Categoria: News


  • Bruxelles dice sì alla flessibilità. Lo avevano anticipato ieri il premier Matteo Renzi ed il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. 

    La conferma è arrivata sempre ieri, in serata, quando è stata recapitata a Palazzo Chigi una lettera di Bruxelles che sancisce di fatto il via libera alla realizzazione di investimenti per un totale di 14 miliardi di euro, senza che questi incidano sugli obiettivi di bilancio fissati in sede europea.
    Le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea corrispondono allo 0,85% del Pil italiano e saranno da ripartire in questo modo:

    • 0,50% del PIL per le riforme economiche;
    • 0,25% per gli investimenti infrastrutturali;
    • 0,04% per i costi legati alla gestione della crisi rifugiati;
    • 0,06% per i costi dovuti all’emergenza sicurezza.

    L’Italia potrà, dunque, beneficiare di un margine di flessibilità che i vertici europei definiscono “senza precedenti”. Bruxelles ha commentato positivamente il sentenza ue spostamenti di lavorocammino delle riforme intrapreso del Governo, ma ha posto comunque dei vincoli alla flessibilità concessa.
    Il nostro Paese sarà chiamato, infatti, a proporre un piano credibile per la riduzione del debito. A tal proposito sarà inevitabile con ogni probabilità l’aumento dell’Iva che dovrebbe valere 0,45 punti di Pil.
    L’Italia dovrà, inoltre, effettuare delle correzioni per quanto riguarda le previsioni sul deficit che per l’esecutivo nel 2017 sarà all’1,8% del Pil mentre per l’Ue sarà all’1,7% del Prodotto Interno Lordo.
    Tra i vincoli posti da Bruxelles c’è anche l’effettivo utilizzo delle risorse concesse per la realizzazione di investimenti ed un evidente progresso nel cammino delle riforme.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Giovedì 19 maggio alle ore 11:30 presso la sede di Legacoop Piemonte a Torino si terrà l’evento “Elezioni del Comune di Torino. Le prospettive della Città e le risposte della cooperazione” con il sindaco di Torino Piero Fassino.


  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Giovedì 26 maggio alle ore 15:00 presso la Sala riunioni Gesco, Gruppo di imprese sociali, in Napoli, Complesso Polifunzionale, Torre 1, Piano 9, si terrà il seminario “La programmazione dei fondi europei 2014/2020. Le opportunità per il sistema cooperativo” organizzato dall’Alleanza delle Cooperative italiane Campania.

  • coop agricole

    Venerdì scorso è stato presentato il Terzo Rapporto Agromafie e Caporalato, uno studio realizzato dall’Osservatorio Placido Rizzotto – Flai Cgil che cerca di analizzare il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa e delle pratiche illegali nel mondo dell’agricoltura. 

    Recentemente il Governo ha messo in pratica alcuni strumenti per contrastare il caporalato, uno su tutti la Rete del lavoro agricolo di qualità, un vero e proprio sistema che fornisce vantaggi competitivi a quelle imprese agricole coop agricolevirtuose che rifuggono il lavoro irregolare.
    Fin qui, però, tale strumento si è rivelato inefficace, con poche aziende che hanno fatto richiesta per essere inseriti nella Rete e molte che hanno riscontrato delle difficoltà burocratiche per poter essere ammesse nel sistema.
    L’esecutivo ha inoltre redatto un disegno di legge che prevede di inasprire le pene per chi commette il reato di caporalato ed inserisce tra le sanzioni anche la confisca dei beni. Il provvedimento, però, deve passare ancora il vaglio delle Camere ed è plausibile pensare che siano necessarie diversi mesi prima della sua entrata in vigore.

    Il Terzo Rapporto Agromafie e Caporalato ci aiuta a fare il punto della situazione. Vi proponiamo una sintesi del rapporto ed alcune infografiche.
    Il fenomeno dell’agromafia e del caporalato vale rispettivamente 14 e 17 miliardi di euro. Negli ultimi anni la mafia ha trovato sempre più interessante investire nel campo dell’agricoltura, rilevando le imprese in difficoltà e sfruttando, attraverso dei prestanome, i finanziamenti dell’Unione Europea.
    Lo dimostra il fatto che quasi il 50% dei beni sequestrati o confiscati alle mafie siano proprio terreni agricoli (30.526 su 68.194). La criminalità organizzata ha intensificato il proprio livello di attività nella contraffazione dei prodotti agroalimentari e nell’Italian Souding, sfruttando l’appeal delle specialità italiane all’estero ed i crescenti guadagni in questo specifico settore illegale.

    Il Rapporto rivela che ci sono circa 80 distretti agricoli (indistintamente da nord a sud) nei quali si registrano fenomeni di grave sfruttamento e caporalato, seppur con diversi livelli di intensità. Ad essere vittime del caporalato (e delle sue diverse forme) sono indistintamente italiani e stranieri, circa 430.000 unità, dunque circa 30/50.000 in più rispetto a quanto stimato nel rapporto precedente, con più di 100.000 lavoratori in condizione di grave sfruttamento e vulnerabilità alloggiativa.
    Sono diversi i soprusi e le irregolarità portate avanti sui terreni agricoli, tra i quali il Rapporto segnala la mancata applicazione dei contratti, un salario tra i 22 e i 30 euro al giorno, inferiore del 50% di quanto previsto dai CCNL e CPL, orari tra le 8 e le 12 ore di lavoro, lavoro a cottimo (esplicitamente escluso dalle norme di settore), fino ad alcune pratiche criminali quali la violenza, il ricatto, la sottrazione dei documenti, l’imposizione di un alloggio e forniture di beni di prima necessità, oltre all’imposizione del trasporto effettuato dai caporali stessi.
    Sono aumentati, infine, i controlli, con una variazione positiva del 59% rispetto all’anno precedente, dai quali è emerso che più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende agricole sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.


  • lavoro licenziamenti

    Nel mese di marzo 2016 diminuisce il numero di domande di disoccupazione. A riportarlo è l’Inps nel suo rapporto mensile sul mercato del lavoro italiano. 

    A marzo le richieste di sussidi legati alla disoccupazione, come la Naspi, l’Aspi o la mobilità, ammontano a 98.557 con una variazione negativa del 22,6% su base mensile e del 27,5% su base annua.
    lavoro licenziamentiNel primo trimestre del 2016 le domande di disoccupazione sono state 353.293, in calo del 28,2% nel confronto con lo stesso periodo del 2015.
    I dati appena riportati certificano una parziale ripresa del mercato del lavoro italiano, confermata dai numeri sulla disoccupazione (11,4% nel mese di marzo, minimo storico dal 2012) e da quelli, riportati dalla stessa Inps, sulla Cassa integrazione.

    In questo caso le elaborazioni riguardano il mese di aprile. Le richieste di Cig si attestano a 57,1 milioni di ore, in aumento del 9,1% rispetto a marzo 2016, ma in diminuzione del 6,2% rispetto ad un anno fa.
    Diverso l’andamento della cassa integrazione straordinaria e ordinaria. La domande per usufruire della Cig straordinaria ammontano a 38,97 milioni di ore con un aumento del 27,5% su marzo e una crescita del 4,7% su aprile 2015.
    Le ore richieste di cassa integrazione ordinaria sono, invece, 14,1 milioni in calo del 14,1% su base mensile e del 23% su base annua.


  • bonus bebè

    Nel 2015, secondo l’Istat, le nascite sono state 488 mila (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. 
    Si tratta del quinto anno consecutivo che vede un calo della fecondità, un dato che deve fare riflettere ed impone ai governanti l’adozione di provvedimenti per incentivare le famiglie ad avere figli. 

    Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha annunciato a tal proposito per la prossima Legge di Stabilità il raddoppio del bonus bebè, ovvero quella forma di sostegno al reddito delle famiglie inserita nella finanziaria 2015.
    bonus bebèLa misura è valida per i bambini nati dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 e per i primi tre anni di vita del bambino. È previsto, allo stato attuale,un assegno da 80 euro mensili (960 euro l’anno) per quelle famiglie con un Isee inferiore a 25mila euro; l’assegno diventa di 160 euro mensili (1.920 euro l’anno) per i nuclei familiari con un Isee inferiore a 7.000 euro.
    L’intenzione del Governo è aumentare le risorse per il bonus bebè, contrastando il crollo demografico.

    Ci sono diverse opzioni sul tavolo, con costi diversi per le casse dello Stato.
    Quella meno onerosa prevede il raddoppio dell’assegno che diventerebbe così di 160 euro per le famiglie con un reddito inferiore a 25.000 e di 320 euro per quelle che percepiscono meno di 7.000 euro.
    Il bonus sarebbe più cospicuo nel caso della nascita di un altro figlio. Per i secondogeniti è previsto , infatti, un assegno rispettivamente di 240 e 400 euro.
    L’idea della Lorenzin è di estendere anche la durata del bonus, portando il termine dal 31 dicembre 2017 alla fine del 2020.
    Il ministero ha stanziato per il bonus bebè 3,6 miliardi di euro per sei anni, una cifra che potrebbe crescere di altri 2,2 miliardi qualora il raddoppio del bonus dovesse diventare operativo.
    Tre le ipotesi al vaglio di Palazzo Chigi c’è anche quella di coinvolgere una platea di famiglie più ampia, allargando il novero dei beneficiari alle famiglie che possiedono un Isee inferiore a 30.000 euro.
    In questo caso le risorse da stanziare sarebbe di gran lunga superiori rispetto ai 5 miliardi previsti secondo la prima ipotesi di intervento.
    Si tratterebbe, però, di un intervento necessario, da una parte per lenire il crollo demografico e dall’altro per arginare la diffusione dell’indigenza.



  • venture-capital-italia

    In base ai dati Istat il Pil italiano nel primo trimestre del 2016 è cresciuto dell’0,3% rispetto al periodo ottobre-dicembre e dell’1% su base annua. 

    Con i dati attuali il Prodotto interno lordo avrebbe una crescita acquisita – ovvero senza ulteriori variazioni venture-capital-italiacongiunturali – dello 0,6% per il 2016.
    Recentemente il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il nostro paese, che si attestano adesso sul +1% per il 2016 e sul +1,1% per il 2017.
    Anche il Governo ha aggiornato al ribasso le previsioni di crescita del Pil.
    A settembre, nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, l’esecutivo aveva fissato le proprio stime a +1,6%; nel Def 2016, invece, pubblicato il mese scorso, le stime sono state portate a +1,2%.

    I dati resi noti dall’Istat per il primo trimestre del 2016, seppur positivi, mostrano come l’Italia viaggi ad un ritmo più basso rispetto agli altri paesi europei.
    Nello stesso periodo, infatti, l’area Euro è cresciuta dello 0,6% rispetto al precedente trimestre e dell’1,6% su base annua. L’Italia segna il passo anche nel confronto con altri due big players europei come Francia e Gran Bretagna, che guadagnano rispettivamente 0,5 e 0,4 punti percentuali su base mensile e 1,3 e 2,1 punti percentuali su base annua.


  • latte etichetta

    Con  422 voti favorevoli, 159 contrari e 68 astensioni il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sull’indicazione obbligatoria del Paese d’origine o del luogo di provenienza sull’etichetta dei prodotti a base di carne, del latte a lunga conservazione e dei derivati lattiero caseari. 

    Si tratta di una decisione storica, voluta fortemente da paesi come Italia e Francia, che hanno spinto lungamente per estendere la lista di prodotti con l’etichetta d’origine obbligatoria.
    latte etichettaCome riporta Coldiretti nei nostri supermercati 2 prosciutti su 3 sono venduti come italiani, ma provengono in realtà da maiali allevati all’estero, ma anche 3 cartoni di latte a lunga conservazione su 4 sono stranieri senza indicazione in etichetta, stessa cosa per la metà delle mozzarelle.
    Toccherà alla Commissione ora recepire la risoluzione approvata dal Parlamento.
    Il prossimo passo sarà estendere l’obbligatorietà dell’indicazione d’origine anche a prodotti come il concentrato di pomodoro, i sughi pronti e frutta e verdura trasformati, ancora esclusi dalla normativa.

    Il cammino dell’etichettatura obbligatoria è iniziato a metà degli anni 2000 con la legge sulla carne bovina in seguito all’emergenza mucca pazza, per abbracciare in seguito altri prodotti come il latte fresco, le uova, la frutta, la verdura ed il pesce.
    Estendere questa lista al latte a lunga conservazione, i derivati lattiero caseari e la carne trasformata è un passo fondamentale, anche alla luce della crisi dei due settori in esame in seguito alla fine delle quote latte e all’allarme lanciato dell’Oms sulla carne ed i salumi.

    Estremamente positivo il commento di Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari: “Si tratta – ha dichiarato Mercuri – di una risoluzione che accoglie le crescenti aspettative dei consumatori, sempre più attenti a trasparenza e tracciabilità, una sfida che le cooperative agroalimentari, che fanno della qualità della materia prima un tratto distintivo delle proprie produzioni, sono pronte a raccogliere. Ci auguriamo ora in particolare – ha concluso Mercuri – che la Commissione europea, ancorata ad un approccio volontaristico oramai insufficiente, prenda atto del segnale politico odierno e lo concretizzi rapidamente in proposte legislative concrete”.
    Una recente ricerca ha mostrato come i consumatori siano disposti a pagare dai 5 ai 20 centesimi in più per un prodotto di provenienza certificata italiana. Il chilometro zero, l’agricoltura biologica ed in generale la qualità e la genuinità dei prodotti alimentari sono diventati ormai delle variabili fondamentali nelle scelte dei consumatori.
    Adottare delle norme sull’etichettatura d’origine significa dare slancio all’agroalimentare italiano che non potrà che tratte beneficio da un contesto regolativo che incentivi la qualità e la tracciabilità.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Sabato 14 maggio presentazione di Polline Blockchain Mark. Diritto d’Autore in Arte Contemporanea. Ore 11:00 Milano Avanzi Barra A, via Ampère 61/A.

     


  • agricoltura campolibero

    La Camera dei Deputati ha dato il primo via libera al disegno di legge sul “Contenimento del consumo del suolo ed il riuso del suolo edificato”.

    L’Italia compie così il primo passo verso l’obiettivo posto in sede europea di azzerare il consumo di suolo entro il 2050.
    agricoltura campoliberoL’intento della legge è valorizzare il territorio, con particolare riferimento alle superfici agricole, per limitare il rischio idrogeologico e proteggere il paesaggio.
    A tal proposito vengono promosse azioni per il riutilizzo dei terreni e soprattutto per la riqualificazione delle aree urbane, con finanziamenti specifici ai comuni.
    Ci saranno così diverse opportunità per portare avanti progetti cooperativi o partenariati pubblico-privati per rivitalizzare le aree interne e quelle urbane degradate, arrestando la cementificazione che, come riporta il Ministero delle Politiche Agricole, dal 1950 ad oggi è aumentata del 166% invadendo anche superfici agricole vitali per l’economia italiana come la Pianura Padana.

    Vediamo nel dettaglio i contenuti principali del provvedimento:

    • definizione della dizione di consumo di suolo e di altri termini quali ipermeabilizzazione, superficie agricola, naturale e semi-naturale, area urbanizzata e rigenerazione urbana;
    • divieto di consumo di suolo se non nei casi in cui non è possibile effettuare un riuso ed una riqualificazione delle aree edificate;
    • istituzione presso il Mipaaf di un registro dei Comuni che hanno adeguato i propri piani urbanistici a quanto stabilito dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano in materia di consumo di suolo;
    • sospensione delle trasformazioni fino all’entrata in vigore del provvedimento;
    • erogazione di finanziamenti statali e regionali ai comuni per realizzare interventi di rigenerazione urbana e di bonifica dei siti contaminati e di interventi volti a favorire l’insediamento di attività di agricoltura urbana e il ripristino delle colture nei terreni agricoli incolti, abbandonati, inutilizzati o in ogni caso sfruttati ai fini agricoli.
    • tutte le superfici agricole che hanno ricevuto finanziamenti legati alla Pac e allo sviluppo agricolo non potranno essere destinate ad un uso diverso da quello agricolo per almeno cinque anni dall’ultimo finanziamento ricevuto;
    • le politiche di sviluppo nazionale e regionale dovranno promuovere la valorizzazione dell’agricoltura;
    • semplificazione delle procedure per gli interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate dal punto di vista urbanistico, socio-economico, paesaggistico e ambientale per garantire forme di intervento attraverso progetti organici basati sul riuso del suolo, la riqualificazione, demolizione, ricostruzione e sostituzione degli edifici esistenti, la creazione di aree verdi, pedonalizzate e piste ciclabili;
    • realizzazione di una banca dati del patrimonio edilizio inutilizzato, ovvero degli edifici e delle aree dismesse non utilizzate o abbandonate esistenti.

  • città inquinamento

    L’80% delle persone vive in città con livelli di inquinamento dell’aria oltre il limite stabilito dall’Oms. 

    Lo rende noto la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nel suo report sull’inquinamento delle aree urbane.
    città inquinamentoIl campione dell’indagine è composto da più di 3.000 città sparse in 103 paesi diversi, ciascuno con un livello di reddito differente.
    Proprio la ricchezza è una delle variabili maggiormente determinanti nella diffusione dell’inquinamento dell’aria.
    Secondo lo studio dell’Oms, infatti, addirittura il 98% dei centri urbani che si trovano in nazioni con un reddito basso o medio non rispetta i parametri stabiliti dall’Organizzazione in materia di qualità dell’aria.
    Questa percentuale scende se ci spostiamo ad analizzare le città di paesi con un reddito alto ed arriva al 56%.

    L’analisi, che prende in considerazione il periodo compreso tra il 2008 ed il 2013, fa emergere le seguenti tendenze:

    • Dal 2008 al 2013 il livello di inquinamento dell’aria su scala mondiale è aumentato dell’8%;
    • L’inquinamento è inferiore nelle regioni con un reddito più alto, in particolare in Europa, in America e nella regione del Pacifico Occidentale;
    • L’inquinamento è più elevato nelle regioni con un reddito più basso, soprattutto nel Mediterraneo Orientale e del Sud Est Asiatico, dove eccede di 5-10 volte quello stabilito dall’Oms;
    • Nelle regioni del Mediterraneo Orientale e del Sud Est Asiatico il livello di inquinamento dell’aria è cresciuto di più del 5% in oltre due terzi delle città.
    • Ci sono ancora pochi dati sugli stati africani, ma quelli analizzati mostrano un livello di inquinamento sopra la media.

    Se analizziamo, invece, le singole realtà territoriali, il paese con la più alta concentrazione di Pm 2,5, ovvero le polveri più pericolose, è l’India con ben 16 città tra le 30 più inquinate al mondo.
    La prime in assoluto sono l’iraniana Zabol per le Pm 2,5 e la nigeriana Onitsha per le Pm 10.
    Per quanto riguarda l’Italia, la città con la maggiore concentrazione di polveri Pm 2,5 è Ceccano in provincia di Frosinone, mentre quella con il maggiore livello di Pm 10 è Soresina in provincia di Cremona.

    L’inquinamento dell’aria è considerato una delle maggiori cause di malattie, come quelle cardiovascolari o i tumori ai polmoni, e di decessi. L’Oms ha calcolato che ogni anno causa la morte prematura di più di 3 milioni di persone.
    Per questo è fondamentale che le città inizino a monitorare la qualità dell’aria, riducendo il traffico dei veicoli ed adottando specifiche tecnologie per la riduzione delle emissioni di gas.