• I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Giovedì 7 luglio, alle ore 9 e 30, presso la sede di Confidicoop Marche, ad Ancona, si terrà un seminario d’approfondimento sulla “Governance Cooperativa”, organizzato da Legacoop Marche.

  • vino cooperative

    L’ICA (International Co-operative Alliance), in occasione della Giornata Internazionale delle Cooperative, che si svolgerà sabato 2 luglio, lancerà una nuova piattaforma online per celebrare il contributo delle cooperative in materia di sostenibilità. 

    Fin dalla sua nascita il movimento cooperativo è impegnato per la promozione di una società più equa e solidale, con uno sguardo sempre rivolto ai territori di appartenenza.
    vino cooperativeÈ arrivato il momento, però, di intensificare gli sforzi. La crisi economica ha amplificato le diseguaglianze economiche e sociali, facendo aumentare il numero di poveri; al problema dell’inclusione sociale si aggiungono le questioni della parità di genere, quelle ambientali e quelle legate alla sicurezza alimentare, ambiti nei quali le coop sono sempre state all’avanguardia.
    Per questo motivo ICA ha deciso di aprire una nuova piattaforma (www.coopsday.coop) attraverso la quale ciascuna cooperativa potrà diffondere le proprie iniziative per combattere la fame, garantire la sicurezza alimentare, la parità di genere, la crescita inclusiva, la produzione ed il consumo sostenibile.
    Il mondo della cooperazione collabora in maniera attiva per il raggiungimento dei diciassette obiettivi di Sviluppo Sostenibile stabiliti dalle Nazioni Unite, che per il 2030 hanno fissato un programma ambizioso per porre fine alla povertà, combattere il cambiamento climatico e garantire l’uguaglianza e l’inclusione per tutti.
    Attraverso la nuova piattaforma sarà possibile monitorare l’azione delle coop in materia di sostenibilità ed attivare una campagna forte, su scala europea, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi legati all’ambiente e all’inclusione sociale.
    Nello specifico sono quattro le aree di intervento delle coop:

    • Difesa dell’ambiente; 
    • Eliminazione della povertà; 
    • Costruzione di una filiera alimentare più sostenibile; 
    • Miglior accesso ai beni e servizi di base. 

    Le coop avranno tempo fino al 28 giugno per iscriversi alla piattaforma compilando l’apposito modulo.



  • È Giuseppe Guerini, attuale presidente di Federsolidarietà-Confcooperative, il nuovo presidente di CECOP-CICOPA Europe. 

    La nomina è arrivata al termine dell’assemblea generale dell’organizzazione svoltasi stamattina a Bruxelles.
    CECOP-CICOPA Europe è la confederazione europea delle cooperative di lavoro e di servizi e riunisce 26 organizzazioni di rappresentanza appartenenti a 15 diversi paesi europei, 35.000 cooperative di lavoro, 12.000 cooperative sociali, 2.000 imprese di proprietà dei lavoratori, 1.000 cooperative di lavoratori autonomi.
    In tutto le coop aderenti a CECOP-CICOPA Europe presentano 1,3 milioni di occupati.

    L’elezione di Guerini rappresenta certamente un motivo di orgoglio per le coop italiane ed arriva in un momento particolarmente delicato per la cooperazione sociale in Italia ed in giuseppe gueriniEuropa. I recenti e numerosi scandali giudiziari hanno portato il mondo delle imprese sociali ad avviare un processo di rinnovamento e riforma interna.
    L’Alleanza delle Cooperative italiane ha presentato alle Camere una legge di iniziativa popolare che disciplina l’espulsione immediata dalle centrali di rappresentanza di quelle coop che non si sottopongono ai controlli.
    Anche il Governo ed il Parlamento italiano hanno intrapreso la strada della riforma del Terzo Settore, offrendo un nuovo quadro legislativo in materia di appalti pubblici ed approvando un provvedimento che riforma in maniera organica tutto il mondo del non profit.
    Questa attività di rinnovamento dovrà essere estesa anche a livello europeo. “È necessario investire sul piano economico, culturale e sociale, per ricostruire un Europa più sociale a partire dal lavoro e dall’economia – ha dichiarato Guerini. – Ci sono grandi potenzialità che possono arrivare dalla transizione verso l’economia circolare, che deve accompagnarsi con importanti cambiamenti nelle mentalità dei produttori, dei lavoratori, dei consumatori e dei cittadini, nell’uso delle risorse e delle materie prime, nella progettazione dei prodotti, nei modelli di mercato e di impresa e nella ricerca di nuovi metodi di trasformazione dei rifiuti in risorse”.


  • roma cultura

    È stato presentato oggi presso il Ministero dei Beni Culturali il rapporto “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Marche e di Sida Group. 

    La cultura rappresenta una delle principali risorse dell’Italia. E aldilà delle parole, che spesso sfociano nella retorica, questa volta sono i dati a dimostrarlo.
    Secondo l’analisi della Fondazione Symbola e di Unioncamere, il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, PA e non profit genera 89,7 miliardi di roma culturaeuro e ‘attiva’ altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale.
    È particolarmente interessante analizzare l’effetto moltiplicatore svolto dalla cultura in Italia. Per ogni euro prodotto dall’industria culturale italiana, infatti, se ne attivano 1,8 in altri settori.
    Il più grande beneficiario è ovviamente il turismo. La possibilità di ammirare il patrimonio artistico e culturale italiano attira ogni anno milioni di turisti.
    Nello specifico, il 37,5% della spesa turistica nazionale è attivata dalla cultura e della creatività.
    Capiamo bene, allora, come la cultura possa essere effettivamente un fattore di sviluppo per il nostro Paese anche e soprattutto per la sua capacità di sviluppare investimenti e creare posti di lavoro in settori che sono collegati ad essa solo trasversalmente.

    A proposito di lavoro, anche i dati occupazionali del campo culturale e creativo sono di primissimo rilievo. Il solo sistema produttivo culturale e creativo – evidenzia l’indagine – dà lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1% del totale degli occupati in Italia).
    Nel periodo 2011-2015, il comparto fa registrare tendenze opposte rispetto al resto del Paese, soprattutto in termini di valore aggiunto e occupati, indicatori che hanno visto l’Italia perdere rispettivamente lo 0,1% e l’1,5%; al contrario nelle filiere culturali e creative la ricchezza è cresciuta dello 0,6% e gli occupati dello 0,2%.
    Se spostiamo la nostra attenzione, invece, sulle aree territoriali, la provincia di Milano è al primo posto in Italia sia per valore aggiunto che per occupati legati alle industrie culturali e creative (rispettivamente 10,4% e 10,5% del totale dell’economia provinciale). Nella classifica provinciale, infine, per incidenza del valore aggiunto del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia, dietro Milano ci sono Roma, attestata sulla soglia del 10%, Torino al 9,1%, Siena all’8,5% e Arezzo al 7,8%.


  • garanzia giovani calabria

    Garanzia Giovani è stato un successo o un flop? Questa domanda accompagna da tempo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e le risposte, fin qui, non sono state incoraggianti. 

    Il rapporto ISFOL ci fornisce  alcuni dati in merito e salva, per alcuni aspetti, il programma europeo nato per contrastare l’inattività giovanile e favorire l’ingresso dei giovani sul mercato del lavoro.
    garanzia giovani calabriaIn questa sede vi mostreremo i principali risultati della ricerca, ma è bene sottolineare come quest’ultima non faccia luce su alcune criticità di Garanzia Giovani.
    Quella più grave riguarda senza dubbio i ritardi nei pagamenti dei giovani che hanno effettuano un tirocinio extra-curriculare. Sono migliaia quelli che hanno concluso la propria esperienza lavorativa senza essere stati pagati. Tanti di questi sono addirittura stati costretti a concludere anticipatamente il rapporto di lavoro perché senza stipendio.
    La questione appena riportata è di una gravità enorme e sembra paradossale che il rapporto effettuato da ISFOL non abbia fatto chiarezza su un aspetto così determinante nel giudicare il rendimento di un programma di inserimento lavorativo per il quale è stato investito più di un miliardo di euro.

    Garanzia Giovani è stato istituito nell’aprile 2013 attraverso una Raccomandazione della Commissione Europea. Il programma si rivolge, su scala europea, ai giovani di età compresa tra i 15 ed i 24 anni che non studiano, non lavorano e non sono coinvolti in corsi di formazione (i cosiddetti Neet).
    L’Italia ha deciso di investire ulteriori risorse sull’iniziativa, allargando la platea dei beneficiari anche ai giovani tra i 25 ed i 29 anni.  Le risorse iniziali a ciò destinate erano complessivamente pari a 1,5 miliardi di euro da spendere entro il 2018: oltre 550 milioni di euro dal fondo IOG, un pari importo dal Fondo Sociale Europeo, e circa 400 milioni di euro di cofinanziamento statale. A queste risorse se ne sono poi aggiunte altre, di provenienza sia nazionale, sia regionale.

    Al 31 marzo 2016, rileva il rapporto ISFOL, risultano iscritti a Garanzia Giovani 982 mila persone su un bacino potenziale di 1,7 milioni di ragazzi. Il tasso di copertura è stato, dunque, del 57%.
    La maggior parte dei giovani (39%) è venuta a conoscenza del programma attraverso il passaparola con parenti e amici, il 24% attraverso i centri per l’impiego ed il 19,4% attraverso il web ed i social media.
    Tre quarti dei giovani aderenti si sono iscritti nella speranza di trovare un posto di lavoro e aldilà dei risultati, molti di essi, sono riusciti ad uscire dal circolo vizioso degli “scoraggiati”, riuscendo poi a trovare un’occupazione a prescindere da Garanzia Giovani.
    I ragazzi presi in carico sono 630 mila, con una costante crescita nella capacità dei servizi di prendere in carico gli utenti registrati: si è passati infatti da un indice di copertura ben al di sotto del 50% nel 2014 al 73,7% nel marzo 2016.
    Negli ultimi mesi c’è stata una netta accelerata a tal proposito, che ha consentito di recuperare i ritardi accumulati nel 2014.

    Sono, invece, 265.444 i giovani avviati a un intervento di politica attiva, che rappresentano il 42,1% dei presi in carico dai servizi. La maggior parte di essi ha avviato un tirocinio (64,4%), ma ci sono anche giovani che hanno intrapreso attività di accompagnamento al lavoro (11,2%), formazione per l’inserimento lavorativo (6,8%) o servizio civile (2,2%).
    C’è da registrare un aumento, con il passare dei mesi, dei partecipanti che hanno chiuso un intervento e che hanno trovato un’occupazione. Nel dettaglio la quota dei giovani che hanno concluso un intervento sul totale dei partecipanti sale dal 6,8% del 30 settembre 2015 al 14,1% del 31 marzo 2016 (+74.823 unità). I giovani occupati, invece, quasi raddoppiano in termini assoluti, passando dal 14,2% al 22,1%.
    Nonostante gli innumerevoli problemi del programma Garanzia Giovani ha contribuito, almeno in parte, alla diminuzione della disoccupazione giovanile.
    A livello europeo si è passati dal 22,2% al 20,4%, mentre in Italia c’è stata una variazione negativa di 2,5%. I livelli assoluti di disoccupazione giovanile nel nostro Paese rimangono comunque estremamente elevati, esssendo oltre 10 punti percentuali rispetto alla media europea.
    Garanzia Giovani, dunque, non basta: sarà necessario un intervento più organico di politiche attive che faccia diminuire in maniera drastica il numero di Neet, aspetto per il quale l’Italia vanta il poco onorevole primato europeo.



  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione: 

    Gli appuntamenti:

    • Mercoledì 29 giugno, alle ore 16:30, presso la Camera di Commercio di Bari, si svolgerà il seminario dal titolo “Il futuro scritto insieme. Sfide, ambizioni e progetti condivisi del movimento cooperativo pugliese” organizzato dall’Alleanza delle Cooperative Puglia.

  • imprese-femminili

    Unioncamere, con il contributo tecnico-scientifico di Si.Camera, ha realizzato il terzo Rapporto nazionale sull’imprenditoria femminile. 

    L’analisi monitora l’universo delle imprese femminili, facendo luce sulle tendenze recenti, i settori più diffusi, la composizione anagrafica e territoriale e le tipologie giuridiche.
    Il rapporto presenta diversi spunti interessanti. Noi vi presenteremo i dati a nostro avviso più significativi, con un passaggio anche sul rapporto tra donne e cooperative.

    Secondo gli ultimi dati, nel 2015, le imprese femminili ammontano a 1 milione e 312 mila, corrispondenti al 21,7% del totale imprenditoriale nazionale. Rispetto imprese-femminilial 2014 c’è una crescita contenuta, corrispondente a +10mila unità.
    Si tratta per lo più di imprese di piccola dimensione, se è vero che il 97% di esse è composto da meno di 10 addetti. Come è facile prevedere le donne sono maggiormente attive nel settore dei servizi, dove operano ben 850mila aziende femminili, corrispondenti al 65,5% del totale.
    Per far un confronto con l’altro sesso, le imprese a componente maschile operanti nel campo dei servizi rappresentano solamente il 54% del totale. Con la diminuzione della quota di attività legate alla produzione di cose, come l’agricoltura e la manifattura, ambiti che richiedono un maggiore sforzo fisico, è cresciuto il numero di donne occupate.
    Queste ultime hanno trovato nel settore dei servizi un campo particolarmente adatto alle proprie competenze e conoscenze, considerato anche il livello di istruzione che è generalmente più elevato tra le donne rispetto agli uomini.

    Se analizziamo nel dettaglio i settori economici di riferimento delle imprese femminili, al primo poso troviamo il commercio con oltre 371mila aziende “rosa”, seguito dall’agricoltura, silvicoltura e pesca (219.990), alloggio, ristorazione e servizi turistici (128.224) e altre attività di servizi alla persona (111.210).
    Sempre in riferimento alla tipologia di attività scelte, è interessante notare come le donne siano sempre più tecnologiche. Come evidenzia, infatti, il rapporto di Infocamere “le imprese femminili nel settore ICT, sempre tra il 2010 e il 2015 e al netto delle società di persone, crescono ad un ritmo di molto superiore a quello medio riferito al resto dell’economia (+9,5 contro il +3%), sulla scia quasi esclusiva dell’aumento delle imprese nel comparto dell’informatica e telecomunicazioni (+11,5%) rispetto a quanto avvenuto nel comparto di media e comunicazione (+1,3%). In termini assoluti, le imprese femminili nel settore ICT sono cresciute di circa 1.800 unità, passando dalle 18.700 unità del 2010 alle 20.500 circa del 2015″.

    Le donne prediligono il modello della ditta individuale (53,9% sul totale delle imprese), ma non mancano anche le cooperative femminili. Sono circa 30mila le coop guidate da donne, corrispondenti al 2,5% del tessuto imprenditoriale femminile.
    Ci sono poi alcuni settori che presentano una maggiore diffusione di coop femminili. Stiamo parlando della sanità e dell’assistenza sociale, dove il 40% delle imprese femminili sono costituita sotto forma di cooperativa.
    È doveroso, infine, effettuare una riflessione sulle tendenze recenti dell’”impresa rosa”. Dal 2010 al 2015 il numero delle imprese femminili è aumentato di tre punti percentuali (+3,1%) contro il lieve incremento registrato da quelle maschili (+0,5%). In termini assoluti si è trattato di un’espansione della base imprenditoriale femminile di quasi +35 mila imprese, quasi il doppio della crescita di quella maschile (+18.500 circa).
    Le imprese femminili mostrano una crescita superiore rispetto a quelle maschili anche in termini occupazionali. Dal 2010 al 2014, infatti, in base ai dati Istat, l’occupazione femminile è aumentata dell’1,7% (+156 mila addetti), dimostrandosi in controtendenza rispetto alla flessione subita da quella maschile (-3,8%; -498 mila unità).

     



  • Un altro passo verso la stepchild adoption. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Roma che nei mesi scorsi aveva accolto la domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre, con lei convivente in modo stabile.

    La sentenza emessa dalla Cassazione rappresenta una pronuncia storica per l’Italia, perché si tratta del primo caso di stepchild adoption ritenuto legittimo da un unioni_civili_cirinna_senatogiudice. Nel nostro paese la legge n. 184 del 1983 disciplina l’adozione in casi particolari, consentendo l’adozione del figlio del coniuge purché ci sia il consenso del genitore biologico e l’adozione risponda agli interessi del figlio.
    In questo caso la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha ritenuto che l’adozione “non determina in astratto un conflitto di interessi tra genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice“.

    La prima pronuncia su questo caso era avvenuta nel 2014 da parte del Tribunale dei Minori di Roma e confermata successivamente dalla Corte di Appello. La coppia in questione si era sposata in Spagna e aveva fatto ricorso alla procreazione eterologa assistita per avere un figlio.
    Il Tribunale dei Minori aveva fornito un riconoscimento giuridico all’adozione, applicando nello specifico l’articolo 44 della legge n.184 del 1983 che fa riferimento al “superiore e preminente interesse del minore” come ragione principale per concedere l’adozione.
    La Corte di Cassazione si appellata proprio a questo principio per confermare la sentenza precedentemente emessa.
    Il 5 giugno è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso, nota anche come Legge Cirinnà, che colma un vuoto giuridico all’interno del nostro ordinamento in materia di unioni omosessuali.
    La versione originaria del provvedimento disciplinava anche la stepchild adoption, prima che l’opposizione di alcune forze parlamentari costringesse i proponenti ad eliminare questo istituto.
    È stata, però, concessa la possibilità ai singoli giudici di valutare caso per caso, permettendo così l’evoluzione giurisprudenziale sul tema. In questo senso la sentenza della Cassazione rappresenterà un punto di riferimento enorme per chi in futuro dovrà pronunciarsi in merito a situazioni simili.


  • rinnovabili italia

    La produzione di energie rinnovabili è in netto aumento in tutto il mondo, dove cresce la sensibilità nei confronti delle tematiche ambientaliste ed i conseguenti investimenti sulla green economy. 

    E in Italia? Il nostro Paese è protagonista di una curiosa marcia indietro. Dopo essere stato a lungo tra i leader mondiali in materia di fotovoltaico ed energia rinnovabili italiaeolica, soprattutto nel periodo 2010-2012, negli ultimi anni l’Italia ha fatto registrare una netta contrazione degli investimenti.
    Basti pensare che nel 2012 si trovava al quinto posto mondiale per produzione di rinnovabili, salvo poi sprofondare al ventiseiesimo posto nel 2015.
    Attraverso il cosiddetto Recai (Renewable Energy Country Attractiveness Index) vengono analizzati gli investimenti dei paesi mondiali sull’energia pulita.
    I dati svelano come l’Europa e l’Italia abbiano diminuito negli ultimi anni la quantità di risorse investite sull’energia solare, eolica e sulle biomasse.
    Nel dettaglio notiamo come solo la Germania, tra i paesi europei, si trova ai primi posti della graduatoria (quinta), mentre le altre perdono gradualmente posizioni.

    Dal 2008 ad oggi il Vecchio Continente ha portato gli investimenti da 90 a 64 miliardi di euro, cedendo all’Asia il suo storico primato in materia di green economy.
    Germania, Francia e Gran Bretagna rappresentano da sole il 45% degli investimenti sulle rinnovabili. Nel 2015 l’Italia ha fatto registrare un calo produttivo del 9,6% rispetto al 2014; una variazione negativa proseguita nei primi quattro mesi del 2016, quando la produzione è diminuita di altri 6,5 punti percentuali.
    In Italia un terzo della potenza per generare elettricità è costituita da centrali idroelettriche, un terzo dall’energia eolica e biomasse ed un altro terzo dall’energia solare.
    Nonostante i dati sulla produzione siano positivi in senso assoluto, gli andamenti negativi congiunturali devono imporre delle riflessioni. Le recenti variazioni negative sono state influenzate soprattutto dal crollo dei prezzi dei combustibili fossili e dalla riduzione degli incentivi per la produzione di rinnovabili.
    Vedremo se nei prossimi mesi ci sarà un cambiamento del Governo sulla politica energetica, un ambito certamente tra i più controversi dell’esecutivo Renzi.


  • cooperative-emilia-romagna

    L’Ufficio Studi AGCI, l’Area Studi Confcooperative ed il Centro Studi Legacoop hanno presentato l’ottavo rapporto congiunturale quadrimestrale sulle cooperative italiane. 

    L’indagine prende come campione di riferimento 590 coop aderenti alle tre centrali (Agci, Confcooperative e Legacoop) che formeranno l’Alleanza delle Cooperative. Le interviste, realizzate dalla società SWG, indagano sui principali risultati economici delle imprese sociali nei primi mesi del 2016 e sulle cooperative-emilia-romagnaaspettative future.
    In tal senso, nel primo quadrimestre dell’anno in corso, il mondo della cooperazione ha presentato un andamento abbastanza stabile, con delle buone prospettive di crescita per il futuro.

    Il dato più incoraggiante riguarda gli investimenti. Il 30,8% delle coop intervistate, infatti, conta di aumentare in maniera significativa i propri investimenti contro un 12,2% che invece ne ridurrà la portata.
    Per il resto, la maggior parte delle coop prevede per i prossimi mesi un andamento economico piuttosto stazionario. Il 29,7% attende una crescita del fatturato nei prossimi mesi, mentre il 57,8% degli operatori non prevede variazioni significative dei ricavi nel breve periodo.

    Il futuro, dunque, non dovrebbe vedere particolari scossoni nell’economia cooperativa. Ma qual è stato, invece, l’andamento delle coop nei primi quattro mesi del 2016?
    Il rapporto congiunturale dell’Alleanza prende in considerazione diverse variabili, come il fatturato, l’occupazione, la domanda, il livello di competitività ed i prezzi.
    Ciascuna di queste variabili presenta un andamento stabile rispetto al precedente quadrimestre. Il 50,7% delle imprese sociali, ad esempio, dichiara di avere mantenuto inalterato il proprio fatturato.
    Anche il numero degli occupati è rimasto grossomodo il medesimo come dichiarato dal 68,1% degli intervistati, con solo il 13,7% che dice di avere ridotto la propria base occupazionale.
    I settori che hanno incrementato maggiormente il numero di occupati sono la cooperazione sociale e l’attività manifatturiera. A livello territoriale, invece, il Mezzogiorno presenta ancora un andamento negativo.
    Il 53,9% delle cooperative che hanno trovato degli ostacoli in questo periodo di tempo ritiene, infine, che la problematica più rilevante sia la scarsità di domanda interna, mentre il 13,2% addebita le difficoltà alle false cooperative e al mancato rispetto del principio di libera concorrenza.



  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione: 

    • Cooperative – Le coop aumentano gli investimenti: i risultati del rapporto quadrimestrale dell’Alleanza delle cooperative. 
    • Agroalimentare – 20 milioni per gli indigenti:il Mipaaf acquisterà il latte da dare ai poveri.
    • Tecnologia – Le grandi città senza connessione veloce: la sorprendente ricerca della Wireless Broadband Alliance.
    • Bandi – Il 30 giugno scade la Call for Makers: 100.000 euro per i makers italiani.

    Gli appuntamenti:

    • Giovedì 7 luglio, alle ore 9:30, presso lo Spazio Kilowatt di Bologna si terrà il seminario dal titolo “Open Innovation e Cooperazione: metodi,strumenti, opportunità”. organizzato da Confcooperative Emilia Romagna, Irecoop Emilia Romagna, Aiccon e Social Seed.

  • latte etichetta

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella giornata di ieri un decreto che disciplina una serie interventi a sostegno del reddito dei produttori e a favore degli indigenti. 

    Vengono stanziati in tutto 20 milioni di euro. Nello specifico il provvedimento finanzia 10 milioni di euro per gli accordi volontari di programmazione della produzione di latte. L’obiettivo è supportare tutti quei produttori che abbiano scelto di attuare misure di programmazione produttiva, tutelando in maniera più latte etichettaefficace il loro reddito.
    Altri 10 milioni vengono stanziati per il Fondo nazionale indigenti. Le risorse saranno impiegate per l’acquisto di latte crudo da trasformare in UHT e da distribuire ai più bisognosi attraverso la rete degli enti caritativi che fanno parte del Tavolo del Mipaaf.
    In questo modo si cerca di porre rimedio ai problemi di sovra-produzione palesatisi dopo la fine delle quote latte, evitando gli sprechi alimentari e aiutando milioni di indigenti presenti sul nostro territorio.
    “La tutela del reddito dei produttori – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – viene al primo posto. Con questo nuovo intervento attiviamo risorse per rendere più efficaci le scelte fatte a livello europeo. Vogliamo affiancare i produttori al meglio, consapevoli delle difficoltà di questi momenti e con l’obiettivo prioritario di aiutare 34 mila aziende lattiere a superare questa fase. Per questo stiamo lavorando anche a livello europeo, perché a fine mese ci aspettiamo che la Commissione Ue faccia un salto di qualità nelle proposte. La crisi del latte, della zootecnia e dell’ortofrutta non attende“