Conserve Italia è il consorzio cooperativo leader in Italia nel campo della trasformazione alimentare. Grazie all’appeal nazionale ed internazionale dei marchi Cirio, Valfrutta e Yoga, negli ultimi anni l’azienda italiana ha intrapreso un percorso di crescita che l’ha portata a superare quota 900 milioni di fatturato.
La crisi della domanda interna ha spinto Conserve Italia a puntare in maniera decisa sui mercati esteri, stipulando accordi commerciali con diverse società straniere. L’ultimo in ordine di tempo riguarda gli Stati Uniti con la firma dell’intesa con Walmart, la più grande
catena distributiva al mondo, grazie ai suoi 5mila punti vendita e ad un fatturato da 500 miliardi di dollari.
La collaborazione tra Conserve Italia e Walmart nasce con l’obiettivo di aumentare la presenza del marchio Cirio sul mercato americano, in un contesto particolarmente prolifico per il Made in Italy.
L’azione di Conserve Italia negli Stati Uniti è integrata con la costituzione di una nuova società con sede nel New Jersey, a Hoboken. Si tratta della Conserve Italia Usa Corporation e si occuperà dello sviluppo del consorzio cooperativo sul mercato americano.
Sugli scaffali di Walmart, i consumatori americani potranno trovare diverse novità, che riguardano soprattutto il confezionamento dei prodotti Cirio. Come dichiarato a Il Sole 24 Ore da Cesare Concilio, direttore di Conserve Italia Usa, le polpe Cirio saranno vendute in confezioni in cartoncino tetra recart, apribili grazie ad un semplice strappo, senza utilizzare le forbici.
Per quanto riguarda, invece, i pelati e le passate si cercherà di evitare lo spreco di cibo, con la vendita di cluster con due scatolette da mezzo chilo.
La bontà della strategia di internazionalizzazione di Conserve Italia è certificata dai numeri dell’ultimo bilancio, dove si registra un aumento delle vendite estere del 3% e proprio la forte presenza sui mercati esteri rappresenta uno dei principali motivi della crescita del fatturato.


aumento di 1,5 milioni di addetti tra il 2011 ed il 2015.
avevano tenuto a galla l’economia italiana. Ci sono, però, due settori che resistono meglio degli altri alla recessione: sono la cooperazione sociale e l’agroalimentare. Le coop sociali sono in grado di interpretare al meglio i rinnovati bisogni della popolazione e di applicare un modello di welfare innovativo ed alternativo a quello pubblico.
Startup – Quante imprese investono nelle startup? 5mila aziende italiane possiedono quote societarie delle startup
stati positivi. La ricerca “Il futuro del welfare aziendale dopo la Legge di Stabilità 2016“, realizzata dalla società Welfare Company, ha indagato sugli effetti delle misure contenute nelle scorsa finanziaria. Sono stati intervistati 335 direttori e manager del settore HR di imprese provenienti da tutta Italia.
vuole essere innovativo e dinamico. Ma oggi quante persone e quante aziende investono realmente nelle startup? Secondo il Primo Osservatorio sui modelli italiani di Open Innovation e di Corporate Venture Capital, promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau, sono 34.963 le persone fisiche che possiedono una quota di partecipazione in una startup iscritta nel registro speciale della Camera di Commercio.
giovanile. I dati appena elencati sono certamente confortanti, ma siamo lontani dal rendimento di qualche anno fa.
È difficile quantificare il numero di imprese sociali in Europa, sia per problemi di rilevazione e di aggiornamento dei dati che per la continua evoluzione delle declinazioni giuridiche. La cooperazione sociale è solo uno dei tanti strumenti per avviare un’attività che persegue l’interesse generale: sono sempre di più gli ibridi organizzativi in grado di assicurare servizi e prodotti alla comunità e di essere al contempo competitivi sul mercato.
L’Italia, ad ogni modo, ha mostrato un buon rendimento sui mercati esteri. Nei primi sei mesi del 2016, infatti, il nostro Paese ha aumentato la propria quota sul totale del commercio mondiale, dimostrando di saper resistere meglio di altre nazioni alla crisi dei consumi, mentre trova maggiori difficoltà nelle fasi espansive dell’economia.
2,2%, a patto che venisse intrapreso un percorso di investimenti e di riforme strutturali.