• La politica 2.0 è il luogo in cui anche il tanto atteso accordo tra la Grecia ed i creditori internazionali viene annunciato sui social.
    La notizia è stata diffusa, infatti, dal primo ministro belga, Charles Michel, che alle 8,38 di mattina ha scritto un tweet inequivocabile: “Aggreement”. 

    L’annuncio del premier del Belgio ha fatto subito il giro del web, arrivando in pochi minuti ad avere quasi 4.000 retweet; la notizia è stata confermata prima dal premier lussemburghese Xavier Bettel e poi dal presidente del Consiglio Ue tweet premier belgioDonald Tusk che ha tweetato: “L’Eurosummit ha raggiunto un accordo all’unanimità. Pronti per attivare il programma ESM per la Grecia con riforme serie ed aiuti finanziari”.
    La querelle odierna è l’ennesima conferma di come la comunicazione politica (e non solo) segua ormai i ritmi e le regole dei social media. Le indiscrezioni riportate questa mattina dai quotidiani, che parlavano addirittura di una possibile rottura definitiva tra Tsipras ed i creditori, sono state spazzate via da un semplice tweet.
    La scelta dell’Eurogruppo di comunicare una notizia così attesa attraverso un social network può essere considerata per certi aspetti rivoluzionaria e rappresentativa della nuova epoca della comunicazione.
    L’era dei comunicati ufficiali, delle agenzie e dei siti istituzionali sembra lasciare spazio ad una diffusione più immediata ed informale.
    Il premier belga non ha utilizzato alcun giro di parole, è bastato tweetare “aggreement” per veicolare il messaggio in maniera chiara, diretta e virale. Nessuna conferenza stampa fiume con riferimenti tecnici ai contenuti dell’accordo, quello è avvenuto solo in un secondo momento e ci sarà tempo per approfondire i dettagli nei prossimi giorni.
    Il vero stupore, dunque, non è riconducibile al successo della mediazione o al suo contenuto, ma allo strumento con il quale è stata diffusa. Proprio qui troviamo il senso dell’innovazione della giornata odierna.

     



  • Shanghai come Wall Strett nel 1929? Il crollo della borsa cinese rischia di propagarsi all’economia reale e di contagiare il resto del mondo.
    Il rapporto tra l’Occidente e la seconda economia del mondo, infatti, è ormai di estrema contiguità.

    C’è chi addirittura parla di una crisi che supera di gran lunga quella greca. Del resto il valore perso dai titoli cinesi dal borsa cina12 giugno (giorno in cui la borsa è iniziata a sprofondare) ad oggi è quasi venti volte superiore al debito greco.
    In meno di un mese i titoli della borsa di Shanghai hanno perso più del 30% del proprio valore, una crollo verticale che ha portato allo stop delle contrattazioni per le società quotate.
    Solo nella giornata odierna sono stati sospesi più di 500 titoli, per un totale di 1300 azioni di classe A, circa il 50% del totale.
    Da questi dati si capisce benissimo come la crisi finanziaria, che sta vivendo la Cina, sia di dimensioni epocali e colpisca tutti senza alcuna distinzione: imprese, investitori esteri, piccoli risparmiatori ed istituzioni.

    In questi giorni il governo di Pechino ha provato a correre ai ripari, adottando una serie di misure per immettere liquidità sul mercato.
    La Banca centrale cinese ha iniettato denaro per ben quattro volte in meno di un mese, senza però che i provvedimenti presi abbiano sortito gli effetti sperati.
    L’aspetto più preoccupante di questa vicenda è che ad essere coinvolti in prima persona sono tantissimi piccoli risparmiatori che si sono addirittura indebitati per acquistare titoli, volendo sfruttare l’estrema redditività della borsa di Shanghai.
    Basti pensare che da giugno 2014 a giugno 2015, la borsa cinese ha guadagnato il 151%: una bolla speculativa oltre i limiti della sostenibilità.
    Ed infatti è bastato pochissimo per farla scoppiare, creando un effetto a catena non facile da arrestare.
    La domanda che si pongono tutti quanti è quali effetti possa avere la crisi finanziaria cinese sull’economia reale del colosso asiatico e sul resto dell’economia mondiale.

    Gli impatti sulla vita dei cinesi saranno certamente devastanti. Nonostante, infatti, i titoli rappresentino solo il 15% della ricchezza delle famiglie, ci sarà senza dubbio un netto calo dei consumi, oltre alla difficoltà da parte dei piccoli risparmiatori e delle Pmi ad estinguere i debiti con le banche (mutui, finanziamenti, ecc.).
    Si prospetta, dunque, un periodo estremamente complesso per un’economia che, già da qualche tempo a questa parte, ha perso quell’aurea di “invincibilità” che per tanti anni l’ha contraddistinta.
    Il partito-stato cinese avrà un ruolo chiave, perché questa volta a pagare gli scotti della crisi saranno milioni di cittadini: una situazione, insomma, non di facile gestione.
    Così come non sarà facile gestire le eventuali ricadute sui mercati internazionali. I primi effetti sono stati percepiti, oggi, negli Stati Uniti con il Dow Jones che al momento perde 1,29 punti ed il Nasdaq che è sotto dell’1,61%.
    La Cina, del resto, è la seconda economia mondiale e le aziende internazionali che hanno investito nel paese asiatico sono molteplici. Impossibile pensare che le borse americane ed europee possano restare indifferenti.



  • Secondo l’Istat per la prima volta nella storia, nel 2014 la coppie under 35 hanno speso di meno rispetto a quelle over 65. Si tratta di un dato emblematico, che fa il paio con il tasso di di disoccupazione giovanile che ha raggiunti picchi storici, e che racconta quanto si siano ridotti i consumi delle giovani generazioni.

    istatLe elaborazioni dell’istituto di statistica rivelano i consumi medi delle famiglie italiane nell’ultimo anno. Dopo le variazioni negative negli ultimi due anni, il 2014 ha visto una spesa stabile attestata attorno ai 2.488,50 euro (+0,7% rispetto al 2013) di media a famiglia e con un aumento moderato della propensione al risparmio e del reddito disponibile.
    Ovviamente ci sono delle differenze notevoli in base al tipo di lavoro svolto, al titolo di studio e alla regione di provenienza delle famiglie.
    C’è un dato, ad esempio, emblematico: tra gli operai la spesa media mensile è di 2.232,47 euro, mentre tra i dirigenti e impiegati è di 3.181,91 euro (+42,5%).

    Le stesse differenze marcate le abbiamo anche in base ai titoli di studio posseduti dalla persona di riferimento della famiglia. Quelli con laurea o titolo di studio post laurea hanno una spesa familiare media di 3.435,23 euro, contro i 2.330,36 delle famiglie con persona di riferimento con licenza di scuola media ed i 2.750,59 se la persona di riferimento ha il diploma di scuola secondaria di secondo grado.
    Conosciamo benissimo, infine, le disparità territoriali presenti nel nostro paese. Troviamo, ad esempio, le famiglie trentine che spendono in media 3.073, 54 euro al mese rispetto ai 1.757, 82 euro di quelle calabresi.
    In generale, invece, nel 2014 sono diminuite le spese per comunicazioni, servizi ricettivi e di ristorazione, mentre sono aumentate quelle per per abbigliamento e calzature, per mobili, articoli e servizi per la casa, per la salute, l’istruzione, la cura della persona e gli effetti personali.

     


  • latte granarolo

    L’Alleanza delle Cooperative ha commentato il richiamo della Commissione Ue verso l’Italia, attraverso il quale le istituzioni europee invitano il nostro paese ad abrogare la legge n.138 dell’11 aprile 1974 che vieta l’utilizzo del latte in polvere per la produzione di formaggi.

    L’abolizione di questa norma sarebbe un duro colpo per i produttori italiani, che proprio grazie al divieto di utilizzo latte_fresco_del latte in polvere, riescono a produrre formaggi di alta qualità e richiesti in tutto il mondo.
    «Nessuna mediazione con Bruxelles» dichiara Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari «Il nostro governo si schieri compatto senza alcun indietreggiamento a difesa della normativa nazionale che finora ha sempre vietato in Italia l’utilizzo di latte in polvere per la produzione di formaggi e derivati. È una battaglia che ci aspettiamo venga combattuta fianco a fianco dai Ministri dell’Agricoltura e dell’Industria, oltre che da tutto il governo italiano che non può non scendere in campo per la difesa del made in Italy».
    I produttori italiani seguono metodi di produzione tradizionali in grado di conservare tutte le proprietà organolettiche e nutrizionali del latte.

    Il no al richiamo della Commissione è un vero e proprio rifiuto all’omologazione dei formaggi italiani a quelli dei competitors europei, una norma che farebbe venir meno il vantaggio competitivo storicamente posseduto dal nostro settore lattiero-caseario.
    Sarebbe, inoltre, un provvedimento che va in controtendenza rispetto alla battaglia portata avanti dal nostro Governo contro la contraffazione dei prodotti agricoli italiani.
    L’Italian Sounding è un fenomeno sempre più diffuso: il Ministero dell’Agricoltura sta cercando di arginarlo attraverso la stipula di una serie di accordi con alcune piattaforme online, tra le quali Ebay, con l’obiettivo di bloccare la vendita di prodotti che richiamano specialità italiane senza essere mai stati lavorati nel nostro paese.
    Permettere la produzione di formaggi con il latte in polvere significherebbe rendere la vita più facile ai contraffattori, rendendo vano, di fatto, lo sforzo effettuato dal nostro esecutivo.
    Per questo motivo Coldiretti ha indetto per oggi una manifestazione a Roma, nel corso della quale verrà difesa la varietà e la qualità dei formaggi italiani. Durante l’iniziativa sarà possibile conoscere il metodo di produzione tradizionale italiano, scoprendo così perché i nostri formaggi hanno un mercato internazionale estremamente positivo.
    Parteciperanno alla manifestazione allevatori, produttori e cittadini comuni, tutti uniti per la tutela del settore lattiero-caseario, vero e proprio simbolo del Made in Italy in tutto il mondo.

     

     


  • campus goel

    È stato presentato oggi a Catanzaro presso la sede di Confcooperative Calabria, Campus Goel, l’incubatore di progetti etici ed innovativi da attuare in Calabria.
    L’iniziativa promossa dal gruppo cooperativo Goel, in collaborazione con Fondazione Vodafone, intende favorire lo sviluppo del territorio calabrese attraverso l’auto-imprenditorialità giovanile.

    I giovani calabresi vivono un rapporto difficile con la propria regione d’appartenenza. Lo spazio per start up ed idee innovative, campus goelimprontate sul valore della legalità, spesso viene ridotto da ragioni di tipo affaristico e clientelare.
    Il risultato è la migrazione di molti giovani calabresi, alla ricerca di migliori e maggiori fortune in altri contesti nazionali ed internazionali.
    Il Gruppo cooperativo Goel vuole ridare speranza alle nuove generazioni nate in Calabria, proponendo loro un incubatore per idee d’impresa etiche ed innovative.
    La cooperativa aprirà un call alla quale potranno partecipare solamente imprenditori, siano essi calabresi o meno, che vogliono realizzare il proprio progetto in Calabria.
    Il rilancio del territorio calabrese è, infatti, il principale obiettivo di Campus Goel.
    Il progetti verranno valutati da un’apposita commissione in base ad una serie di criteri:

    • contenuto etico dell’idea d’impresa;
    • livello di innovazione;
    • sostenibilità a livello economico, ambientale e sociale;
    • grado di motivazione de soggetto o del gruppo promotore;

    Avrà particolare rilevanza l’aspetto etico del progetto presentato. Il Gruppo Goel si batte, infatti, per l’affermazione del principio della legalità in un territorio, come quello calabrese, afflitto dal dominio della criminalità organizzata.
    L’intento di Goel è dimostrare come si possa fare impresa etica ed efficace anche in Calabria.
    Campus Goel non fornirà ai vincitori alcun sostegno economico-finanziario. Si limiterà a realizzare attività di tutoring e menthoring, oltre a fornire la propria rete di contatti e, qualora fosse necessario, a sfruttare i brand lanciati dal gruppo cooperativo in questi anni.
    Una volta sviluppata l’idea d’impresa, infine, il 2% dei proventi verrà destinato ad alimentare un fondo per Campus Goel: saranno, dunque, le stesse nuove aziende ad aiutare le imprese emergenti, formando così una rete imprenditoriale all’insegna della solidarietà e dello spirito cooperativo.
    Potete trovare ulteriori informazioni sull’iniziativa all’interno del sito ufficiale.

     



  • Le piccole e medie imprese italiane presentano gravi deficit in materia di digitale. In base ad un’indagine svolta dalla Cna su un totale di 3.056 aziende, il 12% delle Pmi nostrane non possiede nemmeno un computer ed il 23% non ha un portatile.

    Sono numeri abbastanza preoccupanti che testimoniano l’arretratezza del nostro paese in merito all’economia Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite Ivadigitale. Le ragioni di questa carenza non deriva dall’ignoranza sull’importanza di questi strumenti per l’attività dell’azienda, ma soprattutto da ragioni di tipo economico.
    L’acquisto di computer e smartphone, la formazione digitale dei propri dipendenti ed la gestione del sito web dell’azienda, affidata ad un consulente esterno, comporta costi importanti per un’impresa, difficile da sostenere in periodo di crisi.
    Sono, però, questo tipo di ritardi strutturali che rendono meno competitive le nostre aziende sul mercato internazionale. Ma vediamo alcuni dati.

    Lo studio della Cna prende in considerazione, come detto, 3.056 aziende; di queste il 52,9% fa parte del settore industriale (manifattura, edilizia, costruzioni ed impiantistica), mentre il 43% opera nel settore dei servizi ed il 4,1% in quello dei trasporti.
    Tra le imprese analizzate l’85,3% ha meno di 10 addetti. È proprio all’interno di questa categoria che troviamo le elaborazioni più preoccupanti.
    Secondo i dati della Cna, infatti, il 12% delle piccole imprese non possiede un computer, il 23% non ha un portatile  e più del 50% non ha un tablet.
    Non tutti, inoltre, hanno un sito web. Il 97,7% delle imprese con più di 20 dipendenti dispone di un portale dedicato all’attività dell’azienda, ma questo numero scende in maniera importante di pari passo con la diminuzione del numero di addetti.
    Solo il 60,8% delle aziende con meno di 10 dipendenti, infatti, ha un proprio sito web contro l’86,7% di quelle che possiedono da 10 a 20 addetti.
    Il problema, dunque, riguarda soprattutto le piccole realtà industriali che non riescono a sostenere i costi della digitalizzazione. Solo il 16% di esse, ad esempio, ha fatto seguire dei corsi di aggiornamento Ict al proprio personale. L’avanzare della tecnologia potrebbe portare queste aziende lentamente a chiudere i battenti o ad essere costrette ad aggregarsi, come è già successo a molte cooperative.



  • Dopo il referendum che ha sancito il no greco alle imposizioni dell’ex troika, la Commissione sta studiando una possibile soluzione al caso ellenico.
    Nelle ultime ore si sta facendo strada l’ipotesi di una sospensione temporanea della Grecia dell’Eurozona.

    La situazione greca è un unicum nella storia dell’unione economica e monetaria europea. Il risultato del referendum avvicina sempre di più il paese fuori dall’Euro, nonostante Tsipras abbia ribadito più volte la sua intenzione euro greciadi restare all’interno dell’Eurozona.
    La posizione della Germania e degli altri creditori rimane, però, estremamente rigida. Al momento ci sono pochi margini per ottenere una maggiore flessibilità sulle politiche di austerity e sul piano di rientro, ecco perché potrebbe essere adottata una soluzione “ponte”.
    In queste ore, infatti, gli esperti di diritto comunitario presenti nella Commissione stanno studiando una proposta che prevederebbe la sospensione temporanea della Grecia dall’Eurozona.

    Si tratterebbe di un’uscita solamente momentanea, nell’attesa di trovare un accordo con l’ex trojka.
    Sarebbe senza dubbio una soluzione conveniente per entrambe le parti: un ritorno immediato alla dracma, infatti, rappresenterebbe un duro colpo per l’unione monetaria, facendo crescere il fronte degli anti-euro, salito già prepotentemente alla ribalta nel corso delle ultime elezioni del Parlamento europeo.
    La sospensione temporanea sarebbe possibile secondo l’articolo 352 del TFUE (clausola di flessibilità) secondo il quale, qualora un’azione appare necessaria per realizzare obiettivi presenti nei Trattati, il Consiglio può deliberare all’unanimità, su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo.
    Una simile decisione, però, comporterebbe moltissimi adempimenti legali da espletare, senza contare la necessità di cercare un accordo con la Grecia stessa per avviare la procedura di sospensione temporanea.
    Per adesso si tratta solo di un’ipotesi, ma non è escluso che nelle prossime ore l’Unione Europea decida di intraprendere in maniera decisa questa strada.



  • Si svolgerà oggi ad Expo Milano 2015 un evento organizzato da Federabitazione-Confcooperative sul tema della riqualificazione urbana.
    Verranno presentati i migliori progetti di tipo cooperativo nell’ottica di una migliore qualità della vita e di uno sviluppo sostenibile.

    spese condominialiIn un’epoca dove le città sono il baricentro della vita economica e sociale, sono sempre più importanti i modelli di sviluppo urbano che guardano al futuro prima ancora che al presente.
    Abusivismo, inquinamento ed infiltrazioni criminali nel settore dell’edilizia sono espressioni, invece, di un sistema degenerativo che va cambiato in maniera radicale.
    Federabitazione presenterà oggi ad Expo una serie di progetti ed idee per innovare le città e per farlo in maniera sostenibile. Saranno presenti esponenti del mondo accademico e delle istituzioni che si confronteranno sulle migliori strategie da adottare per rendere le nostre città più sane e vivibili.

    Tra i progetti più interessanti, che verranno esposti nella giornata odierna, c’è certamente “Coop Housing”. Si tratta di un’iniziativa di Federabitazione che intende diffondere sul territorio nazionale i valori e le pratiche del “Social Housing”.
    Per raggiungere questo obiettivo sono state raccolte 51 testimonianze che raccontano cosa vuol dire usufruire dei servizi abitativi delle cooperative. I protagonisti sono spesso persone che non riescono a trovare un’abitazione per ragioni di tipo economico o semplicemente perché il mercato non offre una sistemazione adeguata ai propri bisogni.
    Federabitazione si attiva proponendo esperienze di co-housing o alloggi in affitto. Le cooperative veicolano un modello incentrato sulla solidarietà, la collaborazione e la condivisione che rifugge, dunque, la speculazione e le logiche del mercato tipiche degli altri operatori del settore.
    “Coop Housing” vuole estendere questo sistema a macchia d’olio, presentando progetti di riqualificazione urbana e di social housing su tutto il territorio nazionale.



  • Domani dovrebbe tenersi il referendum greco sul piano di rientro proposto dai creditori internazionali. La consultazione, però, potrebbe essere clamorosamente a rischio.

    tsiprasDue cittadini, infatti, hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato ellenico ritenendo che il referendum vada contro i dettami costituzionali.
    Nello specifico secondo i ricorrenti il quesito non sarebbe valido in quanto attiene al tema delle finanze pubbliche, sul quale la Costituzione vieta esplicitamente di indire una consultazione pubblica.
    Dall’altra parte Syriza sostiene si tratti di un referendum perfettamente legittimo perché riguarda questioni di “sovranità nazionale”.

    La decisione del Consiglio di Stato dovrebbe arrivare in serata e potrebbe cambiare clamorosamente le carte in tavola. Un annullamento della consultazione sarebbe un duro colpo per Tsipras alle prese con un forte campagna a favore del “no” al piano del creditori.
    Il capo dell’esecutivo ellenico ci ha tenuto a ribadire in queste ore che non si tratta di un referendum contro l’Euro. La Grecia intende rimanere nell’Eurozona e cambiare l’Ue in maniera profonda.
    Secondo Tsipras la vittoria del “no” servirebbe a dare una posizione di forza al governo greco sul tavolo delle trattative con l’ex trojka. I sondaggi in questo momento danno in leggero vantaggio il sì: 44,8% contro il 43,4& del no secondo le rilevazioni dell’istituto Alco.
    Rimane, però, una buona percentuale di indecisi (11,8%) che potrebbe risultare decisiva ai fini del risultato della consultazione.



  • Il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha parlato del tema delle false cooperative nel corso della Festa de l’Unità di Roma.

    Il magistrato ha svolto una riflessione sulle cooperative di tipo B e le degenerazioni ad esse collegate. Cantone ha rimarcato come il modello cooperativo sia stato storicamente un sistema su cui si è fondata una parte significativa raffaele cantone cooperativedell’economia italiana.
    Gli scandali che hanno coinvolto il mondo della cooperazione non possono, dunque, screditare quanto di buono creato dall’impresa sociale nel nostro paese.
    Il problema, secondo Cantone, riguarda nello specifico il quadro normativo relativo alle cooperative di tipo B, ovvero quelle imprese che svolgono attività senza scopo di lucro.
    L’assenza di norme sulle gare d’appalto ha favorito l’infiltrazione di soggetti criminali e la formazione della cosiddette false cooperative.
    Si tratta di entità che sfruttano la forma giuridica cooperativa ed il rapporto privilegiato che sovente hanno i “falsi amministratori” con la politica, per ricevere affidamenti diretti di lavori e servizi e dunque ingenti finanziamenti.

    La mancanza di regole di concorrenza ben precise in materia di cooperative sociali ha trasformate le coop in una vera e propria “autostrada per fare affari”.
    La proposta di Cantone per arginare questo fenomeno è chiara ed esemplare: «Il sistema cooperativo va salvato attraverso alcuni meccanismi molto semplici, ad esempio creando criteri veri di controllo e di trasparenza delle cooperative. Bisogna prevedere anche meccanismi trasparenti nell’affidamento dei servizi sociali, effettuando delle vere gare d’appalto tra cooperative di tipo B e rendendo noti i soggetti che operano all’interno di esse con i relativi guadagni. Un sistema di controlli e di trasparenza serve a salvare il mondo cooperativo sano: chi non ha nulla da nascondere, non teme regole che impongano controlli e trasparenza».

    La riflessione di Cantone è vicina alla sensibilità dell’intero mondo della cooperazione. Il tema della revisione delle gare d’appalto e dei controlli ai bilanci delle coop è una questione reale che necessita di una riforma a 360 gradi.
    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative ha lanciato una legge di iniziativa popolare contro le false cooperative, dove si fa esplicitamente riferimento alla modifica di queste due ambiti normativi.
    Potete trovare la proposta di legge sul sito stopallefalsecooperative.it.



  • Commons Camp è riflessione e progettazione, un laboratorio di idee per la costruzione di una nuova società del bene comune.

    Si tratta di un campo estivo della durata di dodici giorni (29 giugno-10 luglio), nel corso dei quali vengono analizzate le sfide emergenti dell’economia e della società contemporanea e vengono ricercati modelli di sviluppo locale di tipo collaborativo.
    commons campPartecipano a Commons Camp 110 persone provenienti da tutto il mondo: cittadini, rappresentanti di organizzazioni, imprese e istituzioni che vogliono conoscere meglio la tematica della sharing economy e le attuali pratiche di resilienza, per poi diventare loro stessi agenti di innovazione.
    Il campo, infatti, oltre a fornire una serie di strumenti teorici sui temi affrontati, sarà anche un vero e proprio laboratorio di progetti e idee di economia collaborativa che verranno proposti alle istituzioni locali.
    Commons Camp prevede al proprio interno tre diversi laboratori, ognuno con temi e tutor differenti:

    • Collaborative Territories Lab (29 giugno – 3 luglio): i partecipanti possono condividere competenze e conoscenze nel campo dello sviluppo collaborativo dei territori.
      Vengono affrontate tre tematiche in particolare: spazi collaborativi; agricoltura comunitaria e turismo sostenibile. L’obiettivo del laboratorio è creare progetti di sviluppo collaborativo che coinvolgano attori istituzionali, associazioni e cittadini comuni, implementando la cultura della collaborazione a livello locale e nazionale.
    • Rural Making Lab (1 luglio -8 luglio): è un percorso nel corso del quale verranno verificate sul campo le opportunità fornite dalla permacultura e dalla digital fabrication.
      I partecipanti costruiranno, ad esempio, delle strutture eco-compatibili (verrà assemblata una cupola geodetica) e produrranno energia utilizzando delle fonti rinnovabili.
    • Bio-Commons Lab: sono previste una serie di unconferences, workshops e biohacking per costruire il Bio-Commons, ovvero un modello di società che metta al centro le esigenze vitali dell’essere umano, estirpando così la manipolazione delle coscienze e dei bisogni umani effettuata dalla società contemporanea.


  • È stato presentato ieri a Expo Milano 2015 CoopUp, il progetto di incubazione lanciato da Confcooperative.
    L’obiettivo della centrale di rappresentanza è fornire assistenza e consulenza alle giovani imprese nascenti di stampo cooperativo.

    coopupHanno presentato l’iniziativa il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini ed il vicepresidente Claudia Fiaschi. Il mondo della cooperazione intende creare lavoro partendo dal basso: per questo motivo Confcooperative ha deciso di favorire la nascita di imprese innovative in grado di creare nuovi posti di lavoro e diffondere i valori fondanti della cooperazione.
    «È il nostro modo di fare rappresentanza: favorire lo sviluppo dal basso.» dichiara Gardini «Dare una prospettiva ai giovani. È anche così che l’Italia riparte innescando processi di crescita sul territorio. Con Coop Up vogliamo mettere le ali alle idee innovative di impresa di giovani e donne».

    CoopUp fungerà da promotore alla nascita di nuove imprese, offrendo idee, supporto e finanziamenti ai giovani imprenditori. Il progetto di Confcooperative prevede, infatti, finanziamenti fino ad un massimo di 50.000 euro per le start up cooperative. Saranno previste, inoltre, coperture fino all’80% delle garanzie.
    I soggetti che potranno accedere a queste risorse sono cooperative nate da meno di un anno dalla data di presentazione della richiesta, dove la maggioranza dei soci è composta da giovani under 35 o da donne, indipendentemente dall’età.
    L’iniziativa è sviluppata con l’aiuto anche di Federcasse, Fondosviluppi e Cooperfidi Italia. Le imprese nascenti potranno usufruire della consulenza delle federazioni territoriali.
    L’obiettivo del progetto è arrivare alla nascita di 15 centri CoopUp entro la fine dell’anno; sono già operativi cinque incubatori di Confcooperative: Bologna, Firenze, Bergamo, Rovigo e Torino.
    La centrale di rappresenta conta di formare una rete capillare su tutto il territorio nazionale che permetta al modello d’impresa cooperativa di diventare un punto di riferimento assoluto per chi decide di avviare una start up.