• Nelle ultime ore è rimbalzata una voce che avrebbe del clamoroso. Secondo la Cnbc, Twitter sarebbe sempre più vicino alla cessione e uno degli acquirenti più credibili pare essere Google. 

    Un’operazione di questo tipo rivoluzionerebbe l’intero mercato, ricalcando l’acquisto di LinkedIn da parte di Microsoft, e confermerebbe la volontà dell’azienda di Mountain View di puntare sul mondo social dopo lo scarso successo di Google+. Secondo numerose fonti, la cessione di Twitter potrebbe avvenire addirittura entro googlela fine dell’anno e tra i soggetti maggiormente interessati, oltre a Google, ci sarebbe Salesforce.
    La notizia ha fatto subito volare il titolo azionario di Twitter che in poche ore ha guadagnato addirittura 21 punti percentuali, facendo registrare il miglior rendimento da inizio anno.
    La crisi di Twitter dura ormai da qualche anno. Il celebre social non è mai riuscito realmente a tenere a bada la concorrenza di Facebook e più recentemente di Instagram, né in termini di numero di utenti nè di guadagni pubblicitari.
    Non vanno meglio i risultati finanziari. Nell’ultimo bilancio trimestrale, i ricavi di Twitter ammontano a 602 milioni di dollari, facendo registrare la crescita più bassa da quando è quotato in borsa.
    Negli ultimi mesi Twitter ha provato a lanciare alcune novità per rendere più interattiva la piattaforma. Viene consentito, ad esempio, agli utenti di incorporare nei tweet foto, video, sondaggi o gif senza “perdere” caratteri; di recente, inoltre, ha firmato degli accordi con la National basketball association (Nfl) e la National hockey league (Nhl) per trasmettere in diretta streaming attraverso un’app alcune partite delle massime competizioni di football americano e hockey.



  • Domenica 9 ottobre, alle ore 11:00, presso Base Milano, nell’ambito  del “Festival delle Comunità del Cambiamento 2016”, CoopUp e Rena daranno vita ad un workshop sui modelli di business ad elevata capacità occupazionale.

    Produzione e lavoro non sempre vanno d’accordo, soprattutto in un mercato estremamente flessibile e dominato dalle logiche aleatorie dei mercati finanziari. Ecco perché raccontare esperienze imprenditoriali che sappiano coniugare efficienza, innovazione ed alta capacità occupazionale è estremamente coopupimportante per creare nuovi modelli di business. Oggi un buon imprenditore non può limitarsi a far registrare degli utili, ma deve portare avanti un’idea di azienda sostenibile e che abbia delle ricadute sul territorio. Non è un caso che le imprese sociali siano sempre più in auge e siano pronte a diventare strumenti di creazione di reddito tanto quanto le forme d’impresa tradizionali.
    Per questo motivo CoopUp e Rena hanno lanciato una call per le cooperative e le imprese non cooperative che riescono a coniugare una produzione di valore efficace ed innovativa con la creazione di nuovi posti di lavoro.
    Saranno le aziende selezionate le protagoniste del workshop del 9 ottobre. Per le imprese che volessero candidarsi, CoopUp e Rena forniscono loro alcune precisazioni: 

    • Le imprese segnalate non devono necessariamente avere in essere al momento un rapporto con il CoopUp territoriale
    • Le imprese selezionate non dovranno necessariamente partecipare al workshop di ottobre
    • E’ preferibile che i casi selezionati siano portatori di una componente tecnologica (non necessariamente digitale o informatica)
    • E’ importante che le esperienze proposte siano caratterizzate da una certa qualità occupazionale.

    Le candidature dovranno essere inviate entro il 30 settembre.


  • pomodoro italia

    Dal 2010 al 2015 il mercato mondiale degli ortaggi freschi ha fatto registrare un aumento cospicuo dei consumi pro-capite: si è passati, infatti, dai 119,7 Kg l’anno del 2010 ai 126,1 Kg l’anno nel 2015. 

    Il nono report “export-e-mercati“, realizzato dall’Ufficio per le Politiche di Internazionalizzazione e Mercati di Confcooperative, in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo, ci offre un quadro chiaro sulle tendenze attuali del comparto orticolo italiano ed internazionale, con uno sguardo anche alle prospettive future.
    pomodoro italiaIn questi mesi le indagini realizzate da Confcooperative e Fondosviluppo sono state un punto di riferimento importante per le cooperative agricole, consentendo loro di comprendere il rendimento dei singoli comparti dopo la crisi, sia in Italia che all’estero.
    Questa volta è il turno degli ortaggi freschi, un mercato particolarmente florido nelle aree asiatiche (sud est asiatico e aree del pacifico), dove il consumo annuo pro-capite di ortaggi freschi è di 184 kg nel 2015 contro i 74 kg dell’Europa occidentale.

    L’Italia, negli ultimi anni, ha visto una riduzione dei volumi totali di vendita degli ortaggi freschi, passando da 3.842mila tonnellate del 2010 a 3.713mila tonnellate del 2015 (-3,4%). Solamente nell’ultimo anno il mercato italiano ha mostrato una leggere ripresa, con una variazione positiva del +0,1%.
    La quota di mercato maggiore è occupata dai pomodori (20%), seguiti da cavolfiori e broccoli (12,8%), cipolle (9,2%) e mais (3,3%). I pomodori sono però anche la tipologia di ortaggio che negli ultimi cinque anni ha fatto registrare un perdita maggiore dei volumi di vendita (-6,4%).
    A differenza di altri comparti, dove il biologico ha avuto un vero e proprio boom, il settore orticolo ha visto un aumento delle vendite dei prodotti biologici piuttosto limitato (+0,6% dal 2012 al 2015).
    Le previsioni future per il mercato degli ortaggi freschi non sono migliori. Secondo Confcooperative, infatti, i volumi totali di vendita nel 2020 si attesteranno a circa 3.659,7 mila tonnellate, con una flessione pari al -1,4% rispetto al 2015; mentre tra le categorie di prodotto, quella che presenterà una maggiore variazione negativa sarà il mais (-4,5%).


  • innovazione sociale

    Per arrivare alla piena digitalizzazione dell’industria italiana, il Governo ha previsto un programma di incentivi ed investimenti denominato “Piano Industria 4.0”.

    Per Industria 4.0 si intende quell’insieme di processi ed innovazioni tecnologiche che dovrebbe portare alla produzione completamente automatizzata ed interconnessa. L’Italia, attraverso il piano presentato ieri, proverà a diventare una nazione all’avanguardia nel settore delle nuove tecnologie, stimolando gli investimenti ed investendo nella formazione delle nuove generazioni.
    Il Governo punta ad aumentare gli investimenti privati in ricerca ed innovazione di 10 miliardi. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo l’esecutivo darà vita ad una serie di incentivi, che non saranno più messi a disposizione delle imprese attraverso dei bandi, ma tramite un sistema di incentivi orizzontali che consentirà a chi possiede determinati requisiti di accedere direttamente alle agevolazioni. Per controllare il corretto funzionamento di questo meccanismo, il Mise istituirà una cabina di regia che, secondo Calenda, effettuerà una “verifica spietata” sui beneficiari.

    Ma veniamo nel dettaglio agli incentivi previsti. La prima buona notizia per gli imprenditori è la conferma del super-ammortamento al 140% per l’acquisto innovazione socialedi nuovi beni strumentali. La scadenza viene prorogata di un anno, quindi rientreranno nel beneficio quei beni acquisiti di qui al 31 dicembre 2017.
    Ma uno degli aspetti più importanti di Industria 4.0 è l’introduzione di un super ammortamento al 250% sugli investimenti in tecnologia, agrifood ed impianti che consentono un minor consumo energetico.
    Il Governo ha calcolato che per un milione di spesa, il risparmio passerà dai 96 mila euro attuali del super ammortamento a 360mila euro grazie all’iper ammortamento. Si tratta, dunque, di un’opportunità notevole per le aziende che vogliono investire in tecnologia e che puntano sugli ambiti emergenti dell’industria manifatturiera come i big data, l’internet delle cose o la robotica.

    Le opportunità per le imprese non si fermano qui. Verrà, infatti, rifinanziata la Sabatini e rafforzato il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo: il limite massimo di credito passerà da 5 a 20 milioni di euro e l’aliquota per le spese interne passerà dal 25 al 50%.
    Agli incentivi va aggiunto il miglioramento delle cosiddette infrastrutture abilitanti, ovvero quei fattori che possono aumentare la produttività di un’azienda. Una di queste è sicuramente la banda ultra-larga. Il Governo ha assicurato che entro il 2020 tutte le aziende saranno coperte da una connessione fino a 30 mega ed il 50% di esse avrà una copertura fino a 100 mega.
    A tal proposito lo Stato investirà 3 miliardi di euro nelle cosiddette aree grigie, ovvero quelle zone con un solo operatore che porta la banda larga e che ospitano, però, il 69% delle imprese.
    Non riguardano in maniera diretta le aziende, ma sono di uguale importanza, le detrazioni previste per le startup. Il piano Industria 4.0 prevede, infatti, detrazioni fiscali al 30% per chi investe in startup e Pmi, provando così a stimolare gli investimenti di venture capitalist anche in Italia.
    Credere in un’azienda, significa anche accettare i suoi passi falsi, almeno nella fase iniziale della sua vita imprenditoriale. Ecco perchè il Governo darà la possibilità ad una società esterna di assorbire le perdite di una startup nei suoi primi quattro anni di vita.
    Ci saranno, infine, dei fondi per i venture capitalist che investono nelle startup dell’Industria 4.0 e altri per l’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico. 



  • Le notizie del giorno di CoopTG:

    Gli appuntamenti:

    • Martedì 4 ottobre, alle ore 11:30,  presso l’Università Bocconi a Milano, nell’ambito del Salone della Csr e dell’innovazione sociale, si svolgerà il seminario dal titolo “La Riforma del Terzo settore: come calcolare l’impatto sociale”.

  • workers buyout emilia romagna

    Dal 2011 al 2015 sono stati creati, in Italia, 49 workers buyout, capaci di generare un fatturato di 178 milioni di euro e di occupare 1.173 addetti. 

    Sono questi i dati delle cooperative nate dalle ceneri di aziende sulla via del fallimento e salvate dagli stessi lavoratori. Il fenomeno dei workers buyout è in forte crescita e si sta affermando non solo al Centro-Nord, storica patria delle coop, ma anche al Sud, dove la Regione Campania ha istituito un fondo rotativo apposito o in Calabria, dove la Regione ha da poco creato un meccanismo per finanziare le cooperative attraverso i fondi europei.
    workers buyout emilia romagnaIn assoluto, però, la regina dei workers buyout è l’Emilia Romagna che ha visto nascere 16 coop negli ultimi 5 anni sotto l’impulso dei lavoratori che hanno investito i propri risparmi ed il proprio trattamento di fine rapporto per salvare la propria azienda.
    I wbo emiliani generano oggi un fatturato di 72 milioni di euro e danno lavoro a 386 persone, distribuendosi in maniera uniforme su tutto il territorio regionale (2 a Rimini; 8 a Reggio Emilia; 3 a Ravenna; 1 a Parma; 4 a Modena; 2 a Ferrara; 30 a Forlì-Cesena; 6 a Bologna). La Regione Emilia Romagna ha creato un portale sui workers buyout, che fornisce ai lavoratori una serie di informazioni su quali sono i passaggi da effettuare e le norme da seguire per dare vita ad un’impresa cooperativa.

    È fondamentale, ovviamente, anche l’aspetto finanziario. Come riportato nell’edizione odierna de Il Sole 24 ore, i lavoratori investono in media tra i 12 ed i 15 mila euro e grazie anche all’aiuto delle associazioni di rappresentanza delle cooperative e ai relativi fondi per la promozione cooperativa, riescono in poco tempo a portare il capitale dell’azienda su ottimi livelli.
    Da trent’anni è attivo il CFI (Cooperazione finanza e impresa), la società cooperativa lanciata da Agci, Legacoop e Confcooperative, per promuovere le imprese cooperative ed i workers buyout. Come dichiarato da Maurizio De Santis, consigliere di CFI, a Il Sole 24 Ore, “tra 2007 e 2014 gli investimenti veicolati da CFI hanno generato un ritorno per lo Stato pari a 6,8 volte il capitale impiegato: con 84 milioni di capitale di rotazione gestito da CFI, sono ritornati alla collettività 576 milioni tra dividendi, interessi attivi, oneri sociali, Irpef e imposte versate dalle coop“.
    I workers buyout, dunque, non sono solo uno strumento anti-crisi, ma anche fattore di crescita per le comunità locali e lo Stato.


  • vino cooperative

    La Camera dei Deputati ha approvato ieri all’unanimità il cosiddetto Testo unico del vino che raccoglie in una sola norma tutte le disposizioni riguardanti il settore vitivinicolo. 

    La legge è formata da otto titoli e 90 articoli. L’obiettivo è razionalizzazione e semplificare un comparto che vale 14 miliardi di euro e che rappresenta la vino cooperativeprincipale voce dell’export agroalimentare italiano. Il testo adesso andrà al Senato per l’approvazione definitiva.
    Il ministro Martina ha commentato questo risultato con grande soddisfazione: “Con questo provvedimento rendiamo il vino italiano sempre più forte e all’avanguardia in Europa. Il Testo unico è frutto di un lavoro parlamentare approfondito e condiviso, che dà alla filiera nuovi strumenti operativi. Avere in una sola norma di 90 articoli tutte le disposizioni, unificando, aggiornando e razionalizzando le leggi esistenti, rappresenta un risultato storico“.
    Sono diverse le novità presenti nella nuova legge. È prevista, ad esempio, una disposizione per la tutela dei vigneti storici con l’obiettivo di promuovere interventi di ripristino, recupero e salvaguardia dei vigneti situati in aree a rischio idrogeologico o di particolare pregio paesaggistico.
    Un aspetto fondamentale del provvedimento è la promozione della qualità dei vigneti italiani. I vini DOP e IGP potranno apporre la denominazione di qualità in etichetta se autorizzata dal Mipaaf e dalle regioni di appartenenza; le sottozone potranno essere indicate, invece, solo dai vini a denominazione d’origine.
    È stato poi ridotto da dieci a sette anni l’arco temporale entro il quale un vino DOC può richiedere il riconoscimento DOCG.

    Nel processo di razionalizzazione innescato dal nuovo Testo unico rientra anche l’istituzione di uno schedario viticolo con tutte le informazioni aggiornate sul potenziale produttivo nel quale dovrà essere iscritta ogni unità vitata idonea alla produzione di uva da vino.
    Saranno, infine, perdonate le irregolarità formali da parte dei produttori: vengono, infatti, ridotte le sanzioni amministrative pecuniarie nel caso di violazioni riguardanti comunicazioni formali e qualora non sia già iniziato un procedimento da parte dell’organismo di controllo.


  • lavoro nero agricoltura

    Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha presentato oggi il piano Industria 4.0 che prevede una serie di incentivi per le imprese che investono in ricerca ed innovazione. 

    Anche il mondo agricolo sarà interessato da alcune di queste misure, con l’obiettivo di portare innovazioni di processo e di prodotto nelle aziende agricole. Verrà riservata particolare attenzione agli ambiti emergenti della tecnologia come i big data, l’internet delle cose, le biotecnologie e la robotica.
    Ecco di seguito le misure del piano Industria 4.0 sull’agricoltura:

    • Accesso delle imprese agricole, contoterzisti e agroindustria alle misure di sostegno agli investimenti come iperammortamento al 250% e superammortamento per acquisto di tecnologie 4.0;
    • lavoro nero agricolturaInvestimenti per favorire l’accesso delle imprese alla banda ultralarga, in coordinamento con le risorse per tali infrastrutture comprese nei fondi europei agricoli;
    • Azzeramento del costo della garanzia primaria Ismea per le imprese agricole, attraverso un plafond dedicato nell’ambito del rifinanziamento del Fondo di Garanzia Mise;
    • Rilancio e estensione dei contratti di sviluppo anche per le imprese agricole e la filiera agroalimentare;
    • Potenziamento della ricerca agricola e agroalimentare con il Crea.

    Come dichiarato nella giornata odierna dal Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, il Governo punterà molto sull’agricoltura di precisione. “Vogliamo far crescere le tecnologie di precisione in agricoltura – ha sottolineato Martina – e arrivare al 10% delle superfici coltivate con queste innovazioni entro il 2021. Per lavorare immediatamente abbiamo convocato la filiera al Ministero per una prima riunione operativa il 28 settembre”. 



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:

    • Venerdì 30 settembre, dalle ore 9 alle 14, a Padova, presso la sala “Peppino Impastato” di Banca Etica, si svolgerà il corso di formazione “Il nuovo codice degli appalti”, organizzato da Legacoop Veneto, in collaborazione con Isfid Prisma e Rete Nazionale Servizi.

  • agricoltura lombardia

    La Regione Lombardia, attraverso il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, mette a disposizione 80 milioni di euro per le aziende agricole.

    L’obiettivo del piano è stimolare la competitività del settore agricolo, garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e contribuire alle azioni per il clima.
    Possono accedere ai contributi gli imprenditori individuali, le società agricole, di persone, capitali o in forma cooperativa. Ciascun progetto dovrà avere una spesa minima di 25mila euro per le imprese ubicate in zone svantaggiate e 50.000 per le imprese ubicate in zone non svantaggiate.
    L’importo massimo del contributo sarà invece di 3 milioni di euro per ogni domanda e 6 milioni di euro per tutto il periodo 2014-2020.
    Gli interventi ammissibili sono i seguenti:

    • opere di miglioramento fondiario di natura straordinaria come la costruzione, ristrutturazione, restauro o risanamento conservativo di fabbricati rurali;
    • impianto e/o reimpianto di colture arboree specializzate pluriennali e di piccoli frutti;
    • adeguamento impiantistico, igienico sanitario e per la sicurezza dei lavoratori;
    • acquisto e/o realizzazione di impianti e acquisto di dotazioni fisse per la produzione, lavorazione e conservazione dei prodotti aziendali e la trasformazione e commercializzazione diretta dei prodotti;
    • acquisto di nuove macchine e attrezzature.

    Degli 80 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Lombardia, 20 saranno destinati ad “azioni di montagna” e 60 ad “azioni non di montagna”.
    Le domande dovranno essere presentate entro le 12:00 del 23 settembre 2016. Sul sito della direzione generale agricoltura della Regione Lombardia trovate tutti i bandi.


  • cyberbullismo-legge

    Nella giornata di ieri la Camera dei Deputati ha approvato con 242 sì, 73 no e 48 astensioni la legge sulla Tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo. 

    Il provvedimento è stato profondamente cambiato rispetto alla prima lettura effettuata in Senato, stravolgendo sia i contenuti che la ratio della proposta di legge originaria di Elena Ferrara, senatrice del PD. Si è passati da una legge che cercava di prevenire il fenomeno del cyberbullismo attraverso campagne di sensibilizzazione, cyberbullismo-leggespecie sui minori, ad un testo incentrato sull’aspetto repressivo e sanzionatorio, senza in realtà porre dei seri rimedi al fenomeno.
    L’articolo 1 definisce il bullismo come “l’aggressione e la molestia reiterate con uno squilibrio di potere, a danno di una o più vittime percepite come più vulnerabili, anche al fine di provocare in esse sentimenti di ansia, timore, o di isolamento ed emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio e all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, anche aventi per oggetto la razza, il genere, l’origine etnica, la disabilità, l’età, l’orientamento sessuale o politico, la lingua, l’aspetto fisico, le condizioni personali e sociali della vittima“. Per cyberbullismo si intende, invece, qualunque comportamento o atto reiterato fra quelli sopra citati e commesso attraverso l’utilizzo di strumenti elettronici e internet. 

    L’articolo 2, invece, è quello più controverso. Viene stabilito, infatti, che chi è vittima di aggressione o molestia online tale da provocare uno stato d’ansia può richiedere al gestore del sito internet, blog o del social media di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Se il gestore non provvede entro 48 ore sarà il Garante per la privacy ad intervenire entro le 48 ore successive, potendo comminare al gestore multe fino a 100mila euro.
    Qui si pongono diversi questioni sia sull’efficacia della misura che su una possibile limitazione al diritto di opinione.
    Il Garante per la privacy non può intervenire su gestori che hanno la propria sede all’estero, quindi poco potrà fare sui contenuti presenti su Facebook, WhatsApp e YouTube che sono gli strumenti più utilizzati per diffondere materiale offensivo o derisorio nei confronti di una persona.
    Quelli che verranno maggiormente colpiti saranno invece i siti internet ed i blog che in futuro, qualora la legge dovesse essere approvata senza modifiche in Senato, saranno costretti a rimuovere dei contenuti per evitare sanzioni potenzialmente devastanti per la propria attività.
    Il rischio, dunque, è di favorire la censura, dando modo a chi si sente in qualche modo diffamato e offeso di costringere i siti internet a rimuovere i contenuti senza che venga verificata la loro veridicità. I blogger, spinti dalla paura di una multa incombente, si guarderanno bene da pubblicare contenuti derisori su esponenti politici o aziende dal forte potere economico.
    Non sono mancate le critiche al provvedimento. Una delle più autorevoli è quella di Cory Doctorow, giornalista e blogger canadese esperto di diritti digitali e sicurezza informatica. L’auspicio è che la legge possa essere cambiata in maniera sostanziale in seconda lettura in Senato per evitare che venga approvato un testo che limita di fatto la libertà di opinione e penalizza fortemente i piccoli blog.


  • coop-up-in

    Cooperation as Open Innovation è questo il tema principale di CoopUp In, il percorso di formazione pratica e di co-progettazione lanciato da Irecoop e sostenuto da Confcooperative Emilia Romagna.

    Oggi, a Bologna, si è svolto il primo dei cinque laboratori pubblici che vedranno i cooperatori alle prese con i principali strumenti di open innovation. L’obiettivo coop-up-indel percorso formativo è proprio diffondere tra i cooperatori la cultura dell’innovazione e attivare all’interno delle cooperative alcune modalità innovative di erogare servizi.
    Nella giornata odierna, ad esempio, i partecipanti hanno appreso le tecniche principali per dare vita ad un hackaton ascoltando le esperienze di Carlo Boccazzi di Hackability ed Alice Cubeddu di Ecosphera Coop. In un secondo momento i presenti hanno simulato un hackaton su come rendere sostenibile un terreno confiscato alla mafia rendendolo disponibile alla comunità locale.
    Campagne innovative di comunicazione, call for ideas, incubatori interni e reportistica di impatto saranno le tematiche dei prossimi appuntamenti. Sul sito dell’iniziativa trovate tutte le informazioni su come partecipare ai laboratori che si concluderanno nel mese di dicembre e rivolti principalmente ai cooperatori aderenti a Confcooperative Emilia Romagna.
    Il prossimo appuntamento sarà l’11 ottobre a Ravenna, seguito dall’8 novembre a Parma e dal 6 dicembre a Reggio Emilia.