Categoria: News

  • biologico-dati

    Continua la crescita della cooperazione nel settore biologico

    Il mercato biologico è in crescita. Più di una cooperativa su quattro delle 4.300 aderenti ad Alleanza cooperative produce biologico.

    Nonostante la crisi climatica che da anni colpisce il nostro territorio, l’aumento dei prezzi delle materie prime e l’inflazione, continua l’imponente avanzata del mercato biologico. La crescita non riguarda solo le richieste dei consumatori, ma anche la quota di fatturato nel sistema cooperativo.

    A riportarlo è un’indagine realizzata dall’Alleanza cooperative Agroalimentare. Dai dati resi noti durante  l’iniziativa “A tavola con il biologico”, tenutasi a Roma, è emerso che più di una cooperativa su quattro delle 4.300 aderenti ad Alleanza Cooperative produce biologico, con un giro d’affari complessivo in crescita che, nel corso del 2021, ha superato i 2,8 miliardi di euro.

    L’indagine realizzata dall’Alleanza Cooperative

    Secondo l’indagine interna realizzata dall’Alleanza Cooperative,  il 23% delle cooperative attive nella produzione biologica sono aziende biologiche al 100%, con produzione esclusivamente biologica. Inoltre, in 3 cooperative su 10 tra quelle attive nel biologico, la produzione bio supera il 50% del totale. Inoltre è emerso come il bio sostenga il Made in Italy della cooperazione agroalimentare e faciliti l’ingresso delle cooperative nei mercati esteri. Il 45% delle cooperative attive nel bio è esportatore abituale.

    L’indagine ha poi evidenziato come il sentiment di mercato nel segmento biologico sia di segno positivo. Secondo il 30% delle cooperative biologiche interpellate, la domanda di prodotti biologici tenderà nel 2023 ad aumentare rispetto allo scorso anno, mentre il 51% pensa che sarà invece tendenzialmente stazionaria. Per il 26% del campione anche il fatturato è previsto in crescita, peraltro non sostenuto dall’aumento dei prezzi di vendita.

    Secondo il coordinatore del settore biologico di Alleanza cooperative, Francesco Torriani, “la crescita della cooperazione nel settore biologico è una buona notizia: il binomio tra cooperazione e biologico ha davvero le caratteristiche per essere un binomio virtuoso per lo sviluppo della nostra agricoltura, in coerenza con gli obiettivi della nuova Politica Agricola”. 

    Il mercato del bio, comunque – ha rilevato ancora l’indagine di Alleanza Cooperative -, non è esente da problemi e criticità. Si riducono i margini delle cooperative (prezzi materie prime e costi di produzione in forte crescita), aumenta la concorrenza sleale (e il greenwashing) e si scontano ancora troppi ostacoli burocratici.

     Durante l’evento è stato anche firmato un protocollo d’intesa con Ismea – che come sottolinea il presidente di Alleanza Cooperative Carlo Piccinini–  “sarà finalizzato ad approfondire la conoscenza delle dinamiche di mercato delle diverse produzioni del comparto biologico cooperativo, attraverso analisi di dati strutturali e approfonditi del comparto finora mancati, e potremmo anche organizzare eventi e attività di comunicazione relative ai dati e alle analisi realizzate”.


  • latte agrinsieme

    Campagna “Think Milk, Taste Europe, Be Smart!”: al fianco di 30 milioni di consumatori

    La campagna “Think Milk, Taste Europe, Be Smart!”, ha raggiunto 30 milioni di consumatori. Il settore lattiero lattiero-caseario conferma il suo impegno in tema di energia pulita e benessere animale.

    La campagna“Think Milk, Taste Europe, Be Smart!”, attivata nel 2021 da Confcooperative e cofinanziata dalla Commissione europea, nel settore lattiero-caseario, con l’intento di migliorare il grado di conoscenza dei prodotti agricoli UE e contrastare le fake-news esistenti sul settore, ha raggiunto negli ultimi due anni oltre 30 milioni di consumatori. 

    Un traguardo importante che l’Alleanza delle cooperative vuole celebrare nella Giornata Mondiale dei consumatori, che si terrà il 15 marzo ed è dedicata quest’anno alla loro responsabilizzazione alla transizione verso l’energia pulita. 

    Secondo i dati ISPRA GHGs 2020 , l’agricoltura impatta per l’8,5% del totale delle emissioni, di cui circa un terzo è riconducibile alla zootecnia da latte. Mentre i  trasporti incidono per il 22,5%, l’industria manifatturiera per il 12%.

    In tema di energia pulita il settore si adopera particolarmente per quanto riguarda il lato stalla con la produzione di biogas, biometano e pannelli fotovoltaici sui tetti degli allevamenti animali.

     Si impegna anche in caseificio da cui si possono ottenere risparmi e recuperi, come la produzione di metano dai vari sottoprodotti lattiero- caseari per digestione anaerobica. 

    Giovanni Guarneri,  coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari, afferma che: “La cooperazione rappresenta il territorio di riferimento perché i suoi soci sono espressione dell’area geografica dove operano e le produzioni ne sintetizzano la storia, la cultura e la biodiversità”.

     Altro tema su cui si concentra l’impegno del settore è il benessere animale: 

    “La valutazione in allevamento richiede di considerare sia le condizioni oggettive in cui l’animale vive sia la sua risposta a queste condizioni di vita – continua Guarneri -. In Italia tutto ciò viene monitorato da un complesso meccanismo che si chiama Classyfarm, con ben 105 indicatori di rischio per le bovine da latte. Ebbene, sui 24.515 allevamenti e gli oltre 2.600.000 capi, il livello di benessere raggiunto nel 2022 è stato di 78,3, con una crescita di 2,6 punti rispetto all’inizio delle rilevazioni nel 2020. Un livello considerato buono e in continua progressione”. 


  • Cooperative di comunità: la strada verso il cambiamento

    Le cooperative di comunità sono un modello di innovazione sociale ideati per produrre vantaggi a favore della comunità e per valorizzarla.

    Nell’ultimo decennio molte comunità  hanno deciso di intraprendere la strada verso il cambiamento. Un cambiamento che parte dal basso ponendo al centro i cittadini  e la voglia di migliorare la qualità della loro cittadina di riferimento, istituendo le cooperative di comunità. Questo modello di innovazione sociale crea sinergia e coesione tra i cittadini, che diventano produttori e fruitori di beni e servizi.

    Nascono dall’unione di soggetti fisici o giuridici, in aree caratterizzate da condizioni di vulnerabilità, in cui lo sviluppo della cooperativa è funzionale per contrastare l’impoverimento sociale ed economico del territorio.

    L’ obiettivo principale che ogni comunità di cooperativa si pone è quello di produrre vantaggi a favore della comunità e valorizzarla, obiettivo conseguibile tramite la produzione di servizi che vadano ad incidere in modo stabile e duraturo sulla qualità della vita sociale ed economica della comunità di riferimento, favorendo un ritorno ad un modello sociale in cui il cittadino, le tradizioni, l’ambiente e la storia del territorio sono al centro del progetto.

    Casali del Manco:  futura cooperativa di comunità 

    Unire le forze, scommettere su un percorso di sviluppo locale e porre al centro le persone è il primo passo per un futuro migliore secondo l’amministrazione comunale di Casali del Manco, che guidata dal sindaco Stanislao Martire, presenta il progetto che porterà il piccolo borgo cosentino a diventare una Cooperativa di Comunità. L’idea nasce con lo scopo di valorizzare il meraviglioso territorio di cui si circonda, di migliorare la qualità della vita dei cittadini e promuovere nuove opportunità lavorative soprattutto per i giovani. 

    Il comune di Casali del Manco risulta assegnatario di un finanziamento di 1.500.000 derivante da avviso pubblico della Regione Calabria, destinato a realizzare il polo per la valorizzazione della qualità ambientale e della biodiversità agricola presso il Villaggio di Croce di Magara, la Cooperativa di Comunità e la Comunità Ospitale. 

    Il 17 marzo presso la Casa comunale di Casali del Manco, alla presenza di Maurizio Capelli e Gianluca Greco di Fondazione Futura e Daniele Donnici di Destinazione Sila, si terrà un primo confronto pubblico sulle opportunità offerte dalla futura cooperativa di comunità di Casali del Manco.

    Verranno presentate le tappe per la sua costituzione, che avverrà tramite atto notarile e sarà istituito un comitato promotore formato dai cittadini, che avranno il compito di coordinare la campagna di informazione sociale, la redazione del budget e il business plan (triennale) della futura cooperativa di comunità.



  • Confcooperative e AzzeroCO2 siglano protocollo d’intesa per contribuire alla biodiversità 

    Favorire la nascita di orti e frutteti solidali per contribuire così alla biodiversità dei territori e alla lotta ai cambiamenti climatici, rendendo protagoniste le persone più fragili. Dare vita a progetti informativi e formativi sulle opportunità della transizione ecologica per le cooperative, fornendo gli strumenti necessari per imprese sempre più green. Questo l’obiettivo del protocollo di intesa siglato da Confcooperative e AzzeroCO2, azienda no profit impegnata in progetti di riqualificazione del territorio e di riduzione dell’impatto ambientale. 

    «La sostenibilità per le imprese non è più una scelta, ma una strada obbligata. E la cooperazione c’è, è una sfida che sentiamo nostra. Le nostre cooperative, in un anno, hanno investito 1,2 miliardi di euro in sostenibilità e sono pronte ad investire di più». Lo dice Maurizio Gardini, presidente Confcooperative in occasione della firma del protocollo. Con questo accordo prosegue Gardini «Abbiamo aggiunto un’ulteriore pietra sulla strada della sostenibilità. Un percorso che come organizzazione abbiamo intrapreso da tempo e nel quale crediamo molto per contribuire al raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030».  

    «Siamo felici di essere ancora una volta al fianco di Confcooperative per la realizzazione di progetti che parlano di tutela dell’ambiente e di impegno sociale – ha dichiarato Annalisa Corrado Responsabile progetti innovativi di AzzeroCO2 – gli Orto Frutteti Solidali che andremo a realizzare sono un bell’esempio di come si possa agire a livello locale per il bene dell’ambiente, della comunità e dei soggetti più fragili con l’obiettivo di promuovere l’inclusività e la sostenibilità e costruire un futuro migliore per tutti».  

    Grazie all’azione congiunta di Confcooperative e AzzeroCO2 è stato già realizzato a Roma un orto frutteto solidale presso la cooperativa sociale La Nuova Arca in occasione della Giornata nazionale della Sostenibilità cooperativa in mitigazione dell’evento svolto sul territorio capitolino. 


  • CER: a che punto siamo in Calabria?

    In Calabria sono stati istituiti alcuni progetti per la realizzazione di alcune comunità energetiche che potrebbero rivelarsi una possibile soluzione alla crisi energetica in corso nel nostro paese.

    Negli ultimi anni per fronteggiare la crisi energetica e per favorire la transizione ecologica si sente parlare spesso di comunità energetiche rinnovabili (CER).  

    La CER consiste in un insieme di soci che decidono di collaborare per produrre energia da fonti rinnovabili. L’associazione è composta dai soci  produttori, aderenti in quanto proprietari di impianti di produzione da energia rinnovabile, che consumano l’energia a loro necessaria rimettendo in circolo quella che non viene utilizzata e dai soci consumatori che consumano l’energia generata dei produttori. Per il suo funzionamento si dota di uno o più impianti per la produzione e l’autoconsumo condiviso di energia elettrica da fonti rinnovabili. 

    Anche in Calabria sono stati avviati dei progetti per la realizzazione di alcune comunità energetiche rinnovabili.

    Lo scorso 16 gennaio è  stata inaugurata a San Nicola da Crissa, in provincia di Vibo Valentia, la prima CER della Calabria, che è anche la seconda comunità energetica solidale d’Italia pienamente operativa. Per la realizzazione del progetto l’amministrazione comunale ha messo a disposizione il tetto della scuola locale dove è stato installato un impianto fotovoltaico da 66,8 kWp.

     È recente la notizia della prossima realizzazione di una comunità energetica anche sul territorio comunale di Casali del Manco. Con la delibera di giunta comunale n. 10 del 15 febbraio 2023 è stato formalizzato un atto d’indirizzo al responsabile del settore 4 per l’adozione degli atti gestionali finalizzati alla redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica della costituzione di una comunità energetica sul territorio del piccolo borgo cosentino.

    Questa iniziativa, secondo l’amministrazione comunale, porterà benefici sia alla cittadinanza che ai proprietari degli impianti. I benefici per il Comune vanno dal GSE, all’abbattimento dei costi energetici, agli utili dai ricavi di vendita dell’energia per i cittadini aderenti. I benefici per l’Ambiente sono la riduzione della percentuale di sostanze inquinanti con conseguente meno spreco di energia ed il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione energetica entro il 2030 e decarbonizzazione totale entro il 2050. Infine i benefici sociali con la lotta alla “povertà energetica” e la promozione della coesione sociale ed energetica.


  • energia rinnovabili

    Comunità energetiche rinnovabili: modello innovativo di gestione dell’energia

    Le comunità energetiche potrebbero rivelarsi un modello innovativo per affrontare la crisi energetica e le future sfide in ottica di transizione ecologica.

    Le comunità energetiche rinnovabili potrebbero rivelarsi uno  strumento strategico per affrontare la crisi energetica e le future sfide riguardanti la transizione ecologica.

    In Italia grazie alla conversione in legge del decreto Milleproroghe 162/2019 , saranno favorite la diffusione delle energie verdi e sostenibili compiendo molti passi in avanti nel campo delle comunità energetiche rinnovabili, previste dalla Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE).

    Giorgio Nanni, responsabile Ambiente e Energia di Legacoop, è stato ospite il 7 marzo di 

    Sportello Italia su Rai Radio 1, per discutere di alcune novità in tema di Comunità energetiche rinnovabili (CER).

    “Possiamo immaginare le comunità energetiche – ha dichiarato Nanni- come interventi di agopuntura territoriale, sociale e ambientale, dove i punti vitali sono le cabine primarie attorno alle quali si consolida la comunità che poi dovrà gestire e modificare i profili di consumo e di produzione delle energie rinnovabili”.

    Cosa sono e come funzionano le comunità energetiche rinnovabili?

    Una CER è un’associazione di cittadini privati, di agenti pubblici locali o aziende che decidono di collaborare e mettere insieme le proprie forze, costituendo un ente legale, per produrre energia elettrica attraverso fonti rinnovabili, con l’obiettivo di condividere un bene fondamentale a costi vantaggiosi, riducendo lo spreco energetico. Tramite l’attuazione di questo modello si vuole far evolvere il consumatore in “prosumer” o “consumattore”, soddisfacendo così il fabbisogno energetico e incentivando  anche la nascita di nuovi modelli socio economico caratterizzati dalla circolarità.  

    “È una forma di energia a km 0“, ha spiegato Nanni, “che consente a chi non ha la possibilità di produrre energia da fonti rinnovabili di partecipare alla trasformazione energetica e al mercato dell’energia, ma l’obiettivo principale è di aiutare il sistema elettrico ad essere bilanciato rispetto ad un fenomeno, quello delle fonti rinnovabili, che per sua natura è intermittente e non programmato. Si tratta di un serio aiuto alla rete di distribuzione nazionale, che è un patrimonio enorme”.

    I vantaggi di una CER

    Le CER sono state istituite con lo scopo di ridurre le disuguaglianze sociali: associarsi e collaborare per perseguire un obiettivo comune (la diminuzione dei costi energetici e delle emissioni inquinanti) favorisce la coesione della comunità e promuove modelli di inclusione e collaborazione sociale;  per diminuire l’impatto ambientale tramite l’utilizzo delle fonti rinnovabili e incentivando l’utilizzo di energia verde, così da diminuire le emissioni di gas ad effetto serra ; per garantire benefici economici  alle comunità coinvolte: condividere risorse permette ai cittadini e agli enti locali di ottenere un elevato risparmio economico grazie alla riduzione dei costi dell’energia. 

    Nanni nell’intervista sottolinea che le CER sono in aumento: “ A novembre parlavamo di 17 CER, recentemente una coop è stata registrata come 34esima”. 



  • «La finanza di impatto ha oramai la forza di un’onda inarrestabile, nel mondo ci sono 2 trilioni di dollari pronti a sostenere iniziative che abbiano un significativo impatto sociale e ambientale sulla vita delle persone. Fondi disposti a investire in un modello di impresa con valori e capacità che sono nel dna della cooperazione. A voi il compito di cogliere questa grandissima e unica opportunità». Così Giovanna Melandri, presidente di Human Foundation ha aperto il suo intervento ai lavori del consiglio nazionale di Confcooperative Habitat interamente dedicati al social impact economy.  

    «Noi cooperatori – ha sottolineato Alessandro Maggioni, presidente di Confcooperative Habitat – siamo generatori di sviluppo sociale, facciamo impresa partendo dai bisogni delle persone. La nostra capacità di leggerli e di organizzare risposte è un modello che genera cambiamento, crescita economica sostenibile sia dal punto di vista ambientale e sociale. Per questo abbiamo sentito la necessità di confrontarci con chi conosce l’impact economy per capire quali spazi ci possono essere per la cooperazione e soprattutto come la cooperazione deve organizzarsi per essere in grado di cogliere questa opportunità». 

    «Puntare sui servizi legati alla sfida del cambiamento climatico e della transizione ecologica – ha aggiunto Stefano Preglio, professore di economia all’Università Cattolica e presidente di Deloitte Climate & Sustainability – è fondamentale per molte imprese per competere e superare tutti i rischi economici, sociali e d’immagine che una transizione errata o, ancora peggio, pratiche di greenwashing possono comportare. L’abitare è senza dubbio uno degli ambiti in cui .è possibile realizzare interventi che migliorino concretamente la vita delle persone».

    Le aziende possono promuovere una transizione organica e devono puntare su una seria pianificazione. Interessante è il fatto che a tal proposito questo stia stimolando una trasformazione anche nei servizi consulenziali e di sostegno alle imprese. 

    E a proposito del rapporto tra cooperazione e finanza Carlo Napoleoni, responsabile divisione Impresa di Iccrea Banca, ha ricordato come «Questi due elementi siano costitutivi del modello di impresa e del modo di essere ‘banca di credito cooperativo’ in quanto le BCC, e con loro le strutture centrali del Gruppo BCC Iccrea, da tempo sono impegnate nella definizione di strumenti per misurare l’impatto della finanza cooperativa e oggi, con particolare energia, implementano strategie secondo parametri ESG».



  • «Siamo molto soddisfatti per questo risultato che rappresenta una riforma storica nei servizi di cura e assistenza. Integra, infatti, in modo organico interventi sanitari, sociosanitari e sociali nella logica dell’assistenza primaria a favore della popolazione anziana e in particolare di quella in stato di fragilità sociosanitaria». Così Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative Sanità, commenta l’approvazione da parte del Senato del Ddl Anziani, che dovrà passare ora all’esame della Camera.  

    «La sua piena attuazione darà una decisa boccata di ossigeno al nostro SSN in affanno a causa della congestione dei pronto soccorsi e delle tante ospedalizzazioni improprie che impegnano risorse professionali sempre più esigue e sotto pressione. Darà vita, inoltre, – aggiunge Milanese – a un sistema di riconoscimento del valore sussidiario del privato accreditato anche non profit, di cui è espressione principale e naturale la cooperazione sanitaria. Una riforma che finalmente centra la necessità di modernizzare e civilizzare le regole su autorizzazione e ac­creditamento degli erogatori impegnati nel continuum assistenziale sociosanitario. Soprattutto potrà essere assicurata a migliaia di anziani una qualità di vita migliore, grazie con un’assistenza qualificata a casa propria. Importante infine la previsione, a cui andrà data concreta attuazione nei decreti delegati, relativamente all’individuazione di percorsi formativi idonei allo svolgimento di attività professionali nell’ambito della cura e dell’assistenza alle persone anziane non autosufficienti nei diversi setting (domiciliare, residenziale e semiresidenziale)».  

    «Come Confcooperative Sanità – conclude Milanese – lavoreremo affinché sia finalmente riconosciuta ed implementa, a livello nazionale, la figura dell’Operatore Sociosanitario Specializzato, con importanti ricadute occupazionali e il superamento delle disuguaglianze territoriali».  



  • In occasione dell’anniversario della legge n. 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie, Libera ha censito le esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati. Sono 991 soggetti diversi impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli Enti locali, in ben 18 regioni, in 359 comuni. Più della metà delle realtà sociali è costituita da associazioni di diversa tipologia (525) mentre le cooperative sociali sono 217 (con 5 cooperative dei lavoratori delle aziende confiscate e 26 consorzi di cooperative). Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 13 associazioni sportive dilettantistiche, 30 enti pubblici (tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni che offrono dei servizi di welfare sussidiario dati in gestione a soggetti del terzo settore), 40 associazioni temporanee di scopo o reti di associazioni, 59 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 31 fondazioni private e di comunità, 17 gruppi dello scautismo e infine 30 istituti scolastici di diverso ordine e grado. La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 267 soggetti gestori, segue la Campania 162, la Calabria con 148, la Lombardia con 141.

    Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Il 40% riguarda appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili; il 18% ville, fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale, palazzine; il 19% terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari); il 10% locali commerciali o industriali, capannoni, magazzini, locali di deposito, negozio, bottega, uffici. Inoltre il 57% dei soggetti gestori svolgono attività che sono direttamente legate a servizi di welfare per la comunità; il 27% si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile e della cultura e il 10% sono nel mondo dell’agricoltura. Ottantotto soggetti gestori hanno scelto di intitolare la loro esperienza a una vittima innocente delle mafie.

    “Dopo 27 anni dalla legge 109 – commenta Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera – sono 991 soggetti dell’associazionismo, realtà del mondo religioso, gruppi dello scautismo e della cooperazione che, ogni giorno, danno una nuova vita ai beni confiscati, rendendoli sempre di più luoghi comuni. Una rivoluzione silenziosa, che accompagna i desideri e i bisogni delle nostre comunità, che alimenta l’energia di un presente sostenibile e inclusivo. Producono un’economia sana e pulita, che non guarda al profitto ma allo sviluppo della persona e delle sue abilità, un’economia sostenibile e con la mano tesa verso l’ambiente. Nei prossimi mesi continueremo la nostra attività di monitoraggio per arrivare a una grande assemblea nazionale, con tutti i soggetti che lavorano sui beni confiscati alle mafie e ai corrotti. Forte il nostro impegno anche per non far spegnere il dibattito politico e legislativo su questi temi: non siamo disposti ad accettare attacchi alla normativa sulle misure di prevenzione e sul riutilizzo, che riteniamo uno degli strumenti più importanti per il contrasto alle mafie e alla corruzione. Servono, invece, strumenti sempre più precisi e sistematizzati per gestire il grande numero di beni immobili e di aziende confiscate, per poter trasformare questo patrimonio in vera opportunità per il Paese.”

    Sin dal 2013 Libera si è assunta la responsabilità di costruire una mappatura di queste pratiche di riutilizzo gestite dal Terzo Settore. Da questa esigenza Libera lancia una nuova campagna per contare e raccontare il valore e i valori di questo mondo variegato e articolato, che attraversa l’Italia dal nord al sud. Dopo solo un mese dall’avvio del monitoraggio 95 soggetti gestori hanno risposto al questionario proposto, consentendo così un’analisi più approfondita dei dati. In totale, questi 95 soggetti sociali gestiscono oltre 160 unità immobiliari complesse (e diverse centinaia di particelle catastali) confiscate, ubicate in 15 regioni diverse e in oltre 50 comuni. Hanno sviluppato un capitale sociale di 481 persone impiegate, 618 volontari coinvolti e oltre 900 beneficiari (19,5% giovani, 16% cittadinanza, 10% disabili psico-fisici, 9% migranti). I soggetti hanno risposto anche sulle principali criticità riscontrate nella gestione del bene: al primo posto il degrado e/o abbandono delle strutture (28,24%), seguono le difficoltà economiche (28,24%), le difficoltà burocratiche (20,61%), i furti e/o spoliazioni 9,16%, e danneggiamenti ritorsivi 7,63%. In occasione dell’anniversario Libera ha elaborato i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 25 febbraio 2022) dove sono 19.790 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati ai sensi del Codice antimafia mentre sono in totale 24.529 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sono invece 1.761 le aziende confiscate e destinate mentre sono 3.366 quelle ancora in gestione.



  • Anna Manca, vice presidente di Confcooperative, presidente della Commissione Dirigenti Cooperatrici, intervistata dal GR di Confcooperative in occasione della giornata Internazionale dei diritti delle Donne, ha voluto mettere in evidenza alcuni aspetti legati alle diseguaglianze, condivise spesso tra donne e giovani, oltre che la condizione di molte donne in Paesi dove libertà e parità di genere sono lontani da una concreta realizzazione.

    “In questo otto marzo abbiamo voluto insieme ai giovani lanciare un messaggio che sia appunto all’insegna della condivisione della responsabilità contro le disuguaglianze, perché è una responsabilità che abbiamo ciascuno di noi in prima persona nei nostri gesti individuali, ma è anche una responsabilità che ci prendiamo appunto come confederazione, in particolare come donne, come giovani. Contro le disuguaglianze di ogni genere, sempre in una visione di bene comune. Non vogliamo pensare che l’impegno contro le disuguaglianze di genere si concentri solo sull’otto marzo. Ogni giorno dobbiamo essere e siamo impegnate e impegnati contro tutte le disuguaglianze.”

    “Perché partiamo dal presupposto che le differenze sono sempre ricchezza. – continua Manca – Ce lo insegna la la natura. Le disuguaglianze, invece, rappresentano sempre un impoverimento. Ci impegniamo per avere più occupazione, per avere la valorizzazione delle donne. e quindi consentire loro percorsi di carriera, impegno politico, andando a rimuovere quegli ostacoli, in primis la presenza e la diffusione di infrastrutture sociali per poter davvero mettersi al servizio del Paese con tutte le loro competenze e tutta la loro ricchezza. Non possiamo oggi non pensare alle donne che vivono in quei paesi dove è loro precluso ogni diritto fondamentale la scuola, la proprietà, la libertà di vestirsi come vogliono o di guidare un mezzo, di essere proprietaria di un terreno. la tempistica è fondamentale per il rispetto di regole.”



  • Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia e vicepresidente nazionale, intervistato dal GR di Confcooperative, evidenzia alcuni aspetti da implementare per migliorare la fruizione dei beni confiscati: “In prima battuta l’importanza della rete, perché le cooperative che gestiscono beni devono essere nelle condizioni di accedere al mercato. E in questo senso, l’impegno dell’organizzazione a mettere dentro un programma che li accompagni in questa direzione. Il secondo tema che è uscito in maniera importante è quello delle esigenza e della capacità, diciamo di queste imprese, di essere ben inseriti nella comunità.”

    “Questo è un dato molto importante – evidenzia Mancini – perché la comunità deve essere soggetto attivo e il bene confiscato non deve essere una struttura chiusa a se stante, ma deve essere ben compenetrato nel territorio. La terza questione è l’esigenze di una governance adeguata sia a livello locale che nazionale, fra pubblico e privato, per far sì che questa tematica della la gestione dei beni confiscati abbia un’effettiva e concreta attuazione, nella direzione dell’efficienza. Perché è chiaro che è facile dire che dove c’erano imprese gestite dalla Mafia, che magari facevano tanti occupati, quando entra lo Stato, quella impresa va male, significa dare un messaggio molto negativo in quel senso.

    Su questo c’è un impegno molto deciso di Confcooperative, invece, a dare segnali positivi e a far sì che i beni confiscati possono essere davvero patrimonio delle comunità del territorio.”



  • “La tempistica è fondamentale per il rispetto di regole e risultati del PNRR, oltretutto in un contesto economico mutevole, contraddistinto da particolare incertezza dello scenario legato ai prezzi e ai tassi di interesse. Bene il DL che attua nella governance la delega politica al Ministro di PNRR e fondi della coesione, importante razionalizza e rendere complementari le risorse. Ci auguriamo che la nuova Cabina di Regia sappia valorizzare il lavoro di ascolto e collaborazione che è emerso dai lavori del tavolo partenariale, banco di prova potrà essere la discussione del riesame del piano Bilancio del Senato sulla conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC), nonché per l’attuazione delle politiche di coesione e della politica agricola comune.

    Energia e appalti sono stati i temi principali dell’intervento.

    Sui temi energetici, in particolare, l’Alleanza ha ribadito che occorre anzitutto semplificare le procedure di autorizzazione dell’ente pubblico alla partecipazione in comunità di energia rinnovabile in forma societaria. Le norme attuali stanno seriamente rallentando la costituzione e animazione delle comunità energetiche in forma societaria, nonostante gli enti pubblici siano chiamati da altre disposizioni dell’ordinamento a promuovere ed animare le comunità di energia rinnovabile, essendo assegnato a tale tipologia di produzione e consumo di energia un ruolo strategico nella transizione ecologica e nella responsabilizzazione della cittadinanza, oltre che una funzione decisiva nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

    Quanto alle comunità di energia rinnovabile in forma cooperativa occorre prevedere una specifica disposizione dedicata al calcolo della prevalenza mutualistica. 

    Sugli appalti l’Alleanza ha chiesto di sbloccare urgentemente il concreto trasferimento delle risorse previste a sostegno del settore dei lavori pubblici e quelle in aiuto del settore delle costruzioni.

    Tali misure sono indispensabili per permettere al settore dei lavori pubblici di non fermarsi: senza i sostegni assicurati dai meccanismi compensativi e revisionali in parola, infatti, le imprese non sarebbero in grado di far fronte all’aumento senza precedenti dei costi dei materiali di costruzione.