• La formazione dei dirigenti cooperativi è diventata una priorità per l’intero mondo della cooperazione, anche alla luce degli scandali che hanno colpito le coop negli ultimi mesi.
    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative sta lavorando ad un progetto per la realizzazione di un’università delle coop, ovvero un vero e proprio centro di formazione per i futuri dirigenti cooperativi.

    L’iniziativa dovrebbe realizzarsi nel 2017, quando Legacoop, Confcooperative e Agci si uniranno formando un’unica centrale di rappresentanza.
    L’Alleanza logo alleanzasfrutterà il contributo scientifico fornito dai tre centri studi che realizzano ricerche sull’andamento dell’economia sociale e sul quadro macroeconomico internazionale.
    Verranno coinvolte anche altre università ed enti come la fondazione Barberini, in modo tale da avere un personale altamente qualificato.
    I temi sui quali verranno formati i futuri dirigenti cooperative saranno principalmente quelli della finanza e della globalizzazione.
    La cooperazione, infatti, è sempre più inserita all’interno del contesto economico mondiale, il che porta le grandi coop ad implementare le strategie di internazionalizzazione.
    È fondamentale, dunque, che la dirigenza riceva una formazione specifica sulle evoluzioni dei mercati, anche e soprattutto a livello finanziario.
    Con questo progetto l’Alleanza delle Cooperative fornisce un ulteriore segnale di cambiamento e rinnovamento.
    Il processo formativo portato avanti all’interno dell’istituto nascente si concentrerà anche sui valori dell’identità cooperativa, come base per un’attività sociale a servizio del territorio e come futuro della nuova economia della collaborazione.



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico mette a disposizione 50 milioni di euro per le nuove imprese costituite in misura prevalente da giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni oppure da donne.
    Le domande di partecipazione potranno essere inviate esclusivamente via web a partire dal 13 gennaio 2016, utilizzando la piattaforma informativa messa a disposizione sul sito internet di Invitalia.
    Il suddetto bando rientra all’interno di una serie di iniziative e risorse fornite dal Mise per sviluppare l’auto-imprenditorialità giovanile e femminile.

    Logo_MISEI soggetti beneficiari dell’avviso pubblico sono micro e piccole imprese costituite in forma prevalente da giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni o da donne; la suddetta impresa non deve essere stata formata da più di un anno dalla data di pubblicazione del bando.
    I settori dell’economa nazionale interessate dall’iniziativa sono i seguenti:

    • produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli;
    • fornitura di servizi alle imprese e alle persone;
    • commercio di beni e servizi;
    • turismo.

    Tra i settori considerati particolarmente importanti per l’imprenditorialità giovanile e femminile ci sono quelli dell’attività turistica volta alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico del territorio italiano, il miglioramento dei servizi di accoglienza e l’innovazione sociale per la creazione di prodotti e servizi, anche dall’alto valore tecnologico, utili per la comunità locale.
    Il tipo di agevolazione concessa è quella del finanziamento a tasso zero della durata di otto anni, che può coprire fino al 75% della spesa e fino ad un massimo di 1,5 milioni di euro.
    Le risorse saranno erogate attraverso il Fondo rotativo del Ministero dello Sviluppo Economico e potranno essere ulteriormente incrementate per il tramite di fondi regionali, nazionali e sovranazionali.



  • Sono 81 milioni le persone in tutto il mondo curate e assistite dalle cooperative sanitarie.
    A rivelarlo è Giuseppe Milanese, presidente di Federazione Sanità – Confcooperative, durante la presentazione del rapporto “Better Health & Social Care” a Milano Expo 2015.
    La giornata di Confcooperative è proseguita poi con il workshop internazionale “Nutrire il welfare – Le cooperative in sanità”, nel corso del quale sono stati presentati i modelli di cooperazione sanitaria di Italia, Giappone, Canada, Brasile, Argentina e Spagna.

    Le cooperative del settore sanitario rappresentano una risorsa fondamentale per i cittadini, specie in un momento di crisi del welfare state. Lì dove lo Stato non gardini federsanitàriesce ad intervenire per carenza di fondi, può operare il Terzo Settore.
    Il mondo della cooperazione italiana, da questo punto di vista, sta svolgendo un lavoro splendido assistendo oltre 1,5 milioni di persone.
    «La sanità pubblica ha bisogno delle cooperative e della loro sussidiarietà per costruire un nuovo modello di welfare» ha spiegato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, al workshop organizzato da Federsanità.
    Gli esempi forniti dagli ospiti internazionali presenti hanno mostrato come un welfare alternativo a quello pubblico sia possibile ed altamente efficiente.
    Spicca tra gli altri il modello giapponese, dove i cooperatori stanno lavorando per curare i disturbi psicofisici dettati dall’anzianità, fornendo un servizio altamente qualitativo ai propri cittadini.
    Il modello virtuoso per eccellenza è, però, rappresentato dal mondo della cooperazione brasiliana.
    Le coop sanitarie brasiliane assistono, infatti, oltre 20 milioni di cittadini, corrispondenti al 10% dell’intera popolazione. Particolarmente significativo è l’operato di Unimed do Brasil, la più grande cooperativa sanitaria del mondo che unisce 360 coop locali e fornisce assistenza medico sanitaria sull’84% del territorio brasiliano.
    La cooperazione sanitaria, dunque, in Italia come nel resto del modo, ha il merito di essere più vicina alle comunità locali, comprenderne i bisogni e saperli interpretare. Una peculiarità, questa, che può essere sfruttata per creare un sistema sanitario maggiormente decentrato e meno dipendente dallo stato di salute della sanità pubblica.



  • La Camera dei Deputati ha approvato con 310 sì, 66 no e 83 astenuti, la legge sulla cittadinanza italiana agli stranieri che inserisce forme temperate di “ius soli” e “ius culturae”.
    Il provvedimento passa ora al Senato, dove si preannuncia un forte scontro tra il Governo e l’opposizione di centro-destra, strenuamente contraria ad un cambiamento dell’attuale normativa sulla cittadinanza.

    La nuova legge consente di ottenere la cittadinanza italiana ai figli, nati sul territorio italiano, di genitori stranieri; almeno uno dei due, però, deve possedere il permesso di soggiorno Ue di lunga durata.
    ius soliLa richiesta dovrà essere effettuata dal genitore, o da chi ne esercita la responsabilità, all’ufficio dello stato civile del comune di residenza entro il compimento del diciottesimo anno di età del richiedente.
    Scaduto questo termine, potrà essere quest’ultimo ad effettuare la richiesta di cittadinanza italiana entro il ventesimo anno di età.
    La norma non è valida per i cittadini europei, in quanto per essi non è previsto il permesso di soggiorno Ue di lunga durata.

    Oltre al cosiddetto “ius soli”, la legge approvata in prima istanza alla Camera, inserisce anche forme di “ius culturae“, ovvero uno strumento di ottenimento della cittadinanza attraverso il percorso scolastico-formativo.
    Possono richiedere la cittadinanza italiana coloro che sono arrivati in Italia prima del compimento dei dodicesimo anno di età e abbiano frequentato per almeno cinque anni e fino a 16 anni percorsi formativi presso istituti del sistema nazionale di istruzione, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali.
    Anche in questo caso, spetta al genitore, o a chi ne esercita la responsabilità legale, presentare la richiesta entro il compimento dei 18 anni; passata questa età potrà essere direttamente il richiedente ad effettuare l’istanza.
    La legge presenta alcuni aspetti problematici che potranno essere modificati in Senato. Gli adempimenti burocratici da compiere sono ancora molteplici e non di facile risoluzione.
    Desta, inoltre, qualche perplessità il criterio del possesso del permesso di soggiorno Ue di lunga durata da parte di uno dei genitori, che impedisce di fatto di richiedere la cittadinanza italiana a chi possiede un reddito inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale.

     



  • Coopfond ha deciso di sostenere le cooperative di comunità. Il Fondo mutualistico per la promozione cooperativa, finanziato dal 3% degli utili delle cooperative appartenenti a Legacoop, contribuirà alla crescita di questa nuova forma di cooperazione.
    La decisione di Coopfond si inserisce all’interno del progetto di Legacoop per lo sviluppo delle cooperative di comunità attraverso la realizzazione di una Guida operativa.

    coopfondL’attività di promozione avverrà sia fra i cittadini che all’interno degli Enti Locali. Il sostegno di Coopfond rappresenta, senza dubbio, un’ottima notizia ed un bel segnale per una forma giuridica appena nata, che incarna al meglio lo spirito cooperativistico.
    Le cooperative di comunità nascono soprattutto nelle aree interne, per far fronte al problema dello spopolamento. I protagonisti sono spesso giovani under 35, che portano avanti, ad esempio, progetti di forestazione, cura del verde e turismo ed implementano prodotti e servizi per piccoli gruppi di persone.
    Le cooperative di comunità incarnano i valori cooperativi di sviluppo del territorio e risposta alle esigenze della collettività. Il recupero di piccoli borghi abbandonati, effettuato dalle giovani generazioni che si stanno impegnando in questi mesi, è un esempio virtuoso di sviluppo dal basso che merita l’attenzione di investitori ed istituzioni.
    Da questo punto di vista, il sostegno di Coopfond non può che portare ulteriore visibilità e maggiore aiuto finanziario ai nascenti progetti cooperativi.



  • Sono “bastati” 90 miliardi di euro per creare il più grande colosso mondiale del mercato della birra. È questa la cifra astronomica spesa dal gruppo belga-brasiliano Ab InBev per acquistare la sudafricana SabMiller.
    Stiamo parlando dei due maggiori produttori internazionali di birra che si mettono insieme e formano così un gruppo capace di produrre un terzo della birra mondiale, facendo nascere alcuni dubbi sulla legittimità dell’operazione in termini di libera concorrenza.

    Sono tantissimi i marchi coinvolti in una delle operazioni finanziarie più grandi della storia. Ab Inbev era, infatti, prima della fusione, il più grande produttore mondiale fusione birradi birra, con una quota di mercato del 13% ed una produzione di 190 milioni di ettolitri.
    Detiene tra i propri marchi a distribuzione mondiale Beck’s, Stella Artois e Budweiser, oltre a marche come Corona, Franziskaner, Leffe.
    A questi storici brand si andranno ad aggiungere quelli appartenenti alla SabMiller, come Dreher, Nastro Azzurro, Peroni, Pilsner, Miller, Wuhrer.
    Basterebbe solo l’elenco dei marchi posseduti per comprendere l’entità dell’operazione.
    L’accordo porterà ad una capitalizzazione di ben 250 miliardi di euro, oltre a consentire a Ab Inbev di ampliare la propria quota di mercato sbarcando anche in Africa, dove i sudafricani dalla SabMiller hanno una posizione dominante.
    Secondo i calcoli effettuati, il nuovo gruppo dovrebbe essere addirittura il leader in 24 dei 30 maggiori mercati del mondo.
    Ci sarà da valutare, però, quale sarà il parere dell’anti-trust: una fusione tra il primo ed il secondo produttore mondiale limita inevitabilmente la concorrenza mondiale e potrebbe costringere il colosso nascente a cedere qualche marchio.



  • Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha nominato cavaliere della Repubblica italiana Daniele Marannano, presidente e fondatore di Addiopizzo, il movimento contro la criminalità organizzata e le estorsioni di stampo mafioso.
    Marannano riceve questo onorificenza “per il vivace impegno a favore della legalità e l’intensa opera di sensibilizzazione portata avanti anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie”.

    Addiopizzo ha permesso di creare una rete di imprenditori anti-racket, che è stata un punto di riferimento importante per tutte le vittime di estorsione negli ultimi dieci anni.
    daniele marannanoIl movimento, però, non si è limitato a fornire il proprio sostegno agli imprenditori colpiti dalle intimidazioni di stampo mafioso, ma ha creato anche un’applicazione per aiutare i consumatori a geolocalizzare gli esercizi commerciali pizzo-free.
    Un’iniziativa di questo tipo rappresenta un enorme aiuto per chi decide di opporsi al racket e spesso, per questa ragione, è costretto a subire attentati arrecanti danni economici incalcolabili alla propria attività commerciale.
    Creare una rete di imprenditori onesta e facilmente individuabile dai consumatori è il modo migliore per ripulire la società e dare un giusto premio a chi agisce nella legalità e rifiuta di piegarsi alle logiche mafiose.
    Il riconoscimento del Capo dello Stato verso Daniele Marannano è sicuramente un bel segnale lanciato da un Presidente della Repubblica che ha fatto della lotta alla mafia uno dei perni della sua attività politica ed istituzionale.
    La notizia dell’onorificenza ricevuta è stata commentata dal fondatore di Addiopizzo con un post sul proprio profilo Facebook: «Apprendo proprio in questi minuti, con sorpresa ed emozione, una notizia assolutamente inaspettata. Il riconoscimento del Presidente della Repubblica mi e ci carica di ulteriore responsabilità. Speriamo di continuare ad esserne all’altezza. Tale titolo mi permetto di estenderlo all’impegno di tutto il movimento Addiopizzo Onlus. Ognuno dei volontari – e anche chi si è avvicinato a noi solo per poco tempo – ha dedicato una parte della propria vita a un lavoro difficile. Solo grazie alla passione e ai sacrifici di tutti è stato possibile raggiungere anche il più banale dei risultati»


  • granarolo

    Il Gruppo Granarolo rafforza il proprio percorso di internazionalizzazione, approdando sul mercato neozelandese.
    Attraverso una nota ufficiale, infatti, l’azienda comunica di aver finalizzato un’operazione di acquisizione del 25% delle quote di European Foods, uno dei maggiori importatori di prodotti alimentari italiani in Nuova Zelanda.

    L’accordo prevede, inoltre, la possibilità di acquisire un ulteriore 26% del capitale della società entro 12-18 mesi.
    granaroloIl completamento di questa operazione porterebbe Granarolo a controllare il 51% di European Foods, diventando così una delle aziende esportatrici leader sul mercato neozelandese per quanto riguarda la vendita di prodotti lattiero caseari.
    La Nuova Zelanda ed in generale l’Oceania ed il Sud Est asiatico rappresentano uno sbocco importante per il latte ed i derivati italiani.
    Il mercato dei formaggi vale, infatti, 5 milioni di euro in Nuova Zelanda e 33 milioni di euro nel continente oceanico, con il parmigiano ed il grana padano che costituiscono il 50% del mercato.
    Il gruppo Granarolo vede nella Nuova Zelanda un’ottima opportunità commerciale per sopperire alla crisi della domanda interna. L’obiettivo dell’azienda, stabilito nel piano strategico 2012-2016, è raggiungere entro il 2016 il 40% del proprio fatturato sui mercati esteri, assumendo così una vocazione sempre più internazionale.
    «La Nuova Zelanda è un paese molto interessante, un mercato in solida crescita con consumatori che hanno elevata capacità di spesa e predilezione per i prodotti Made in Italy di qualità» – ha dichiarato Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo – «l’operazione consentirà inoltre di poter ampliare il nostro raggio di azione anche all’Australia così come ai paesi del Sud est asiatico con i quali la Nuova Zelanda vanta accordi di libero scambio»



  • Continua a diminuire il numero di nuove partite IVA aperte, per effetto dei meccanismi fiscali introdotti nella scorsa Legge di Stabilità.
    In base ai dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel mese di agosto 2015 sono state aperte 16.265 nuove partite IVA, con una variazione negativa rispetto allo stesso mese dell’anno precedente del -6,5%.
    Come riporta lo stesso Mef, tale andamento è dovuto al nuovo contesto normativo e fiscale che privilegia i rapporti di lavoro subordinati a tempo indeterminato, grazie agli sgravi fiscali inseriti nella Legge di Stabilità e al nuovo contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act.

    Per quanto riguarda la natura giuridica delle partite IVA aperte, la stragrande maggioranza riguarda le persone fisiche (77,2%), seguita dalle società di capitali partite iva 2015(17,5%), società di persone (4%) e “non residenti” e “altre forme giuridiche” (1,2%).
    I cali più cospicui interessano le società di persone (-19,4%) e le società di capitali (-11,1%).
    Il settore produttivo, invece, che registra il maggior numero di aperture è il commercio (25,3%),  seguito dalle attività professionali (11,4%) e dall’agricoltura (10,4%). Cresce in maniera importante il settore dell’istruzione (+11,7%), mentre le variazioni negative più rilevanti sono nei trasporti (-18%), nell’edilizia (-13,3%) ed nei servizi d’informazione (-12,2%).
    Quanto, invece, alla ripartizione territoriale, la maggior parte delle nuove partite IVA sono state aperte al Nord (42%), poi il Sud e le Isole (36,1%) ed il Centro (21,7%).
    Le regioni che fanno registrare il calo più consistente sono la Basilicata (-22,4%), il Lazio (-12,2%), e la Toscana (-11,5%). La provincia di Trento (+11,9%), l’Abruzzo (+6,4%) e Sardegna (+3,8%) sono tre le poche aree, invece, a far segnare delle variazioni positive.



  • Astroturfing non è semplicemente una parola dalla pronuncia complessa e dal significato difficilmente intuibile, ma è una pratica ricorrente sul web, capace di spostare anche decine di milioni di euro.
    Si tratta, infatti, del fenomeno delle false recensioni online, buone o cattive che siano, che riescono ad influenzare in maniera enorme il giudizio dei consumatori.

    Per rendere meglio l’idea, basta pensare a Tripadvisor e a quanto sia importante per gli esercizi commerciali e per i clienti stessi, possedere un alto indice di astroturfinggradimento su una piattaforma che contiene 78 milioni di iscritti.
    Ma i giudizi espressi su Tripadvisor, Amazon o eBay corrispondono alla qualità reale del servizio offerto? In alcuni casi decisamente no.
    Il motivo di questa difformità di giudizio è collegabile proprio al fenomeno dell’astroturfing.
    Come riporta Il Sole 24 ore, esistono addirittura delle agenzie che offrono pacchetti di promozione dei prodotti che contemperano le recensioni false; ci sono delle figure, in alcuni casi degli esperti del deep web, pagate 5 euro per ogni recensione falsa postata su Internet.
    L’impatto economico dell’astroturfing per un albergo o ristorante è stato valutato attorno al 5-9% di aumento dei guadagni. Numeri importanti, dunque, in grado di far crescere il fatturato anche di diversi milioni di euro.
    Il fenomeno delle recensioni false non riguarda, però, solo il mondo del commercio; anche la politica, per fare un esempio, è oggetto di queste pratiche, nate per aumentare il consenso elettorale o per screditare gli avversari.
    Uno degli strumenti più utilizzati, ad esempio, è quello degli account fake di Facebook o Twitter, attraverso i quali è possibile far crescere il numero dei likes e commentare i vari post.
    Contrastare l’astroturfing è estremamente difficile, anche se recentemente sono stati implementati alcuni metodi per rintracciare gli Ip in base alla provenienza geografica e verificare così se una recensione sia o meno attendibile.



  • L’Osservatorio sul precariato dell’Inps ha fornito i dati sui nuovi contratti lavorativi stipulati nei primi otto mesi del 2015. Secondo le elaborazioni dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, sono stati sottoscritti 319mila contratti a tempo indeterminato in più rispetto allo stesso periodo nel 2014.
    In totale i nuovi contratti fissi ammontano a 1.164.866, con un saldo positivo tra attivazioni e cessazioni di 90mila unità.

    Ma il dato maggiormente significativo riguarda la quota di nuovi rapporti lavorativi che hanno usufruito della decontribuzione prevista nella Legge di Stabilità.
    caschetto lavoroNei primi otto mesi del 2015, infatti, ben 790mila contratti a tempo indeterminato hanno usufruito degli sgravi contributivi inseriti nella scorsa legge finanziaria.
    Di questi 79.702 sono trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine e 610.983 sono vere e proprie assunzioni a tempo indeterminato.
    Nel solo mese di agosto abbiamo 53.002 contratti che hanno usufruito degli sgravi contribuitivi triennali.
    Si tratta di numeri importanti, che arrivano proprio nella settimana in cui verrà esaminata in Consiglio dei Ministri la prossima Legge di Stabilità, dove si dovrà decidere se confermare gli sgravi fiscali fino a 8.000 euro che hanno consentito a molte imprese di tornare ad assumere e a molti lavoratori di sottoscrivere, dopo molto tempo, contratti a tempo indeterminato.



  • La modifica dell’articolo 18 ha messo in discussione la nozione di “posto fisso”, aumentando la flessibilità all’interno del rapporto di lavoro.
    Ma quanti italiani, oggi, preferirebbero avere un lavoro stabile sacrificando la possibilità di fare carriera e di ricevere uno stipendio più alto?
    Non molti, in verità. Secondo una ricerca condotta da Community Media Research, il 69,8% degli intervistati preferirebbe una vita lavorativa con prospettive di crescita professionale e di stipendio, anche se flessibile, piuttosto che avere un posto fisso senza la possibilità di fare carriera (30,2%).

    Circa due italiani su tre, valutano la propria vita lavorativa come un percorso, che li potrebbe portare, un giorno, all’affermazione professionale, a costo di una maggiore instabilità. Questa mutata concezione del lavoro, rispetto a qualche decennio fa, è presente soprattutto fra i giovanissimi (dai 18 ai 24 anni), dove addirittura l’86,4% degli intervistati preferisce una vita lavorativa più flessibile e potenzialmente più remunerativa, ad un’esistenza più stabile e sicura.
    Ambizione, ma soprattutto consapevolezza del cambiamento culturale ed economico che sta vivendo la nostra società.
    Il concetto di flessibilità ha letteralmente invaso il mercato del lavoro, finendo per stravolgere convinzioni ed attitudini date per scontate, oltre, ovviamente, al contesto normativo.

    disoccupazione istatÈ interessante anche valutare le sensazioni e gli orientamenti dei lavoratori sull’attuale situazione del nostro mercato del mercato. Secondo l’indagine di Community Media Research, ad esempio, l’84,6% degli intervistati ritiene che per fare il lavoro desiderato sia giusto trasferirsi ed il 68,5% crede che per i giovani che vogliono fare carriera l’unica speranza sia andare all’estero.
    Il contesto italiano, dunque, viene percepito come fortemente limitante per un giovane brillante ed ambizioso; vige, infine, un certo pessimismo dettato dalla consapevolezza che la situazione economica sia nettamente peggiorata rispetto a qualche anno: il 74,1%, infatti, sostiene che i giovani occuperanno in futuro una posizione sociale ed economica peggiore rispetto a quella dei propri genitori.
    Ne viene fuori, dunque, uno scenario profondamente mutato, non solo dal punto di vista economico e sociale, ma anche da quello culturale.
    La chimera del “posto fisso” sembra in via definitiva una realtà superata e persino meno attraente nel confronto con gli anni passati.