Il piano del Governo è stato lanciato: 6 miliardi di euro per l’implementazione della rete a banda ultralarga su tutto il territorio nazionale.
L’obiettivo è chiaro: arrivare al 2020 con il 100% della popolazione italiana coperta con una rete da almeno 30 Mega ed il 50% con una connessione da 100 mega.
Le modalità di attuazione sono ancora incerte. Il Governo, però, nella persona del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli, ha lanciato l’allarme, invocando una collaborazione tra pubblico e privato, perchè lo Stato “da solo non ce la fa!”
Una dichiarazione tutto sommato nella norma. Gli investimenti della mano pubblica saranno corposi e beneficeranno anche dei fondi europei. Ma non basteranno.
Ci vuole un intervento anche dei privati, per questo negli ultimi giorni si è fatta avanti l’ipotesi della creazione di una società che veda coinvolti diversi operatori telefonici, tra i quali ovviamente Telecom, Wind e Vodafone.
Un’operazione che potrebbe creare non pochi problemi di convivenza e che, non a caso, ha trovato l’immediata smentita da parte di Telecom, per bocca del suo amministratore delegato, Marco Patuano: “Andiamo avanti da soli. Non c’è nessuna ipotesi di lavorare su percorsi societari diversi dai nostri investimenti”.
Investimenti che Telecom ha già programmato per il futuro, ma che incontrano alcune perplessità da parte del Governo e dell’Agcom. L’azienda di telecomunicazione ha appena lanciato un piano da 3 miliardi di euro per il nostro paese, privilegiando, però, la tecnologia Fttc, che prevede la fibra ottica solo fino all’armadio stradale e poi il doppio filo di rame fino all’abitazione.
Secondo l’Agcom una simile tecnologia è funzionante solo c’è un solo operatore collegato, ponendo così alcune questioni sul piano della concorrenza e del libero mercato.
L’Fttc porterà comunque la connessione a 50 Mega in tutte le città coinvolte. Solamente dal 2017, invece, Telecom investirà sulla fibra ottica fino a casa (Ftth), con uno stanziamento di 500 milioni di euro in tre anni.
Gli obiettivi dell’Agenda digitale europea sono ancora lontani, soprattutto per l’Italia, ultima tra i paesi europei in materia di banda larga. Per questo motivo è quantomai necessario trovare un accordo tra pubblico e privati, che preveda il definitivo superamento delle tecnologie in rame e l’implementazione degli strumenti a fibra ottica.








