Categoria: Cooperative


  • La Corte di Giustizia Ue ha condannato l’Italia per aver concesso, nel lontano 1999, sgravi fiscali a cooperative ed imprese di Venezia e Chioggia.
    Secondo la Corte, queste forme di agevolazioni si configurano come veri e propri aiuti di Stato ed in quanto tali violano la normativa europea sulla libera concorrenza.

    La prima pronuncia contro il nostro Paese è arrivata addirittura nel 2009, ma da allora l’Italia non ha provveduto a pagare la cifra richiesta dall’autorità giudiziaria.
    sentenza ue spostamenti di lavoroSono solamente dieci le imprese che hanno versato per intero la somma dovuta, a fronte di oltre 400 provvedimenti emanati. La cifra da pagare, allo stato attuale, dovrebbe essere di circa dodici milioni di euro, più una quota giornaliero per ogni giorno di ritardo del pagamento.
    Le motivazioni addotte dallo Stato italiano per il mancato adempimento rimandano alle sentenze dei tribunali amministrativi italiani che avrebbero sospeso l’efficacia delle ingiunzioni di pagamento.
    L’Italia continua ad essere uno dei paesi con il più alto numero di procedure d’infrazione fra gli Stati membri dell’Unione Europea. Un modus operandi che è costato al nostro Paese una quantità elevatissima di risorse e che mina la nostra credibilità di fronte alle istituzioni europee.



  • Mancano ormai pochi giorni alla fine della raccolta firme per la legge di iniziativa popolare contro le false cooperative.
    Una campagna portata avanti dall’Alleanza delle Cooperative e che sembra aver raggiunto risultati importanti.
    In base alle indiscrezioni provenienti dall’Alleanza, siamo vicini a quota 80mila firme, quindi ben oltre le 50mila sottoscrizioni necessarie per presentare la proposta di legge in Parlamento.
    Qualora questi dati dovessero essere confermati, si tratterebbe di un vero e proprio successo per il mondo della cooperazione e la dimostrazione di come sia forte ed unito il fronte contro l’illegalità.

    Rimangono ancora una decina di giorni per completare la raccolta firme in tutte le regioni, ma secondo le prime elaborazioni dovrebbe essere l’Emilia Romagna raccolta firme false cooperativequella con il numero maggiore di sottoscrizioni.
    Il contesto emiliano può vantare una tradizione cooperativa decennale, soprattutto nel campo dell’agroalimentare. I dati emersi fin qui confermano come, nonostante i recenti scandali che hanno colpito anche la cooperazione emiliana, quest’ultima possa e debba essere un punto di riferimento importante per tutto il mondo cooperativo, sia dal punto di vista numerico che per la qualità dell’attività svolta.
    Al secondo posto troviamo la Lombardia, seguita da Toscana, Piemonte e Lazio.
    L’Alleanza delle Cooperative lascia trapelare grande soddisfazione per il traguardo fin qui raggiunto e spera che il cammino intrapreso possa concludersi in maniera positiva nelle sedi istituzionali, rafforzando così la collaborazione con il Mise e con il Ministero del Lavoro in materia di contrasto alle false cooperative e di controllo delle forme di lavoro illegali.



  • L’Alleanza contro la povertà in Italia lancia una proposta per combattere il fenomeno dell’indigenza, una piaga sempre più diffusa nel nostro paese.
    L’idea dell’Alleanza prevede la nascita dell’istituto del Reddito di Inclusione Sociale, uno strumento che mira a reinserire in maniera attiva all’interno delle società chi vive ai margini.
    Nelle intenzioni dell’Alleanza il Reis non deve essere un meccanismo assistenzialista, ma il punto di partenza per nuovo modello di welfare maggiormente inclusivo ed in grado di coinvolgere anche il Terzo Settore.

    Tra i soggetti fondatori dell’Alleanza contro la povertà in Italia ci sono Acli, Action Aid, Anci, Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Cgil-Cisl-Uil, Cnca, alleanza contro la povertàComunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Nazionale Italiano – ONLUS, Fio.PSD, Fondazione Banco Alimentare ONLUS, Forum Nazionale del Terzo Settore, Jesuit Social Network, Legautonomie, Save the Children, Umanità Nuova-Movimento Dei Focolari.
    Si tratta di un vero e proprio coordinamento della società civile italiana, che decide di portare in sede istituzionale le istanze di tanta gente che non riesce ad arrivare a fine mese e si trova in condizioni di povertà assoluta.
    «Il Reis rappresenti un reale reinserimento nell’economia e nella società delle persone che vivono ai margini. – ha commentato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – Non siamo interessati a interventi assistenzialistici, non darebbero soluzione, occorre dare una risposta concreta e sarebbe importante che i provvedimenti che emergeranno dalla Legge di Stabilità costituiscano il primo passo concreto per riorganizzare i modelli di welfare del nostro paese. Occorre avviare una strategia strutturata che punti sulla partecipazione delle persone che oggi vivono ai margini e che devono essere protagoniste attive del loro sviluppo e di quello della società».



  • La vendemmia 2015 porterà ad una crescita dell’8% della produzione di vino nelle cantine cooperative.
    È questo quanto emerso dalla riunione del coordinamento del settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative.
    In tutto sono 494 le imprese del vino associate all’Alleanza che rappresentano il 58% della produzione nazionale.
    Stiamo parlando, dunque, di una realtà di primo livello nel settore del vino, dove, non a caso, le coop ed i consorzi sono ai vertici per fatturato e quantità di vino prodotto.

    L’incremento della produzione è legato soprattutto a fattori meteo, che ha portato dei netti miglioramenti della produzione soprattutto in determinate regioni.
    vino cooperativeLe coop vitivinicole del Friuli Venezia Giulia, ad esempio, fanno registrare una crescita del 23% rispetto al 2014; anche l’Umbria ed il Trentino mostrano segnali positivi, con un aumento della produzione rispettivamente del +20% e del +10%.
    Altre regioni simbolo della produzione vitivinicola italiano vivranno, invece, un’annata più difficile: la Toscana, ad esempio, vede la propria quantità di vino diminuire del 9%, stesso discorso per il Piemonte dato in calo del 5%.
    Nel complesso, però, ogni regione avrà un vino di altissima qualità che con ogni probabilità farà aumentare le vendite sui mercati esteri.
    Il 2015 sarà ad ogni modo un anno da record per il settore vitivinicolo italiano in quanto anno del sorpasso sulla Francia per quantità di vino prodotto.
    Secondo le stime dell’Unione Europea, infatti, l’Italia con 48,8 milioni di ettolitri di vino sarà il primo produttore mondiale di vino, soffiando così al paese transalpino uno storico primato.
    Si tratta di un risultato straordinario, che vede la cooperazione come protagonista assoluta con 494 coop coinvolte nel settore, 179.000 soci, 8.540 occupati, 4,2 miliardi di euro di fatturato e 1,8 miliardi di euro di valore del prodotto esportato.



  • La formazione dei dirigenti cooperativi è diventata una priorità per l’intero mondo della cooperazione, anche alla luce degli scandali che hanno colpito le coop negli ultimi mesi.
    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative sta lavorando ad un progetto per la realizzazione di un’università delle coop, ovvero un vero e proprio centro di formazione per i futuri dirigenti cooperativi.

    L’iniziativa dovrebbe realizzarsi nel 2017, quando Legacoop, Confcooperative e Agci si uniranno formando un’unica centrale di rappresentanza.
    L’Alleanza logo alleanzasfrutterà il contributo scientifico fornito dai tre centri studi che realizzano ricerche sull’andamento dell’economia sociale e sul quadro macroeconomico internazionale.
    Verranno coinvolte anche altre università ed enti come la fondazione Barberini, in modo tale da avere un personale altamente qualificato.
    I temi sui quali verranno formati i futuri dirigenti cooperative saranno principalmente quelli della finanza e della globalizzazione.
    La cooperazione, infatti, è sempre più inserita all’interno del contesto economico mondiale, il che porta le grandi coop ad implementare le strategie di internazionalizzazione.
    È fondamentale, dunque, che la dirigenza riceva una formazione specifica sulle evoluzioni dei mercati, anche e soprattutto a livello finanziario.
    Con questo progetto l’Alleanza delle Cooperative fornisce un ulteriore segnale di cambiamento e rinnovamento.
    Il processo formativo portato avanti all’interno dell’istituto nascente si concentrerà anche sui valori dell’identità cooperativa, come base per un’attività sociale a servizio del territorio e come futuro della nuova economia della collaborazione.



  • Sono 81 milioni le persone in tutto il mondo curate e assistite dalle cooperative sanitarie.
    A rivelarlo è Giuseppe Milanese, presidente di Federazione Sanità – Confcooperative, durante la presentazione del rapporto “Better Health & Social Care” a Milano Expo 2015.
    La giornata di Confcooperative è proseguita poi con il workshop internazionale “Nutrire il welfare – Le cooperative in sanità”, nel corso del quale sono stati presentati i modelli di cooperazione sanitaria di Italia, Giappone, Canada, Brasile, Argentina e Spagna.

    Le cooperative del settore sanitario rappresentano una risorsa fondamentale per i cittadini, specie in un momento di crisi del welfare state. Lì dove lo Stato non gardini federsanitàriesce ad intervenire per carenza di fondi, può operare il Terzo Settore.
    Il mondo della cooperazione italiana, da questo punto di vista, sta svolgendo un lavoro splendido assistendo oltre 1,5 milioni di persone.
    «La sanità pubblica ha bisogno delle cooperative e della loro sussidiarietà per costruire un nuovo modello di welfare» ha spiegato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, al workshop organizzato da Federsanità.
    Gli esempi forniti dagli ospiti internazionali presenti hanno mostrato come un welfare alternativo a quello pubblico sia possibile ed altamente efficiente.
    Spicca tra gli altri il modello giapponese, dove i cooperatori stanno lavorando per curare i disturbi psicofisici dettati dall’anzianità, fornendo un servizio altamente qualitativo ai propri cittadini.
    Il modello virtuoso per eccellenza è, però, rappresentato dal mondo della cooperazione brasiliana.
    Le coop sanitarie brasiliane assistono, infatti, oltre 20 milioni di cittadini, corrispondenti al 10% dell’intera popolazione. Particolarmente significativo è l’operato di Unimed do Brasil, la più grande cooperativa sanitaria del mondo che unisce 360 coop locali e fornisce assistenza medico sanitaria sull’84% del territorio brasiliano.
    La cooperazione sanitaria, dunque, in Italia come nel resto del modo, ha il merito di essere più vicina alle comunità locali, comprenderne i bisogni e saperli interpretare. Una peculiarità, questa, che può essere sfruttata per creare un sistema sanitario maggiormente decentrato e meno dipendente dallo stato di salute della sanità pubblica.



  • Coopfond ha deciso di sostenere le cooperative di comunità. Il Fondo mutualistico per la promozione cooperativa, finanziato dal 3% degli utili delle cooperative appartenenti a Legacoop, contribuirà alla crescita di questa nuova forma di cooperazione.
    La decisione di Coopfond si inserisce all’interno del progetto di Legacoop per lo sviluppo delle cooperative di comunità attraverso la realizzazione di una Guida operativa.

    coopfondL’attività di promozione avverrà sia fra i cittadini che all’interno degli Enti Locali. Il sostegno di Coopfond rappresenta, senza dubbio, un’ottima notizia ed un bel segnale per una forma giuridica appena nata, che incarna al meglio lo spirito cooperativistico.
    Le cooperative di comunità nascono soprattutto nelle aree interne, per far fronte al problema dello spopolamento. I protagonisti sono spesso giovani under 35, che portano avanti, ad esempio, progetti di forestazione, cura del verde e turismo ed implementano prodotti e servizi per piccoli gruppi di persone.
    Le cooperative di comunità incarnano i valori cooperativi di sviluppo del territorio e risposta alle esigenze della collettività. Il recupero di piccoli borghi abbandonati, effettuato dalle giovani generazioni che si stanno impegnando in questi mesi, è un esempio virtuoso di sviluppo dal basso che merita l’attenzione di investitori ed istituzioni.
    Da questo punto di vista, il sostegno di Coopfond non può che portare ulteriore visibilità e maggiore aiuto finanziario ai nascenti progetti cooperativi.



  • Sono novantuno i progetti presentati e 30 quelli selezionati per il bando sull’innovazione cooperativa indetto da Coop Liguria in collaborazione con Legacoop Liguria e Coopstartup.
    Le trenta aspiranti cooperative scelte, parteciperanno ad un corso formativo per sviluppare la propria idea d’impresa che precederà la fase di selezione finale.
    A gennaio prossimo, verranno scelti i dieci vincitori che riceveranno un pacchetto di finanziamenti agevolati e avranno il supporto tecnico di tutor esperti in materia di innovazione, per i primi tre anni di attività.

    Proprio oggi a Genova verranno presentati i risultati del bando lanciato ad aprile 2015, che ha visto la partecipazione di tanti giovani aspiranti cooperatori e legacoopcooperative nate da meno di un anno, provenienti da tutte le province della Liguria.
    Per poter accedere al bando era necessario essere un gruppo di giovani di età inferiore ai 40 anni oppure essere una coop già esistente, ma con meno di un anno di vita dalla data di pubblicazione dell’avviso.
    Hanno partecipato in tutto 350 giovani, di cui gran parte laureati, i quali hanno dato vita a progetti innovativi soprattutto nel campo della cultura, del turismo e dei servizi alle imprese, seguiti da agroalimentare, ambiente e socio-sanitario.
    La valutazione finale avverrà in base al livello di innovazione dell’idea d’impresa, all’esperienza e alla competenza dei partecipanti, alla capacità del progetto di produrre posti di lavoro e di rispettare i temi proposti dal bando, come la valorizzazione del territorio e la tutela della salute e della sicurezza alimentare.



  • L’Area di Ricerca AICCON ha effettuato un’indagine conoscitiva sul Terzo Settore per Le Giornate di Bertinoro, l’evento dedicato all’economia della società civile che si svolgerà il 9 ed il 10 ottobre.
    Gli intervistati appartengono a organizzazioni non profit, società cooperative, imprese for profit o dipendenti della pubblica amministrazione ed è stato chiesto il loro parere su alcune tematiche che verranno affrontate nel corso de Le Giornate di Bertinoro.

    Uno dei temi chiave della due giorni in terra romagnola sarà la valutazione dell’impatto sociale del Terzo Settore. L’89% degli intervistati ritiene sia agricoltura socialemisurabile e che i criteri di valutazione debbano essere elaborati da esponenti del Terzo Settore stesso (43%), dalla comunità scientifica (34%),  dai policy makers (15%) o dalla business community (8%).
    Per quanto riguarda, invece, la gestione dei beni comuni il 54% degli interpellati pensa che debba essere condivisa tra P.A., cooperative ed imprese ed organizzazioni non-profit.
    Da questo punto di vista la cosiddetta sharing economy o economia della collaborazione viene considerata un’opportunità per i soggetti dell’economia civile dal 94%, mentre solo il 6% ritiene sia una tendenza temporanea che rischia di rendere ancora più precario il mondo del lavoro.
    Le cooperative, in particolare, sono ritenute uno strumento utile per gestire i beni pubblici soprattutto nel campo della cultura e del turismo.

    Il 76% degli intervistati ritiene molto urgente o indispensabile la riforma del Terzo Settore. Il legislatore dovrà intervenire principalmente su aspetti come la realizzazione e la valutazione degli impatti sociali dei soggetti del Terzo Settore, la parziale remunerazione del capitale sociale, la vigilanza ed il controllo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la partecipazione delle imprese private e della P.A. negli organi di amministrazione.
    Per quanto riguarda, infine, la riforma dell’impresa sociale, il 77% è convinto che un maggiore orientamento al mercato sia utile per sopperire alle mancanze dello Stato in materia di welfare ed aiutare così le fasce più deboli.



  • Volete conoscere in tempo reale il pescato del giorno? Pescato Jonico è il sistema che permette di ricevere direttamente sul tuo cellulare tutte le informazioni sul tipo e sulla quantità di pesce disponibile.
    Si tratta di una modalità di vendita al dettaglio e a chilometro zero: i consumatori, infatti, una volta ricevuti i dati sul pescato giornaliero, possono recarsi direttamente nel peschereccio di Porto Cesareo (Le) per acquistare i prodotto desiderati.

    Pescato Jonico è uno strumento digitale, estremamente innovativo e facilmente replicabile di incontro tra domanda e offerta, che soddisfa sia i pescatori che i consumatori.
    pescato jonicoI primi riescono finalmente a vendere il pesce ad un prezzo equo, senza dover sottostare alle richieste delle grandi pescherie e dei mercati ittici; i consumatori, dal canto loro, trovano un modo semplice e diretto per avere tutte le informazioni necessarie su un prodotto di alta qualità e totalmente sostenibile.
    Ma come funziona il sistema di ricezione degli sms? Basta iscriversi nell’apposita sezione sul sito www.pescatojonico.it, inserendo il proprio numero di cellulare.
    Il servizio è completamente gratuito e, una volta effettuata la registrazione, l’utente potrà ricevere ogni giorno un sms con la tipologia e la quantità di pesce disponibile e la relativa modalità d’acquisto.
    Il sistema è offerto dalla cooperativa Pescatori dello Jonio, situata a Porto Cesareo in provincia di Lecce; è un’impresa nata nel 1979 con l’intento di dare maggiore forza contrattuale ad una categoria incapace di vendere il pescato quotidiano ad un prezzo remunerativo.
    La decisione di formare una cooperativa di pescatori ha consentito loro di affermare gli interessi della categoria e di tutelare il mare, considerato come un vero e proprio orto da coltivare e un patrimonio della comunità locale.



  • L’Alleanza delle Cooperative ha siglato un protocollo d’intesa con Avviso Pubblico per combattere il fenomeno delle false cooperative.
    Avviso Pubblico è un’associazione che unisce oltre 300 soggetti tra Comuni, Unioni di Comuni, Province e Regioni, nell’intento di stimolare la formazione civile contro le mafie.
    Attraverso questa collaborazione l’Alleanza porterà avanti in maniera ancora più convinta ed efficace la campagna di contrasto alle cooperative spurie, culminata in una raccolta firme per portare in Parlamento una legge di iniziativa popolare proprio su questo tema.

    «Siamo vicini alle 70.000 firme e puntiamo alle 80.000 – ha dichiarato Rosario Altieri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative – Per chi cerca scorciatoie alla legalità non c’è spazio nell’Alleanza delle Cooperative. Con le istituzioni e con gli enti locali siamo in prima linea per contrastare la criminalità diffusa in troppi stop alle false coopsettori dell’economia e presente su tutto il territorio nazionale».
    Secondo i calcoli del Centro Studi dell’Alleanza sarebbero oltre 100.000 i lavoratori impiegati all’interno di coop che non rispettano i contratti nazionali ed agiscono al di fuori dei controlli contabili.
    Le false cooperative sfruttano il basso costo del lavoro per violare la libera concorrenza, vincendo appalti ed aste pubbliche al ribasso e provocando gravi danni economici alle coop sane.
    La perdita fiscale e previdenziale sarebbe, invece, di oltre 750 milioni di euro l’anno.
    Il protocollo d’intesa con Avviso Pubblico intende portare questa battaglia anche all’interno delle istituzioni e nei singoli territori. La lotta contro le false cooperative deve proseguire anche dopo la fine della raccolta firme e deve essere interessare tutta la società civile.
    Avviso Pubblico si impegna ad organizzare iniziative pubbliche per sensibilizzare la cittadinanza su questa tematica e far emergere il lato buono e onesto della cooperazione.



  • Gli storici del pensiero politico la chiamerebbero “utopia socialista”, ma il sistema economico e sociale di Marinaleda, un paesino di 2.700 abitanti dell’Andalusia, è una realtà concreta ed efficiente.
    Il tasso di disoccupazione è pari allo 0%: tutti gli abitanti, infatti, sono coinvolti in un’attività lavorativa, con il 70% di essi occupato nella cooperativa agricola Humar, dedita al lavoro nei campi e alla trasformazione industriale. Tutti gli altri lavorano all’interno di piccoli esercizi commerciali e negli uffici.
    A Marinaleda la cooperazione ha letteralmente annullato la disoccupazione.

    Il sistema cooperativo e di stampo socialista della cittadina spagnola è stata ideato dal sindaco Juan Manuel Sanchez Gordillo, che per oltre trent’anni è stato il primo cittadino di Marinaleda.
    La terra rappresenta la prima risorsa di questo paesino, in un contesto, come quello andaluso, dove il tasso di disoccupazione supera il 20%. Gordillo ha attuato una vera e propria marinaleda disoccupazioneriforma agraria dando la possibilità a quasi tutti i cittadini di dedicarsi ad attività legate al mondo dell’agricoltura.
    Tutti percepiscono lo stesso salario (47 euro al giorno per sei giorni la settimana) e, soprattutto, l’obiettivo non è il guadagno, come avviene nelle imprese di tipo capitalistico, ma raggiungere il profitto sociale ed il benessere dell’intera comunità locale.
    Marinaleda incarna, dunque, alla perfezione gli ideali e lo spirito cooperativistico. Come accade con le cooperative, il sistema economico del paesino andaluso svolge una funzione anti-ciclica: nonostante il periodo di recessione, infatti, il livello di occupazione rimane inalterato poiché il lavoro viene anteposto al guadagno.
    La disoccupazione zero non è l’unico carattere distintivo del paese spagnolo. Ogni cittadino, infatti, può costruire una casa di 90 metri quadri semplicemente mettendo a disposizione la propria forza lavoro e versando un anticipo di 15 euro.
    Sarà il comune ad elaborare il progetto ed il governo andaluso a finanziare il prestito a tasso zero. Non esiste, dunque, alcuna mediazione da parte degli istituti bancari, ma viene instaurato un rapporto diretto tra cittadini ed istituzioni.
    Si tratta di un esperimento interessante, anche se, ovviamente, difficilmente replicabile in contesti cittadini più ampi. Ci sono, però, alcune realtà del Sud Italia che potrebbero prendere Marinaleda come un modello di riferimento per instaurare principi e pratiche di tipo cooperativistico e solidale.
    La cooperazione, come ribadito più volte in questa sede, rappresenta infatti uno straordinario strumento di lotta contro la disoccupazione e di valorizzazione del lavoro dei soci. Ecco perché può essere implementata in realtà dove il sistema occupazionale fatica ad assorbire l’offerta di lavoro.