Categoria: Cooperative


  • Secondo l’art. 2545-terdecies c.c. (Insolvenza) le cooperative che svolgono attività commerciale sono soggette anche al fallimento. Si rende necessario quindi individuare quei criteri che permettono una puntuale identificazione e qualificazione delle cooperative che svolgono attività commerciale.

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    Sul punto ci viene in aiuto una recente decisione della Cassazione, la quale con la sentenza n. 6835/14 ha affermato che “con riguardo alla società cooperativa può dirsi che lo scopo di lucro non è elemento essenziale per il riconoscimento della qualità di imprenditore, essendo individuabile l’attività di impresa, tutte le volte che sussista una obiettiva economicità dell’attività esercitata, intesa quale proporzionalità tra costi e ricavi. Tale requisito può ben essere presente anche in una società cooperativa, che pure operi solo nei confronti dei propri soci; ed, in tal caso, essa si assoggetta allo statuto dell’impresa, che comprende il fallimento, quale strumento di soluzione e superamento dell’insolvenza che abbia origine in un’iniziativa imprenditoriale”.

    Nel caso di specie una società cooperativa per azioni aveva impugnato il provvedimento di dichiarazione di fallimento negando la propria qualità di imprenditore commerciale e, quindi, la non assoggettabilità all’art. 1 L.F. per avere essa finalità mutualistiche.

    Abbiamo già visto come lo scopo di mutualità, o scopo mutualistico, può avere diverse gradazioni o intensità, dalla mutualità pura, in tutte quelle ipotesi in cui la cooperativa non persegua assolutamente alcun fine di lucro, alla mutualità spuria, in cui, a seguito di una attenuazione dello scopo mutualistico (conciliato con una attività commerciale), la cooperativa interagisce anche con terzi non soci a cui cede bene e servizi. Ne deriva che lo scopo mutualistico di una società cooperativa non è inconciliabile con quello di lucro, quale obiettiva economicità della gestione, potendo i due fini coesistere ed essere rivolti al conseguimento di uno stesso risultato: pertanto, ai fini dell’applicabilità dell’art. 2545-terdecies c.c. sopra citato per l’accertamento della sussistenza del fine predetto occorre avere riguardo alla struttura ed agli scopi di essa.

    Secondo la Suprema Corte  da un lato, l’impresa commerciale non postula il perseguimento di un lucro soggettivo e, dall’altro lato, la cooperativa che abbia fini mutualistici (anche a mutualità prevalente secondo la nozione introdotta dal D.Lgs. n. 6 del 2003) non è per ciò solo sottratta a fallimento.

    Ai fini della qualificazione di una impresa quale commerciale, ciò che rileva, accanto all’autonomia gestionale, finanziaria e contabile, è invero il perseguimento di un c.d. lucro oggettivo, ossia il rispetto del criterio di economicità della gestione, quale tendenziale proporzionalità di costi e ricavi, in quanto questi ultimi tendano a coprire i primi (almeno nel medio-lungo periodo). La nozione di imprenditore ai sensi dell’art. 2082 c.c. va quindi intesa in senso oggettivo, dovendosi riconoscere il carattere imprenditoriale all’attività economica organizzata che sia ricollegabile a un dato obiettivo inerente all’attitudine a conseguire la remunerazione dei fattori produttivi, rimanendo giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro, il quale riguarda il movente soggettivo che induce l’imprenditore ad esercitare la sua attività. L’attività commerciale, quindi, non è incompatibile con la finalità mutualistica.

    Nell’ipotesi esaminata la Cassazione, in applicazione concreta dei principi sopra enunciati, ha verificato la presenza di positivi indici della natura commerciale dell’attività svolta, quali la forma legale di s.p.a., l’esistenza di una partita i.v.a., l’oggetto sociale volto alla commercializzazione verso terzi di prodotti agricoli conferiti dai soci, dei quali la società incassa prezzo, ed infine l’esistenza di un rapporto di lavoro con un dipendente.



  • Confcooperative Savona e Confcooperative Imperia danno vita ad un unico ente di rappresentanza. Le due organizzazioni provinciali hanno completato il processo di aggregazione iniziato nel settembre 2013.
    Oggi le due organizzazioni hanno un unico Consiglio Provinciale, un unico Consiglio di Presidenza ed ovviamente un unico Presidente.

    L’obiettivo della fusione è razionalizzare i costi e soprattutto fornire servizi migliori alle proprie associate. In tutto Confcooperative Savona ed Imperia confcooperativeraccoglie 160 cooperative, 18.000 soci, circa 1.157 dipendenti e un fatturato aggregato che supera abbondantemente i 70 milioni.
    L’organizzazione, dunque, è una parte fondamentale della cooperazione ligure.
    Confcooperative sta implementando a tutti i livelli i processi di aggregazione. La crisi ha reso meno competitive le piccole aziende e le piccole organizzazioni di rappresentanza, costringendole ad unirsi.
    Proprio oggi è nata costituita la prima AOP del settore lattiero caseario a testimonianza di una diffusione sempre maggiore dei processi aggregativi.
    L’unione delle federazioni provinciali di Confcooperative Savona ed Imperia apre anche un dibattito sugli enti di rappresentanza territoriali, soprattutto quelli di natura provinciale.
    La loro razionalizzazione appare in questo preciso momento storico la scelta strategica migliore soprattutto dal punto di vista della riduzione dei costi di gestione di una maggiore efficienza dei servizi offerti.



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    Abbiamo già visto che cosa sono le cooperative di comunità e qual è il loro scopo. Nel perdurare dell’assenza di una specifica legislazione nazionale, alcune realtà regionali hanno adottato una normativa ad hoc, spinte dalla necessità di governare un fenomeno sempre più diffuso sui propri territori, anche allo scopo di un riconoscimento finalizzato alla concessione di agevolazioni e/o finanziamenti regionali.

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    E’ il caso della Regione Puglia che, forte di diverse realtà d’eccellenza (ad esempio la cooperativa di comunità di Melpignano) ha approvato la L.R. 23/14, rubricata “Disciplina delle Cooperative di comunità”. Le legge definisce i criteri e i requisiti per il riconoscimento della qualifica di “cooperative di comunità” alle società cooperative che rispettino i requisiti stabiliti dal Codice civile, e che valorizzando le competenze della popolazione residente, delle tradizioni culturali e delle risorse territoriali, perseguono lo scopo di soddisfare i bisogni della comunità locale, migliorandone la qualità, sociale ed economica, della vita, attraverso lo sviluppo di attività economiche eco‐sostenibili finalizzate alla produzione di beni e servizi, al recupero di beni ambientali e monumentali, alla creazione di offerta di lavoro e alla generazione, in loco, di capitale sociale.

    A tal fine lo scopo mutualistico può essere il più vario (cooperative di produzione e lavoro, di utenza, di supporto, sociali o miste), con la peculiarità che i soci possono essere non solo persone fisiche o giuridiche, ma anche associazioni e fondazioni senza scopo di lucro che abbiano la residenza o la sede legale nella comunità di riferimento della cooperativa, nonché – ed ecco la rilevante novità – enti pubblici, a partire dagli enti locali in cui opera la cooperativa di comunità. Gli enti locali, in tal modo, potranno discostarsi dalla prassi in base alla quale si esternalizzano alcuni servizi socialmente rilevanti, per diventare veri e propri promotori di cooperative di comunità per lo svolgimento di compiti istituzionali.

    Vi è anche una definizione della comunità di riferimento, così come una stringente quantificazione percentuale del numero dei soci rispetto alla popolazione residente; è inoltre prevista l’istituzione di un Albo regionale delle cooperative di comunità per il riconoscimento della relativa qualifica, che consente di poter partecipare agli interventi economici regionali, ovvero finanziamenti agevolati, contributi in conto capitale e  contributi in conto occupazione.

    Infine un richiamo ad apposite convenzioni finalizzate a disciplinare i rapporti tra le cooperative di comunità e le stesse amministrazioni pubbliche operanti nell’ambito regionale, in modo da agevolare la partecipazione della cooperazione di comunità all’esercizio della funzione pubblica

     

     



  • La battaglia contro le false cooperative trascende le appartenenze politiche e riguarda in maniera trasversale membri della società civile e delle istituzioni, imprenditori, politici ed associazioni.
    L’ultimo ad unirsi all’iniziativa popolare contro le cosiddette cooperative spurie è stato Pier Luigi Bersani.

    L’ex segretario del Partito Democratico ed attuale deputato ha firmato la proposta di legge contro le false cooperative durante la festa de L’Unità a Ravenna. Per l’occasione era presente anche il banchetto di Confcooperative Ravenna per raccogliere le firme necessarie per presentare la legge di iniziativa popolare in Parlamento.
    bersani false cooperativeCi sarà tempo fino ai primi di ottobre per raggiungere quota 50.000 sottoscrizioni, ovvero il minimo legale per passare dai banchi e dalle piazze cittadine alle aule parlamentari.
    L’Alleanza delle Cooperative è impegnata in uno sforzo importante per ripulire la propria immagine di fronte all’opinione pubblica e di fronte ai propri associati. È proprio dai soci e dai lavoratori che è voluto ripartire il mondo della cooperazione, lanciando una proposta di contrasto alle false cooperative che parte dal basso ed ambisce a diventare legge dello Stato.
    Come ha più volte sottolineato il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, bisogna ripartire dalla centralità dei propri soci perché sono loro la base e la ragione d’esistenza delle imprese sociali.
    Una cooperativa che sfrutta i propri associati e sottopaga i lavoratori per avere dei vantaggi competitivi non merita di fregiarsi dell’appellativo di cooperativa.
    È importante, dunque, che l’iniziativa dell’Alleanza delle Cooperative stia riscuotendo un buon successo anche tra esponenti di rilievo della politica, delle istituzioni e del mondo sindacale. Nei giorni scorsi, infatti, oltre a Bersani, hanno firmato la proposta di legge anche il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, ed i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.



  • Le cooperative di comunità sono delle società cooperative il cui scopo è costituito dalla produzione di vantaggi, ovvero beni o servizi, a favore una determinata comunità territoriale: gli esempi più recenti riportano di progetti su forestazione, agricoltura e zootecnia biologica, cura del verde e del territorio, turismo agreste, agriturismo, turismo scolastico e turismo di comunità, albergo diffuso, etc.

    Anche se in Italia non mancano casi di cooperative di comunità il cui settore d’attività è imperniato nei servizi pubblici locali, quali ad esempio nei settori dell’energia elettrica, idrico o della gestione dei rifiuti, non vi è dubbio che oggi giorno il concetto di cooperativa di comunità viene associato per lo più a cooperative, spesso create da giovani, nate per rinvigorire piccoli borghi, portando ad una conseguente crescita del territorio in termini sociali ed economici.

    cooperative comunitàE’ fuori di dubbio che la forma giuridica della cooperativa ben si adatti, forse anche meglio di altre, a rispondere anche da un punto di vista imprenditoriale alle nuove esigenze che la globalizzazione dei mercati, l’abbandono e lo spopolamento dei centri storici rurali, ed il modello di sviluppo capitalistico hanno creato; si favorisce così il ritorno ad una visione più “umana” anche dei rapporti economici e sociali, creando (o, forse, sarebbe meglio dire “ritornando”) ad un modello sociale in cui le tradizioni e le produzioni tipiche, la storia, l’ambiente, ed infine il rapporto personale in cui il cittadino non è considerato freddamente solo un “cliente”, sono al centro del progetto.

    La costituzione di una cooperativa di comunità, da un punto di vista formale e giuridico, non diverge dalla costituzione di una qualsiasi cooperativa, in quanto l’unica differenza sarà costituita dall’oggetto dello scambio mutualistico, in questo caso costituito da un servizio rivolto agli appartenenti ad una determinata comunità.

    Grazie al contributo dei cittadini/soci, è possibile quindi costituire una società cooperativa, per definizione “a gestione democratica”, che sarà altamente capace di adattarsi alle esigenze, peculiarità e problematiche del territorio in cui opera, valorizzandone al meglio le potenzialità, dando risposte alle esigenze agli abitanti, creando contestualmente nuove occasioni di lavoro ed evitando lo spopolamento di aree ricche di storia e cultura, ma ancor più di “rapporti sociali diretti”, a volte così latitanti nelle grandi città.

    Dove lo Stato non arriva, o non può arrivare, dove l’imprenditoria privata non vede un interesse economico secondo modelli imprenditoriali basati esclusivamente sul profitto, potrà nascere (e gli esempi, nel nostro paese, non mancano) una cooperativa di comunità, in grado di erogare beni e servizi utili e necessari ai cittadini e, contemporaneamente, di garantire nuovi posti di lavoro. Più dello Stato, più dell’imprenditoria privata.



  • Qual è la destinazione dei fondi cooperazione? Secondo uno studio di Openpolis, nel 2013 il 43,5% dei fondi bilaterali, ovvero quelli che l’Italia gestisce direttamente con i paesi in via di sviluppo, viene destinato ai rifugiati e rimane quindi nel nostro paese.

    Ammonta a 693 milioni di euro la cifra dei fondi bilaterali, di questi ben 304.345.910 vengono dirottati verso la gestione dei rifugiati.
    Il 25,56%, invece, viene migranti cooperazionedestinato ad infrastrutture e servizi sociali e l’8,33% ad aiuti per i settori produttivi.
    Rimane, dunque, una quota esigua per aiutare in via diretta i paesi in via di sviluppo.
    Secondo Openpolis, infatti, solo il 4,73% (33.074.260 milioni di euro) dei fondi bilaterali viene destinato ad aiuti umanitari ed addirittura solamente lo 0,49% (3.412.670 milioni di euro) interessa azioni per la riduzione del debito (cancellazione, conversione, swap, buy-back, rinegoziazione, rifinanziamento).
    C’è, dunque, un problema di ripartizione delle risorse che andrebbe affrontato in maniera approfondita, a maggior ragione dopo che in questi giorni è emersa la questione dei rifugiati siriani con tutte le sue implicazioni drammatiche.
    Anche la cooperazione allo sviluppo deve fare un salto di qualità: una migliore destinazione dei fondi cooperazione sarebbe infatti un importante punto di partenza per iniziare a regolare i flussi migratori e superare l’indifferenza ed il pressapochismo degli ultimi anni.

     



  • Il Presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, non risparmia duri attacchi contro i dirigenti cooperativi che hanno infangato il nome della cooperazione in questi ultimi mesi.

    Le cooperative italiane devono ripulire la propria immagine di fronte all’opinione pubblica e mostrare il volto sano ed onesto del Terzo settore.
    L’Alleanza delle Cooperative ha condannato in maniera ferma le coop coinvolte negli scandali giudiziari, decidendo anche di presentare una legge di iniziativa popolare contro le false cooperative.
    Gardini è intervento sul tema nel suo messaggio di auguri per i 40 anni del consorzio cerealicolo CAPAC,  ribadendo la posizione di Confcooperative: «La gardini carta di milanocooperazione vive un periodo difficile perché lo strumento cooperativo, in alcuni casi, è stato usato da banditi che hanno voluto sfruttare la cooperazione piegandola a propri interessi a scapito del lavoro e dei soci. Abbiamo avuto delle mele marce anche nelle nostre cassette di frutta, abbiamo avuto dirigenti che hanno smarrito la strada e quindi oggi l’impegno è di essere i protagonisti più autentici dei veri valori cooperativi».
    «Contro chi “prostituisce” la cooperazione –
     prosegue Gardini – abbiamo il dovere di accantonare quei dirigenti per affermare il valore della partecipazione e della centralità dei soci. Dobbiamo difendere la stragrande maggioranza dei cooperatori che hanno deciso di percorrere la strada della legalità per valorizzare il valore del lavoro».

    La campagna dell’Alleanza delle Cooperative contro il fenomeno della corruzione non si ferma alle parole dei propri dirigenti, ma prosegue all’interno della propria base associativa. Alla fine del mese di Agosto la raccolta firme per la proposta di legge contro le false cooperative ha raggiunto quota 43.000 sottoscrizioni ed è prossima a varcare la soglia delle 50.000 firme, necessarie per poter presentare il testo in Parlamento.
    Il mondo della cooperazione sta mostrando di essere particolarmente unito in un momento storico di grave difficoltà. I soci ed i lavoratori delle coop hanno raccolto la sfida dell’Alleanza, mettendosi insieme e riaffermando i propri principi costitutivi.
    La cooperazione è simbolo di democrazia dal basso: gli ottimi risultati della raccolta firme sono l’ennesima dimostrazione di come le cooperative siano un frutto sano della nostra terra e non un ramo secco da estirpare.



  • Procede spedita la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare contro le false cooperative. L’iniziativa, lanciata dall’Alleanza delle Cooperative, sta avendo grande successo in tutta Italia.
    Secondo le stime delle centrali di rappresentanza delle coop, alla fine del mese di agosto la campagna di raccolta firme ha superato quota 43.000 sottoscrizioni.

    Manca poco, dunque, per raggiungere l’obiettivo minimo, ovvero superare le 50.000 firme necessarie per poter presentare la proposta in Parlamento.
    In questi giorni la campagna “Stop Alle False Cooperative” sta proseguendo con il suo tour di sensibilizzazione sull’argomento. Un’iniziativa interessante si sta svolgendo proprio in queste ore a Milano in piazza Argentina, in zona Corso Buenos Aires.
    Giovedì 10 e e Venerdì 11 settembre è stata organizzato, infatti, nel capoluogo lombardo l’evento dal titolo “Via le mele marce”, nel corso del quale i cittadini, stop alle false coopmuniti di carta d’identità, potranno apporre la propria firma a sostegno della legge contro le false cooperative.
    Per l’occasione il consorzio cooperativo Melavì della Valtellina regalerà ai firmatari una mela.
    «È una battaglia di civiltà che dovrebbe vedere mobilitate e sensibili tutte le forze sociali, le imprese, la politica – ha commentato Giovanni Monti, presidente di Legacoop Emilia Romagna – Ci auguriamo che il Parlamento, stimolato anche dalla nostra proposta di legge, assuma al più presto le decisioni necessarie e che doti di risorse umane e economiche adeguate gli organi che hanno compiti di controllo e di repressione verso questo fenomeno».
    Il messaggio lanciato dall’Alleanza delle Cooperative è forte e chiaro: non verranno più tollerate coop che infangano l’immagine della cooperazione. La reazione della dirigenza cooperativa dopo gli scandali di Mafia Capitale e Cpl Concordia è stata immediata e ha mostrato come la base associativa sia unita contro qualsiasi tipo di fenomeno corruttivo.
    Sta adesso alle istituzioni compiere quell’ulteriore passo verso l’estinzione delle “mele marce”.


  • Gardini Confcooperative

    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, è intervenuto a Expo 2015 nel corso di “Made in It(eat)aly” l’evento, organizzato da Fedagri Confcooperative Lombardia a Cascina Triulza.

    L’argomento principale dell’incontro è stata la crisi che stanno vivendo alcuni settori agricoli, su tutti lo zootecnico, il lattiero caseario e l’ortofrutticolo. Nella giornata di ieri c’è stata una protesta imponente di centinaia di produttori francesi, che hanno bloccato le strade di Parigi manifestando contro le scelte della classica politica francese.
    L’agricoltura non è più una priorità non solo per la Francia, ma per l’Europa intera. Le politiche agricole continentali sono ancorate a logiche vecchie, trascurando così quella che è ancora una risorsa fondamentale soprattutto per i Paesi del Mediterraneo.
    Gardini_Confcooperative_MicrocreditoNon è un caso che il 7 settembre gli agricoltori aderenti al Copa-Cogeca protesteranno di fronte alla sede del Consiglio per chiedere misure di supporto al settore zootecnico ed ortofrutticolo ed una maggiore attenzione verso l’intero mondo agricolo.
    Gardini è consapevole della grave situazione ed indica la strada da intraprendere: «I dati dell’Istat e quanto accaduto a Parigi, sono due fatti, due notizie che ci fanno capire che abbiamo bisogno di atteggiamenti coerenti da parte della politica e dobbiamo porre fine alle divisioni in agricoltura. Abbiamo due facce dell’agricoltura che possono e devono convivere: una più legata alle produzioni tipiche e a denominazione ed una più proiettata al mercato che deve poter crescere dimensionalmente».

    «La cooperazione deve fare uno scatto ancora maggiore per valorizzare le filiere produttive – aggiunge Gardini – Penso che siano obbligate ad andare all’estero, a esportare, a strutturarsi per essere competitive sui mercati emergenti. Non devono esistere limiti alla capacità di espandersi delle nostre imprese. Alle imprese cooperative possono mancare i soldi ma non il coraggio e l’ambizione di crescere».
    Più volte in questa sede abbiamo sottolineato come la crescita dimensionale non sia una scelta in contraddizione con la natura giuridica della forma cooperativa. Diventare più competitivi ed accedere ai mercati esteri diventa al contrario una scelta doverosa per un’azienda che vuole remunerare al meglio i propri soci e creare lavoro per la comunità locale.
    Un punto di vista condiviso anche da Fabio Perini, presidente di Fedagri Confcooperative Lombardia, che esalta anche l’apporto fornito dalla cooperazione agricola al Made in Italy: «La qualità e la distintività del Made in Italy coniugate con l’innovazione, la propensione ai mercati esteri e la concentrazione dell’offerta sono i punti di forza delle filiere cooperative evidenziati di Fedagri Lombardia (230 cooperative e oltre 3 miliardi di fatturato). La cooperazione recita un ruolo di primo piano nella promozione e tutela delle principali Dop italiane, valorizzando non solo le produzioni ma anche i territori, un valore aggiunto che viene ridistribuito a beneficio dei soci e delle comunità». 



  • Le cooperative rappresentano una parte importante dell’imprenditoria italiana. Non lo dice solo la storia della cooperazione nostrana, ma anche i dati economici aggregati secondo i quali le cooperative valgono addirittura l’8% del Pil italiano.

    A riportarlo è stato Sergio Emidio Bini, presidente di Euro&Promos Group, nel corso dell’ultimo incontro di “Economia sotto l’ombrellone”, dal titolo “Dove va la cooperazione?”, tenutosi a Lignano Sabbiadoro (Ud).
    I pregiudizio più ricorrente sulle cooperative è che non siano in grado di competere realmente sul mercato per via della loro dimensione ridotta e per il loro carattere eminentemente mutualistico.
    La realtà dei fatti mostra una situazione diversa. Il mondo della cooperazione sta cercando di superare il fenomeno del nanismo.
    La dirigenza cooperativa sta promuovendo pratiche di aggregazione per dare maggiore forza concorrenziale alle coop, specie quelle agricole.
    stretta di manoUn prodotto di qualità, come quello fornito dalle società cooperative agricole, può e deve puntare anche ai mercati esteri ed uscire dalle logiche localistiche.
    La forma giuridica cooperativa nasce come espressione del territorio con l’obiettivo di remunerare al meglio i propri soci.
    Questo ambizioso traguardo può essere raggiunto solamente guardando al di fuori dei confini italiani ed incentivando la vocazione internazionale delle imprese sociali.
    Le cooperative italiane hanno accresciuto in questi anni il proprio capitale e le proprie dimensioni, diventando delle aziende con fatturati importanti.
    Competere sul mercato e vendere bene i propri prodotti non significa tradire la propria vocazione sociale, ma vuol dire operare per remunerare al meglio i soci ed agire per lo sviluppo della comunità locale.
    Non va dimenticato, infatti, che le coop non delocalizzano ma al contrario forniscono lavoro a chi vive sul territorio: una cooperativa più grande e più competitiva è, quindi, un fattore positivo per la comunità locale e l’Italia intera.

     



  • La cooperazione continua a recitare un ruolo da protagonista all’interno di Cascina Triulza, il padiglione di Expo 2015 dedicato al Terzo Settore.
    Questa settimana Confcooperative Lombardia proporrà una serie di eventi su quattro temi in particolare: stili di vita, comunità, biodiversità e Horizon 2030.

    Sono tutte tematiche centrali per il futuro della cooperazione e dell’impresa italiana. Ecco perché Confcooperative Lombardia ha deciso di svilupparli in una vetrina internazionale come Expo 2015.
    Un evento della rilevanza di Expo non può essere un punto di arrivo per l’imprenditoria italiana, ma deve essere al contrario un momento di proposta e di rilancio per il nostro Paese.
    La settimana di Confcooperative Lombardia ad Expo è iniziata ieri con un workshop dal titolo “Life Style Coop”, un vero e proprio talkshow su innovazione e start up di tipo cooperativo.
    confcooperativeAbbiamo più volte sottolineato in questa sede come l’ambizioso obiettivo di Confcooperative sia quello di aprire decine di centri CoopUp in tutta Italia, diffondendo così il modello cooperativo di innovazione sociale.
    L’evento organizzato da Confcooperative Lombardia va proprio in questa direzione: cooperazione ed innovazione sono due concetti che vanno di pari passo e possono integrarsi alla perfezione in un’epoca caratterizzata da modelli economici sempre più partecipativi.

    L’1 ed il 3 settembre ci sarà, inoltre, la possibilità di assaggiare i prodotti della cooperazione agricola lombardia, quali formaggi e vini di alta qualità.
    Mercoledì 2 settembre sarà il giorno della parola “comunità”. Ci saranno, infatti, una serie di workshop sul recupero degli spazi urbani, con un focus particolare sull’attività a riguardo delle cooperative di tipo B.
    Un appuntamento importante sarà quello di giovedì 3 settembre alle ore 18:00 quando si parlerà di biodiversità.
    Tra gli ospiti ci saranno il patron di Eataly, Oscar Farinetti, il presidente di Confcooperative e di Conserve Italia, Maurizio Gardini,  Fabio Perini, Presidente Fedagri Lombardia, Nicola Cesare Baldrighi, Presidente del Consorzio di tutela Grana Padano e Gianni Fava, Assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia.
    Sarà un vero e proprio viaggio alla scoperta della produzione DOP e IGP e delle specialità maggiormente rappresentative del Made in Italy.
    Venerdì 4 settembre, infine, ci sarà “Cooperazione Horizon 2030”, un incontro organizzato da Confcooperative Lombardia per analizzare il futuro del mondo cooperativo lombardo e discutere della proposta di legge regionale sulla cooperazione.



  • Il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale ha indetto un avviso pubblico per la selezione del direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.

    Tale figura, oltre a rappresentare e dirigere l’Agenzia, redige i regolamenti interni di organizzazione e contabilità, assicura la coerenza dell’attività con la legislazione vigente, predispone il bilancio preventivo ed il conto consuntivo, cura le relazioni sindacali e la gestione del personale.
    ministero degli esteriPer potersi candidare il Ministero stabilisce dei requisiti minimi che sono il possesso di una laurea specialistica o magistrale, la conoscenza di livello C1 della lingua inglese e di una a scelta tra francese, spagnolo, portoghese e arabo e una comprovata esperienza lavorativa post laurea di almeno 10 anni, di cui tre nel settore della cooperazione allo sviluppo e cinque  di copertura di funzioni dirigenziali o manageriali con diretta responsabilità di gestione di risorse umane e finanziarie.
    La domanda di partecipazione alla selezione pubblica deve essere inviata entro e non oltre le ore 12:00 del 14 settembre 2015 all’indirizzo di posta elettronica certificata dgcs.segreteria@cert.esteri.it.
    I candidati, una volta accertata la loro idoneità, dovranno sostenere un colloquio nel quale saranno chiamati a presentare le linee programmatiche da presentare anche attraverso un testo scritto.
    Una seconda parte del colloquio sarà in lingua inglese e nella lingua scelta dal candidato.
    Un’apposita commissione nominata dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale allo sviluppo formulerà al Ministro una motivata proposta con almeno tre e non oltre cinque nominativi, indicando le caratteristiche professionali salienti, accertate per ciascuno dei candidati al termine del colloquio.
    Per ulteriori informazioni consultare il bando.