• Si svolgerà il 9-10 ottobre la quindicesima edizione de Le Giornate di Bertinoro, l’evento che riunisce i maggiori rappresentanti del Terzo Settore e dell’Economia civile.
    Come ogni anno l’iniziativa vedrà la partecipazione di docenti universitari, vertici delle associazioni di rappresentanza e delle istituzioni, per delineare il quadro futuro del Volontariato e del Sociale, analizzando le sfide imminenti e proponendo idee e progetti per innovare i paradigmi dello sviluppo e della socialità.

    Il tema di quest’anno sarà l’economia della coesione; ci saranno, in particolare, dibattiti e gruppi di lavoro sul valore sociale, sulla governance dei Beni Comuni, sulla Valutazione dell’impatto sociale e sulla Riforma del Terzo settore.
    le giornate di bentinoroNella sessione di apertura si affronterà la questione del valore aggiunto che possono fornire all’economia italiana le imprese sociali, fornendo prodotti e servizi alla comunità locale ed investendo in innovazione.
    Interverranno tra gli altri il Presidente di AGCI, Rosario Altieri, ed il presidente AICCON Franco Marzocchi.
    Nel corso della sessione si avrà la possibilità di discutere anche della riforma del Terzo Settore con il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega per la Riforma del Terzo Settore, Luigi Bobba.
    La sessione pomeridiana sarà dedicata, invece, alla gestione dei beni comuni e vedrà come ospiti Mauro Lusetti, presidente di Legacoop e Sergio Gatti, direttore di Federcasse. Durante la discussione sarà presentata anche la rilevazione di SWG, in collaborazione con Legacoop, “Comunità e Cooperazione nella percezione degli italiani”.
    L’ultima sessione, infine, verterà infine sulle nuove modalità di generazione di valore delle imprese sociali, con particolare riferimento ai nuovi tipi di finanziamento dei progetti di innovazione sociale.
    In questo dibattito interverranno anche il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ed il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.



  • L’assessore al Lavoro, al Welfare e alle Politiche giovanili della Regione Calabria, Federica Roccisano, ha comunicato che è stata revocata la sospensione del programma Garanzia Giovani.
    La Regione, infatti, è riuscita a dirottare verso il programma di politiche attive dei fondi extraregionali che consentiranno così alla Calabria di attivare altri 1.100 tirocini.

    Dopo le difficoltà iniziali, legate soprattutto ai problemi di organico dei centri per l’impiego, Garanzia Giovani ha avuto un elevato numero di adesioni e di matching effettuati, garanzia giovanisia da parte degli enti pubblici che dei privati accreditati.
    Come comunicato dalla stessa Roccisano, sono stati fin qui attivati 2.616 tirocini, che, insieme agli ulteriori 1.100 da attivare, daranno la possibilità ai giovani calabresi che non lavorano e non studiano di entrare all’interno del circuito occupazionale.
    La revoca della sospensione del programma è certamente una bella notizia per una regione come la Calabria con il più alto tasso di disoccupazione d’Italia ed uno dei più alti d’Europa.
    Grazie a Garanzia Giovani i giovani calabresi avranno l’opportunità di mettersi finalmente in discussione e le aziende di accrescere il proprio know-how.

     



  • Manca ormai meno di un mese alla chiusura dei cancelli di Expo 2015 e l’obiettivo dei 20 milioni di visitatori, posto dal commissario Giuseppe Sala all’inizio della manifestazione, sembra essere ormai raggiunto.
    In questi primi giorni di ottobre è stata superata quota 17 milioni di visitatori, il che ha scacciato definitivamente le ansie degli organizzatori su un possibile flop dell’evento.

    Ma non sono solo i numeri a sorridere al commissario Sala, c’è anche l’indice di gradimento di chi si è recato ad Expo, che è molto elevato. L’organizzazione e la qualità dei padiglioni sono stati apprezzati dalla maggioranza dei visitatori, mentre persiste qualche perplessità sui temi affrontati.
    padiglione emirati arabi unitiQuello del diritto al cibo e della lotta agli sprechi, ad esempio, ha toccato solo trasversalmente l’intera manifestazione. Expo poteva rappresentare un’opportunità importante per sensibilizzare la cittadinanza globale sulle tematiche presenti nella Carta di Milano che verrà consegnata a novembre al segretario generale dell’Onu.
    Nonostante questo, però, Expo è stata senza dubbio una manifestazione positiva ed ha avuto un impatto rilevante sull’economia milanese ed italiana.

    Secondo uno studio effettuato da Alberto Dell’Acqua (docente di Finanza aziendale alla Sda Bocconi) con Giacomo Morri ed Enrico Quaini per Camera di Commercio ed Expo Spa, il valore aggiunto di Expo dovrebbe essere di 10 miliardi di euro da ripartire fino al 2020. Un simile impatto economico farebbe crescere il nostro Pil di un paio di decimi percentuali.
    Si tratta di una cifra piuttosto esigua ma ugualmente importante in un periodo a bassa crescita.
    L’impatto economico positivo viene innanzitutto dalla costruzione di infrastrutture, rilevanti per la città di Milano e per l’Italia intera, ma anche dagli investimenti che sono stati effettuati dai paesi esteri, dalle società che hanno partecipato e dalla stessa società Expo.
    C’è, poi, un dato che è più difficile da calcolare e che riguarda i benefici portati dalla presenza turistica. Bisogna, infatti, stimare quanti turisti italiani e quanti stranieri sono arrivati nel capoluogo lombardo.
    Secondo il Comune di Milano, nei mesi di Expo c’è stato un incremento del 20% della presenza turistica, con dei picchi importanti ad agosto (+49%).
    Sempre secondo il Comune di Milano un visitatore su tre è straniero, dati confermati anche da Visa, che evidenzia come ci sia stata una crescita del 28,3% delle spese straniere attraverso le carte di credito, con cinesi e francesi che hanno addirittura più che raddoppiato la loro spesa nel nostro Paese.

    Sono numeri importanti, ma è difficile misurarli e prevedere con certezza scientifica l’impatto che avranno sull’economia italiana e milanese. Senza dubbio, però, Expo è stato un incredibile veicolo di promozione del Made in Italy, come dimostrano i dati sull’export.
    L’incentivazione di politiche di internazionalizzazione per le nostre Pmi e l’implementazione di un’efficace strategia turistica rappresenteranno la chiave di volta per mettere a frutto quanto seminato da Expo e dare una svolta al nostro sistema economico.



  • Il Fondo Monetario Internazionale ha stilato la classifica dei paesi con il debito pubblico più alto in rapporto al Prodotto Interno Lordo.
    In questa speciale graduatoria non poteva mancare l’Italia, che addirittura si piazza al terzo posto con una percentuale del 133,76% del Pil.
    Ai primi due posti ci sono due paesi che stanno vivendo una crisi interna che dura ormai da anni, ovvero Giappone e Grecia.

    Il Giappone è l’unico a superare la soglia del 200% del Pil, attestandosi sul 246,14%. A partire dagli Novanta, il paese del Sol Levante ha iniziato a vivere un dati consumi italiaperiodo di stagnazione che persiste tuttora.
    Questo ha portato i maggiori indicatori macroeconomici ed il sistema finanziario ad arrestarsi improvvisamente dopo l’enorme espansione avuta negli anni Novanta, frutto anche di grandissimi investimenti statali.
    Questo ha portato, oggi, il Governo giapponese ad utilizzare oltre metà del gettito fiscale per risanare le casse dello Stato.
    Al secondo posto della classifica non poteva che esserci la Grecia, che paga una pubblica amministrazione estremamente inefficiente ed una corruzione dilagante con un debito pubblico del 172,73% nel rapporto con il Pil.
    Dietro l’Italia terza, troviamo la Giamaica (132,82%) ed il Libano (131,82%). Nella top ten ci sono altri due paesi europei, indicati tra quelli più in difficoltà all’interno dell’Unione Europea, ovvero il Portogallo (settimo con 126,35%) e l’Irlanda (decima con 107,75%).



  • Quanto conta nel 2015 avere un’alta propensione al risparmio? Una società con risorse limitate per una fascia di popolazione sempre più ampia non può che rendere maggiore il valore del risparmio.
    Sono soprattutto i giovani a credere nell’importanza della parsimonia. Si tratta di ragazzi under 35, che in molti casi si trovano senza lavoro.
    Questo, però, non impedisce loro di avere dei desideri e delle aspettative per il futuro, realizzabili solo attraverso una gestione accurata delle poche risorse a disposizione.

    Secondo un’indagine di Einaudi/Intesa San Paolo il 68% dei giovani crede che sia indispensabile risparmiare. Ma quali sono i metodi più utilizzati negli ultimi anni?
    Ci troviamo di fronte a strumenti di risparmio sempre più digitali. Ci sono delle app e dei portafogli che funzionano da veri e propri salvadanai. euro greciaEsistono addirittura dei robo-advisor, in grado di consigliarti su cosa e quando investire.
    E l’aspetto più sorprendente è il costo piuttosto limitato: con 200 euro è possibile investire in un pacchetto di azioni europee, in bond americani ed in obbligazioni internazionali.
    La tendenza è quella di non porre limiti all’ingresso, con pochi euro si possono acquistare fondi e azioni. La possibilità di investire somme ridotte è probabilmente l’aspetto più rivoluzionario della nuova finanza digitale.
    Un meccanismo resosi necessario dopo la crisi del 2008, che ha portato numerosi cittadini ad essere restii ad investire grosse cifre nell’acquisto di titoli ed obbligazioni.
    Il Corriere Economia ci porta alcuni esempi: investendo in azioni europee ed obbligazioni internazionali l’equivalente di 3 caffè alla settima dal 1985 ad oggi, il rendimento sarebbe stato di 2.613 euro, mentre risparmiando la somma spesa per acquistare un pacchetto di sigaretta a settimana il rendimento sarebbe stato di 3.808 euro.
    Si tratta di piccoli esempi, che mostrano come il risparmio viaggi ormai a basso costo e con mezzi digitali. L’era dei grandi investimenti è temporaneamente terminata per lasciare spazio a tecniche più immediate ed innovative.



  • Gli storici del pensiero politico la chiamerebbero “utopia socialista”, ma il sistema economico e sociale di Marinaleda, un paesino di 2.700 abitanti dell’Andalusia, è una realtà concreta ed efficiente.
    Il tasso di disoccupazione è pari allo 0%: tutti gli abitanti, infatti, sono coinvolti in un’attività lavorativa, con il 70% di essi occupato nella cooperativa agricola Humar, dedita al lavoro nei campi e alla trasformazione industriale. Tutti gli altri lavorano all’interno di piccoli esercizi commerciali e negli uffici.
    A Marinaleda la cooperazione ha letteralmente annullato la disoccupazione.

    Il sistema cooperativo e di stampo socialista della cittadina spagnola è stata ideato dal sindaco Juan Manuel Sanchez Gordillo, che per oltre trent’anni è stato il primo cittadino di Marinaleda.
    La terra rappresenta la prima risorsa di questo paesino, in un contesto, come quello andaluso, dove il tasso di disoccupazione supera il 20%. Gordillo ha attuato una vera e propria marinaleda disoccupazioneriforma agraria dando la possibilità a quasi tutti i cittadini di dedicarsi ad attività legate al mondo dell’agricoltura.
    Tutti percepiscono lo stesso salario (47 euro al giorno per sei giorni la settimana) e, soprattutto, l’obiettivo non è il guadagno, come avviene nelle imprese di tipo capitalistico, ma raggiungere il profitto sociale ed il benessere dell’intera comunità locale.
    Marinaleda incarna, dunque, alla perfezione gli ideali e lo spirito cooperativistico. Come accade con le cooperative, il sistema economico del paesino andaluso svolge una funzione anti-ciclica: nonostante il periodo di recessione, infatti, il livello di occupazione rimane inalterato poiché il lavoro viene anteposto al guadagno.
    La disoccupazione zero non è l’unico carattere distintivo del paese spagnolo. Ogni cittadino, infatti, può costruire una casa di 90 metri quadri semplicemente mettendo a disposizione la propria forza lavoro e versando un anticipo di 15 euro.
    Sarà il comune ad elaborare il progetto ed il governo andaluso a finanziare il prestito a tasso zero. Non esiste, dunque, alcuna mediazione da parte degli istituti bancari, ma viene instaurato un rapporto diretto tra cittadini ed istituzioni.
    Si tratta di un esperimento interessante, anche se, ovviamente, difficilmente replicabile in contesti cittadini più ampi. Ci sono, però, alcune realtà del Sud Italia che potrebbero prendere Marinaleda come un modello di riferimento per instaurare principi e pratiche di tipo cooperativistico e solidale.
    La cooperazione, come ribadito più volte in questa sede, rappresenta infatti uno straordinario strumento di lotta contro la disoccupazione e di valorizzazione del lavoro dei soci. Ecco perché può essere implementata in realtà dove il sistema occupazionale fatica ad assorbire l’offerta di lavoro.



  • Uno dei temi più dibattuti in vista della prossima Legge di Stabilità è quello delle pensioni anticipate. L’esecutivo sta studiando un provvedimento che consenta ai lavoratori di terminare il proprio rapporto lavorativo prima del raggiungimento dell’età pensionabile.
    Un sistema di questo tipo, però, prevederebbe costi che lo Stato non è disposto a sostenere, tant’è che si fa la strada l’ipotesi di un prestito per quei lavoratori che decideranno di andare in pensione anticipatamente.

    A fornire il prestito sarebbe l’azienda nella quale è impiegato il lavoratore; non appena riceverà l’assegno previdenziale quest’ultimo è chiamato a restituire la somma ricevuta attraverso l’Inps. In altre parole è come se l’impresa anticipasse al dipendente i contributi mancanti per maturare la pensione.
    polettiI costi per lo Stato dovrebbero essere piuttosto limitati, anche se l’idea del Governo è di contribuire studiando un meccanismo che non sia penalizzante per le aziende.
    Un’altra questione centrale della prossima Legge di Stabilità riguarda la riduzione delle imposte. Mentre sembra certa l’eliminazione della Tasi e dell’Imu sui terreni agricoli, è ancora in fase di discussione la sforbiciata sull’Ires per le imprese.
    In un primo momento sembrava che lo sgravio dovesse partire dal 2017; nelle ultime ore, invece, si sta facendo strada l’ipotesi di anticipare la riduzione dell’Ires al 2016.
    L’obiettivo del premier Renzi è portare l’aliquota dal 27,5% attuale al 24% nel giro di due anni, magari riducendola nel 2016 di uno-due punti percentuali.
    Naturalmente bisognerà vedere che tipo di coperture verranno adottate, se pensiamo, come riporta il Corriere della Sera, che un punto percentuale dell’Ires vale 1,2 miliardi.
    La riduzione del carico fiscale sugli immobili, unita a quella sulle imprese e all’ipotesi di inserire i prepensionamenti comporterebbe costi importanti per lo Stato. Per questo motivo è bene attendere e vedere quali saranno i meccanismi elaborati dal Governo ed i pareri dell’Unione Europea.



  • L’Istat ha pubblicato la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana nel mese di settembre.
    Secondo l’istituto di statistica ci sono chiari segnali di rafforzamento della congiuntura economica, dettati soprattutto dall’aumento del Pil e dalla crescita dei consumi, con particolare riferimento alla spesa familiare.
    Quest’ultimo dato è senza dubbio quello più importante, perché anche dal miglioramento della domanda interna passa la ripresa dell’Italia.

    Nel secondo trimestre del 2015 c’è stato un aumento congiunturale della spesa familiare del +0,4%, che risulta essere la variazione congiunturale più alta dal 2010.
    statistica“L’incremento della spesa – spiega l’Istat – è stato in parte finanziato attraverso l’aumento del potere d’acquisto (+0,2%) e in parte attraverso un ricorso al risparmio, la cui propensione è scesa in T2 di 2 decimi di punto all’8,7%”.
    Secondo l’Istat i segnali di miglioramento dei consumi saranno confermati nei prossimi mesi, come dimostrano i dati sul clima di fiducia delle famiglie e delle imprese, anch’essi in netta crescita.
    Il Pil, invece, è cresciuto ulteriormente, anche se in misura inferiore rispetto agli ultimi mesi.
    Migliora, infine, il gettito fiscale come riportato dal Ministero dell’Economia. Secondo il Mef  nel periodo gennaio-agosto c’è stato un aumento delle entrate erariali del +3% (+5.880 milioni di euro) rispetto all’anno scorso.
    Cresce il gettito dell’Irpef (+3,8%), dell’Iva (+3,1%) e dell’Ires (+2,3%). In totale nei primi otto mesi del 2015 le entrate erariali, secondo il criterio della competenza giuridica, ammontano a a 272.253 milioni di euro.



  • Vino e turismo sono entrambi figli della tradizione italiana. Associare la produzione e la vendita di vino ai servizi di ristorazione e di ricettività alberghiera, significa creare un business delle enormi potenzialità.
    Secondo le stime di Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente del Movimento turismo del vino, il volume d’affari dell’enoturismo si aggira attorno ai 5 miliardi di euro.
    Sono ancora poche, però, le regioni che hanno colto l’opportunità offerte dai nostri territori, veri e propri gioielli di bellezza paesaggistica ed espressione del vino di alta qualità.

    I numeri dell’enoturismo sono in netta crescita, basti pensare che allo stato attuale sono 3,5 milioni le persone coinvolte in questo business.
    Il binomio agricoltura-turismo, però, non è al centro delle nostre politiche di sviluppo, quando ci sono aree come il Sud che trarrebbero enormi benefici da una scelta di questo tipo.
    vigneto cinaLa Sicilia, ad esempio, ha sperimentato forme di turismo legate alla produzione del vino con ottimi risultati. Stesso discorso per la Toscana.
    Il settore vitivinicolo rappresenta l’ambito migliore per promuovere il Made in Italy, sia dal punto di visto agroalimentare che turistico. Si tratta di un comparto in forte ascesa, tant’è che copre il 20% di tutto l’export agroalimentare italiano e ne costituisce la prima voce.
    Ci sono paesi come la Cina ed i paesi del sud-est asiatico che sono fortemente attratti dal turismo legato all’agroalimentare; quello tradizionale di tipo culturale, che ha sempre contraddistinto le nostre grandi città, ha perso invece tantissimo appeal.
    Le esigenze dei turisti sono mutate e con esse devono cambiare anche le strategie delle piccole e medie imprese italiane.
    Il mondo delle cooperative agroalimentari, fortemente legato al proprio territorio, ha la necessità di investire implementando forme di enoturismo ed agroturismo.
    Le coop possono far valere la propria conoscenza della comunità locale e la loro struttura societaria per costruire aziende multifunzionali e promotrici del Made in Italy.

     



  • L’Alleanza delle Cooperative italiane ha redatto il VI Rapporto Congiunturale relativo al secondo quadrimestre del 2015.
    Il report descrive la situazione della cooperazione italiana in un 2015 difficile per tante piccole e medie imprese.
    Anche le cooperative sentono il peso della recessione, ma riescono a limitare gli effetti negativi stabilizzando i livelli occupazionali e dando maggior forza economica e contrattuale alle proprie aziende attraverso la stipula di accordi di collaborazione e di fusione.

    Spicca soprattutto il dato relativo all’occupazione. Sette coop su dieci, infatti, sono riuscite a lasciare inalterati i livelli occupazionali sfruttando la peculiarità del logo alleanzamodello cooperativo.
    Le cooperative, in quanto imprese che perseguono scopi sociali, possono decidere, infatti, di ridurre gli utili per mantenere i posti di lavoro. Molte coop hanno intrapreso questa strada, dando risposte ai propri dipendenti anche in periodo di crisi.
    Ma un’altra soluzione per combattere gli effetti negativi della recessione è rappresentata dall’aggregazione. Ne sono la prova i dati sulle grandi e medie imprese cooperative che nel secondo quadrimestre del 2015 hanno visto crescere il proprio fatturato, mentre le piccole realtà cooperative hanno visto il proprio volume d’affari rimanere inalterato o addirittura peggiorare.
    L’Alleanza delle Cooperative spinge le proprie associate a fondersi per aumentare le proprie dimensioni o stipulare accordi di collaborazione che possano consentire loro di accedere ai mercati esteri sopperendo così alla crisi della domanda interna.

    Oltre a quelli appena forniti ci sono, però, anche dei dati negativi, che riguardano soprattutto la gestione della liquidità ed i debiti della P.A. e dei privati.
    Il 49% degli intervistati definisce mediocre la gestione della liquidità ed il 15% la ritiene peggiorata.
    Non migliora neppure la situazione dei pagamenti della pubblica amministrazione, visto che sette coop su dieci dichiara che non ci sono stati miglioramenti.
    Il copione è lo stesso quando la controparte sono le imprese private: il 20% delle cooperative interpellate, infatti, ritiene siano aumentati i tempi di pagamento, mentre solo il 6% ha riscontrato una maggiore celerità.



  • L’agricoltura suscita sempre più interesse nelle giovani generazioni. In questa sede abbiamo riportato più volte come il mondo agricolo sia una fonte di lavoro per molti ragazzi under 35, alcuni provenienti dai corsi di laurea in agraria, altri semplicemente attratti dalla possibilità di applicare le nuove tecnologie all’interno dei campi.
    Un’analisi elaborata su Ipr Marketing dai giovani della Coldiretti mette in evidenza, per l’appunto, come i nuovi produttori agricoli siano sempre più giovani, innovatori ed in molti casi anche laureati.

    Basti pensare che sono ben 48mila i giovani under 35 titolari di un’impresa, un’attività quest’ultima apprezzata anche dai genitori: il 29%, infatti, consiglierebbe ai propri figli di fare l’agricoltore.
    06112014Il settore primario rappresenta una risorsa fondamentale per un Paese a forte tradizione e vocazione agricola. Attorno all’agricoltura, inoltre, gravitano anche altri ambiti, come quello turistico.
    Sfruttare, dunque, il binomio agricoltura-turismo può essere una scelta strategica vincente per l’Italia, a maggior ragione se le giovani generazioni dimostrano di voler spendere tempo e risorse nei campi.
    Sempre in base all’indagine dei giovani della Coldiretti, la metà dei nuovi agricoltori è laureata ed il 57% ha fatto innovazione; l’attività svolta nei campi contribuisce, inoltre, a migliorare il loro lo stato d’animo con il 74% che è orgoglioso del lavoro fatto ed il 78% che è più felice di prima.
    C’è, infine, un crescente interesse verso la cosiddetta agricoltura sociale, ovvero quell’insieme di attività agricole volte all’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati.
    Non è un caso che il legislatore, proprio in questi giorni, abbia deciso di disciplinare questo ambito, stabilendo i requisiti necessari per diventare un soggetto abilitato ed essere oggetto di finanziamenti ed aiuti da parte delle istituzioni locali e nazionali.



  • eBay e Confcommercio hanno stipulato un accordo con l’obiettivo di far crescere la presenza online delle piccole e medie imprese italiane.
    L’intesa prevede, tra le altre cose, la possibilità di avere sei mesi gratuiti (il costo abituale è di 33.91 euro al mese) per tutti gli associati di Confcommercio che fino al 30 settembre 2016 apriranno un negozio premium su eBay.
    Confcommercio è la più grande associazione di rappresentanza delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti con oltre 700.000 associate e rappresenta, dunque, uno straordinario bacino cui attingere per tutte le piattaforme online.

    eBay, in particolare, ha subito negli anni una costante evoluzione  che l’ha portata, dall’essere un canale telematico di vendita di oggetti usati, a diventare una delle più grandi piattaforme di commercio elettronico. Le imprese, per incrementare il proprio fatturato e la propria presenza sui mercati esteri, devono investire necessariamente in strategie di digitalizzazione.
    Ma non basta semplicemente di dotarsi di un sito internet ed essere presente sui social, occorre effettuare anche un’efficace vendita al dettaglio online.
    eBay rappresenta, da questo punto di vista, uno strumento tecnologico avanzato e consolidato che consente alle PMI di affacciarsi al commercio online in maniera piuttosto sicura.
    Sono poche, però, le piccole e medie imprese che hanno compreso l’importanza dell e-commerce. Persiste ancora un certo scetticismo ed una certa paura a cambiare le strategie aziendali tradizionali affiancandole ad un’attenta presenza sul web.

    Secondo un’indagine condotta da TNS e commissionata da eBay, infatti, il 92% delle PMI intervistate dichiara di non aver mai preso in considerazione di utilizzare l’e-commerce nonostante più della metà (52%) dichiari di avere un sito internet.
    Si tratta di una percentuale enorme e sbalorditiva, soprattutto se confrontata con il modus operandi delle imprese estere, dove il commercio online è diventato una parte essenziale dell’attività commerciale di ogni azienda.
    Ma quali sono le motivazioni che spingono le imprese italiane a guardare con diffidenza l’e-commerce?
    L’indagine di Tns ci offre un quadro più chiaro a riguardo: il 72% delle aziende intervistate pensa che l’eCommerce sia un canale complesso, il 69% ritiene che le vendite online non portino ad un aumento del fatturato, mentre il 56% ritiene che necessiti di investimenti considerevoli e il 43% è convinto che l’e-commerce sia adatto solo alle grandi aziende.
    Sono dati che raccontano alla perfezione come nel nostro Paese ci siano delle gravi carenze in termini di cultura digitale, mancanze che vanno colmate nel più breve tempo possibile per evitare di perdere sempre più competitività a livello internazionale.