Categoria: News

  • Alleanza delle Cooperative: no alla demonizzazione del vino

    L’Alleanza delle Cooperative esprime soddisfazione per il voto del Parlamento europeo che ha stabilito che nell’etichetta non ci sarà il bollino nero sulla cancerogenicità del vino.

    L’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari esprime soddisfazione per il voto dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo che ha stabilito che nell’etichetta non ci sarà alcun bollino nero certificante la cancerogenicità del vino. 

    Sono passati, infatti, alcuni emendamenti al Cancer Plan, ovvero il Piano anticancro redatto dalla Commissione Beca (Committee on Beating Cancer). Le proposte di modifica alla legge comunitaria specificano che non è il consumo in sé di sostanze alcoliche a costituire un fattore di rischio di tumore. Nelle etichette sarà presente invece solo una generica raccomandazione ad un consumo moderato e responsabile di vino e alcol. 

    Un’eventuale approvazione del precedente testo, che avrebbe imposto il posizionamento di un bollino nero sulle etichette del vino come avviene ad esempio per le sigarette, avrebbe provocato danni enormi ad un settore chiave del Made in Italy agroalimentare come quello vitivinicolo.

    Mercuri: nuovo testo sul vino più equilibrato

    “Il voto in plenaria sul Piano di azione per la lotta contro il cancro ci restituisce un testo globalmente equilibrato e sicuramente migliorativo, specie per quanto riguarda il
    vino poiché è stato eliminato l’approccio che non distingueva l’uso moderato e consapevole di vino dall’abuso di sostanze alcoliche, che avrebbe penalizzato pesantemente il comparto vitivinicolo, considerando quale fattore di rischio il consumo di alcol in sé. Complessivamente nel documento – che contiene linee guida importanti per la salute dei cittadini europei in tema di prevenzione del cancro e di accesso alle cure – rimangono tuttavia alcuni riferimenti che avranno inevitabili ricadute sulle politiche di promozione dei prodotti agroalimentari”.

    Questo il commento del presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri rispetto al voto di oggi a Strasburgo della Relazione sul piano di lotta contro il cancro, che era stata redatto lo scorso anno da un’apposita Commissione parlamentare speciale (Commissione BECA) e che oggi è stato approvato in plenaria dal Parlamento Ue, con alcune modifiche.
    “Pur se restano motivi di soddisfazione per il lavoro portato avanti dagli europarlamentari, in
    particolare da quegli italiani,– spiega il Presidente Mercuri – è fondamentale rimanere vigili e tenere alta la guardia in generale sulle strategie che l’Europa è pronta a mettere in pratica. La Commissione ha messo a punto in questi anni un complesso di politiche e documenti strategici – dalla Farm to Fork alla Strategia sulla biodiversità alla revisione dei sistemi di etichettatura e al Nutriscore, solo per citare i principali – che avranno infatti un impatto non trascurabile sulle nostre filiere agroalimentari, dal vino alle carni rosse. I documenti e le linee strategiche della Commissione rischiano infatti di tradursi molto presto in atti normativi, con un approccio che finora è apparso tutt’altro che equilibrato tra le varie istanze. Non resta che sperare che il Consiglio possa fare la sua parte e correggere il tiro”.

    Rispetto alle politiche di promozione, la relazione finale approvata oggi dal Parlamento europeo accoglie con favore una futura revisione delle politiche di promozione che incentivi una dieta sana, con un maggiore consumo di proteine vegetali e frutta e verdura e scongiuri il consumo in eccesso (overconsumption ) di carni rosse e trasformate. “Pur essendo preoccupati e vigili rispetto alle possibili evoluzioni della riforma della promozione – conclude il Presidente Mercuri – al contempo è importante che il Parlamento UE abbia sottolineato il riferimento al consumo eccessivo delle carni e non già al mero consumo, ribadendo dunque il concetto dell’importanza di una dieta equilibrata e varia. Ci lasciano ben sperare anche le parole della Commissaria UE alla Salute Stella Kyriakides che ha dichiarato che «non c’è alcuna intenzione di prendere di mira una cultura gastronomica» e che «il lavoro sarà basato su dati scientifici».


  • gardini uno mattina

    Maurizio Gardini è il nuovo presidente dell’Alleanza delle Cooperative

    Maurizio Gardini è stato nominato presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, l’organizzazione di rappresenta che unisce le centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop.

    Maurizio Gardini è stato nominato presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, l’organizzazione di rappresenta che unisce le centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop.

    Gardini subentra a Mauro Lusetti che da oggi assume l’incarico di co-presidente, affiancando Giovanni Schiavone.

    Le prime parole del presidente Gardini

    Nel suo discorso di insediamento Maurizio Gardini ha voluto evidenziare con orgoglio il ruolo che possono svolgere i corpi intermedi in questa fase di scollamento tra le istituzioni e cittadini: «La rappresentanza in questo paese rischia l’irrilevanza. Oggi, invece – dice Gardini – c’è più bisogno di dialogo, di protagonismo dei corpi intermedi di cui la politica e le istituzioni non possono fare a meno. E noi siamo parte di quella economia civile che recita un ruolo da protagonista nel Paese. Siamo al lavoro per rimuovere le enormi e non ancora tutte emerse macerie sociali ed economiche che ci lascia la pandemia». 

    Spazio poi alle tematiche legate al mondo del lavoro e della ripresa, con la questione delle diseguaglianze e del rincaro delle materie prime che stanno colpendo duramente anche l’Italia. «La ripresa economica c’è ma è diseguale, tra imprese, settori e territori, oltre che tra le persone il nostro impegno è quello di ridurre le fratture e le diseguaglianze. Pur partendo dagli ottimi dati di fine anno con PIL e occupati tornati a livelli pre Covid, il 2022 si apre con: rincari energetici e delle materie prime, mancanza di lavoratori (40% di assunzioni di difficile reperimento), soprattutto nelle filiere dove le cooperative sono altamente rappresentate: servizi alla persona, costruzioni, trasporti e logistica, industria alimentare e commercio». 

    «Il Governo ha adottato una serie di misure che hanno garantito credito e garanzie a famiglie e imprese. Questo ha consentito, soprattutto alle imprese che hanno vissuto una lunga fase di chiusura, di sopravvivere alla crisi. La fine dell’emergenza e il superamento di queste azioni non devono avvenire in modo traumatico perché lascerebbero sul campo molte imprese. In questa stagione il credito cooperativo ha dimostrato più di altre banche di essere vicino ai territori e di essere vicino alle imprese. Una specificità, quella del credito cooperativo, che va difesa combattendo la logica omologatrice delle normative comunitarie che tende alla taglia unica e quindi a snaturare il modello cooperativo». 

    Un passaggio, infine, sul tema della transizione ecologica. «Come Alleanza delle Cooperative dobbiamo raccogliere la sfida della transizione ecologica ed energetica, promuovendo l’orientamento verso modelli produttivi e di consumo sostenibili, ma garantendo, contestualmente, l’accompagnamento e la sensibilizzazione delle cooperative e delle imprese. Dobbiamo promuovere le comunità energetiche, realizzare infrastrutture e impianti, in un necessario bilanciamento tra le istanze di semplificazione e velocizzazione di procedure e iter autorizzativi e tutela del territorio, del suolo, del paesaggio e dell’ambiente. Infine, valutare senza pregiudizi scelte politiche e di sistema, ad esempio sul nucleare, sull’idrogeno, sul gas, sugli inceneritori, sul fotovoltaico in area agricola, sulla fiscalità ecologica». 

    «Nella ridefinizione della politica industriale la Commissione Europea sostiene che l’economia europea post pandemica deve trasformarsi, bilanciando obiettivi sociali, economici ed ambientali e deve farlo attraverso una “terza via”, incoraggiando le imprese dell’economia sociale non solo a riempire gli spazi lasciati vuoti dallo Stato per costruire una società e un’economia inclusiva. Dobbiamo continuare a lavorare in Europa per consolidare questi risultati». 


  • i beni culturali che saranno restaurati dal ministero della cultura

    Cantieri della Cultura: l’elenco dei beni finanziati dal Governo

    Il Colosseo, la Basilica di San Marco, Palazzo Reale e tanti altri beni culturali saranno oggetto di operazioni di restauro e valorizzazione.

    Sono 38 i beni culturali protagonisti del Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”, promosso dal Ministero della Cultura e approvato dalla Conferenza Unificata Stato Regioni. A questi si aggiungono 3 nuove acquisizioni al Patrimonio dello Stato di beni immobili (Villa Massenzia a Roma, Villa Buonaccorsi a Potenza Picena e diversi terreni in provincia di Venezia sui quali era edificata la città romana di Altino) per un investimento complessivo che sfiora i 200 milioni di euro. 

    Cos’è il piano Grandi Progetti Beni Culturali

    L’obiettivo del progetto è valorizzare il patrimonio artistico e culturale italiano attraverso interventi  di tutela e riqualificazione di decine di opere presenti sul territorio nostrano. 
    «Trentotto interventi strategici, diffusi in tutta Italia, e tre nuove acquisizioni che confermano la centralità della cultura nell’azione di politica economica del governo», ha commenta il ministro della Cultura, Dario Franceschini, che evidenzia come «il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale è uno degli assi fondamentali su cui si fonda la crescita economica e sociale del Paese».

    I beni culturali scelti per questo progetto saranno oggetto di operazioni di restauro, messa in sicurezza (anche in chiave anti-sismica), adeguamento degli spazi per migliorare l’accesso al pubblico, ripavimentazione e altri lavori strutturali. Grazie a questa iniziativa si renderà maggiormente fruibili le opere in questione, sia per il turisti che per i cittadini che potranno viverle maggiormente nella quotidianità, e soprattutto si proverà a migliorare la conservazione del bene nel lungo periodo.

    L’elenco dei beni culturali che saranno restaurati

    Tra i protagonisti del progetto ci sono diversi beni che rappresentano a pieno l’identità artistica, storica e cultura dell’Italia come il Colosseo, la Basilica di San Marco e Palazzo Reale. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le 38 strutture scelte dal Ministero, con l’importo del finanziamento erogato per le operazioni di riqualificazione: 

      Oggetto dell’intervento Città Euro
    1 Certosa San Giacomo – Capri Capri 5.000.000
    2 Complesso monumentale del Santuario della Santa Casa di Loreto Loreto 7.100.000
    3 Complesso del San Michele –  ICCROM Roma 2.500.000
    4 Castello di Belforte Belforte 5.000.000
    5 Basilica di San Marco Venezia 3.300.000
    6 Palazzo Poli e Calcografia Roma 4.300.000
    7 Complesso dell’Antico Ospedale Grande Degli infermi (Borgo della Cultura) Viterbo 13.983.010
    8 Villa Diana –  Isola di Gallinara Isola della Gallinara 3.000.000
    9 Cortili Procuratie Nuove  Venezia 4.000.000
    10 Archivio Centrale dello Stato Roma 4.400.000
    11 Palazzo D’Avalos Vasto 2.800.000
    12 Basilica Concattedrale di S. Andrea Mantova 1.601.500
    13 Colosseo- Interventi di restauro Porta Libitinaria, Porta Triunphalis Roma 4.500.000
    14 Villa Medicea dell’Ambrogiana Montelupo Fiorentino 12.000.000
    15 Vittoriano – adeguamento antincendio Roma 14.000.000
    16 Cattedrale S. Maria Assunta Cosenza 2.000.000
    17 Latteria Cooperativa di Canale d’Agordo – Percorso Papa Luciani Canale d’Agordo 1.800.000
    18 Palazzo Reale Napoli Napoli 23.000.000
    19 Il Nuovo MAXXI Roma 15.000.000
    20 Museo della Fondazione Dario Fo e Franca Rame Pesaro 2.350.000
    21 Palazzo Baronale Colonna Colonna 2.400.000
    22 Antico Episcopio di Assisi e Santuario della Spogliazione ( mura romane con la Domus di Properzio, Museo della Memoria e Giardino dei Giusti) Assisi 1.800.000
    23 Anfiteatro di Milano -Parco Archeologico dell’Anfiteatro PAN Milano 3.500.000
    24 Ex Convento Santo Spirito Vibo Valentia 3.000.000
    25 Completamento Museo Mitoraj (2° lotto) Pietrasanta 3.500.000
    26 Anfiteatro Volterra Volterra 3.000.000
    27 Musei Reali, Palazzo Madama,Archivio di Stato e Teatro Regio-Implementazione del Distretto Centrale dei Musei Torino 6.150.000
    28 Campo Fossoli – Restauro del magazzino ferroviario nord Fossoli 500.000
    29 Archivio di Stato Firenze Firenze 4.600.000
    30 EX carcere giudiziario- Museo Modernità interattiva immateriale industriale artigianale agricola artistica – MIA Melfi 4.561.000
    31 Città romana di Iulium Carnicum- valorizzazione delle aree archeologiche Zuglio 1.250.000
    32 Museo della Resistenza Milano 8.000.000
    33 Interventi per la fruizione del Castello Aragonese Taranto 2.750.000
    34 Nuraghe Costa o “Sa Regia” Burgos 1.000.000
    35 Il circuito dei Nuraghi Ussaramanna, Pompu, Quartu Sant’Elena  890.000
    36 Anniversario 900 anni Cattedrale di Santa Maria Assunta in Piacenza e Collegiata di Castell’Arquato Piacenza – Bobbio 750.000
    37 Basilica e Convento di Santa Maria in Vado Vado 2.000.000
    38 Museo Egizio – Lavori per il Bicentenario Torino 5.000.000

     


  • il discorso del presidente mattarella

    Giovedì 3 febbraio è iniziato il Sergio Mattarella bis. L’appena rieletto Capo dello Stato ha effettuato il classico giuramento istituzionale e ha rivolto alle Camere riunite in seduta comune un discorso pieno di contenuti, valori da condividere e spunti per il futuro dell’Italia. 

    Uno dei passaggi più incisi del Presidente della Repubblica ha riguardato il mondo della cultura. Su Cooperative Italia abbiamo dato molto spazio agli operatori del settore culturale, raccontando spesso le loro storie, individuando opportunità per lo sviluppo di cooperative e associazioni culturali e soprattutto sottolineando la rilevanza strategica che l’intero comparto può avere per la crescita economica e sociale del Paese. 

    Mattarella: la cultura non è il superfluo, ma elemento distintivo dell’Italia

    Cultura e scuola sono stati due temi centrali del discorso di insediamento di Mattarella. Un messaggio chiaro e netto che arriva in un momento storico di grande crisi per questi due mondi a seguito dello scoppio della pandemia. 

     

    L’Italia È, Per Antonomasia, Il Paese Della Bellezza, Delle Arti, Della Cultura. Così Nel Resto Del Mondo Guardano, Fondatamente, Verso Di Noi. La Cultura Non È Il Superfluo: È Un Elemento Costitutivo Dell’identità Italiana.

    La cultura, dunque, come segno riconoscibile della nostra nazione. Per questo motivo, quindi, secondo il capo dello Stato proprio la cultura dovrà essere uno dei pilastri del futuro del nostro Paese; un futuro immaginato e progettato in questi mesi anche attraverso i fondi del PNRR. “Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni, da preservare e sostenere, – ha aggiunto Mattarella – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica, nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni“.

    Una scuola inclusiva e giusta

    Un altro passaggio importante del discorso del Presidente della Repubblica ha riguardato, come accennato in precedenza, la scuola. Proprio in questi giorni il mondo scolastico è scosso per la morte del giovane Lorenzo Parelli, scomparso in fabbrica nell’ambito di un progetto scuola-lavoro, e per le conseguenti proteste degli studenti represse in maniera violenta dalle forze dell’ordine.

    Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità. È doveroso ascoltare la voce degli studenti, che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.

    Parole, dunque, che svelano un intento programmatico chiaro che speriamo possa essere abbracciato anche dalle forze politiche di governo e dal Parlamento.


  • latte prezzo

    Ismea: produzione di latte in aumento nei prossimi cinque anni

    Secondo Ismea la produzione di latte italiano è destinata ad aumentare del 15% nei prossimi cinque anni.

    La produzione di latte bovino è destinata ad aumentare del 10/15% nei prossimi anni. A prevederlo è Ismea nel report sugli scenari del comparto lattiero caseario commissionato dall’Alleanza Cooperative Agroalimentari e presentato nella giornata di ieri a Verona nel corso del Dairy Summit, gli stati generali della filiera lattiero-casearia.

    La grande disponibilità di latte italiano

    Finalmente una stima positiva per il settiero caseario. Negli ultimi c’è stata una costante riduzione dei consumi mondiali di latte fresco, fatta eccezione per paesi come India e Cina. Questa tendenza ha costretto le aziende lattiero caseari a diversificare, spostando parte della propria produzione verso le bevande vegetali, il latte a lunga conservazione e i formaggi. 

    Se il mercato interno, quindi, sembra essere un terreno favorevole specialmente per i formaggi, gli stati appartenenti al continente asiatico e in generale quelli esteri potranno essere un approdo costante per il latte nostrano. Secondo il report di Ismea, infatti, la grande disponibilità di materia prima, prevista per il prossimo lustro, porterà ad un forte aumento delle esportazioni, con una crescita del +25% nei prossimi cinque anni. 

    Produzione latte: le regioni che trainano il settore

    Il periodo positivo della produzione di latte italiano è iniziato nel 2015 e pare dunque destinato a proseguire in futuro. La maggior parte dell’incremento produttivo si è realizzato nelle regioni del Nord Italia (Lombardia +19%, Emilia Romagna +15%, Veneto + 6,0%, Piemonte +15%), ma anche in alcune regioni del Mezzogiorno (Puglia +12%, Sicilia e Basilicata +11%, Calabria +17%). A fronte dell’aumento delle consegne di latte (+13% nell’ultimo quinquennio), il prezzo alla stalla del latte nazionale è mediamente aumentato del 3% tra il 2015 e il 2020. Troppo poco se consideriamo che dopo la crisi Covid gli allevatori hanno dovuto subire un aumento del costo delle materie prime stimabile almeno attorno al +50%.

    «Affinché il significativo aumento della produzione di latte a livello nazionale sia sostenibile da un punto di vista economico – ha commentato Giovanni Guarneri, coordinatore settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari – la filiera dovrà affidarsi ad una strategia che punti, da un lato, a sviluppare nuovi canali commerciali aumentando l’export dei prodotti caseari (anche in considerazione delle prospettive di crescita della domanda mondiale) e, dall’altro, riesca ad individuare e implementare nuovi segmenti di mercato con destinazioni alternative della materia prima latte».


  • Fondazione Cariplo: 14 milioni per aiutare il settore della cultura

    Fondazione Cariplo ha stanziato 14 milioni di euro per aiutare i giovani che operano nel settore della cultura e valorizzare i beni culturali.

    Il mondo della cultura e dello spettacolo ha sofferto più di chiunque altro le chiusure imposte dall’emergenza Coronavirus. Per questo motivo non solo le istituzioni, ma anche i privati si stanno muovendo per aiutare i lavoratori e le imprese del comparto. 

    In questa direzione vanno le risorse stanziate da Fondazione Cariplo che attraverso il suo Consiglio d’Amministrazione ha destinato complessivamente 14,5 milioni per sostenere il settore della cultura.  Dal 1991, anno in cui è nata la Fondazione, sono stati investiti 1 miliardo e 200 milioni di euro per realizzare 14mila progetti in ambito Arte e Cultura. Investimenti importanti che hanno contribuito alla crescita di un settore strategico e centrale nel nostro Paese. 

    Le iniziative di Fondazione Cariplo

    Nei giorni scorsi Fondazione Cariplo ha approvato tre provvedimenti per la ripartenza del mondo della cultura, con un focus sui giovani, sulla promozione della lettura e sulla valorizzazione dei beni culturali. 
    Nello specifico sono stati previsti: 

    • 9,5 milioni di euro a sostegno di 94 progetti che puntano alla ripresa delle attività culturali, alla promozione del benessere delle persone e allo sviluppo delle comunità, con un’attenzione particolare ai giovani e alle fasce della popolazione più colpite dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria.
    • 3 milioni di euro per 75 progetti per promuovere la lettura come pratica quotidiana per fasce sempre più ampie della popolazione, in modo da favorirne l’inclusione sociale, economica, culturale.
    • 2 milioni di euro per il nuovo bando “SOS Patrimonio”. L’iniziativa sostiene interventi sul patrimonio storico-architettonico di pregio, anche in considerazione della significativa contrazione delle risorse dedicate alla conservazione dei beni culturali, avvenuta nel 2020, a causa delle nuove priorità legate all’emergenza sanitaria da Covid-19.

    “Soprattutto nei momenti di crisi – sottolinea Giovanni Fosti, Presidente di Fondazione Cariplo – non possiamo permetterci di perdere ciò che rende il nostro territorio attrattivo e ricco di significato: l’azione di soggetti che creano e diffondono cultura rende le nostre comunità più unite e la presenza di beni storico-architettonici genera un valore simbolico, culturale e anche economico. Abbiamo un grande bisogno di bellezza, per questo Fondazione ritiene cruciale continuare a investire in Arte e Cultura, proteggendo il patrimonio esistente, fatto di competenze e di luoghi, e sostenendo percorsi che ne moltiplichino gli effetti in termini di coesione e di sviluppo sul territorio.

    Una ripartenza complicata

    Le ultime settimane sono state sicuramente una boccata d’ossigeno per gli eventi culturali e musicali, per gli spettacoli e le rappresentazioni teatrali. La ripresa delle attività con una parziale presenza del pubblico è un bel segnale per il Paese e l’intero comparto culturale, ma chiaramente non può bastare dopo più di un anno di chiusure e restrizioni. 

    Emblematici in tal senso i dati segnalati da Fondazione Cariplo che riporta come, per i loro bandi, siano arrivate ben 639 richieste per un fabbisogno complessivo di 66 milioni di euro. Richieste, dunque, ben più alte rispetto alle risorse stanziate dalla Fondazione.

    Questi numeri dovrebbero far riflettere le istituzioni. Non bastano i fondi e gli aiuti previsti fin qui e non può bastare neppure la pur lodevole re-introduzione del 2 per mille per la cultura. Il settore sta vivendo un momento di crisi drammatica: urgono allora interventi sistemici es strutturali per rilanciare un comparto che storicamente rappresenta il cuore pulsante del nostro Paese. 


  • elenco associazioni ammesse due per mille 2021

    2 per mille: tutte le associazioni culturali ammesse (2021)

    È uscito finalmente l’elenco delle associazioni culturali ammesse alla ripartizione dei fondi del 2 per mille.

    È uscito l’elenco delle associazioni culturali ammesse alla ripartizione dei fondi del 2 per mille. C’era grande attesa da parte degli operatori del settore per una misura, il 2 per mille, che è stata re-introdotta nell’ultima legge di Bilancio e che si spera adesso possa diventare strutturale. Vediamo insieme quali saranno gli enti che quest’anno beneficeranno dello strumento fiscale. 

    L’elenco delle associazioni culturali ammesse

    Finalmente il Ministero della Cultura ha pubblicato la lista dei soggetti ammessi e di quelli esclusi. Come specificato dallo stesso Ministero possono partecipare alla corresponsione della quota del due per mille tutte le associazioni senza scopo di lucro di cui al libro I del codice civile che:
    a) abbiano, secondo il rispettivo atto costitutivo o statuto, la finalità di svolgere e/o promuovere attività culturali;
    b) risultino esistenti da almeno 5 anni al momento della presentazione della domanda.

    Di seguito trovate il PDF con tutte le associazioni culturali che potranno ricevere il 2 per mille. 

    https://www.cooperativeitalia.it/2-per-mille-associazioni-culturali-eliminato/

    Come destinare il 2 per mille alla cultura

    Vi ricordiamo che il 2 per mille non riguarda solo il mondo della cultura. In fase di compilazione della dichiarazione dei redditi, infatti, potete scegliere se destinare una quota pari al 2 per mille della vostra imposta sul reddito a favore di un’associazione culturale oppure di un partito politico. 

    Questa la sezione del modello 730 dedicata al 2 per mille.

    Per esprimere la scelta a favore di una delle associazioni culturali ammesse al beneficio, il contribuente deve apporre la propria firma nell’apposito riquadro presente nella scheda indicando il codice fiscale dell’associazione cui vuole destinare la quota del due per mille. La scelta deve essere fatta per una sola delle associazioni culturali beneficiarie.

    Se invece volete optare per un partito politico dovrete indicare il codice identificativo dello stesso. Oltre al 2 per mille, inoltre, potete anche decidere di destinare l’8 per mille allo Stato o alla Chiesa e il 5 per mille ad un ente non profit o alla ricerca scientifica. 


  • bando isi agricoltura 2016

    Banca nazionale delle Terre Agricole: il nuovo bando per i giovani agricoltori

    Ismea ha lanciato la quarta edizione della Banca nazionale delle Terre Agricole, il bando che mette all’asta oltre 16mila ettari di terreni.

    Ismea ha lanciato la quarta edizione della Banca nazionale delle Terre Agricole, il bando che mette all’asta oltre 16mila ettari di terreni, con un potenziale di 624 aziende agricole da costituire. 

    “In Italia l’agricoltura è cultura, distintività e radicamento al territorio, dunque non solo produzione di materie prime – ha dichiarato il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Stefano Patuanelli -. La Banca nazionale delle terre agricole è uno strumento fondamentale perché, offrendo terreni, rende operative le misure per realizzare un’agri-coltura 5.0, un modo anche per coinvolgere i giovani”.

    Cos’è la Banca nazionale delle Terre Agricole

    L’accesso alla terra è una delle questioni più rilevanti in agricoltura, soprattutto per le nuove generazioni. In Italia, infatti, sono sempre di più i giovani che vogliono investire energie e risorse nel comparto agricolo, ma hanno difficoltà a trovare terreni sui quali avviare il proprio progetto imprenditoriale. 

    La Banca nazionale delle Terre Agricole rappresenta, allora, un ottimo strumento per migliorare l’accesso alla terra e promuovere l’innovazione e il ricambio generazionale nel comparto agricolo. Quando parliamo della Banca nazionale delle Terre Agricole facciamo riferimento all’inventario completo dei terreni agricoli che si rendono disponibili anche a seguito di abbandono dell’attività produttiva e di prepensionamenti.

    Come funziona il bando e perché è un’opportunità per i giovani

    I soggetti interessati possono inviare la manifestazione d’interesse per l’acquisto di uno o più terreni fino al 7 settembre. Come detto in precedenza, la Banca mette a disposizione 6 mila ettari, che costituiscono 624 aziende potenziali, per un valore complessivo minimo atteso di 255 milioni di euro. 

    La maggior parte dei lotti è situato nel Mezzogiorno (74%), soprattutto in Sicilia, Puglia e Basilicata, ma ci sono anche diversi terreni in Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria.

    Le manifestazioni d’interesse possono essere presentate esclusivamente in via telematica accedendo al portale della Banca Nazionale delle Terre Agricole.
    Tutti i soggetti che risulteranno in possesso dei requisiti soggettivi di partecipazione, saranno invitati a partecipare alla procedura competitiva (lettera di invito) con il sistema della vendita senza incanto.

    Le offerte economiche, corredate dal deposito cauzionale, dovranno pervenire in busta chiusa entro e non oltre 45 giorni dall’invio della lettera di invito. I partecipanti alla procedura saranno vincolati alla propria offerta per 180 giorni di calendario dalla data della presentazione della stessa. A pena di esclusione, il deposito cauzionale per partecipare alla procedura competitiva è fissato nella misura del 10% del valore a base d’asta di ogni singolo terreno o lotto per il quale si è manifestato interesse ed è versato tramite assegno circolare.

    Per gli under 41 sono previste delle modalità di partecipazione agevolative. Potranno infatti saldare il prezzo l’acquisto del terreno ratealmente e con un piano di ammortamento fino a 30 anni. 
    Per ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione e di svolgimento dell’asta potete consultare le FAQ di Ismea. 


  • antonio auricchio Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP

    Antonio Auricchio nuovo presidente di AFIDOP (Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP)

    Antonio Auricchio, Presidente del Consorzio Tutela Gorgonzola, è stato eletto Presidente dell’Afidop – Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP.

    Antonio Auricchio, Presidente del Consorzio Tutela Gorgonzola, è stato eletto Presidente dell’Afidop – Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP nel corso della sua 31aAssemblea svoltasi oggi ad Albarese (Grosseto). Ad affiancare Auricchio nel triennio 2021-2023 sarà il Vicepresidente Gianni Maoddi, Presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano. 

    Completano la Giunta esecutiva Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio Tutela Parmigiano Reggiano, Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana, Renato Zaghini, Presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, Massimo Forino per Assolatte e Giovanni Guarneri per Confcooperative – Fedagripesca. 

    “Abbiamo vissuto mesi estremamente complessi – ha affermato Domenico Raimondo, Presidente uscente di Afidop – dominati dagli effetti di una pandemia che ha preso alla sprovvista tutti noi. Sebbene il settore alimentare abbia dimostrato di reggere l’urto dei vari lockdown e delle mutate abitudini di consumo, anche i nostri rinomati formaggi hanno subito i contraccolpi della pandemia. Il 2021 ci vede impegnati su molti fronti e gli anni a venire saranno caratterizzati da sfide stimolanti che dobbiamo riuscire a vincere, per poter stare al passo con i tempi. Lascio ad Antonio Auricchio l’onere di portare avanti le istanze a tutela degli interessi specifici della nostra filiera e l’onore di presiedere una Associazione che continua a dare una casa ai Consorzi di tutela dei formaggi italiani DOP augurandogli i migliori successi ed il raggiungimento dei più ambiziosi traguardi” 

    Le nuove sfide del settore dei formaggi DOP e IGP

    “Siamo di fronte ad una trasformazione epocale del settore alimentare europeo e del sistema delle indicazioni geografiche che vede l’Italia ed i formaggi DOP e IGP leader a livello mondiale. Ci aspettano quindi molte sfide nei prossimi anni. Sfide che non mi fanno paura e per le quali mi impegnerò “anima e core”.  Con una squadra forte come quella eletta oggi sono sicuro che potremo affrontare a testa alta e con grande determinazione”, ha affermato il neo Presidente Antonio Auricchio. “Ringrazio Domenico Raimondo e la Giunta uscente per il grande lavoro svolto in un triennio complesso che nell’ultimo anno e mezzo è stato condizionato dai terribili effetti della pandemia. Sono certo che tutti insieme sapremo contribuire a far crescere ancora le nostre eccellenze casearie in Europa e nel mondo”.

    Il Coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giovanni Guarneri, nell’esprimere congratulazioni al neo Presidente, ha auspicato che “si favorisca il più possibile un lavoro comune e la massima unità di intenti tra le varie realtà in seno ad AFIDOP, anche alla luce delle grandi riforme che ci aspettano”.

    La Giunta esecutiva si completa con il Collegio dei Sindaci, formato da Gianluca Zampedri, Fiorenzo Rigoni, Presidente del Consorzio Tutela Asiago e Libero Stradiotti, Presidente del Consorzio del Provolone Valpadana.


  • Lattiero-caseario: aumenta l’export dei formaggi Made in Italy (2021)

    Secondo il report dell’Alleanza delle Cooperative nel primo trimestre 2021 c’è stato un aumento dei volumi di formaggi venduti (+1,1%), soprattutto in Europa. 

    In occasione del World Milk Day vi abbiamo parlato dell’importanza del settore lattiero caseario in Italia. Un comparto, quello del latte e dei derivati, che nel nostro Paese ha sempre prodotto eccellenze apprezzate e vendute in tutto il mondo come il Parmigiano reggiano, il Grana Padano, il Caciocavallo Silano Dop e la Mozzarella di Bufala campana. 

    I dati degli ultimi mesi sull’export del lattiero-caseario confermano che i formaggi Made in Italy sono ancora molto appetibili nel mondo, nonostante la crisi generata dal Covid-19 abbia portato degli sconvolgimenti anche in questo settore. 

    I dati dell’Alleanza delle Cooperative sull’export dei formaggi

    Secondo il report elaborato dall’Alleanza delle Cooperative sui dati Istat, nel primo trimestre del 2021 c’è stato un pareggio del fatturato estero rispetto al 2020 (+0,1%) e addirittura un aumento dei volumi venduti (+1,1%). 
    Molto bene soprattutto le vendite sul mercato europeo che fanno registrare un aumento del +2,8%, trascinate soprattutto dai numeri del mese di Marzo quando l’Italia ha aumentato le vendite intracomunitarie del 22% sfiorando i 200 milioni di euro in un solo mese. 

    “Si tratta di una inversione di tendenza rispetto all’inizio dell’anno – commenta il Coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giovanni Guarneri – che fa ben sperare in vista dei mesi estivi e di una progressiva e graduale riapertura del canale Ho.re.ca in molti Paesi. Valutiamo però con molta cautela i dati registrati a marzo, poiché si tratta di variazioni rispetto al marzo dello scorso anno, quando lo scenario vedeva il mercato già colpito dai primi grandi contraccolpi causati dalla pandemia”.

    Le vendite dei formaggi sul mercato extra-europeo

    Nei mercati extra-UE, continuano a soffrire il Regno Unito (-15,4% in valore rispetto al primo trimestre dello scorso anno) e il Giappone (-32% in valore), mentre gli Usa registrano una leggera crescita nel mese di marzo, che ridimensiona il dato negativo cumulato del trimestre che si attesta su un -10,5%. Continua a registrare incrementi record la Cina, che quasi triplica le vendite in valore registrate nei primi tre mesi del 2020.

    i formaggi in italia 2021

    Riguardo alle categorie, nei tre mesi, c’è da segnalare ancora la crescita dei freschi (soprattutto mascarpone e mozzarella) e del Provolone; calano tutti gli altri prodotti anche se con variazioni meno sostanziali rispetto al periodo gennaio-febbraio 2021. Il mese di marzo, infatti, ha mostrato crescite in doppia cifra per l’export di quasi tutti i prodotti rilevati: tra gli altri, Pecorino +31%, Gorgonzola +19%, Grana e Parmigiano +13%.


  • Salviamo la pesca: l’Alleanza delle cooperative proclama lo stato di agitazione

    L’Alleanza delle cooperative italiane ha proclamato lo stato di agitazione per sabato 12 giugno per salvare la pesca dalla recenti decisioni europee.

    Una vera e propria mobilitazione nazionale per salvare un settore, la pesca, che rischia di scomparire. Il motivo? Le nuove regole della Commissione europea che riducono ulteriormente i giorni annui di attività in mare. Una decisione che si va ad inserire in un contesto già di grave crisi per il comporto ittico. La chiusura forzata del canale HORECA, infatti, ha portato in questi mesi ad una drastica riduzione del numero di pescherecci in mare, con annesse ripercussioni negative per i settori della ristorazione e del turismo italiani. 

    L’Alleanza delle Cooperative italiane scende in piazza

    Per questo motivo l’Alleanza delle cooperative italiane – settore pesca ha proclamato lo stato di agitazione per sabato 12 giugno. Ci saranno due manifestazioni, a Venezia -Fondamenta Le Zattere e a Mazara del Vallo -Piazza della Repubblica, più tante altre iniziative nei porti di tutta Italia. 

    Il settore pesca è stato ritenuto negli ultimi anni uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento delle acque marine. Un assunto quanto meno discutibile che ha portato l’Unione europea ad adottare politiche di progressiva riduzione delle imbarcazioni, senza però ottenere benefici in termini di tutela del mare e della sicurezza alimentare. “Le cause dello sfruttamento delle risorse – commenta l’Alleanza delle Cooperative in una nota stampa – devono essere ricercate in fattori diversi dalle attività di pesca: cambiamenti climatici, traffico marittimo e inquinamento devono essere considerati al primo posto ed è con questi problemi che  la Commissione Europea si deve misurare. Comprendiamo che è più facile accanirsi contro la pesca e i pescatori, ma non si può più continuare ad assistere ad una morte lenta della pesca Italiana e di conseguenza di quella siciliana; assistiamo a continue norme restrittive delle attività in mare e un costante aumento dell’importazione con percentuali da capogiro, oltre che al fallimento delle imprese di pesca”. 

    La mobilitazione dei social

    Ma la protesta dell’Alleanza delle Cooperative non si ferma solo alla manifestazione del 12 giugno. Sia su Facebook che su Twitter, infatti, decine di associazioni, movimenti e singoli cittadini hanno sposato la causa di “Salviamo la pesca” mostrando solidarietà e vicinanza all’intero comparto. La questione è arrivata anche in Parlamento dove diversi esponenti politici hanno chiesto un intervento del ministro Patuanelli sia a livello nazionale che comunitario a tutela del comparto ittico. 

    https://www.facebook.com/SaraMorettoPagina/videos/179976014065003/

    La speranza è che lo stato di agitazione proclamato dall’organizzazione di rappresentanza delle cooperative e la forte mobilitazione della politica e della società civile possano portare l’Unione Europea ad una revisione degli orientamenti recenti, che penalizzeranno soprattutto la piccola pesca. 
    “Nella nostra regione – commenta Riccardo Milocco, portavoce regionale della mobilitazione unitaria del settore pesca per l’Aci e coordinatore del settore pesca di Confcooperative Fvg –  le imbarcazioni che usano lo strascico si sono ridotte a poco più di una dozzina, sono di piccole dimensioni (solo qualcuna arriva a poco più di 18 metri di lunghezza) e praticano la pesca di giornata o, meglio, di poche ore, non avendo sistemi refrigeranti a bordo – prosegue Milocco -. Inoltre, hanno reti piccole e poco pesanti con un impatto limitato sui i fondali. Per cui, niente a che vedere con quanti pescano giornate intere e di continuo, senza fare scalo. Negli anni scorsi i pescatori del Fvg hanno anche esperimentato nuove attrezzature per diminuire l’impatto, installando dei sensori sulle reti che trasmettono in cabina il posizionamento della stessa.

    Potete seguire la diretta della manifestazione del 12 giugno su Facebook. 


  • modello unico 730 per la dichiarazione dei redditi

    Modello unico dichiarazione dei redditi (2021): scadenze e istruzioni per la compilazione

    L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il modello unico 730 e tutti gli allegati necessari per la compilazione della Dichiarazione dei Redditi 2021.

    L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il modello unico 730 e tutti gli allegati necessari per la compilazione della Dichiarazione dei Redditi 2021. Come sappiamo giugno è un mese di fuoco per Caf e professionisti alle prese con i 730 di milioni di persone. Da qualche anno, però, è stato introdotto il modello precompilato che consente al cittadino di consultare i propri dati direttamente sul sito dell’Agenzia e, una volta verificata la loro conformità, di inviarlo in maniera autonoma. 

    Chi può compilare il modello 730 per la Dichiarazione dei Redditi

    Il 730 è rivolto ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. L’Agenzia delle Entrate specifica che possono utilizzare il modello 730 i contribuenti che nel 2020 hanno percepito:

    • redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (per esempio contratti di lavoro a progetto)
    • redditi dei terreni e dei fabbricati
    • redditi di capitale
    • redditi di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita Iva (per esempio prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente)
    • redditi diversi (per esempio, redditi di terreni e fabbricati situati all’estero)
    • alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata (per esempio, i redditi percepiti dagli eredi – a esclusione dei redditi fondiari, d’impresa e derivanti dall’esercizio di arti e professioni).

    Perché effettuare la dichiarazione dei redditi

    La dichiarazione dei redditi non è obbligatoria per tutti. Sono esonerati, infatti, tutti quei contribuenti che non hanno imposte da versare o le cui tasse sono già state trattenute dal sostituto d’imposta in busta paga. 
    Nello specifico la legge prevede che i contribuenti esonerati siano quelli che hanno esclusivamente redditi da abitazione principale o altri fabbricati non locati (quelli esenti Imu), da lavoro dipendente e da pensione corrisposti da un unico sostituto d’imposta e i redditi soggetti ad imposta sostituiva. C’è però un distinguo. La dichiarazione dei redditi è obbligatoria se l’addizionale Irpef non viene trattenuta in busta paga o risulta trattenuta in misura inferiore a quanto dovuto. 

    Per i lavoratori dipendenti e i pensionati la compilazione del modello 730 non è quindi un obbligo, ma può rappresentare un’opportunità. Possono usufruire, infatti, di una serie di detrazioni come quelle per le spese mediche e veterinarie o per il canone d’affitto da rimborsare direttamente in busta paga. 

    Come chiarisce l’Agenzia delle Entrate con il modello 730 precompilato “il contribuente non deve eseguire calcoli e ottiene il rimborso dell’imposta direttamente nella busta paga o nella rata di pensione, a partire dal mese di luglio (per i pensionati a partire dal mese di agosto o di settembre); se, invece, deve versare delle somme, queste vengono trattenute dalla retribuzione (a partire dal mese di luglio) o dalla pensione (a partire dal mese di agosto o settembre) direttamente nella busta paga“.

    Le scadenze del 730

    Anche quest’anno i contribuenti possono presentare la propria dichiarazione dei redditi entro il 30 settembre. Hanno la possibilità di inoltrare il 730 in maniera autonoma, sfruttando il modello precompilato (IMPORTANTE: verificate che tutti i dati siano corretti ed eventualmente effettuate le integrazioni necessarie), oppure possono presentarlo ad un professionista, ad un CAF o al proprio sostituto d’imposta che poi procederà all’invio all’Agenzia delle Entrate. In quest’ultimo caso il contribuente deve consegnare la delega per l’accesso al modello 730 precompilato e il modello 730-1 che contiene la destinazione dell’2 per mille, del 5 per mille e dell’8 per mille.