavolo Agroindustria aperto dai ministri Urso e Lollobrigida al ministero delle Imprese e del Made in Italy. 

    Imballaggi: sulla proposta di regolamento europeo il rischio concreto è che vengano travolte intere filiere strategiche del made in Italy. A subire i danni peggiori sarebbero le nostre imprese e le cooperative agroalimentari cuore pulsante dell’economia nazionale e trainante del nostro export. Abbiamo manifestato la nostra preoccupazione alla Presidente Meloni. Riteniamo indispensabile eliminare l’obbligo per i produttori di vino di utilizzare una quota di imballaggi da immettere nel circuito del riuso impatterebbe sui costi delle aziende, non garantirebbe adeguatamente gli standard di sicurezza alimentare e il riuso comporterebbe un notevole impatto ambientale. 

    Direttiva SUP: semprein tema di imballaggi è necessario che il Governo intervenga per evitare l’obbligo della cosiddetta “membrana sigillante” in plastica. Per determinati contenitori questo sistema non è applicabile se non con una modifica estremamente onerosa degli impianti di confezionamento e con rischi collegati alla salubrità del prodotto.  

    Etichettatura: la diffusione del Made in Italy nel mondo è un fattore strategico che abbiamo il dovere di supportare perché genera un valore indispensabile per la tenuta della nostra economia, i consumi interni sono fermi al palo, l’export è una leva competitiva irrinunciabile.Dobbiamo vigilare attentamente sulla presenza di quei fattori che minano la concorrenza prima di tutto tra Paesi UE, facendosi portavoce di una maggiore uniformità nelle regole del mercato unico. Si pensi alle conseguenze dell’etichettatura come il Nutri-score e all’etichetta irlandese sulle bevande alcoliche.  

    Logistica: gioca un ruolo primario nel rendere le aziende realmente competitive sui mercati globali. È fondamentale potenziare i sistemi di logistica aziendale e rimediare, anche attraverso il PNRR, aumentando la dotazione finanziaria del bando già emanato per permettere il finanziamento di ulteriori progetti di buona qualità oltre a quelli già previsti, al gap infrastrutturale che da sempre connota la movimentazione delle merci nel nostro Paese, rendendo lento e difficoltoso l’approdo sui mercati internazionali.  

    Lavoro: la ripresa dell’occupazione sconta, da un lato, il traino dei contratti a termine e, dall’altro, la mancanza di lavoratori in alcuni settori driver di questa delicata fase economica. È necessario un intervento strutturale di alleggerimento del costo del lavoro attraverso la riduzione del cuneo fiscale e contributivo, tenuto conto che si apre una stagione di rinnovi contrattuali in cui l’inflazione giocherà un ruolo importante.  

    Credito d’imposta e interventi di filiera: supportare l’accesso al credito delle nostre imprese per evitare che siano preda di criminalità o dello shopping straniero. Utilizzare risorse Pnrr per i progetti di filiera che mancano dalla “legge quadrifoglio”. Sarebbe fondamentale riproporre la misura del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative per incentivare le imprese agroalimentari che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi.  

    Made in Italy: siamo il Paese delle eccellenze. L’enogastronomia ha contribuito a rendere il Made in Italy uno dei brand più apprezzati nel mondo. La cooperazione agroalimentare svolge un ruolo fondamentale nella misura in cui è capace di dare massimo valore alle risorse naturali, umane ed economiche dei territori in cui opera. Oltre il 30% del nostro export dipende da tre Paesi (Germania, Stati Uniti e Francia) e il 61% è riconducibile a non più di 10 mercati. Serve perciò promuovere nuovi sbocchi commerciali, attraverso nuovi Accordi di Libero Scambio e più missioni internazionali alle quali la cooperazione chiede di partecipare. È necessario, poi, investire sul sistema fieristico nazionale che faccia da vetrina internazionale per il Made in Italy, in modo da competere con le altre grandi manifestazioni europee, come il SIAL di Parigi o l’ANUGA di Colonia.