• Le notizie del giorno di CoopTG: 

    • Politica – Donald Trump nuovo presidente degli Stati uniti. Fondamentale la vittoria nel Midwest, si annuncia una presidenza isolazionista.
    • breaking news coopitalia-04Agroalimentare – Formaggi: prevista crescita delle vendite estere. Destinati ad aumentare i consumi in Cina, Giappone e Stati uniti.
    • Economia – Meno imprese innovano: le aziende che cooperano riescono ad innovare.
    • Bandi – Al via il bando Less is more. Avviso per le startup che favoriscono l’inserimento lavorativo dei disabili.
    Gli appuntamenti:
    • Giovedì 17 novembre, presso la sede del Ministero dello Sviluppo economico, si terrà l’incontro “Progetti di frontiera per le cooperative. Studi di fattibilità per una collaborazione innovativa tra sistema pubblico e movimento cooperativo.

  • home restaurant

    Aprire un home restaurant significa trasformare per qualche ora la propria casa in un vero e proprio ristorante. 

    Accade così che privati cittadini organizzino serate culinarie a tema, invitando persone nelle proprie abitazioni e facendosi pagare come accade per una normale cena in home restaurantuna pizzeria o in un ristorante. Sono state create anche diverse piattaforme come Gnammo che fa da tramite tra gli “chef social” e gli ospiti.
    In Italia, come riporta Confesercenti, il fatturato fatto registrare dagli home restaurant nel 2014 ammonta a 7 milioni di euro, coinvolgendo più di 7mila cuochi e 300mila persone. Si tratta, dunque, di un fenomeno di grande diffusione che necessita però di una regolamentazione.
    I ristoratori professionisti lamentano una forma di concorrenza sleale: a loro avviso la maggior parte degli home restaurant sono delle vere e proprie attività professionali con rilevanti vantaggi fiscali rispetto alle attività di ristorazione tradizionali.

    Per questo motivo è in arrivo una legge che rende molto più limitati i margini di manovra dei ristoranti casalinghi. Viene innanzitutto posto un limite di guadagno, fissato a 5.000 euro per ogni abitazione. I social chef, inoltre, potranno organizzare massimo 500 pasti l’anno.
    Il provvedimento è stato aspramente criticato da chi opera in questo ambito. Oltre ai limiti di guadagno, vengono contestati anche i metodi di pagamento e di avvio dell’attività.
    Gli home restaurant potranno accettare solamente il pagamento in formato elettronico e saranno chiamati ad iscriversi ad una piattaforma online. Per iniziare l’attività dovranno, inoltre, come tutti gli esercizi commerciali, presentare la Scia, ovvero la dichiarazione di inizio attività commerciale.
    La nuova legge uniforma per molti aspetti gli home restaurant alle attività di ristorazione tradizionali, portando gli operatori del settore ad iniziare una raccolta firme per modificare la legge. Uno degli aspetti che invece differenzierà gli home restaurant dai ristoranti è l’assenza dei controlli dell’Asl sul rispetto degli standard igienico-sanitari delle abitazioni; un aspetto, quest’ultimo, che non va giù ai ristoratori i quali contestano una disparità di trattamento rispetto agli innumerevoli controlli ai quali sono sottoposti i professionisti.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:
    • Domani a Roma, alle ore 14:30, inizierà un percorso di approfondimento sul welfare aziendale partecipato, curato da Legacoop.


  • Quando parliamo di istruzione, è ormai inevitabile affrontare il tema dei fondi a scuole e università. La questione del taglio dei finanziamenti all’istruzione ha infiammato per anni il dibattito pubblico italiano, soprattutto dopo l’approvazione della riforma Gelmini. 

    Ma oggi qual è la situazione dell’istruzione pubblica in Italia e soprattutto in Europa? L‘Education and Training Monitor 2016, elaborato dalla Commissione europea, fa luce in particolare su due aspetti: il livello di finanziamenti pubblici ricevuti da scuola e università negli ultimi anni e la capacità di integrazione sociale delle istituzioni scolastiche.
    scuola cooperativePer quanto riguarda l’aspetto prettamente economico, il rapporto segnala che nel 2014 (anno di riferimento dello studio) c’è una crescita complessiva dei fondi pubblici a scuola e università dopo ben tre anni consecutivi di tagli. Nel dettaglio, la variazione positiva su base annua è dell’1,1%, con due terzi dei paesi membri dell’Unione Europea che fanno registrare tassi di crescita.
    Il trend ci dice che molte nazioni dell’Est Europa e dell’area balcanica come Bulgaria, Romania, Ungheria e Slovacchia si segnalano per un aumento della spesa per l’istruzione superiore al 5%; ci sono, però, dieci paesi, tra i quali Italia, Belgio e Grecia che hanno ancora una volta ridotto i finanziamenti per le scuole.
    Persiste quindi il problema dei tagli all’istruzione in Italia e si aggiunge a quello della scarsa capacità inclusiva della scuola. I recenti ed imponenti flussi migratori hanno fatto entrare nell’agenda setting dei politici europei il tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti.

    Al di là delle posizioni più estreme, portate avanti anche da capi di stato di importanti paesi membri (vedi il caso ungherese), i governi dovranno implementare politiche di integrazione che mettano al centro proprio le istituzioni scolastiche. Come sottolinea l’Education and Training Monitor 2016, infatti, circa il 30% dei nuovi arrivati hanno meno di 18 anni e la maggiore parte ha un’età inferiore ai 34 anni.
    Per attivare processi di inclusione sociale bisogna partire, dunque, proprio dall’istruzione, accelerando il processo di apprendimento della lingua e della cultura del paese di arrivo e soprattutto favorendo la socializzazione con i ragazzi nativi. Al momento, però, le istituzioni scolastiche stanno fallendo quest’obiettivo.
    Secondo i dati dello studio della Commissione europea, il tasso di abbandono scolastico tra i migranti è del 30% contro il 10% della popolazione locale e la percentuale di conseguimento di titoli accademici è del 36,4% contro il 39,4% dei ragazzi del posto.
    Siamo, dunque, lontani da un sistema Europa che investa in maniera credibile su istruzione e integrazione, aspetti centrali per la creazione di una cittadinanza attiva europea.

     


  • microcredito-emilia

    Banca Etica promuove un bando per quelle organizzazioni che sperimentano tecnologie innovative per il welfare e la sostenibilità. 

    Nello specifico l’avviso premia massimo 15 organizzazioni socie e clienti della banca o che comunque si impegnano a diventarlo. Le imprese selezionate avranno diritto a:

    • un corso di formazione specifica sul reward crowdfunding, che sarà tenuto in videoconferenza da PdB;
    • l’esclusiva presenza per la raccolta fondi sul network di Banca Etica su www.produzionidalbasso.org nel periodo 15 dicembre 2016 – 15 febbraio 2017;
    • una donazione pari massimo al 25% dell’obiettivo di raccolta del progetto presentato, che verrà conferita al raggiungimento del 75% del budget sulla piattaforma di crowdfunding.

    microcredito-emiliaAd ogni modo la donazione non potrà superare i 20.000 euro e l’importo complessivo delle donazioni non potrà eccedere i 90.000 euro erogati dal Fondo per il microcredito ed il crowdfunding. Nel caso in cui le richieste superino la soglia stabilita, potranno accedere al beneficio solo le imprese che raccoglieranno prima delle altre il 75% del budget per la realizzazione del progetto.
    La raccolta avverrà con la modalità “raccogli tutto”, vengono cioè definiti budget, scadenze ed eventuali ricompense e vengono raccolti tutti i fondi a prescindere dal raggiungimento del budget prestabilito. Questa modalità di crowdfunding prevede che la piattaforma trattenga il 5% del capitale raccolto.
    Potete partecipare al bando compilando questo form. C’è tempo per inviare la vostra candidatura fino al 27 novembre 2016, dopodiché una commissione valuterà le candidature e selezionerà massimo 15 progetti. Dal 15 dicembre 2016 al 15 febbraio 2017, infine, i progetti selezionati effettueranno la raccolta fondi sulla piattaforma Produzioni dal Basso.



  • Le notizie del giorno di CoopTg: 

    Gli appuntamenti:

    • Mercoledì 9 novembre, a Pescara, alle ore 10, si svolgerà il laboratorio “Il nuovo welfare territoriale cooperativo” dove interverranno l’assessore alle politiche sociali della regione Abruzzo, Marinella Sclocco, ed il presidente di Federsolidarietà Confcooperative, Giuseppe Guerini.

  • reti nazionali volontariato

    Dal 2011 al 2015, l’Italia è stato uno dei paesi europei con la crescita maggiore del numero di volontari. Lo dice un’indagine dell’Eurobarometro, riportata dal Parlamento europeo, secondo la quale sono circa 94 milioni i giovani coinvolti in un’attività di volontariato. 

    La riattivazione dei programma di servizio civile ha sicuramente contribuito a rivitalizzare un ambito, quello del volontariato, che rappresenta un polmone reti nazionali volontariatodell’economia civile italiana. Secondo l’Eurobarometro, il paese che ha visto un maggiore incremento del numero di volontari è Cipro (+8%), seguito per l’appunto dall’Italia (+7%) e dal Portogallo (+6%), mentre la variazione negativa più ampia riguarda la Bulgaria (-12%), poi la Romania (-8%) e la Slovenia (-7%).
    I settori più diffusi per le pratiche di volontariato sono quelli riguardanti la carità e gli aiuti umanitari (44%), istruzione e sport (40%) e cultura o arte (15%).
    L’indagine mostra anche i più grandi limiti ed ostacoli alla diffusione del volontariato su scala europea, identificati soprattutto nell’assenza di un quadro legislativo omogeneo nel Vecchio Continente che porta, non a caso, a circoscrivere le attività a livello nazionale. Solamente il 7%, infatti, delle iniziative di volontariato sono state svolte in un paese diverso da quello originario del volontario.
    Resta da capire cosa cambierà con l’istituzione del servizio civile universale (stanziati 110 milioni di euro per il 2017) che estende la platea dei beneficiari anche agli stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni. Con la riforma del Terzo settore viene data anche la possibilità ai volontari di svolgere un periodo di almeno due mesi all’estero sul modello del programma Erasmus+. L’Italia, inoltre, da tempo spinge per l’istituzione di un servizio civile europeo su base volontaria, proponendo di offrire agevolazioni agli enti che decidono di assumere il giovane che ha svolto il periodo di servizio civile all’interno dell’organizzazione.


  • latte-yogurt

    Chi conosce il nome di un marchio alimentare tedesco? Forse solo qualche addetto ai lavoratori potrebbe dirci quali sono i brand teutonici più venduti. I marchi italiani, invece, sono sicuramente più conosciuti, eppure c’è un paradosso che caratterizza il confronto tra questi due mesi: la Germania esporta il triplo dell’Italia.

    A mettere in evidenza questa dinamica commerciale è Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. L’alatte-yogurtgroalimentare italiano mette sul mercato prodotti di eccellenza, eppure le aziende nostrane hanno grandissime difficoltà a competere all’estero.
    La causa della scarsa competitività viene individuata da Calzolari nella dimensione aziendale. In Germania, ma anche in Francia o negli Stati Uniti, le imprese hanno una dimensione nettamente superiore rispetto a quelle italiane. Il contesto italiano è caratterizzato per lo più da piccole e medie imprese con scarsa propensione all’internazionalizzazione.

    Granarolo, così come altri big player, sono un’eccezione. Negli ultimi mesi il gruppo cooperativo ha cercato di aumentare il proprio livello competitivo sui mercati emergenti e nel prossimo futuro intende incentivare la propria dimensione internazionale: “Forti delle acquisizioni già fatte e di quelle che presto faremo – ha dichiarato Calzolari – vogliamo aumentare il peso del nostro fatturato all’estero dall’attuale 22% – era il 4% nel 2011 – al 40% a fine 2019“.
    L’andamento del commercio mondiale ha consentito a Granarolo di crescere in maniera così rapida sui mercati esteri. Non sarà facile, però, continuare su questo ritmo considerata la momentanea flessione di alcuni mercati e l’incertezza generata dalla Brexit.
    Tra gli obiettivi di Granarolo nel medio periodo c’è anche quello di diversificare la produzione, investendo, ad esempio, nel biologico, ma anche intensificando la produzione di prosciutti, aceto balsamico e pasta.
    Calzolari ha parlato anche della crisi dei prezzi del comparto lattiero caseario. Secondo il vertice di Granarolo, il momento più difficile, coinciso con gli eccessi produttivi di Olanda, Francia e Germania, è passato. Di qui ai prossimi mesi, il prezzo del latte dovrebbe tornare a salire, avvantaggiando gli allevatori italiani, i quali potranno beneficiare anche dell’obbligatorietà dell’etichetta d’origine per latte e derivati, una misura che consentirà ai consumatori di conoscere la provenienza del latte e di scegliere eventualmente i prodotti made in Italy.


  • genitori-lavoro

    Qualche anno fa (forse neanche troppi) il primo passo o la prima parola di un figlio erano vissuti come il momento di maggiore gioia per un genitore. 
    Adesso la situazione è parzialmente cambiata. Intendiamoci: sono ancora momenti indimenticabili nella vita di un padre o di un madre, ma ci sono motivi di maggiore soddisfazione. 

    Sarà per la crisi occupazionale che continua a tormentare l’Italia, ma l’aspetto della vita dei propri figli che rende maggiormente orgogliosi i genitori è la firma del primo genitori-lavorocontratto di lavoro. Secondo un’indagine condotta da LinkedIn, il 49% dei genitori interpellati è felice del lavoro del proprio figlio più che della laurea (43%) e del loro primo passo (38%). Ci sono paesi come la Gran Bretagna dove questo particolare primato spetta, in maniera assolutamente bizzarra, al conseguimento della patente di guida.
    In Italia evidentemente il contesto sociale è diverso. C’è grande attenzione e volontà di informasi sull’attività lavorativa dei propri figli, il che porta i genitori a sostenere – difficile dire se audacemente o meno – che potrebbero tranquillamente svolgere le mansioni dei figli per qualche ora, tanto è grande la conoscenza della loro attività lavorativa.

    Questa “simbiosi familiare” la vediamo del resto anche nella vita privata, se è vero che il 67% dei giovani vive ancora con i genitori, attestandosi ben 20 punti percentuali al di sopra della media europea. Abbiamo, dunque, dei padri e delle madri che vivono il lavoro dei figli come un’esperienza quasi totalizzante, eppure c’è qualcosa che ancora non riescono a comprendere e sono le nuove figure professionali. È soprattutto il digitale a mettere in difficoltà i genitori: spesso e volentieri non capiscono il senso di alcune occupazioni legate alle nuove tecnologie. In Italia, nello specifico, il professionista più incompreso è l’Attuario (86%), seguito dal Radio Producer (83%) e dall’UI Designer (82%).
    Nel resto del mondo, invece, il lavoro meno capito è l’UI Designer (79%), poi l’Attuario (73%) ed il Data Scientist (72%).


  • bcc barbagallo

    La Banca d’Italia ha approvato la normativa secondaria che darà il via alla riforma del credito cooperativo. Entro il 3 maggio 2018, le Bcc dovranno completare il processo di ricostruzione interna, dando vita alle holding bancarie, con patrimonio netto da almeno 1 miliardo di euro, che dovranno guidare l’intero sistema della finanza cooperativa.

    In questi mesi, al’interno delle Bcc, è in atto un processo dialettico sul numero delle capogruppo. Al momento sembra essere tramontato bcc barbagallol’ipotesi un’unica holding e si va verso la costruzione di due-massimo tre banche che avranno il colpito di vigilare sull’operato degli istituti di credito cooperativo aderenti e di attuare meccanismi interni di salvataggio in caso di crisi.
    Bankitalia ha fatto sapere di non volere entrare nel merito delle discussioni in atto nel movimento cooperativo: l’unico elemento imprescindibile delle future capogruppo dovrà essere la loro solidità patrimoniale e la loro capacità aggregativa. E questo può avvenire anche con la costituzione di più holding.

    Federcasse puntava sulla costituzione di un’unica capogruppo che corrispondeva al norma di Iccrea. La creazione di un solo istituto finanziario a capo dell’intero sistema del credito cooperativo avrebbe reso Iccrea la terza banca d’Italia, dietro solo ad Intesa San Paolo e Unicredit. Ormai da diversi giorni, però, si è consumata la spaccatura definitiva tra le Bcc trentine e tutte le altre. Trento è pronta a formare un istituto autonomo: si chiamerà Gruppo Cassa Centrale Banca Credito cooperativo italiano e non aggregherà solamente Bcc del Nord-Est.
    Tra le 89 banche aderenti, infatti, ci sono anche 15-20 istituti del Sud. Per quanto riguarda, invece, il patrimonio sarà di circa 1 miliardo e 384 milioni e quindi oltre la soglia di un 1 miliardo stabilita dalla riforma del Governo.
    Il mondo delle Bcc, dunque, si spezzerà con ogni probabilità in due tronconi, con Federcasse che porterà avanti comunque il progetto Iccrea, nonostante il rammarico espresso nei giorni scorsi dal presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, per non essere riusciti a tenere assieme tutto il sistema del credito cooperativo italiano.



  • Dopo la fine delle quote latte il prezzo di raccolta alla stalla ha raggiunto livelli estremamente bassi (andiamo dai 30 ai 37 centesimi al litro in base al tipo e alla zona di produzione), portando il settore lattiero caseario italiano nel baratro di una crisi profonda. 

    Sovraproduzione, prezzi bassi, invasione di prodotti esteri: sono questi i sintomi più evidenti di un disagio potenzialmente letale per l’intero comparto, lattesoprattutto per le stalle più piccole. I produttori dovranno, dunque, sperare in un intervento delle istituzioni italiane ed europee per regolamentare un mercato vittima della liberalizzazione sfrenata.
    Ci sono però anche delle soluzione interne che, se sostenute adeguatamente a livello istituzionale, possono dare respiro a tutto il comparto.

    L’esempio in questo caso viene dall’Olanda, patria della frisona, la razza bovina più utilizzata per gli allevamenti da latte anche nel nostro paese. Gli allevatori olandesi, con l’aiuto delle istituzioni, sono riusciti a coniugare la sostenibilità ambientale con la redditività. FrieslandCampina, ovvero la più grande cooperativa di produttori di latte del paese, che raggruppa più 13.500 stalle, ha investito 150 milioni di euro per trasformare il letame delle vacche in energia pulita.
    La coop ha creato una società finanziaria, la Jumpstart, che aiuterà i soci fornitori a dotarsi di impianti di biogas per ridurre le emissioni di CO2.

    La presenza di impianti biomassa e biogas non rappresenta di certo una novità per le aziende italiane: sono decine le realtà nostrane che scelgono la strada della sostenibilità e dell’auto-produzione di energia elettrica, effettuando investimenti ad alto impatto sociale ed ambientale. La novità dell’esperienza olandese riguarda, invece, l’aver coniugato gli investimenti in energia pulita con l’aumento del prezzo del latte: i produttori che decidono di installare gli impianti di riciclaggio di letame incassano, infatti, 10 euro in più ogni mille kg di latte prodotti.
    E c’è di più. Per evitare che le aziende abbandonino la pratica dell’allevamento al pascolo, trasformando le vacche in animali da produzione intensiva di energia elettrica, sono stati introdotti anche degli incentivi per chi mantiene i pascoli.
    Si tratta, dunque, di un esperimento da tenere sotto controllo e possibilmente da replicare anche in Italia, dove sostenibilità e qualità hanno sempre camminato insieme senza essere sostenute però da un’adeguata remunerazione.


  • lavoro-inattivi

    Negli ultimi mesi imperversa la battaglia dei numeri sul mercato del lavoro italiano. Da una parte abbiamo come protagonista il Governo che vuole legittimare la sua azione, mostrando i risultati positivi del Jobs Act e delle agevolazioni contenute nelle Leggi di stabilità.

    E allora inizia la rincorsa ai dati sul numero degli occupati, aumentati effettivamente di 265 unità nell’ultimo anno, accompagnati da una crescita dei contratti permanenti. Dall’altra parte agiscono le forze di opposizione che fanno notare come il tasso di disoccupazione sia ancora estremamente elevato (11,7% a settembre, come riporta l’ultima rilevazione dell’Istat) e come l’Italia possieda uno dei livelli di disoccupazione giovanile più alti in Europa (37,1% a lavoro-inattivisettembre, anche se in calo dell’1,2% rispetto al mese precedente).
    In fondo è il gioco delle parti politiche. Al momento è difficile valutare il rendimento del mercato del lavoro italiano, apparso in realtà estremamente instabile e dipendente da fattori contingenti. In quest’ultima categoria rientrano, ad esempio, gli sgravi contributivi per i nuovi contratti a tempo indeterminato che hanno effettivamente portato ad un boom di rapporti di lavoro stabili, prima che l’ultima Legge di Stabilità riducesse in maniera sostanziale l’ammontare degli incentivi.
    La modifica dell’articolo 18 ha reso inoltre meno gravose le assunzioni stabili per le aziende, ma ha inevitabilmente fatto crescere anche il numero di licenziamenti.
    Si tratta, dunque, di un equilibrio sottile, ancora lontano da una svolta, in un senso o in un altro.

    La vera svolta potrebbe essere rappresentata invece dalla diminuzione del tasso di inattività. Uno dei maggiori problemi del mercato del lavoro italiano risiede proprio nel numero elevato di “scoraggiati”, ovvero di persone che non solo non possiedono un lavoro, ma neanche lo cercano.
    Gli ultimi dati, però, lasciano intravedere un futuro migliore. Come riportato dall’Istat nell’ultimo rapporto sugli occupati ed i disoccupati in Italia, “la maggiore partecipazione al mercato del lavoro nel mese di settembre, in termini sia di occupati sia di persone in cerca di lavoro, si associa alla diminuzione della stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,9%, pari a -127 mila)“.
    La stessa dinamica si manifesta su base annua. Negli ultimi dodici mesi, infatti, il numero di inattivi è diminuito di ben 508mila unità (-3,6%). Questo vuol dire che ci sono 500mila persone in più che cercano attivamente un lavoro. Il miglioramento delle politiche attive è uno dei (pochi) risultati positivi del programma Garanzia Giovani, che ha portato tanti giovani ad entrare nel circuito occupazionale e ha dato nuova linfa a dei centri per l’impiego pressoché moribondi prima dell’avvio di Garanzia Giovani.
    Se di svolta vogliamo parlare, dunque, in merito al mercato del lavoro italiano, l’unica via percorribile è quella dell’inattività. Diminuire il numero di scoraggiati è essenziale per ridare dinamicità e fiducia alla società italiana: vorrebbe dire che la macchina è ripartita, in attesa di capire a che velocità ed in quale direzione sta andando.