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  • “Dal comandante al mozzo sono tante le figure professionali che le imprese ittiche faticano a trovare. Mancano anche giovani imprenditori disposti ad investire nella filiera ittica. Colpa di un ricambio generazionale difficile da attuare. Per questo è indispensabile che la proposta di legge Carloni venga estesa anche al settore ittico. Solo così potremo garantire un futuro al comparto, creare nuove opportunità di lavoro e tutelare le produzioni ittiche nazionali di fronte ad un import sempre più presente sui nostri mercati”. Così l’Alleanza delle Cooperative pesca e acquacoltura sul pdl presentato dal presidente della commissione Agricoltura Mirco Carloni che mira a sostenere gli under 40 nell’intraprendere l’attività agricola.

    “Nell’ultimo decennio il settore – prosegue l’Alleanza- ha visto fuoriuscire il 16% dei lavoratori, passando da circa 30mila imbarcati ai poco meno di 24 mila, di cui circa 19.000 a tempo pieno, facendo registrare il 16% in meno”. Per la cooperazione è importante favorire in tutti i modi, a partire dalla formazione scolastica, il coinvolgimento dei giovani nella pesca e nell’acquacoltura facendo leva sull’enorme potenzialità dell’economia blu. “L’Italia si colloca al terzo posto per valore aggiunto tra i Paesi europei, con il 13,5%. La filiera ittica con le sue 33.601 imprese rappresenta il 15% dell’economia del mare. I giovani occupati nella filiera ittica sono 3.253 e rappresentano il 9,7% delle filiere dell’economia blu”, conclude l’Alleanza.


  • Simone Gamberini nuovo presidente Legacoop

    Simone Gamberini è stato nominato presidente di Legacoop Nazionale. Gamberini succede a Mauro Lusetti che termina il suo mandato dopo 9 anni.

    Si è concluso il 4 marzo il 41° Congresso nazionale Legacoop , “L’impresa del futuro:cooperativa per tuttə”. Due giornate piene di partecipazione all’insegna delle testimonianze e degli interventi  dei delegati cooperatori. Al termine dei lavori la Direzione nazionale eletta dal congresso si è riunita nominando per acclamazione il candidato unitario Simone Gamberini a nuovo presidente di Legacoop Nazionale.
    Sono stati eletti alla carica di vice-presidente Attilio Dadda, presidente Legacoop Lombardia e Eleonora Vanni, presidente di Legacoopsociali. Gamberini succede a Mauro Lusetti, che termina il suo mandato dopo 9 anni. 

     “Permettetemi di ringraziare Mauro Lusetti, in questi anni abbiamo costruito una metrica comune che ha avuto nella lealtà e nella condivisione degli obiettivi comuni i suoi tratti distintivi, anche in questi mesi di convivenza congressuale in giro per l’Italia”. Ha detto Gamberini rivolgendosi al presidente uscente.

    La nostra intervista all’ex presidente Mauro Lusetti in occasione di Coopstartup 2015.

    Nel suo discorso di fine mandato Lusetti ha replicato: “Dopo 10 anni posso dire di aver contato su un capitale di persone passionali e competenti, che mi hanno sostenuto rendendo quest’esperienza ricchissima. Passo il testimone a un Cooperatore con la C maiuscola.” – ha replicato Lusetti – “Uomo d’esperienza e grande visione, che darà slancio alla nostra Associazione. Chiudo il mio mandato soddisfatto, orgoglioso, commosso. Arrivederci a tutti!”.

    Nel suo primo intervento il neo presidente ha sottolineato: “ La sfida decisiva per le cooperative riguarda la propria identità, la vocazione a tenere insieme interessi individuali di socie soci e quelli collettivi della comunità, per rispondere a bisogni di tutela e uguaglianza dei più deboli”. 

    “Con la scommessa di sempre: generare quotidianamente efficienza e solidarietà, continuare l’esercizio della funzione sociale che ci è stata affidata dalla Costituzione e contribuire a ricostruire un nuovo ascensore sociale, che deve garantire un alto rapporto tra qualità della vita e qualità del lavoro, ridurre gli attuali gap di genere e generazione e favorire pari opportunità di partecipazione e crescita per tutti. In questi termini, il movimento cooperativo può partecipare da vero protagonista e da attore dell’economia sociale di stampo europeo. Rimettendo la cooperazione al centro dell’agenda politica ed economica del Paese, candidandosi a rappresentare un’opportunità per la sua crescita inclusiva e sostenibile”.

    Continuare la scalata verso una sostenibilità a 360° e verso una reale transizione ecologica e digitale continuerà ad essere il centro delle azioni, dei servizi e dei progetti messi in atto dalle cooperative.

    “In concreto dobbiamo mettere la cooperazione al centro dell’agenda politica, affermando con forza che siamo un’opportunità per l’Italia, che possiamo essere soggetti attivi delle tante transizioni che viviamo. Dobbiamo passare dalla “richiesta”, alla “proposta”. ci candidiamo ad essere attori della transizione ecologica e della sostenibilità, con le nostre filiere dell’agroalimentare, i processi di economia circolare cooperative, le eccellenze in tema di riuso e riciclo, i processi di rigenerazione urbana, sociale e culturale”, ha proseguito Gamberini. “Attori della transizione digitale, che vogliamo democratica e mutualistica, valorizzando le sperimentazioni di piattaforme digitali cooperative per diffonderle in larga scala, proponendo il mutualismo digitale, essenziali per il futuro delle cooperative e della società intera”.

    Altro tema centrale nel discorso del neo presidente è stato il lavoro.  Gli appalti pubblici a causa dell’inflazione galoppante e dei rincari energetici non coprono più i costi sostenuti dalle imprese e per tale ragione, secondo i rappresentanti delle cooperative, è necessario adeguare i contratti al costo dell’inflazione. Solo così sarà possibile salvare i posti di lavoro delle persone che operano nella comunità.

    “Vogliamo garantire a chi lavora nelle nostre cooperative un lavoro dignitoso, ben pagato, nel pieno rispetto dei CCNL. E questo chiama direttamente in causa le responsabilità del settore pubblico, con il quale molte delle nostre cooperative lavorano: è inaccettabile- afferma Gamberini– che il pubblico generi lavoro povero, ricorrendo ad appalti al massimo ribasso più o meno mascherato. Se l’inflazione si stabilizzerà su tassi superiori al passato, va messo un limite. Un servizio non può diminuire in valore reale, ma dovrà essere adeguato. Solo così si potrà competere veramente sulla qualità del servizio e non più sul ribasso dei costi, scaricandolo sui lavoratori. Noi non possiamo limitarci a dire che il mercato non consente condizioni migliori; vogliamo invece impegnarci per promuovere un nuovo partenariato tra pubblico, privato e privato sociale. Un partenariato solidale che non veda nella concorrenza l’unica pietra angolare nei rapporti tra pubblica amministrazione e imprese, ma che assegni un valore essenziale alla fiducia reciproca, alla legalità, alla correttezza, alla trasparenza. Occorre, insomma, affermare una prassi di co-programmazione e di co-progettazione che consenta di garantire servizi di qualità senza comprimere i diritti dei lavoratori».


  • 41° Congresso nazionale Legacoop: cooperazione, impresa del futuro

    Si terrà a Roma dal 3 al 4 marzo 2023 il 41° congresso nazionale Legacoop. Nella giornata del 2 marzo si è tenuta una giornata introduttiva e ad aprire i lavori è stato il presidente Mauro Lusetti.

    Sono previsti 3 giorni di grande partecipazione al 41° Congresso nazionale Legacoop, che si svolgerà a Roma dal 3 al 4 marzo, presso l’Auditorium Parco della Musica. Ieri 2 marzo si è tenuta  la giornata introduttiva del Congresso e ad aprire i lavori è stato il presidente Mauro Lusetti, descrivendo il percorso che ha portato l’Associazione all’evento. 

    “I 24 congressi regionali, le 5mila persone coinvolte e le istituzioni che hanno preso parte al percorso che ci ha portato fino a qui – dichiara Lusetti– sono il segno di un’Associazione fortemente radicata e dotata di soluzioni per le regioni di riferimento. Questo risultato non è frutto del caso ma segno del lavoro costante, del ruolo che Legacoop ha avuto durante la pandemia, del rapporto solido con le imprese associate. La cura con cui è stato allestito questo Congresso e quelli regionali è vero amore per la nostra Associazione”

    Nella stessa giornata Annamaria Ricci di 4FORM – Ente di Formazione Nazionale di Legacoop e Attilio Dadda, membro ICA e presidente di Legacoop Lombardia, hanno raccontato il percorso di attualizzazione dei 7 principi cooperativi esponendo il lavoro svolto in questi quattro anni per quanto riguarda i gruppi su lavoro, welfare, legalità, innovazione e Sostenibilità.

    Di innovazione ha parlato anche la Fondazione PICO tramite la sua referente Anna Loscalzo, secondo cui obiettivo principale è capire come gli strumenti digitali possano entrare nel mondo della Cooperazione e a tal ragione il gruppo Legacoop ha sviluppato 2 progetti: Sulle Piattaforme digitali cooperative e sulla cultura digitale cooperativa. 

    Sempre per la Fondazione PICO, Katia De Luca e Stefania Farsagli hanno evidenziato che grazie ai Nodi territoriali e al progetto Cooperazione digitale con Alleanza delle Cooperative Italiane e Google.org, sempre più cooperative, incluse le più piccole, sono in grado di popolare il mercato con servizi innovativi e tecnologie complesse.

    Altri temi trattati durante la giornata riguardano il Servizio civile di Legacoop, il bilancio di sostenibilità dell’Associazione, i servizi di Centri in rete.


  • cooperative-emilia-romagna

    I vantaggi della Responsabilità sociale d’impresa

    La responsabilità sociale d’impresa contribuisce alla creazione di un’azienda basata sul coinvolgimento delle persone e incoraggia e stimola la creatività.

    Se fai parte di una cooperativa avrai sentito parlare della responsabilità sociale d’impresa. Ma quali sono i vantaggi e le strategie adottate dalle cooperative per perseguire gli obiettivi sociali prefissati?

    La responsabilità sociale d’impresa consente alle cooperative di conseguire degli obiettivi sociali, di creare un’immagine positiva, di costruire una relazione di fiducia e di generare valore aggiunto per la comunità in cui operano. La responsabilità sociale d’impresa (RSI) è un approccio al lavoro che richiede un impegno costante e coerente nel tempo, e che coinvolge tutta l’organizzazione, contribuisce alla costruzione di un’azienda in cui c’è un forte coinvolgimento delle persone, si incoraggia la cooperazione e si stimola la creatività.  Aiuta a rafforzare le relazioni con la comunità e le istituzioni e a plasmare l’identità e la reputazione aziendale.

    In Italia negli ultimi anni molte aziende hanno capito che per avere successo non si deve solo guardare al profitto, ma devono anche impegnarsi in questioni di natura sociale, come la sicurezza ambientale e il miglioramento delle condizioni di lavoro interne. Argomenti che da sempre stanno a cuore alle cooperative.

    Il primo passo da compiere, per attuare una valida strategia della responsabilità sociale d’impresa, consiste nel definire una visione chiara e una missione che comprenda gli obiettivi sociali e ambientali dell’impresa, coinvolgendo i soci e i dipendenti nell’elaborazione delle strategie e delle politiche aziendali, in modo da assicurarsi che l’impresa sia allineata con i valori e gli obiettivi condivisi dalla comunità. Collaborare con le parti interessate (stakeholder), come i fornitori, i clienti, le organizzazioni non governative e le comunità locali, per comprendere le loro esigenze e le loro aspettative e per costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla trasparenza. Monitorare e valutare costantemente gli impatti sociali e ambientali delle proprie attività, per identificare le aree in cui l’impresa può migliorare e per misurare i progressi raggiunti.  Comunicare con trasparenza e onestà le politiche e le azioni dell’impresa, in modo da coinvolgere e informare i propri stakeholder e da costruire un’immagine positiva dell’impresa. Integrare la sostenibilità ambientale e sociale nei processi decisionali dell’impresa, considerando gli impatti sociali, ambientali ed economici delle proprie attività e adottando pratiche commerciali etiche e sostenibili.

    Come può manifestarsi la responsabilità sociale d’impresa?

    Ci sono vari modi in cui le cooperative possono mettere in atto la responsabilità sociale d’impresa. Ad esempio, investendo in progetti e iniziative che contribuiscono al benessere della comunità, la promozione della cultura e dell’arte o la promozione di pratiche sostenibili e rispettose dell’ambiente. Possono promuovere la partecipazione e l’inclusione sociale, dando voce ai membri più vulnerabili della società e offrendo loro opportunità di formazione e di sviluppo. Inoltre, le cooperative possono anche impegnarsi in progetti di solidarietà internazionale, collaborando con organizzazioni non governative e contribuendo al progresso delle comunità in paesi in via di sviluppo.


  • vino coop

    Un dato di cui molti non sono a conoscenza è che più della metà del vino d’Italia e d’Europa è prodotto dalle cooperative. Un modello che negli ultimi anni ha investito sulla qualità e sulla sperimentazione dando la possibilità di arrivare sul mercato anche alle piccole realtà.

    Le cooperative giocano un ruolo fondamentale nell’intraprendere battaglie di primaria importanza per il settore, come il tema riguardante l’etichettatura nutrizionale. Secondo questo regolamento europeo, entrato in vigore l’1 gennaio 2023, i vini immessi sul mercato italiano dovranno informare i consumatori sull’identificazione e la classificazione della confezione del prodotto.

    Un’altra questione che sarà chiamato ad affrontare il mondo vitivinicolo cooperativo riguarda l’idea portata avanti dall’Irlanda, a cui Bruxelles ha dato il via libera, nonostante i pareri negativi espressi dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia, di inserire nelle etichette degli alcolici molte più informazioni sanitarie per limitare l’elevato consumo di alcolici. 

    A portare avanti queste battaglie sarà ancora Luca Rigotti. Coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari dal 2019, Rigotti è stato riconfermato per i prossimi due anni alla guida del Gruppo di Lavoro Vino del Copa-Cogeca, la principale organizzazione di rappresentanza agroalimentare europea. L’elezione è avvenuta, questa settimana, a Bruxelles.  Ad affiancare il presidente Luca Rigotti saranno i vicepresidenti Ludovic Roux (Francia) e Christian Schwörer (Germania).

     “Ringrazio per la fiducia confermata nuovamente per la mia rielezione come Presidente di questo gruppo di lavoro”, ha dichiarato Rigotti. “Sono consapevole delle sfide che ci aspettano e che dovremo affrontare assieme. Per noi produttori che il vino lo conosciamo bene, e che altrettanto bene conosciamo la fatica e la passione che ci guida nel produrlo, a volte pare difficile intendere alcuni orientamenti politici che mettono in difficoltà un prodotto che da millenni fa parte della nostra cultura ed un settore che rappresenta una parte importante dell’economia e dell’export europeo”.

    Sfide future: serve dialogo e collaborazione tra settore produttivo e organi legislativi

    Rigotti ha dichiarato nel suo intervento: “Il nostro settore sta vivendo un momento delicato e cruciale tenendo conto degli importanti dossier che, nel prossimo futuro, saranno oggetto di discussione con le altre organizzazioni e le istituzioni europee: etichettatura nutrizionale, il rapporto vino e salute e le proposte della Commissione europea sul fronte della riforma imballaggi e in merito all’uso sostenibile dei fitofarmaci”. 

    Altra tematica affrontata nel corso della conferenza riguarda la sostenibilità non solo ambientale ma anche economica e sociale. 

    “Tra i grandi temi del futuro – aggiunge Rigotti – c’è poi il tema della sostenibilità, strada che il nostro settore sta già percorrendo nella consapevolezza che il futuro dell’agricoltura avrà successo nella misura in cui sapremo interpretare nel giusto modo questi orizzonti. Per questo motivo serve dialogo e la massima collaborazione tra settore produttivo e organi legislativi, per condividere obiettivi che siano realisticamente realizzabili. È importante tener presente come il nostro settore stia già creando sostenibilità non solo ambientale ma anche economica e sociale e dove c’è viticoltura è già in atto un’esperienza di sostenibilità per i territori viticoli e le comunità che ci vivono: dove c’è viticoltura c’è benessere e lavoro”.


  • Giovanna Barni presidente di Culturmedia Legacoop.

    Il 22 febbraio 2023 si è svolto il secondo Congresso nazionale di CulTurMedia – Legacoop, ospitato da La Sapienza Università di Roma, presso l’edificio Marco Polo. Nel corso dell’assemblea i delegati dell’organizzazione di rappresentanza delle cooperative culturali hanno riconfermato Giovanna Barni per un altro mandato della durata di quattro anni.

    Secondo congresso nazionale di CulTurMedia: cultura opportunità di crescita del Paese

    Dall’incontro è emerso che il modello cooperativo è particolarmente adatto alla valorizzazione della cultura come importante opportunità di crescita economica e sociale del Paese.  L’Italia può essere un’avanguardia europea nel settore se associa alla ricchezza diffusa del proprio patrimonio e dei propri saperi l’idea cooperativa.

    Giovanna Barni dichiara: “Il modello cooperativo, radicato nei territori e nelle persone che li abitano, è quello che può interpretare al meglio l’idea di una relazione più avanzata tra pubblico e privato e cittadini per la cura e l’attivazione delle risorse culturali con la partecipazione delle comunità locali, in linea con le Raccomandazioni del Consiglio Europeo sulla governance partecipativa del patrimonio culturale. I nostri presidi diffusi, che interessano anche le regioni del sud così come le aree interne del nostro Paese, attraverso l’attivazione di pratiche di innovazione sociale, migliorano l’accessibilità e trasformano i luoghi della cultura (biblioteche, musei, teatri, borghi e edifici abbandonati) in spazi di ri-connessione per le comunità, di stimolo di creatività e innovazione, generando processi di cambiamento verso politiche più eque, sostenibili e inclusive”.

    Cultura: le opportunità offerte dal PNRR

    La cooperazione culturale, creativa e turistica guarda alle opportunità rappresentate, in primo luogo, dalle risorse definite nel PNRR, in particolare il piano attrattività dei Borghi, che prevede due linee di finanziamento destinate a progetti nei piccoli Comuni (fino a 5.000 abitanti). È poi in dirittura d’arrivo un bando Borghi, per un valore complessivo di 200 milioni di euro, per la selezione di circa 2.500 imprese con progetti nei borghi finanziati e coerenti al piano di registrazione, rispetto al quale sono potenzialmente interessate circa 100 cooperative dei settori cultura, turismo, sociale, agricolo e servizi.

    Di rilievo anche le opportunità legate ai partenariati speciali pubblico-privati, esperienza iniziata nel 2017 proprio con una cooperativa, il Teatro Tascabile di Bergamo, che ha prodotto la rigenerazione dell’ex Monastero del Carmine nel centro della città. Partenariati previsti anche nel bando Turismo e Cultura del Fondo complementare al PNRR per l’area del cratere (quella colpita dai sismi del 2016), dove le cooperative di CulTurMedia hanno presentato oltre – più di dieci progetti di rianimazione culturale e sociale e di sviluppo turistico sostenibile come Next Appennino, in particolare per i parchi dei Monti Sibillini e del GranSasso e per una rete di comuni laziali tra Amatrice e Accumoli.



  • Giovedì 24 e venerdì 25 novembre a Prato, presso il Complesso monumentale di San Domenico, si svolgerà la XV edizione di BITAC. Una formula consolidata ma che si rinnova con la trasformazione della giornata di workshop BtoB in una giornata di tavoli tematici di co-progettazione. Una novità introdotta alla luce dei risultati dell’indagine condotta sulle cooperative turistiche che ha fatto emergere la necessità di rafforzare il ruolo di BITAC quale luogo di creazione di opportunità di collaborazione e di business tra le imprese cooperative e per rispondere anche alla richiesta di approfondimento su temi specialistici di settore.

    A fronte di nuove modalità di confronto, ci sono anche delle conferme come il premio Bitac che punta a far emergere i tanti progetti che le cooperative turistiche realizzano nei vari segmenti di offerta. Il termine per presentare la candidatura dei progetti è il 6 novembre. Al vincitore un premio da 3mila euro, ma verranno selezionati fino a 10 progetti ai quali verrà assegnato il certificato di eccellenza TOP EXPERIENCE BITAC 2022. 

    I finalisti del Premio Bitac 2022 sono:

    INTERNO VERDE

    Cooperativa Interno Verde | Ferrara

    E’ il Festival che dal 2016 apre al pubblico i giardini segreti delle città italiane, luoghi di grande interesse storico, architettonico e botanico. La cooperativa Interno Verde di Ferrara cura con passione un programma di attività dedicate alla natura, in collaborazione con istituzioni ed enti locali. Il calendario comprende visite guidate, picnic, escursioni fluviali, laboratori per adulti e bambini, performance, mostre e installazioni artistiche, letture e incontri tematici. https://internoverde.it/festival/

     

    Incammino_InValcavallina

    Cooperativa L’Innesto | Gaverina Terme (BG)

    Sono sette gli itinerari tematici oggetto del progetto della cooperativa L’Innesto, tutti rivolti al riconoscimento e valorizzazione di un sistema di cammini locali, una rete di tracciati all’insegna della mobilità lenta in un territorio che si sviluppa trasversalmente tra Lago e Montagna, in Val Cavallina, in provincia di Bergamo. Un progetto della cooperativa L’Innesto che unisce tradizione ed arte contemporanea, bellezze paesaggistiche, patrimonio culturale, enogastronomia e antichi mestieri. https://www.incamminoinvalcavallina.it/

    (progetto realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo)

     

    Pescaglia primo Comune LARP friendly

    Cooperativa Linketto | Lucca

    Un progetto di turismo esperienziale che coniuga divertimento, formazione, creatività, opportunità di sviluppo per il territorio. La cooperativa Linketto, insieme al Comune di Pescaglia, ed altri partner locali, ha sviluppato l’idea di una destinazione “LARP Friendly”, trasformando i luoghi pubblici in set suggestivi ed emozionanti e coinvolgendo direttamente gli operatori turistici, le attività artigianali e commerciali del territorio.

     

    Albergo Etico Diffuso welfare and welcome

    Consorzio Sale della Terra | Benevento

    L’idea di fondo del progetto è unire le azioni di welfare per le persone con disabilità con le azioni di welcome proprie del turismo esperienziale e sostenibile. E’ così che il Consorzio Sale della Terra, con la cooperativa sociale Delfini di Terra e la cooperativa di comunità Conlaboro ha avviato un servizio sperimentale in cui i laboratori protetti per le persone disabili sono all’interno di un vero e proprio albergo, situato a Campolattaro (BN), un piccolo borgo a vocazione agricola circondato da splendidi parchi.  https://consorziosaledellaterra.it/project/albergo-diffuso-campolattaro/

    (progetto finanziato da Fondazione con il Sud)

     

    Daunia Avventura

    EcolForest | Biccari ( FG) 

    Il Progetto nasce a Biccari (FG), alle pendici del monte Cornacchia, la vetta più alta della Puglia, un’area di alto valore naturalistico, ideale per la creazione di un servizio turistico, didattico e ricettivo. La cooperativa forestale Ecol Forest ha creato una ricca offerta che vede protagonista il bosco e che spazia dal parco avventura, alle case sugli alberi, alle altre attività ludico sportive e quelle educative, senza dimenticare la valorizzazione dei tanti prodotti agricoli del territorio. https://www.dauniavventura.com/

     

    Da batteria militare in disuso a polo turistico esperienziale: il Rifugio di Mare

    Il Quinto Elemento | Alghero

    Il Rifugio di Mare nasce dal recupero di un’area pubblica abbandonata situata in una splendida riserva naturale all’interno del Parco Regionale di Porto Conte, in prossimità di Alghero. La cooperativa Il Quinto Elemento ha sviluppato un progetto ecosostenibile con un intervento di restauro che si integra perfettamente nel contesto paesaggistico dell’area ed un’offerta all’insegna della natura e di una proposta gastronomica incentrata sui prodotti locali e stagionali  https://rifugiodimare.it/


  • istat lavoro

    Ddl Concorrenza, Alleanza delle Cooperative: “A rischio le regole del mercato portuale”.

    L’organizzazione di rappresentanza delle cooperative esprime preoccupazione per gli emendamenti al Ddl Concorrenza.

    “Proposte decontestualizzate che rischiano di compromettere l’impostazione e l’attuale assetto normativo che regola le attività nei porti italiani”.  Il commento dell’Alleanza delle Cooperative Italiane Servizi (Agci Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi) a seguito delle proposte emendative al Ddl Concorrenza presentate da alcune forze politiche in 10ª Commissione (Industria, commercio, Turismo) del Senato che vanno a modificare le normative relative al lavoro e le concessioni nei porti.

    In primo luogo, preoccupa la soppressione del divieto di interscambio di manodopera tra aree demaniali assentite in concessione, divieto che è presente nella proposta di legge avanzata dal governo. “Non siamo assolutamente d’accordo che venga abolito il divieto di interscambio di manodopera tra concessioni in capo ad uno stesso soggetto concessionario, all’interno dello stesso sistema portuale, perché in questo modo si scardinano i principi di concorrenza e flessibilità su cui si fonda il mercato regolato del lavoro portuale”.

    Forte preoccupazione anche per la cancellazione – seppur parziale – del divieto di autoproduzione delle operazioni portuali blindato del Dl rilancio. “Siamo fortemente contrari all’emendamento finalizzato a cancellare, sebbene solo in parte, il divieto di autoproduzione delle operazioni portuali perché verrebbe minato l’equilibrio occupazionale dei porti”.

    Contrarietà anche alla assegnazione delle competenze sul governo della portualità ad Art, Anac e Agcom in quanto “sottraendole al Ministero dei Trasporti e della Mobilità Sostenibili, si andrebbe a complicare e burocratizzare di fatto la gestione del sistema portuale.

    Queste le proposte che sollevano forte preoccupazione e sulle quali le Associazioni dell’Alleanza delle Cooperative Italiane Servizi esprimono totale contrarietà, chiedendone l’immediato ritiro.

    “Le proposte vanno ad impattare negativamente il sistema portuale, facendo venir meno i principi di concorrenza e minando l’assetto regolatorio e l’occupazione del mercato portuale. Chiediamo fermamente che questi emendamenti non vengano approvati, a tutela e nell’interesse dell’intero sistema della portualità italiana”.


  • Fruitlogistica, le difficoltà dell’ortofrutta: tra aumento dei costi di produzione e crisi Ucraina

    L’impennata dei costi produttivi e i cambiamenti nella commercializzazione delle mele, generati dalla guerra in Ucraina, stanno mettendo in difficoltà il settore ortofrutticolo.

    Dopo due anni di pandemia, il comparto ortofrutticolo italiano ed europeo è alle prese con uno scenario alquanto preoccupante: all’aumento dei costi di produzione e alle difficoltà crescenti nel riuscire a trovare imballaggi di cartone e di vetro, si aggiungono ora le conseguenze del conflitto in Ucraina.

    Il caro dei costi produttivi

    L’aumento dei costi lungo tutta la filiera è ad oggi stimato al 20%: gli incrementi riguardano sia la fase agricola che quella di lavorazione, trasformazione e commercializzazione. Sono aumentati i prezzi dei fertilizzanti, delle sementi, dei prodotti fitosanitari, degli imballaggi di cartone/plastica, e ancora quelli di logistica, trasporti, certificazioni e servizi. Questo lo scenario del comparto tracciato dal coordinatore Ortofrutticolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari Davide Vernocchi a margine dell’inaugurazione oggi a Berlino della Fruitlogistica, la fiera internazionale più importante del settore.

    L’impatto della guerra in Ucraina

    A una situazione già difficile si vanno ora ad aggiungere i problemi connessi all’instabilità del rublo e alla chiusura dei mercati dell’Est Europa. In Russia, come è noto, la UE non esporta più nulla dal 2014, anno dell’embargo e le esportazioni ortofrutticole europee dirette in Ucraina e Bielorussia hanno volumi contenuti.

    La Bielorussia, tuttavia, importa mele polacche che vengono poi immesse nel mercato russo (sono state 230.000 ton nel 2019 e 130.000 nel 2020). Anche le mele provenienti dalla Moldavia (circa 200.000 ton.) e dalla Serbia (circa 120.000 ton.) venivano regolarmente esportate in Russia. “Con lo scoppio del conflitto – spiega Vernocchi – tutti questi quantitativi di mele polacche, moldave e serbe stanno cercando spazio in Europa. Ciò che preoccupa quindi è l’impatto dei nuovi flussi commerciali che si determineranno a livello mondiale, con rischi di eccessi di offerta per le principali produzioni e di un abbassamento drammatico dei prezzi”.  

    Tra i prodotti ortofrutticoli che si stanno riversando sul mercato europeo ci sono anche le pere, che già avevano subito quest’anno in Italia un drastico calo del raccolto del 60% e che ora sono interessate da una riduzione di 20-25 cent/chilo delle quotazioni. Anche le mele sono alle prese con difficoltà crescenti, legate sia all’abbassamento dei prezzi per il prodotto standard sia al mantenimento degli attuali canali di esportazione, ad esempio per le spedizioni del prodotto in Egitto, mercato che per le politiche monetarie del paese è praticamente chiuso dalla scorsa settimana per il sostanziale blocco del rilascio di lettere di credito dalla Banca centrale.

    Le richieste dell’Alleanza delle Cooperative

    Secondo il Coordinatore Vernocchi sono necessarie da un lato “misure per ridurre i costi della logistica, dall’altro il ripristino di misure di ritiro straordinario per la distribuzione agli indigenti di prodotti destinati sia al consumo fresco che alla trasformazione industriale, dando priorità alle mele”.

    Le difficoltà attuali riscontrate dalle imprese nel trovare nuovi sbocci commerciali alle loro produzioni rende inoltre sempre più impellente “riuscire a superare i problemi che rallentano fortemente  l’apertura di nuovi mercati extra UE, che purtroppo resta vincolata all’approvazione o revisione di protocolli fitosanitari  che risentono di tempi di negoziato ancor più inaccettabili nel nuovo contesto”. 

    Vernocchi auspica infine “un intervento specifico da parte della Commissione, sia per definire deroghe transitorie che consentano alle OP una maggiore flessibilità di gestione dei programmi operativi per riadattare i loro piani con interventi coerenti e congrui per fronteggiare la crisi, sia per rendere pienamente attuabile la distribuzione gratuita di ortofrutta trasformata alle Organizzazioni caritative, anche attraverso un loro coordinamento europeo”.


  • mercuri fedagri

    La revisione del sistema delle Indicazioni Geografiche rappresenta una preziosa occasione per rafforzare il primato che l’Italia ha maturato nel corso degli anni nel settore delle produzioni di qualità e costituisce una priorità per il la cooperazione agroalimentare, che detiene leadership importanti in tema di denominazioni in molti comparti, dal vino al latte all’ortofrutta.

    Pur condividendo gli obiettivi di fondo dichiarati dalla Commissione Europea nella sua proposta di modifica, esprimiamo tuttavia alcune perplessità sugli strumenti individuati, a partire dal maggiore coinvolgimento previsto in capo all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) nella gestione dei dossier. Se non adeguatamente regolamentato e circoscritto, si potrebbe rischiare una deriva verso un mero sistema di tutela proprietà intellettuale dei marchi piuttosto che della valorizzazione del legame dei prodotti a denominazione con i territori.

    Le criticità del nuovo regolamento europeo sulle IG

    Così il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri commenta la proposta di Regolamento presentata dalla Commissione Europea sulle IG (Indicazioni geografiche) dei prodotti agricoli, inclusi vini e bevande alcoliche.

    “La rilevanza strategica del sistema di qualità europeo – ha proseguito Mercuri – deve continuare ad essere un obiettivo politico della Commissione Europea e quindi gestito non con un semplice approccio tecnico, ma contemplando quel sistema di valori, tradizioni, qualità che hanno contraddistinto i prodotti IG in Europa e nel mondo”.

    Un altro elemento che per Alleanza Cooperative Agroalimentari appare poco chiaro è quello della sostenibilità. “È condivisibile – spiega il presidente Mercuri – l’esigenza di assicurare standard sempre più ambiziosi in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale delle produzioni dell’UE, ma il sistema delle IG ha bisogno di flessibilità per potersi adeguare all’evoluzione del contesto produttivo e dei mercati. Ingessare ancora di più i disciplinari con specifici criteri sulla sostenibilità ancora non noti, sembra andare nella direzione opposta. Questo è un aspetto estremamente delicato che necessita un approfondimento, così come la proposta di introdurre una duplice categoria di consorzi in base alla loro rappresentanza, già paventata in Italia”.

    L’aggiornamento della regolamentazione in materia di prodotti di qualità deve inoltre, più in generale, “ambire a rafforzare il ruolo degli organismi di tutela senza tradirne tuttavia la loro primaria funzione, che è la promozione e valorizzazione dei territori dell’Unione europea”.

    Mercuri: confidiamo nelle modifiche in Parlamento e Consiglio europeo

    L‘Alleanza Cooperative Agroalimentari apprezza comunque il lavoro svolto fin qui dalle istituzioni europee ed è fiduciosa sul miglioramento delle proposte presentate. Mercuri, infatti, ritiene “positiva la volontà della Commissione Europea di rafforzare la lotta contro le evocazioni, una esigenza assoluta come dimostrato dalla vicenda Prosek”, così come auspica un “miglioramento della proposta durante l’iter legislativo: confidiamo in tal senso nel lavoro del relatore al Parlamento Europeo Paolo De Castro e in quello del ministro Patuanelli in seno al Consiglio, all’interno del quale c’è già stata nelle scorse settimane una presa di posizione esplicita a difesa dell’attuale sistema da parte di un largo fronte di Paesi”.


  • cooperative vino

    Vino: extra costi da 1 miliardo per il caro dell’energia e delle materie prime

    Un’indagine del Censis ha stimato in 1 miliardo il costo che dovrà pagare il settore vitivinicolo per l’aumento del prezzo dell’energia e delle materie prime.

    Extracosti da oltre 1,1 miliardi di euro a causa dell’incremento dei costi dell’energia e delle materie prime: è questo il conto salato che sta per abbattersi sulla filiera vitivinicola italiana. Una vera tempesta dei prezzi che intaccherà la redditività delle imprese e rischia di comprometterne anche la capacità competitiva sui mercati internazionali. 

    È quanto emerge dallo studio Censis- Alleanza Cooperative Agroalimentari Vino, La febbre dei costi presentato oggi in conferenza stampa a Roma. 

    Il fatturato 2021 della filiera è pari a 13,6 miliardi di euro. Applicando a questo dato la quota del 78,4% dei consumi intermedi necessari alla produzione, si determina il valore dei consumi intermedi della filiera in 10,7 miliardi per il 2021. Utilizzando la variazione dei costi di produzione del prodotto vino fra febbraio 2021 e febbraio 2022, pari al 10,5%, il valore attuale dei consumi intermedi raggiungerebbe il livello di 11,8 miliardi di euro.

    La differenza, in termini assoluti, è pari a 1.124 milioni di euro, che esprime – commenta Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari – “un carico aggiuntivo sulla redditività delle imprese che inevitabilmente andrà a erodere i loro margini, compromettendone anche la loro capacità competitiva sui mercati internazionali”.

    Contribuiscono in modo sostanziale all’incremento dei costi di produzione le componenti dei prodotti energetici, che hanno fatto segnare tra febbraio 2021 e febbraio 2022 un +31,4% medio annuo, con un incremento dei carburanti pari al 38,3%, quello dell’energia elettrica del 16,7% e quello dei lubrificanti addirittura del 70%. Fra i fattori produttivi utilizzati nella coltivazione, fertilizzanti e concimi hanno visto crescere il livello del 32,3%.

    Anche i materiali impiegati per il confezionamento e l’imballaggio hanno subito aumenti che inevitabilmente si rifletteranno sul prezzo finale del vino. Fra gennaio 2021 e gennaio 2022 – e quindi al netto degli effetti dovuti allo scoppio della guerra in Ucraina – il prezzo alla produzione del vetro è cresciuto dell’8,5% e quello del sughero del 9,4%. Sono invece compresi fra il 23 e il 30% gli aumenti relativi alla carta e agli imballaggi.

    “L’incremento dei costi dell’energia e dei materiali di produzione testimonia la pesante situazione a cui da mesi sono sottoposte le imprese vitivinicole – ha proseguito Rigotti – a cui si aggiunge un serio problema legato alla reperibilità e all’approvvigionamento dei materiali. È necessario trovare – ha concluso il Coordinatore settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative – nuovi strumenti, sulla linea di quelli già emanati dal Governo, per cercare di mitigare gli effetti della crisi e non perdere ulteriori margini di competitività. Inoltre, è necessario ed urgente che l’UE intervenga per mettere un tetto condiviso al prezzo dell’energia e del gas, valutando la possibilità di svolgere il ruolo di acquirente unico sul mercato”. 

    Dal lato della logistica, la filiera del vino si sta già da mesi confrontando con uno scenario fortemente critico: nel trasporto aereo di merci gli aumenti hanno superato, in dodici mesi il 20%, mentre nel trasporto marittimo la crescita dei prezzi dei servizi ha raggiunto, sempre fra inizio 2021 e inizio 2022, il 36,2%.

    Export e Previsioni FMI

    Il Fondo Monetario Internazionale ha calcolato, poco prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, che lo shock energetico e delle materie prime avrebbe compromesso l’1,3% del PIl 2022 degli Stati Uniti e della Francia, l’1,5% dell’Area Euro, fino a raggiungere il 3% per il Regno Unito e quasi il 5% per la Spagna. La mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021, soprattutto se si pensa che nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno aumentato le importazioni di vino italiano di oltre diciotto punti percentuali, la Francia del 17,8%, la Spagna del 17,2% e che nei paesi dell’euro l’export di vino italiano è cresciuto del 9,9%.

    Nell’ambito più circoscritto del vino, per quanto riguarda il vino venduto in Russia – che nel 2021 aveva richiesto vino italiano per circa 150 milioni di euro, con un aumento della domanda superiore al 18% – ci sarà sicuramente una rimodulazione delle vendite dovuta alla difficoltà di pagamenti e transazioni riscontrate dalla imprese. 

    Il valore del vino importato dall’Ucraina è pari a 55 milioni di euro, un mercato che aveva orientato la scelta di vino verso i nostri produttori, con un incremento degli acquisti pari a +30%.

    La febbre dei costi

    Fra gennaio e marzo di quest’anno il prezzo del petrolio è passato da poco più di 78 dollari a 118, con un incremento del 50,9% in poco più di 60 giorni. Se si torna a inizio 2021 la variazione è addirittura del 130,6%. Il gas acquistato in Europa costava 19 euro per Mwh a gennaio dello scorso anno, per passare dodici mesi dopo a 78,50 e raggiungere la quota di 132 euro l’11 marzo scorso. Il prezzo del carbone è quasi quintuplicato in un poco più di un anno: da 133 dollari per tonnellata a 681 dollari dei giorni scorsi. Solo fra gennaio e marzo il prezzo è quasi triplicato.

    Il quadro che si è venuto a delineare implica conseguenze pesanti per le attesa di crescita nel 2022. Nell’ultimo Outlook, l’Ocse ha stimato che l’effetto combinato dell’aumento dei prezzi di energia e materie prime fra il 24 febbraio (giorno d’inizio dell’aggressione russa) e il 9 marzo (giorno di pubblicazione dell’Outlook), e dell’instabilità dell’area porterà a una caduta della domanda globale dell’1,08%, dell’1,4% fra i paesi dell’Euro e dello 0,88% negli Stati Uniti, con effetti ora non quantificabili sul lato degli scambi internazionali e delle esportazioni dei singoli paesi.

    In aggiunta, la condizione di “stagflazione”, mai più sperimentata in Occidente dagli anni 70, diverrebbe l’ipotesi più probabile per descrivere il corso dei prossimi mesi in molti paesi, dato che l’inflazione e la corsa dei prezzi peserà ulteriormente sulle decisioni di spesa e di investimento. Come abbiamo già detto la mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021.


  • formaggi italiani export

    Formaggi: cresce l’export del Made in Italy nel 2021, raggiunta quota 3,6 miliardi

    Cresce l’export dei formaggi made in Italy che nel 2021 ha raggiunto quota 3,6 miliardi di euro facendo registrare una crescita pari al 12,3% rispetto all’anno precedente.

    Cresce l’export dei formaggi made in Italy che nel 2021 ha raggiunto quota 3,6 miliardi di euro facendo registrare una crescita pari al 12,3% in valore (+10,6% in volume) rispetto all’anno precedente. Tra le vendite fuori dai confini europei particolarmente positivi i risultati ottenuti negli Stati Uniti (+34,4% in valore e +19,7% in volume), dove i formaggi italiani hanno raggiunto i livelli pre-dazi e in Cina (+35,1% in valore e +26,4% in volume).

    Sono questi i principali risultati che emergono dai dati Istat del commercio con l’estero
    aggiornati a dicembre 2021, elaborati da Alleanza Cooperative Agroalimentari. “In un contesto estremamente complesso caratterizzato dalla pandemia e dalle difficoltà economiche che hanno investito il settore negli ultimi mesi dell’anno scorso – commenta il Coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giovanni Guarneri – si tratta di dati senz’altro positivi che confermano la vitalità di un comparto che oggi si trova tuttavia a fronteggiare gli effetti dell’inflazione dei costi di produzione e ora le conseguenze del conflitto in Ucraina, le cui ricadute non sono ancora facilmente stimabili”.

    I dati delle esportazioni di formaggi nel 2021

    Nella fotografia aggiornata a dicembre 2021 dell’export lattiero-caseario, registrano una lieve battuta d’arresto le esportazioni verso il Regno Unito (-4,5% in volume e -2,7% in valore) per le conseguenze della Brexit. Leggera flessione anche in Giappone (-3,2% in volume e -1,8% in valore). Rispetto al mercato Ue, dove l’Italia vende più di due terzi della propria produzione (2,3 miliardi di euro), le vendite di formaggi registrano un incremento del +10,2%.

    All’interno dell’Unione europea, c’è da segnalare il buon risultato in Francia (+13,2% in
    volume e +13,8% in valore), dove il fatturato registrato dall’export ha raggiunto 705 milioni di euro.

    I formaggi più venduti all’estero

    Riguardo alle categorie, il 2021 ha visto un aumento degli ordini per tutti i formaggi italiani esportati: continuano ad aumentare le vendite all’estero della Mozzarella (+12,5%) e si
    consolida il mercato del Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+5,3%), che insieme fatturano oltre un miliardo di euro – più del 30% del totale.

    L’ombra del Nutriscore sul settore lattiero-caseario

    “Le vendite dei formaggi italiani oltreconfine sono in crescita da anni – commenta ancora Guarneri – a conferma della vitalità di un comparto le cui eccellenze sono riconosciute e apprezzate in ogni parte del mondo. Tale trend positivo potrebbe tuttavia essere arrestato da alcune iniziative comunitarie, come i prospettati tagli ai fondi per la promozione dei prodotti Dop, e soprattutto dallo spettro del nutriscore che rischia di diventare obbligatorio entro il 2022: si tratta di un sistema fuorviante che banalizza i valori nutrizionali dei nostri formaggi e rischia di porre un brusco freno anche alle performance positive sui mercati esteri, che costituiscono una leva imprenscindibile per la competitività del nostro made in Italy”.