• garanzia giovani calabria

    Nel secondo trimestre 2016 ci sono 223mila occupati giovani di 15-34 anni in più rispetto ad un anno fa. 

    La nota dell’Istat, pubblicata oggi, svela alcune tendenze positive che riguardano in particolare i giovani e i cosiddetti “scoraggiati”. Oltre al numero degli occupati, uno dei garanzia giovani calabriaproblemi più rilevanti del mercato del lavoro italiano è l’alto numero di persone che non solo non lavorano, ma neppure lo cercano.
    All’interno della categoria degli “scoraggiati” annoveriamo tantissimi giovani, per colpa di un sistema di politiche attive per il lavoro enormemente deficitario.
    Le ultime rilevazioni dell’istituto di statistica lasciano, però, intravedere qualche spiraglio sereno. L’aumento del numero di giovani occupati porta con sé infatti anche il calo dei Neet (Not in Education, Employment or Training) stimato in -252 mila unità.
    Tale rendimento positivo è attribuibile in parte al programma Garanzia Giovani che, nonostante le enormi falle nel sistema, rilevate e discusse più volte, ha avuto comunque il merito di riattivare i giovani nella ricerca di un’occupazione.

    Una tendenza confermata dai dati sull’inattività. Nel secondo trimestre del 2016 sono più di 13 milioni gli inattivi, in calo dell’1,6% rispetto al trimestre precedente e del 3,5% su base annua. Il tasso di inattività si attesta sul 35,1% (-0,5% a livello congiunturale e -1,1% a livello tendenziale).
    In generale, rileva l’Istat,  le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5% sul trimestre precedente e del 2,1% su base annua, con una variazione positiva del 5% del comparto agricolo.
    L’occupazione complessiva, inoltre, cresce in modo sostenuto rispetto al trimestre precedente (+0,8%, 189 mila). La variazione positiva riguarda tutte le tipologie: i dipendenti a tempo indeterminato (+0,3%), quelli a termine (+3,2%) e gli indipendenti (+1,2%).


  • latte etichetta

    Negli ultimi cinque anni, in Italia, il consumo pro-capite di latte è diminuito del 24% mentre sono cresciute a dismisura le vendite delle varianti a base vegetali. 

    Cambiano, dunque, le abitudini di consumo degli italiani e con esse anche le scelte delle aziende leader del settore. Una di queste è Granarolo, primo produttore latte etichettanazionale del comparto lattiero-caseario.
    Già da qualche anno l’azienda emiliana ha deciso di investire su prodotti collaterali al latte vaccino, con un’attenzione particolare al biologico.
    Come riportato nell’edizione odierna del Corriere Economia, Granarolo ha avviato la riconversione delle sue stalle al biologico con l’obiettivo di diventare il primo produttore nazionale di latte bio.
    Gli italiani non si fidano più della provenienza del latte e, a causa delle frequenti intolleranze alimentari, optano per prodotti ad alta digeribilità o per il latte vegetale.

    Quest’ultimo rappresenta un mercato da 187 milioni di euro e nel 2015 ha visto una crescita del 17%.
    Se il comparto del latte fresco soffre, dunque, non si può dire lo stesso per le altre specialità. Granarolo ha deciso allora di investire nella diversificazione produttiva, puntando sui formaggi e sulle bevande a base vegetale come il latte di soia, di mandorle e di cocco.
    Per questo motivo recentemente il gruppo emiliano ha acquisito Conbio, azienda leader in questa fetta di mercato. Come dichiarato al Corriere Economia da Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo, la coop emiliana punta ad incrementare rapidamente il fatturato fatto registrare in questa specifica area, che ammonta già a 25 milioni di euro.
    Tra gli obiettivi dell’azienda c’è anche quello di creare una piattaforma di specialità tipiche italiane da vendere in tutto il mondo. In questo senso vanno le acquisizioni effettuate in Nuova Zelanda, Stati Uniti, Svezia o Svizzera, che consentiranno di incrementare in maniera cospicua le proprie esportazioni, passate già dal 4% al 16% in soli due anni.


  • istat lavoro

    Le comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro rilevano un dato che farà certamente discutere, soprattutto a livello politico.

    Nel secondo trimestre del 2016 ci sono stati 221.186 licenziamenti, ben 15.264 in più rispetto al secondo trimestre del 2015. Le nuove regole sul mercato del istat lavorolavoro, soprattutto la modifica dell’articolo 18, hanno certamente svolto un ruolo di primo piano.
    Non è un caso che molte delle cessazioni siano state promosse dai datori di lavoro. Quest’ultima categoria, infatti, è in un aumento dell’8,1%, mentre le cessazioni richieste dal lavoratore sono in forte calo (-24,9%).
    Diminuiscono soprattutto le dimissioni (293.814, -23,9%) ed i pensionamenti (13.924, -41,4%).
    In generale, nel periodo preso in considerazione ci sono state 2,19 milioni di cessazioni. La maggior parte di esse è avvenuta per la fine dei contratti a tempo determinato, ma ci sono comunque molti rapporti di lavoro terminati prematuramente per decisione unilaterale del datore di lavoro.

    Questo è senza dubbio un dato che deve fare riflettere, nonostante non manchino alcuni segnali incoraggianti. Il saldo tra attivazioni e cessazioni, ad esempio, è positivo (2,45 milioni contro 2,19), così come aumentano, soprattutto per effetto del programma Garanzia Giovani, i nuovi contratti di apprendistato (+26,2%).
    Le notizie negative non si fermano però all’aumento dei licenziamenti. Nel secondo trimestre del 2016, infatti, sono diminuite le attivazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
    In questo arco tempo temporale registriamo 392.043 nuovi contratti stabili, con una variazione negativa del 29,4% rispetto allo stesso periodo del 2015. Su tale andamento incide il taglio degli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni stabili, portati dal 100% al 40% nell’ultima Legge di Stabilità.
    Il trend, da questo punto di vista, appare abbastanza chiaro: senza un processo di crescita più veloce ed un taglio del cuneo fiscale, le nuove assunzioni saranno determinate da incentivi di natura estemporanea, destinati a provocare solo effetti di breve periodo.


  • latte prezzo

    La Corte di Giustizia europea ha dato il via al procedimento contro l’Italia per il mancato rispetto del regime delle quote latte. 

    Le norme europee sul mercato lattiero-caseario sono state introdotto dalla comunità europea nel 1984 per risolvere il problema della sovra-produzione (il regime è terminato nel 2015). Ciascun Paese membro doveva produrre latte prezzouna quantità annua di latte predeterminata; in caso di superamento della soglia il Paese in questione era obbligato a far pagare una multa agli allevatori colpevoli di non aver rispettato i limiti.
    Secondo la Commissione, negli ultimi vent’anni, l’Italia ha versato nelle casse di Bruxelles 2,3 miliardi di euro per aver oltrepassato puntualmente ogni anno la quota stabilita. Di questi 2,3 miliardi, 1,7 non sono stati ancora rimborsati dai produttori che hanno compiuto la violazione. Per questo l’Italia è accusata di inadempimento, per non aver assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte e per avere così violato la libera concorrenza.

    Nel 2013 Bruxelles ha messo in mora il nostro Paese e successivamente ha avviato una procedura d’infrazione nei suoi confronti. Non avendo rilevato alcun passo in avanti dell’Italia nel processo di recupero, la Commissione Europea ha deferito l’Italia, portandola difront alla Corte di Giustizia europea, dove ci sarà l’ultimo atto di questa vicenda.
    Qualora, come probabile, i giudici dovessero dare ragione alla Commissione, il nostro Paese rischia delle sanzioni molto pesanti.


  • bando isi agricoltura 2016

    Intesa San Paolo e Copagri hanno firmato ieri un accordo per il sostegno alle imprese agricole attraverso una serie di strumenti di natura finanziaria e non solo. 

    Nello specifico le due organizzazioni garantiranno:

    • strumenti di supporto specialistico;
    • investimenti destinati alla valorizzazione e allo sviluppo delle filiere produttive agricole e forestali del territorio;
    • accesso ai fondi Psr;
    • anticipazioni ai contributi Pac e acquisto dei terreni;
    • sostegno all’e-commerce e al matching tra imprese.

    L’accordo prevede l’erogazione di crediti specifici per le imprese agricole, agevolando così l’accesso al credito delle aziende attive in questo comparto.
    bando isi agricoltura 2016“Un credito specializzato, maggiore liquidità e semplicità nell’accesso al sistema bancario sono oggi strumenti indispensabili per permettere alle aziende agricole di essere competitive non solo sul mercato nazionale, ma soprattutto per vincere le sfide dell’export – ha dichiarato il presidente di Copagri Franco Verrascina – La convenzione siglata con Intesa Sanpaolo va esattamente in questa direzione. Vogliamo offrire ai nostri associati la possibilità di usufruire di finanziamenti dedicati in base alle singole esigenze produttive, consulenze esperte e mirate alle specificità del settore agricolo e soprattutto il supporto finanziario di un ente solido come Intesa Sanpaolo”.

    Non ci saranno, però, solo strumenti di natura finanziaria. Gli altri due pilastri dell’accordo sono la consulenza e la formazione.
    Intesa San Paolo e Copagri metteranno a disposizione delle aziende un team di consulenti che avrà il compito di seguire le imprese nel loro sviluppo, aiutandole ad intraprendere un percorso di internazionalizzazione.
    Per quanto riguarda, invece, la formazione, verrà lanciato il programma formativo “Think Green” che fornirà agli imprenditori agricoli una serie di conoscenze sulle evoluzioni recenti del mondo agricolo.


  • smart working

    Gli italiani sono sempre più poveri e più vecchi. La crescita delle diseguaglianze economiche e sociali, la disoccupazione elevata e l’invecchiamento demografico sono problemi reali, confermati dall’Istat e da tanti altri studi in questi campi. 
    Anche il Rapporto Coop 2016 evidenzia tali problematiche, ma mette in luce anche altri aspetti che servono a rendere più completo il quadro sugli italiani, la loro situazione economica le loro scelte di consumo.

    Dall’indagine emerge, ad esempio, che il consumatore italiano è estremamente attento alla linea (siamo i più magri d’Europa), alla salubrità degli alimenti e a smart workingtutto ciò che è eco-sostenibile.
    Prediligiamo il cibo più salutare, basti pensare che negli ultimi sei anni i consumi di carne rossa sono diminuiti del 13% e c’è da credere che siano destinati a diminuire ulteriormente dopo l’allarme dell’Oms; di converso ci avviciniamo sempre di più al cibo etnico (+8% nei primi sei mesi del 2016) e preferiamo lo zucchero di canna a quello raffinato, ingredienti come lo zenzero ed il cibo bio, la cui crescita sfiora la doppia cifra.
    Le tematiche della salute e della sostenibilità ambientale sono diventate, dunque, all’ordine del giorno nel nostro Paese e porteranno di qui ai prossimi anni ad un radicale cambiamento nelle scelte dei consumatori, sempre più attenti alla provenienza del cibo (siamo quelli che guardano di più le etichette) piuttosto che al prezzo.

    Ma c’è un aspetto aspetto che contraddistingue gli italiani ed è la tecnologia. Nonostante il digital divide sia ancora un problema di assoluto rilievo, che abbraccia soprattutto la sfera economica, il consumatore nostrano è tra i più smart ed innovativi d’Europa.
    Nel 2015 sono stati venduti in Italia ben 15 milioni di smartphone (solo i giapponesi utilizzano il cellulare più di noi) e 100.000 droni.
    Più volte in questa sede abbiamo sottolineato come l’Internet delle cose e la sharing economy possano diventare (con le dovute eccezioni e la giusta regolamentazione) due risorse per il nostro Paese. Lo pensano evidentemente anche gli italiani. Siamo primi in Europa, infatti, nell’uso delle piattaforme di sharing economy (5% degli italiani), dichiarandoci aperti a nuove forme di produzione del valore e di condivisione delle risorse.
    In questo momento in Italia sono attive 120 piattaforme di economia collaborativa, utilizzate da 3 milioni di cittadini ed il 30% degli intervistati dichiara di voler sperimentare nei prossimi mesi una delle piattaforme operative nel nostro Paese.


  • poletti legacoop

    Il Sostegno di inclusione attiva è una misura di lotta alla povertà adottata nel 2013 dal Enrico Giovannini, allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo Letta.

    In questi anni è stata portata avanti la sperimentazione in undici grandi città italiane (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, poletti legacoopTorino, Venezia e Verona), prima di entrare in vigore su larga scala a partire dallo scorso 2 settembre.
    Si tratta di uno strumento di sostegno al reddito rivolto alle famiglie con un Isee inferiore a 3mila euro e con la presenza all’interno del nucleo familiare di un minore, di un disabile o di una donna in stato di gravidanza.
    Non potranno avere accesso al Sostegno di inclusione attiva quelle famiglie che percepiscono indennità previdenziali superiori a 600 euro o indennità di disoccupazione.

    Ciascun membro del nucleo familiare riceverà 80 euro, ma la misura potrà riguardare fino a massimo 5 membri della famiglia. Le risorse verranno accreditate ogni due mesi su una carta di pagamento, ricaricabile solo dallo Stato, che i beneficiari potranno utilizzare nei negozi alimentari, nei supermercati, nelle farmacie e per pagare le bollette di luce e gas.
    Per poter accedere alla misura bisognerà recarsi nel Comune di appartenenza, il quale provvederà ad inoltrare tutta la documentazione all’Inps; i richiedenti potranno anche rivolgersi ad un Caf. Se la domanda viene presentata entro il 31 ottobre, c’è la possibilità di avere il primo accreditamento già entro la fine del 2016.

    Come ci tiene a sottolineare il ministro Poletti, il Sostegno di inclusione attiva non è una misura meramente assistenziale, ma si pone come obiettivo quello di far uscire dalla condizione di povertà assoluta i soggetti coinvolti. Questi ultimi, infatti, oltre a ricevere la somma pattuita, dovranno seguire dei percorsi personalizzati di inserimento lavorativo con l’aiuto dei Centri per l’impiego, pena la perdita del sussidio.
    Per l’anno 2016 sono stati stanziati 750 milioni di euro, risorse che aumenteranno fino ad 1 miliardo nel 2017. Le stime parlano del coinvolgimento di 180-200mila famiglie. Il periodo di sperimentazione nelle grandi città, però, non è stato particolarmente positivo, sia per il basso numero di soggetti coinvolti che per la debolezza dei percorsi di inclusione attiva.
    Tra i possibili beneficiari, ad esempio, mancano i giovani senza famiglia o gli immigrati. Questi ultimi, infatti, sono ammessi solo se in possesso di carta di soggiorno.


  • gardini confcooperative

    Il mondo della cooperazione dà il proprio contributo a sostegno dei comuni del Centro Italia colpiti dal terremoto dello scorso 24 agosto, che ha causato fin qui, secondo il bilancio ufficiale, 296 vittime. 

    Nei giorni scorsi, Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, Fabiola Di Loreto, direttore generale di Confcooperative, Andrea Fora, Commissario di Confcooperative Lazio e Presidente Confcooperative Umbria e Bruna Rossetti, Presidente Confcooperative Lazio Nord, sono stati nei luoghi del sisma.
    gardini confcooperativeFabiola Di Loreto ha raccontato questa esperienza sul portale ufficiale di Confcooperative. I dirigenti cooperativi hanno potuto toccare con mano il senso di smarrimento della popolazione locale.
    Sentimenti negativi accompagnati, per fortuna, dalla solidarietà di tutta Italia che in questi giorni si sta prodigando per dare una mano a chi è senza una casa, un lavoro e ha perso parenti e amici.
    A Borgovelino, ad esempio, in provincia di Rieti, la cooperativa Velinia, specializzata nella produzione di castagne, ha allestito un centro di raccolta delle donazioni in arrivo da ogni parte d’Italia.

    Operazioni di sostegno che dovranno essere ancora più forti con l’arrivo della stagione invernale e quando, presumibilmente, l’onda mediatica dell’evento sparirà ed i cittadini delle zone colpite si sentiranno inevitabilmente più soli.
    “Non lasciamo nessuno da solo – ha dichiarato il presidente Gardini – soprattutto quando l’attenzione dei media comincerà a calare. Pienamente condivisibile il piano del governo sull’emergenza abitativa, senza dimenticare di rilanciare le attività economiche e produttive per un rapido ritorno alla normalità“.
    Confcooperative ha attivato un apposito conto-corrente per aiutare la popolazione del Centro Italia.
    Questi gli estremi bancari:
    – IBAN IT 62 T 08327 03221 000000004711 Banca e Agenzia: BANCA DI CREDITO COOPERATIVO  – AGENZIA 21 Denominazione del conto corrente: CONFEDERAZIONE COOPERATIVE ITALIANE
    Causale:  RACCOLTA FONDI DESTINATA ALLE POPOLAZIONI COLPITE DAL TERREMOTO DEL CENTRO ITALIA.

    È possibile inoltre inviare beni di prima necessità e quant’altro al centro di raccolta della cooperativa Velinia. Ecco i riferimenti della coop:

    – Via della Cooperazione, 2 – Borgovelino (RI) – Tel: 0746 578329 Fax: 0746 580335e-mail: info@coopvelinia.compresidente Saulli Aurelio 393.5447848.

    Anche Federcasse,  infine, la federazione delle Bcc italiane, ha attivato una raccolta fondi raggiungendo fin qui quota 308mila euro. La stessa Federcasse individuerà a breve i progetti verso i quali destinare le risorse raccolte. Le operazioni di donazioni sono semplici: basta scegliere qui l’importo da donare ed il circuito di riferimento.


  • limone bio

    Il mercato del biologico cresce ogni mese di più e con esso la disponibilità dei consumatori a pagare un prezzo maggiore per avere un prodotto non trattato ed in via definitiva più salutare. 

    limone bioLa conferma viene dal ThinkFresch, una monografia scritta in base ai dati del Monitor Ortofrutta di Agroter. Sono 13 milioni gli italiani che consumano un prodotto bio almeno una volta alla settimana e sono disposti anche a pagare il 15% in più rispetto ad un prodotto non bio.
    Segno evidente di un cambiamento prima di tutto culturale, che incide ovviamente sulla composizione degli acquisti. Oggi la sostenibilità, la sicurezza alimentare e la tutela della salute sono diventati tra i motori principali delle scelte degli italiani al supermercato.
    ThinkFresh esamina un altro aspetto interessante. Viene chiesto ai consumatori, a parità di condizioni tra prodotti bio e non bio, quale sarebbe il loro primo acquisto.

    Il 69% degli intervistati opterebbe per il limone. Quest’ultimo viene percepito, dunque, come il prodotto più trattato e potenzialmente più nocivo. Al secondo posto troviamo i mirtilli seguiti dalle fragole. Più indietro invece noci e frutta secca.
    Eppure, nonostante questa ed altre indagini mostrino come il consumatore sia disposto anche a pagare di più per l’ortofrutta biologica, nei grandi supermercati ci sono ancora pochi reparti dedicati alla frutta e alla verdura bio, soprattutto per carenza di spazi.
    Qualora il mercato del biologico dovesse continuare a crescere con questi ritmi (+20% le vendite nella Gdo nei primi cinque mesi del 2015), andranno ripensate alcune scelte strategiche delle grandi catene di distribuzione.


  • dettori barcamper ventures

    È partita la ieri la call di Barcamper Ventures, il fondo di Primomiglio SGR rivolto alle startup tecnologiche. 

    In questi mesi Barcamper Ventures ha raccolto 30 milioni di euro che ha deciso di destinare in programmi di accelerazione per le startup tecnologiche, dando la priorità alle imprese operanti nel campo della Blockchain, Intelligenza artificiale, Industry 4.0, Fintech e 3D Printing. 
    dettori barcamper venturesLa call si chiude il 2 ottobre. Le aziende selezionate avranno la possibilità di seguire un programma di accelerazione, con sede a Bologna, su business plan, piani operativi, funding e validazione dei modelli di business.
    La scelta di Barcamper Ventures è di sostenere imprese ad alto contenuto tecnologico, creando anche in Italia un circuito virtuoso che coinvolga finanza, imprese ed istituzioni. L’obiettivo dichiarato da Gianluca Dettori, Presidente di Primomiglio SGR, è di arrivare a raccogliere impegni per 50 milioni di euro nei prossimi dodici mesi.

    Sono previsti circa 200 investimenti nelle startup migliori del panorama digitale italiano. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi è fondamentale conoscere le startup italiane e farsi conoscere.
    A tal proposito Barcamper Ventures ha allestito un vero e proprio team di scouting che viaggia lungo tutto il territorio ed incontra gli aspiranti imprenditori, esaminando le loro idee d’impresa e dando loro consigli utili su come e cosa migliorare. Del resto il viaggio è l’aspetto principale dei Barcamper; Barcamper Ventures, nello specifico, ha percorso 75.000 km e ha incontrato più di 4.500 aspiranti startupper, affiancato più di 600 team e prodotto opportunità di investimento per oltre 26 milioni di euro.


  • microsoft

    Perché comprare Slack per 8 miliardi di dollari quando puoi optare per una soluzione interna?

    Devono averlo pensato anche i vertici di Microsoft prima di lavorare al nuovo progetto che punta a scalzare Slack nel settore delle app di messaggistica istantanea per microsoftgruppi di lavoro. Si chiama Skype Teams e verrà integrata con ogni probabilità nella suite di Office 365. Non c’è ancora una data certa sul lancio, pare però che per il primo periodo l’app sarà disponibile solamente per gli abbonati ad Office 365.
    Ma quali sono le funzioni di Skype Teams? Il nuovo servizio offre tantissime opportunità per chi lavora nella stessa azienda o è occupato nello stesso progetto.
    Ci sono tutte le funzioni di Slack con qualche aggiunta.

    Così come Slack, anche Skype Teams permetterà di aprire delle conversazioni con altri utenti, accedendo anche a dei canali separati all’interno dello stesso gruppo di lavoro. Microsoft offre, però, un’altra possibilità: quella di aprire delle chat per thread, ovvero delle conversazioni su un tema specifico lasciando un commento così come avviene su Facebook.
    Ci sarà spazio anche per le video-chiamate, i bot e la condivisione dei file, sfruttando l’integrazione con Office 365.
    Spazio, infine, allo svago grazie alla funzione The Fun Picker, che consentirà di condividere in maniera istantanea immagini, gif e meme.
    Probabilmente nei prossimi giorni Microsoft svelerà ulteriori dettagli sulla nuova app, ma appare evidente la linea adottata dal CEO Satya Nadella che sta investendo fortemente nel campo dei servizi, con un occhio di riguardo alle aziende.


  • federcoopesca

    Non tutti i consumatori sono in grado di riconoscere le diverse specie di pesce e di scoprire una frode alimentare. 

    Per aiutare i consumatori nell’acquisto dei prodotti ittici e per tutelare la concorrenza, Federcoopesca-Confcooperative, l’organizzazione di rappresentanza federcoopescadelle cooperative di pesca, ha lanciato l’App “Che pesce sono?“, realizzata in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole.
    La trovate già sia su Play Store che su App Store ed è scaricabile su tutti i dispositivi mobili. Funziona in maniera molto semplice.
    Per identificare il pesce che si trova davanti, l’utente dovrà rispondere ad una serie di domande che gli permetteranno di scoprire la denominazione scientifica e commerciale del prodotto, la taglia minima commercializzabile, i metodi di pesca, le caratteristiche morfologiche e le qualità nutrizionali.
    Il database dell’App contiene circa 30 specie di pesce tra quelli più diffusi sul mercato italiano.

    L’applicazione rientra in un piano più ampio del Mipaaf a tutela del Made in Italy contro le frodi alimentari e l’Italian Souding. Proprio domenica è stata annunciata la firma dell’accordo con Alibaba, una delle più grandi piattaforme di e-commerce a livello mondiale con oltre 430 milioni di utenti e che opera soprattutto sul mercato cinese. L’intesa agisce su due livelli: da una parte viene garantita la tutela dei prodotti del Made in Italy attraverso l’azione di una task force che segnala ad Alibaba i tentativi di frode. Entro 3 giorni dalla segnalazioni le inserzioni vengono rimosse e i venditori informati che stanno usurpando le indicazioni geografiche italiane.
    Sarà inoltre effettuata una massiccia campagna di promozione delle eccellenze italiane su Alibaba con delle giornate dedicate.
    Il nove settembre, ad esempio, sarà la giornata del vino, un evento al quale faranno seguito tanti altri, con l’obiettivo di promuovere le specialità italiane e di contrastare un fenomeno, quello dell’Italian Souding, che costa all’Italia diversi miliardi di euro.