Categoria: News


  • Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha partecipato alla Giornata mondiale del Risparmio, un appuntamento per fare il punto sulla situazione del credito e dell’economia italiana.
    Nella giornata odierna l’Istat ha comunicato i dati sulla fiducia dei consumatori e delle imprese che hanno mostrato dati positivi per il nostro paese, che non si vedevano dai tempi pre-crisi.

    Le elaborazioni dell’istituto di statistica sono supportate dalle previsioni di Bankitalia. Secondo Visco, infatti, l’Italia ha intrapreso la strada della ripresa che la porterà, a fine anno, ad avere un aumento del Prodotto Interno Lordo maggiore rispetto alle aspettative: «La crescita dell’attività nel 2015 potrebbe superare quella indicata nelle nostre proiezioni di luglio, sfiorando l’1%» ha dichiarato il statisticagovernatore Visco.
    Le stime della Banca d’Italia sono grossomodo uguali a quelle del Governo. La nota di aggiornamento del Def parla, infatti, di una crescita dello 0,9% dettata soprattutto da un aumento dei consumi.
    I dati riportati da Visco e quelli comunicati dalla Banca d’Italia sono stati accolti positivamente dal premier Matteo Renzi che ha così commentato nel corso della sua visita a Cuba: «Per la prima volta dopo anni c’è in Italia un cambiamento di clima profondo. Come certifica l’Istat, la fiducia dei consumatori e delle imprese è tornata a livelli pre-crisi. L’Italia ci crede, noi ci siamo».
    Anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha espresso la propria soddisfazione, ribadendo, però, ancora una volta l’obbligo morale di fare di più per ridurre il livello di disoccupazione: «Le previsioni di crescita del Pil sono a questo punto una sfida politica e sociale, che richiama le nostre responsabilità perché dobbiamo urgentemente aggredire livelli di disoccupazione ancora troppo alti, soprattutto per quanto riguarda i nostri giovani»



  • I consumatori tornano ad avere fiducia e (probabilmente) a comprare.
    L’elaborazione dell’Istat per il mese di ottobre rivela che il livello di fiducia dei consumatori è salito a 116,9 punti dai 113 di settembre, facendo registrare il dato più elevato dal 2002.
    Si tratta di un segnale importante che viene confermato dalla medesima rilevazione sulle imprese. Anche in questo caso abbiamo una crescita del livello di fiducia, attestatosi ad ottobre a 107,5 punti dal 106,1 di settembre, che equivale anche al livello più elevato dal 2007.

    Da questo punto di vista, dunque, l’Italia sembra essere tornata ai livelli pre-crisi. I cittadini, incoraggiati da alcuni segnali forniti dalla diminuzione del tasso di disoccupazione e dall’aumento del Pil, sono a tornati credere nella nostra economia.
    consumi autoLa dimostrazione è data dalla crescita di quasi tutti gli indicatori sulla fiducia dei consumatori. Migliorano, ad esempio, i giudizi e le attese sulla situazione economica del paese e calano le attese di disoccupazione.
    Ci sono anche delle variazioni positive per quanto riguarda la situazione economica delle famiglie.
    Permangono, però, alcuni segnali negativi. Ci sono, infatti, molte famiglie costrette ad utilizzare i propri risparmi per sostenere le spese mensili (20,4% a fronte del 19,7% del mese precedente), ma in via definitiva c’è un sentimento di ottimismo crescente.
    Uno dei simboli dell’era del benessere italiano, individuabile negli anni Cinquanta, è rappresentato certamente dall’automobile. L’acquisto di un’auto era espressone di una società dinamica, fortemente orientata verso i nuovi consumi ed in grande crescita economica.
    Ecco, oggi, dopo anni bui gli italiani stanno tornando a progettare l’acquisto di un’automobile e più in generale di bene durevole. Le intenzioni di acquisto di un’autovettura sono passate da -168 a -162 e le opportunità attuali per l’acquisto di un bene durevole hanno visto un miglioramento di tre punti da settembre ad ottobre (-48 a -45).



  • L’Italia continua ad essere il paese della pasta. La conferma viene direttamente dai dati delle vendite nel primo semestre 2015.
    Secondo Coldiretti, infatti, nei primi sei mesi dell’anno in corso c’è stato il record di vendite all’estero con aumento del 6% rispetto allo stesso periodo nel 2014.
    Se il trend rimarrà il medesimo per tutto il 2015, il fatturato fatto registrare dalle esportazioni di pasta raggiungerà la cifra record di 2,4 miliardi di euro.

    Il mercato è in forte espansione, non solo nei paesi dell’Unione Europea, dove c’è un aumento del 6%, ma anche e soprattutto Oltreoceano. Negli Stati Uniti le vendite di pasta sono cresciute del +19% ed in Cina la crescita è addirittura del +35%.
    Il nostro paese copre, infatti, gran parte del mercato con 3,4 milioni di tonnellate di prodotto che la rendono il leader a livello mondiale.
    Non siamo solo, però, il più grande produttore, ma, com’è noto, è anche il più grande consumatore di pasta. Con un consumo annuo di 26 kg di pasta, l’Italia si trova davanti a Venezuela (13 kg l’anno) e Tunisia (12 kg). Per rendere l’idea, il nostro paese consuma una quantità di pasta tre volte superiore a quella degli Stati Uniti e sedici volte superiore a quella del Giappone.
    L’allarme lanciato dall’Oms sulle carni rosse e la spinta promozionale di Expo possono essere un’occasione da sfruttare per i produttori di pasta per rilanciare la dieta mediterranea e aumentare ancora la quota di esportazioni in tutto il mondo.



  • Ospite del Sermig di Torino, il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone, ha parlato delle problematiche che affliggono la pubblica amministrazione e facilitano il fenomeno della corruzione.
    Scarsa meritocrazia e deresponsabilizzazione vengono individuati come alcuni dei vulnus della P.A. Ne consegue che gli unici a prendere delle decisioni vincolanti sono i soggetti vicini alle associazioni a delinquere e disposti ad eludere la legge per perseguire interessi personali.

    «Non è vero che nella pubblica amministrazione ci sono tutti fannulloni e men che meno che sono tutti corrotti» dice Raffaele Cantone «Il problema vero è che 14112014spesso all’interno delle P.A. le persone perbene sono quelli che hanno meno possibilità di fare, che fanno carriera e sono meno responsabilizzati proprio perché considerati perbene».
    Prendere delle decisioni, all’interno degli enti statali, è diventata ormai un’operazione “rischiosa” per chi è onesto e teme di non rispettare la legge. Gli atti amministrativi comportano delle assunzioni di responsabilità che non tutti sono disposti a prendere.
    La conseguenza è che spesso e volentieri ai vertici della P.A.,  finisce chi, invece, è disposto a “sporcarsi le mani”, con conseguenze devastanti dal punto di vista della corruzione.
    Cantone denuncia proprio il problema della deresponsabilizzazione delle pubbliche amministrazioni, riscontrato dallo stesso presidente dell’Authority anti-corruzione nel corso dei lavori per il Giubileo a Roma.
    «Uno dei problemi principali del nostro Paese è che si fa sempre fatica a capire chi è responsabile di che cosa. Noi in questo periodo ci stiamo occupando del Giubileo. Il problema della città di Roma non è solamente la disonestà, ma quello di non capire con chi parlare, perché, per fare un esempio, nella sola città di Roma ci sono 100 centri di costo, cioè 100 strutture che possono fare gli appalti».
    Le difficoltà di comunicazione non portano solo alla corruzione, ma allungano anche i tempi burocratici disincentivando le imprese dall’investire sui territori.
    Una semplificazione reale della pubblica amministrazione, con l’individuazione chiara dei centri di spesa, appare quindi un’operazione doverosa per la crescita morale ed economica dell’intero Paese.



  • L’Oms ha lanciato nei giorni scorsi un allarme che rischia di rivoluzionare le abitudini alimentari degli italiani: wurstel, insaccati e qualsiasi tipo di carne lavorata sono cancerogene.
    Anche le carni rosse non lavorate hanno un’alta probabilità di provocare tumori, se mangiate in grosse quantità.
    Una notizia di questo tipo può provocare danni enormi all’interno settore, addirittura maggiori di quelli causati dall’epidemia della mucca pazza e dal virus aviaria.

    I dati forniti da Assomacellai parlano chiaro: nel giorno successivo all’annuncio dell’Oms, i consumi sono crollati addirittura del 20%. I consumatori hanno riempito i propri carrelli della spesa di carni bianche e pesce, che vanno così a sostituire i prodotti classificati come potenzialmente “cancerogeni”.
    carne rossaRimane comunque un certo scetticismo riguardo all’affidabilità di una simile rilevazione in un periodo di tempo così limitato. Solo tra qualche mese potremo avere dei dati certi riguardo all’impatto dell’allarme lanciato dall’Oms sui consumi degli italiani.
    In generale, c’è una preoccupazione diffusa tra le associazioni di categoria, le quali temono che una notizia di questo tipo possa avere delle conseguenze permanenti sulle abitudini alimentari dei consumatori.
    Virus come la mucca pazza e l’aviaria hanno avuto un impatto temporale circoscritto e limitato al periodo di contaminazione; finito quello, il livello di consumi si è normalizzato.
    La dichiarazione di un’organizzazione mondiale come l’Oms, invece, è ben più preoccupante per chi opera nel settore. Gli organismi di rappresentanza italiani, in questi giorni, stanno evidenziando le diversità nei processi di lavorazione delle carni italiane rispetto a quelle estere.
    La carne italiana è conosciuta in tutto il mondo per la sua qualità, ma questo probabilmente non basterà a frenare il crollo dei consumi.
    L’effetto più probabile è quello di una riduzione del consumo di carne settimanale. Del resto il rapporto Oms invita proprio a questo, ovvero ad una dieta più equilibrata, con un utilizzo delle carni rosse massimo una-due volte settimana.
    Sarebbe inutile alimentare qualsiasi tipo di allarmismo.



  • La società contemporanea ha trasformato gli stili di vita ed i consumi della popolazione mondiale e con essi anche le esigenze dei turisti.
    Non esiste più il turismo strettamente culturale: chi si reca all’estero vuole vivere un’esperienza a 360 gradi, entrare realmente a contatto con le abitudini, le tradizioni ed il sentire della gente del posto.
    Il turismo diventa così un’esperienza esistenziale che ti permette di trasformarti per qualche giorno in un abitante del luogo.

    L’Italia è ancora legata ad una concezione tradizionale del viaggio all’estero, forte di un patrimonio culturale artistico che attrae cittadini da tutto il mondo. Ma il fascino del Colosseo e del David non può più bastare.
    turismo italiaIl turista vuole conoscere a fondo anche il nostro agroalimentare; del resto l’Italia è la patria della dieta mediterranea, della pasta, della pizza e del buon vino, un mondo che anche il visitatore vuole conoscere.
    Ecco allora che il nostro Paese può rappresentare un’esperienza turistica unica. Secondo un’indagine svolta da Gfk per conto della Fondazione Italia Patria della Bellezza, l’85% dei turisti stranieri si dichiara soddisfatto del proprio viaggio in Italia.
    Una percentuale ben più alta rispetto ai livelli di soddisfazione di paesi come la Spagna (43%), la Francia (40%) e la Grecia (38%).
    Insomma l’Italia mantiene quel fascino che ha sempre avuto e lo deve anche e soprattutto ai prodotti dell’agroalimentare.
    L’indice di gradimento aumenta, infatti, in quelle regioni che sanno offrire un tour diverso da quelli classici, facendo conoscere l’autenticità dell’essere italiani, che va dal loro modo di vivere al cibo e alle tradizioni locali.
    Due piccole regioni come Calabria e Basilicata, ad esempio, mostrano il livello di soddisfazione più elevato (68%).

    Un’esperienza turistica di questo tipo si trasforma in un vantaggio enorme in termini di appeal del Made in Italy e di aumento del numero di esportazioni.
    Su un campione di 100 visitatori dichiaratisi molto soddisfati, infatti, 89 dichiarano di essere disposti in futuro a comprare un prodotto italiano, con un predilezione per i prodotti alimentari (64%), seguiti dal vino (60%), dall’abbigliamento (40%) e dagli accessori (37%).
    Il turismo diventa così uno strumento di veicolazione del Made in Italy. Su queste pagine abbiamo più volte ribadito l’esigenza di implementare tour turistici incentrati sull’agroalimentare.
    Internazionalizzazione e valorizzazione del Made in Italy significano anche questo. E se i risultati sono quelli riportati dall’indagine di Gfk, ci rendiamo conto di quanto possa essere enorme il potenziale italiano.



  • Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, ha espresso la posizione del Governo sui temi più scottanti del mercato del lavoro nel corso del videoforum di La Repubblica.
    Poletti ha commentato i provvedimenti inseriti nella Legge di Stabilità, soprattutto quelli sugli esodati ed il part-time. Ma tra gli argomenti affrontati c’è anche quello dell’abolizione della Tasi e della cosiddetta flessibilità in uscita, intervento che in un primo momento sembrava dovesse rientrare nella finanziaria.

    In realtà l’esecutivo ha deciso di prendersi più tempo e di rinviare il tutto al 2016: «Nell’arco del 2016 saremo in grado di fare una proposta sulla flessibilità in polettiuscita dal lavoro. Non siamo stati ancora così bravi da riuscire a risolvere questo problema, che è figlio anche del fatto che la contabilità dello Stato deve avere una copertura nell’anno in cui si realizza».
    Un provvedimento sui prepensionamenti è indispensabile per dare avvio al turnover generazionale. L’esigenze di ringiovanimento della forza lavoro, però, si scontrano con gli obblighi di finanza pubblica imposti da Bruxelles e con un debito pubblico tra i più elevati d’Europa.
    L’inserimento di forme di flessibilità in uscita, unita al mantenimento degli sgravi contributivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, rappresenterebbe un passo avanti importanti anche le aziende.
    Come ha più volte sottolineato il presidente di Conserve Italia, Maurizio Gardini, è interesse stesso dell’impresa attuare il turnover generazionale per rinnovare le competenze all’interno dell’azienda ed usufruire degli sgravi fiscali.
    Un altro argomento molto discusso riguarda la possibilità di inserire un reddito minimo garantito. Poletti ritiene questo strumento inadatto per ovviare alle difficoltà dei giovani e dei disoccupati di entrare all’interno del mercato del lavoro: «Pensiamo che il problema reale non sia il reddito. Deve stare insieme a una politica di presa in carico di coloro che escono dal lavoro, o che sono in cerca. In questo Paese le cose non si fanno, perché ci vuole troppo tempo. Io credo che invece bisogni iniziare: abbiamo fatto una buona cosa, costruiremo un sistema di presa in carico e attivazione dei cittadini che non è un ‘reddito minimo’, ma comprende una parte di sostegno al reddito».



  • Per il 73% degli intervistati, Expo 2015 si è reso protagonista di code troppo lunghe (2,7 ore di media) e per il 47% il prezzo dei ristoranti è troppo caro.
    Sono alcuni dei risultati del sondaggio svolto da Coldiretti Ixè sull’evento in corso a Milano e arrivato al suo atto conclusivo.
    Soprattutto negli ultimi giorni, le lunghe ore di attesa davanti ai padiglioni hanno caratterizzato l’esposizione universale, senza però frenare l’entusiasmo dei visitatori.

    L’85% degli intervistati, infatti, esprime un giudizio positivo su Expo e tre su quattro credono sia stato un successo di tutta l’Italia. Per il 61% ci saranno delle logo expo 2015ricadute positive per l’immagine del nostro paese, per il 46% avremo dei benefici di carattere economico e per il 42% ci saranno dei miglioramenti nella quantità di export.
    Secondo i visitatori, dunque, Expo ha raggiunto il suo obiettivo di promozione del Made in Italy e delle culture differenti di tutto il mondo. Ogni padiglione, infatti, ha saputo raccontare al meglio la propria storia nazionale, mostrando come il cibo possa essere uno straordinario veicolo culturale.
    Il padiglione in assoluto più apprezzato è stato quello del Giappone (21%), seguito da Cina (9%), Kazakistan (8%), Israele (7%) ed Emirati Arabi Uniti (7%).
    Expo ci lascia, dunque, un’eredità pesante da raccogliere: quella di un paese capace di organizzare al meglio un evento internazionale (aspetto tutt’altro che scontato), nonostante le perplessità e gli scandali giudiziari della vigilia e gli scontri che hanno caratterizzato la giornata di apertura.
    Ma il patrimonio ereditato da Expo è anche tanto altro. Parliamo soprattutto dell’immagine dell’Italia, certamente migliorata agli occhi dei visitatori, e di quella del Made in Italy, il cui appeal rinnovato è testimoniato dagli ultimi dati sulle esportazioni.



  • È stato presentato, oggi, di fronte alla Camera dei Deputati il rapporto Svimez, che analizza la situazione economica del Mezzogiorno.
    Secondo l’indagine Svimez, nel 2015 il Pil del Sud Italia dovrebbe crescere per la prima volta negli ultimi sette anni.
    La variazione positiva dovrebbe essere ridotta, si parla, infatti, di un +0,1% al cospetto del +1% del Centro Nord. Si tratta, comunque, di un risultato significativo e dall’importante valenza simbolica dopo anni di recessione.

    La crescita del Prodotto Interno Lordo del Mezzogiorno è dovuta principalmente all’aumento dei consumi, anch’esso del +0,1% contro il +0,9% del Centro-Nord.
    svimez 2015Nel 2016 la crescita del Sud sarà ancora più sostenuta: si stima, infatti, che il Pil italiano possa crescere del +1,3%, con al Centro-Nord una variazione positiva del +1,5% e al Sud del +0,7%.
    Il rapporto Svimez riporta anche i dati sul numero di occupati. Nel secondo trimestre del 2015, c’è stata una crescita tendenziale più sostenuta del numero di nuovi addetti al Sud rispetto al Nord.
    Le elaborazioni parlano, infatti, di 120 mila unità in più nel Mezzogiorno (+2,1%) e 60 mila al Centro-Nord (+0,4%). Tutte le regioni meridionali, eccetto la Calabria, vedono in questo periodo un aumento del numero di occupati.
    Per quanto riguarda, infine, il tasso di disoccupazione, quest’ultimo rimane stabile al 20,2% contro il 12,1% nazionale. Si tratta di un dato estremamente preoccupante che colloca il Sud come una delle macro aree europee con il più alto livello di disoccupazione.
    Bisogna, ad ogni modo, essere in grado di interpretare al meglio queste elaborazioni, sostenendo la lieve crescita del Pil meridionale con investimenti in infrastrutture e sgravi fiscali per le piccole e medie imprese.



  • Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha diramato un comunicato nel quale specifica tutte le misure intraprese dal Governo Renzi per combattere l’evasione fiscale.
    Negli ultimi giorni è diventata sempre più aspra la polemica sull’argomento, in seguito alla decisione dell’esecutivo di innalzare il limite di utilizzo del contante da 1.000 a 3.000 euro.
    Una norma che ha scatenato il parere contrario della minoranza Pd e delle opposizioni, che ritengono tale innalzamento uno strumento in mano agli evasori per limitare la tracciabilità delle operazioni.

    Il Governo ha elencato tutte le misure intraprese in questi mesi per combattere il fenomeno dell’evasione fiscale. Il comune denominatore di questi interventi è rappresentato dalla digitalizzazione e da un rapporto di collaborazione tra fisco e contribuenti.
    27102014In questo senso agisce, ad esempio, la dichiarazione dei redditi precompilata rivolta a tutti i lavoratori dipendenti e pensionati (una platea di circa 20 milioni di persone). Attraverso la trasmissione digitale dei 730 è stato possibile individuare chi non ha presentato la dichiarazione ed inviare loro delle lettere di segnalazione.
    Sono state inviate oltre 500.000 comunicazioni ai contribuenti, i quali potranno sanare la propria situazione con una multa di lieve entità, prima che inizi un procedimento a loro carico.
    L’intento del Governo è distinguere le situazioni inadempienti perpetuate in buona fede da quelle che rappresentano veri e propri casi di evasione.

    L’esecutivo, inoltre, ha adottato un provvedimento che consente ai contribuenti di sanare situazioni di evasione, con particolare riferimento alla presenza di capitali all’estero non dichiarati.
    Si tratta della cosiddetta “voluntary disclosure” attraverso la quale il contribuente che detiene capitali all’estero può collaborare con il fisco, pagando le imposte evase e riducendo così la sanzione che deriverebbe da un reato di questo tipo.
    Un’altra misura rilevante è la fatturazione elettronica, che oltre a semplificare l’attività amministrativa delle P.A., permette di avere visibilità su tutto quanto è fatturato in termini di fornitura alle diverse articolazioni dello Stato.
    Il Governo ricorda, infine, gli otto accordi  bilaterali, stipulati con paesi come Svizzera e Liechtenstein, per combattere l’evasione fiscale e lo spostamento di capitali fuori dai confini italiani.



  • L’Irac (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), parte integrante dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità), ha redatto un rapporto sul grado di pericolosità delle carni lavorate per la salute umana.
    L’Oms ha inserito alimenti come wurstel, salsicce, salumi e altri genere di insaccati nel cosiddetto gruppo 1, ovvero l’elenco delle sostanze con il più alto livello di pericolosità per la contrazione di tumori, nel quale troviamo anche il fumo e l’amianto.

    La carni rosse (maiale, manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre), invece, sono state messe nel gruppo 2A, che comprende le sostanze “probabilmente” cancerogene.
    salumi cancerogeniLa ricerca raccoglie oltre 800 studi realizzati sul tema e ribadisce che è necessario un uso moderato di questi alimenti. Non esiste una correlazione diretta tra questi prodotti e tumori come quello all’intestino, al pancreas e alla prostata, è invece la quantità di carne mangiata ad aumentare i rischi di contrazione.
    Gli specialisti consigliano di mangiare carni rosse massimo 1-2 volte a settimana per limitare le possibilità di essere afflitti dal cancro. Sarà difficile cambiare le abitudini di molti italiani, se pensiamo che in un’indagine dell’Aiom del 2010 è emerso che il 9% degli italiani mangia carne rossa ed insaccati tutti i giorni e che il 56% lo fa tre-quattro volte a settimana.
    Le ricerche recenti sulla presenza di conservanti e prodotti in combustione nelle carni lavorate hanno contribuito a sensibilizzare i consumatori su queste tematiche, rendendoli meglio informati e facendoli avvicinare alla dieta mediterranea.
    L’Italia si trova al quinto posto nella speciale classifica dei consumatori di carne. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti (70% della popolazione), seguiti da Australia (60%), Francia (55%) e Germania (50%).



  • L’Italia è il primo esportatore al mondo nel mercato del food & beverage, con particolare riferimento ai settori del vino, formaggi, salumi, pasta, olio, dolci e caffè.
    Se sommiamo i dati delle vendite dei comparti appena citati nell’anno 2014, l’Italia si conferma la regina dell’agroalimentare.
    E c’è da credere che queste cifre possano ancora migliorare, se consideriamo l’effetto trainante che potrebbe svolgere Expo sull’appeal del Made in Italy all’estero.

    Nell’ultimo anno il ritmo di crescita dell’Italia è stato nettamente superiore alla media europea, con un aumento del volume delle vendite del +3,24% contro il +1,96% europeo.
    contraffazione parmigianoSi tratta, dunque, di un periodo positivo per l’agroalimentare italiano e per le esportazioni all’estero, ma l’Italia può fare molto meglio.
    Le PMI nostrane sono ancora poco votate all’internazionalizzazione: la cultura del nanismo aziendale  restringe la loro quota di mercato.
    Questo ha, inevitabilmente, effetti negativi anche sull’export. Se da una parte, infatti, il nostro Paese è primo a livello aggregato come quantità di beni venduti, dall’altra raramente è al vertice nei singoli settori.
    Stupisce, ad esempio, che nel comparto dei prodotti lattiero caseari l’Italia sia dietro alla Germania. Quest’ultima, infatti, ha incassato per la vendita dei suoi formaggi 5,1 miliardi di dollari occupando il 15,7% del mercato; l’Italia ha guadagnato 2,8 miliardi e occupa l’8,7% del mercato.
    La Germania non è certo conosciuta per la qualità dei suoi formaggi, ma evidentemente la competitività sui prezzi più bassi ed una maggiore vocazione internazionale, dettata da corposi investimenti, ha portato il paese teutonico ad essere in vetta in questa speciale graduatoria.

    L’Italia si trova dietro la Germania anche per quanto riguarda la vendita di salumi; in questo comparto la Germania è il primo esportatore al mondo con 2,3 miliardi di dollari incassati.
    Nell’ultimo anno, però, l’Italia è cresciuta a ritmi importanti (+7%) che fanno pensare ad una graduale riduzione del gap.
    Ci sono, poi, altri settori come quelli del vino e dell’olio, dove Francia e Spagna la fanno da padrone. I recenti dati sulla quantità di vino prodotto, però, che rendono l’Italia il produttore vitivinicolo al mondo, fanno pensare ad un importante aumento delle vendite all’estero.
    Difficile, inoltre, ripetere il disastroso 2014 per il settore olivicolo, quando il virus Xylella e la mosca olearia hanno provocato gravi danni ai nostri raccolti riducendo inevitabilmente anche la quota di esportazioni.
    Ci sono, dunque, ulteriori margini di crescita, dovuti a tendenze di medio periodo in singoli comparti e all’effetto trainante di Expo. A quel punto l’esempio della pasta, settore nel quale l’Italia detiene il 50% del mercato, potrà diventare un punto di riferimento reale per tutti gli altri comparti chiave del food & beverage.