Categoria: News


  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Consigli per la lettura:

    • Titolo: Coop connection – Nessuno tocchi il sistema. I tentacoli avvelenati di un’economia parallela.
      Autore: Antonio Amorosi.


  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Martedì 17 maggio alle ore 11:00 presso la chiesa di San Carlo a Modena, l’evento “Cooperazione: collaborazioni istituzionali per il ripristino dei presidi di legalità e per la salvaguardia dell’occupazione”.

  • formaggi-marchi

    Il mercato italiano invaso dai prodotti lattiero caseari esteri. È un fenomeno più volte da denunciato dai produttori e dalle organizzazioni di rappresentanza e confermato dalle analisi recenti. 

    Una di queste abbiamo avuto modo di approfondirla qui e riguarda lo studio effettuato dall’Ufficio per le Politiche di Internazionalizzazione e Mercati di Confcooperative, in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo.
    formaggi-marchiLa ricerca, oltre ad evidenziare un calo dei volumi e del valore delle vendite, rivela anche che i marchi di formaggio più venduti provengono da aziende estere, il che rappresenta un paradosso per un Paese come l’Italia riconosciuto in tutto il mondo per le sue produzioni casearie di alta qualità.
    Basta scorrere la classifica dei formaggi trasformati, a pasta dura e a pasta molle per comprendere meglio l’entità del dominio da parte dei brand esteri.
    È soprattutto tra i formaggi trasformati che è evidente la massiccia presenza di prodotti non italiani. Ai primi cinque posti troviamo:

    1. Sottilette dell’americana Mondelez;
    2. Galbani della francese Lactalis;
    3. Philadelphia di Mondelez;
    4. Tiger della svizzera Emmi Group;
    5. Invernizzi di Lactalis.

    L’Italia sembra essere quasi totalmente assente da questa speciale graduatoria, anche se il nostro Paese – è bene precisarlo – non ha mai avuto una grande tradizione nel comparto dei formaggi trasformati.
    Idem dicasi per quelli a pasta molle, dove a dominare è ancora una volta la multinazionale francese Lactalis, che tanto ha fatto discutere per il mancato rispetto dei contratti di conferimento del latte in Lombardia che ha portato nei mesi scorsi i produttori a bloccare lo stabilimento di Ospedaletto Lodigiano.
    Ai primi tre posti ci sono, infatti i brand Galbani, Locatelli ed Invernizzi, tutti appartenenti a Lactalis. Per trovare il primo marchio italiano dobbiamo scendere al quarto posto con Nonno Nanni della Latteria Montello SpA, quinta invece Granarolo della società cooperativa Granlatte. Quest’ultima è presente anche in settimana posizione grazie al marchio di mozzarella di bufala campana Pettinicchio.
    Dove, invece, l’Italia riesce a difendere il proprio predominio è tra i formaggi a pasta dura, ovvero un ambito tradizionalmente favorevole all’industrie lattiero-casearie italiane. Al primo posto troviamo, infatti, Zanetti ed il suo Parmigiano Reggiano, secondo Unigrana Parmareggio del Consorzio Cooperativo Granterre, terzo Ferrari, quarto Biraghi e quinto Zarpellon.
    Se escludiamo, dunque, la produzione di parmigiano l’Italia deve arretrare di fronte alla diffusione di prodotti lattiero caseari francesi, svizzeri o americani venduti sul mercato a prezzi maggiormente competitivi.


  • cibus 2016

    È stato inaugurato ieri Cibus 2016, la diciottesima edizione del Salone Internazionale dell’Alimentazione che si svolgerà alle Fiere di Parma dal 9 al 12 maggio. 

    Cibus è ormai un appuntamento storico per l’industria alimentare italiana. Coinvolge migliaia di espositori e rappresenta il simbolo della qualità alimentare nostrana, tant’è che Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, lo ha descritto come “l’unico brand per definire il cibus 2016sistema alimentare italiano”.
    Alla cerimonia di inaugurazione, svoltasi nella giornata di ieri, hanno partecipato anche tre esponenti del Governo, ovvero il ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali Maurizio Martina, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ed il sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto.
    “Sono ministro delle Politiche ma difendo l’industria – ha dichiarato Martina – e combatto una certa idea anti industriale che non fa bene neanche agli altri settori. Serve una esperienza unitaria dell’agroalimentare che possa contribuire al cambiamento del Paese”.

    La presenza del ministro della Salute è particolarmente significativa (ieri Lorenzin ha anticipato anche la possibilità di inserire il logo del Ministero nella prossima edizione di Cibus). I consumatori si stanno orientando infatti sempre di più verso prodotti salutari e biologici, come dimostrano i recenti dati sui consumi che vedono un aumento del 50% degli acquisti dei prodotti senza glutine ed una crescita del 20% dei prodotti biologici.
    In base ai dati pubblicati dal Sinab, il Sistema nazionale d’informazione sull’agricoltura biologica del Mipaaf, nell’anno 2014 in Italia c’erano 55.433 operatori certificati (prima in Europa), mentre le superfici impegnate in coltivazioni di tipo biologico ammontano a 1,4 milioni di ettari, corrispondenti al 10,8% della Sau nazionale, una cifra che colloca l’Italia al secondo posto in Europa e al quinto posto al mondo per superficie biologica.
    Cibus diventerà, dunque, un’importante vetrina anche per le aziende che praticano agricoltura biologica.
    Quest’anno, infine, sono presenti anche diverse società cooperative, come Conserve Italia, Coop Italian Food e Latteria Soresina.


  • formaggi-italia

    L’Ufficio per le Politiche di Internazionalizzazione e Mercati di Confcooperative, in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo, ha pubblicato il quarto numero di Export e Mercati, l’approfondimento dedicato all’agroalimentare. Questa volta il protagonista dello studio è il settore lattiero caseario ed in particolare il mercato dei formaggi. 

    Più volte in questa sede abbiamo affrontato il tema della crisi del comparto del latte e dei derivati. L’indagine ci permette di valutare in maniera analitica le tendenze del mercato italiano, individuando, tra le altre cose, quali sono i brand più diffusi e qual è il rendimento dei marchi formaggi-italiaitaliani.
    Nel periodo che va dall’anno 2010 al 2015 il mercato nostrano dei formaggi evidenzia una variazione negativa sia dei volumi totali di vendita che del valore totale delle vendite. Nello specifico i volumi totali di vendita sono scesi da 612mila tonnellate del 2010 a 576mila del 2015 (-5,9%), mentre il valore totale è diminuito da 6.732 milioni di Euro del 2010 a 6.265 milioni di Euro del 2015 (-6,9%).
    Per quanto riguarda, invece, la tipologia dei formaggi, il valore delle vendite è rappresentato per il 60,2% (pari a circa 3.771 milioni di Euro) dai formaggi a pasta dura (cosiddetti “hard cheese”), il 28,6% (pari a circa 1.795 milioni di Euro) dai formaggi a pasta molle (“soft cheese”) ed il restante 11,2% (circa 699 milioni di Euro), è riconducibile, infine, ai formaggi trasformati (“processed cheese”).

    L’Italia può vantare una lunga tradizione di formaggi a pasta dura di alta qualità, con il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano, ovviamente, a farla da padrone. Sono, però, soprattutto questi ultimi a segnare il passo, facendo registrare un calo del volumi di vendita dei non confezionati e dei confezionati rispettivamente del 21,34% e dell’8,22%.
    Bene, invece, i formaggi a pasta molle, in crescita sia per i volumi di vendita (+6,04%) che per il valore delle vendite (+4,22%).
    Risulta particolarmente interessante, infine, analizzare i dati dei brand più venduti in Italia.

    Tra i formaggi trasformati il marchio più venduto è “Sottilette” del gruppo Mondelez (in precedenza Kraft Foods) che nel 2015 occupava il 30,7% del mercato italiano; seguono ben distanziati Galbani del gruppo Lactalis (18,3%), Philadelphia, sempre di Mondelez, (16,5% ) e Mio di Nestle (4,1%).
    Tra i formaggi a pasta dura il leader è Zanetti dell’omonima azienda con una quota di mercato del 4,6%, seguito da Unigrana Parmareggio con il 4,2% e da “Ferrari” con il 4%. Per quanto riguarda le cooperative, da segnalare il sesto posto di Latteria Soresina (1,3%).
    Per il mercato dei formaggi a pasta molle ai primi tre posti troviamo tre brand di Lactalis, ovvero Galbani (20,3%), Locatelli (50,4%) ed Invernizzi (5,2%), davanti a Nonno Nanni di Latteria Montello SpA (5,1%) e a Granarolo della società cooperativa Granlatte (4,2%).
    Se analizziamo, invece, i tipi di formaggio non trasformati, la quota di mercato più rilevante è occupata dal Grana Padano, con il 12,7%, che precede la Mozzarella Vaccina con il 10,9% e il Parmigiano Reggiano con il 9,4%.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • In occasione del Salone del Libro di Torino, Venerdì 13 maggio alle ore 18:30 presso il Bookstock Village si terrà il laboratorio “Cooperazione e scuola”.

  • parmigiano reggiano

    È Alessandro Bezzi il nuovo presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. L’elezione, avvenuta all’unanimità, si è svolta oggi nel corso del Consiglio d’Amministrazione del consorzio di tutela. 

    Bezzi, 47 anni, imprenditore agricolo, ricopre tra gli altri il ruolo di presidente della latteria sociale Centro Rubbianino, operante in provincia di Reggio Emilia, e di vicepresidente nazionale del settore lattiero-caseario di Fedagri/Confcooperative.
    Prenderà il posto di Giuseppe Galai, dimessosi dall’incarico non più tardi di un mese fa dopo dieci anni alla presidente del Consorzio.
    parmigiano reggianoIl principale obiettivo di Bezzi sarà attuare il Piano di regolazione dell’offerta per il triennio 2017-19. “Sarà questo – dichiara Bezzi – il nostro primo punto di riferimento per mantenere un indispensabile equilibrio tra un’ordinata gestione dei flussi produttivi e la domanda interna e internazionale, perchè è principalmente a questo che si lega la possibilità della valorizzazione di un’eccellenza che si traduca in reddito reale per i produttori, che solo dopo 18 mesi di crisi hanno visto un apprezzabile rialzo delle quotazioni”.
    Le priorità saranno anche l’incentivazione delle esportazioni sui mercati esteri, date in forte ascesa, e la valorizzazione della qualità del prodotto: “I nostri obiettivi primari – conclude Bezzi – restano la qualità assoluta del prodotto, la sua tracciabilità, le azioni di vigilanza dagli allevamenti ai punti vendita, unitamente allo sviluppo di quel “Progetto Qualità” che riguarda le aree di montagna ed è finalizzato alla migliore valorizzazione di una produzione rispetto alla quale non esistono sostanziali alternative in zone che scontano anche più alti costi produttivi”.
    Positivo anche il commento di Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari: “Siamo fiduciosi che Bezzi, già componente del Cda e del comitato esecutivo del Consorzio – dichiara Mercuri –  saprà portare avanti le azioni indispensabili per mantenere un equilibrio tra gestione dei flussi produttivi e domanda, valorizzando appieno un’eccellenza che possa tradursi in reddito per i produttori. Il Consorzio rappresenta infatti una realtà importante dell’economia agricola italiana: con 3.348 allevamenti conferitori e 50mila persone coinvolte nella filiera, produce più di 3,2 milioni di forme per un giro d’affari al consumo di oltre 2 miliardi di euro


  • maurizio martina iran

    La crisi del latte è ancora lontana da una soluzione, ma negli ultimi mesi sono stati fatti diversi passi in avanti. 

    A dichiararlo è il ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. Secondo Martina è necessario portare avanti un patto di filiera con un accordo sui prezzi di conferimento e sull’etichettatura dei maurizio martina iranprodotti che avvantaggi sia i produttori che le industrie di trasformazione: “In queste settimane non solo i produttori ma anche una parte importante dell’industria lattiera e della cooperazione hanno ragionato sull’importanza di questo tema e sulla necessità di unire le forze”.
    Una battaglia fondamentale si giocherà a livello europeo nella prossima riunione del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura Ue prevista per giugno, quando l’Italia spingerà per un cambiamento delle norme sull’etichetta d’origine dei prodotti.

    “C‘è una battaglia europea da condurre – dichiara Martina – perché si sblocchi questa partita a livello comunitario. Ci sono alcune analisi economiche che mostrano come il valore aggiunto del Made in Italy 100% può essere strategico per il rilancio dei consumi. E ci sono passi che possiamo provare a determinare in ambito nazionale. Da un’indagine demoscopica commissionata da Ismea, infatti, il 67% degli italiani intervistati si dichiara disposto a pagare dal 5 al 20% in più per un prodotto lattiero caseario che abbia chiara in etichetta la sua origine italiana. In un periodo di calo delle vendite questo può diventare uno strumento in più“.
    Tra le proposte messe in campo dal ministero delle Politiche Agricole c’è l’acquisto delle quote latte in eccesso da destinare agli indigenti. Un’iniziativa che Martina rilancerà in sede europea, come parziale soluzione alla sovraproduzione. Tra i possibili interventi c’è anche la costituzione di un’Ocm per il latte sul modello di quella esistente per il vino, ovvero una misura europea che concederebbe finanziamenti e contributi ai produttori lattiero-caseari.



  • I temi di quest edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Venerdì 13 maggio alle ore 10:30 presso la sede di Confcooperative Nuoro la presentazione del circuito Sardex.net.


  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Dal 5 al 7 maggio a Padova “Galileo. Il Festival dell’innovazione”.

  • imu agricola

    L’Imu agricola sui terreni non condotti da imprenditori agricoli, come quelli incolti e gli orti è esonerata solo per i terreni situati in Comuni montani. 

    Nel corso del question time in Commissione Finanze alla Camera il vice ministro all’Economia Enrico Zanetti ha fornito un’importante precisazione sulla imu agricolanatura dell’Imu agricola e le relative esenzioni.
    I terreni incolti e gli orti devono essere considerati come terreni agricoli a tutti gli effetti e dunque, in quanto tali, seguono le stesse regole di esonero.
    Come stabilito nell’ultima Legge di Stabilità, l’Imu agricola non si applica ai terreni agricoli:

    • situati nei Comuni montani;
    • situati in Comuni parzialmente montani se rientrano nell’elenco stilato nella circolare 9/1993;
    • posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, iscritti nella previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione;
    • ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A annesso alla legge 28 dicembre 2001, n. 448;
    • a immutabile destinazione agrosilvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.

    Sui terreni incolti e sugli orti l’Imu agricola dovrà essere pagata qualora non questi siano posseduti e condotti da coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali e siano situati in Comuni pianeggianti o parzialmente montani non inclusi nella circolare del 1993.


  • pensioni-ape

    Nel corso dell’appuntamento settimanale con #MatteoRisponde, la diretta Facebook e Twitter nel corso della quale il Primo Ministro Matteo Renzi risponde alle domande degli utenti, il premier ha annunciato un intervento sulla flessibilità in uscita nella prossima Legge di Stabilità. 

    E si parla già del nome di un provvedimento che dovrebbe consentire agli over 63 di andare in pensione nonostante non abbiano ancora maturato i requisiti anagrafici previsti dalla Legge Fornero.
    pensioni-ape“Si chiamerà Ape (Anticipo Pensionistico): c’è già il simbolo e il logo – ha dichiarato il Primo Ministro -. Ci sta lavorando Nannicini: con la stabilità del 2017 si potrà anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo“.
    Renzi ha parlato di un dialogo in corso con i sindacati, i datori di lavoro e l’Unione Europea per mettere a punto il meccanismo in vista della prossima finanziaria.

    La misura dovrebbe riguardare solamente i nati nel 1951, 1952 e 1953, ovvero quei lavoratori che stavano per andare in pensione prima che il ministro Fornero alzasse l’età pensionabile a 66 anni.
    Ma come funzionerà la flessibilità in uscita? Il lavoratore che decide di andare in pensione anticipatamente subirà un taglio dell’assegno pensionistico per ogni anno di anticipo.
    La percentuale di penalizzazione dipenderà dal reddito percepito e non peserà sulla quota contributiva, per la quale è già previsto un taglio per chi utilizza la flessibilità in uscita, ma sulla parte retributiva.

    Il costo dell’operazione dovrebbe essere di un miliardo di euro. Lo Stato si farà carico in via diretta solamente di quei lavoratori in stato di disoccupazione.
    Per gli altri il Governo sta studiando un sistema di finanziamento pubblico-privato. Il nuovo meccanismo di pre-pensionamento dovrebbe prevedere una sorta di finanziamento-ponte da parte degli istituti di credito, che recupererebbero in seguito la cifra prestata attraverso mini-rimborsi Inps con trattenute sulla pensione finale.
    Anche le aziende dovranno sostenere dei costi nei casi in cui vogliano adottare la flessibilità in uscita per effettuare delle ristrutturazioni o dare avvio al turnover generazionale. In quel caso, nelle intenzioni del Governo, il pensionamento anticipato sarebbe totalmente a carico dei datori di lavoro.
    Su questo punto saranno fondamentali i prossimi appuntamenti con le parti sociali. Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha ribadito a più riprese (l’ultima volta proprio ieri in occasione dell’assemblea nazionale) la disponibilità del mondo della cooperazione a farsi carico dei pre-pensionamenti per attivare un effettivo ricambio generazionale.