• Un evento dal titolo e dal luogo simbolico. Si è svolto oggi a Castrovillari (CS), nella sede della cooperativa OSAS-Campoverde, il convegno sul caporalato dal titolo “Il pane e le rose”, un’iniziativa di Cgil che ha visto come ospite tra gli altri il Segretario Generale Nazionale della Flai (Federazione del Lavoro Agricolo italiano) Stefania Crogi.
    “Il pane e le rose” era uno dei motti delle suffragette e torna di attualità in un momento come questo dove le donne faticano ancora ad emergere nei ruoli apicali della società e ad affermare pienamente i propri diritti.

    Anche la scelta del luogo dell’incontro ha un alto valore simbolico. Organizzare, infatti, un’iniziativa di matrice sindacale in un’impresa è senza dubbio una scelta coraggiosa, ma allo stesso tempo vincente.
    La cooperativa OSAS-Campoverde, operante nel mercato delle pesche e nettarine e del kiwi, rappresenta un modello virtuoso per tutte le aziende agricole IMG_0540meridionali, in un contesto, quello calabrese e nello specifico della Piana di Sibari, dove la piaga sociale del caporalato è diffusa a macchia d’olio.
    Il caporalato ed il lavoro sommerso sono problemi che non riguardano solamente i lavoratori, i cui diritti vengono indegnamente e costantemente calpestati, ma anche le imprese oneste, che subiscono la concorrenza sleale di chi abbatte i costi attraverso pratiche di sfruttamento della manodopera.
    È necessario, dunque, unire le forze: solo con l’impegno comune di lavoratori, aziende, enti regionali e Stato è possibile ricondurre il mercato agricolo sui binari della legalità.

    «Quando è nata Osas una cinquantina d’anni fa – ha commentato Giuseppe Nola, presidente del gruppo OSAS-Campoverde – eravamo tutti d’accordo che non sarebbe stato possibile fare sviluppo con un salario basso. Siamo sempre stati la punta di diamante nella contrattazione anche a livello meridionale.
    La crisi e la globalizzazione hanno portato OSAS ad essere fuori mercato per il costo del lavoro. Abbiamo bisogno che la grande distribuzione non strozzi il produttore sui prezzi e che la Regione Calabria sia più efficiente nella gestione dei fondi comunitari».

    Il settore agricolo sta vivendo un periodo molto complesso. I prezzi dei prodotti, specie nel comparto ortofrutticolo e lattiero caseario, sono poco remunerativi; i produttori non riescono più a reggere l’elevato costo della produzione.
    C’è il rischio che una situazione di questo tipo faccia crescere la schiera delle aziende agricole che scelgono la via dell’illegalità e che si rivolgono ai cosiddetti “caporali” per trovare manodopera a basso costo, soprattutto tra i migranti.
    Il segretario generale nazionale della Flai Cgil, Stefania Crogi, ha le idee chiare su come combattere il caporalato. Da anni il vertice dell’associazione di rappresentanza dei lavoratori propone l’istituzione di un organismo pubblico che faccia il matching tra domanda e offerta di lavoro per evitare che i produttori possano rivolgersi ai caporali per sopperire alla scarsità di forza lavoro nei periodi della raccolta.
    Dal 1° settembre è stata finalmente istitutita la Rete del lavoro agricolo di qualità, un sistema che incrociando i dati dell’Inps, dei centri per l’impiego e degli uffici immigrazione, fornisce alle imprese agricole un vero e proprio database dei lavoratori disponibili.
    Una novità normativa accolta con grande soddisfazione da Stefania Crogi: «Abbiamo uno strumento che è la rete del lavoro agricolo di qualità, attraverso il quale si può effettuare il matching tra domanda e offerta di lavoro in un luogo pubblico. Basta mettere insieme i dati dell inps, dei centri per l’impiego e degli uffici immigrazione per fornire lavoro alle aziende agricole con costo zero per lo stato.  Tra i vantaggi della rete c’è anche la certificazione di qualità che le aziende ricevono iscrivendosi ed abbattendo così tutti i costi necessari per ottenerla.
    Bisogna avere il coraggio di espellere dalle associazioni di rappresentanza le aziende che non si iscrivono alla rete e prevedere delle misure di premialità per chi rispetta le regole ed opera sul mercato in maniera onesta da anni».
    Il Segretario nazionale della Flai Cgil ha sposato anche la causa dell’Alleanza delle Cooperative, firmando la legge di iniziativa popolare contro le false cooperative.
    La battaglia contro l’illegalità deve essere un fronte comune tra istituzioni, imprese e sindacati dei lavoratori: la lotta contro le cooperative spurie è l’esempio di come la società civile possa unirsi e raggiungere obiettivi dall’alto valore civico.

     



  • La diffusione delle cooperative nel nostro Paese è un fenomeno emergente, che è diventato ancora più forte negli anni della crisi.
    A rivelarlo è il Terzo Rapporto Euricse sulla cooperazione italiana. Lo studio mette a confronto il rendimento delle cooperative e quello delle altre imprese private nel periodo successivo alla crisi del 2008.
    Secondo Euricse il comportamento delle coop è anticiclico, perché riesce ad aumentare il numero di imprese nascenti e di lavoratori occupati anche durante la recessione: la cooperazione rappresenta, quindi, un modello virtuoso.

    Le imprese sociali mostrano innanzitutto un elevato tasso di natalità. In base alle elaborazioni della banca dati Aida, nel 2011 ben 10.400 cooperative erano state fondate nei quattro anni precedenti.
    servizio civileE anche il tasso di mortalità è a favore delle coop: nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2013 si è passati da 50.815 cooperative attive a 53.314.
    Il tutto mentre l’intero sistema imprenditoriale italiano perdeva oltre 65.000 aziende, un dato che spiega alla perfezione quanto il modello cooperativo sia diverso e maggiormente impermeabile in periodo di crisi rispetto a spa e srl.
    Anche il valore della produzione è aumentato nell’intervallo di tempo post-crisi. Secondo i dati forniti dal Centro Studi di Legacoop, tra il 2008 e il 2012 le 18.695 cooperative che facevano riferimento all’Alleanza delle Cooperative Italiane hanno incrementato il valore della produzione da 90.617 milioni a 99.234.
    Un dato, quest’ultimo, di cui hanno beneficiato soprattutto i lavoratori che hanno visto aumentare i propri redditi da lavoro dipendente del 21%, con una variazione percentuale superiore addirittura all’aumento del valore della produzione.

    Questo ovviamente è possibile solamente riducendo gli utili, cosa che le aziende di tipo capitalistico sono restie a fare. Questo tipo di impostazione ha consentito alle cooperative di aumentare in maniera considerevole il numero degli occupati dal 2008 al 2013.
    In questo periodo di tempo, infatti, il numero di posizioni lavorative aperte è aumentato di 80.575 unità (+6,8%). È aumentato soprattutto il numero di lavoratori a tempo indeterminato (+8,6%) e di donne impiegate (+12,8%), mentre ha subito una flessione importante la quota di giovani occupati (-16,2%).
    Quest’ultimo sembra essere uno dei pochi aspetti negativi che ha interessato il mondo della cooperazione nel periodo post-crisi.
    L’apporto della cooperazione è stato essenziale soprattutto in materia di welfare ed assistenza sociale. La crescita delle cooperativa, sia in termini di valore della produzione che di numero imprese nascenti e di addetti, è riuscita a bilanciare il contenimento della spesa attuato dallo Stato.
    Senza il supporto fornito dalle cooperative al sistema assistenziale, staremmo parlando probabilmente di una crisi ancora più profonda dello Stato sociale con annesse gravi mancanze in termine di prestazioni offerte ai cittadini.



  • I vertici dell’Alleanza delle Cooperative italiane hanno incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti illustrando le proposte del mondo della cooperazione per la nuova Legge di Stabilità.
    Le idee dell’Alleanza prevedono un vero e proprio patto a tre tra le imprese, lo Stato ed i lavoratori perché solo attraverso il coordinamento di questi tre soggetti è possibile avviare un effettivo processo di ripresa dell’economia italiana.

    Secondo Rosario Altieri, presidente dell’Alleanza, è necessaria”una forte mobilitazione e protagonismo della società”. Il Terzo Settore deve tornare ad essere il logo alleanzafulcro del sistema economico e sociale italiano e la cooperazione può essere lo strumento giuridico migliore per esaltarlo.
    Per questo l’Alleanza delle Cooperative ha presentato una serie di proposte che mettono al centro le imprese sociali ed i suoi lavoratori. Una riguarda i pensionamenti anticipati.
    Come ha più volte ribadito il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, l’idea del mondo della cooperazione è di inserire un giovane nel mercato del lavoro per ogni prepensionamento avvenuto.
    In questo modo le imprese possono beneficiare dei contributi per la stipulazione di nuovi contratti a tempo indeterminato, inseriti nella scorsa Legge di Stabilità, e sarebbe possibile effettuare un turnover intergenerazionale.
    «Devono inoltre essere sostenute con risorse adeguate – dichiara Mauro Lusetti, vertice di Legacoop – le operazioni avviate dalle imprese per aumentare le loro dimensioni, sia con riferimento alle fusioni e agli accordi, sia all’ulteriore sviluppo dei contratti di rete. Per la successione d’impresa può essere sperimentato l’utilizzo di strumenti quali i workers buyout, che hanno dimostrato efficacia nel risolvere crisi aziendali».
    Un accenno merita anche il Piano per il Sud che, in questi giorni, è oggetto di profonda ed attenta discussione. L’Alleanza condivide la scelta di anticipare per tutte le piccole e medie imprese del Meridione la riduzione dell’Irap prevista per tutte le altre imprese solo a partire dal 2017.
    La riduzione del costo del lavoro e gli investimenti in nuove infrastrutture devono essere, secondo i vertici della cooperazione italiana, il punto di partenza per il tanto agognato rilancio del Sud Italia.



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del 3 Luglio 2015 che istituisce agevolazioni per le imprese e le cooperative sociali che effettuano piani di investimento.
    L’intento del decreto è aiutare le suddette imprese a perseguire fini di carattere generale e di utilità sociale, fornendo loro finanziamenti a tasso agevolato.

    Logo_MISENello specifico possono richiedere le agevolazioni del Mise:

    • imprese sociali di cui decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155e successive modifiche e integrazioni, costituite in forma di societa’;
    • cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381 e successive modifiche e integrazioni, anche non aventi qualifica di imprese sociali ai sensi del decreto legislativo 24 marzo 2006, n.155, e relativi consorzi, come definiti dall’art. 8 della legge predetta;
    • societa’ cooperative aventi qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 e successive modifiche e integrazioni.

    I suddetti soggetti devono essere, inoltre, regolarmente iscritte nel registro delle imprese e negli elenchi ed albi previsti dalla normativa di riferimento e non essere sottoposti a procedura di liquidazione; per poter ricevere il finanziamento del Mise è inoltre indispensabile avere una valutazione positiva da parte di un istituto di credito che abbia quindi approvato il relativo piano di investimento.
    Tali programmi devono essere avviati successivamente alla presentazione della domanda e devono essere compatibili con le finalità statutarie e l’attività svolta dall’impresa sociale.
    Il Mise specifica che le spese di investimento non possono essere inferiori ai 200.000 euro e non devono superare i 10 milioni di euro.
    Tra le spese ammissibili ci sono quelle relative all’acquisto di beni e servizi quali:

    1. suolo aziendale e sue sistemazioni;
    2. fabbricati, opere edili/murarie, comprese le ristrutturazioni;
    3. macchinari, impianti ed attrezzature varie nuovi di fabbrica;
    4. programmi informatici commisurati  alle  esigenze  produttive  e gestionali dell’impresa;
    5. brevetti, licenze e marchi;
    6. formazione specialistica dei soci e dei dipendenti  dell’impresa beneficiaria, funzionali alla realizzazione del progetto;
    7. consulenze  specialistiche,   quali   studi   di   fattibilità economico-finanziaria, progettazione e  direzione  lavori,  studi  di
      valutazione di impatto ambientale;
    8. oneri per le concessioni edilizie e collaudi di legge;
    9. spese  per  l’ottenimento  di  certificazioni  ambientali  o  di qualità;
    10. spese  generali  inerenti   allo   svolgimento   dell’attività d’impresa.

    Il tasso d’interesse da applicare sarà dello 0,50% annuo con il relativo finanziamento che potrà avere una durata massima di 15 anni e potrà essere coperto da un’idonea garanzia.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il decreto.



  • La Commissione Europea lancia la terza edizione dello “Eu Prize for Women Innovators“, il premio riservato alle donne che hanno fatto dell’innovazione e della ricerca una parte essenziale della loro vita imprenditoriale.
    Il contest giunge così alla sua terza edizione dopo il successo riscontrato nel 2011 e nel 2014; con questa iniziativa l’Unione Europea intende offrire alle imprenditrici innovative reali opportunità di business in un contesto che non sempre aiuta le donne che vogliono fare impresa.

    eu prize women innovatorsPossono inviare la propria candidatura:

    • le donne residenti in un Paese dell’Unione Europea o associato al Programma Horizon 2020;
    • le donne che hanno fondato o co-fondato un’impresa ancora attiva;
    • la suddetta impresa deve essere stata registrata prima dell’1 Gennaio 2013;
    • il fatturato annuale dell’impresa deve essere stato almeno di 100.000 euro nel 2013 o nel 2014
    • le partecipanti devono avere ricevuto personalmente o attraverso la propria impresa dei finanziamenti dai programmi Horizon 2020, the European Research Framework Programmes, EURATOM Framework Programme, the Competitiveness and Innovation Framework Programme (CIP) oppure aver portato avanti azioni di ricerca attraverso gli European Structural and Investment Funds.

    Va sottolineato come il premio sia riferito a prodotti e servizi innovativi che le imprenditrici hanno già realizzato in passato; non è necessario, quindi, presentare nuovi progetti di carattere innovativo.
    Le domande di partecipazione possono essere inviate entro le ore 12:00 (orario di Bruxelles) del 20 ottobre 2015.
    Un’apposita commissione di esperti valuterà le candidate in base a:

    • l’originalità e la commerciabilità del prodotto o del servizio offerto;
    • l’impatto economico, misurato in base al fatturato generato nel 2013 o nel 2014 e alla quantità di Paesi europei nei quali il prodotto o il servizio è stato venduto;
    • l’alto contenuto scientifico dell’innovazione, con le partecipanti che devono essere state coinvolte nel processo di ricerca che ha preceduto l’avvio dell’idea d’impresa;
    • l’impatto sociale avuto su problemi come l’invecchiamento della popolazione, il riscaldamento globale, l’inquinamento dell’acqua, le energie rinnovabili ed il fabbisogno energetico.

    Le vincitrici del contest saranno tre e verranno premiate nella primavera del 2016; la prima classificata vincerà 100.000 euro, la seconda 50.000 euro e la terza 30.000 euro.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il regolamento.


  • gardini uno mattina

    Il Presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, è stato ospite della trasmissione Uno Mattina. Il vertice dell’associazione di rappresentanza delle coop ha presentato Coop4Job, il portale di Confcooperative che effettua il matching tra la domanda e l’offerta di lavoro avviando così molti giovani all’esperienza lavorativa.
    I primi risultati dell’attività di politiche attive svolta da Confcooperative è stata certamente positiva e si prevede un ulteriore miglioramento nei prossimi mesi.

    A parlarne è lo stesso Gardini: “Coop4Job è un incontro tra domanda e offerta di lavoro che ci ha permesso di effettuare oltre 8.000 matching. Abbiamo 67 sportelli sparsi su tutto il territorio nazionale che fungono da tramite tra aziende e lavoratori e abbiamo intenzione di aumentarli in gardini uno mattinamodo da innervare maggiormente il territorio”
    Il progetto Coop4Job rientra all’interno di una serie di misure portate avanti da Confcooperative per diminuire la disoccupazione giovanile, fornire nuove competenze alle proprie associate e creare un tessuto imprenditoriale giovane, innovativo e dinamico.
    Questa iniziativa dimostra che la relazione tra pubblico e privato può funzionare, in quanto i servizi di Confcooperative non si limitano a quelli offerti da un normale ufficio di collocamento, ma provano a sviluppare una rete di competenze e capacità reali: “Coop4Job non è un ufficio di collocamento – aggiunge Gardini –  il giovane, infatti, viene avviato al lavoro attraverso un processo di formazione”.
    Il presidente di Confcooperative commenta anche le recenti novità normative di riforma del mercato del lavoro per l’inserimento dei giovani nel circuito occupazionale: “Il Jobs Act ed il Servizio Civile ci permettono di dare un’occupazione più stabile, vicina all’80%. Attraverso questi progetti e Garanzia Giovani possiamo offrire maggiori opportunità alle nuove generazioni”



  • Il Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, avverte investitori ed istituzioni: “Il rischio di bassa crescita per un lungo periodo sembra avvicinarsi“.
    Gli indicatori macroeconomici sono positivi, soprattutto nel Vecchio Continente, con il Pil in ripresa ed il tasso di disoccupazione in lieve calo, ma questo non basta per parlare di crescita effettiva.

    Lo scenario internazionale è ancora molto incerto secondo Christine Lagarde. La crisi finanziaria che ha colpito la Cina e le riserve della Fed sull’aumento dei decreto salva banchetassi d’interesse aumentano il livello di instabilità ed insicurezza su scala internazionale.
    La crescita nel 2015 sarà inferiore rispetto al 2014, con una lieve accelerata nel 2016; sarà difficile, però, tornare ai livelli pre-crisi.
    Secondo la Lagarde siamo di fronte ad una situazione di scarsa produttività, invecchiamento della popolazione e gravi scompensi lasciati in eredità dalla crisi economico-finanziaria, che si fa sentire ancora oggi in settori come quello bancario ed immobiliare.
    Tutto ciò dà vita ad una fase di immobilismo che impedisce all’economia di crescere come dovrebbe dopo tanti anni di recessione.
    Provvedimenti come il Quantitative easing non hanno ancora portato agli effetti sperati: solo quando ci sarà una maggiore stabilità finanziaria, con un livello dei prezzi vicino al 2%, l’economia potrà iniziare a fornire veri e duraturi segnali di crescita.



  • È stato presentato oggi, all’interno di un convegno promosso da Fedagri sulla sostenibilità ambientale, il 9° Rapporto dell’Osservatorio sull’Innovazione e Sostenibilità della produzione agricola realizzato da Agri2000, un’azienda bolognese che si occupa di ricerche in materia di agroalimentare.
    L’indagine analizza le scelte dei consumatori, chiedendosi quanto contino per loro le informazioni sulla sostenibilità nella selezione dei prodotti.

    Agri2000 ha realizzato questo rapporto intervistando 700 consumatori provenienti da tutta Italia. In base ai risultati emersi, la qualità ed il prezzo non sono più gli unici aspetti presi in considerazione per l’acquisto di un prodotto, ma emergono in maniera prepotente tutte le agricoltura 2015motivazioni legate alla sostenibilità ambientale.
    Quest’ultima supera nettamente le informazioni sulla sostenibilità socio-economica, ovvero sulle condizioni di lavoro degli addetti agricoli e la remunerazione dei produttori.
    Interessa più di tutti che un’azienda impieghi tecniche di coltivazione a basso impatto (61%), riduca l’impiego di prodotti chimici (57%), salvaguardi il territorio rurale e riduca il rischio idrogeologico (31%), mantenga la biodiversità nelle campagne (37%) e impieghi tecniche per la riduzione dei consumi idrici (27%).

    Questa serie di informazioni, però, solo in pochi casi sono contenute all’interno dell’etichetta; le rare volte in cui accade è dovuto solamente all’investimento e alla buona volontà dei produttori, ma manca ancora un contesto normativo che favorisca l’inserimento dettagliato della provenienza dei prodotti e delle tecniche produttive utilizzate.
    La competitività sul prezzo rischia, dunque, di essere una scelta aziendale non al passo con i tempi; i consumatori vogliono essere sempre più informati ed effettuare così scelte più consapevoli.
    Bene quindi i bassi prezzi e l’elevata qualità dei prodotti, ma il rispetto dell’ambiente e della comunità locale sono elementi essenziali, che hanno visto del resto il mondo delle cooperative essere sempre all’avanguardia e dunque potenzialmente avvantaggiato di qui ai prossimi anni.



  • Il 23 settembre 2015 è entrata in vigore la legge n.141 del 18 agosto 2015 recante disposizioni in materia di agricoltura sociale.
    Si tratta di una novità normativa importante perché regola un’attività di fatto già praticata da numerose cooperative sociali per l’inserimento lavorativo e l’integrazione sociale dei soggetti svantaggiati.
    Analizziamo i dettagli della suddetta disposizione normativa, facendo emergere anche i punti critici che hanno scatenato il malumore dei vertici delle associazioni di categoria del Terzo Settore.

    L’articolo 1 fa subito riferimento alle imprese agricole come soggetto abilitato a promuovere la cosiddetta agricoltura sociale, in quanto aziende di agricoltura indoorcarattere multifunzionale.
    In questo modo si dà loro la possibilità di effettuare attività e programmi finalizzati “allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo, allo scopo di facilitare l’accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone, alle famiglie e alle comunita’ locali in tutto il territorio nazionale e in particolare nelle zone rurali o svantaggiate”.

    Nel secondo articolo si fa riferimento per le prima volta anche alle cooperative sociali come soggetti abilitati a svolgere attività di agricoltura sociale. La scelta, però, di inserirle solo in un secondo momento lascia trasparire l’intento del legislatore di considerarle sì come operatori di agricoltura sociale, ma solamente entro certi limiti stabiliti dalla legge.
    La disposizione, infatti, recita che: “Le attivita’ di cui al comma 1 sono esercitate altresi’ dalle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, il cui fatturato derivante dall’esercizio delle attivita’ agricole svolte sia prevalente; nel caso in cui il suddetto fatturato sia superiore al 30 per cento di quello complessivo, le medesime cooperative sociali sono considerate operatori dell’agricoltura sociale, ai fini della presente legge, in misura corrispondente al fatturato agricolo”. 
    Il presente comma limita di fatto le cooperatori nella loro funzione di agricoltori sociali e anzi, successivamente, viene fissato in un anno il periodo di tempo necessario per adeguarsi alle nuove disposizioni per le associazioni del Terzo Settore che già svolgono attività di questo tipo.
    Secondo Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà Confcooperative, tale disposizione consentirà ad agricoltori di diventare educatori e formatori senza avere le dovute competenze, impedendo al contempo ai tanti operatori sociali di esercitare la propria attività.
    Il criterio dell’attività prevalente limita di fatto il campo d’azione delle cooperative sociali e cozza col carattere di multifunzionalità che invece viene riconosciuto alle aziende agricole.

    Viene, inoltre, disciplinato il tipo di attività da inquadrare all’interno della categoria di agricoltura sociale. Tra di esse c’è l’inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilita’ e di lavoratori svantaggiati; la prestazione di attività sociali al servizio delle comunità locali che contemplino l’utilizzo di risorse materiali ed immateriali dell’agricoltori; l’uso della coltivazione dei campi e degli animali a scopi medico-sanitari ed infine la promozione di “progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversita’ nonche’ alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in eta’ prescolare e di persone in difficolta’ sociale, fisica e psichica”. 

    Le regioni e gli enti locali sono chiamati a sviluppare programmi di sostegno e di promozione dell’agricoltura sociale e devono adeguare la propria legislazione interna alla presente normativa oltre a rendere pubblici i nomi degli operatori riconosciuti.
    Tra gli interventi di sostegno, previsti nell’articolo 6, si stabilisce la possibilità per istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche o ospedaliere di dare la priorità ai prodotti provenienti dall’agricoltura sociale; allo stesso modo gli immobili delle opere di alienazione e locazione dei beni demaniali e di quelli confiscati alla criminalità organizzati avranno come priorità l’utilizzo per fini di agricoltura sociale.
    All’articolo 7, viene istituito l’Osservatorio sull’Agricoltura sociale che avrà il compito di monitorare le attività svolte e valutare la loro efficacia, promuovere azioni di promozione e comunicazione, definire le linee guida per l’attività delle istituzioni pubbliche in materia di agricoltura sociale.

     



  • Il Terzo Rapporto Euricse sulla cooperazione italiana fornisce dati, tendenze e riflessioni interessanti sullo stato attuale del movimento cooperativo e sulla sua rilevanza economica e sociale all’interno del contesto italiano.
    L’analisi è realizzata da Carlo Borzaga, docente presso l’Università degli Studi di Trento e presidente di Euricse, in collaborazione con altre decine di persone che hanno redatto i singoli capitoli.

    Cooperative Italia vi offre alcuni estratti del rapporto che ci permettono di comprendere meglio il lavoro svolto quotidianamente dalle migliaia di donne ed uomini della cooperazione italiana.
    Secondo quanto raccolto da Euricse, alla fine dell’anno 2013 il numero delle cooperative attive in Italia era di circa di 70.000, di cui 67.062 cooperative, 376 terzo rapporto euricsebanche di credito cooperativo e 1.904 consorzi.
    Il fatturato complessivo viene stimato attorno ai 136,5 miliardi di euro, equivalente all’8,5% del Prodotto Interno Lordo italiano e a circa tre volte il fatturato dell’azienda più grande in Italia, ovvero la Fiat.
    Ma i dati più interessanti riguardano gli occupati. La forma giuridica cooperativa consente all’impresa di sopravvivere anche in periodo di crisi, riducendo gli utili e salvando l’occupazione.
    La valorizzazione del capitale e del lavoro dei soci è, infatti, il primo obiettivo di ogni cooperativa, laddove, invece, nelle aziende di tipo capitalista il profitto viene considerato come il fine ultimo.
    Secondo i dati Inps, a fine 2013 erano 1.257.213 lavoratori occupati all’interno delle coop italiane e 1.764.976 quelli che hanno lavorato durante l’anno, compresi dunque i lavoratori stagionali e quelli che hanno preso il posto di dimissionari o pensionati.
    Si tratta, inoltre, di posti di lavoro a tempo indeterminato: il 68,1% delle posizioni attivate dalle cooperative in corso d’anno e il 61,4% di quelle attivate dai consorzi erano infatti di tipo dipendente a tempo indeterminato.
    I contratti a termine e quelli stagionali erano, invece, limitati rispettivamente al 26,2% e al 19,6% del totale.

    La cooperazione, dunque, dà lavoro a milioni di persone e permette a molti cittadini che vorrebbero fare impresa, ma che non riescono per ragioni di tipo economico e  sociale, di mettersi insieme e di dividere gli utili.
    Si tratta di una straordinaria opportunità che rappresenta la perfetta espressione dei principi di democrazia economica e di solidarietà stabiliti nella nostra Costituzione.
    Deve riempire d’orgoglio anche il fatto che il 51% dei lavoratori nelle cooperative sia di esso femminile, in una società dove le discriminazione di genere, anche se attenuate, persistono a livello culturale e lavorativo.
    Sempre secondo il rapporto Euricse, inoltre, gli occupati nella cooperazione rappresentano il 5,7% degli occupati totali in Italia ed il 6,6% degli addetti nelle imprese private.
    I settori maggiormente sviluppati sono quelli dell’agroalimentare, della sanità e dell’assistenza sociale, del credito e dei trasporti.

    Nell’agroalimentare, in particolare, il valore aggiunto complessivo è di 29.199 milioni di euro pari al 2% del Pil italiano, con ben 400.000 occupati nel settore, che rappresentano  il 2,9% del totale delle ULA italiane.
    Sono numeri importanti che raccontano solo in parte la rilevanza della cooperazione all’interno dell’economia italiana. Un ultimo dato estremamente interessante, emerso dal Terzo Rapporto Euricse, riguarda il livello di tassazione delle coop.
    A dispetto delle attese di molti, tali risultati non sono stati raggiunti per effetto di una tassazione favorevole: in base ai dati raccolti, invece, la pressione fiscale risulta essere significativamente superiore per le cooperative rispetto alle società per azioni (7,7% per le prime contro il 6,8% per le seconde), soprattutto a seguito del maggior peso degli oneri sociali e delle imposte sui redditi da lavoro.
    Un dato sorprendente, dunque, che rende l’idea dello straordinario lavoro svolto ogni giorno dalle imprese sociali italiane e del ruolo che potranno avere nel futuro più immediato.



  • L’Istat ha comunicato i dati sul mercato del lavoro nel mese di Agosto 2015. Secondo l’istituto di statistica è diminuito ancora una volta il tasso di disoccupazione, dopo le variazioni negative sia di giugno che di luglio.
    Ad Agosto il tasso di disoccupazione è, infatti, dell’11,9% mostrando una flessione del -0,1% su base congiunturale e del -0,7% su base annua.
    Si tratta di elaborazioni molto importanti perché certificano una tendenza positiva del nostro mercato del lavoro in atto già da qualche mese.

    Per quanto riguarda il numero dei disoccupati, rispetto al mese precedente c’è una diminuzione dello 0,4% (-11mila disoccupati), mentre nel confronto con agosto 2014 troviamo una diminuzione pari addirittura al 5% (-162 mila persone in cerca di lavoro).
    renzi istat disoccupazioneI dati sulla disoccupazione trovano conferma anche in quelli sul numero di occupati.
    È soprattutto questo punto che è voluto intervenire maggiormente il Governo con il Jobs Act, aumentando la flessibilità in uscita e fornendo ai datori di lavoro agevolazioni fiscali e contributi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato.
    Questo insieme di misure, unite ad una fase di recessione che si sta smorzando, ha portato ad un incremento del numero di occupati del +0,3% (+69mila occupati) rispetto al mese precedente e dell’1,5% (+325 mila occupati) su base annua.
    Per la prima volta, inoltre, l’Istat fornisce i dati sulla tipologia lavorativa dei nuovi addetti e sul tipo di contratto stipulato.
    Su base tendenziale c’è stato un aumento dell’1,9% dei lavoratori dipendenti (+324mila), mentre il numero di lavoratori autonomi è sostanzialmente invariato.
    Limitatamente ai lavoratori dipendenti, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente gli occupati permanenti crescono dell’1,3% (+188 mila) e quelli a termine del 5,9% (+136 mila).

    L’unico dato negativo viene dal tasso di disoccupazione giovanile, che si attesta sul 40,7%, in aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente. L’Istat precisa, però, che dal calcolo sono esclusi i giovani inattivi, ovvero quello che non lavorano e che non cercano lavoro, probabilmente perché sono impegnati a completare i propri studi.
    Segnali positivi arrivano anche dal tasso di inattività, in diminuzione dello 0,2% su base congiunturale e dello 0,5% su base tendenziale.
    Il premier Matteo Renzi ha subito commentato con soddisfazione queste elaborazioni attraverso un post su Facebook e su Twitter: «I dati ISTAT – ha scritto il Primo Ministro su Facebook – certificano che il JobsAct funziona. In un anno abbiamo recuperato 325 mila posti di lavoro, agosto su agosto.
    La disoccupazione che era quasi al 14% all’inizio dell’azione del Governo, adesso è sotto il 12%. Le riforme danno frutti, l’Italia riparte. Avanti tutta, adesso. C’è ancora molto da fare e possiamo farlo insieme, con la fiducia di chi sa che apparteniamo a un grande Paese, forte e orgoglioso. Viva l’Italia»



  • Si terrà oggi a Cascina Triulza, il padiglione del Terzo Settore a Milano Expo 2015, l’evento dal titolo “Il bio nel piatto: cooperazione biologica e ristorazione collettiva”.
    Sarà un’opportunità importante per analizzare l’evoluzione delle produzioni biologiche, il loro mercato e soprattutto il loro ruolo all’interno della grande ristorazione di tipo cooperativo.

    Per l’occasione verrà presentato il libro sulla storia di Gino Girolomoni, fondatore della prima cooperativa italiana biologica. Tra gli ospiti ci sarà l’autore Massimo Orlandi ed il figlio di Girolomoni, Giovanni Battista Girolomoni.
    produzione aranceVerranno inoltre descritte alcune best practices in materia di menù e prodotti biologici, come quelle delle aziende di ristorazione Cir Food, Gemos e Camst.
    Il biologico rappresenta ormai una quota importante della produzione delle aziende agricole, soprattutto in Italia, dove c’è il più alto numero di operatori certificati di tutta Europa.
    Le cooperative, in quanto espressione della qualità e della bontà del cibo Made in Italy, devono incentivare ancora di più questo tipo di produzioni. Un aspetto che riguarda a stretto giro anche la ristorazione cooperativa.
    L’evento odierno si interrogherà proprio su questo punto: comprendere le esigenze delle catene ristorative cooperative e trovare nuove modalità per stimolare la domanda di biologico, non solo nella ristorazione, ma anche nelle mense delle scuole e dei luoghi di lavoro.
    Incentivare le produzioni bio significa promuovere alimenti sani, controllati e più vicini alle moderne richieste del consumatore, che pretende sempre più cibo genuino e dalla provenienza certificata.
    Per comprendere meglio il quadro generale, verrà esaminata anche la normativa sul biologico per valutare le opportunità offerte dalla legislazione ed eventuali vuoti da colmare.