• Rigenerazione sito ex Eridania: Legacoop Romagna chiede un “concorso di idee a livello europeo”

    Le cooperative aderenti a Legacoop Romagna guardano con interesse l’iniziativa del Comune di Forlì di acquistare il vecchio edificio che per anni ha ospitato lo zuccherificio Eridania per dargli una nuova vita.

    Le cooperative aderenti a Legacoop Romagna, guardano con interesse l’iniziativa del Comune di Forlì di acquistare il vecchio edificio che per anni ha ospitato lo zuccherificio Eridania per dargli una nuova vita. 

    Una sfida che va affrontata nella consapevolezza di come si tratta un sito che potrebbe diventare un punto di riferimento e di attrazione per tutta la comunità romagnola. 

    L’idea è quella di dar vita ad una progettazione che riguardi tutta l’area, dal grande parco verde alla valorizzazione degli edifici, nel rispetto assoluto della loro storia. Per questo Legacoop Romagna chiede un “Concorso internazionale di idee”, che possa coinvolgere non solo l’Università di Bologna ma anche altri studi architettonici, urbanistici professionali e di design.

    Il Consiglio di presidenza di Legacoop Romagna ha espresso il suo pensiero affermando che si tratta di un’opportunità di riqualificazione, che deve essere caratterizzata da uno sforzo innovativo e che metta in connessione la storia della città con il suo futuro. Per le dimensioni e per le caratteristiche di cui è dotato il sito, la progettazione dell’area dell’ex zuccherificio potrebbe rappresentare un’operazione di valenza romagnola, in grado di ampliare e qualificare servizi che Forlì potrebbe mettere a disposizione di tutto il territorio subregionale. 

    Inoltre, il Consiglio di presidenza fa notare che affinché questo accada, è necessario che l’amministrazione comunale si faccia promotrice di un confronto e di una partecipazione eccezionale, con l’obiettivo di fare incontrare la tradizione intellettuale forlivese, con le migliori energie disponibili a livello nazionale ed internazionale. “Certo- aggiungono nella nota– siamo consapevoli della complessità di una simile realizzazione, verso la quale sicuramente andrebbero convogliate risorse che non possono essere solo locali e che la città non può avere, da sola, a disposizione. Ma riteniamo ugualmente che Forlì possa  tracciare il percorso, accompagnare e stimolare una condivisione coraggiosa di pensieri e di azioni sull’ex Eridania“.

    Notiamo con piacere conclude Legacoopcome in questa direzione da quando il Comune di Forlì ha acquistato l’area si stiano muovendo associazioni ed intellettuali forlivesi. Si tratta di segnali di valorizzazione, che evidenziano come ci sia un’energia positiva che sta attraversando la città e che va tutta nella stessa direzione: raccogliere le migliori idee per creare un luogo speciale ed identitario di tutta la Romagna. Il simbolo di una Forlì che guarda al futuro, unendo tecnologia ed innovazione alla sua storia”.


  • Vinitaly, Gardini concorda con la Premier Meloni: respingere la demonizzazione del Made in Italy agroalimentare proveniente dall’Europa

    Maurizio Gardini concorda con la Premier Meloni riguardo alla necessità di respingere la demonizzazione del Made in Italy agroalimentare proveniente dall’Europa

    L’agricoltura italiana e il settore vitivinicolo cooperativo stanno riscontrando molto successo grazie alla loro attenzione alla sostenibilità e alla loro importante posizione nel mercato globale. Nonostante tutto è fondamentale mantenere l’attenzione sulla protezione dell’agroalimentare Made in Italy, per garantire che i prodotti italiani siano riconosciuti per la loro qualità e la loro autenticità in tutto il mondo.

    Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, concordando con quanto detto dalla Premier Meloni in visita al Vinitaly, ha dichiarato: «Siamo pienamente d’accordo con la premier Giorgia Meloni. Respingiamo con forza ogni forma di demonizzazione del nostro agroalimentare Made in Italy che arriva dall’Europa. La filiera vitivinicola cooperativa è tre volte italiana: per prodotto, produttori e territorio. Le eccellenze dei vini delle nostre regioni sono un volano di economia e di sviluppo, di cura e manutenzione dei paesaggi e del suolo, ma non solo. Esprimono un valore culturale, identitario ricercato nel mondo che fa del nostro vino uno degli alfieri dei prodotti di punta dell’agroalimentari del Belpaese. Non è un caso che assieme ai formaggi sia tra i principali prodotti vittime dell’Italian Sounding».

    Il presidente Gardini sostiene che gli investimenti nel settore vitivinicolo hanno raggiunto grandi traguardi, che hanno portato ad un aumento del fatturato e dell’occupazione, generando un indotto che supera le 400 mila persone. 

    Inoltre, Gardini ha affermato che in tema di sostenibilità, le cantine cooperative sono impegnate verso un’economia sempre più sostenibile e green, con investimenti che superano i 700 milioni di euro negli ultimi 10 anni e di cui 110 milioni sono stati investiti nell’ultimo anno, consolidando sempre di più quello che è un passaggio effettivo verso una necessaria transizione ecologica. Inoltre, le cantine si stanno impegnando sempre di più nell’intraprendere iniziative riconducibili alle principali tematiche dello sviluppo sostenibile.

    Infine, il presidente di Confcooperative ha criticato le normative comunitarie in materia di sostenibilità per le imprese, affermando che l’Europa continua ad importare prodotti agricoli provenienti da paesi in cui si utilizzano prodotti chimici vietati in Italia e in Europa da decenni. 



  • Giappone chiama Italia. Buone notizie per la vendita di vini italiani nel Sol Levante, dove hanno registrato una crescita in volume del 28,6% nel 2022, attestandosi a 200 milioni di euro (dato Ismea). Un successo trainato in particolare da una crescente richiesta da parte del mercato nipponico di vini “sostenibili”, siano essi biologici oppure con packaging leggeri e facilmente riciclabili.

    Lo rende noto l’Alleanza Cooperative Agroalimentare a seguito di una rilevazione interna con le sue associate particolarmente impegnate nella vendita sui mercati esteri. L’incremento a due cifre delle vendite di vino è dovuto in particolar modo alla fine delle chiusure dovute alla pandemia. Finalmente le persone hanno iniziato a consumare di più, uscire di casa e riscoprire la socialità. Sono state riaperte le frontiere: prima il Giappone era chiuso all’ingresso degli stranieri, oggi invece c’è un forte aumento di visitatori in un paese dalla grande vocazione turistica.

    Ma la novità più importante che emerge dalle rilevazioni fatte dalle cantine di Alleanza è la grande richiesta di vini biologici e di vini sostenibili con un packaging leggero. I giapponesi apprezzano il vino in lattina e in particolare il vino in tetrapak in confezioni da mezzo litro, materiale al quale guardano molto positivamente perché si tratta di un materiale facilmente riciclabile. Nel Paese dei crisantemi è molto importante un concetto di sostenibilità piena

    La preferenza per il packaging da mezzo litro è anche dovuta al fatto che scegliere vino nelle classiche bottiglie di vetro sia assai più costoso, perché in Giappone le procedure di smaltimento dei rifiuti sono molto rigorose e il cittadino deve corrispondere un contributo a seconda del peso dei propri sacchetti di rifiuti. Dal momento che il tetrapak è compostabile e occupa pochissimo spazio, il problema si risolve con tre “e”: in modo ecologico, economico ed elegante, offrendo prodotti di qualità in confezioni dall’aspetto degno della loro storia.

    Cooperative campione di export

    Da una recente indagine sul grado di internazionalizzazione delle cooperative vitivinicole realizzata da Ismea per Alleanza delle cooperative, il fatturato generato dall’export delle cantine aderenti ad Alleanza cooperative tra il 2010 e il 2022 ha registrato una crescita del 130%, con un trend superiore all’andamento delle esportazioni nazionali di vino che nello stesso periodo sono cresciute del 101%.

    La cooperazione vitivinicola di Alleanza

    Alle tre centrali di Alleanza cooperative aderiscono 379 cantine con oltre 110mila soci, una produzione pari al 58% del vino italiano, un giro d’affari di 4,8 miliardi di euro, il 40% del totale del fatturato del vino nazionale. Il fatturato aggregato derivante dall’export delle cantine cooperative è pari a 2 miliardi di euro, pari a circa un terzo di tutto il vino italiano commercializzato all’estero.

    La valorizzazione dei soci è garantita da un livello medio di prevalenza mutualistica che si attesta ben oltre l’82%. In termini occupazionali, la cooperazione vitivinicola associata dà lavoro a oltre 9.000 persone, di cui il 67% è impiegato a tempo indeterminato.


  • Nola (Confcooperative Calabria): Cirino Scatà punto di riferimento della frutticoltura meridionale

    Il messaggio di cordoglio del presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola, per la scomparsa del ragioniere Cirino Scatà.

    Confcooperative Calabria partecipa con sincero cordoglio alla scomparsa del rag. Cirino Scatà, un importante punto di riferimento della frutticoltura meridionale, che ha dedicato gran parte della sua vita professionale al servizio della cooperazione agricola in Sicilia e Calabria.

    Di origini siciliane, ha lavorato fin dagli anni ‘80 come responsabile commerciale della Cooperativa agricola Osas, contribuendo con competenza, passione, serietà e grande dedizione personale, alla valorizzazione commerciale delle pesche e degli agrumi nella piana di Sibari.

    Il messaggio di cordoglio del Presidente Nola

    Il presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola, ha voluto esprimere tutto il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia di Scatà:

    “Il rag. Scatà è stato indiscutibilmente un uomo ed un professionista di grande spessore che ha consentito alle produzioni frutticole calabresi di essere conosciute ed apprezzate nei mercati europei che contano. A livello personale, poi, dopo 35 anni di rapporto restano indelebili innumerevoli ricordi densi di stima e di sincero affetto.”


  • cooperative vino

    Vinitaly, Luca Rigotti: no al terrorismo psicologico sul vino, serve maggiore educazione ad un consumo moderato.

    Rigotti ha espresso il suo parere in merito a quanto possa essere controproducente attuare un terrorismo psicologico sul vino, piuttosto bisognerebbe fare una giusta informazione ed educare la popolazione giovane ad un consumo moderato.

    Il Vinitaly l’evento di riferimento per il settore viticolo in Italia, per questa edizione del 2023 si veste di sobrietà per dimostrare che bere uno o due bicchieri di vino è meno dannoso che fumare un intero pacchetto di sigarette al giorno. Il mondo vitivinicolo minacciato dall’Irlanda, che spinge per convincere la Commissione Europea a imporre scritte informative e terrorizzanti sulle bottiglie, rinnova la propria immagine.

    All’evento era presente Luca Rigotti, coordinatore vino di Alleanza Cooperative Agroalimentare, intervenuto alla tavola rotonda “Vino fare impresa”. Rigotti ha espresso il suo parere in merito a quanto possa essere controproducente attuare un terrorismo psicologico sul vino, come nel caso dell’Irlanda, piuttosto bisognerebbe fare una giusta informazione ed educare la popolazione giovane ad un consumo moderato.

    Il coordinatore vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari ha osservato: “Sull’indicazione in etichetta di calorie ed ingredienti e sull’inserimento di messaggi di avvertenze, ribadiamo la necessità che per i prodotti vitivinicoli si segua un approccio consapevole ed educativo, mai allarmistico”. Ha inoltre sottolineato che: “Mentre le indicazioni nutrizionali e la lista degli ingredienti possono avere, se impostate nel modo corretto, un significato di trasparenza e di supporto alle scelte consapevoli dei consumatori, ciò non può avvenire in alcun modo attraverso l’imposizione, come nel caso dell’Irlanda, di messaggi intimidatori da trasmettere al consumatore che non tengano in alcun conto la differenza tra consumo e abuso”.



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  • Nuovo Codice degli Appalti: tutte le preoccupazioni delle cooperative su prezzi e offerta più vantaggiosa

    il nuovo codice degli appalti, ha sollevato alcune preoccupazioni tra le cooperative. Il presidente Gamberini crede che alcune proposte non siano state del tutto acquisite nel testo.

    Le prospettive indicate dal nuovo Codice degli Appalti rappresentano, secondo il Governo, un importante passo avanti per l’efficienza e la trasparenza del sistema di approvvigionamento pubblico in Italia. Le piccole e medie imprese (PMI) potrebbero avere maggiori opportunità di partecipare alle gare d’appalto e i processi di gara saranno semplificati, favorendo un migliore utilizzo del denaro pubblico. Inoltre, nelle intenzioni dell’esecutivo le nuove norme dovrebbero essere più efficaci nella lotta alla corruzione e nella promozione dell’innovazione tecnologica. Avere una maggiore efficienza e trasparenza nel sistema di approvvigionamento pubblico sarebbe sicuramente un grande vantaggio per il Paese.

    Le critiche di Legacoop e Confcooperative

    Nonostante i buoni propositi che il nuovo codice degli appalti sembra possedere, ha sollevato alcune preoccupazioni tra le cooperative, come espresso dal presidente di Legacoop Nazionale Simone Gamberini. Sebbene veda il testo come un passo avanti verso la semplificazione, la digitalizzazione e il miglioramento del processo di affidamento dei contratti pubblici, Gamberini crede che alcune proposte avanzate dal movimento cooperativo non siano state del tutto acquisite nel testo.

    Si chiede in particolare una maggiore chiarezza riguardo alla revisione dei prezzi, all’offerta economicamente più vantaggiosa e agli strumenti consortili. Gamberini sottolinea l’importanza di preservare il ruolo delle piccole e medie imprese, comprese le cooperative, nel mercato degli appalti pubblici. Inoltre, lamenta che i tempi necessari per qualificare e formare le stazioni appaltanti potrebbero bloccare il mercato degli appalti pubblici, come già accaduto con il codice precedente. 

    Gamberini auspica una maggiore qualità dei servizi e una corretta concorrenza nel mercato, anche attraverso un modello di “partenariato solidale” tra il pubblico e il privato e ad un confronto continuo per affrontare tali criticità entro la data di piena attuazione del codice.

    Gamberini ha dichiarato: “Il nuovo codice degli appalti rappresenta un passo avanti sulla strada della semplificazione, della digitalizzazione e del miglioramento del processo di affidamento dei contratti pubblici, ma presenta anche delle criticità sui temi rispetto ai quali avevamo avanzato proposte specifiche. Gli aspetti positivi potrebbero però essere vanificati dall’entrata in vigore in anticipo rispetto ai tempi necessari a qualificare e formare le stazioni appaltanti, con il rischio di bloccare il mercato degli appalti pubblici come già avvenuto con l’entrata in vigore del precedente codice”.

    Sull’argomento è intervenuto anche il presidente Massimo Stronati, presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi.  Sebbene Il presidente accolga con favore l’approvazione del nuovo codice degli appalti pubblici soprattutto in merito al riconoscimento dell’importanza della qualificazione delle stazioni appaltanti, Stronati si dimostra preoccupato per la liberalizzazione degli appalti sotto-soglia e richiama l’attenzione sul tema dei consorzi artigiani e dei consorzi tra cooperative, due realtà che da sempre svolgono un ruolo di accompagnamento all’accesso al mercato delle PMI e che sembra siano prese poco in considerazione nel nuovo codice degli  appalti.

    «Esprimiamo qualche preoccupazione – spiega il presidente – per la liberalizzazione degli appalti sottosoglia fino a 5,3 milioni di euro perché le stazioni appaltanti potranno decidere di attivare procedure negoziate o affidamenti diretti e allo stesso modo per gli appalti fino a 500 mila euro, le piccole stazioni appaltanti potranno procedere direttamente senza passare per le stazioni appaltanti qualificate. Questo significherà, in concreto, che con le nuove norme il 98% dei lavori pubblici sarà senza gara e altrettanto si verificherà per gli appalti dei servizi e forniture».

    Il presidente ringrazia ed esprime la sua vicinanza al governo per il «gran lavoro sulle nuove norme che danno ampio spazio alla digitalizzazione degli appalti che attraverso il fascicolo virtuale dell’operatore economico, le piattaforme di approvvigionamento digitale, l’utilizzo di procedure automatizzate nel ciclo di vita dei contratti pubblici consentirà alle imprese di risparmiare tempi e costi. Ma questo processo andrà sostenuto con la formazione del personale pubblico e con la qualificazione delle infrastrutture». 

    Per garantire un mercato degli appalti pubblici trasparente e corretto per tutti gli stakeholder coinvolti è importante che queste preoccupazioni siano affrontate e discusse in modo costruttivo.


  • Accordo tra Federazione Sanità e l'Ordine dei Medici

    Accordo tra cooperative sanitarie e medici e infermieri per salvare il SSN

    Le Federazioni dei medici ,degli infermieri e delle cooperative sanitarie e sociosanitarie rappresentate da Confcooperative Sanità hanno costituto un gruppo di lavoro congiunto per affrontare la carenza di professionisti sanitari in Italia.

    Il sistema sanitario è in crisi ormai da diversi anni. Una situazione preoccupante causata dalla carenza di personale sanitario specializzato, problemi di finanziamenti, accesso limitato alle cure e difficoltà a gestire l’aumento della domanda di servizi sanitari. 

    La pandemia da COVID-19 ha aggravato questi problemi e messo a dura prova i sistemi sanitari e il personale medico, già precari di per sé, creando carenze di attrezzature e di personale, causando ritardi e problemi di accesso alle cure in aree remote e una diminuzione della qualità delle prestazioni.

    Il gruppo di lavoro di medici, infermieri e coop sanitarie

    Le Federazioni dei medici (FNOMCeO), degli infermieri (FNOPI) e delle cooperative sanitarie e sociosanitarie rappresentate da Confcooperative Sanità hanno costituto un gruppo di lavoro congiunto per affrontare la carenza di professionisti sanitari in Italia. Una problematica che rischia di far saltare la riforma della sanità territoriale messa in campo con il PNRR e il decreto 77/2022 e crea seri problemi anche all’assistenza ospedaliera. 

    L’accordo, formalizzato ufficialmente a Roma, mira a sviluppare nuove strategie per affrontare il problema e a creare modelli di assistenza sanitaria innovativi e sostenibili che diano priorità all’accesso e alla qualità delle cure. Ciò include maggiore attenzione alle norme sul lavoro equo e la prevenzione contro metodi di assunzione fraudolenti e speculativi.

    A tal proposito Giuseppe Milanese, Presidente di Confcooperative Sanità, ha dichiarato: “Una netta presa di distanza da forme improprie di ingaggio del personale medico ed infermieristico nel SSN, la valorizzazione in chiave integrata del lavoro dei medici, degli infermieri e degli altri professionisti sanitari attraverso il modello cooperativo e una riflessione condivisa sul fronte della carenza di personale. Con l’alleanza siglata oggi su questi tre punti, intendiamo dare un contributo concreto in un momento di affanno, ma anche di profonda innovazione, del nostro sistema di welfare sociosanitario. Sono convinto che tre Organizzazioni come le nostre che decidono di lavorare insieme per proporre soluzioni concertate non può che essere una buona notizia per i professionisti che rappresentiamo, per il SSN e , soprattutto, per le persone che assistiamo”.

    Nuove leggi e investimenti in formazione

    Inoltre, l’Alleanza proporrà nuove regolamentazioni e iniziative per contribuire alla soluzione di questo problema, con un’attenzione alla continuità delle cure e all’importanza di approcci collaborativi e interdisciplinari. Durante l’incontro è emersa anche la necessità di sostenere la formazione e lo sviluppo professionale per garantire che l’Italia attiri e mantenga i migliori talenti.

    «L’accordo siglato oggi – afferma Filippo Anelli, presidente Fnomceo – si propone di far fronte alla carenza di professionisti, in ospedale e sul territorio, mediante la messa a punto di modelli organizzativi innovativi, flessibili, non lucrativi, sostenibili e sussidiari al sistema pubblico a beneficio dei cittadini. Modelli che rifuggano dalle distorsioni quali, ad esempio, le gare di appalto al massimo ribasso o i metodi che favoriscono pratiche speculative. Lo strumento è percorribile ma dobbiamo stabilire delle regole».

    La crisi attuale del settore sanitario sembrerebbe richiede l’attuazione di un approccio innovativo e collaborativo tra stato e organizzazioni no-profit, al fine di garantire una copertura sanitaria adeguata e che sia sostenibile per tutti.


  • Alleanza delle Cooperative: Proposta di regolamento Ue penalizza Italia, serve collaborare per trovare una soluzione proporzionata

    Alleanza delle cooperative nel corso dell’audizione davanti ai membri della Commissione Politiche Unione Europea, ha evidenziato le maggiori preoccupazioni in merito alla proposta di Regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

    Alleanza delle cooperative nel corso dell’audizione davanti ai membri della Commissione Politiche Unione Europea, ha evidenziato le maggiori preoccupazioni in merito alla proposta di Regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

    In particolare preoccupano gli effetti che potrebbe avere sulla filiera dell’imballaggio e sui Paesi virtuosi come l’Italia che hanno già fatto grandi sforzi per migliorare la gestione dei rifiuti di imballaggio, per tale ragione Alleanza delle cooperative ritiene sia necessario correggere il tiro.

    Obiettivi della proposta

    L’obiettivo della proposta è quello di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio, promuoverne il riuso e il riciclaggio e prevenire l’utilizzo di materiali difficili da riciclare promuovendo l’utilizzo di materiali più sostenibili e innovativi. La proposta,dunque, vuole essere un importante strumento per ridurre l’impatto ambientali degli imballaggi sull’ambiente e sulla salute pubblica e inoltre vuole farsi promotrice di un’economia sempre più circolare.

    Nell’ambito degli impegni del Green Deal, la risoluzione sul Piano d’azione per l’economia circolare, approvata il 10 febbraio 2021, sollecita, tra l’altro, l’impegno della Commissione nel rafforzare i requisiti essenziali obbligatori per gli imballaggi, prendendo in considerazione misure di prevenzione, per ridurre i rifiuti di imballaggi ed orientare la progettazione in modo da promuovere il riutilizzo e la riciclabilità degli imballaggi, la riduzione della complessità dei materiali ed introdurre requisiti per il contenuto riciclato negli imballaggi di plastica.

    Secondo la Commissione europea, le misure proposte dovrebbero ridurre entro il 2030 le emissioni di gas a effetto serra derivanti dagli imballaggi a 43 milioni di tonnellate rispetto a 66 milioni di tonnellate di emissioni che verrebbero liberate a legislazione invariata. Dalle nuove misure la Commissione si attende, altresì, creazione di nuova occupazione (in particolare, oltre 600mila posti di lavoro nelle attività legate al riutilizzo degli imballaggi), oltre a risparmi per imprese e consumatori stimabili in circa 100 euro l’anno pro capite

    Collaborare per trovare e garantire un giusto equilibrio

    E’ importante che lo Stato italiano, inclusi gli Stati membri, collabori per trovare una soluzione più equilibrata e proporzionata che promuova l’economia circolare, senza penalizzare eccessivamente le imprese, sarebbe corretto tenere in considerazione gli impatti sui diversi settori e sul mercato del lavoro e che si adoperi tempestivamente per garantire:

    – una verifica a livello nazionale ed europeo dell’impatto del Regolamento, con particolare riferimento ai settori produttivi, distributivi, agroalimentare, della ristorazione e del mercato del lavoro e delle eventuali necessità di modifica;

    – una revisione degli aspetti più problematici, tra cui l’eliminazione dei divieti, la modifica delle previsioni relative agli obblighi di riutilizzo, ecc;

    – una revisione di alcune previsioni della direttiva SUP che, oltre a sovrapporsi alla nuovi disciplina, rischiano di penalizzare in maniera significativa alcune filiere, tra cui il settore agroalimentare e del settore lattiero caseario (ad esempio, nozione di tappo, riconoscimento chiaro della differenza tra il prodotto interamente in plastica e parzialmente in plastica; riconoscimento della possibilità di immissione sul mercato dei prodotti in plastica biodegradabili e compostabili, ecc);

    – un immediato chiarimento interpretativo o, se necessario, una revisione del regolamento comunitario di esecuzione (UE) 2020/2151 del 17 dicembre 2020, che reca disposizioni relative alle specifiche di marcatura armonizzate per i prodotti di plastica monouso;

    – definizione della possibilità di attivazione di strumenti di sostegno economico per le filiere maggiormente penalizzate dall’impatto della proposta.