Categoria: Cooperative


  • L’Alleanza delle Cooperative italiane ha redatto il VI Rapporto Congiunturale relativo al secondo quadrimestre del 2015.
    Il report descrive la situazione della cooperazione italiana in un 2015 difficile per tante piccole e medie imprese.
    Anche le cooperative sentono il peso della recessione, ma riescono a limitare gli effetti negativi stabilizzando i livelli occupazionali e dando maggior forza economica e contrattuale alle proprie aziende attraverso la stipula di accordi di collaborazione e di fusione.

    Spicca soprattutto il dato relativo all’occupazione. Sette coop su dieci, infatti, sono riuscite a lasciare inalterati i livelli occupazionali sfruttando la peculiarità del logo alleanzamodello cooperativo.
    Le cooperative, in quanto imprese che perseguono scopi sociali, possono decidere, infatti, di ridurre gli utili per mantenere i posti di lavoro. Molte coop hanno intrapreso questa strada, dando risposte ai propri dipendenti anche in periodo di crisi.
    Ma un’altra soluzione per combattere gli effetti negativi della recessione è rappresentata dall’aggregazione. Ne sono la prova i dati sulle grandi e medie imprese cooperative che nel secondo quadrimestre del 2015 hanno visto crescere il proprio fatturato, mentre le piccole realtà cooperative hanno visto il proprio volume d’affari rimanere inalterato o addirittura peggiorare.
    L’Alleanza delle Cooperative spinge le proprie associate a fondersi per aumentare le proprie dimensioni o stipulare accordi di collaborazione che possano consentire loro di accedere ai mercati esteri sopperendo così alla crisi della domanda interna.

    Oltre a quelli appena forniti ci sono, però, anche dei dati negativi, che riguardano soprattutto la gestione della liquidità ed i debiti della P.A. e dei privati.
    Il 49% degli intervistati definisce mediocre la gestione della liquidità ed il 15% la ritiene peggiorata.
    Non migliora neppure la situazione dei pagamenti della pubblica amministrazione, visto che sette coop su dieci dichiara che non ci sono stati miglioramenti.
    Il copione è lo stesso quando la controparte sono le imprese private: il 20% delle cooperative interpellate, infatti, ritiene siano aumentati i tempi di pagamento, mentre solo il 6% ha riscontrato una maggiore celerità.



  • Un evento dal titolo e dal luogo simbolico. Si è svolto oggi a Castrovillari (CS), nella sede della cooperativa OSAS-Campoverde, il convegno sul caporalato dal titolo “Il pane e le rose”, un’iniziativa di Cgil che ha visto come ospite tra gli altri il Segretario Generale Nazionale della Flai (Federazione del Lavoro Agricolo italiano) Stefania Crogi.
    “Il pane e le rose” era uno dei motti delle suffragette e torna di attualità in un momento come questo dove le donne faticano ancora ad emergere nei ruoli apicali della società e ad affermare pienamente i propri diritti.

    Anche la scelta del luogo dell’incontro ha un alto valore simbolico. Organizzare, infatti, un’iniziativa di matrice sindacale in un’impresa è senza dubbio una scelta coraggiosa, ma allo stesso tempo vincente.
    La cooperativa OSAS-Campoverde, operante nel mercato delle pesche e nettarine e del kiwi, rappresenta un modello virtuoso per tutte le aziende agricole IMG_0540meridionali, in un contesto, quello calabrese e nello specifico della Piana di Sibari, dove la piaga sociale del caporalato è diffusa a macchia d’olio.
    Il caporalato ed il lavoro sommerso sono problemi che non riguardano solamente i lavoratori, i cui diritti vengono indegnamente e costantemente calpestati, ma anche le imprese oneste, che subiscono la concorrenza sleale di chi abbatte i costi attraverso pratiche di sfruttamento della manodopera.
    È necessario, dunque, unire le forze: solo con l’impegno comune di lavoratori, aziende, enti regionali e Stato è possibile ricondurre il mercato agricolo sui binari della legalità.

    «Quando è nata Osas una cinquantina d’anni fa – ha commentato Giuseppe Nola, presidente del gruppo OSAS-Campoverde – eravamo tutti d’accordo che non sarebbe stato possibile fare sviluppo con un salario basso. Siamo sempre stati la punta di diamante nella contrattazione anche a livello meridionale.
    La crisi e la globalizzazione hanno portato OSAS ad essere fuori mercato per il costo del lavoro. Abbiamo bisogno che la grande distribuzione non strozzi il produttore sui prezzi e che la Regione Calabria sia più efficiente nella gestione dei fondi comunitari».

    Il settore agricolo sta vivendo un periodo molto complesso. I prezzi dei prodotti, specie nel comparto ortofrutticolo e lattiero caseario, sono poco remunerativi; i produttori non riescono più a reggere l’elevato costo della produzione.
    C’è il rischio che una situazione di questo tipo faccia crescere la schiera delle aziende agricole che scelgono la via dell’illegalità e che si rivolgono ai cosiddetti “caporali” per trovare manodopera a basso costo, soprattutto tra i migranti.
    Il segretario generale nazionale della Flai Cgil, Stefania Crogi, ha le idee chiare su come combattere il caporalato. Da anni il vertice dell’associazione di rappresentanza dei lavoratori propone l’istituzione di un organismo pubblico che faccia il matching tra domanda e offerta di lavoro per evitare che i produttori possano rivolgersi ai caporali per sopperire alla scarsità di forza lavoro nei periodi della raccolta.
    Dal 1° settembre è stata finalmente istitutita la Rete del lavoro agricolo di qualità, un sistema che incrociando i dati dell’Inps, dei centri per l’impiego e degli uffici immigrazione, fornisce alle imprese agricole un vero e proprio database dei lavoratori disponibili.
    Una novità normativa accolta con grande soddisfazione da Stefania Crogi: «Abbiamo uno strumento che è la rete del lavoro agricolo di qualità, attraverso il quale si può effettuare il matching tra domanda e offerta di lavoro in un luogo pubblico. Basta mettere insieme i dati dell inps, dei centri per l’impiego e degli uffici immigrazione per fornire lavoro alle aziende agricole con costo zero per lo stato.  Tra i vantaggi della rete c’è anche la certificazione di qualità che le aziende ricevono iscrivendosi ed abbattendo così tutti i costi necessari per ottenerla.
    Bisogna avere il coraggio di espellere dalle associazioni di rappresentanza le aziende che non si iscrivono alla rete e prevedere delle misure di premialità per chi rispetta le regole ed opera sul mercato in maniera onesta da anni».
    Il Segretario nazionale della Flai Cgil ha sposato anche la causa dell’Alleanza delle Cooperative, firmando la legge di iniziativa popolare contro le false cooperative.
    La battaglia contro l’illegalità deve essere un fronte comune tra istituzioni, imprese e sindacati dei lavoratori: la lotta contro le cooperative spurie è l’esempio di come la società civile possa unirsi e raggiungere obiettivi dall’alto valore civico.

     



  • La diffusione delle cooperative nel nostro Paese è un fenomeno emergente, che è diventato ancora più forte negli anni della crisi.
    A rivelarlo è il Terzo Rapporto Euricse sulla cooperazione italiana. Lo studio mette a confronto il rendimento delle cooperative e quello delle altre imprese private nel periodo successivo alla crisi del 2008.
    Secondo Euricse il comportamento delle coop è anticiclico, perché riesce ad aumentare il numero di imprese nascenti e di lavoratori occupati anche durante la recessione: la cooperazione rappresenta, quindi, un modello virtuoso.

    Le imprese sociali mostrano innanzitutto un elevato tasso di natalità. In base alle elaborazioni della banca dati Aida, nel 2011 ben 10.400 cooperative erano state fondate nei quattro anni precedenti.
    servizio civileE anche il tasso di mortalità è a favore delle coop: nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2013 si è passati da 50.815 cooperative attive a 53.314.
    Il tutto mentre l’intero sistema imprenditoriale italiano perdeva oltre 65.000 aziende, un dato che spiega alla perfezione quanto il modello cooperativo sia diverso e maggiormente impermeabile in periodo di crisi rispetto a spa e srl.
    Anche il valore della produzione è aumentato nell’intervallo di tempo post-crisi. Secondo i dati forniti dal Centro Studi di Legacoop, tra il 2008 e il 2012 le 18.695 cooperative che facevano riferimento all’Alleanza delle Cooperative Italiane hanno incrementato il valore della produzione da 90.617 milioni a 99.234.
    Un dato, quest’ultimo, di cui hanno beneficiato soprattutto i lavoratori che hanno visto aumentare i propri redditi da lavoro dipendente del 21%, con una variazione percentuale superiore addirittura all’aumento del valore della produzione.

    Questo ovviamente è possibile solamente riducendo gli utili, cosa che le aziende di tipo capitalistico sono restie a fare. Questo tipo di impostazione ha consentito alle cooperative di aumentare in maniera considerevole il numero degli occupati dal 2008 al 2013.
    In questo periodo di tempo, infatti, il numero di posizioni lavorative aperte è aumentato di 80.575 unità (+6,8%). È aumentato soprattutto il numero di lavoratori a tempo indeterminato (+8,6%) e di donne impiegate (+12,8%), mentre ha subito una flessione importante la quota di giovani occupati (-16,2%).
    Quest’ultimo sembra essere uno dei pochi aspetti negativi che ha interessato il mondo della cooperazione nel periodo post-crisi.
    L’apporto della cooperazione è stato essenziale soprattutto in materia di welfare ed assistenza sociale. La crescita delle cooperativa, sia in termini di valore della produzione che di numero imprese nascenti e di addetti, è riuscita a bilanciare il contenimento della spesa attuato dallo Stato.
    Senza il supporto fornito dalle cooperative al sistema assistenziale, staremmo parlando probabilmente di una crisi ancora più profonda dello Stato sociale con annesse gravi mancanze in termine di prestazioni offerte ai cittadini.



  • I vertici dell’Alleanza delle Cooperative italiane hanno incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti illustrando le proposte del mondo della cooperazione per la nuova Legge di Stabilità.
    Le idee dell’Alleanza prevedono un vero e proprio patto a tre tra le imprese, lo Stato ed i lavoratori perché solo attraverso il coordinamento di questi tre soggetti è possibile avviare un effettivo processo di ripresa dell’economia italiana.

    Secondo Rosario Altieri, presidente dell’Alleanza, è necessaria”una forte mobilitazione e protagonismo della società”. Il Terzo Settore deve tornare ad essere il logo alleanzafulcro del sistema economico e sociale italiano e la cooperazione può essere lo strumento giuridico migliore per esaltarlo.
    Per questo l’Alleanza delle Cooperative ha presentato una serie di proposte che mettono al centro le imprese sociali ed i suoi lavoratori. Una riguarda i pensionamenti anticipati.
    Come ha più volte ribadito il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, l’idea del mondo della cooperazione è di inserire un giovane nel mercato del lavoro per ogni prepensionamento avvenuto.
    In questo modo le imprese possono beneficiare dei contributi per la stipulazione di nuovi contratti a tempo indeterminato, inseriti nella scorsa Legge di Stabilità, e sarebbe possibile effettuare un turnover intergenerazionale.
    «Devono inoltre essere sostenute con risorse adeguate – dichiara Mauro Lusetti, vertice di Legacoop – le operazioni avviate dalle imprese per aumentare le loro dimensioni, sia con riferimento alle fusioni e agli accordi, sia all’ulteriore sviluppo dei contratti di rete. Per la successione d’impresa può essere sperimentato l’utilizzo di strumenti quali i workers buyout, che hanno dimostrato efficacia nel risolvere crisi aziendali».
    Un accenno merita anche il Piano per il Sud che, in questi giorni, è oggetto di profonda ed attenta discussione. L’Alleanza condivide la scelta di anticipare per tutte le piccole e medie imprese del Meridione la riduzione dell’Irap prevista per tutte le altre imprese solo a partire dal 2017.
    La riduzione del costo del lavoro e gli investimenti in nuove infrastrutture devono essere, secondo i vertici della cooperazione italiana, il punto di partenza per il tanto agognato rilancio del Sud Italia.


  • gardini uno mattina

    Il Presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, è stato ospite della trasmissione Uno Mattina. Il vertice dell’associazione di rappresentanza delle coop ha presentato Coop4Job, il portale di Confcooperative che effettua il matching tra la domanda e l’offerta di lavoro avviando così molti giovani all’esperienza lavorativa.
    I primi risultati dell’attività di politiche attive svolta da Confcooperative è stata certamente positiva e si prevede un ulteriore miglioramento nei prossimi mesi.

    A parlarne è lo stesso Gardini: “Coop4Job è un incontro tra domanda e offerta di lavoro che ci ha permesso di effettuare oltre 8.000 matching. Abbiamo 67 sportelli sparsi su tutto il territorio nazionale che fungono da tramite tra aziende e lavoratori e abbiamo intenzione di aumentarli in gardini uno mattinamodo da innervare maggiormente il territorio”
    Il progetto Coop4Job rientra all’interno di una serie di misure portate avanti da Confcooperative per diminuire la disoccupazione giovanile, fornire nuove competenze alle proprie associate e creare un tessuto imprenditoriale giovane, innovativo e dinamico.
    Questa iniziativa dimostra che la relazione tra pubblico e privato può funzionare, in quanto i servizi di Confcooperative non si limitano a quelli offerti da un normale ufficio di collocamento, ma provano a sviluppare una rete di competenze e capacità reali: “Coop4Job non è un ufficio di collocamento – aggiunge Gardini –  il giovane, infatti, viene avviato al lavoro attraverso un processo di formazione”.
    Il presidente di Confcooperative commenta anche le recenti novità normative di riforma del mercato del lavoro per l’inserimento dei giovani nel circuito occupazionale: “Il Jobs Act ed il Servizio Civile ci permettono di dare un’occupazione più stabile, vicina all’80%. Attraverso questi progetti e Garanzia Giovani possiamo offrire maggiori opportunità alle nuove generazioni”



  • Il 23 settembre 2015 è entrata in vigore la legge n.141 del 18 agosto 2015 recante disposizioni in materia di agricoltura sociale.
    Si tratta di una novità normativa importante perché regola un’attività di fatto già praticata da numerose cooperative sociali per l’inserimento lavorativo e l’integrazione sociale dei soggetti svantaggiati.
    Analizziamo i dettagli della suddetta disposizione normativa, facendo emergere anche i punti critici che hanno scatenato il malumore dei vertici delle associazioni di categoria del Terzo Settore.

    L’articolo 1 fa subito riferimento alle imprese agricole come soggetto abilitato a promuovere la cosiddetta agricoltura sociale, in quanto aziende di agricoltura indoorcarattere multifunzionale.
    In questo modo si dà loro la possibilità di effettuare attività e programmi finalizzati “allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo, allo scopo di facilitare l’accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone, alle famiglie e alle comunita’ locali in tutto il territorio nazionale e in particolare nelle zone rurali o svantaggiate”.

    Nel secondo articolo si fa riferimento per le prima volta anche alle cooperative sociali come soggetti abilitati a svolgere attività di agricoltura sociale. La scelta, però, di inserirle solo in un secondo momento lascia trasparire l’intento del legislatore di considerarle sì come operatori di agricoltura sociale, ma solamente entro certi limiti stabiliti dalla legge.
    La disposizione, infatti, recita che: “Le attivita’ di cui al comma 1 sono esercitate altresi’ dalle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, il cui fatturato derivante dall’esercizio delle attivita’ agricole svolte sia prevalente; nel caso in cui il suddetto fatturato sia superiore al 30 per cento di quello complessivo, le medesime cooperative sociali sono considerate operatori dell’agricoltura sociale, ai fini della presente legge, in misura corrispondente al fatturato agricolo”. 
    Il presente comma limita di fatto le cooperatori nella loro funzione di agricoltori sociali e anzi, successivamente, viene fissato in un anno il periodo di tempo necessario per adeguarsi alle nuove disposizioni per le associazioni del Terzo Settore che già svolgono attività di questo tipo.
    Secondo Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà Confcooperative, tale disposizione consentirà ad agricoltori di diventare educatori e formatori senza avere le dovute competenze, impedendo al contempo ai tanti operatori sociali di esercitare la propria attività.
    Il criterio dell’attività prevalente limita di fatto il campo d’azione delle cooperative sociali e cozza col carattere di multifunzionalità che invece viene riconosciuto alle aziende agricole.

    Viene, inoltre, disciplinato il tipo di attività da inquadrare all’interno della categoria di agricoltura sociale. Tra di esse c’è l’inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilita’ e di lavoratori svantaggiati; la prestazione di attività sociali al servizio delle comunità locali che contemplino l’utilizzo di risorse materiali ed immateriali dell’agricoltori; l’uso della coltivazione dei campi e degli animali a scopi medico-sanitari ed infine la promozione di “progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversita’ nonche’ alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in eta’ prescolare e di persone in difficolta’ sociale, fisica e psichica”. 

    Le regioni e gli enti locali sono chiamati a sviluppare programmi di sostegno e di promozione dell’agricoltura sociale e devono adeguare la propria legislazione interna alla presente normativa oltre a rendere pubblici i nomi degli operatori riconosciuti.
    Tra gli interventi di sostegno, previsti nell’articolo 6, si stabilisce la possibilità per istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche o ospedaliere di dare la priorità ai prodotti provenienti dall’agricoltura sociale; allo stesso modo gli immobili delle opere di alienazione e locazione dei beni demaniali e di quelli confiscati alla criminalità organizzati avranno come priorità l’utilizzo per fini di agricoltura sociale.
    All’articolo 7, viene istituito l’Osservatorio sull’Agricoltura sociale che avrà il compito di monitorare le attività svolte e valutare la loro efficacia, promuovere azioni di promozione e comunicazione, definire le linee guida per l’attività delle istituzioni pubbliche in materia di agricoltura sociale.

     



  • Il Terzo Rapporto Euricse sulla cooperazione italiana fornisce dati, tendenze e riflessioni interessanti sullo stato attuale del movimento cooperativo e sulla sua rilevanza economica e sociale all’interno del contesto italiano.
    L’analisi è realizzata da Carlo Borzaga, docente presso l’Università degli Studi di Trento e presidente di Euricse, in collaborazione con altre decine di persone che hanno redatto i singoli capitoli.

    Cooperative Italia vi offre alcuni estratti del rapporto che ci permettono di comprendere meglio il lavoro svolto quotidianamente dalle migliaia di donne ed uomini della cooperazione italiana.
    Secondo quanto raccolto da Euricse, alla fine dell’anno 2013 il numero delle cooperative attive in Italia era di circa di 70.000, di cui 67.062 cooperative, 376 terzo rapporto euricsebanche di credito cooperativo e 1.904 consorzi.
    Il fatturato complessivo viene stimato attorno ai 136,5 miliardi di euro, equivalente all’8,5% del Prodotto Interno Lordo italiano e a circa tre volte il fatturato dell’azienda più grande in Italia, ovvero la Fiat.
    Ma i dati più interessanti riguardano gli occupati. La forma giuridica cooperativa consente all’impresa di sopravvivere anche in periodo di crisi, riducendo gli utili e salvando l’occupazione.
    La valorizzazione del capitale e del lavoro dei soci è, infatti, il primo obiettivo di ogni cooperativa, laddove, invece, nelle aziende di tipo capitalista il profitto viene considerato come il fine ultimo.
    Secondo i dati Inps, a fine 2013 erano 1.257.213 lavoratori occupati all’interno delle coop italiane e 1.764.976 quelli che hanno lavorato durante l’anno, compresi dunque i lavoratori stagionali e quelli che hanno preso il posto di dimissionari o pensionati.
    Si tratta, inoltre, di posti di lavoro a tempo indeterminato: il 68,1% delle posizioni attivate dalle cooperative in corso d’anno e il 61,4% di quelle attivate dai consorzi erano infatti di tipo dipendente a tempo indeterminato.
    I contratti a termine e quelli stagionali erano, invece, limitati rispettivamente al 26,2% e al 19,6% del totale.

    La cooperazione, dunque, dà lavoro a milioni di persone e permette a molti cittadini che vorrebbero fare impresa, ma che non riescono per ragioni di tipo economico e  sociale, di mettersi insieme e di dividere gli utili.
    Si tratta di una straordinaria opportunità che rappresenta la perfetta espressione dei principi di democrazia economica e di solidarietà stabiliti nella nostra Costituzione.
    Deve riempire d’orgoglio anche il fatto che il 51% dei lavoratori nelle cooperative sia di esso femminile, in una società dove le discriminazione di genere, anche se attenuate, persistono a livello culturale e lavorativo.
    Sempre secondo il rapporto Euricse, inoltre, gli occupati nella cooperazione rappresentano il 5,7% degli occupati totali in Italia ed il 6,6% degli addetti nelle imprese private.
    I settori maggiormente sviluppati sono quelli dell’agroalimentare, della sanità e dell’assistenza sociale, del credito e dei trasporti.

    Nell’agroalimentare, in particolare, il valore aggiunto complessivo è di 29.199 milioni di euro pari al 2% del Pil italiano, con ben 400.000 occupati nel settore, che rappresentano  il 2,9% del totale delle ULA italiane.
    Sono numeri importanti che raccontano solo in parte la rilevanza della cooperazione all’interno dell’economia italiana. Un ultimo dato estremamente interessante, emerso dal Terzo Rapporto Euricse, riguarda il livello di tassazione delle coop.
    A dispetto delle attese di molti, tali risultati non sono stati raggiunti per effetto di una tassazione favorevole: in base ai dati raccolti, invece, la pressione fiscale risulta essere significativamente superiore per le cooperative rispetto alle società per azioni (7,7% per le prime contro il 6,8% per le seconde), soprattutto a seguito del maggior peso degli oneri sociali e delle imposte sui redditi da lavoro.
    Un dato sorprendente, dunque, che rende l’idea dello straordinario lavoro svolto ogni giorno dalle imprese sociali italiane e del ruolo che potranno avere nel futuro più immediato.



  • Si terrà oggi a Cascina Triulza, il padiglione del Terzo Settore a Milano Expo 2015, l’evento dal titolo “Il bio nel piatto: cooperazione biologica e ristorazione collettiva”.
    Sarà un’opportunità importante per analizzare l’evoluzione delle produzioni biologiche, il loro mercato e soprattutto il loro ruolo all’interno della grande ristorazione di tipo cooperativo.

    Per l’occasione verrà presentato il libro sulla storia di Gino Girolomoni, fondatore della prima cooperativa italiana biologica. Tra gli ospiti ci sarà l’autore Massimo Orlandi ed il figlio di Girolomoni, Giovanni Battista Girolomoni.
    produzione aranceVerranno inoltre descritte alcune best practices in materia di menù e prodotti biologici, come quelle delle aziende di ristorazione Cir Food, Gemos e Camst.
    Il biologico rappresenta ormai una quota importante della produzione delle aziende agricole, soprattutto in Italia, dove c’è il più alto numero di operatori certificati di tutta Europa.
    Le cooperative, in quanto espressione della qualità e della bontà del cibo Made in Italy, devono incentivare ancora di più questo tipo di produzioni. Un aspetto che riguarda a stretto giro anche la ristorazione cooperativa.
    L’evento odierno si interrogherà proprio su questo punto: comprendere le esigenze delle catene ristorative cooperative e trovare nuove modalità per stimolare la domanda di biologico, non solo nella ristorazione, ma anche nelle mense delle scuole e dei luoghi di lavoro.
    Incentivare le produzioni bio significa promuovere alimenti sani, controllati e più vicini alle moderne richieste del consumatore, che pretende sempre più cibo genuino e dalla provenienza certificata.
    Per comprendere meglio il quadro generale, verrà esaminata anche la normativa sul biologico per valutare le opportunità offerte dalla legislazione ed eventuali vuoti da colmare.



  • Una fusione attesa e finalmente compiuta. Le catene di consumo Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest danno vita ad un unico soggetto: Coop Alleanza 3.0.
    Si tratta della più grande cooperativa di consumo italiana, un vero e proprio colosso da 5 miliardi di fatturato, 2,7 milioni di soci, 22.ooo dipendenti, 419 punti vendita, di cui 56 ipermercati.

    La fusione verrà ratificata dall’assemblea generale del 3 ottobre dopo i via libera ottenuti dalle assemblea territoriali.
    Coop Alleanza 3.0 rappresenta l’ennesima dimostrazione di come l’aggregazione sia la strada che molte aziende stanno percorrendo, anche grandi imprese come Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest.
    coop alleanza 3.0La nascita di questo soggetto dà vita ad una delle coop della grande distribuzione più importanti d’Europa. Del resto per essere sempre più competitivi sul mercato, specie in periodo di recessione, è necessario effettuare scelte strategiche di questo tipo.
    Lo abbiamo visto nel campo dell’agroalimentare, dove fusioni ed accordi di collaborazioni tra cooperative agricole, anche operanti in comparti diversi, sono all’ordine del giorno e determinano il futuro prossimo del settore.
    Anche le cooperative di consumo hanno accettato, dunque, la sfida dell’internazionalizzazione; l’operazione compiuta da Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest, nello specifico, era attesa da circa trent’anni.
    A gestire questa nuova fase sarà Adriano Turrini, nuovo presidente di Coop Alleanza 3.0. La sede operativa sarà a Bologna, mentre a Modena e Reggio Emilia andranno le sedi secondarie.
    Nell’operazione rientra anche lo spostamento delle quote degli azionisti, tra i quali spicca Unipol con una partecipazione del 17%.



  • Si svolgerà domani a Expo Milano 2015, presso il padiglione Cascina Triulza, l’evento dal titolo “RESTART Cooperazione e/è antimafia”.
    Si tratta di un’iniziativa organizzata da Fedagri – Confcooperative in collaborazione con l’associazione Da Sud e che proporrà una serie di laboratori, giochi e spettacoli sul tema dell’antimafia nel settore dell’agroalimentare.

    “Anche una scelta del cibo può diventare una scelta antimafia”: è questo il claim dell’evento incentrato sulla creatività dell’antimafia e della lotta alla criminalità organizzata; per sconfiggere la mafia è necessaria, infatti, anche una corretta rappresentazione delle associazioni a delinquere ed un’efficace raffigurazione degli eroi antimafia.
    È anche il primo evento che Fedagri organizza all’interno di Cascina Triulza e non è un caso che il tema scelto sia proprio questo. Siamo di fronte, infatti, ad un expoperiodo complesso per il mondo delle cooperative, anche per quelle agricole: il caporalato, il lavoro nero, la corruzione e le false cooperative sono tutte questioni che toccano da vicino la cooperazione italiana e le sue organizzazioni di rappresentanza.
    Confcooperative sta svolgendo una campagna di affermazione dei veri valori cooperativi, realizzata per l’appunto sui principi della legalità e della giustizia sociale. Sarà lungo queste tematiche che si muoverà RESTART.

    La giornata vivrà una serie di iniziative gioiose e condivise, con il coinvolgimento di 70 studenti delle scuole medie: vedremo, ad esempio, un social game in piazza dal titolo “MAMMAMAFIA”, attraverso il quale si vuole raccontare il controllo pervasivo del territorio esercitato dalla mafia, che va dalla gestione del traffico di droga, passando per il controllo dei servizi e del welfare e finendo con il consenso politico.
    L’evento culminante della giornata sarà la presentazione dello spettacolo teatrale Panenostro di Rosario Mastrota, con Ernesto Orrico, che vedrà la partecipazione straordinaria di Domenico Diele, giovane attore che ha recitato nella serie tv 1992 e nel film Acab di Stefano Sollima e L’attesa di Piero Messina, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.
    I due spettacoli saranno presentati dal presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.
    Agroalimentare ed antimafia si fondono, dunque, per mandare all’opinione pubblica un messaggio di riappropriazione del valore sociale della terra e dell’integrità morale delle persone, aspetti che negli ultimi anni sono spesso venuti a mancare.



  • Il Presidente di Confcooperative ha ribadito ancora una volta la sua dura posizione nei confronti delle cooperative che rinnegano anni di storia e buone pratiche, portando avanti comportamenti illeciti di corruzione ed evasione.
    Lo ha fatto nel corso di #ReStartTalk, il dibattito organizzato dall’associazione anti mafia Da Sud a conclusione di una settimana intensa di lavori ed iniziative, tutte all’insegna della lotta alla illegalità e alla criminalità organizzata.

    «All’Anac e alle istituzioni – ha dichiarato Gardini – rinnoviamo la totale collaborazione sia per fare piazza pulita delle false cooperative che con sigle sindacali minori applicano contratti pirata che sfruttano e umiliano i lavoratori, sia per mettere fuori quelle cooperative che hanno smarrito la strada. Non può e non deve esserci collateralismo con la politica. Basta finanziamenti finalizzati ad accaparrarsi appalti. Le cooperative nascono per rispondere a bisogni, se perdono la rotta diventano altro»
    gardini false cooperativeUn monito di estrema attualità anche alla luce della trasmissione Presa Diretta, andata in onda ieri sera su Rai Tre, che ha messo in luce le relazioni poco limpide esistenti tra il mondo delle coop e la politica.
    Non parliamo solo delle cosiddette false cooperative, ovvero le imprese “fantasma” che sfruttano la forma giuridica cooperativa per perseguire interessi di carattere personale; esistono, infatti, anche grandi cooperative che operano sul mercato da tanti anni sfruttando relazioni di tipo particolarista con i politici locali per ottenere appalti pubblici, ricevere consulenze e progettazioni, in cambio di consenso elettorale o di posti di lavoro a gente vicina all’amministratore di turno.

    Il no secco ai finanziamenti alla politica significa un rifiutare questo modus operandi portato che nel lungo periodo ha finito col corrompere un mondo costituito da valori sani e da persone oneste che lavorano a servizio della comunità.
    È proprio in difesa di questi uomini e donne della cooperazione che si è lanciato Gardini: «Non possiamo quantificare le mele marce, ma possiamo dire che tantissime sono sane. Parliamo di milioni di cooperatori – sottolinea il presidente di Confcooperative – che ogni mattina si alzano per dare risposte nel welfare, nel credito, nell’abitazione, nell’agroalimentare»



  • Il Servizio Civile ha riscosso un grandissimo successo in questo 2015. In base ai dati forniti dall’Ufficio Nazionale e aggiornati al 18 settembre, sono state 150.ooo le domande presentate; un numero che è destinato a crescere entro la fine dell’anno quando si prevede possa addirittura superare quota 170.000.
    Dopo anni di disinteresse da parte del Governo verso questo strumento di assistenza sociale e di costruzione di una solida identità civica e solidale, l’esecutivo è tornato ad investire sul Terzo Settore stimolando in questo senso la voglia di volontariato da parte delle giovani generazioni.

    La percentuale di domande presentate, infatti, è aumentata del 50-70% rispetto all’anno precedente facendo registrare veri e propri numeri record.
    In tutto sono 39.132 i volontari messi a bando e 4.522 i progetti finanziati.
    servizio civileIl boom di richieste, però, fa da contraltare ad una quota di risorse ancora piuttosto limitata, soprattutto alla luce dei fondi stanziati dal Governo per il  prossimo anno, il 2016, stimati attorno ai 113 milioni di euro ed utili a finanziare solo 25.000 volontari.
    La soglia raggiunta quest’anno potrebbe crescere ulteriormente nel futuro più immediato grazie ad esempio alla prosecuzione del progetto nazionale Garanzia Giovani.
    Secondo il portale Vita, per l’anno prossimo dovrebbero essere stanziati 200 milioni di euro aggiuntivi per garantire alla più ampia platea di giovani possibile (stimabile attorno ai 100.000 volontari) di effettuare il servizio civile.
    Già all’interno della prossima Legge di Stabilità potremo scorgere alcuni segnali su quali sono le reali intenzioni dell’esecutivo; obiettivi e finalità che dipenderanno ovviamente anche dall’esito della discussione sulla riforma del Terzo Settore, oggetto ancora una volta di rinvii e veti incrociati.