Categoria: News

  • dati agricoltura 2015

    Qual è stato il rendimento dell’economia agricola italiana nel 2015 in termini di produzione di ricchezza, investimenti e numero di occupati?

    Il rapporto dell’Istat ci fornisce un quadro completo della situazione, effettuando anche una comparazione con gli altri paesi europei.
    Dal 2010 ad oggi il settore agroalimentare ha vissuto un andamento estremamente altalenante. Il 2015, stando ai dati Istat, può essere considerato però un punto di svolta, anche se siamo distanti dal rendimento pre-crisi.
    Secondo l’istituto di statistica nel 2015 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha generato un valore aggiunto di 33.095 milioni di euro, pari al 2,3% del valore aggiunto nazionale. Se si considera anche il comparto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, che con 25,4 miliardi di valore aggiunto pesa l’1,7% sul totale, il comparto agroalimentare rappresenta il 4,0% del valore aggiunto complessivo.
    Se andiamo ad analizzare le altre componenti del valore aggiunto italiano (industria in senso stretto, costruzioni e servizi), agricoltura, silvicoltura e pesca sono i comparti che mostrano una crescita più sostenuta.

    Un ottimo rendimento che è confermato dai dati relativi ad altre variabili come quelle della produzione, degli occupati e degli investimenti.
    Nel 2015 la produzione di beni e servizi dell’agricoltura è cresciuta del 2,2%. Bene soprattutto le coltivazioni legnose (+12,3% in volume), trainate dalle produzioni olivicole (+51,9%), vitivinicole (+9,2%) e frutticole (+6,2%); al contrario mostrano delle contrazioni le coltivazioni foraggere (-4,3%) ed erbacee (-2,8%).
    Per quanto riguarda, invece, gli allevamenti zootecnici, è da registrare una crescita in volume dello 0,8%, per effetto di un aumento dele produzioni suine (+2,9%), del pollame (+4,1%) e delle uova (+2,7%) e del perdurare della crisi nella produzione di carni bovine (-3,0%) e di conigli, selvaggina e minori (-3,9%); in leggera ripresa la produzione di latte (+0,3%).
    Tra gli aspetti maggiormente negativi, invece, del report dell’Istat c’è il calo delle attività secondarie delle aziende agricole (-0,6% in volume), che rappresentano l’8,1% della produzione del comparto e riguardano: energie rinnovabili (in particolare fotovoltaico e biomasse), fattorie didattiche, attività ricreative, agricoltura sociale, vendite dirette, produzione di mangimi, sistemazione di parchi e giardini oltre a agriturismo e attività di trasformazione.

    Mostra un ottimo andamento, invece, il mercato del lavoro. Gli occupati nel comparto agricolo aumentano, infatti, del 2,2% per via di una crescita delle unità di lavoro dipendenti (+2,8%) ed indipendenti (+1,9%). Sono in tutto 1,2 milioni i lavoratori nel comparto agricolo che corrispondono al 5,1% del totale nazionale.
    Per quanto riguarda, infine, i redditi e gli investimenti, i dati dell’Istat ci segnalano che nel 2015 i redditi da lavoro dipendente risultano in aumento (+5,7%) ed ammontano a 21,8 mila euro annui contro i 40,0 mila euro dell’intero sistema economico. Gli investimenti nel comparto mostrano segnali di recupero (+0,6%) dopo il forte calo del 2014 (-6,1%).
    Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda il confronto con gli altri Paesi europei. La maggior parte degli stati appartenenti all’Unione Europea segna il passo in termini di produzione, valore aggiunto, prezzi e reddito. L’indicatore di reddito agricolo presenta delle variazioni negative più consistenti in Germania (-37,6%), Danimarca (-19,7%), Regno Unito (-19,3%), Romania (-17,8%), Polonia (-8,9%) e Paesi Bassi (-0,8%), mentre è da registrare una crescita sostenuta in Grecia (+11,7%), Francia (+8,7%), Italia (+6,2%) e Spagna (+3,3%).


  • frutta dati

    Segnali di ripresa per il comparto della frutta. Dopo anni particolarmente negativi, caratterizzati soprattutto dall’embargo verso la Russia, tornano ad aumentare i consumi ortofrutticoli. 

    Nel primo trimestre 2016, infatti, c’è stata una crescita del 3%, proseguendo sulla strada della ripresa già tracciata nel 2015, quando il comparto aveva chiuso con una variazione positiva dei consumi del 3% su base annua.
    A rivelarlo è il Macfrut consumer’s trend, l’osservatorio sul mercato della frutta di Macfrut e Cso.
    frutta datiA trainare il settore ci pensa nello specifico la frutta che fa registrare una crescita del 4,7%. Spiccano, in particolare, i dati delle clementine (+11,4%), delle pere (+9,8%), delle mele (+4,4%) e delle arance (+2%).
    Per quanto riguarda, invece, gli ortaggi, nel primo trimestre del 2016 c’è stata una crescita meno sostenuta (+1,4%), per effetto soprattutto dell’ottimo rendimento di radicchi (+16%), pomodori (+6,1%), cipolle (+8%) e patate (+2,2%).
    “Sembra proprio possibile affermare che il peggio è passato – ha dichiarato Paolo Bruni, presidente del Cso, nel corso della presentazione dell’analisi di Macfrut consumer’s trend – torniamo sui livelli delle 8 milioni di tonnellate consumate, un dato certamente positivo. A contribuire sempre di più nel cambio di tendenza sono i prodotti della quarta gamma, il settore del biologico e le nuove novità in prodotti come la fragola e l’albicocco. Ciò sta a significare come il nostro settore abbiamo raccolto la sfida di innovazione, alla ricerca di nuove varietà per soddisfare le esigenze dei consumatori”.
    In tema di frutta e di ripresa del settore ortofrutticolo, gli organizzatori del Macfrut 2016, la fiera dell’ortofrutta in programma a Rimini Fiera dal 14 al 16 settembre prossimo, hanno reso noto come sia già stato venduto il 90% degli spazi espositivi disponibili, con oltre 100 nuove aziende ortofrutticole che parteciperanno all’evento.


  • elezioni 2016

    Il primo turno delle elezioni amministrative 2016 ha fornito alcuni verdetti inoppugnabili. 

    Il primo: il Movimento 5 Stelle è in fortissima ascesa e con Virginia Raggi potrebbe guidare la prima grande città italiana.
    A Roma, infatti, quando sono state scrutinate 2.428 sezioni su 2.600, la candidata pentastellata ha ottenuto il 35,3% dei voti, staccando nettamente i suoi rivali.
    elezioni 2016La Raggi dovrebbe andare al ballottaggio con il candidato Pd Roberto Giachetti, dato al momento al 24,8%, una percentuale che lo colloca davanti a Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia (20,6%).

    Si tratta di un risultato estremamente deludente per il Partito Democratico. Ed è proprio questo il secondo verdetto delle amministrative 2016, che interessano da vicino anche il premier Renzi che tanto si era speso per sostenere la campagna di Giachetti, provando ad arginare il sentiment anti-establishment sempre più dilagante nella capitale. Aldilà dei punti di distanza da Virginia Raggi, che difficilmente saranno colmabili al secondo turno, stupisce la scarsa distanza tra Giachetti e Giorgia Meloni.
    A Roma il centro-destra si è presentato diviso, con il candidato di Forza Italia, Alfio Marchini, che ha ottenuto più del 10% dei consensi, il che lascia pensare ad un’occasione persa per tutto il centro-destra, che avrebbe potuto aspirare al ballottaggio qualora si fosse presentato unito all’appuntamento elettorale.

    E proprio laddove ha portato un candidato unico è riuscito ad andare al secondo turno. A Milano, infatti, Stefano Parisi è protagonista di un testa a testa con il favorito della vigilia, ovvero l’ex commissario unico di Expo e candidato del Partito Democratico, Beppe Sala.
    Quest’ultimo, con sole sei sezioni da scrutinare, viaggia al 41,7% contro il 40,7% di Parisi.
    Il ballottaggio si prospetta, dunque, come una lotta serrata tra i due contendenti, una battaglia sul filo dei voti che a questo punto diventa decisiva per il Pd che deve fare i conti con un altro risultato negativo in un’altra grande città italiana.

    A Napoli, infatti, primeggia nettamente il sindaco uscente Luigi De Magistris (42,5%), una percentuale, però, che non è sufficiente per vincere al primo turno. Al ballottaggio dovrà sfidare il candidato del centro-destra Gianni Lettieri (24%) che precede Valeria Valente del Partito Democratico.
    Sarà ballottaggio anche a Torino, dove il sindaco uscente e candidato Pd, Piero Fassino, ottiene il 41,9% dei voti e se la vedrà al secondo turno con Chiara Appendino (30,8%) del Movimento 5 Stelle, e a Bologna, dove Virginio Merola del Pd (39,5%) sfiderà la leghista Lucia Borgonzoni (22,2%).
    Gli unici due buoni risultati del Pd sono quelli fatti a registrare a Cagliari e Salerno. Nel primo caso Massimo Zedda rischia di vincere al primo turno grazie al 50,9% dei voti ottenuti quando sono state scrutinate 156 sezioni su 174.
    A Salerno, invece, exploit del vice di De Luca, Vincenzo Napoli, che viene eletto grazie ad oltre il 70% dei consensi.



  • L’Economic Outlook dell’Ocse ha effettuato alcune previsioni sull’andamento dell’economia italiana nei prossimi anni.

    Secondo l’organizzazione internazionale l’Italia continuerà a perseguire la strada della crescita. Le stime dell’Ocse danno il Pil in crescita dell1% per il 2016 e dell’1,4% per il 2017.
    “Dopo un rallentamento a fine 2015 – spiega l’Ocse – la ripresa dovrebbe ritrovare forza, trainata dai consumi privati e, in modo minore, da una moderata lavoro italiaripresa degli investimenti, la produzione industriale sta avanzando, con i recenti aumenti attribuibili per la gran parte a capitale e beni durevoli“.
    I segnali positivi vengono anche dal mercato del lavoro. Nella giornata di ieri l’Istat ha pubblicato i dati sulla disoccupazione, che si attesta ad aprile 2016 all’11,7%, in aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente per effetto soprattutto della riduzione del numero di inattivi.

    Secondo l’Ocse i prossimi due anni, però, vedranno una costante riduzione del tasso di disoccupazione che passerà dall’11,9% del 2015 all’11,3% del 2016 e al 10,8% del 2017.
    Sono attesi, dunque, dei miglioramenti nel breve periodo, anche se l’Ocse invita l’Italia ad aumentare la produttività e l’inclusione sociale.
    Proprio la diffusione del fenomeno della povertà e l’arretramento del ceto medio sono due dei problemi più gravi dell’Italia. Da questo punto di vista ancora poco è stato fatto.
    Il Governo ha lanciato misure come il bonus Irpef (80 euro), il bonus bebè e il pacchetto da 800 milioni sulla povertà, ma non esistono ancora strumenti adeguati di sostegno nei confronti delle persone in condizioni di bisogno.


  • olio italia

    Nella campagna 2015/2016 la produzione mondiale di olio si stima attorno alle 3.242.000 tonnellate, con un aumento del 33% rispetto all’anno scorso. 

    A riferirlo è la Commissione europea all’interno del gruppo di dialogo civile sull’olio al quale ha partecipato anche Agrinsieme, il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari.
    olio italiaDopo alcune annate particolarmente difficili, con l’Italia sfortunata protagonista del virus Xyella, il settore olivicolo è dato in ripresa.
    Il primo produttore mondiale si conferma la Spagna con 1.395.000 tonnellate stimate (+66%), seguita dall’Italia con 472.000 tonnellate (+112%) e la Grecia con 320.000 (+7%). Il nostro Paese mostra, dunque, una crescita sostenuta rispetto all’anno scorso, dove l’epidemia della mosca olearia e della Xyella hanno costretto l’abbattimento di centinaia di ulivi soprattutto in Puglia.

    La campagna 2015/2016 dovrebbe portare a risultati diversi. Il principale partner commerciale dell’Europa e dell’Italia in materia di olio resta gli Stati Uniti, mentre in riferimento al commercio intra-europeo, il nostro Paese ha esportato oltre 43.000 tonnellate di olio all’interno dei confini continentali ed il 30% è finito in Germania.
    Per quanto riguarda, invece, i mercati emergenti, anche nel settore olivicolo la Cina si dimostra una meta attraente per i nostri produttori. Per la campagna 2015/2015 la Commissione europea stima una crescita del 36% delle vendite di olio europeo in Cina, mentre di converso è attesa una diminuzione delle esportazioni verso il Brasile (-47%) per effetto della crisi economica e monetaria che sta colpendo il paese sudamericano.


  • disoccupati-aprile

    Nel mese di aprile 2016 torna ad aumentare il tasso di disoccupazione che si attesta ora all’11,7% con una variazione positiva dello 0,1% rispetto a marzo. 

    La rilevazione mensile dell’Istat sul mercato del lavoro italiano sembra portare, dunque, cattive notizie all’Italia. Anche la stima dei disoccupati, infatti, aumenta e disoccupati-aprilesale dell’1,7% (+50 mila), tornando al livello di febbraio. L’aumento è attribuibile alle donne (+4,2%), mentre si registra un lieve calo per gli uomini (-0,4%).
    C’è, però, una spiegazione alla tendenze negative della disoccupazione ed è da ricondurre al tasso di inattività. L’Istat calcola la disoccupazione in base al rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le corrispondenti forze di lavoro.
    Ed è proprio l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro ad influenzare negativamente l’andamento della disoccupazione.

    Secondo l’istituto di statistica, infatti, ad aprile si osserva un forte calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,8%, pari a -113 mila). La diminuzione riguarda uomini e donne e si distribuisce tra tutte le classi d’età. Il tasso di inattività scende al 35,4% (-0,3 punti percentuali).
    C’è, dunque, una maggiore partecipazione al mercato del lavoro con sempre più persone che provano attivamente a cercare un’attività lavorativa. Questa è senza dubbio una buona notizia, se pensiamo che negli ultimi mesi era cresciuto a dismisura il numero di italiani “scoraggiati”.
    L’altro aspetto positivo della rilevazione dell’Istat riguarda gli occupati. La stima degli occupati ad aprile – sottolinea l’istituto di statistica – sale dello 0,2% (+51 mila persone). L’aumento riguarda sia i dipendenti (+35 mila i permanenti, stabili quelli a termine) sia gli indipendenti (+16 mila). La crescita dell’occupazione coinvolge uomini e donne e riguarda tutte le classi d’età ad eccezione dei 35-49enni. Il tasso di occupazione, pari al 56,9%, aumenta di 0,2 punti percentuali sul mese precedente.


  • latte etichetta

    Si svolgerà oggi a Milano, presso la Fiera Milano Congressi, la Giornata nazionale del latte italiano organizzata da Coldiretti. 

    Parteciperanno all’evento anche il primo ministro Matteo Renzi, il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ed il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.
    latte etichettaL’intento dell’iniziativa è difendere le stalle italiane. Dopo la fine delle quote latte, infatti, sancita nel mese di marzo 2015, gli allevatori italiani hanno dovuto assistere ad un netto crollo del prezzo di vendita alla stalla e ad un aumento indiscriminato della produzione.
    Il prezzo di conferimento è passato dai 0,44 centesimi del mese di marzo 2014 ai 0,32 centesimi di marzo 2016, mentre il numero delle stalle, come riporta Coldiretti, si è letteralmente dimezzato negli ultimi dieci anni raggiungendo il minimo storico di 33mila allevamenti.
    Tra i paesi maggiormente penalizzati dalla fine delle quote latte c’è proprio l’Italia che produce latte di alta qualità e fatica a competere all’interno di un sistema basato sul ribasso dei prezzi.

    Ad aggravare la situazione per i produttori italiani ci pensa anche l’invasione del latte proveniente dall’estero e la diffusione del fenomeno dell’Italian Sounding. Come sottolinea un’indagine di Coldiretti, oggi tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono di derivazione estera; stesso discorso per i derivati, con il 50% delle mozzarelle realizzate con latte proveniente da paesi come la Lituania.
    Sono sempre più diffusi, inoltre, i prodotti lattiero caseari italiani contraffatti e quelli che ricordano le specialità italiane come il Parmesan, venduto soprattutto negli Stati Uniti.
    Per questo motivo, nel corso del milk day, il premier Matteo Renzi ed il ministro Martina dovrebbero annunciare una proposta per salvare il latte italiano, che prevede l’indicazione obbligatoria dell’origine delle materie prime sull’etichetta dei prodotti lattiero caseari.
    Il provvedimento dovrebbe essere un decreto interministeriale che coinvolge i Ministeri delle Politiche Agricole, della Salute e dello Sviluppo Economico e, secondo le indiscrezioni riportate dai principali quotidiani nazionali, sarebbe già stato inviato a Bruxelles per essere esaminato e per valutare eventuali violazioni del principio della libera concorrenza.
    Qualora la misura dovesse essere approvata, sull’etichetta andrà indicato il Paese dove viene munto il latte, quello dove viene trasformato e confezionato.


  • professioni agricoltura

    Il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ed il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, hanno firmato il protocollo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura.

    L’intesa è stata siglata anche dai governatori delle regioni Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Piemonte, Puglia e Sicilia, nonché da Cgil, Cisl e Uil e dalle associazioni del mondo agricolo e Cna.
    Si tratta di un passo importante nella lotta al caporalato perché coinvolte tutti gli attori: dalle istituzioni alle pubbliche amministrazioni, passando per i sindacati e le organizzazioni di rappresentanza delle imprese.
    professioni agricolturaPer contrastare un fenomeno che ogni anno colpisce migliaia di lavoratori stranieri che arrivano in Italia in corrispondenza del periodo della grande raccolta, ci vuole un azione di coordinamento sui territori ed il coinvolgimento di tutti gli attori della società civile.
    Spetterà alla prefetture sui territori coordinare le diverse parti attraverso l’attivazione di Tavoli permanenti; il ministero delle politiche agricole avrà, invece, il compito di coordinare le operazioni di controllo del territorio del Corpo forestale dello Stato che affiancano l’Ispettorato nazionale del lavoro.

    In questi mesi il Governo ha provato a mettere sul campo diverse azioni per combattere il caporalato ed il lavoro nero con risultati alterni. Tra le misure più importanti c’è sicuramente la Rete del Lavoro agricolo di qualità, che aggrega tutte le aziende agricole che somministrano regolari contratti di lavoro ai propri addetti e che applicano i giusti prezzi ai propri prodotti.
    Il funzionamento della Rete, però, si è rivelato fin qui problematico con diverse aziende che segnalano ritardi e continue impellenze di carattere burocratico per entrare a far parte del sistema delle imprese regolari.
    Il protocollo d’intesa rappresenta una buona notizia purché venga intensificato il sistema dei controlli, valutando anche l’operato della grande distribuzione, che spesso e volentieri sceglie fornitori che applicano prezzi estremamente bassi, prezzi che sono la diretta conseguenza dello sfruttamento dei lavoratori.

    Anche l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari ha firmato il protocollo. Il presidente dell’Alleanza, Giorgio Mercuri, commenta positivamente la firma dell’intesa: “L’auspicio è che i progetti che saranno realizzati sui territori, con il coinvolgimento di tutte le istituzioni e le parti sociali firmatarie del protocollo, andranno progressivamente ad eliminare le diffuse situazioni di disagio e di emarginazione dei lavoratori immigrati, che sono state spesso terreno fertile per forme di criminalità organizzata e di sfruttamento”. 


  • carlo cracco latte

    È iniziata oggi la campagna istituzionale lanciata dal Ministero delle Politiche Agricole per la promozione e la valorizzazione del latte fresco. 

    L’iniziativa vedrà anche la collaborazione delle organizzazioni agricole, delle cooperative, delle industrie di trasformazione e della grande distribuzione con l’obiettivo di rilanciare un comparto che sta vivendo una crisi profonda.
    Verranno attivati una serie di eventi su tutto il territorio nazionale per far conoscere le proprietà organolettiche del latte fresco e promuovere il suo consumo.
    I testimonial scelti dal Ministero sono Carlo Cracco, Cristina Parodi, Demetrio Albertini e Giorgio Calabrese, che sono, tra le altre cose, protagonisti dello spot pubblicitario che vi proponiamo di seguito.

    È possibile seguire la campagna su tutti i social attraverso l’hashtag #oradellatte, postando una foto riguardante il consumo di questo alimento.
    “Scegliere la qualità del latte fresco – afferma il Ministro Maurizio Martina – per i consumatori di ogni età vuol dire saper riconoscere e apprezzare tutto ciò che c’è dietro: l’impegno di chi lavora nella filiera, ma anche le sue proprietà nutritive. Per questo abbiamo voluto fortemente una campagna istituzionale per rilanciare i consumi di questo prodotto che fa parte della nostra tradizione alimentare. I consumatori potranno così aiutare sempre di più gli allevatori italiani ad uscire da una crisi strutturale, che vede tante aziende in sofferenza. Bere latte fresco, oggi, assume un significato ancora più importante”.
    L’iniziativa rientra all’interno di una serie di misure lanciate dal Governo per sostenere il comparto lattiero caseario dopo la fine delle quote latte.
    L’investimento complessivo del Mipaaf per sostenere il settore è di 120 milioni di euro, dei quali 32 milioni sono destinati all’aumento della compensazione Iva al 10% per il latte venduto alla stalla, dal momento che proprio il ribasso dei prezzi di conferimento è uno dei principali problemi del settore.


  • breaking-news-coopitalia

    Il neo presidente di Confindustria sposa in pieno la linea del Governo, così sembra proprio che da viale dell’Astronomia arrivino segnali incoraggianti per Renzi e i suoi ministri. Così Vincenzo Boccia dice, nel corso dei lavori dell’assemblea pubblica che lo ha incoronato presidente degli imprenditori italiani, di apprezzare le riforme finora apportate, fino a spingersi a supportare il Sì al referendum costituzionale, pur di avere una politica più veloce e capace di dare risposte in tempi consoni. Una posizione ancor più chiara, che sembra orientata verso un sì convinto, sarà presa dall’associazione degli industriali nel Consiglio generale del 23 giugno.

    Stesso approccio positivo per la flessibilità, chiesta e ottenuta, da Renzi e Padoan in Europa, che certamente potrà supportare il ritorno alla crescita del Paese, che finora ha visto la propria economia interna, soprattutto quella derivante da investimenti pubblici, ristagnare o restare impantanata in lungaggini e problematiche amministrative, lacci e lacciuoli spesso doverosi per i controlli, altre volte voluti da formule europee poco flessibili e sin troppo macchinose.

    Insomma, sembra esservi grande sintonia tra il nuovo, giovane, presidente di Confindustria e il primo ministro Matteo Renzi, vedremo se questo accordo sarà solo temporaneo, oppure prodromico ad un’azione sempre più sinergica tra Governo e industriali.

     



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Lunedì 30 maggio alle ore 10:00 presso la sede di Legacoop Emilia Romagna il “Country Presentation Vietnam” organizzato da Unioncamere, Legacoop Emilia Romagna e l’Alleanza delle Cooperative vietnamite. 
      Mercoledì 1 giugno alle ore 9:30 presso la Sala Convegni della Federazione veneta delle Bcc a Padova l’evento “Il nuovo codice degli appalti”.

     



  • Dopo mesi di rinvii e momenti di tensione, lo scorso 23 marzo la Camera ha approvato il decreto legge n.18 sul credito cooperativo.

    Il Governo ha messo a punto un meccanismo di razionalizzazione ed aggregazione delle BCC, che farà confluire le oltre 350 banche del credito cooperativo italiane in una holding unica con un patrimonio minimo di 1 miliardo di euro.
    bcc-riformaCi sarà, inoltre, la possibilità per le BCC con un patrimonio netto superiore a 200 milioni di euro di uscire dal sistema della holding unica, trasferendo, però, l’attività bancaria ad una nuova società per azioni.
    Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha commentato gli esiti finali della riforma difronte all’house organ di Federcasse, la Federazione del Credito Cooperativo: “Sono convinto – aggiunge il Ministro – che tale riforma possa fornire un reale contributo alla ripresa dell’economia del nostro Paese, in quanto offre alle BCC gli strumenti necessari per rafforzarsi e affrontare in modo adeguato l’elevata concorrenza e le nuove sfide che derivano dall’Unione Bancaria, preservando, allo stesso tempo, le specificità mutualistiche del Credito Cooperativo a beneficio dei territori di riferimento”.

    Secondo Padoan il nuovo assetto organizzativo rappresenta un “punto di equilibrio tra integrazione e autonomia delle singole BCC”.
    Il ministro dell’economia si dichiara inoltre fiducioso che “tale modello possa attirare l’attenzione di investitori di lungo periodo, ad esempio altre grandi banche cooperative europee, fondi mutualistici ed altri soggetti del mondo cooperativo, enti non profit espressione dei territori di riferimento”.
    Gli istituti di credito cooperativo rappresentano uno strumento fondamentale di accesso al credito per le migliaia di cooperative e piccole imprese presenti sul territorio, fornendo servizi finanziari alle persone e alle aziende che vivono nelle realtà rurali, dove il più delle volte sono assenti i grandi istituti bancari.
    La convinzione di Padoan è che l’appartenenza ad un’unica capogruppo possa consentire alle Bcc di aumentare i servizi offerti alla propria clientela, migliorando anche il loro livello di competizione su scala europea.