• coltivare il futuro ferrocinto

    Con un assegno da 66 miliardi di euro (compreso il debito) Bayer compra Monsanto, in un’operazione di fusione che è destinata a rivoluzionare il mondo agrochimico. 

    Vengono messi insieme due veri e propri colossi dei rispettivi comparti. Bayer è uno dei principali player del settore chimico farmaceutico con un fatturato di 46 miliardi (dati 2015); Monsanto, invece, è una delle aziende leader dell’agrochimica grazie alla produzione di biotecnologie agrarie e OGM.
    coltivare il futuro ferrocintoProprio l’applicazione delle nuove tecnologie alle sementi ha rivoluzionato l’agricoltura, garantendo certamente maggiore efficienza ma ponendo diversi problemi sulla salubrità dei prodotti agricoli.
    I tempi migliori di questo comparto, però, sembrano passati. Negli ultimi anni l’agricoltura sta vivendo il crollo dei prezzi delle materie prime e di conseguenza del reddito degli agricoltori, che faticano così a sostenere i costi delle biotecnologie più innovative.
    Ci sono state, inoltre, diverse fusioni tra i maggiori competitors di Monsanto che hanno messo in seria difficoltà la multinazionale americana, dopo che lei stessa nel 2015 aveva provato ad acquisire una delle principali aziende rivali, la svizzera Syngenta. Il tentativo non è andato a buon fine, ma ha innescato un vortice di acquisizioni tra le altre aziende che ha posto Monsanto in pochi mesi in una posizione di debolezza sul mercato, costringendola di fatto ad accettare, dopo mesi di tira e molla, l’offerta di Bayer.

    Ecco perché la scelta del neo presidente di Bayer, Werner Baumann, di investire in questo settore appare rischiosa oltre che dispendiosa (si tratta della più grande acquisizione aziendale da parte di una società tedesca all’estero). La certezza è che Bayer, adesso, diventerà leader del settore in Europa, Stati Uniti e Asia, detenendo il 30% del mercato.
    Per questo motivo, prima dell’ufficialità, dovremo attendere il parere delle autorità per la concorrenza (i vertici di Bayer pare abbiano avuto delle rassicurazioni in merito). L’azienda tedesca prevede che di qui al 2050 la popolazione mondiale crescerà di ben 3 miliardi di persone e che sarà necessario, dunque, sviluppare nuove tecnologie per sostenere la crescita di fabbisogno alimentare.
    Il nuovo colosso dovrà fare i conti, però, con la maggiore attenzione da parte dei consumatori all’agricoltura sostenibile e con la diffidenza verso gli alimenti geneticamente modificati. Sarà, dunque, una sfida non banale da portare a casa.



  • le novità della legge sul lavoro autonomo

    Il mondo del non profit necessita di competenze manageriali specifiche per potere applicare le pratiche di innovazione sociale emergenti. 

    Per questo motivo l’Università Bicocca di Milano, in collaborazione con il Gruppo Cooperativo Cgm e la Scuola di startup-notaioEconomia Civile, lancia un corso di perfezionamento in “Management per l’innovazione sociale nel non profit: la prospettiva dell’Economia civile”. 
    Il corso è rivolto a tutti i laureati interessati a lavorare nel Terzo settore e a chi lavora già all’interno di cooperative, onlus, fondazioni, imprese sociali e associazioni e ha bisogno di sviluppare le proprie competenze manageriali in questo ambito. 
    Il percorso formativo fornirà conoscenze e competenze nel campo dell’economia civile, oltre ai fondamenti giuridici riguardanti il Terzo Settore. 
    Ci saranno ovviamente dei moduli sull’innovazione sociale e altri sulla gestione dell’impresa sociale, sui modelli di progettazione sociale e le metodologie di fundraising.

    Le lezioni si svolgeranno il venerdì ed il sabato a settimane alterne, per un totale di 196 ore in aula più uno stage obbligatorio della durata minima di 100 ore. 
    Il corso inizierà a novembre 2016 per poi concludersi ad ottobre 2017. I partecipanti saranno chiamati a svolgere un esame per verificare le competenze acquisite che si svolgerà a giugno 2017 e a presentare una tesina conclusiva. Le domande di partecipazione devono essere presentate entro il 14 ottobre. 
    Il costo del corso di perfezionamento è di 2.000 euro. 
    Sulla pagina Facebook dell’iniziativa trovate una serie di interviste ed approfondimenti sulle tematicheche  verranno affrontate durante il corso e che potranno esservi utili per comprendere al meglio le sue finalità.  


  • roma cultura

    Partirà ufficialmente domani, alle ore 12, Cultura Crea, il bando promosso dal Ministero dei Beni Culturali e gestito da Invitalia, che metta a disposizione 114 milioni di euro per le startup, le imprese e gli enti del Terzo Settore operanti nel campo della creatività culturale e del turismo con sede in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

    Vi ricordiamo che i fondi verranno assegnati attraverso la procedura a sportello, quindi è fondamentale presentare la domanda il prima possibile. La dotazione finanziaria di 114 milioni di euro non dovrebbe però portare ad un rapido esaurimento delle risorse.
    roma culturaL’obiettivo del bando è al contempo favorire la nascita di startup (investiti 42 milioni di euro) ed organizzazioni del Terzo Settore attive nella filiera culturale e turistica (27 milioni) e sviluppare gli enti già esistenti (38 milioni). Nello specifico per la nascita di nuove imprese sono previsti finanziamenti a tasso zero fino al 40% delle spese più un contributo a fondo perduto fino al 40% delle spese, mentre per le aziende già esistenti viene erogato un finanziamento a tasso zero fino al 60% delle spese più un contributo a fondo perduto fino al 20% delle spese.
    Come ha sottolineato oggi il portale Vita, però, l’avviso non consente la partecipazione delle associazioni culturali che, specie al Sud, rappresentano i principali promotori di cultura sui territori, gestendo sovente risorse pubbliche.
    Per presentare la domanda dovrete registrarvi ai servizi online di Invitalia e poi accedere all’area riservata del sito dove potrete compilare la domanda.
    Vi consigliamo, infine, di leggere tutta la modulistica ed una sintetica ma esaustiva guida al programma di incentivi.

    AGGIORNAMENTO: Da oggi, alle ore 12, potrete inviare le domande per partecipare al bando Cultura Crea. Se non vi siete ancora iscritti ai servizi online di Invitalia potete effettuare adesso la registrazione e poi presentare la domanda accedendo con le vostre credenziali all’area riservata.


  • embargo russia

    È entrata in vigore oggi la legge contro gli sprechi alimentari che consentirà ad aziende, ristoranti e supermercati di donare avanzi alimentari e farmaci in maniera più semplice, beneficiando anche di agevolazioni fiscali. 

    Ogni anno in Italia si gettano 10 milioni di tonnellate di cibo ancora commestibile per un valore complessivo di 13 miliardi di euro. Nei mesi scorsi anche la Francia si è dotata di una legge antisprechi, prevedendo forti sanzioni per chi spreca, con multe fino a 75.000 euro e addirittura la reclusione.
    L’Italia non punterà sull’aspetto sanzionatorio, cercherà al contrario di responsabilizzare i cittadini e di favorire le donazioni attraverso agevolazioni fiscali e embargo russiasemplificazioni burocratiche.
    Per sensibilizzare i cittadini su questa tematica, ad esempio, verranno mandati in onda sulla Rai una serie di campagne e programmi educativi. I ristoranti, inoltre, verranno dotati della cosiddetta “family bag” ovvero una busta per portare a casa il cibo avanzato al ristorante.
    Se i cittadini saranno chiamati ad atti di responsabilità, sia a casa che fuori, lo stesso discorso vale per aziende e ristoranti. Il provvedimento legislativo prevede degli incentivi fiscali e meno tasse per chi dona cibo e medicinali, con uno sconto, ad esempio, sulla TARI (tassa sui rifiuti) in base alla quantità di alimenti donati.

    Una delle principali caratteristiche della legge è l’abbattimento degli impedimenti burocratici. Tutte le donazioni fino ad un valore di massimo di 15.000 euro (il precedente limite era di 5.000 euro) non avranno bisogno più della dichiarazione preventiva cinque giorni prima della donazione.
    Basterà effettuare a fine mese una rendicontazione ed inviarla telematicamente agli uffici dell’amministrazione finanziaria, indicando data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni ed il valore complessivo di questi ultimi.
    Le donazioni potranno essere effettuate ad onlus e enti pubblici costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche, i quali provvederanno a cedere a titolo gratuito i beni agli indigenti e, in caso di inidoneità all’uso umano, verranno destinati per l’alimentazione degli animali o per il compostaggio.
    La legge stabilisce anche quali tipo di beni possono essere donati, distinguendo tra:

    • spreco alimentare: l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti;
    • eccedenze alimentari: i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).

    Viene consentita la donazione anche oltre il termine minimo di conservazione, ovvero la data fino alla quale un prodotto mantiene le sue proprietà specifiche, a patto che siano garantite l’integrità dell’imballaggio ed idonee condizioni di conservazione. Si cercherà inoltre di incentivare il riutilizzo dei beni alimentari confiscati, dando priorità agli indigenti.



  • latte accordo

    È possibile pagare il latte alla stalla ad un prezzo del 30% superiore a quello applicato nelle altre fattorie regionali?

    Il caseificio piemontese Alta Valsesia di Piode dimostra che si può fare, nonostante l’intero comparto stia vivendo un grave momento di difficoltà. Il quotidiano latte accordoLa Repubblica racconta l’esperienza virtuosa di questa cooperativa che raggruppa 36 produttori, tutti situati in zone montane.
    Il caseificio è nato nel 1956 e per 60 anni ha mantenuto metodi artigianali di produzione del latte bovino.
    Come quasi tutte le imprese lattiero-casearie, anche l’Alta Valsesia di Piode ha deciso di puntare sulla diversificazione produttiva, concentrandosi anche sulla produzione di formaggi freschi, yogurt e diventando fornitrice di alcune gelaterie della zona.

    In un momento di crollo dei consumi del comparto, è fondamentale valutare altre opzioni e rimane coerenti con se stessi e con le proprie scelte aziendali. Una di queste è proprio quella di remunerare al meglio i propri soci.
    Oggi il prezzo medio del latte alla stalla si aggira sui 28 centesimi, i conferitori dell’Alta Valsesia di Piode ricevono invece 40 centesimi al litro.
    “Noi siamo una cooperativa con nove dipendenti ed un milione e mezzo di fatturato, – spiega a La Repubblica Raffaella Cattarelli, presidente della cooperativa agricola che gestisce il caseificio – i nostri soci hanno deciso di impostare in questo modo la filiera del compenso. Comunque non regaliamo niente: l’allevamento in montagna ha costi molto diversi rispetto alla pianura e 40 centesimi al litro sono il giusto prezzo per un prodotto che punti sulla qualità“.
    Il caseificio Alta Valsesia di Piode, puntando sulla qualità, sul territorio e sulla massima remunerazione dei soci, rappresenta al meglio lo spirito cooperativo; un mondo, quello delle coop, che dà il meglio di sé nei momenti più difficili come quello che sta vivendo il settore lattiero caseario.


  • italia-4-0

    Sarà presentato con ogni probabilità il 21 settembre “Italia 4.0”, il piano del Ministero dello Sviluppo Economico per aumentare gli investimenti nel comparto industriale. 

    In questi giorni i tecnici del Governo stanno discutendo i dettagli del provvedimento. Al momento si parla di investimenti per 10 miliardi nel settore industriale e 7 in ricerca e sviluppo, che si andranno ad aggiungere ai 7,5 miliardi già stanziati per il piano banda ultralarga.
    italia-4-0Secondo Palazzo Chigi il piano dovrebbe portare ad un aumento degli investimenti privati da 80 a 90 miliardi l’anno e far aumentare la spesa privata in ricerca e sviluppo da 13 a 20 miliardi di euro.
    Sono tre i pilastri dell’intervento:

    • incentivi alle imprese ed investimenti innovativi: dovrebbero essere, innanzitutto, confermati alcuni incentivi come il super-ammortamento al 140% per i beni strumentali delle imprese del Mezzogiorno; verrà inoltre ricapitalizzato con 900 milioni il Fondo di garanzia per le Pmi, rifinanziata con 100 milioni la “Nuova Sabatini” e saranno investiti 2 miliardi di euro fino al 2020 per rafforzare il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo.
      Tra gli obiettivi del Piano c’è anche quello di supportare gli investimenti privati in startup ed imprese innovative. Ci saranno, ad esempio, detrazioni fino al 30% per chi investe fino ad un milione di euro nelle startup e verrà attivato un Fondo per le startup dei big data, internet delle cose, fintech ed intelligenza artificiale.
    • infrastrutture: in questo ambito rientra il piano bando ultralarga, già approvato nei mesi scorsi dal Governo, ma che fatica ancora  a diventare operativo. L’esecutivo ha in mente una serie di agevolazioni per facilitare gli investimenti dei privati nelle cosiddette “aree grigie“, ovvero quelle zone che si trovano a metà tra le zone a fallimento di mercato, per le quali lo Stato ha già investito 3 miliardi di euro, e le aree nere, dove sono già intervenuti i privati.
      Nelle aree grigie ci sono più del 65% delle imprese italiane, quindi sarà fondamentale trovare un meccanismo per dotare anche queste zone della banda ultralarga. L’obiettivo è arrivare al 2020 con il 100% delle aziende coperto con banda ultralarga a 30 megabit/secondo ed il 50% a 100 mega.
    • ricerca e sviluppo: investimenti importanti anche per la formazione degli studenti, con particolare attenzione alle competenze digitali nelle scuole.
      Saranno finanziati nuovi corsi universitari e master sull’Industria 4.0 e 900 dottorati di ricerca specializzati.

  • patrol-line

    Si chiama Patrol Line, ha sede ad Albavilla in provincia di Como, ed è uno dei tanti esempi di workers buyout che stanno riscattando il mondo imprenditoriale italiano. 

    Oggi, sulle pagine del Corriere della Sera, viene raccontata la storia di questa impresa lombarda, specializzata nella produzione di anti-furti, che in pochissimi giorni è riuscita a risollevarsi dal baratro del fallimento e a ripartire con una nuova forma giuridica, nuovi soci ed un capitale di diversa entità.
    patrol-lineA inizio marzo 2015 la proprietà ha fatto sapere ai propri dipendenti di avere intenzione di chiudere l’azienda. Alla fine del mese i dipendenti si erano già organizzati per dare una vita ad una cooperativa con l’aiuto di Confcooperative Insubria.
    In questa sede vi abbiamo raccontato tante esperienze simili a quelle della Patrol Line: la Berti di Tessera, la WBO Italcables ed il Birrificio Messina  sono tutti workers buyout, ovvero cooperative nate dalle ceneri di un’azienda fallita e ricostruite sotto l’impulso dei lavoratori.
    Sono gli ex dipendenti a mettere le risorse necessaria per far ripartire l’impresa. Nel caso di Patrol Line, come riporta il Corriere della Sera, i lavoratori hanno utilizzato le liquidazioni, gli anticipi di disoccupazione ed i propri risparmi.
    In meno di un anno, raccontano i soci lavoratori della coop Patrol Line, sono riusciti a tenere il marchio e a far registrare degli utili, mantenendo i rapporti con i clienti ed ampliando l’attività all’estero. Vengono prodotti 500 antifurti per moto al giorno e 2.500 trasformatori al mese che sono venduti anche in Sud America, Tunisia, Marocco e Nord Europa.
    Se c’è, dunque, una forma d’impresa resiliente alla crisi, è certamente quella cooperativa, lo dicono i dati ed i lavoratori stessi.


  • twitter

    140 caratteri sono troppo pochi, soprattutto se volete inserire un’immagine o rispondere ad altri utenti? Twitter ha pensato di venirvi incontro apportando alcune modifiche per allungare i vostri cinguettii. 

    Nei mesi scorsi vi abbiamo parlato dell’intenzione del celebre social media di incorporare link, immagini, video e sondaggi all’interno dei 140 caratteri di un twittertweet. Secondo indiscrezioni raccolte dal portale tecnologico The Verge, a partire da lunedì 19 settembre dovrebbero essere attive le novità annunciate.
    Non è ancora chiaro, però, se saranno implementate tutte insieme o se verranno diluite nel tempo.
    Vi ricordiamo, in sintesi, cosa cambierà:

    • link, immagini, video, sondaggi e gif non occuperanno più alcun carattere. Allo stato attuale i link occupano 23 caratteri e le foto 24, limitando così la possibilità di interazione ed espressione. Problemi di questo tipo si pongono durante i live tweeting, ovvero quando l’utilizzo delle immagini è fondamentale per arricchire il racconto di un evento ma quei 24 caratteri “occupati” dalla foto rendono il lavoro più difficile.
      L’intento di Twitter è aumentare il numero di contenuti extra-testuali, dal momento che i tweet con immagini e video sono quelli più visualizzati.
    • rispondere ad un tweet menzionando un altro utente non vi farà più perdere 7 caratteri come avviene adesso. Questa novità sarà particolarmente utile quando sarete coinvolti in discussioni con più utenti e renderà Twitter molto più interattivo e più facile da utilizzare, avvicinandolo così ad altri social network, come Facebook, dove l’interazione è la base del successo.
      Il nome dell’utente verrà, invece, conteggiato nei 140 caratteri quando sarete voi a menzionarlo manualmente.
    • sarà possibile menzionare un utente all’inizio di un tweet e fare comparire quest’ultimo sulla timeline dei propri followers. Se oggi vedete alcuni tweet iniziare con la dizione .@nomeutente è per rendere il cinguettìo visibile a tutti. Già adesso, invece, è possibile ritwittare i propri tweet.


  • Le notizie del giorno di CoopTG:

    Gli appuntamenti:

    • Il 15-16 settembre a Riva del Garda (Trento) si svolgerà la quattordicesima edizione del Workshop su “Impresa Sociale: Equità e Sostenibilità in uno scenario diseguale”, organizzato da Iris Network.

     

     


  • intelligenza artificiale

    L’intelligenza artificiale è diventata ormai un cuore pulsante dell’economia mondiale con buona pace dei catastrofisti che prevedevano un futuro dominato dai robot. 

    Oggi le macchine intelligenti sono sempre di più ed interagiscono in maniera proficua con gli uomini, comprendendo il loro linguaggio e svolgendo azioni complesse.
    intelligenza artificialeNon sono solo le grandi aziende ad investire nell’intelligenza artificiale, ma anche le startup. Si sta formando, pure in Italia, un universo tecnologico ad alto contenuto innovativo sostenuto da investitori privati e pubblici (sono in arrivo risorse per l’Industria 4.0 nella prossima Legge di Stabilità).
    Nei giorni scorsi abbiamo parlato di Barcamper Ventures, il fondo di Primomiglio SGR per le startup tecnologiche, che ha raccolto 30 milioni di euro da investire nelle imprese attive nel campo della Blockchain, dell’Intelligenza artificiale, dell’Industry 4.0, del Fintech e del 3D Printing.
    I dati forniti da Il Sole 24 Ore confermano l’impressionante crescita del settore dell’intelligenza artificiale in termini di investimenti a livello mondiale. Siamo passati, infatti, dai 282 milioni di dollari del 2011 ai 2,4 miliardi del 2015. Il 48% degli accordi di finanziamento stipulati nel 2015 sono stati di tipo seed ed il 30% del denaro investito nel 2015 è stato per round di finanziamento D ed E (contro il 12% del 2014).
    Se il ritmo di crescita sarà questo, la cosiddetta quarta rivoluzione industriale potrà dirsi realmente compiuta.