Categoria: News


  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    • Bandi – Presentato il bando welfare che impresa. Ventimila euro alle migliori startup sociali.
    • Cooperative – Un altro attentato colpisce Goel Bio: recisi tredici alberi di ulivo di vent’anni.
    • Cooperative – Oggi il Convegno del Fondo Paritetico Interprofessionale: l’Aci chiede un quadro legislativo omogeneo sulle politiche attive.
    • Economia – Giù la fiducia delle famiglie e delle imprese. Peggiorano anche i giudizi e le attese sulla situazione economica.

    Gli appuntamenti:

    • Il 7 luglio, alle ore 9:30, a Napoli, si terrà la settima edizione di Technòlogybiz.



  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione: 

    Gli appuntamenti:

    • Venerdì 1 luglio, alle ore 9.30 a Bologna, presso la sede della Regione Emilia Romagna si terrà la Conferenza regionale della cooperazione sul tema “Il potere di agire per un futuro sostenibile”, che vedrà tra gli altri la partecipazione dei presidenti di Legacoop Emilia Romagna e Confcooperative Emilia Romagna e del ministro del lavoro Giuliano Poletti.

  • istat-mezzogiorno

    L’Istat ha pubblicato le stime preliminari del Pil e dell’occupazione a livello territoriale. Le notizie migliori vengono finalmente dal Mezzogiorno. 

    Secondo i dati dell’istituto di statistica, infatti, nel 2015 il Prodotto Interno Lordo delle regioni meridionali ha fatto registrare una crescita dell’1%. Si tratta di un aumento superiore rispetto alla media nazionale che vede per l’anno appena trascorso una variazione positiva di 0,8 punti percentuali.
    istat-mezzogiornoIl dato appena riportato è particolarmente rilevante perché per la prima volta dopo sette anni il Mezzogiorno fa registrare una crescita del proprio Pil.
    Il settore economico con il rendimento migliore è quello agricolo. Nel 2015, infatti, il valore aggiunto di agricoltura, silvicoltura e pesca è cresciuto del 7,3%.
    Un ottimo risultato confermato anche dai numeri del mercato del lavoro. Il comparto agricolo meridionale, infatti, ha visto crescere la propria base occupazionale del 3,3% contro il +2,2% della media nazionale.
    Bene anche il settore del commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni che al Sud, nel 2015, presenta una variazione positiva del valore aggiunto pari al +2,6% con una crescita degli occupati del +2,7%. L’unico comparto a mostrare un calo su base annua è quello dei servizi finanziari, immobiliari e professionali che perde 0,6 punti percentuali.

    In generale tutte le aree territoriali italiane fanno registrare una variazione positiva del Pil nel 2015. Il valore aggiunto del Prodotto interno lordo del Nord-est cresce dello 0,8%, quello del Centro del +0,2% e quello del Nord-ovest dell’1,0%. Nell’Italia settentrionale, sia nel Nord-est che nel Nord-ovest, il comparto maggiormente performante è quello dell’industria in senso stretto, mentre il settore dei servizi perde, in entrambi i casi, lo 0,7%.
    Il Centro, invece, è l’area territoriale che cresce ad un ritmo più lento, pagando soprattutto il crollo del comparto delle costruzioni (-4,1%).
    L’occupazione, invece, è cresciuta a livello nazionale dello 0,6%. Per quanto riguarda i singoli territori, l’aumento maggiore si osserva nelle regioni del Mezzogiorno (+1,5%), seguite da quelle del Nord-Ovest e del Centro (in entrambe +0,5%), mentre il Nord-est segna un calo dello 0,5%.


  • global-peace-index-2016

    Il Global Peace Index è un indice che misura il livello di sicurezza, il numero di conflitti e la militarizzazione dei paesi su scala mondiale, prendendo in considerazione 23 indicatori.

    La ricerca ci aiuta a capire quanto sono diffuse le guerre a livello mondiale e quanto i cittadini si sentono minacciati da fenomeni come il terrorismo. Proprio i global-peace-index-2016recenti attacchi terroristici hanno portato l’Europa a perdere diverse posizioni in questa graduatoria.
    E non deve trarre in inganno il fatto che ai primi tre posti della classifica ci siano tre paesi del Vecchio Continente, ovvero Islanda, Danimarca ed Austria. Ci sono, infatti, alcune storiche democrazie europee che si trovano nelle retrovie della graduatoria.
    Una di queste è l’Italia, collocata al 39° posto, a causa dell’elevata percezione della criminalità e della scarsa fiducia nelle istituzioni, che portano i cittadini a sentirsi non protetti. Non va meglio a Francia e Gran Bretagna, rispettivamente al 46° e 47° posto. Male anche la Grecia che paga i recenti disordini sociali, che la relegano in 82sima posizione.
    In generale nel 2015 81 Paesi hanno migliorato la propria condizione, mentre 79 sono in una situazione più critica rispetto allo scorso anno, con un aumento della militarizzazione. Yemen, Ucraina, Turchia, Libia e Bahrain sono le nazioni che hanno visto peggiorare maggiormente la propria condizione.
    Gli ultimi posti del Global Peace Index sono occupati, invece, come prevedibile da Siria, Sud Sudan, Iraq, Afghanistan, Somalia e Yemen.



  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione: 

    Gli appuntamenti:

    • Domani 25 giugno, alle ore 11:00, presso il Teatro Rendano di Cosenza, si terrà il convegno dal titolo “110 anni di valore al tempo dell’Unione bancaria e della Riforma”, organizzato da Bcc Mediocrati per celebrare i suoi 110 anni di storia.

  • brexit

    La Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea. È questo il responso del referendum andato in scena ieri che ha visto il successo del fronte favorevole al “Leave” con il 51,8% dei voti.  

    Per la prima volta nella storia, dunque, un paese membro uscirà dall’Unione, un evento che potrebbe causare un vero e proprio effetto domino tra le nazioni maggiormente euro-scettiche.
    brexitGli effetti della Brexit sull’economia e sulla finanza britannica sono stati subito catastrofici. Il valore della sterlina è letteralmente sprofondato, perdendo cinque punti percentuali sul dollaro ed arrivando a quota 1,33. Come era facile immaginare, siamo di fronte alla fluttuazione negativa più grande della storia della valuta britannica e gli scenari futuri non sono certo migliori.
    Anche i principali listini europei hanno aperto con perdite tra il 4 ed il 8%, spaventando tutti gli investitori e le imprese che hanno sede legale nel Regno Unito.
    Un’altra rivoluzione avverrà sulla scena politico-istituzionale. Il premier Cameron, schieratosi per il “Remain”, ha già annunciato le proprie dimissioni. Secondo il leader dei Tories sarà necessario un nuovo Governo quando ad ottobre inizieranno i negoziati con Bruxelles per determinare le modalità di uscita dall’Ue.

    Al momento è difficile ipotizzare se verrà formato un esecutivo composto tra i membri del Partito Conservatore e del Labour favorevoli alla Brexit o se saranno necessarie nuove elezioni. La certezza è che la fuoriuscita dall’Unione Europea porrà il Regno Unito difronte ad ulteriori questioni politiche.
    Una di queste è la possibile crescita esponenziale dell’Ukip di Nigel Farage che ha fatto dell’euroscetticismo la propria base ideologica.
    Ma la Gran Bretagna sarà chiamata a fronteggiare anche le questioni legate alla Scozia e all’Irlanda del Nord, paesi nei quali ha vinto piuttosto nettamente il fronte del “Remain”. Non è affatto da escludere, infatti, che possano chiedere un referendum per la propria indipendenza e per rientrare così nell’Unione Europea.

    C’è un aspetto, però, da non sottovalutare. La Gran Bretagna per uscire dall’Ue dovrà appellarsi all’articolo 50 del Trattato di Lisbona che recita:

    Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.
    Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

    La Gran Bretagna dovrà così comunicare formalmente al Consiglio Europeo l’intenzione di lasciare l’Ue. Il processo di uscita, però, non sarà affatto immediato.
    Come accennato in precedenza Londra e Bruxelles dovranno trovare un accordo per stabilire le modalità di uscita.
    Il Trattato di Lisbona individua questo arco temporale in due anni, ma in realtà i negoziati potrebbero durare molto di più.
    Le due parti dovranno trovare un accordo su diversi punti estremamente critici, soprattutto quelli riguardanti la politica economica e l’immigrazione. Basti pensare che al momento negli altri paesi dell’Unione Europea vivono 1,2 milioni di cittadini britannici e che nel Regno Unito ci sono più di 3 milioni di cittadini non britannici.
    Dai contenuti dell’accordo sulle politiche migratorie dipenderà, dunque, il destino di tante persone ed imprese che operano sul territorio europeo.
    Per abbreviare i tempi, però, la Gran Bretagna potrebbe ricorrere all’articolo 62 comma 1 della Convenzione di Vienna che consente la rottura di un Trattato in caso di “radicale cambiamento delle circostanze” rispetto a quelle esistenti al momento della firma del Trattato stesso. Il referendum di ieri ed un eventuale cambiamento di Governo potrebbero rappresentare dei fattori sufficienti per invocare questo principio, in tal caso la fuoriuscita dall’Ue potrebbe avvenire in un periodo di tempo di soli tre mesi.


  • banca del latte

    Sabato 25 alle ore 20.00, all’interno della suggestiva cornice del Castello Svevo di Cosenza, avrà luogo la Festa dell’Associazione Gocce di Mamma per la raccolta fondi a sostegno dell’attività principale delle mamme che formano l’associazione: il sostegno alla Banca del Latte Umano Donato Galatea, impegnata quotidianamente nella raccolta del latte donato da madri diverse e poi distribuito, dopo opportuno trattamento, ai piccoli pazienti che ne hanno assoluto bisogno. Il latte materno è il primo alimento per il neonato, una garanzia per poter crescere in salute. Contiene tutti i nutrienti necessari per la crescita ottimale del bambino. La qualità  del prodotto offerto dalla banca del latte è garantita dall’accurata esecuzione delle procedure, eseguite sul modello delle “Linee Guida” nazionali.

    La serata di beneficenza per sostenere la raccolta del latte umano, avrà inizio alle 20.00 con i saluti della Dott.ssa Maria Pia Galasso, che con tenacia e passione è il cuore pulsante che anima e motiva le mamme alla raccolta del proprio latte. Dopo un breve resoconto sulle attività svolte nel 2015 e nei primi mesi del 2016, spazio alle mamme, vere protagoniste dell’associazione e di conseguenza di questa serata, con le testimonianze sia delle donatrici, che delle mamme che grazie al latte materno hanno visto crescere sano il proprio bambino.

    L’animazione della serata sarà garantita dalla presenza dell’associazione Viviamo in positivo VIP Cosenza. Bravissimi e divertentisismi Clown di corsia che intratterranno i bambini presenti. Mentre la musica sarà offerta da Work in Progress Live Set e DominikJ.

    La serata sarà arricchita da un buffet a base di eccellenze agroalimentari calabresi, con formaggi, salumi e vini offerti dai nostri partner: Asso.La.C. Associazioni Latte Calabresi, San Vincenzo – Vero Salume di Calabria, Cantine Ferrocinto e Acqua Fontenoce. E il tutto sarà concluso da una splendida torta realizzata e donata dal Bar Due Palme, una delle eccellenze cittadine.

    Sarà poi messo all’asta un quadro offerto dal Rotaract Cosenza per sostenere la raccolta del latte e gli impegni istituzionali dell’associazione.

    Infine, vogliamo ringraziare tutti i partner, che sostengono l’associazione e la realizzazione di questo evento, che vede coinvolte in larga parte aziende cosentine e calabresi, che rappresentano eccellenze nei rispettivi settori:

    Mediolanum – Medela – Disposan srl – Farmacia Caruso – Farmacia A. Jorio – Walter Cozza srl Serramenti  – Il Grillo Parlante – San Vincenzo Vero salume di Calabria – Acqua Fontenoce – Autocarrozzeria Carlo Brunicella – Cantine Ferrocinto – Asso.La.C. – Minds Soc. Coop Comunicazione e Marketing – Bar Due Palme

    Ringraziamo poi tutte le aziende che hanno omaggiato l’associazione con i premi che verranno sorteggiati tra gli ospiti della serata:

    Optical Center  – Dino Oro – Parafarmacia Brunicella  – Casa Anversa Home Fashion  – Allegrini Gioielleria  – Unica Bottega Creativa  – L’artigianeria di Rosa Bonanno



  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Giovedì 7 luglio, alle ore 9 e 30, presso la sede di Confidicoop Marche, ad Ancona, si terrà un seminario d’approfondimento sulla “Governance Cooperativa”, organizzato da Legacoop Marche.

  • roma cultura

    È stato presentato oggi presso il Ministero dei Beni Culturali il rapporto “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Marche e di Sida Group. 

    La cultura rappresenta una delle principali risorse dell’Italia. E aldilà delle parole, che spesso sfociano nella retorica, questa volta sono i dati a dimostrarlo.
    Secondo l’analisi della Fondazione Symbola e di Unioncamere, il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, PA e non profit genera 89,7 miliardi di roma culturaeuro e ‘attiva’ altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale.
    È particolarmente interessante analizzare l’effetto moltiplicatore svolto dalla cultura in Italia. Per ogni euro prodotto dall’industria culturale italiana, infatti, se ne attivano 1,8 in altri settori.
    Il più grande beneficiario è ovviamente il turismo. La possibilità di ammirare il patrimonio artistico e culturale italiano attira ogni anno milioni di turisti.
    Nello specifico, il 37,5% della spesa turistica nazionale è attivata dalla cultura e della creatività.
    Capiamo bene, allora, come la cultura possa essere effettivamente un fattore di sviluppo per il nostro Paese anche e soprattutto per la sua capacità di sviluppare investimenti e creare posti di lavoro in settori che sono collegati ad essa solo trasversalmente.

    A proposito di lavoro, anche i dati occupazionali del campo culturale e creativo sono di primissimo rilievo. Il solo sistema produttivo culturale e creativo – evidenzia l’indagine – dà lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1% del totale degli occupati in Italia).
    Nel periodo 2011-2015, il comparto fa registrare tendenze opposte rispetto al resto del Paese, soprattutto in termini di valore aggiunto e occupati, indicatori che hanno visto l’Italia perdere rispettivamente lo 0,1% e l’1,5%; al contrario nelle filiere culturali e creative la ricchezza è cresciuta dello 0,6% e gli occupati dello 0,2%.
    Se spostiamo la nostra attenzione, invece, sulle aree territoriali, la provincia di Milano è al primo posto in Italia sia per valore aggiunto che per occupati legati alle industrie culturali e creative (rispettivamente 10,4% e 10,5% del totale dell’economia provinciale). Nella classifica provinciale, infine, per incidenza del valore aggiunto del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia, dietro Milano ci sono Roma, attestata sulla soglia del 10%, Torino al 9,1%, Siena all’8,5% e Arezzo al 7,8%.



  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione: 

    Gli appuntamenti:

    • Mercoledì 29 giugno, alle ore 16:30, presso la Camera di Commercio di Bari, si svolgerà il seminario dal titolo “Il futuro scritto insieme. Sfide, ambizioni e progetti condivisi del movimento cooperativo pugliese” organizzato dall’Alleanza delle Cooperative Puglia.


  • Un altro passo verso la stepchild adoption. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Roma che nei mesi scorsi aveva accolto la domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre, con lei convivente in modo stabile.

    La sentenza emessa dalla Cassazione rappresenta una pronuncia storica per l’Italia, perché si tratta del primo caso di stepchild adoption ritenuto legittimo da un unioni_civili_cirinna_senatogiudice. Nel nostro paese la legge n. 184 del 1983 disciplina l’adozione in casi particolari, consentendo l’adozione del figlio del coniuge purché ci sia il consenso del genitore biologico e l’adozione risponda agli interessi del figlio.
    In questo caso la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha ritenuto che l’adozione “non determina in astratto un conflitto di interessi tra genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice“.

    La prima pronuncia su questo caso era avvenuta nel 2014 da parte del Tribunale dei Minori di Roma e confermata successivamente dalla Corte di Appello. La coppia in questione si era sposata in Spagna e aveva fatto ricorso alla procreazione eterologa assistita per avere un figlio.
    Il Tribunale dei Minori aveva fornito un riconoscimento giuridico all’adozione, applicando nello specifico l’articolo 44 della legge n.184 del 1983 che fa riferimento al “superiore e preminente interesse del minore” come ragione principale per concedere l’adozione.
    La Corte di Cassazione si appellata proprio a questo principio per confermare la sentenza precedentemente emessa.
    Il 5 giugno è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso, nota anche come Legge Cirinnà, che colma un vuoto giuridico all’interno del nostro ordinamento in materia di unioni omosessuali.
    La versione originaria del provvedimento disciplinava anche la stepchild adoption, prima che l’opposizione di alcune forze parlamentari costringesse i proponenti ad eliminare questo istituto.
    È stata, però, concessa la possibilità ai singoli giudici di valutare caso per caso, permettendo così l’evoluzione giurisprudenziale sul tema. In questo senso la sentenza della Cassazione rappresenterà un punto di riferimento enorme per chi in futuro dovrà pronunciarsi in merito a situazioni simili.


  • rinnovabili italia

    La produzione di energie rinnovabili è in netto aumento in tutto il mondo, dove cresce la sensibilità nei confronti delle tematiche ambientaliste ed i conseguenti investimenti sulla green economy. 

    E in Italia? Il nostro Paese è protagonista di una curiosa marcia indietro. Dopo essere stato a lungo tra i leader mondiali in materia di fotovoltaico ed energia rinnovabili italiaeolica, soprattutto nel periodo 2010-2012, negli ultimi anni l’Italia ha fatto registrare una netta contrazione degli investimenti.
    Basti pensare che nel 2012 si trovava al quinto posto mondiale per produzione di rinnovabili, salvo poi sprofondare al ventiseiesimo posto nel 2015.
    Attraverso il cosiddetto Recai (Renewable Energy Country Attractiveness Index) vengono analizzati gli investimenti dei paesi mondiali sull’energia pulita.
    I dati svelano come l’Europa e l’Italia abbiano diminuito negli ultimi anni la quantità di risorse investite sull’energia solare, eolica e sulle biomasse.
    Nel dettaglio notiamo come solo la Germania, tra i paesi europei, si trova ai primi posti della graduatoria (quinta), mentre le altre perdono gradualmente posizioni.

    Dal 2008 ad oggi il Vecchio Continente ha portato gli investimenti da 90 a 64 miliardi di euro, cedendo all’Asia il suo storico primato in materia di green economy.
    Germania, Francia e Gran Bretagna rappresentano da sole il 45% degli investimenti sulle rinnovabili. Nel 2015 l’Italia ha fatto registrare un calo produttivo del 9,6% rispetto al 2014; una variazione negativa proseguita nei primi quattro mesi del 2016, quando la produzione è diminuita di altri 6,5 punti percentuali.
    In Italia un terzo della potenza per generare elettricità è costituita da centrali idroelettriche, un terzo dall’energia eolica e biomasse ed un altro terzo dall’energia solare.
    Nonostante i dati sulla produzione siano positivi in senso assoluto, gli andamenti negativi congiunturali devono imporre delle riflessioni. Le recenti variazioni negative sono state influenzate soprattutto dal crollo dei prezzi dei combustibili fossili e dalla riduzione degli incentivi per la produzione di rinnovabili.
    Vedremo se nei prossimi mesi ci sarà un cambiamento del Governo sulla politica energetica, un ambito certamente tra i più controversi dell’esecutivo Renzi.