• La Fondazione CON IL SUD organizza un evento di tre giorni dal titolo “Nuove pratiche con il sud: spazi da non perdere”, un’iniziativa dedicata all’innovazione sociale e culturale per la rigenerazione urbana del Mezzogiorno.
    Il Sud Italia è dotato di uno straordinario patrimonio culturale ed artistico; troppo spesso, però, viene lasciato in condizioni di abbandono, senza che pubblico e privato riescano a coordinarsi per creare attorno ad esso reali condizioni di sviluppo.

    La Fondazione CON IL SUD ha deciso di festeggiare il suo nono compleanno con questo evento che si svolgerà a Palermo dal 15 al 17 ottobre e vedrà come protagonisti tanti operatori sociali e culturali, esponenti del Terzo Settore e delle istituzioni, che racconteranno le loro esperienze virtuose ed evidenzieranno tutti fondazione con il sudi problemi di chi fa impresa culturale e sociale in Italia.
    Un accento particolare verrà posto sull’importanza della coesione e della collaborazione tra i diversi attori che operano in questo settore, perché solo attraverso questi due valori si può produrre reddito e lavoro con l’innovazione culturale e sociale.
    Il tema centrale sarà quello della gestione dei beni comuni, intesi sia come luoghi fisici, ma anche come spazi di incontro e di partecipazione, da recuperare e valorizzare.
    Non è un caso che il titolo dell’evento sia proprio “Spazi da non perdere” per sottolineare la centralità e lo spazio, per l’appunto, che dovrebbero avere i luoghi di cultura all’interno delle nostre città.
    Nel corso della tre giorni si alterneranno seminari di approfondimento con veri e propri laboratori di discussione su tematiche quali i modelli di gestione ibridi del patrimonio culturale (privato-pubblica), il ruolo dell’impresa culturale al Sud, ma anche la situazione del welfare italiano, mettendo a confronto chi si limita ad enunciare principi vuoti e chi invece si rende protagonista della realizzazione di pratiche virtuose.



  • Migliorano i consumi delle famiglie ed il clima di fiducia delle imprese, ma la crisi del settore del commercio non accenna ad attenuarsi.
    Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Confesercenti, nei primi otto mesi del 2015 il nostro paese ha perso 6.052 esercizi commerciali.
    Non bastano, dunque, le 17.015 nuove aperture (+16% rispetto allo stesso periodo del 2014) per ridare nuova linfa al settore del commercio.

    La flessione più ampia si registra nel Mezzogiorno, con una perdita dell’1,2% contro una variazione negativa dello 0,8% nel Centro-Nord. Le uniche due regioni dati negozi chiusiche fanno registrare un saldo positivo sono la Calabria (+13 unità) ed il Trentino Alto Adige con una solo unità in più rispetto al 2014.
    La Sicilia, invece, ha il saldo negativo maggiore (-2,3%) con 1.433 esercizi commerciali in meno rispetto nel 2015; la Basilicata fa registrare, dal canto suo, una perdita del -1,9% corrispondente a 139 negozi in meno rispetto ai primi otto mesi del 2014.
    Questi dati ci raccontano come la ripresa della domanda interna sia ancora lontana e come molte piccole imprese del commercio debbano trovare necessariamente dei canali di vendita alternativi.
    Uno di questi potrebbe essere l’e-commerce, ma come abbiamo riportato recentemente, il 92% delle PMI dichiara di non avere mai preso in considerazione il commercio online ed il 69% crede che non porti ad aumento del fatturato.
    La crisi dei consumi dovrà per forza di cose portare ad un cambiamento della mentalità delle piccole imprese, costringendoli ad incentivare le vendite online ed aprendosi alle innovazioni della digitalizzazione.
    Un approdo su piattaforme come eBay o Amazon può portare loro ad ampliare il proprio mercato e a guardare anche ai consumatori esteri, sempre attratti dai prodotti provenienti dal nostro Paese.



  • Gli edicolanti, attraverso i principali sindacati di categoria (Sinagi Cgil, Snag e Usiagi Ugl), hanno lanciato un’iniziativa per rilanciare il mercato dell’editoria.
    Si chiama LeggieVendi e dà la possibilità ai lettori di acquistare un quotidiano o una rivista, leggerli e restituirli entro un dato periodo di tempo, ricevendo in cambio il 50% del prezzo della copertina.
    L’idea è estremamente innovativa e darà, da una parte, la possibilità agli edicolanti di agire come veri e propri imprenditori senza sottostare alle richieste di editori e grande distribuzione, e, dall’altra, di provare a risolvere la crisi di lettura che sta vivendo ormai da anni il nostro paese.

    Il periodo di tempo per la restituzione varia a seconda del tipo di prodotto acquistato: per i quotidiani, ad esempio, il limite è fissato per le ore 13:00 del giorno d’acquisto, mentre i settimanali vanno restituiti entro due giorni.
    direttiva segreto aziendaleUn progetto di questo tipo inviterà sicuramente molti lettori a tornare a comprare i quotidiani cartacei, sapendo che da questo acquisto possono ricavare anche un discreto risparmio. Del resto, la lettura di un quotidiano necessita di poche ore: la maggior parte è interessata all’approfondimento di pochi argomenti e, dunque, dopo pochi minuti il giornale sarebbe pronto per essere restituito all’edicolante.
    Il mercato dell’editoria sta vivendo una crisi dai contorni epocali. Sono centinaia le edicole che hanno chiuso, con una diminuzione degli introiti delle case editrici che le ha costrette a rivedere il budget e a tagliare nettamente le assunzioni di nuovi giornalisti o pubblicisti.
    LeggieVendi è la risposta dei sindacati alla digitalizzazione dell’informazione, un ritorno al passato che potrebbe ridare un futuro ad un’intera categoria a rischio estinzione.
    Il progetto partirà dopo la fine del mese di ottobre, quando sono previste le riunioni sindacali con i lavoratori aderenti a Singai Cgil, Snag e Usiagi Ugl nelle città di Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma e Napoli.



  • Sono novantuno i progetti presentati e 30 quelli selezionati per il bando sull’innovazione cooperativa indetto da Coop Liguria in collaborazione con Legacoop Liguria e Coopstartup.
    Le trenta aspiranti cooperative scelte, parteciperanno ad un corso formativo per sviluppare la propria idea d’impresa che precederà la fase di selezione finale.
    A gennaio prossimo, verranno scelti i dieci vincitori che riceveranno un pacchetto di finanziamenti agevolati e avranno il supporto tecnico di tutor esperti in materia di innovazione, per i primi tre anni di attività.

    Proprio oggi a Genova verranno presentati i risultati del bando lanciato ad aprile 2015, che ha visto la partecipazione di tanti giovani aspiranti cooperatori e legacoopcooperative nate da meno di un anno, provenienti da tutte le province della Liguria.
    Per poter accedere al bando era necessario essere un gruppo di giovani di età inferiore ai 40 anni oppure essere una coop già esistente, ma con meno di un anno di vita dalla data di pubblicazione dell’avviso.
    Hanno partecipato in tutto 350 giovani, di cui gran parte laureati, i quali hanno dato vita a progetti innovativi soprattutto nel campo della cultura, del turismo e dei servizi alle imprese, seguiti da agroalimentare, ambiente e socio-sanitario.
    La valutazione finale avverrà in base al livello di innovazione dell’idea d’impresa, all’esperienza e alla competenza dei partecipanti, alla capacità del progetto di produrre posti di lavoro e di rispettare i temi proposti dal bando, come la valorizzazione del territorio e la tutela della salute e della sicurezza alimentare.



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico ha indetto un bando denominato “Reti d’impresa per l’artigianato digitale”.
    Il suddetto avviso prevede agevolazioni per le Reti di imprese (Associazioni temporanee di imprese, Raggruppamenti temporanei di imprese, Contratti di rete) o Consorzi costituiti almeno da 15 imprese e composte per almeno il 50% da imprese o microimprese artigiane.
    L’obiettivo del bando è la diffusione, la condivisione e lo sviluppo produttivo delle tecnologie di fabbricazione digitale.

    Logo_MISEI partecipanti devono presentare progetti che prevedano come obiettivo:

    • la creazione di centri di sviluppo di software e hardware a codice sorgente aperto per la crescita e il trasferimento di conoscenze alle scuole, alla cittadinanza, agli artigiani e alle microimprese;
    • la creazione di centri per l’incubazione di realtà innovative nel mondo dell’artigianato digitale;
    • la creazione di centri per servizi di fabbricazione digitale rivolti ad artigiani e a microimprese;
    • la messa a disposizione di tecnologie di fabbricazione digitale;
    • la creazione di nuove realtà artigianali o reti manifatturiere incentrate sulle tecnologie di fabbricazione digitale.

    Il totale delle risorse messe a disposizione dal Mise è di 9,06 milioni di euro; ciascun progetto deve prevedere una spesa minima, al netto dell’Iva, di 100.000 euro, ed una spesa massima di 1.400.000 euro.
    Per quanto riguarda la durata, il bando stabilisce che ciascuna progetto debba durare non meno di 24 mesi e non più 36 mesi e che debba coinvolgere, sotto forma di collaborazione, Istituti di ricerca pubblici, Università, Istituzioni scolastiche autonome, Imprese ed Enti autonomi con funzioni di rappresentanza del tessuto produttivo.
    La data di scadenza per la presentazione delle domande è stata prorogata alle ore 12:00 di giorno 15 ottobre 2015. Per ulteriori informazioni sul tipo di programmi e sulle spese ammissibili potete consultare il decreto ministeriale del 17 febbraio 2015.



  • L’Area di Ricerca AICCON ha effettuato un’indagine conoscitiva sul Terzo Settore per Le Giornate di Bertinoro, l’evento dedicato all’economia della società civile che si svolgerà il 9 ed il 10 ottobre.
    Gli intervistati appartengono a organizzazioni non profit, società cooperative, imprese for profit o dipendenti della pubblica amministrazione ed è stato chiesto il loro parere su alcune tematiche che verranno affrontate nel corso de Le Giornate di Bertinoro.

    Uno dei temi chiave della due giorni in terra romagnola sarà la valutazione dell’impatto sociale del Terzo Settore. L’89% degli intervistati ritiene sia agricoltura socialemisurabile e che i criteri di valutazione debbano essere elaborati da esponenti del Terzo Settore stesso (43%), dalla comunità scientifica (34%),  dai policy makers (15%) o dalla business community (8%).
    Per quanto riguarda, invece, la gestione dei beni comuni il 54% degli interpellati pensa che debba essere condivisa tra P.A., cooperative ed imprese ed organizzazioni non-profit.
    Da questo punto di vista la cosiddetta sharing economy o economia della collaborazione viene considerata un’opportunità per i soggetti dell’economia civile dal 94%, mentre solo il 6% ritiene sia una tendenza temporanea che rischia di rendere ancora più precario il mondo del lavoro.
    Le cooperative, in particolare, sono ritenute uno strumento utile per gestire i beni pubblici soprattutto nel campo della cultura e del turismo.

    Il 76% degli intervistati ritiene molto urgente o indispensabile la riforma del Terzo Settore. Il legislatore dovrà intervenire principalmente su aspetti come la realizzazione e la valutazione degli impatti sociali dei soggetti del Terzo Settore, la parziale remunerazione del capitale sociale, la vigilanza ed il controllo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la partecipazione delle imprese private e della P.A. negli organi di amministrazione.
    Per quanto riguarda, infine, la riforma dell’impresa sociale, il 77% è convinto che un maggiore orientamento al mercato sia utile per sopperire alle mancanze dello Stato in materia di welfare ed aiutare così le fasce più deboli.



  • Si svolgerà a Faenza dal 23 al 25 ottobre il Cultura Impresa Festival, l’iniziativa dedicata all’imprenditoria culturale lanciata dalla cooperativa Cultura Popolare e realizzato da Federcultura-Confcooperative.
    La cooperazione sarà uno dei protagonisti principali dell’evento perché proprio il mondo delle coop è stato e continua ad essere un modello di impresa culturale, con particolare riferimento ai settori dell’arte, spettacolo e patrimonio culturale.

    Nel corso del festival i partecipanti discuteranno delle nuove problematiche legate al mondo dell’imprenditoria culturale, come la riduzione di appalti e collaborazioni con gli enti pubblici e la concorrenza di associazioni e comitati nella gestione di servizi all’interno di istituzioni museali e biblioteche, e si cultura impresa festivalcercheranno risposte e proposte concrete da attuare di qui ai prossimi anni.
    Per raggiungere questo obiettivo è necessario creare un network di imprese culturali; il Cultura Impresa Festival rappresenta il contesto migliore per iniziare a sviluppare questa rete ed intraprendere un percorso comune.
    L’impresa culturale, anche se negli ultimi anni è stata oggetto di discredito e di minore attenzione da parte delle istituzioni, è capace di produrre reddito ed occupazione.
    Il patrimonio artistico e culturale dell’Italia rappresenta probabilmente, insieme al Made in Italy agroalimentare, il carattere distinto del nostro paese. Per questo motivo è possibile e anzi è necessario fare impresa sfruttando questo straordinario capitale.
    Nel corso della tre giorni in terra emiliana interverranno esponenti del mondo dell’imprenditoria e delle istituzioni, giornalisti e docenti universitari.
    Verranno affrontate tematiche quali le pratiche per la promozione culturale a livello locale, il ruolo della cooperazione culturale per lo sviluppo del Paese e le funzioni di pubblico e privato nell’uso dello spazio e nel recupero del territorio.



  • La Fondazione Mission Bambini Onlus, Fondazione Canali Onlus, Fondazione San Zeno ONLUS e Unicredit Foundation hanno indetto il Bando OCCUPIAMOCI! 2015.
    L’intento dell’avviso è favorire l’inserimento lavorativo di giovani di età compresa tra i 16 ed i 29 anni presso organizzazioni no-profit, abbattendo qualsiasi tipo di barriera culturale, geografica, sociale, generazionale e di genere.

    FormazionePossono partecipare al bando tutte le organizzazioni che non hanno scopo di lucro, che sono state costituite dal almeno due anni dalla data di pubblicazione del bando e e che abbiano redatto il progetto in tutte le forme previste dal bando, con allegata la documentazione richiesta.
    Ciascun progetto deve possedere le seguenti caratteristiche:

    • deve avviare una nuova attività o sviluppare un’attività già esistente;
    • deve essere della durata minima di 18 mesi e massima di 24 mesi e svolgersi in territorio italiano;
    • deve prevedere il coinvolgimento lavorativo di giovani di età compresa tra i 16 ed i 29 anni.

    Non potranno, invece, essere finanziati quei progetti che propongono esclusivamente:

    • tirocini, borse lavoro e attività formative;
    • campagne di comunicazione e di raccolta fondi;
    • ristrutturazione/adeguamento di immobili/fabbricati/terre.

    Il budget complessivo previsto è di 600.000 euro; ogni progetto potrà ricevere massimo 70.000 euro ed in ogni caso tale importo non dovrà eccedere l’80% del budget dell’intero progetto.
    La fase di valutazione si svolgerà in tre momenti e sarà effettuata da una commissione competente che giudicherà in base a diversi criteri come l’esperienza pregressa dei soggetti partecipanti, l’efficacia del piano aziendale, la sostenibilità dell’idea e la sua coerenza con il mercato di riferimento.
    Il termine ultimo per presentare le domande sono le ore 12:00 del 6 novembre 2015. Potete trovare ulteriori informazioni sull’iniziativa consultando il bando.



  • La notizia era nell’aria, lo abbiamo riportato più volte nei giorni scorsi: l’Italia ha conquistato il primato di maggiore produttore di vino al mondo.
    L’ufficialità arriva dalla più grande rivale del nostro Paese in termini di produzione vitivinicola, ovvero la Francia.
    La classifica stilata dai francesi prende in considerazione le stime pubblicate dall’Unione Europea a fine settembre in base alle autodichiarazioni degli stati membri.

    Secondo tale graduatoria, l’Italia si trova al primo posto con 48,8 milioni d’ettolitri di vino prodotto, mentre completano il podio la Francia con 46,45 milioni e la Spagna con 36,6 milioni.
    Il sorpasso è dovuto principalmente a ragioni legate al meteo. Il clima secco ha, infatti, fatto diminuire dell’1% la produzione francese; al contrario l’Italia ha italia primo produttore vinosfruttato le condizioni atmosferiche favorevoli per migliorare la quantità di vino prodotto del +13%.
    Secondo le informazioni raccolte negli ultimi giorni, inoltre, il vino italiano dovrebbe essere anche di ottima qualità.
    Non più tardi di un mese fa le cantine Ferrari hanno ricevuto il premio internazionale “Sparkling Wine Producer of the Year”, l’ennesima conferma dell’elevata qualità del vino italiano ed un altro smacco importante per la Francia.
    Non bisogna dimenticare, però, che i francesi possiedono una straordinaria capacità di pubblicizzare le proprie produzioni vitivinicole, una peculiarità che ha consentito loro di vendere i propri vini in tutto il mondo, arrivando prima dell’Italia in mercati dal potenziale elevatissimo come la Cina.
    Il sorpasso effettuato in questo 2015 può essere, però, un ottimo punto di partenza per le nostre aziende vitivinicole per aumentare la quantità di esportazioni, sfruttando anche il canale pubblicitario offerto da Expo.
    Le cooperative rappresentano una quota importante della produzione di vino italiano, se pensiamo che tre coop sono in vetta alla classifica delle aziende vitivinicole con il maggior fatturato.
    La vendemmia del 2015 può, dunque, essere un importante punto di svolta per le coop del vino ed in generale per tutto l’agroalimentare italiano.

    AGGIORNAMENTO:

    Secondo i dati forniti dall’Alleanza delle Cooperative il 58% del vino italiano proviene dalle cantine delle cooperative. In totale sono 494 le coop vitivinicole, con 179.000 soci, 8.540 occupati, 4,2 miliardi di euro di fatturato e 1,8 miliardi di euro il valore del prodotto esportato.
    La cooperazione, dunque, si conferma come il principale volano del settore e come uno dei punti di riferimento mondiali in materia di produzione vitivinicola di qualità.


  • facebook logo

    Quali differenze ci sono tra una comunità ed un network? Provate a chiedere ai vostri amici di Facebook di aiutarvi a ristrutturare la vostra casa.
    La risposta non sarà certamente quella dei membri di un villaggio. Quando si parla, allora, di comunità virtuali bisogna fare attenzione alle enormi differenze esistenti, soprattutto per quanto riguarda il tipo di relazioni.
    All’interno di Facebook  e degli altri social media, manca quel senso di comunità e quei legami diretti e personali che si instaurano all’interno dei villaggi tradizionali.

    Negli ultimi anni sono stati condotti vari studi a riguardo e tutti evidenziano il distacco e la possibile alienazione derivante dall’utilizzo dei social network. Conoscere in linea generale il tipo di vita che stanno conducendo i tuoi amici attraverso Facebook, ti porterà ad evitare di chiamarli o di incontrarli, facebookimplementando relazioni di tipo superficiale.
    Le nuove tecnologie digitali hanno, però, un potenziale enorme dal punto di vista comunicativo. Con i social network è possibile ricevere una straordinaria quantità di informazioni utili per l’azienda nella quale lavori.
    All’interno di un’impresa è sicuramente importante costruire un network di comunicazione efficiente e, da questo punto di vista, l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali è essenziale.
    Ma è ancora più importante sfruttare il capitale umano, creare della relazioni di cooperazione e collaborazione tra i dipendenti. Questo compito spetta ai vertici aziendali, i quali devono essere abili a bilanciare le esigenze di comunicazione con quelle di collaborazione.
    Un network che condivida determinati interessi economici è sicuramente importante per ampliare il proprio business, ma l’esistenza di una realtà aziendale che condivida anche dei principi ed un’identità comune è ancora più rilevante.
    Solo a quel punto si potrà parlare dei nuovi network come di rinnovate comunità e di villaggi innovativi.



  • Volete conoscere in tempo reale il pescato del giorno? Pescato Jonico è il sistema che permette di ricevere direttamente sul tuo cellulare tutte le informazioni sul tipo e sulla quantità di pesce disponibile.
    Si tratta di una modalità di vendita al dettaglio e a chilometro zero: i consumatori, infatti, una volta ricevuti i dati sul pescato giornaliero, possono recarsi direttamente nel peschereccio di Porto Cesareo (Le) per acquistare i prodotto desiderati.

    Pescato Jonico è uno strumento digitale, estremamente innovativo e facilmente replicabile di incontro tra domanda e offerta, che soddisfa sia i pescatori che i consumatori.
    pescato jonicoI primi riescono finalmente a vendere il pesce ad un prezzo equo, senza dover sottostare alle richieste delle grandi pescherie e dei mercati ittici; i consumatori, dal canto loro, trovano un modo semplice e diretto per avere tutte le informazioni necessarie su un prodotto di alta qualità e totalmente sostenibile.
    Ma come funziona il sistema di ricezione degli sms? Basta iscriversi nell’apposita sezione sul sito www.pescatojonico.it, inserendo il proprio numero di cellulare.
    Il servizio è completamente gratuito e, una volta effettuata la registrazione, l’utente potrà ricevere ogni giorno un sms con la tipologia e la quantità di pesce disponibile e la relativa modalità d’acquisto.
    Il sistema è offerto dalla cooperativa Pescatori dello Jonio, situata a Porto Cesareo in provincia di Lecce; è un’impresa nata nel 1979 con l’intento di dare maggiore forza contrattuale ad una categoria incapace di vendere il pescato quotidiano ad un prezzo remunerativo.
    La decisione di formare una cooperativa di pescatori ha consentito loro di affermare gli interessi della categoria e di tutelare il mare, considerato come un vero e proprio orto da coltivare e un patrimonio della comunità locale.



  • L’Alleanza delle Cooperative ha siglato un protocollo d’intesa con Avviso Pubblico per combattere il fenomeno delle false cooperative.
    Avviso Pubblico è un’associazione che unisce oltre 300 soggetti tra Comuni, Unioni di Comuni, Province e Regioni, nell’intento di stimolare la formazione civile contro le mafie.
    Attraverso questa collaborazione l’Alleanza porterà avanti in maniera ancora più convinta ed efficace la campagna di contrasto alle cooperative spurie, culminata in una raccolta firme per portare in Parlamento una legge di iniziativa popolare proprio su questo tema.

    «Siamo vicini alle 70.000 firme e puntiamo alle 80.000 – ha dichiarato Rosario Altieri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative – Per chi cerca scorciatoie alla legalità non c’è spazio nell’Alleanza delle Cooperative. Con le istituzioni e con gli enti locali siamo in prima linea per contrastare la criminalità diffusa in troppi stop alle false coopsettori dell’economia e presente su tutto il territorio nazionale».
    Secondo i calcoli del Centro Studi dell’Alleanza sarebbero oltre 100.000 i lavoratori impiegati all’interno di coop che non rispettano i contratti nazionali ed agiscono al di fuori dei controlli contabili.
    Le false cooperative sfruttano il basso costo del lavoro per violare la libera concorrenza, vincendo appalti ed aste pubbliche al ribasso e provocando gravi danni economici alle coop sane.
    La perdita fiscale e previdenziale sarebbe, invece, di oltre 750 milioni di euro l’anno.
    Il protocollo d’intesa con Avviso Pubblico intende portare questa battaglia anche all’interno delle istituzioni e nei singoli territori. La lotta contro le false cooperative deve proseguire anche dopo la fine della raccolta firme e deve essere interessare tutta la società civile.
    Avviso Pubblico si impegna ad organizzare iniziative pubbliche per sensibilizzare la cittadinanza su questa tematica e far emergere il lato buono e onesto della cooperazione.