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  • Alla scoperta di un’Italia inclusiva, etica e accogliente grazie al turismo cooperativo

    Il Catalogo del Turismo Cooperativo 2023 offre molteplici esperienze di viaggio “alternative” alle classiche proposte del turismo commerciale e massificato, con l’obiettivo di far conoscere un’Italia che cambia.

    Le vacanze sono uno dei momenti più attesi dell’anno, l’occasione per staccare la spina dalla routine quotidiana e immergersi in nuove avventure, in nuovi contesti e dimensioni per conoscere e aprirsi a nuove consapevolezze e a nuove scoperte. E perché non farlo con il turismo cooperativo unendo l’utile al dilettevole?

    Il turismo cooperativo nasce come risposta alle esigenze di un turismo più sostenibile e responsabile, è un’esperienza che va al di là delle tradizionali destinazioni turistiche, offrendo ai turisti una vera e propria immersione nella cultura e nelle comunità locali.

    Il Catalogo del Turismo Cooperativo 2023, realizzato dal Centro Turistico Cooperativo – una società di sistema di Confcooperative, la più grande associazione di rappresentanza delle cooperative in Italia- offre molteplici esperienze di viaggio “alternative” alle classiche proposte del turismo commerciale e massificato, con l’obiettivo di far conoscere un’Italia che cambia.

    CTC da oltre cinquant’anni si occupa di turismo collaborando con Confcooperative Cultura Turismo e Sport, che rappresenta oltre 1200 aziende a cui si aggiungono anche cooperative agricole e sociali che offrono servizi di ricettività o accoglienza. 

    Il Turismo cooperativo mette al centro le persone, le relazioni e l’ascolto

    Il turismo cooperativo, oltre ad offrire la possibilità di esplorare luoghi spesso dimenticati e a rischio abbandono, permette anche di lavorare su un nuovo immaginario, su una nuova consapevolezza sociale e su un nuovo futuro attraverso percorsi in territori spesso feriti da mafie, ingiustizie ed emarginazione sociale. 

    Vi sono infine l’accessibilità e l’inclusività, a volte con cooperative sociali che ampliano la loro offerta con servizi turistici, altre volte con cooperative turistiche che rendono le loro proposte adatte a tutti. Il turismo infatti, tra le tante specificità, può essere uno strumento di integrazione contribuendo a uno sviluppo territoriale e sociale grazie anche all’arricchimento che gli incontri con persone diverse in luoghi fino a ora sconosciuti possono generare.

    «Cooperativa- ha dichiarato Irene Bongiovanni, presidente di Confcooperative Cutlura Turismo e Sport– è sinonimo di esperienze turistiche, culturali ed enogastronomiche uniche e di grande eccellenza. E a questo possiamo aggiungere che le proposte turistiche cooperative hanno un altro grande valore aggiunto: generano un impatto sostenibile nelle comunità perché sono parte delle comunità stesse. Ecco perché scegliere le proposte cooperative ha un valore esclusivo, il valore delle comunità»


  • Cooperative: Ascensore sociale per donne e giovani.

    Le Cooperative, per la loro capacità di includere e ridurre le diseguaglianze, possono rappresentare un’ascensore sociale per le donne e per i giovani.

    Le Cooperative, per la loro capacità di includere e ridurre le diseguaglianze, possono rappresentare un’ascensore sociale per le donne e per i giovani.

    Al Panel ” Cooperative e innovazione tra genere e generazioni” al Festival dell’Economia di Trento, si è discusso di come la cooperazione può essere uno strumento capace di aumentare l’occupazione, ridurre le diseguaglianze, includere e funzionare da ascensore sociale.

    I giovani si stanno avvicinando alla cooperazione, seppur con una percentuale in calo rispetto agli anni precedenti. Le cooperative attive con maggioranza di soci under 35 si attestano infatti al 4,9%, il valore più basso degli ultimi anni. Tuttavia, sono state costituite 351 nuove cooperative, dimostrando che l’interesse nel settore è ancora vivo.

    «La forma d’impresa cooperativa- ha dichiarato Dennis Maseri, Presidente dei giovani imprenditori Confcooperative– in questo momento storico è, a mio parere, una delle più coerenti rispetto alle problematiche della nostra società, alle problematiche che ci portano al cambiamento climatico, alla sostenibilità ambientale e alle crescenti disuguaglianze. Noi abbiamo una situazione giovanile in grande crisi, perché sono lasciati soli ad affrontare questi cambiamenti. La forma d’impresa cooperativa offre un’enorme soluzione a queste problematiche perché quando si entra in una cooperativa, si entra in una comunità, che ti sostiene, ti permette di formarti e ti permette di esprimere tutte le tue potenzialità e i tuoi talenti, in maniera diretta, pratica e concreta».

    La cooperazione in Italia è un fenomeno che coinvolge sempre di più le donne, soprattutto al Sud dove le economie sono più fragili e le cooperative rappresentano un’opportunità di ascensore sociale. Secondo i dati, la Sicilia è la regione con il maggior numero di cooperative a maggioranza femminile, seguita dal Lazio.

    «L’imprenditoria femminile- ha sottolineato Anna Manca, presidente Commissione Dirigenti Cooperatrici Confcooprative – sta crescendo soprattutto al Sud e anche in settori meno tradizionali. Questa è una scelta che va in direzione della valorizzazione dei tanti talenti, va come scelta di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ma va soprattutto in linea con quella inclusività che l’agenda 2030 ci suggerisce e che il movimento cooperativo interpreta fin dalla sua nascita portando appunto innovazione nei territori a favore della coesione».


  • Piano di Azione: Alleanza delle Cooperative ribadisce il proprio no alla Commissione europea

    Alleanza delle Cooperative ribadisce la propria contrarietà rispetto alle proposte contenute nel Piano d’Azione lanciato dalla Commissione europea

    Si è tenuto un confronto lungo e franco a Bruxelles con la direttrice generale della pesca Charlina Vitcheva e con il suo staff. L’Alleanza delle Cooperative Italiane ha ribadito la propria contrarietà rispetto alle proposte contenute nel Piano d’Azione lanciato dalla Commissione europea lo scorso 21 febbraio nel quale si annunciano misure rigide contro la pesca nelle aree natura 2000. Abbiamo ribadito anche il nostro no a qualunque forma di tassazione sul carburante che metterebbe sul lastrico le nostre imprese, faticosamente uscite dall’emergenza Covid e dalla crisi energetica”. Così l’Alleanza delle Cooperative pesca e acquacoltura al termine dell’incontro a Bruxelles con la direttrice generale della DGMARE Vitcheva.

    Durante il confronto è stato consegnato dalla cooperazione alla direttrice generale uno studio che dimostra le lacune del piano d’azione ed i motivi del dissenso delle marinerie non solo italiane; è stata inoltre ribadita l’intenzione delle marinerie di lavorare al fine di trovare soluzioni in grado di bilanciare la tutela della biodiversità con la difesa dei posti lavoro. “Le distanze con Bruxelles rimangono forti sul piano delle misure da adottare per raggiungere la sostenibilità ambientale che non deve mai dimenticare quella sociale ed economica”, sottolinea l’Allenza.

    Nel corso dell’incontro la Commissione ha ribadito la natura non vincolante delle linee contenute nel Piano d’Azione che vuole indicare una traiettoria la cui attuazione è nella responsabilità principale degli Stati membri. Stati membri cui spetta l’organizzazione anche delle campagne di raccolta dati sulla cui base si gestisce la pesca evitando il ricorso al principio di precauzione.

    Per questo la Commissione ha chiesto la collaborazione di tutti per cercare soluzioni in grado di dare un futuro ai nostri pescatori. “L’unico futuro che vediamo con questa politica – ha concluso, però, l’Alleanza – è la chiusura di moltissime imprese ed il pensionamento anticipato dei nostri pescatori.”



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  • Regolamenti su imballaggi e fitofarmaci: Le cooperative di Italia, Francia e Spagna chiedono un cambio radicale

    le cooperative ortofrutticole di Francia, Italia e Spagna hanno chiesto alla Commissione Ambiente del Parlamento europeo un cambiamento radicale nell’approccio delle proposte legislative sugli imballaggi e sulla riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari.

    Attraverso i portavoce Jean Michel Delannoy (Felcoop), Davide Vernocchi (Alleanza Cooperative Italiane settore ortofrutta) e José Manuel Fernandez (Cooperativas Agro-alimentarias de España), le cooperative ortofrutticole di Francia, Italia e Spagna hanno chiesto alla Commissione Ambiente del Parlamento europeo un cambiamento radicale nell’approccio delle proposte legislative sugli imballaggi e sulla riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari. Lo rende noto la stessa Alleanza delle Cooperative Italiane.

    Regolamento arbitrario, sproporzionato e discriminatorio

    I rappresentanti delle principali cooperative ortofrutticole dei tre Paesi produttori hanno illustrato agli eurodeputati presenti all’incontro, organizzato dall’europarlamentare francese Irene Tolleret, i numerosi progressi che il settore ortofrutticolo europeo ha già compiuto nella riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e nell’ottimizzazione dell’uso degli imballaggi e del loro riutilizzo.

    Le organizzazioni cooperative hanno ribadito il loro netto giudizio negativo sulle proposte normative presentate dalla Commissione europea derivanti dalla strategia Farm to Fork, a partire dal nuovo divieto di utilizzo degli imballaggi per le confezioni inferiori a 1,5 kg, definito “arbitrario, sproporzionato e discriminatorio” dimostrando, con prove concrete basate sulla loro esperienza, che l’imballaggio continua a essere fondamentale per portare sul mercato prodotti deperibili come frutta e verdura, soddisfacendo le aspettative dei consumatori in termini di qualità, sicurezza e prezzo.

    L’imballaggio svolge inoltre una serie di funzioni che vanno dalla protezione del prodotto dai danni al prolungamento della durata di conservazione e alla corretta informazione dei consumatori sul metodo di produzione, sul Paese o sulla regione di origine. Le nuove regole contraddicono anche altri obiettivi considerati strategici dalla stessa Commissione, come la riduzione degli sprechi alimentari, la promozione del consumo di frutta e verdura come base di una dieta sana e l’aumento del valore e della differenziazione dei prodotti ortofrutticoli. Per questo motivo le cooperative hanno chiesto un regolamento comune dell’UE basato su basi scientifiche, anziché sulla percezione, e orientato alla riduzione, alla razionalizzazione, alla migliore gestione degli imballaggi e non a un drastico divieto che punisca ingiustamente il settore ortofrutticolo.

    Le cooperative hanno inoltre contestato la riduzione del 50% dell’uso dei prodotti fitosanitari, dichiarandolo «irrealistica e non realizzabile a livello economico, perché non si basa su alcun dato scientifico e non tiene conto degli sforzi già compiuti, né dei vari studi di impatto che convergono tutti nel prevedere un inevitabile calo della produzione. L’Europa abbandoni la logica punitiva e punti invece a salvaguardare un’agricoltura europea competitiva e la sovranità alimentare dei suoi consumatori, evitando le importazioni da Paesi terzi meno sostenibili».

    Le richieste delle Cooperative europee

    Le tre cooperative hanno chiesto tempi più lunghi, ben oltre l’orizzonte temporale del 2030, per la realizzazione di studi d’impatto adeguati e l’effettiva disponibilità di strumenti alternativi che la scienza e la ricerca saranno in grado di mettere a disposizione del settore, insieme alle nuove tecnologie (nuove tecniche genomiche, applicazione di droni, varietà più resistenti, ecc.). Inoltre, le cooperative hanno chiesto alla Commissione di evitare l’ingresso nell’Ue di qualsiasi prodotto ortofrutticolo proveniente da un Paese in cui è consentito l’uso di prodotti fitosanitari vietati nell’Ue e mettere in pratica “il principio di reciprocità” attraverso un regolamento ad hoc.

    Le cooperative hanno inoltre sottolineato che la Commissione «dovrebbe astenersi dall’introdurre politiche comunitarie eccessive che finiscono per generare costi aggiuntivi» considerando che il settore agricolo e ortofrutticolo sono già molto provati dagli eventi climatici (gelate nel 2022, siccità e alluvioni nel 2023), squilibri di mercato e aumento dei costi di produzione come conseguenza delle varie crisi geopolitiche o sanitarie che hanno colpito l’Ue (Brexit, guerra in Ucraina, post Covid). Tutti fattori che incidono negativamente sul reddito degli agricoltori e delle loro cooperative.


  • Un teatro vuoto a causa degli scarsi finanziamenti alla cultura.

    Cosa è successo al 2 per mille per le associazioni culturali?

    Introdotto nel 2016, riproposto nel 2021, il 2 per mille alla cultura rappresenta l’ennesimo fallimento della politica italiana.

    Sono giorni intensi per commercialisti, CAF e sostituti d’imposta: sono i giorni della dichiarazione dei redditi. Tra le decine di detrazioni, deduzioni e imposte presenti nel modello predisposto dall’Agenzia delle Entrate ce ne sono alcune ormai conosciute da tutti i contribuenti: il 5 per mille e l‘8 per mille.

    La destinazione del 5 per mille e dell’8 per mille

    L’8 per mille ha una genesi più antica. Risale infatti addirittura al 1985 e dà la possibilità ai cittadini di scegliere di donare una quota dell’Irpef allo Stato o ad una Confessione religiosa (Chiesa Cattolica, Unione buddista, induista, ecc.).

    Il 5 per mille, invece, introdotto nel 2006, riguarda esclusivamente gli Enti Non Profit o la Ricerca scientifica. Ogni anno, grazie al 5 per mille, organizzazioni come Emergency, AIRC e tante piccole realtà del terzo settore possono avere un piccolo sostegno fondamentale per portare avanti le proprie attività di natura sociale.

    C’è però un altro strumento di sussidarietà fiscale meno conosciuto dai contribuenti, sia perché è stato inserito di recente sia perché non è stato oggetto di una grande campagna informativa: il 2 per mille.

    A chi è destinato il 2 per mille?

    Il 2 per mille è una forma di finanziamento pubblico dei partiti politici, effettuata direttamente dai contribuenti, che di fatto sostituisce i vecchi rimborsi elettorali.

    Per partecipare alla ripartizione dei fondi del 2 per mille ciascun partito deve richiedere l’iscrizione al Registro dei partiti politici e, una volta inserito nell’elenco, riceve un vero e proprio codice identificativo che deve essere esplicitato dal cittadino in fase di compilazione della dichiarazione dei redditi. Ogni partito potrà beneficiare solo del gettito delle scelte a suo favore, mentre il gettito non esplicitato, ovvero quando il contribuente non esprime alcuna “preferenza”, andrà allo Stato.

    Ma lo sapevate che per un breve lasso di tempo è stato possibile destinare il 2 per mille anche alle associazioni culturali?

    La breve storia (triste) del 2 per mille alla cultura

    Il 2 per mille alla cultura era stata una novità introdotta in via sperimentale nel 2016 dall’allora governo Renzi, poi sparita negli anni successivi e ripescata nel 2021. Da qui in poi non si è mai più rivisto nella dichiarazione dei redditi, nonostante diverse forze politiche abbiano sottolineato la necessità di reintrodurlo per dare un sostegno concreto alle migliaia di associazioni culturali presenti sul territorio italiano. Parliamo di realtà che lavorano ogni giorno per valorizzare il patrimonio culturale nostrano come musei, chiese e opere d’arte, e arricchiscono le città italiane con concerti, spettacoli teatrali, balletti e tantissimo altro.

    Le edizioni del 2016 e del 2021 erano state sicuramente positive: il 2 per mille per la cultura necessitava sicuramente di alcuni accorgimenti, vedi ad esempio i tempi ristretti per effettuare la richiesta di iscrizione nella lista dei beneficiari o la scarsissima comunicazione sull’esistenza stessa dello strumento, ma, al netto di tutto, aveva grandissime potenzialità.

    https://www.cooperativeitalia.it/2-per-mille-associazioni-culturali-ammesse-2021/

    Un Paese florido e dinamico dal punto di vista culturale come l’Italia ha bisogno di investire nella cultura, a maggior ragione se questo sostegno viene dal basso. Chiunque di noi, del resto, sarebbe disposto a destinare parte delle proprie imposte ad un’associazione culturale che valorizza l’identità del proprio territorio tramite, ad esempio, l’arte e la musica.

    Il nostro auspicio è che il Governo possa mantenere fede alle promesse effettuate in campagna elettorale mandando un messaggio forte a tutti gli operatori culturali presenti in Italia.


  • Anziani: Alleanza Cooperative «Riforma necessaria, entro 2030 previsto raddoppio non autosufficienti»

    Alleanza delle Cooperative, intervenendo nel corso dell’audizione a Palazzo Chigi ha sottolineato la necessità di definire un sistema di assistenza agli anziani.

    La Legge Delega sulle politiche per le persone anziane delinea una riforma condivisibile e in linea con gli obiettivi individuati dal PNRR puntando a definire un sistema di assistenza agli anziani attraverso un’azione di ricognizione, riordino, semplificazione, integrazione e coordinamento delle disposizioni legislative vigenti in materia di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria alla popolazione anziana, nonché attraverso il progressivo potenziamento dei servizi”. Così l’Alleanza delle Cooperative intervenendo nel corso dell’audizione a Palazzo Chigi.

    Per l’Alleanza delle Cooperative la rilevanza della riforma è sostanziale, soprattutto in considerazione delle dinamiche e delle proiezioni demografiche che interessano il nostro Paese (all’interno dello stesso PNRR è stimato un raddoppiamento del numero di anziani non autosufficienti entro il 2030), e il passaggio dei decreti delegati è da considerarsi cruciale al fine della concreta attuazione degli obiettivi delineati nella Legge Delega e nel PNRR.

    “Attraverso i decreti attuativi – hanno sottolineato i rappresentanti delle 3 centrali – è necessario definire gli equilibri e i meccanismi essenziali che regoleranno il funzionamento del SNAA e che avranno effetti diretti sul sistema di impianto ed erogazione dei servizi. A questo proposito auspichiamo il pieno coinvolgimento della cooperazione sociale, sanitaria e degli altri settori coinvolti (abitazione, cultura, turismo etc.) nell’ambito di un confronto di merito finalizzato alla realizzazione dei decreti Delegati”.

    Infatti, da oltre trent’anni la cooperazione, in particolare quella sociale, sanitaria a e sociosanitaria riveste nel nostro Paese, un ruolo fondamentale di cerniera tra pubblica amministrazione e cittadini, garantendo servizi di welfare rivolti alle fasce fragili e vulnerabili, compresi gli anziani.

    Per creare i presupposti e garantire agli interessati, le persone anziane non autosufficienti, risposte unitarie e appropriate, i decreti delegati da approvare entro gennaio 2024 dovranno approfondire elementi attualmente indicati a grandi linee nella Legge Delega, al fine di assicurare il funzionamento integrato del sistema in tutto il paese e un incremento quantitativo e qualitativo dei servizi accessibili.


  • Etichetta vino, Alleanza delle Cooperative: Notificato esposto alla commissione Ue per denunciare la violazione da parte dell’Irlanda del diritto europeo

    Alleanza delle Cooperative ha notificato un esposto alla commissione Europea per denunciare la violazione della legge irlandese al diritto europeo

    A pochi giorni dalla ratifica della legge irlandese che imporrà la presenza sull’etichetta delle bevande alcoliche di messaggi allarmistici, Alleanza delle Cooperative ha notificato un esposto alla commissione Europea per denunciare la violazione della legge irlandese al diritto europeo.

    “Abbiamo avuto modo di esprimere i nostri dubbi rispetto alla legittimità dell’iniziativa irlandese sugli health warnings, ora abbiamo formalizzato la nostra contrarietà con la presentazione di un esposto alla Commissione europea affinché possa fare chiarezza rispetto ad una posizione che riteniamo sproporzionata e incompatibile con il diritto europeo“. 

    Con queste parole il Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari, Luca Rigotti annuncia – a pochi giorni dalla ratifica della legge irlandese che, dal 22 maggio 2026, imporrà la presenza sull’etichetta delle bevande alcoliche di messaggi allarmistici sugli effetti dei prodotti alcolici sulla salute umana – l’avvenuta notifica di un reclamo alla Commissione europea per denunciare la violazione da parte dell’Irlanda del diritto UE, con particolare riferimento agli articoli 34 e 36 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

    “Con questa iniziativa l’Irlanda ha di fatto introdotto in maniera unilaterale delle restrizioni e degli ostacoli al commercio, – ha detto Rigotti – un’azione che va a ledere e a mettere in discussione i principi del mercato unico. È necessario lavorare – ha aggiunto – per una maggiore armonizzazione della regolamentazione europea, senza frammentare il mercato interno con regole discriminatorie come quelle irlandesi, basate tra l’altro su un approccio ideologico, allarmistico e penalizzante per il vino, che non pone alcuna differenza tra abuso e consumo responsabile, l’unico che invece riteniamo corretto”. 

    Ora la Commissione europea, che nel dicembre scorso aveva ritenuto di non precedere nei confronti della proposta di legge irlandese, dovrà esprimersi durante la prossima riunione, fissata per il 21 giugno, del Comitato Barriere Commerciali del WTO così come, conclude Luca Rigotti, “è assolutamente importante contrastare i fenomeni di eccessivo consumo di alcol, ma riteniamo che questo obiettivo possa essere raggiunto solo mediante la condivisione di una politica di prevenzione che metta al centro un approccio basato sul consumo moderato, campagne di educazione e di adeguata e corretta informazione a favore dei consumatori”.


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    Sizzlin' Beefy Bliss Burger

    Flavor Explosion Between the Buns
    Savor the ultimate burger experience with our 'Sizzlin' Beefy Bliss Burger.' This mouthwatering creation combines perfectly seasoned beef patties, melted cheese, crisp lettuce, and juicy tomatoes, all nestled between soft, toasted buns. The result? A flavor-packed journey that will satisfy your cravings and leave your taste buds dancing. Get ready for a burger that's nothing short of blissful
    For the Beef Patties
    • 1 pound ground beef
    • 1/2 teaspoon salt
    • 1/4 teaspoon black pepper
    • 1/4 teaspoon garlic powder
    • 1/4 teaspoon onion powder
    • 4 burger buns
    For Toppings
    • 4 slices of your favorite cheese (e.g., cheddar, Swiss, American)
    • 4 lettuce leaves
    • 4 slices of ripe tomato
    • 1/2 cup sliced pickles (optional)
    • Ketchup and mustard, to taste

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    Crafting the Recipe
    Season and Shape the Patties

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    Mark as done
    Grill to Perfection

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    Nutrition

    Per Serving
    Calories153 g
    Carbs48 g
    Chol628 kCal
    Fat61 g
    Fiber4 mg
    Protein39 g
    Sugars6 g
    Sodium2 g

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  • L’OMC mette a rischio le sovvenzioni per le imprese di pesca

    Organizzazione mondiale del commercio vorrebbe stringere le maglie delle reti dei benefici economici per quei tipi di pesca considerati poco sostenibili.

    A rischio le sovvenzioni per le imprese di pesca. A minare i sussidi destinati ai pescatori è l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) che vorrebbe stringere le maglie delle reti dei benefici economici per quei tipi di pesca considerati poco sostenibili.

    Lo rende noto l’Alleanza delle Cooperative pesca e acquacoltura, preoccupata per le ripercussioni che questo avrebbe sul settore ittico.

    Nel mirino dell’OMC purtroppo non c’è solo la pesca illegale ma anche la pesca degli stock considerati sovra sfruttati o con metodi di cattura ritenuti poco green. Se apriamo la strada alla soppressione dei sussidi, anche indiretti come quelli legati al carburante sotto forma di esenzione dalle accise, rischiamo di veder andare in fumo i ristori economici per tutti pescherecci a strascico e quei segmenti che operano su specie ittiche considerate in crisi come il palangaro con cui si pescano il pesce spada e l’alalunga. Le ripercussioni economiche sulla filiera sarebbero devastanti”, commenta l’Alleanza.

    “Sebbene la procedura di ratifica di questa proposta sia solo all’inizio, chiediamo al governo italiano di bloccare questo attacco alla pesca professionale alle prese con difficoltà economiche strutturali e con quelle legate al post pandemia e alla guerra in Ucraina. L’Italia in fase di voto in Consiglio Ue non si è opposta come avremmo sperato mentre all’esame del parlamento europeo c’è stata solo una parziale astensione. Chiediamo un netto no”, conclude la nota.


  • Gardini Confcooperative

    Il contributo delle cooperative a democrazia e coesione sociale

    Le cooperative un’economia nel segno della Costituzione. Ne scrive su Avvenire Maurizio Gadini, Presidente di Confcoooperative.

    «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

    È l’articolo 3 della nostra Costituzione. Era il 1946 quando i nostri padri costituenti individuavano nella rimozione delle diseguaglianze l’azione necessaria per consentire lo sviluppo della persona per una crescita e uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Il messaggio non ha perso attualità, anzi, purtroppo, acquista sempre più attualità alla luce delle diseguaglianze che vanno accentuandosi dopo le crisi degli ultimi 15 anni: quella finanziaria del 2008-2009; il Covid e la lockdown economy nel 2020-2021, la tempesta mondiale dei prezzi su materie prime ed energia resa ancora più violenta dal conflitto nel cuore dell’Europa.

    Sul lavoro buono e dignitoso, sull’inclusione sociale, sulla riduzione delle diseguaglianze accenderemo un faro alla nostra prossima assemblea nazionale che terremo a Roma il 15 giugno. Un momento di confronto con il Governo sui temi di maggiore attualità.

    «La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità ». È l’articolo 45 della Costituzione. Le cooperative sono in prima linea dal welfare all’energia, dal credito all’agroalimentare, dal lavoro ai servizi, dall’abitazione alla distribuzione al consumo e dal dettaglio, dalla cultura allo sport.

    C’è un paese da ricucire come abbiamo detto ad Assisi, in occasione dell’incontro con il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi. Avevamo perso confidenza con gli effetti dell’inflazione, anzi, una buona parte della popolazione, chi è nato dopo il 1985, non ha memoria di una crescita dei prezzi sostenuta, anche a due cifre, come è accaduto fra il 1973 e il 1984, mentre ha vissuto come se l’inflazione non fosse un problema o, addirittura, non esistesse. Il 2022 ha invece costretto tutti, famiglie e imprese, a misurarsi con una maggiore volatilità dei prezzi, soprattutto quelli dell’energia, e a mettere in atto comportamenti di contenimento dei consumi, riduzione dei costi e difesa del potere d’acquisto.

    In realtà diverse componenti della popolazione italiana si sono scoperte disarmate di fronte al fenomeno inflattivo, la cui diffusione è stata primariamente causata da fattori esterni come la guerra in Ucraina. Proprio per la natura in prevalenza esogena dell’inflazione, il senso di insicurezza delle famiglie e quello di incertezza delle imprese sono stati solo in parte attutiti dalle ingenti risorse introdotte dal Governo per ridurre il “caro bollette”. Anche perché il vero nodo della questione consiste nel livello di “persistenza” dell’inflazione, ma non è solo un problema di inflazione.

    Abbiamo un Paese dove si è inceppato da troppo tempo il meccanismo di redistribuzione della ricchezza. Un gender gap che non cala, un’evasione scolastica che cresce, troppi giovani e donne esclusi da formazione e lavoro. Siamo preoccupati perché i dati del Pil indicano che cresciamo più delle previsioni, ma è una matrice di sviluppo che lascia sul terreno tante povertà. Non solo economica, ma sociale, educativa, energetica, formativa, abitativa. Un mix che mina la coesione sociale e la democrazia di un paese. È su questo terreno che ci sentiamo chiamati a proporre un modello di sviluppo alternativo che offra delle risposte.