Ci sarà tempo fino al 15 dicembre 2016 per iscriversi alla prima edizione del Corso di alta formazione in Welfare Community Manager, organizzato dall’Università di Bologna in collaborazione con Aiccon.
I modelli di welfare hanno subito una vera e propria rivoluzione: si è passati da una logica assistenziale ad una partecipativa e generativa. Non è più solo lo
Stato ad erogare i servizi essenziali ai cittadini, c’è al contrario un maggiore coinvolgimento degli enti locali e delle organizzazioni non profit. Il corso intende formare una nuova figura professionale, ovvero il Welfare community manager, che dovrà interpretare i nuovi bisogni sociali ed effettuare investimenti ed innovazioni ad alto impatto sociale. I nuovi manager del settore del welfare saranno chiamati inoltre ad agire in una logica collaborativa, coinvolgendo gli shakeholder e le migliori esperienze locali.
Le lezioni si svolgeranno da marzo 2017 a giugno 2017 e si svilupperà in 60 ore di lezione in aula (venerdì 9:00-13:00; 14:00- 19:00 – sabato 9:00-14:00) una volta al mese. Il corso è a numero chiuso: il numero minimo di iscritti per l’attivazione è di 15 persone, mentre il numero massimo è di 40.
I partecipanti verranno scelti in base alla valutazione del curriculum vitae e delle eventuali pubblicazioni presentate all’atto dell’iscrizione dal candidato.
Per ulteriori informazioni potete consultare il bando.


mercati esteri. Due settori, invece, in crisi da diversi anni sono quello dell’olio e delle castagne.
svantaggiati (disabili, ex detenuti, disoccupati) di lavorare nei campi. Già da diverso tempo, attraverso Orobe bio (coordinamento tra aziende e cooperative sociali biologiche), era partito in Lombardia un progetto di filiera corta a carattere spiccatamente sociale.
Secondo questo rapporto, in Italia, i giovani con una età compresa tra 15 e 29 anni che lavorano sono 2.630.000 e valgono 46,5 miliardi di euro (corrispondenti al 2,8% del Pil). Ci sono poi tanti ragazzi che decidono di aprire un’impresa: vengono chiamati Eet (Employed-Educated and Trained) e in Italia sono 175.000, di cui il 24,7% presente nel Nord-Ovest, il 15,7% nel Nord-Est, il 18,5% nelle regioni centrali ed il 41,1% nel Mezzogiorno.
salute di una nazione. È necessario, dunque, ripensare non solo i modi di produzione e di erogazione dei servizi, ma occorre anche rivedere i principali indicatori economici, inserendo degli strumenti utili a misurare la felicità della popolazione.
consente il riconoscimento del giovane. Al momento gli unici enti che rilasciano l’identità digitale sono Poste, Infocert, Tim e Sielte. I tempi media di rilascio vanno da 5 a 20 minuti a seconda dall’identity provider scelto.
spingere, nelle idee dell’esecutivo, gli investitori a scommettere nelle imprese innovative italiane.
I danni alle stalle e le difficili condizioni di vita degli animali rischiano di compromettere irrimediabilmente le produzioni locali, portando le piccole aziende a chiudere la propria attività. In seguito al terremoto dello scorso 24 agosto, ad esempio, la produzione di latte è calata addirittura del 30% e la situazione non può che peggiorare dopo l’ultimo sciame sismico.
Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Sharitaly è diventato ormai un puntato di riferimento per chi in Italia vuole approfondire tutte le questioni legate all’economia collaborativa.
nostrane è destinato all’estero, con un valore dell’export di 1,6 miliardi di euro. A livello mondiale, il comparto del pomodoro si dimostra in ascesa: sono 2,4 miliardi le persone che hanno consumato pomodoro nel 2015, un dato che probabilmente è destinato ad aumentare chiamando a raccolta le imprese italiane.
fondamentali per l’assegnazione della concessione.
imprese che esportano e quelle che invece realizzano la maggior parte del proprio fatturato sul mercato interno.