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  • AICCON: sarà Stefano Granata il nuovo presidente

    Stefano Granata è il nuovo presidente di AICCON – Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit.

    Stefano Granata è il nuovo presidente di AICCON (Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit), il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall’Alleanza delle Cooperative Italiane e da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale. 

    Il nuovo consiglio direttivo di AICCON 

    Granata, presidente anche di Federsolidarietà-Confcooperative e in passato al vertice del Gruppo Cooperativo CGM, succederà a  Gianfranco Marzocchi, in carica dal 2001.
    Il consiglio direttivo di AICCON sarà composto oltre che da Granata anche dal vice-presidente Mauro Lusetti (presidente di Legacoop Nazionale) e dai seguenti consiglieri: Giuseppe Bruno (CGM – Consorzio Nazionale Gino Mattarelli), Anna Fasano (Banca Popolare Etica), Mattia Granata (Fondazione Ivano Barberini), Renato Lelli (A.G.C.I. – Associazione Generale Cooperative Italiane), Barbara Petracci (Università di Bologna), Angelica Sansavini (Fondazione Cassa dei Risparmi Forlì) e Alberto Zambianchi (Presidente Unioncamere Emilia-Romagna e Presidente Ser.In.Ar.).

    Le prime parole di Stefano Granata

    L’inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile, la riduzione delle diseguaglianze saranno principi centrali nell’Italia e nell’Europa dei prossimi dieci anni, come sancito tra gli altri dal piano Next Generation EU e dal PNRR italiano. AICCON ha sempre promosso questi valori tramite eventi di formazione e ricerche specifiche volte ad analizzare l’impatto dell’economia civile nella nostra società. 

    Il nuovo presidente Granata intende proseguire su questa strada: “Il nuovo Direttivo – ha dichiarato Granata – si accinge con entusiasmo ad affrontare la sfida che intende arricchire il patrimonio di conoscenze che ha reso AICCON un vero faro culturale per il mondo dell’economia civile e della cooperazione, e soprattutto, stimolare e promuovere la costruzione di una visione condivisa capace di rilanciare un’idea di Paese più equo ed inclusivo.”


  • latte-yogurt

    World Milk Day: dalle cooperative il 60% del latte raccolto

    Il mondo della cooperazione rappresenta un pilastro del settore lattiero caseario: il 60% del latte raccolto e il 70% dei formaggi DOP proviene, infatti, da cooperative. 

    Oggi 1 giugno si celebra il World Milk Day, la giornata con la quale la Fao e l’Onu vogliono ricordare l’importante del latte nella nostra alimentazione quotidiana e all’interno dell’economia mondiale.

    La cooperazione e il latte: un binomio vincente

    Il mondo della cooperazione rappresenta un vero e proprio pilastro del settore lattiero caseario. Circa il 60% del latte raccolto e il 70% dei formaggi DOP proviene, infatti, da cooperative. 
    Da Nord a Sud sono migliaia le coop hanno raccolto l’antica tradizione degli allevamenti nostrani e hanno saputo leggere il mercato investendo, ad esempio, nei nuovi metodi di mungitura, in stalle più sostenibili e nei sistemi di controllo e tracciabilità del prodotto. 

    “La filiera lattiero-casearia italiana – dice Giovanni Guarneri, coordinatore settore lattiero-caseario di Alleanza cooperative Agroalimentari – è il punto di incontro tra mestieri millenari custodi di tradizioni e nuove competenze per raggiungere ambiziosi obiettivi in linea con l’evoluzione della società, quali la sostenibilità, il benessere animale, la tracciabilità. Scegliere il latte fresco e i formaggi italiani significa, quindi, contribuire a mantenere vive e vitali questa identità e queste tradizioni e a sostenere nel contempo le trasformazioni in atto nella filiera”. 

    Guarneri ha ricordato come la cooperazione in questo settore abbia un ruolo rilevante, non solo in termini quantitativi – più del 60% del latte raccolto – ma anche qualitativi (circa il 70% del mondo dei formaggi DOP). “A fronte di molte aziende che si trovano in difficoltà e rischiano di chiudere – ha commentato Guarneri – le cooperative sono in grado di preservare la tenuta della filiera e salvaguardare l’intero tessuto economico-produttivo del territorio. Con la raccolta e la trasformazione del latte la cooperazione garantisce reddito a centinaia di migliaia di famiglie e contribuisce alla salvaguardia del territorio, specie nelle aree di montagna più a rischio spopolamento”.

    L’impegno dell’Alleanza delle Cooperative con il progetto di comunicazione “Verde latte Rosso”

    Da alcuni anni l’Alleanza delle Cooperative ha deciso di impegnarsi per valorizzare – dal punto di vista mediatico e nei confronti del consumatore – il ruolo strategico del settore lattiero caseario nel sistema alimentare ed economico italiano, attraverso il progetto di comunicazione “Verde latte Rosso” che per due anni ha raccontato l’eccellenza del latte italiano, mettendo al centro la filiera e la produzione casearia di qualità: il miglior food Made in Italy grazie al latte Made in Italy. “I risultati – spiega Guarneri – sono stati sorprendenti: la campagna ha raggiunto 7 milioni di utenti unici e generato più di 40 milioni di impression, contribuendo alla creazione di una social community attiva e interessata al latte, con più di 5.300 fan, generando un engagement rate medio di 2,8%”. 

    “Questi numeri e la risposta positiva del pubblico – ha concluso Guarneri – spingeranno l’Alleanza delle Cooperative ad investire ancora in comunicazione al fine di riqualificare l’immagine del latte e dare il giusto valore al settore lattiero caseario italiano, difendendo così il lavoro di migliaia di allevatori, centinaia di migliaia di lavoratori dell’indotto lattiero caseario, 16,5 miliardi di euro di fatturato, ma soprattutto la reputazione del Dairy Made in Italy, un bene dal valore inestimabile”.


  • antonio borea

    La Campania è uno dei territori leader in Italia e nel Mondo per la produzione di noci e nocciole. Come tutti i comparti dell’agroalimentare, però, anche quello della frutta a guscio ha bisogno di incentivare l’aggregazione tra gli operatori del settore per resistere alla concorrenza estera e al ribasso del prezzo delle materie prime. Da qui nasce l’idea di formare la società consortile cooperativa “Campania in guscio – Distretto agroalimentare di qualità“.

    L’aggregazione: il motore in più dell’agroalimentare italiano

    La scelta di cooperare e condividere con altri soggetti alcune delle scelte aziendali più importanti è ormai quasi indispensabile per le piccole realtà in un mercato completamente globalizzato. Lo abbiamo visto, tra gli altri, nel settore lattiero-caseario e in quello ortofrutticolo dove tanti piccoli produttori che faticavano ad essere competitivi hanno deciso di unirsi e dare vita a cooperative che oggi rappresentano delle vere e proprie eccellenze su scala globale. 
    Le organizzazioni di produttori hanno il merito di valorizzare al meglio il prodotto attraverso un giusto prezzo e danno la possibilità alle imprese aderenti di avere maggiori certezze economiche in un contesto di mercato molto volatile. 

    Gli obiettivi di Campania in Guscio

    “L’elemento innovativo del Distretto della frutta a guscio – specifica la nuova società in una nota stampa – è la partecipazione dal basso delle aziende, che hanno deciso di aggregarsi per nominare un comitato promotore prima e dare vita il 18 maggio 2021 ad una Società cooperativa consortile denominata Campania in guscio“.

    Il nuovo gruppo sarà guidato da Francesco Vita e dal suo vice Pellegrino La Manna, già presidente de “Il Guscio Op”, mentre il direttore tecnico sarà Sabato Castaldo.
    Faranno parte, invece, del consiglio di amministrazione  gli amministratori delle aziende agricole Biagio Franzese, Giovanni D’avanzo, Francesco Ferrante, Daniela Nunziata Rega. Siederanno nel Cda inoltre Domenico De Lucia per la Domenico De Lucia Spa, Chiara Sodano per la società agricola Nutitaly, ed i rappresentanti delle cooperative agricole Carlo Mazza (Nocciole Irpine) e Nicola Muto (AgriVesuvio).

    “La costituenda società Daq Campania in guscio – ha dichiarato il presidente Gioia – si proporrà di svolgere un ruolo strategico tra le diverse realtà agricole e agroalimentari del territorio per la valorizzazione, promozione e commercializzazione delle produzioni di qualità come quella del noce, prodotto pivot Bio, del nocciolo, e di tante altre eccellenze del nostro territorio“.

    Il ruolo di Confcooperative Campania

    Tra i promotori della nuova società cooperativa Campania in Guscio c’è anche Confcooperative Campania che da sempre porta iniziative per favorire l’aggregazione tra imprese di piccola e media dimensione. 

    “Il nostro ruolo come associazione che rappresenta il movimento cooperativo in Campania – ha sottolineato Antonio Borea, presidente di Confcooperative Campania – è soprattutto quello di unire, di mettere insieme le persone, le competenze, di generare connessioni e contaminazioni. Certamente spetterà alle singole imprese, alcune delle quali vere eccellenze del comparto frutta in guscio, cogliere il meglio dall’avvio del Daq, ma è nostro compito mettere gli imprenditori nelle condizioni di intercettare strade per la crescita e il miglioramento“.


  • confcooperative violenza sulle donne

    #fattisentirecontrolaviolenza: la campagna di Confcooperative contro la violenza sulle donne

    Confcooperative ha deciso di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza sulle donne con una campagna di comunicazione.

    Confcooperative insieme alla sua Commissione Dirigenti Cooperatrici ha deciso di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza sulle donne con una campagna di comunicazione. Il nome dell’iniziativa è #fattisentirecontrolaviolenza e prevede una serie di incontri e webinar sulla questione della violenza e la discriminazione di genere. 

    La pandemia e la disuguaglianza di genere

    Il contesto sociale che stiamo vivendo ha evidenziato ancora di più alcuni gravi
    fenomeni, quali l’aumento della disoccupazione femminile, un’esponenziale precarietà
    economica delle donne e soprattutto un aumento degli abusi e delle violenze dalle
    drammatiche conseguenze.
    Proprio in questo contesto che nasce il progetto #fattisentirecontrolaviolenza,
    una campagna di comunicazione e sensibilizzazione sui diversi aspetti di una realtà che
    ci vede coinvolti, tutte e tutti.

    Via gli stereotipi di genere

    Una campagna che si svilupperà per l’intero anno, attraverso un linguaggio
    semplice e di impatto immediato, provando a sollecitare pensiero e responsabilità
    collettiva per contribuire ad ampliare la riflessione e l’azione. Il primo messaggio – Promuoviamo il contrasto agli stereotipi – parte dai nostri costrutti sociali e individuali, per conoscere cosa ci influenza e come possiamo fare scelte diverse.

    Il gruppo di lavoro dedicato al progetto continua ad arricchire i diversi step
    e mercoledì 3 giugno 2021 ci sarà un primo momento di accompagnamento alla
    Campagna.
    ‘Stereotipia’ = La ripetizione di una sequenza invariata e costante di uno o più
    idee o modelli. Possiamo uscirne?’
    Questo il link di collegamento per l’ascolto https://bluejeans.com/668000594


  • Cultura: un Osservatorio per promuovere i Partenariati Speciali Pubblico/Privato

    L’Anci, Alleanza delle Cooperative (Agci, Confcooperative, Legacoop) e Forum del Terzo Settore propongono la creazione di un Osservatorio per la promozione dei Partenariati Speciali Pubblico/Privato in ambito culturale.

    L’Anci, Alleanza delle Cooperative (Agci, Confcooperative, Legacoop) e Forum del Terzo Settore propongono la creazione di un Osservatorio per la promozione dei Partenariati Speciali Pubblico/Privato in ambito culturale. L’Italia è ricchissima di beni pubblici, molti dei quali purtroppo inutilizzati e non conosciuti da chi lavora nel mondo della cultura. I Partenariati Speciali Pubblico/Privato rappresentano uno strumento molto importante per valorizzare al meglio il patrimonio culturale italiano attraverso sinergie tra le istituzioni e il terzo settore. Da qui l’idea di creare un vero e proprio Osservatorio per far conoscere alla società civile questa forma di partnership pubblico/privato. 

    Il commento dell’Alleanza delle Cooperative Italiane e del Forum del Terzo Settore

    “I PSPP sono in grado di unire in modo virtuoso privato e pubblico nella logica di una nuova e diversa valorizzazione del patrimonio culturale in Italia – dichiarano Mauro Lusetti, Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, Presidenti Legacoop Confcooperative e Agci per Alleanza delle Cooperative Italiane-. Se già prima della pandemia il 60 per cento del patrimonio culturale diffuso nel nostro Paese era sottoutilizzato o non utilizzato, possiamo immaginare che questa fotografia non potrà che peggiorare nel prossimo futuro. E a questo scopo non bastano solo i restauri e le riqualificazioni materiali dei siti culturali e degli edifici pubblici. 

    Con i PSPP è possibile invece creare percorsi virtuosi che offrono nuovo valore per comunità e territori. La cooperazione per prima, anche forte della propria intersettorialità, ha promosso e sostenuto la sperimentazione di questi modelli. L’Osservatorio è la naturale prosecuzione di un percorso che ci auguriamo porti i PSPP ad affermarsi sempre di più come modello di lavoro tra pubblico e privato. La call VIVIAMO CULTURA sostenuta dai Fondi Mutualistici della cooperazione per accompagnare progetti di valorizzazione basati sul PSPP è l’esempio di come si possa concretamente promuovere una modalità di lavoro condivisa tra imprese e pubblica amministrazione che, insieme, si adoperano nell’interesse della valorizzazione sostenibile dei patrimoni culturali italiani”.

    Anche Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore promuove questa iniziativa che sarà capace di rinsaldare il rapporto tra il pubblico e il privato sociale e soprattutto potrà velocizzare il processo di rigenerazione di tante aree del Paese abbandonate: “I PSPP – sottolinea Fiaschi – hanno la capacità di unire realtà diverse e di valorizzare la ricchezza di espressioni che sono presenti nelle comunità del nostro Paese. Il terzo settore, nelle sue varie componenti – dal volontariato all’associazionismo alla cooperazione sociale -, crede fortemente nella costruzione di percorsi virtuosi, insieme alle pubbliche amministrazioni, per generare sviluppo sostenibile, sociale, ambientale ed economica a partire dal patrimonio culturale. Un bene culturale non valorizzato è sinonimo di impoverimento sociale, di abbandono dei territori e delle comunità. È questo dunque il momento storico in cui abbiamo la responsabilità di promuovere reti, progettazione diffusa e ampia. Solo così potremo veder crescere modelli in grado di dare nuova linfa alle comunità”.


  • latte agrinsieme

    Agrinsieme chiede al ministro Patuanelli di riattivare il tavolo tecnico sul settore lattiero-caseario

    Negli ultimi mesi il settore lattiero caseario ha visto un aumento del costo delle materie prime e una minore redditività del prodotto, complice la chiusura del canale Ho.Re.Ca.

     Il Coordinamento Nazionale di Agrinsieme, in una lettera indirizzata al ministro per le Politiche Agricole Stefano Patuanelli, ha chiesto di riattivare il ‘Tavolo Zootecnico’, coinvolgendo gli altri ministeri interessati, Sviluppo economico e Salute, e le organizzazioni della produzione e della trasformazione, che rappresentano l’agroalimentare italiano e la grande distribuzione. Avviando così un confronto costruttivo sulle difficoltà che il settore zootecnico sta affrontando, con particolare riguardo al comparto lattiero-caseario e sugli strumenti idonei per superarle.

    I problemi del settore lattiero-caseario

    Già in una recente audizione presso l’Ufficio di Presidenza della Commissione Agricoltura del Senato, il coordinamento di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari aveva posto in evidenza come l’aumento dei costi delle materie prime e la minore redditività della produzione (a causa dell’emergenza sanitaria e della chiusura pressoché totale che si è avuta a lungo del canale Ho.Re.Ca. in Italia ed in molti Paesi), rischiano di accentuare una situazione di crisi che interessa intere aree, la cui economia si basa su questa filiera. A ciò si aggiunga la crescente disaffezione dei consumatori verso il latte vaccino – a causa di campagne mediatiche denigratorie e della promozione del consumo di proteine vegetali – con un calo degli acquisti del 5% annuo.

    I numeri della filiera del latte

    Agrinsieme ricorda l’importanza del settore lattiero-caseario, con un fatturato di circa 16,5 miliardi di euro, che rappresenta 11,5% del totale del fatturato industriale dell’agroalimentare. La spesa annua delle famiglie sui prodotti del settore si aggira sui 20 miliardi di euro. La produzione di latte del 2020 è stata di circa 12,6 milioni di tonnellate.


  • mercuri fedagri

    DL Sostegni, Alleanza Cooperative: bene gli aiuti al settore bieticolo-saccarifero, insufficienti fondi per i danni delle gelate

    Nel DL Sostegni ci sono anche misure per le cooperative agroalimentare in particolare quelle attive nel settore bieticolo-saccarifero, vitivinicolo e agrituristico.

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri il cosiddetto Decreto Sostegni Bis, ovvero l’insieme di aiuti per le attività economiche che hanno subito perdite a causa delle restrizioni imposte dal Governo. Tra gli interventi previsti dall’esecutivo e più attesi dall’opinione pubblica, ci sono i nuovi contributi a fondo perduto per le imprese che non prenderanno più in considerazione solo i cali di fatturato, ma anche il criterio dell’utile. Un meccanismo che dovrebbe rendere più corretta la ripartizione delle risorse.

    In tutto il provvedimento stanzia 40 miliardi di euro, di cui 17 a imprese e professioni, 9 alle imprese per aiuti sul credito, 4 ai lavoratori e alle fasce in difficoltà.

    Gli interventi per le cooperative agroalimentari

    Nel DL Sostegni ci sono anche misure per le cooperative agroalimentare in particolare quelle attive nel settore bieticolo-saccarifero, vitivinicolo e agrituristico. 

    “Esprimiamo soddisfazione per l’istituzione del Fondo per il sostegno del settore bieticolo-saccarifero, fortemente sostenuta e sollecitata dalla nostra organizzazione e per le altre misure introdotte a favore dei settori più colpiti dalla pandemia come il vitivinicolo e il settore agrituristico, che potranno beneficiare di un esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per il mese di febbraio, e il settore zootecnico, per il quale sono riviste le percentuali di compensazioni IVA sulle cessioni di animali vivi. Giudichiamo invece insufficiente lo stanziamento delle risorse per coprire i danni subiti dalle aziende colpite dalle gelate”.

    Così il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri commenta le principali novità per il comparto agroalimentare contenute nel testo definitivo del Decreto Sostegni Bis approvato dal Consiglio del Ministri.

    “La dotazione di 105 milioni di euro con la quale è stato rifinanziato il Fondo di solidarietà nazionale – commenta Mercuri – non è affatto proporzionata all’ammontare dei danni provocati dalle gelate alle aziende agricole e in particolare a quelle ortofrutticole. I danni al comparto della frutta estiva e primaverile causati dalle gelate tardive di marzo e aprile 2021 ammontano infatti a più di 860 milioni di euro, secondo l’analisi realizzata dal CSO Italy Centro Servizi Ortofrutticoli su indicazione dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari”.

    “Non possiamo non auspicare ora che il Parlamento rimedi in fase di conversione – conclude il presidente Mercuri – provvedendo al più presto ad un irrobustimento della dotazione del Fondo di solidarietà nazionale”.


  • cammini italiani cooperative

    Le cooperative sul sentiero dei Cammini Italiani

    Cooperazione in cammino è il nuovo progetto di Confcooperative per valorizzare le cooperative poste lungo il percorso dei Cammini italiani

    Cooperazione in cammino è il nuovo progetto di Confcooperative che si pone come obiettivo la valorizzazione delle cooperative poste lungo il percorso dei Cammini italiani. L’iniziativa, presentata oggi nel corso di un evento online, vedrà inizialmente come protagoniste le coop delle regioni Trentino Alto-Adige, Toscana e Sicilia.

    Un turismo lento, responsabile e cooperativo

    Il mercato turistico mondiale aveva manifestato dei cambiamenti profondi prima della pandemia. Lo stesso Piano Strategico del Turismo italiano aveva individuato, tra le altre cose, una possibile crisi della villeggiatura balneare tradizionale e dello sci alpino e una contemporanea ascesa dei percorsi tematici sulla cultura e sull’ambiente. 

    Nel post pandemia queste tendenze saranno ancora più evidenti, con una crescita marcata del turismo cosiddetto lento, responsabile e sostenibile. Secondo le prime stime quest’anno le località italiane avranno un +110% di domanda interna di turisti. Vuol dire che più italiani avranno la possibilità di conoscere la storia, la cultura, l’ambiente e l’enogastronomia nostrana.

    Qui si inserisce l’idea di Cooperazione in cammino, un progetto che fa entrare le cooperative turistiche, culturali, agricole e sociali all’interno dei Cammini italiani. Il turista potrà così conoscere la storia e la cultura dei luoghi che attraversa, ma anche assaporare le produzioni agricole e le tradizioni enogastronomiche dei territori tramite il supporto delle coop. 

    “Cooperazione in cammino – dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – è una proposta di rilancio e valorizzazione di un’esperienza di vita ancora prima che esperienza di turismo. Abbiamo riflettuto su come avremmo potuto coniugare l’esigenza di un turismo lento con la valorizzazione dei nostri territori e delle nostre aree interne che sono sempre più abbandonate. C’è una forte modernità in questo”.

    Le esperienza di Trentino, Toscana e Sicilia nei cammini italiani

    Il 3 giugno partiranno ufficialmente i cammini cooperativi. E lo faranno con tre progetti pilota in Trentino Alto Adige, Toscana e Sicilia. 

    Il Trentino Alto Adige propone un percorso di tre giorni lungo La Via Romea Germanica in Valsugana. L’obiettivo, come ha sottolineato Stefano Ravelli della coop APT Valsugana e Lagorai, è valorizzare il territorio della Valsugana anche attraverso accordi con le altre cooperative che operano in Trentino. Ci saranno ad esempio accordi con le cooperative sociali per la manutenzione del cammino e per i momenti di ristoro, ma anche intese con le casse rurali per avere dei punti di prelievo bancomat lungo il tragitto. E non mancheranno poi ovviamente le cooperative agricole che faranno assaggiare al turista le specialità locali. 

    La Toscana propone invece un cammino di 65 km della durata di 5 giorni nei luoghi posseduti da Matilde di Canossa (La Via Matidildica del Volto Santo). Si parta da San Pellegrino in Alpe e la meta finale è Lucca. Il percorso è pensato soprattutto per le donne in quanto Matilde di Canossa è nota per essere un vero e proprio simbolo di coraggio e femminilità. Così come accade nell’esperienza trentina anche in Toscana saranno attivate una serie di collaborazioni con cooperative associate che si occupano di turismo, agricoltura e pesca. 

    La Sicilia, infine, presenta l’itinerario denominato La Magna Via Francigena che ripercorre i luoghi posseduti dai Normanni. Da Agrigento a Palermo, 183 km in nove tappe con due percorsi che possono essere effettuati in bici. 
    Il territorio è generalmente poco turistico, questo garantirà un’esperienza assolutamente autentica e unica attraverso borghi, antichi casali, cooperative agricole e paesaggi ricchi di biodiversità. 
    Una delle peculiarità più interessanti di questo progetto è il coinvolgimento di cooperative socio-sanitarie che daranno la possibilità di fare il cammino anche ad anziani e soggetti in difficoltà.

    “Lentezza, benessere e festa – dice Don Gionatan De Marco, Direttore Ufficio per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport della Conferenza Episcopale Italiana – sono queste le tre parole chiave del nostro cammino. Lentezza non significa andare piano, ma far fermare spesso le persone e farle incontrare; la parola benessere invece ruota attorno a ciò che è bello e buono e noi abbiamo un territorio straricco di bellezza e bontà; festa, invece, significa far scoprire che le nostre sono delle comunità aperte ed inclusive”.


  • 2 per mille associazioni culturali 2021

    2 per mille: l’elenco delle associazioni culturali iscritte nel 2021

    Dopo la parentesi del 2016 il Governo ha deciso di re-introdurre, sempre in forma sperimentale, il 2 per mille per le associazioni culturali.

    Il 2 per mille può essere uno strumento molto importante per sostenere le associazioni culturali italiane. Come sappiamo il mondo della cultura è stato uno dei più colpiti dalla pandemia: migliaia di lavoratori dello spettacolo sono rimasti senza lavoro e tantissime imprese del settore culturale hanno dovuto ridimensionarsi dovendo fare i conti con le restrizioni imposte dal Covid e con un sistema di sostegni governativi insufficienti per la gravità del momento. 

    Per questo motivo dopo la parentesi del 2016 il Governo ha deciso di re-introdurre, sempre in forma sperimentale, il 2 per mille per le associazioni culturali.

    Che cos’è il 2 per mille per la cultura

    Quest’anno, dunque, non solo i partiti politici ma anche le associazioni culturali possono usufruire del 2 per mille. Ma di cosa si tratta nello specifico? I contribuenti possono decidere, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare una quota pari al 2 per mille della propria imposta sul reddito a favore di un’associazione culturale. 

    Se siete dei lavoratori dipendenti, ad esempio, tra le varie voci da compilare nel modello 730 ci saranno quelle riguardanti l’8 per mille dedicato allo Stato o alle confessioni religiose, il 5 per mille rivolto al non profit o alla ricerca scientifica e infine per l’appunto il 2 per mille, nato per finanziare attraverso contributi dei cittadini il mondo dei partiti politici e (adesso) della cultura.

    Per quanto riguarda quest’ultimo ambito, come riporta sul proprio sito l’Agenzia delle Entrate, per esprimere la scelta a favore di una delle associazioni culturali ammesse al beneficio, il contribuente deve apporre la propria firma nell’apposito riquadro presente nella scheda indicando il codice fiscale dell’associazione cui vuole destinare la quota del due per mille. La scelta deve essere fatta per una sola delle associazioni culturali beneficiarie.

    La dicitura che trovate nella sezione del modello 730 dedicata al 2 per mille.

    L’elenco delle associazioni culturali iscritte al 2 per mille

    Non tutte le associazioni, però, possono ricevere questo contributo. Lo scorso 16 aprile il Ministero dei Beni Culturali ha pubblicato i requisiti di ammissione. Possono partecipare le associazioni senza scopo di lucro di cui al libro I del codice civile che:
    a) abbiano, secondo il rispettivo atto costitutivo o statuto, la finalità di svolgere e/o promuovere
    attività culturali;
    b) risultino esistenti da almeno 5 anni al momento della presentazione della domanda di cui al
    comma 2 del presente articolo.

    Le associazioni hanno avuto circa dieci giorni di tempo per poter presentare la domanda (la scadenza era fissata per il 26 aprile). Lo scorso 10 maggio il Ministero ha pubblicato l’elenco delle
    associazioni culturali che hanno presentato istanza di iscrizione o dichiarazione di conferma dei
    requisiti. 

    Il legale rappresentante dell’ente richiedente avrà tempo fino al 21 maggio 2021 per chiedere la rettifica di eventuali errori di iscrizione inviando una comunicazione alla casella di posta elettronica duepermille@beniculturali.it mediante la propria e-mail di registrazione al Portale Procedimenti.

    Entro il 10 giugno 2021 il Ministero dei Beni Culturali trasmetterà poi gli elenchi definitivi relativi ai soggetti ammessi al riparto e a quelli esclusi, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la pubblicazione sul proprio sito web e all’Agenzia delle Entrate per la determinazione degli importi spettanti a ciascuna associazione in base alle scelte effettuate dai contribuenti.

    Qui di seguito trovate l’elenco pubblicato dal Ministero di tutte le associazioni culturali che hanno presentato domande di iscrizione. Qualora dovesse mancare la vostra associazione culturale avete tempo fino al 21 maggio 2021 per segnalare l’eventuale errore al Ministero. 



  • Prima unione regionale in Italia di Confcooperative per numero di cooperative giovanili (21,9% delle associate).

    Nell’ultimo report di Fondo Sviluppo (Studi&Ricerche 141 – Maggio 2021), dedicato alle cooperative di giovani under 40 iscritte a Confcooperative, emerge un dato che per una volta può renderci orgogliosi di essere calabresi. Infatti, la nostra associazione vanta a livello nazionale il maggior tasso di imprese nate da Under 40 in rapporto al numero di associate. Dai dati emerge come in Calabria nel corso del 2020, funestato dalla Pandemia, sono nate ben 37 cooperative di giovani; un segnale incoraggiante non solo per il comparto della cooperazione regionale, ma tutto il settore delle imprese e StartUp, che evidenzia come il modello cooperativo  che mette al centro persone e territori è attrattivo per tanti giovani. Inoltre, ben 4 delle cinque province calabresi (Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia), assieme a sole altre tre in tutta Italia, hanno un’età media degli amministratori delle cooperative inferiore ai 50 anni.

    Confcooperative Calabria 21% di Cooperative Giovanili

    “Questi numeri dimostrano come il modello cooperativo sia capace di coinvolgere e attivare i giovani dei territori calabresi. – Spiega Rocco Sicoli, Vice Presidente di Confcooperative Calabria con delega a Giovani e innovazione – La cooperativa con al centro la persona, il principio della “porta aperta” e la territorialità, dimostra di essere uno strumento imprenditoriale valido e moderno. Sicuramente, continueremo a lavorare nella promozione del modello tra i giovani, sia attraverso la nostra collaborazione con Progetto Policoro Calabria sia intercettando giovani nei territori. Grande merito di questo risultato va a chi lavora quotidianamente in Confcooperative Calabria e nei territori per promuovere il modello cooperativo.”

    “Attenzione al territorio, dialogo con università e associazioni, sono la nostra arma vincente per avvicinare i giovani calabresi alla vera cooperazione. – sottolinea ancora Sicoli -. Quelli che emergono sono numeri lusinghieri per la nostra regione, ed in particolare per la nostra associazione, poiché per una volta il nome Calabria e la parola giovani sono legate da un evento positivo e non da fenomeni di emigrazione. Questo per noi è però un incoraggiamento e non di sicuro un traguardo. Il modello cooperativo in Calabria è ancora poco conosciuto tra giovani e giovanissimi, nel corso di questo e dei prossimi anni sicuramente aumenteremo le attività di animazione sul territorio. Mi auguro che dopo la fine della Pandemia, la nostra Regione riparta dal modello cooperativo per dare opportunità ai giovani e generare valore aggiunto che resti ad arricchire il nostro territorio. Questa sarebbe la scelta politica più responsabile e auspicabile per una vera ripartenza.”

     


  • Italia Economia Sociale: tutte le novità

    Italia Economia Sociale, il programma di finanziamento per le cooperative e le imprese sociali, sarà modificato in maniera sostanziale. Ecco le novità.

    Quali sono gli programmi finanziari migliori per avviare la ripartenza delle cooperative e delle imprese sociali? 

    Si è parlato di questo nel corso del webinar “Strumenti per il rafforzamento dell’imprenditoria sociale” promosso da Confcooperative Federsolidarietà. 

    Sono diversi i bandi e gli avvisi messi a disposizione dallo Stato per sviluppare l’ecosistema cooperativo e in generale il mondo del Terzo Settore. Uno dei più interessanti e meno utilizzati fin qui è il programma Italia Economia Sociale, lanciato ormai diversi anni fa e in questi mesi oggetto di una profonda rivisitazione che dovrebbe renderlo più snello e appettibile per il mondo della cooperazione.

    In questo periodo di operatività, come sottolinea Vincenzo Durante di Invitalia, grazie ad Italia Economia Sociale sono stati finanziati solo 21 progetti. Un risultato non all’altezza delle aspettative a causa di diverse criticità operative che il Mise e Invitalia contano di risolvere nei prossimi mesi.

    Italia Economia Sociale: che cos’è

    Italia Economia sociale è un programma di agevolazioni del Ministero dello Sviluppo economico finalizzato alla nascita e alla crescita di imprese che operano per il perseguimento di finalità di utilità sociale e di interesse generale.

    La dotazione finanziaria complessiva del progetto è di 223 milioni di euro con una quota del 50% del budget riservata alle imprese sociali. 

    A chi è rivolto 

    La precedente versione dello strumento era rivolta specificatamente alle cooperative sociali Legge 8 novembre 1991, n. 381, alle cooperative qualificate come ONLUS e alle imprese sociali costituite in forma societaria. La revisione del programma prevede che sarà allargato il perimetro d’intervento a tutte le imprese sociali e alle imprese creativo-culturali costituite in forma societaria. 

    Sarà data la possibilità a più imprese (fino ad un massimo di sei, anche appartenenti a territori diversi) di presentare insieme un’unica domanda per realizzare un progetto di sviluppo territoriale, anche in una logica di distretto diffuso. 

    Cosa finanzia Italia Economia Sociale

    La rivisitazione di Italia Economia Sociale riguarda anche le forme e i numeri dei finanziamenti. Nella precedente versione del programma erano finanziabili progetti da un minimo di 200mila euro fino ad un massimo di 10 milioni di euro. La nuova versione abbasserà a 100mila euro il plafond minimo per poter presentare il progetto dando così alla possibilità a molte cooperative ed imprese sociali di piccola dimensione di poter accadere con più facilità alla misura.

    Il finanziamento previsto da Italia Economia Sociale potrà coprire fino all’80% delle spese. Non è un caso che si parli esplicitamente di spese e non di investimenti: il programma, infatti, finanzia anche i costi di formazione, quelli per acquisire certificazioni ambientali o per entrare in rapporto con istituti di ricerca, innovation hub, centri di trasferimento tecnologico. Sarà infine contemplato anche il costo del lavoro e di formazione per l’inserimento lavorativo di persone fragili. 

    Una grande opportunità per il mondo del terzo settore

    La rivisitazione di Italia Economia Sociale sarà dunque un’occasione importante per sviluppare in senso imprenditoriale tante realtà operative nel mondo del terzo settore.
    Parliamo anche delle cooperative che vogliono rigenerare aree ed edifici ad alto rischio di degrado. Il programma di spesa di Italia Economia Sociale, infatti, non prevede tetti massimi rispetto alla parte edile in modo da consentire un’ampia rigenerazione degli spazi urbani e rurali. 

    “Italia Economia Sociale – ha sottolineato Vincenzo Durante di Invitalia nel corso del webinar promosso da Confcooperative – è un’opportunità da cogliere per le cooperative perché dà la possibilità di effettuare un investimento con un volume di immobilizzazioni più alto grazie a fondi pubblici. Ha una valenza strategica forte per il terzo settore, un mondo in grado di produrre impatto sociale e di promuovere il processo di transizione ecologica”.


  • qualità della vita 2016

    Il Senato ha approvato in via definitiva la legge sui piccoli Comuni. Il provvedimento, passato da Palazzo Madama all’unanimità, intende salvare i piccoli borghi dallo spopolamento sempre più intenso, incentivando le attività imprenditoriali e favorendo il flusso turistico.

    La legge definisce i piccoli Comuni come quei centri abitati che contano fino a cinquemila abitanti. Fanno parte, però, di questa categoria anche le fusioni tra Comuni che hanno ciascuno fino a cinque mila abitanti. Oggi queste realtà sono una fetta rilevante del territorio italiano: rappresentano, infatti, quasi il 70% dei Comuni e comprendono più di 11 milioni di persone. Realizzare, dunque, un intervento sistemico a loro favore significa dare un contributo alla riduzione delle diseguaglianze territoriali e valorizzare il patrimonio culturale e naturalistico presente in questi luoghi.

    qualità della vita 2016Il provvedimento agisce su due piani. Da una parte, infatti, si cerca di favorire gli investimenti privati attraverso fondi specifici, dall’altra è previsto l’intervento diretto dello Stato per lo sviluppo delle infrastrutture. Uno degli aspetti più importanti della legge è l’istituzione di un Fondo da 100 milioni di euro per gli investimenti nei piccoli comuni. Per il primo anno sono stati già garantiti 10 milioni che consentiranno alle imprese di avviare attività commerciali abbassando il rischio imprenditoriale.

    Proprio la carenza di iniziative economiche è uno degli elementi più problematici per queste realtà che non riescono a sfruttare le proprie risorse culturali e paesaggistiche attraverso la creazione di posti di lavoro. L’ovvia conseguenza è il progressivo spopolamento dei paesi, con gli abitanti del luogo che decidono di spostarsi nei grandi centri abitati o di emigrare in realtà che offrono maggiori opportunità lavorative. È evidente come sia difficile per un imprenditore decidere di investire in un territorio povero di risorse umane, servizi ed infrastrutture.
    Di qui la scelta del Parlamento di intervenire, ad esempio, per dotare queste zone di infrastrutture essenziali come la banda larga destinando loro le risorse del Piano banda larga.

    Ci sarà, infine, maggiore spazio anche per quelle associazioni e quegli enti non profit che si occupano di riqualificazione dei territori e dei centri storici. La legge promuove, infatti, interventi pubblici e privati per fare rivivere i centri storici, dando ai Comuni la possibilità di acquistare immobili, stazioni e case cantoniere abbandonate per riqualificare aree degradate e spopolate. Gli stessi Comuni potranno, infine, stipulare apposite convenzioni con le diocesi della Chiesa cattolica e con le rappresentanze delle altre confessioni religiose che hanno concluso intese con lo Stato, al fine di valorizzare il patrimonio culturale e religioso del luogo.