Categoria: News


  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Domani 25 maggio alle ore 10:00 presso il Palazzo della Provincia di Frosinone si terrà la “Giornata di Sensibilizzazione alla Gestione Etica delle Risorse” organizzato da Eticae – Stewardship in Action.



  • Qual è il futuro del vino italiano, soprattutto quello di matrice cooperativa?

    Nel corso di un’intervista rilasciata ad Agrapress, Ruenza Santandrea, responsabile del settore vitivinicolo dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari e cooperative vinomanager dell’azienda Cevico, ha delineato alcuni scenari futuri del comparto.
    Nonostante recentemente l’Italia abbia conquistato il primato di maggiore produttore di vino al mondo, nel nostro Paese è da rilevare un calo dei consumi, soprattutto di vino rosso.
    I produttori sono, dunque, costretti a rivolgersi all’estero, cercando di promuovere i prodotti vitivinicoli italiani nelle realtà emergenti come il mercato asiatico.

    Secondo Santandrea, però, c’è ancora spazio per rendere più appetibile il vino anche in Italia: “Ridiamo al vino il valore di un prodotto che proviene anzitutto dai frutti della terra, che fa parte della nostra cultura più intima, della storia delle nostre famiglie e del nostro patrimonio, e soprattutto un prodotto che, sulla base dei propri personalissimi gusti, chiunque può bere come meglio crede, senza preoccuparsi – se non ne ha voglia – di abbinamenti obbligati”.
    Tra i più giovani, le bevande più in voga sono sicuramente la birra e lo spumante. Il vino, però, secondo Santandrea può avere un grande appeal anche tra i millennials: “Il vino può essere un prodotto in voga e di successo, ma soprattutto un prodotto alla portata di tutti, democratico e giovane. Un prodotto Pop“.
    La cooperazione, da questo punto di vista, può fungere da guida per l’intero settore dal momento che rappresenta il 58% della produzione vitivinicola italiana: “La cooperazione è da tempo impegnata nel ricercare nei suoi prodotti la qualità e l’eccellenza, senza al contempo perdere quella “popolarità”. Siamo convinti – conclude Ruenza Santandrea – che questa sia la strada per rilanciare i consumi e la cultura del bere giusto e del bere con gusto, ritrovando il piacere del bere a tavola, insieme ad altri, un buon bicchiere di vino, con la serenità e la semplicità di un tempo.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Domani alle ore 10:30 presso la Camera di Commercio di Roma l’evento dal titolo “Gli investimenti ad impatto sociale per la cooperazione internazionale e per l’impresa sociale in Italia”.


  • frutta messico

    Nel 2018 dovrebbe arrivare un sorpasso storico nel carrello della spesa degli italiani: la quantità di ortofrutta acquistata supererà quella della carne. 

    A rivelarlo è un’indagine della società di consulenza Prometeia che ha analizzato la composizione dei consumi degli italiani e le possibili evoluzioni.
    frutta messicoNegli ultimi anni c’è stato un crollo degli acquisti di carne e salumi, anche per effetto dei numerosi allarmi sanitari come quello lanciato dall’Oms un paio di mesi fa. Di converso cresce la quantità di frutta e verdura acquistata dai consumatori.
    Un trend che, secondo Prometeia, dovrebbe portare nel 2018 ad un sorpasso della verdura sulla carne.
    Si tratta di una tendenza che riflette in pieno il cambiamento nei comportamenti dei consumatori italiani, sempre più attenti alla salute e alla sicurezza alimentare. Lo testimonia anche il fatto che nel 2015 sia cresciuta la quantità di prodotti biologici e freschi acquistati dagli italiani.

    Se ci soffermiamo, invece, sui dati aggregati, nell’ultimo anno i consumi sono tornati ad aumentare, con una variazione positiva dell’1,1% su base annua ed una spesa complessiva di 940 milardi.
    I comparti con una crescita più sostenuta sono i trasporti (+5,5%), l’istruzione (+2,7%) e  la ricreazione e la cultura (+2,4%). Nonostante il miglioramento nel carrello della spesa degli italiani siamo ancora lontani, però, dai livelli pre-crisi come dimostra un’elaborazione di Confesercenti sui dati Istat.
    Nel periodo che va dal 2010 al 2015 c’è stata, infatti, una variazione negativa dei consumi che attraversa tutti i settori, fatta eccezione per i comparti delle comunicazioni, abitazione, acqua, elettricità e gas e l’istruzione.


  • part time lavoro

    L’Italia è prima in Europa per numero di disoccupati che non cercano lavoro. È questo il triste responso dell’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.

    Nel nostro Paese sono addirittura 3,5 milioni gli inattivi, ovvero i disoccupati scoraggiati che non cercano neppure lavoro. Di questi il 60% è rappresentato da donne.
    Le difficoltà ad entrare in maniera stabile nelle realtà aziendali ed un sistema di politiche attive inefficiente ha portato i cittadini a perdere qualsiasi speranza.
    part time lavoroEcco perché il 14% della forza lavoro nazionale non lavora e non cerca lavoro contro una media europea del 4,7%.
    L’Italia è nettamente il paese europeo con il maggior numero di inattivi.
    Alle sue spalle c’è la Turchia con 1.824.000 inattivi, poco più della metà dei “disillusi” made in Italy. Tra le altre grandi democrazie europee la Spagna sfiora il milione di inattivi, mentre in Germania ed in Francia sono rispettivamente 533 mila e 674 mila le persone che non cercano lavoro.

    L’Italia è prima anche in quanto a percentuale di inattivi in rapporto alla forza lavoro nazionale. Il 14% di inattivi la colloca davanti a Croazia (9,2%), Lussemburgo (7,8%), Finlandia (7,7%) e Bulgaria (7,1%).
    Di recente l’Istat, nel suo rapporto annuale sulla situazione del Paese, ha evidenziato come in Italia siano più di 2 milioni i Neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano, un altro numero che vale alla nazione italiana il primo posto a livello europeo.
    Si tratta di dati che devono invitare le istituzioni ad effettuare una riflessione profonda per avviare un intervento di natura strutturale che abbracci allo stesso tempo il cuneo fiscale alle imprese, le regole contrattuali e soprattutto il sistema di politiche attive.


  • garanzia giovani unione europea

    Sono diversi anni che i partiti populisti ed euroscettici accrescono il proprio consenso in tutta Europa.

    Un trend che diventa sempre più evidente e rischia di compromettere il processo di integrazione europea. In queste ore in Austria stiamo assistendo ad un autentico testa a testa tra il candidato del partito di estrema destra Fpö, Norbert Hofer, e il candidato indipendente, in precedenza leader dei verdi, Alexander Van der Bellen.
    A decidere la contesa sarà il voto via posta che coinvolge circa 800.000 elettori e potrà stabilire finalmente il vincitore.
    Un’eventuale affermazione di Hofer sarebbe una notizia estremamente negativa per l’Unione Europea, soprattutto considerate le sue posizioni intransigenti in materia di immigrazione.

    La sicurezza e l’immigrazione saranno le sfide chiave dell’Ue nei prossimi mesi. Paesi come la Slovacchia e l’Ungheria stanno già portando avanti politiche di garanzia giovani unione europeachiusura delle frontiere e Francia e Gran Bretagna hanno intenzione di perseguire strade simili per limitare la minaccia del terrorismo.
    Proprio il Regno Unito, il prossimo 23 giugno, vivrà una giornata storica. Tra un mese esatto i cittadini britannici, infatti, voteranno se rimanere o meno nell’Unione Europea.
    Il cosiddetto Brexit segnerebbe un punto di svolta fondamentale nelle dinamiche continentali, aprendo la strada ad una spaccatura sempre più profonda dell’unione politica, economica e monetaria.
    In Gran Bretagna sono sempre più insistenti le pressioni euroscettiche, portate avanti innanzitutto da Nigel Farage e dal suo Ukip, ma anche dal Conservative Party, con il premier David Cameron che ha indetto il referendum sulla fuoriuscita dall’Ue.

    Sarà però il 2017 il punto di non ritorno per l’Europa. Sarà l’anno, infatti, delle elezioni francesi e tedesche. In Francia il Front National di Marine Le Pen punta senza mezzi termini ad arrivare al secondo turno delle presidenziali, dove con ogni probabilità sarà chiamata a fronteggiare Nicolas Sarkozy, pronto a tornare all’Eliseo.
    In Germania, invece, la cancelliera Angela Merkel deve fare i conti con la prepotente ascesa dell’Afd, partito di estrema destra capace di ottenere ottimi risultati alle ultime elezioni regionali.
    C’è, dunque, un populismo anti-europeo che aumenta di giorno in giorno il proprio consenso. I paesi dell’Europa Mediterranea non sono esenti da queste dinamiche, gli esempi del Movimento 5 Stelle in Italia e di Podemos in Spagna sono lì pronti a dimostrarlo.

    Una ricerca della Fondazione Hume per Il Sole 24 Ore ha di recente confermato il sentiment negativo dell’opinione pubblica nei confronti dell’Ue. Dal 2005 al 2005 l’immagine dell’Europa è peggiorata in 19 paesi su 25, con la Grecia che ha fatto registrare il deterioramento più evidente dopo la crisi economica e diplomatica dell’anno scorso.
    Sono pochi, inoltre, i cittadini che si identificano nell’Unione Europea e nelle sue istituzioni. Il 36,1% degli italiani, ad esempio, si considera solo italiano, mentre il 57,4% si ritiene sia italiano che europeo e 1,5% solo europeo.
    Solamente un cittadino italiano su due, infine, si fida del Parlamento europeo ed il 43% degli interpellati si fida della Banca centrale europea.
    Esiste, dunque, un deficit rappresentativo che i partiti anti-sistema stanno sfruttando abilmente e che rischia nei prossimi mesi di causare una scollatura definitiva tra cittadini ed istituzioni europee.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Lunedì 23 maggio alle ore 15:00 presso la Filiale Intesa San Paolo di Piazza Cesare Beccaria a Firenze si terrà l’Open Summit di Startupitalia.

  • 5-per-mille-volontariato

    La presentazione del Rapporto Istat 2016 inizia con un tuffo nel passato. Quest’anno l’Istituto di statistica compie 90 anni e per l’occasione ripercorre la storia dell’economia italiana, dal primo dopoguerra passando per il boom economico degli anni Sessanta e finendo con quella che il presidente Alleva ha definito come “una recessione lunga e profonda senza termini di paragone nella storia di cui l’Istat è stato testimone in questi 90 anni”. 

    Fa un certo effetto guardare i dati del 1963, quando l’Italia era in piena espansione economica, con il settore manifatturiero in grande crescita e la disoccupazione era ferma al 3,9%.
    5-per-mille-volontariatoOggi la situazione è completamente diversa, anche se, come segnala l’Istat, il Paese è in ripresa e per il 2016 è prevista una crescita del Pil dell’1,1% dopo che nel 2015 il Prodotto Interno Lordo è tornato a correre (+0,8%) dopo tre anni consecutivi di contrazione.
    Sono ripresi anche i consumi delle famiglie (+0,9%). La crisi della domanda interna era stato uno dei principali fattori negativi dell’economia italiana.
    Solamente le imprese che hanno fatto affidamento sulla domanda estera sono riusciti a limitare l’impatto negativo della recessione.
    Anche il mercato del lavoro, nel 2015, presenta dei risultati positivi. Il tasso di disoccupazione si attesta all’11,9% (-0,8%) ed aumenta di 186mila unità il numero di occupati, per lo più con contratti a tempo indeterminato per effetto della decontribuzione sui rapporti stabili, definita dall’Istat come la principale fonte di sostegno all’occupazione.

    I dati sul mercato del lavoro appena indicati non devono, però, trarre in inganno. Il miglioramento dell’occupazione non è ascrivile all’ingresso di giovani nelle aziende o nella PA, ma all’aumento dell’età pensionabile che porta i dipendenti di età compresa tra i 50 ed i 64 anni a rimandare l’appuntamento con la pensione. Gli occupati in questa fascia di età, infatti, crescono dell’1,5% rispetto al 2014 e addirittura del 9,2% rispetto al 2008.
    I numeri sui ragazzi di età compresa tra i 19 ed i 34 anni sono al contrario molto preoccupanti.  Il tasso di disoccupazione tra i giovani di età compresa tra i 15 ed i 34 anni è del 39,2% ed i Neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano, sono 2,3 milioni.
    Una situazione che migliora, ma solo in parte per i laureati. Il tasso di occupazione tra chi possiede una laurea diminuisce in misura minore rispetto a chi ha il diploma o la licenza media (2,2% contro rispettivamente -5% e 6,3%).
    Ma si tratta di differenze di poco conto. Il tasso di occupazione di un laureato di 30-34 anni è passato dal 79,5% nel 2005 al 73,7% di dieci anni dopo.
    Capiamo benissimo, dunque, come il mercato del lavoro italiano sia ancora impermeabile all’ingresso di nuove leve. E questo porta i giovani a rimanere ancora lungo nella casa dei propri genitori (l 62,5% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori) e a rimandare l’appuntamento con tappe fondamentali della vita come quella della fine degli studi e del primo lavoro.


  • foia italia

    Il Freedom of Information Act (Foia) è la legge che riconosce il diritto dei cittadini di accesso agli atti della Pubblica Amministrazione a prescindere dagli interessi concreti del richiedente. 

    Sono addirittura 95 i paesi che possiedono un Foia; l’Italia, fino a pochi giorni fa non era tra questi.
    In materia di trasparenza il nostro Paese era fermo alla legge foia italian.241/1990 che prevedeva il diritto di accesso agli atti solo in caso di esistenza di un interesse specifico di chi effettua la richiesta.
    Il Consiglio dei Ministri del 16 maggio ha finalmente approvato la legge sulla trasparenza, recependo le richieste di modifica apportate dalle commissioni parlamentari e dalla società civile, in particolare quelle di Foia4Italy, la rete di associazioni mobilitatasi per dotare l’Italia di un provvedimento sulla trasparenza degli atti pubblici.
    Il testo precedente presentava diverse lacune, tanto da far credere gli esperti che l’Italia avesse addirittura compiuto un passo indietro nella lotta alla corruzione ed in materia di controllo democratico della PA.
    Tra i punti più critici c’era il cosiddetto silenzio-diniego, ovvero la possibilità delle amministrazioni di rifiutare l’accesso senza fornire alcuna motivazione.

    La nuova versione del Foia elimina il silenzio-diniego e anzi viene garantito l’accesso a tutti “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico“.
    L’eventuale diniego dovrà essere adeguatamente motivato e sarà possibile contestarlo ricorrendo al responsabile per la trasparenza oppure in un secondo momento al difensore civico ed eventualmente ai giudici amministrativi.
    Esistono, però, delle fattispecie che impediscono ai cittadini di accedere agli atti.
    Questo avviene quando il diniego serve ad evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici che riguardano:

    • la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico;
    • la sicurezza nazionale;
    • la difesa e le questioni militari;
    • le relazioni internazionali;
    • la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato;
    • la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento;
    • il regolare svolgimento di attività ispettive.

    Sarà fondamentale, ovviamente, verificare come verranno interpretati questi criteri e se la PA li sfrutterà per estendere le eccezioni ad una grande quantità di provvedimenti amministrativi. Un altro punto critico, secondo gli addetti ai lavori, è rappresentato inoltre dall’assenza di sanzioni di rilievo per i dirigenti pubblici inadempienti.
    Ad ogni modo, il Foia potrà rappresentare un effettivo strumento di controllo dell’operato delle istituzioni, esercitabile sia dei cittadini che dai giornalisti.
    La società civile potrà, ad esempio, controllare come vengono dirottare le risorse della collettività, monitorare lo stato di avanzamento dei progetti e verificare se effettivamente la burocrazia rappresenta un ostacolo allo sviluppo del Paese.
    Negli Stati Uniti, come in molti altri paesi, il Foia è uno strumento essenziale per portare avanti inchieste giornalistiche e per migliorare la qualità della democrazia.
    In attesa di valutare il processo di attuazione, l’approvazione di una legge sulla trasparenza è già un enorme passo in avanti.

     



  • Siete pronti ad assistere alla più grande operazione finanziaria della storia dell’industria agricola? 

    Arrivano conferme, infatti, sulla volontà di Bayer di acquisire Monsanto, la multinazionale specializzata nella produzione di semi per l’agricoltura e di biotecnologie agrarie. Qualora l’aggregazione dovesse andare in porto avremmo di fronte un vero e proprio colosso dell’agri-business, con un fatturato complessivo di 67 miliardi di euro.
    Lo scorso anno Monsanto, infatti, ha chiuso con fatturato di 15 miliardi di dollari  ed un utile netto di 2,3 miliardi. Bayer, invece, rappresenta un leader mondiale nel campo chimico-farmaceutico, facendo registrare nel 2015 un fatturato di 46 miliardi di dollari ed un utile di 4,1 miliardi.

    monsanto comunicatoLe conferme sull’acquisizione sono arrivate dai diretti interessati. Monsanto ha fatto sapere, infatti, di aver ricevuto un’offerta non sollecitata e non vincolante da parte di Bayer.
    La multinazionale ha aggiunto che il board sta valutando la proposta e che non è stata presa ancora alcuna decisione in merito.
    Anche Bayer ha diramato un comunicato nel quale specifica che i vertici dell’azienda tedesca hanno incontrato i rappresentanti di Monsanto per discutere in privato di una possibile acquisizione.
    Siamo, dunque, in piena trattativa. La certezza è che un’eventuale aggregazione stravolgerebbe il mondo dell’industria agricola, consentendo a Bayer di diventare un leader assoluto in tutti i settori dell’agribusiness, compreso quello della biotecnologia e delle sementi geneticamente modificate.
    Il mondo finanziario, però, non ha reagito bene alla notizia, dal momento che il listino di Bayer ha perso ieri 6,5 punti percentuali sulla borsa di Francoforte.


  • vino martina

    Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, ha firmato il decreto che sancisce la proroga fino al 31 dicembre 2016 della fase di sperimentazione dei registri vitivinicoli telematici. 

    Il Mipaaf ha avviato ormai da qualche mese la dematerializzazione delle operazioni di carico e scarico del vino. Iscrivendosi al SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, le imprese agricole possono accedere a diversi servizi offerti dal ministero e soprattutto rendere disponibili una serie di informazioni sulla propria attività agricola.
    vino martinaC’è, poi, un portale dedicato agli operatori qualificati, ovvero mipaaf.sian.it, che permette loro di avere un contatto diretto con la PA, effettuando online operazioni come presentare un’istanza, trasmettere una dichiarazione di produzione, consultare i dati della propria azienda.
    Proprio su questa piattaforma sarà possibile inserire il registro telematico relativo alla propria produzione di vino.

    I soggetti che sono obbligati a registrare in rete operazioni di carico e scarico sono i titolari di un’attività imprenditoriale agricola o commerciale che detengono un prodotto vitivinicolo, ma anche i titolari di stabilimenti che effettuano operazioni per conto di terzi o i titolari di stabilimenti di produzione o di imbottigliamento degli aceti.
    Sono esenti, invece, tutti gli gli stabilimenti che hanno una capacità produttiva inferiore ai 50 ettolitri, gli esercenti relativi all’attività di commercio all’ingrosso di prodotti vitivinicoli confezionati, che non effettuano alcuna trasformazione o manipolazione, i rivenditori al minuto di piccoli quantitativi, gli operatori viticoltori non vinificatori e i soggetti che non dispongono di stabilimenti.
    Nonostante il Ministero stia effettuando in tutta Italia una serie di seminari per spiegare alle imprese agricole come attuare il processo di dematerializzazione, fin qui sono state poche le aziende ad iscriversi al portale messo a disposizione del Mipaaf.
    Di qui la decisione di prorogare la fase di sperimentazione per consentire agli operatori di conoscere meglio il nuovo sistema.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Domani alle ore 10:00 presso la Camera di Commercio di Foggia il seminario “Il mercato del grano duro: produzione, prezzi e previsioni” organizzato dall’Alleanza delle Cooperative e da Aretè.