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  • Un disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità regolamenterà il cosiddetto lavoro agile, ovvero l’insieme delle prestazioni lavorative svolte dai lavoratori dipendenti, e non da partite Iva, fuori dai locali aziendali.
    Nella maggior parte dei casi l’attività viene svolta da casa per coniugare i tempi di vita e di lavoro degli addetti. Sono sempre più le imprese che utilizzano questo strumento, una realtà di fatto che finalmente trova un fondamento giuridico approfondito e che verrà ulteriormente disciplinata dagli accordi collettivi.

    La legge contiene 9 articoli che regolamentano diritti, retribuzione, privacy ed infortuni equiparando in questo modo il lavoro agile a quello svolto nei locali disoccupazione italiaaziendali.
    L’articolo 1 stabilisce l’obiettivo della prestazione che deve essere quello di aumentare la produttività, conciliando i tempi di vita e di lavoro dei dipendenti.
    Vengono, inoltre, stabiliti i requisiti minimi perché si possa parlare di lavoro agile, ovvero l’esecuzione della prestazione fuori dall’azienda (anche solo una volta a settimana), l’utilizzo di strumenti tecnologici per svolgere l’attività lavorativa e l’assenza di una postazione fissa.
    Spetterà comunque alle parti regolamentare la durata ed il tipo di contratto e le modalità di utilizzo dei digital devices.
    Per quanto riguarda la retribuzione, invece, non può essere inferiore a quella percepita da chi lavora in azienda. La legge regolamenta anche la sicurezza e gli infortuni sul lavoro, oltre all’aspetto dei controlli che dovranno seguire lo schema stabilito dagli accordi individuali.
    La regolamentazione del lavoro da casa si tratta sicuramente di un passo importante in tema di digitalizzazione e semplificazione del lavoro, aprendo nuove opportunità di flessibilità e di abbattimento dei costi per le piccole e medie imprese.

     



  • È in programma dal 21 al 24 ottobre, Labor 2015, il primo festival del lavoro della città di Cosenza.
    Nel corso della settimana sono stati organizzati convegni ed iniziative che riguardano il mondo del lavoro calabrese: dal turismo alle banche, passando per l’alternanza scuola-lavoro, la ricerca, la formazione e l’agricoltura.

    Nella giornata odierna è stato affrontato proprio il tema dell’agricoltura e dell’artigianato, due attività tradizionali e di primo rilievo per una regione come la Calabria, strettamente legata alla terra e alle arti manuali.
    laborIl convegno dal titolo “Agricoltura e artigianato: nuovo-vecchio modo di produrre lavoro” ha mostrato quali sono i problemi e le esigenze del settore primario in Calabria, mettendo in evidenza pure le eccellenze del contesto calabrese.
    Anche il mondo della cooperazione è stato protagonista dell’evento. La platea dei relatori ha visto, infatti, la presenza del presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola.

    Il vertice della centrale di rappresentanza delle coop calabresi ha parlato delle sfide che attendono il mondo dell’agricoltura, con particolare riferimento al problema della scarsità delle risorse, che diventa sempre più insistente e che si acuirà nel 2050, quando il continuo inurbamento porterà la popolazione mondiale ad essere distribuita in prevalenza nei centri urbani.
    Il 70%, infatti, risiederà nelle città, mentre solo il restante 30% vivrà nelle campagne, invertendo totalmente la distribuzione demografica post Seconda Guerra Mondiale.
    Anche la Calabria sarà chiamata a dare risposte a questi interrogativi, attraverso una politica regionale che metta al centro l’agricoltura, restituendo dignità e valore ad un settore sempre più sottovalutato negli ultimi anni: «Un vizio nazionale – ha commentato Nola – è di avere una percezione folkloristica dell’agricoltura, come “orto di casa”, quando, invece, è una cosa seria»
    Dalla valutazione dell’agricoltura, come priorità e risorsa strategica fondamentale per l’economia nazionale, passa il futuro di centinaia di aziende agricole calabresi, in difficoltà a causa degli effetti perversi della recessione.
    Un passaggio, in particolare, dell’intervento di Camillo Nola racconta al meglio l’entità dello stato di crisi dell’agricoltura: «L’accesso al credito in Calabria è praticamente inesistente: una nota banca è passata in cinque anni da 4 miliardi di raccolta ed il 60% di impieghi al 3,8 di raccolta ed il 25% di impieghi. Le banche hanno chiuso con la Calabria e senza l’alimentazione del denaro non si riesce a fare nulla»

    Le imprese agricole devono affrontare, dunque, vecchi problemi legati all’accesso al credito, che i finanziamenti a pioggia ricevuti dallo Stato non possono certamente ovviare.
    La Calabria e l’Italia hanno la necessità di diventare un contesto favorevole per gli investitori; questo è possibile solo attraverso una burocrazia più efficiente ed il superamento della cultura del nanismo aziendale.
    L’aggregazione e la capacità di cooperare e fare rete si sono dimostrate scelte strategiche vincenti per ha deciso di intraprenderle. Aumentare le dimensioni ha consentito, infatti, a molte realtà di creare un brand locale e nazionale appetibile sui mercati esteri, dove il Made in Italy ed il Made in Calabria rappresentano ancora un valore aggiunto.



  • Nella giornata di ieri il Senato ha approvato un disegno di legge per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria ed alimentare.
    Il provvedimento prevede anche lo stanziamento di 500.000 euro l’anno per il Fondo per gli agricoltori ed allevatori cosìddetti “custodi” delle biodiversità.
    Il dispositivo definisce questi ultimi come coloro che si impegnano nella conservazione delle risorse genetiche e animali locali e soggette a rischio di estinzione o di erosione genetica.

    Viene istituita una vera e propria anagrafe delle biodiversità, all’interno della quale verranno iscritte tutte le varietà genetiche a rischio estinzione. Spetterà alla biodiversitàRete nazionale, costituita da istituzionali regionali e nazionali e da produttori agricoli, tutelare e valorizzare queste risorse, incentivando la loro reintroduzione nelle coltivazioni.
    Le azioni di tutela saranno finanziate dal Fondo per le biodiversità, che provvederà anche ad indennizzare gli agricoltori che subiranno contaminazioni e danni da parte degli organismi geneticamente modificati.
    Il decreto legge tornerà, adesso, alla Camera, ma appare scontata una sua approvazione definitiva, considerando l’ampia maggioranza con la quale è stato votato ieri.
    Si tratta certamente di un passo importante su un tema troppo spesso sottovalutato. La tutela del patrimonio agricolo è sempre stata una priorità per il mondo della cooperazione agricola.
    La nuova normativa inserisce i cooperatori in una Rete nazionale che protegge chi si impegna nella conservazione dei geni a rischio estinzione ed assicura loro uno spazio di manovra maggiore nella vendita dei prodotti, oltre a tutelarli di fronte ad eventuali danni economici.



  • Qual è la situazione dell’università italiana in termini di tasse pagate dagli studenti e di borse di studio ricevute?
    Il rapporto di Eurydice svela uno scenario quasi mortificante per i ragazzi italiani, costretti a versare rette sopra la media europea al cospetto di un numero di borse di studio nettamente inferiore rispetto agli altri paesi del Vecchio Continente.

    L’Italia si trova addirittura al terzo posto nella classifica dei paesi con la tassazione universitaria più alta. Al primo posto c’è l’Inghilterra, dove si va da un minimo di 5.429 euro ad un massimo 12.755 euro.
    Al secondo posto troviamo i Paesi Bassi, mentre in Italia la media è di 1.220 euro l’anno, con un minimo di classe-banchi195/199 euro ed un massimo di 2.065 euro.
    Con il passare degli anni, le tasse pagate dagli studenti sono diventate una delle maggiori fonti di finanziamenti dell’intero sistema universitario: nel 2014, infatti, l’università italiana ha versato allo Stato 1,5 miliardi di euro che corrispondono al 24% degli stanziamenti statali verso il mondo accademico.
    Se effettuiamo un confronto con due vicini di casa, come Francia e Germania, notiamo l’enorme differenza sia in termini di tassazione che di coperture degli esoneri contributivi e delle borse di studio.
    In Germania il livello medio delle rette accademiche è di 50 euro; in Francia, invece, la tassazione media è di 184 euro per il primo ciclo e di 256 euro per il secondo.
    Siamo ben lontani, dunque, dagli importi italiani che scollinano i mille euro.

    Un sistema universitario pubblico così esigente dovrebbe garantire, quanto meno, delle agevolazioni per chi possiede un reddito basso e per chi detiene particolari meriti accademici.
    In Inghilterra, ad esempio, dove la tassazione è molto elevata, il 68% di coloro che hanno richiesto una borsa di studio sono riusciti ad ottenerla.
    In Italia accade, al contrario, che solo l’8% degli studenti benefici di una borsa di studio e solo il 12% riceva un esonero completo sulle tasse (in Francia è il 35%).
    Il valore delle borse di studio nel nostro paese va dai 1.925 ai 5.108 euro, quando in Germania 5.300 euro è solo il valore medio dei contributi forniti agli studenti.
    Del resto basterebbe guardare un dato per avere un’idea completa sulla situazione del sistema accademico pubblico italiano: nel 2014 sono stati stanziati 490 milioni di euro per le borse di studio, al cospetto dei due miliardi investiti da Francia e Germania.
    L’Italia è alle prese con un processo di revisione della spesa, che ha portato i diversi governi succedutisi in questi anni a tagliare fondi al mondo accademico. Un simile divario, però, non è sostenibile.
    Cultura, innovazione e ricerca sono alla base dello sviluppo dell’economia moderna, non investire in questi ambiti rappresenterebbe un importante errore di valutazione che rischia di ampliare il gap competitivo con gli altri paesi europei.


  • europa bce

    La Commissione Europea ha dato il proprio via libera al Programma operativo regionale (Por) 2014-2020 della Regione Calabria.
    Verranno stanziati in tutto 2,37 miliardi di euro, dei quali 1,78 miliardi arrivano direttamente dall’Unione Europea attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e sul Fondo sociale europeo (Fse).
    Tra le priorità inserite nel nuovo Por ci sono la riduzione della disoccupazione giovanile, l’innovazione digitale delle imprese e la lotta contro la povertà e contro il dissesto idrogeologico.

    L’obiettivo principale è fornire nuove opportunità lavorative a 9.500 giovani, creando in tutto 20.000 nuovi posti di lavoro. Per ottenere questo traguardo sarà eurogruppofondamentale rendere le imprese calabresi maggiormente competitive sul mercato italiano ed estero, uscendo da quello stato di arretratezza che contraddistingue il contesto imprenditoriale meridionale.
    Il nuovo Por prevede così lo stanziamento di 210 milioni di euro nella ricerca e nell’innovazione, 186 milioni nella competitività industriale e 168 milioni nella copertura a banda larga e nel sostegno all’agenda digitale.
    La Calabria è una regione con gravi disagi sociali, come testimoniato dal livello di disoccupazione giovanile, il più alto in Italia, e dall’elevato numero di famiglie che vivono in stato di povertà assoluta.
    Uno degli obiettivi del nuovo Por è aumentare il grado di coesione sociale, investendo, ad esempio, 231 milioni di euro per creare nuove opportunità di occupazione e formazione per i giovani, 215 milioni per promuovere l’inclusione sociale ed affrontare la piaga della povertà e 16 milioni per potenziare le capacita’ dell’amministrazione pubblica.
    Una parte dei fondi europei, infine, verrà indirizzata contro la piaga del dissesto idrogeologico (93 milioni) e per promuovere i risparmi energetici (486 milioni) ed il patrimonio artistico e culturale calabrese (324 milioni).



  • La Legge di Stabilità 2016 ha stanziato 800 milioni solo per il settore agricolo. Una manovra certamente importante, che vede nell’abolizione dell’Imu sui terreni agricoli e dell’Irap uno dei suoi punti di forza.
    Ma non ci sono solo notizie positive per gli agricoltori. Se da una parte, infatti, vedono un netto abbattimento dei costi dei fattori produttivi, dall’altra dovranno fronteggiare una riduzione delle risorse, soprattutto in termini di incentivi all’assunzione di nuova forza lavoro.

    Uno degli interventi della Legge di Stabilità, infatti, riguarda un taglio di 24 milioni di euro in tre anni degli sgravi per l’assunzione di giovani lavoratori nel cooperative elettrichesettore agricolo, inseriti all’interno del decreto sulla competitività delle aziende (decreto legge Campolibero).
    Vengono confermati, invece, gli sgravi sui nuovi contratti a tempo indeterminato, anche se nel 2016 e nel 2017 ci sarà una progressiva riduzione dei suddetti sconti fiscali.
    Anche il settore lattiero caseario sarà oggetto di tagli, che vanno in parte a finanziare l’innalzamento dall’8,8% al 10% della compensazione Iva per la produzione di latte di alta qualità, che porterà nelle tasche dei produttori 0,5 centesimi in più per ogni litro venduto.
    La Legge di Stabilità ha, infatti, sancito una contestuale riduzione di 23 milioni di euro del Fondo latte per la promozione del settore.
    Il Ministro Martina ha promesso, però, ulteriori iniziative per un comparto, quello lattiero caseario, in grave difficoltà, sfruttando il budget di 25 milioni di euro concesso dalla Commissione europea al nostro paese.
    Sono oggetto di tagli, infine, anche i Caaf ed i patronati. Per i primi è stata disciplinata una riduzione delle risorse di 200 milioni in due anni, mentre i patronati riceveranno 28 milioni in meno nel 2016.
    Anche la scorsa Legge di Stabilità aveva diminuito i finanziamenti ai centri di assistenza fiscale, una scelta coerente con l’istituzione del precompilato che con il passare degli anni ridurrà il lavoro svolto da Caaf a patronati.



  • È stata presentata, oggi, nel corso di un convegno organizzato da Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, una nuova piattaforma telematica per la contrattazione dei prodotti agricoli e agroalimentari basata sulle prassi del commercio internazionale e aperta agli scambi di tutti i Paesi del mondo.
    L’iniziativa si inserisce all’interno di un programma specifico del Mipaaf volto a favorire l’internazionalizzazione delle imprese agricole italiane e la loro presenza online.

    Per rendere realmente operativo questo strumento sarà, però, necessario portare avanti degli accordi di collaborazione tra le istituzioni italiane e quelle dei paesi extra-europei. L’obiettivo principale, infatti, è raggiungere i mercati oltreoceano, dove l’appeal del Made in Italy è in costante crescita, come dimostrano i dati sulle esportazioni negli Stati Uniti, in Giappone ed in Cina.
    Questi ultimi, però, sono anche i contesti dove è più diffuso il fenomeno dell’Italian Souding, ovvero la contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani.
    I canali di vendita online sono lo strumento più utilizzato per incentivare questo tipo di commercio illegale.
    La creazione di una piattaforma telematica regolamentata, grazie alla quale le imprese italiane possono vendere i propri prodotti in un contesto più sicuro e controllato, va nella stessa direzione degli accordi stipulati dal Mipaaf con eBay ed Alibaba per contrastare l’Italian Sounding.
    Un monitoraggio più efficace del web può consentire anche alle piccole imprese di accedere ai mercati esteri e di guardare al futuro del commercio internazionale, sempre più proiettato verso l’online.
    La nuova piattaforma permetterà, infine, di aumentare i vantaggi della Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI), ovvero il mercato telematico regolamentato dei prodotti agricoli, agroenergetici, agroalimentari, ittici e dei servizi logistici italiani. In questo modo, infatti, sarà possibile estendere i benefici della borsa merci telematica in un contesto internazionale e difficilmente esplorabile senza un quadro regolativo chiaro.



  • Il premier Matteo Renzi l’ha chiamata “Tornare alla terra”: si tratta della sezione della Legge di Stabilità dedicata all’agricoltura.
    L’entità della manovra è di circa 800 milioni, con sgravi fiscali sui fattori produttivi che dovrebbero portare, nelle intenzioni del Governo, ad un aumento degli investimenti nel settore.
    Il ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, ha definito questa Legge di Stabilità come “una delle azioni più forti che siano mai state fatte negli anni a sostegno del settore primario“.

    L’intervento principale riguarda l’abolizione dell’Imu sui terreni agricoli che varrà 400 milioni di euro. Vengono eliminati i tanto discussi criteri di classificazione dell’Istat:  in questo modo anche i produttori che possiedono terreni in aree di pianura non pagheranno l’Imu, come già avviene per le aziende agricole situate in aree montane o svantaggiate.
    Vale, invece, 200 milioni di euro l’abolizione dell’Irap agricola. L’abbattimento delle imposte sui fattori di produzione costerà alle tasse dello Stato circa 600 milioni di euro con copertura finanziarie derivanti da altri settori.
    Non ci saranno, quindi, nuove tasse sul settore agricolo. L’intento dell’esecutivo è aiutare comparti in difficoltà, come quello zootecnico, in modo da consentire agli imprenditori agricoli di tornare ad investire.
    Proprio in questa direzione va l’istituzione di un Fondo per l’acquisto e la rottamazione di trattori e macchinari agricoli. In tutto verranno destinati 45 milioni, ai quali andranno aggiunte le risorse per i cosiddetti super-ammortamenti che permetteranno agli imprenditori che investono nella propria azienda di ammortizzare al 140% anziché al 100%.

    La Legge di Stabilità aiuta anche un altro settore particolarmente in difficoltà, come quello lattiero caseario. I produttori di latte alta qualità potranno beneficiare dell’aumento della compensazione Iva dall’8,8% al 10%.
    Attraverso questo provvedimento, dal valore di 32 milioni di euro, ogni produttore guadagnerà 0,5 centesimi in più per ogni litro di latte venduto.
    Il Governo, infine, ha previsto anche lo stanziamento di 140 milioni di euro in due anni per il programma assicurativo contro le calamità naturali. Tali risorse serviranno a coprire parte delle polizze assicurative sottoscritte dagli agricoltori e serviranno a limitare i danni inflitti dalle emergenze fito-sanitaria come il virus Xylella.
    Sono già arrivate le prime reazioni da parte delle associazioni di categoria. «Questi provvedimenti – ha commentato Agrinsieme, il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari – consentiranno alle imprese agricole di ripartire con nuovi investimenti nella direzione dello sviluppo e di una maggiore competitività del settore»



  • Il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, è tornato ad affrontare il tema della corruzione nel nostro Paese, analizzando la questione dal punto di vista normativo e culturale.
    Lo ha fatto a Pescara, nel corso dell’appuntamento della Repubblica delle Idee dedicato alla corruzione.
    Per limitare questo fenomeno, è necessario, secondo Cantone, effettuare delle scelte politiche coraggiose e determinare soprattutto un cambiamento culturale all’interno delle istituzioni e della società civile.

    La corruzione è un aspetto quasi endemico nel nostro Paese e che, dopo Tangentopoli, non è affatto diminuito. Al contrario, in base alle parole del presidente raffaele cantone cooperativedell’Anac, c’è stato un effetto quasi darwiniano, che ha visto sopravvivere solo i più bravi nella poco nobile “arte del corrompere e dell’essere corrotti”.
    Nonostante gli scandali si susseguano quasi quotidianamente, non ultimo quello relativo all’Atac, Cantone ha ben chiaro il processo da seguire per combattere ed abbattere la corruzione nel nostro Paese: «La chiave è dimostrare ai cittadini che la corruzione è sconveniente. Serve un cambiamento culturale come per la mafia, dove tutti si sono resi conto che rappresenta un danno per il Paese. Un’impresa che utilizza la corruzione non farà mai innovazione, per esempio. E non a caso i Paesi con più alta corruzione sono quelli con basso tasso di ricerca».

    Uno degli elementi che determinato il mancato sviluppo dei paesi dell’Europa mediterranea, del Sud America e dell’Africa è proprio l’elevato livello di corruzione. Quest’ultima rappresenta una forma di potere tradizionale, basata su scambi di favore di tipo privatistico, che danno uno scarso apporto al benessere collettivo.
    Ne risentono le prestazioni fornite ai cittadini, la libera concorrenza e, come sottolinea lo stesso Cantone, il livello di innovazione.
    Per ottenere un determinato appalto, ad esempio, non è necessario offrire servizi e prodotti migliori e maggiormente innovativi; basta, al contrario, disporre di una rete di conoscenze capillare all’interno della macchina burocratica e della sfera istituzionale.
    Un Paese legato a rapporti di tipo particolarista, in via definitiva, non può crescere e redistribuire la ricchezza. Ecco perché il cambiamento culturale è il primo passo da effettuare per sradicare le pratiche corruttive, in Italia come nel resto del mondo.



  • L’Ufficio centrale di Statistica di Pechino ha fornito i dati sulla crescita del Pil nel terzo trimestre del 2015.
    Nel periodo luglio-agosto-settembre il Prodotto Interno Lordo è aumentato del 6,9%. Si tratta del livello di crescita più basso dal 2009 ed in ribasso rispetto alle attese dell’esecutivo, che si era dato come obiettivo per il 2015 una crescita del 7%.
    Al momento la media dei primi nove mesi è del 6,96%.

    Sarà difficile, dunque, entro la fine dell’anno raggiungere il traguardo prefissato, anche se i dati del terzo trimestre sono comunque superiori rispetto alle stime degli economisti che prevedevano una crescita del +6,7%.
    crescita cinaIl 26 ottobre inizierà il Plenum del Comitato centrale comunista che sarà chiamato a fissare gli obiettivi di crescita fino al 2020. In base all’attuale congiuntura economica, l’esecutivo potrebbe rivedere al ribasso gli obiettivi, puntando su un aumento medio del Pil del 6%.
    Si tratta comunque di lievi flessioni fisiologiche, se pensiamo che il Prodotto Interno Lordo cinese è di 10,3 trilioni di dollari ed è dunque estremamente difficile mantenere questo ritmo di crescita.
    Per aumentare in maniera più sostenuta il Pil, Il Governo pare intenzionato ad abbassare ulteriormente i tassi d’interesse procedendo con le politiche espansive già attuate negli scorsi.
    Il 2015 è stato sicuramente un anno molto difficile per l’economia cinese, soprattutto per la crisi dei mercati che ha avuto effetti negativi anche sull’economia reale. Tra i settori ad averne risentito maggiormente c’è quello manifatturiero: quest’anno la produzione industriale, infatti, ha fatto registrare una variazione positiva del +5,7%, contro la stima del 5,9%.
    Al di là delle flessioni, quelli cinesi sono comunque dati notevoli, soprattutto in un periodo di recessione mondiale. Come ha sottolineato recentemente il premier Li Keqiang la Cina rappresenta il 30% della crescita globale; presentare simili livelli espansivi, inoltre, è senza dubbio un elemento positivo per l’economia della Repubblica popolare e per le imprese europee che possono beneficiare dell’alto grado di consumi ed implementare le strategie di internazionalizzazione verso il mercato asiatico.



  • La Legge di Stabilità 2016 conferma alcuni bonus e crediti d’imposta già presenti nella scorsa manovra finanziaria e aggiunge altre agevolazioni fiscali.
    Vengono mantenuti per un anno gli ecobonus, che saranno validi anche per le case popolari, ed il credito d’imposta per le ristrutturazioni edilizie.
    La bozza della finanziaria aumenta inoltre l’importo del cosiddetto bonus mobili per le giovani coppie che decidono di acquistare una casa.

    ecobonus legge di stabilitàLa principale novità in tema di agevolazioni per il mercato immobiliare sta proprio in quest’ultimo aspetto. Il Governo raddoppia da 10.000 a 20.000 euro il tetto di spesa agevolato ad aumenta da 5.000 a 10.000 euro il credito d’imposta per le coppie under 35. 
    Cambia anche il requisito necessario per usufruire dell’agevolazione: non sarà più necessario effettuare lavori di ristrutturazione, ma dovrà essere acquistata una casa.
    L’esecutivo ha messo al centro della Legge di Stabilità 2016 il mercato immobiliare. Con l’abolizione di Tasi ed Imu, la conferma ed in alcuni casi l’aumento dell’entità dei bonus edilizi, la speranza del Governo è che si torni ad investire nel settore che ha sentito maggiormente il peso della crisi.
    Come accennato in precedenza, viene mantenuto il credito d’imposta del 50% per le ristrutturazioni edilizie fino ad un massimo di 96.000 euro e quello del 50% per l’efficientamento energetico degli immobili.
    Dal 2016 gli ecobonus saranno validi anche per le case popolari, un intervento per il quale il Governo stanzierà circa 170 milioni di euro.
    Viene confermata, infine, l’agevolazione per chi decide di effettuare dei lavori di prevenzione antisismica e di abbattimento dell’amianto.



  • I risultati positivi della vendemmia 2015 dovrebbero portare il valore dell’export del vino italiano a 5,5 miliardi nel 2016.
    A riferirlo è Domenico Zonin, presidente dell’Unione Italiana Vini, secondo il quale l’obiettivo è “a portata di mano“, soprattutto alla luce dei recenti dati sulle esportazioni elaborati dall’Istat.

    Secondo l’istituto di statistica, infatti, nei primi sette mesi del 2015, le vendite all’estero sono aumentate del 6,1%, con le Dop che hanno fatto registrare anche punte dell’8%.
    italia primo produttore vinoRiuscire ad arrivare a quota 5,5 miliardi sarebbe un risultato molto importante per il settore vitivinicolo italiano, se pensiamo che l’intero agroalimentare italiano ha un valore dell’export di 37 miliardi. 
    Il vino rappresenterebbe così il 15% dell’agroalimentare nostrano.
    Sono soprattutto gli incrementi delle vendite in mercati rilevanti come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna ed il Giappone a sostenere la crescita dell’intero settore. Anche il mercato cinese ha mostrato segnali di miglioramento, anche per effetto di un calo delle vendite del vino francese.
    Ezio Castiglione, presidente di Ismea, ha spiegato le ragioni dell’alta remuneratività del vino prodotto nel nostro paese: «“La buona remunerazione all’export del nostro vino specie nel segmento Dop e Igp – dichiara Castiglione – conferma una strategia produttiva del “Sistema Paese” ormai orientata stabilmente sulla territorialità e quindi su prodotti ad elevato valore aggiunto».
    Valorizzazione del territorio, giusta remunerazione dei produttori ed internazionalizzazione sono principi che hanno guidato l’attività delle cooperative negli ultimi anni. Non è un caso che proprio le cantine cooperative siano i leader del settore, con il 58% di vino prodotto in Italia, e siano un punto di riferimento mondiale per il vino di qualità a marchio italiano.