Categoria: Agroalimentare


  • Per il 73% degli intervistati, Expo 2015 si è reso protagonista di code troppo lunghe (2,7 ore di media) e per il 47% il prezzo dei ristoranti è troppo caro.
    Sono alcuni dei risultati del sondaggio svolto da Coldiretti Ixè sull’evento in corso a Milano e arrivato al suo atto conclusivo.
    Soprattutto negli ultimi giorni, le lunghe ore di attesa davanti ai padiglioni hanno caratterizzato l’esposizione universale, senza però frenare l’entusiasmo dei visitatori.

    L’85% degli intervistati, infatti, esprime un giudizio positivo su Expo e tre su quattro credono sia stato un successo di tutta l’Italia. Per il 61% ci saranno delle logo expo 2015ricadute positive per l’immagine del nostro paese, per il 46% avremo dei benefici di carattere economico e per il 42% ci saranno dei miglioramenti nella quantità di export.
    Secondo i visitatori, dunque, Expo ha raggiunto il suo obiettivo di promozione del Made in Italy e delle culture differenti di tutto il mondo. Ogni padiglione, infatti, ha saputo raccontare al meglio la propria storia nazionale, mostrando come il cibo possa essere uno straordinario veicolo culturale.
    Il padiglione in assoluto più apprezzato è stato quello del Giappone (21%), seguito da Cina (9%), Kazakistan (8%), Israele (7%) ed Emirati Arabi Uniti (7%).
    Expo ci lascia, dunque, un’eredità pesante da raccogliere: quella di un paese capace di organizzare al meglio un evento internazionale (aspetto tutt’altro che scontato), nonostante le perplessità e gli scandali giudiziari della vigilia e gli scontri che hanno caratterizzato la giornata di apertura.
    Ma il patrimonio ereditato da Expo è anche tanto altro. Parliamo soprattutto dell’immagine dell’Italia, certamente migliorata agli occhi dei visitatori, e di quella del Made in Italy, il cui appeal rinnovato è testimoniato dagli ultimi dati sulle esportazioni.



  • L’Irac (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), parte integrante dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità), ha redatto un rapporto sul grado di pericolosità delle carni lavorate per la salute umana.
    L’Oms ha inserito alimenti come wurstel, salsicce, salumi e altri genere di insaccati nel cosiddetto gruppo 1, ovvero l’elenco delle sostanze con il più alto livello di pericolosità per la contrazione di tumori, nel quale troviamo anche il fumo e l’amianto.

    La carni rosse (maiale, manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre), invece, sono state messe nel gruppo 2A, che comprende le sostanze “probabilmente” cancerogene.
    salumi cancerogeniLa ricerca raccoglie oltre 800 studi realizzati sul tema e ribadisce che è necessario un uso moderato di questi alimenti. Non esiste una correlazione diretta tra questi prodotti e tumori come quello all’intestino, al pancreas e alla prostata, è invece la quantità di carne mangiata ad aumentare i rischi di contrazione.
    Gli specialisti consigliano di mangiare carni rosse massimo 1-2 volte a settimana per limitare le possibilità di essere afflitti dal cancro. Sarà difficile cambiare le abitudini di molti italiani, se pensiamo che in un’indagine dell’Aiom del 2010 è emerso che il 9% degli italiani mangia carne rossa ed insaccati tutti i giorni e che il 56% lo fa tre-quattro volte a settimana.
    Le ricerche recenti sulla presenza di conservanti e prodotti in combustione nelle carni lavorate hanno contribuito a sensibilizzare i consumatori su queste tematiche, rendendoli meglio informati e facendoli avvicinare alla dieta mediterranea.
    L’Italia si trova al quinto posto nella speciale classifica dei consumatori di carne. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti (70% della popolazione), seguiti da Australia (60%), Francia (55%) e Germania (50%).



  • L’Italia è il primo esportatore al mondo nel mercato del food & beverage, con particolare riferimento ai settori del vino, formaggi, salumi, pasta, olio, dolci e caffè.
    Se sommiamo i dati delle vendite dei comparti appena citati nell’anno 2014, l’Italia si conferma la regina dell’agroalimentare.
    E c’è da credere che queste cifre possano ancora migliorare, se consideriamo l’effetto trainante che potrebbe svolgere Expo sull’appeal del Made in Italy all’estero.

    Nell’ultimo anno il ritmo di crescita dell’Italia è stato nettamente superiore alla media europea, con un aumento del volume delle vendite del +3,24% contro il +1,96% europeo.
    contraffazione parmigianoSi tratta, dunque, di un periodo positivo per l’agroalimentare italiano e per le esportazioni all’estero, ma l’Italia può fare molto meglio.
    Le PMI nostrane sono ancora poco votate all’internazionalizzazione: la cultura del nanismo aziendale  restringe la loro quota di mercato.
    Questo ha, inevitabilmente, effetti negativi anche sull’export. Se da una parte, infatti, il nostro Paese è primo a livello aggregato come quantità di beni venduti, dall’altra raramente è al vertice nei singoli settori.
    Stupisce, ad esempio, che nel comparto dei prodotti lattiero caseari l’Italia sia dietro alla Germania. Quest’ultima, infatti, ha incassato per la vendita dei suoi formaggi 5,1 miliardi di dollari occupando il 15,7% del mercato; l’Italia ha guadagnato 2,8 miliardi e occupa l’8,7% del mercato.
    La Germania non è certo conosciuta per la qualità dei suoi formaggi, ma evidentemente la competitività sui prezzi più bassi ed una maggiore vocazione internazionale, dettata da corposi investimenti, ha portato il paese teutonico ad essere in vetta in questa speciale graduatoria.

    L’Italia si trova dietro la Germania anche per quanto riguarda la vendita di salumi; in questo comparto la Germania è il primo esportatore al mondo con 2,3 miliardi di dollari incassati.
    Nell’ultimo anno, però, l’Italia è cresciuta a ritmi importanti (+7%) che fanno pensare ad una graduale riduzione del gap.
    Ci sono, poi, altri settori come quelli del vino e dell’olio, dove Francia e Spagna la fanno da padrone. I recenti dati sulla quantità di vino prodotto, però, che rendono l’Italia il produttore vitivinicolo al mondo, fanno pensare ad un importante aumento delle vendite all’estero.
    Difficile, inoltre, ripetere il disastroso 2014 per il settore olivicolo, quando il virus Xylella e la mosca olearia hanno provocato gravi danni ai nostri raccolti riducendo inevitabilmente anche la quota di esportazioni.
    Ci sono, dunque, ulteriori margini di crescita, dovuti a tendenze di medio periodo in singoli comparti e all’effetto trainante di Expo. A quel punto l’esempio della pasta, settore nel quale l’Italia detiene il 50% del mercato, potrà diventare un punto di riferimento reale per tutti gli altri comparti chiave del food & beverage. 
     



  • È in programma dal 21 al 24 ottobre, Labor 2015, il primo festival del lavoro della città di Cosenza.
    Nel corso della settimana sono stati organizzati convegni ed iniziative che riguardano il mondo del lavoro calabrese: dal turismo alle banche, passando per l’alternanza scuola-lavoro, la ricerca, la formazione e l’agricoltura.

    Nella giornata odierna è stato affrontato proprio il tema dell’agricoltura e dell’artigianato, due attività tradizionali e di primo rilievo per una regione come la Calabria, strettamente legata alla terra e alle arti manuali.
    laborIl convegno dal titolo “Agricoltura e artigianato: nuovo-vecchio modo di produrre lavoro” ha mostrato quali sono i problemi e le esigenze del settore primario in Calabria, mettendo in evidenza pure le eccellenze del contesto calabrese.
    Anche il mondo della cooperazione è stato protagonista dell’evento. La platea dei relatori ha visto, infatti, la presenza del presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola.

    Il vertice della centrale di rappresentanza delle coop calabresi ha parlato delle sfide che attendono il mondo dell’agricoltura, con particolare riferimento al problema della scarsità delle risorse, che diventa sempre più insistente e che si acuirà nel 2050, quando il continuo inurbamento porterà la popolazione mondiale ad essere distribuita in prevalenza nei centri urbani.
    Il 70%, infatti, risiederà nelle città, mentre solo il restante 30% vivrà nelle campagne, invertendo totalmente la distribuzione demografica post Seconda Guerra Mondiale.
    Anche la Calabria sarà chiamata a dare risposte a questi interrogativi, attraverso una politica regionale che metta al centro l’agricoltura, restituendo dignità e valore ad un settore sempre più sottovalutato negli ultimi anni: «Un vizio nazionale – ha commentato Nola – è di avere una percezione folkloristica dell’agricoltura, come “orto di casa”, quando, invece, è una cosa seria»
    Dalla valutazione dell’agricoltura, come priorità e risorsa strategica fondamentale per l’economia nazionale, passa il futuro di centinaia di aziende agricole calabresi, in difficoltà a causa degli effetti perversi della recessione.
    Un passaggio, in particolare, dell’intervento di Camillo Nola racconta al meglio l’entità dello stato di crisi dell’agricoltura: «L’accesso al credito in Calabria è praticamente inesistente: una nota banca è passata in cinque anni da 4 miliardi di raccolta ed il 60% di impieghi al 3,8 di raccolta ed il 25% di impieghi. Le banche hanno chiuso con la Calabria e senza l’alimentazione del denaro non si riesce a fare nulla»

    Le imprese agricole devono affrontare, dunque, vecchi problemi legati all’accesso al credito, che i finanziamenti a pioggia ricevuti dallo Stato non possono certamente ovviare.
    La Calabria e l’Italia hanno la necessità di diventare un contesto favorevole per gli investitori; questo è possibile solo attraverso una burocrazia più efficiente ed il superamento della cultura del nanismo aziendale.
    L’aggregazione e la capacità di cooperare e fare rete si sono dimostrate scelte strategiche vincenti per ha deciso di intraprenderle. Aumentare le dimensioni ha consentito, infatti, a molte realtà di creare un brand locale e nazionale appetibile sui mercati esteri, dove il Made in Italy ed il Made in Calabria rappresentano ancora un valore aggiunto.



  • Nella giornata di ieri il Senato ha approvato un disegno di legge per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria ed alimentare.
    Il provvedimento prevede anche lo stanziamento di 500.000 euro l’anno per il Fondo per gli agricoltori ed allevatori cosìddetti “custodi” delle biodiversità.
    Il dispositivo definisce questi ultimi come coloro che si impegnano nella conservazione delle risorse genetiche e animali locali e soggette a rischio di estinzione o di erosione genetica.

    Viene istituita una vera e propria anagrafe delle biodiversità, all’interno della quale verranno iscritte tutte le varietà genetiche a rischio estinzione. Spetterà alla biodiversitàRete nazionale, costituita da istituzionali regionali e nazionali e da produttori agricoli, tutelare e valorizzare queste risorse, incentivando la loro reintroduzione nelle coltivazioni.
    Le azioni di tutela saranno finanziate dal Fondo per le biodiversità, che provvederà anche ad indennizzare gli agricoltori che subiranno contaminazioni e danni da parte degli organismi geneticamente modificati.
    Il decreto legge tornerà, adesso, alla Camera, ma appare scontata una sua approvazione definitiva, considerando l’ampia maggioranza con la quale è stato votato ieri.
    Si tratta certamente di un passo importante su un tema troppo spesso sottovalutato. La tutela del patrimonio agricolo è sempre stata una priorità per il mondo della cooperazione agricola.
    La nuova normativa inserisce i cooperatori in una Rete nazionale che protegge chi si impegna nella conservazione dei geni a rischio estinzione ed assicura loro uno spazio di manovra maggiore nella vendita dei prodotti, oltre a tutelarli di fronte ad eventuali danni economici.



  • La Legge di Stabilità 2016 ha stanziato 800 milioni solo per il settore agricolo. Una manovra certamente importante, che vede nell’abolizione dell’Imu sui terreni agricoli e dell’Irap uno dei suoi punti di forza.
    Ma non ci sono solo notizie positive per gli agricoltori. Se da una parte, infatti, vedono un netto abbattimento dei costi dei fattori produttivi, dall’altra dovranno fronteggiare una riduzione delle risorse, soprattutto in termini di incentivi all’assunzione di nuova forza lavoro.

    Uno degli interventi della Legge di Stabilità, infatti, riguarda un taglio di 24 milioni di euro in tre anni degli sgravi per l’assunzione di giovani lavoratori nel cooperative elettrichesettore agricolo, inseriti all’interno del decreto sulla competitività delle aziende (decreto legge Campolibero).
    Vengono confermati, invece, gli sgravi sui nuovi contratti a tempo indeterminato, anche se nel 2016 e nel 2017 ci sarà una progressiva riduzione dei suddetti sconti fiscali.
    Anche il settore lattiero caseario sarà oggetto di tagli, che vanno in parte a finanziare l’innalzamento dall’8,8% al 10% della compensazione Iva per la produzione di latte di alta qualità, che porterà nelle tasche dei produttori 0,5 centesimi in più per ogni litro venduto.
    La Legge di Stabilità ha, infatti, sancito una contestuale riduzione di 23 milioni di euro del Fondo latte per la promozione del settore.
    Il Ministro Martina ha promesso, però, ulteriori iniziative per un comparto, quello lattiero caseario, in grave difficoltà, sfruttando il budget di 25 milioni di euro concesso dalla Commissione europea al nostro paese.
    Sono oggetto di tagli, infine, anche i Caaf ed i patronati. Per i primi è stata disciplinata una riduzione delle risorse di 200 milioni in due anni, mentre i patronati riceveranno 28 milioni in meno nel 2016.
    Anche la scorsa Legge di Stabilità aveva diminuito i finanziamenti ai centri di assistenza fiscale, una scelta coerente con l’istituzione del precompilato che con il passare degli anni ridurrà il lavoro svolto da Caaf a patronati.



  • È stata presentata, oggi, nel corso di un convegno organizzato da Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, una nuova piattaforma telematica per la contrattazione dei prodotti agricoli e agroalimentari basata sulle prassi del commercio internazionale e aperta agli scambi di tutti i Paesi del mondo.
    L’iniziativa si inserisce all’interno di un programma specifico del Mipaaf volto a favorire l’internazionalizzazione delle imprese agricole italiane e la loro presenza online.

    Per rendere realmente operativo questo strumento sarà, però, necessario portare avanti degli accordi di collaborazione tra le istituzioni italiane e quelle dei paesi extra-europei. L’obiettivo principale, infatti, è raggiungere i mercati oltreoceano, dove l’appeal del Made in Italy è in costante crescita, come dimostrano i dati sulle esportazioni negli Stati Uniti, in Giappone ed in Cina.
    Questi ultimi, però, sono anche i contesti dove è più diffuso il fenomeno dell’Italian Souding, ovvero la contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani.
    I canali di vendita online sono lo strumento più utilizzato per incentivare questo tipo di commercio illegale.
    La creazione di una piattaforma telematica regolamentata, grazie alla quale le imprese italiane possono vendere i propri prodotti in un contesto più sicuro e controllato, va nella stessa direzione degli accordi stipulati dal Mipaaf con eBay ed Alibaba per contrastare l’Italian Sounding.
    Un monitoraggio più efficace del web può consentire anche alle piccole imprese di accedere ai mercati esteri e di guardare al futuro del commercio internazionale, sempre più proiettato verso l’online.
    La nuova piattaforma permetterà, infine, di aumentare i vantaggi della Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI), ovvero il mercato telematico regolamentato dei prodotti agricoli, agroenergetici, agroalimentari, ittici e dei servizi logistici italiani. In questo modo, infatti, sarà possibile estendere i benefici della borsa merci telematica in un contesto internazionale e difficilmente esplorabile senza un quadro regolativo chiaro.



  • Il premier Matteo Renzi l’ha chiamata “Tornare alla terra”: si tratta della sezione della Legge di Stabilità dedicata all’agricoltura.
    L’entità della manovra è di circa 800 milioni, con sgravi fiscali sui fattori produttivi che dovrebbero portare, nelle intenzioni del Governo, ad un aumento degli investimenti nel settore.
    Il ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, ha definito questa Legge di Stabilità come “una delle azioni più forti che siano mai state fatte negli anni a sostegno del settore primario“.

    L’intervento principale riguarda l’abolizione dell’Imu sui terreni agricoli che varrà 400 milioni di euro. Vengono eliminati i tanto discussi criteri di classificazione dell’Istat:  in questo modo anche i produttori che possiedono terreni in aree di pianura non pagheranno l’Imu, come già avviene per le aziende agricole situate in aree montane o svantaggiate.
    Vale, invece, 200 milioni di euro l’abolizione dell’Irap agricola. L’abbattimento delle imposte sui fattori di produzione costerà alle tasse dello Stato circa 600 milioni di euro con copertura finanziarie derivanti da altri settori.
    Non ci saranno, quindi, nuove tasse sul settore agricolo. L’intento dell’esecutivo è aiutare comparti in difficoltà, come quello zootecnico, in modo da consentire agli imprenditori agricoli di tornare ad investire.
    Proprio in questa direzione va l’istituzione di un Fondo per l’acquisto e la rottamazione di trattori e macchinari agricoli. In tutto verranno destinati 45 milioni, ai quali andranno aggiunte le risorse per i cosiddetti super-ammortamenti che permetteranno agli imprenditori che investono nella propria azienda di ammortizzare al 140% anziché al 100%.

    La Legge di Stabilità aiuta anche un altro settore particolarmente in difficoltà, come quello lattiero caseario. I produttori di latte alta qualità potranno beneficiare dell’aumento della compensazione Iva dall’8,8% al 10%.
    Attraverso questo provvedimento, dal valore di 32 milioni di euro, ogni produttore guadagnerà 0,5 centesimi in più per ogni litro di latte venduto.
    Il Governo, infine, ha previsto anche lo stanziamento di 140 milioni di euro in due anni per il programma assicurativo contro le calamità naturali. Tali risorse serviranno a coprire parte delle polizze assicurative sottoscritte dagli agricoltori e serviranno a limitare i danni inflitti dalle emergenze fito-sanitaria come il virus Xylella.
    Sono già arrivate le prime reazioni da parte delle associazioni di categoria. «Questi provvedimenti – ha commentato Agrinsieme, il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari – consentiranno alle imprese agricole di ripartire con nuovi investimenti nella direzione dello sviluppo e di una maggiore competitività del settore»



  • La Legge di Stabilità 2016 conferma alcuni bonus e crediti d’imposta già presenti nella scorsa manovra finanziaria e aggiunge altre agevolazioni fiscali.
    Vengono mantenuti per un anno gli ecobonus, che saranno validi anche per le case popolari, ed il credito d’imposta per le ristrutturazioni edilizie.
    La bozza della finanziaria aumenta inoltre l’importo del cosiddetto bonus mobili per le giovani coppie che decidono di acquistare una casa.

    ecobonus legge di stabilitàLa principale novità in tema di agevolazioni per il mercato immobiliare sta proprio in quest’ultimo aspetto. Il Governo raddoppia da 10.000 a 20.000 euro il tetto di spesa agevolato ad aumenta da 5.000 a 10.000 euro il credito d’imposta per le coppie under 35. 
    Cambia anche il requisito necessario per usufruire dell’agevolazione: non sarà più necessario effettuare lavori di ristrutturazione, ma dovrà essere acquistata una casa.
    L’esecutivo ha messo al centro della Legge di Stabilità 2016 il mercato immobiliare. Con l’abolizione di Tasi ed Imu, la conferma ed in alcuni casi l’aumento dell’entità dei bonus edilizi, la speranza del Governo è che si torni ad investire nel settore che ha sentito maggiormente il peso della crisi.
    Come accennato in precedenza, viene mantenuto il credito d’imposta del 50% per le ristrutturazioni edilizie fino ad un massimo di 96.000 euro e quello del 50% per l’efficientamento energetico degli immobili.
    Dal 2016 gli ecobonus saranno validi anche per le case popolari, un intervento per il quale il Governo stanzierà circa 170 milioni di euro.
    Viene confermata, infine, l’agevolazione per chi decide di effettuare dei lavori di prevenzione antisismica e di abbattimento dell’amianto.



  • I risultati positivi della vendemmia 2015 dovrebbero portare il valore dell’export del vino italiano a 5,5 miliardi nel 2016.
    A riferirlo è Domenico Zonin, presidente dell’Unione Italiana Vini, secondo il quale l’obiettivo è “a portata di mano“, soprattutto alla luce dei recenti dati sulle esportazioni elaborati dall’Istat.

    Secondo l’istituto di statistica, infatti, nei primi sette mesi del 2015, le vendite all’estero sono aumentate del 6,1%, con le Dop che hanno fatto registrare anche punte dell’8%.
    italia primo produttore vinoRiuscire ad arrivare a quota 5,5 miliardi sarebbe un risultato molto importante per il settore vitivinicolo italiano, se pensiamo che l’intero agroalimentare italiano ha un valore dell’export di 37 miliardi. 
    Il vino rappresenterebbe così il 15% dell’agroalimentare nostrano.
    Sono soprattutto gli incrementi delle vendite in mercati rilevanti come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna ed il Giappone a sostenere la crescita dell’intero settore. Anche il mercato cinese ha mostrato segnali di miglioramento, anche per effetto di un calo delle vendite del vino francese.
    Ezio Castiglione, presidente di Ismea, ha spiegato le ragioni dell’alta remuneratività del vino prodotto nel nostro paese: «“La buona remunerazione all’export del nostro vino specie nel segmento Dop e Igp – dichiara Castiglione – conferma una strategia produttiva del “Sistema Paese” ormai orientata stabilmente sulla territorialità e quindi su prodotti ad elevato valore aggiunto».
    Valorizzazione del territorio, giusta remunerazione dei produttori ed internazionalizzazione sono principi che hanno guidato l’attività delle cooperative negli ultimi anni. Non è un caso che proprio le cantine cooperative siano i leader del settore, con il 58% di vino prodotto in Italia, e siano un punto di riferimento mondiale per il vino di qualità a marchio italiano.



  • In occasione della giornata mondiale dell’alimentazione, celebrata a Milano Expo 2015, sono intervenuti sul palco dell’Auditorium il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.
    I due hanno affrontato tematiche chiave per il futuro del Pianeta come il diritto al cibo, la lotta agli sprechi, l’agricoltura e la protezione sociale.

    Oggi si celebra anche il settantesimo anniversario dalla nascita della Fao, rappresentata ad Expo dal suo direttore mattarella expogenerale Josè Graziano da Silva.
    La giornata odierna, dunque, è stato un momento importante di incontro e confronto su argomenti spesso assenti nell’agenda setting dei vertici istituzionali nazionali ed internazionali. Un silenzio che non può durare a lungo, se è vero che, con la sottoscrizione della Carta di Milano, i capi di Stato si sono impegnati a rendere il diritto al cibo una priorità per ciascun Paese.
    Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon è molto duro sull’argomento: «Le nostre risorse sono un valore e noi le sprechiamo, bisogna vergognarsi. – ha ammonito il segretario – Io chiedo ai leader come spiegano il fatto di avere tanti soldi per distruggere la gente, e uccidere invece di proteggere. Perché non investono in cibo e agricoltura?»

    Il Presidente Mattarella ha sottolineato come le sfide che attendono l’agricoltura e l’alimentare mondiale siano certamente difficili, ma non impossibili da sostenere: «Le difficoltà dell’impresa non devono scoraggiarci, il traguardo può essere raggiunto: il diritto al cibo e all’acqua può essere affermato in tutti i continenti, la cooperazione può prevalere sul conflitto, il dialogo sul fanatismo, la crescita delle opportunità può restringere la forbice delle diseguaglianze».
    Un messaggio di speranza, dunque, quello del Capo dello Stato italiano, che rilancia parlando di obiettivo Fame Zero, che è il traguardo posto anche dalle nazioni unite per il 2030.
    Si tratta di un obiettivo ambizioso, che può essere raggiunto solo attraverso un cambiamento delle priorità a livello istituzionale ed una maggiore discussione all’interno della società civile sulle tematiche del diritto al cibo e della lotta agli sprechi.
    Vi proponiamo il video dell’intervento del presidente Mattarella attraverso il canale ufficiale YouTube della Presidenza della Repubblica italiana.


  • mercuri fedagri

    Un passo in avanti deciso verso una maggiore tutela dei marchi ed un aumento delle esportazioni verso nuovi mercati.
    Il nuovo regolamento Ue sulla promozione dei prodotti agroalimentari è stato valutato positivamente dall’Alleanza delle Cooperative agroalimentari nel corso di un incontro informale con Diego Canga Fano, a capo della Direzione B Politica di Qualità e Accordi multilaterali della DG-AGRI della Commissione europea.

    «Il nuovo regolamento rappresenta, nel complesso, uno strumento soddisfacente”, ha dichiarato il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari mercuri fedagriGiorgio Mercuri. “Apprezziamo in particolare gli sforzi che sono stati fatti per renderlo più efficace e più adatto a rispondere alle sfide di un mercato globalizzato e incerto. Auspichiamo comunque che alcuni degli aspetti più rigidi della politica di promozione, come ad esempio la disciplina relativa all’uso dei marchi, si possano nei prossimi anni superare per rendere ancor più competitivo l’agroalimentare europeo».
    L’Italia ritiene il nuovo strumento di regolamentazione della promozione dell’agroalimentare particolarmente importante. Come ha sottolineato lo stesso Mercuri, nei primi sette mesi del 2015 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto quota 21 miliardi.
    Merito sicuramente delle strategie di internazionalizzazione portate avanti dalle coop e dalle aziende agricole italiane, ma anche dell’effetto benefico di Expo sull’immagine del Made in Italy.
    Per incrementare, però, la quantità di esportazioni è necessario un piano condiviso all’interno dell’Unione Europea che tuteli, ad esempio, il marchio Italia dalle contraffazioni alimentari.
    L’Alleanza delle Cooperative agroalimentari auspica una normativa europea coraggiosa anche sul tema delle indicazioni di provenienza dei prodotti, un aspetto fondamentale per valorizzare il Made in Italy ed aumentare il livello di esportazioni in paesi come la Cina e gli Stati Uniti, dove spopola il fenomeno dell’Italian Sounding.