• latte-yogurt

    I consumi di prodotti lattiero-caseari fanno registrare un rendimento altalenante. 

    I dati diffusi nel corso dell’assemblea annuale di Assolatte, l’associazione che raccoglie circa 200 aziende operanti nel comparto del latte, mostrano come il latte-yogurtsettore sia in grave difficoltà (più di 150mila stalle perse dal 1990 in poi) e come riesca a sopperire al periodo negativo grazie a prodotti quali lo yogurt, le mozzarelle ed i formaggi senza lattosio.
    Secondo le ultime elaborazioni, infatti, dal 2010 al 2015 è diminuito in misura notevole sia il consumo pro-capite di latte che quello di formaggi.
    L’Italia è recentemente diventata il settimo consumatore mondiale di derivati, dietro a Francia, Islanda, Finlandia, Germania, Estonia e Svizzera.
    Una posizione che stona se consideriamo che il nostro Paese è primo davanti ai francesi per numero di formaggi Dop (50 contro 45).
    I prodotti lattiero caseari italiani riscuotono un enorme successo all’estero: nel 2015 sono state vendute 360 mila tonnellate di prodotto che hanno portato a ricavi complessivi di 2,2 miliardi di euro.

    Il mercato interno, invece, deve fronteggiare la presenza di prodotti a basso costo proveniente dall’estero. Nel dettaglio a risentire della crisi della domanda interna sono soprattutto il latte fresco (-8%) e quello Uht (-5%).
    Le categorie di prodotto maggiormente vendute sono, invece, gli yogurt interi (+29%), i prodotti salutistici (+25) ed i latti fermentati light (+12,5%).
    Tra i formaggi, invece, bene le mozzarelle che vedono aumentare le proprie vendite del 2,2% su base annua, con la bufala che presenta una variazione positiva del 4,7%. Presentano, al contrario, un calo i formaggi a pasta dura (-2,3%).


  • crisi-italia

    Sono 1 milione e 500mila le famiglie in condizione di povertà assoluta e 4 milioni i singoli individui che percepiscono un reddito che li colloca in condizione di indigenza.

    A rivelarlo è Confcommercio che lancia un vero e proprio allarme povertà nel nostro Paese. La crisi economica ha fatto crescere in maniera esponenziale il numero di poveri: dal 2007 al 2014 le famiglie povere sono aumentate del 78,5% e rappresentano il 5,7% dei nuclei familiari italiani.
    crisi-italiaNon va meglio per i singoli individui in condizione di povertà, dati in crescita del 130% rispetto al 2014, tant’è che rappresentano addirittura il 7% della popolazione nazionale.
    La crisi ha causato in sette anni la perdita di 1 milione e 800mila posti di lavoro ed una conseguente contrazione del reddito. Come riporta Confcommercio, negli ultimi anni il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto del 10%, comportando un cambiamento nelle abitudini di consumo degli italiani.
    La spesa alimentare, ad esempio, è diminuita del 12% e l’acquisto di beni durevoli presenta una variazione negativa del 25%.

    Numeri, dunque, davvero preoccupanti che portano addirittura Confcommercio a dichiarare che questa recessione è la seconda peggiore dall’Unità nazionale, avendo portato il reddito dei cittadini italiani sui livelli del 1996.
    La questione povertà, dunque, è di estrema gravità e dovrà chiamare il Governo ad effettuare interventi strutturali che vadano oltre quelli deliberati nella Legge di Stabilità.
    Nel frattempo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, proprio ieri, ha annunciato la firma di un progetto nazionale sui senza tetto, con un investimento di 100 milioni di euro.
    L’iniziativa vedrà il coinvolgimento sui territori delle associazioni che si occupano di chi non ha una fissa dimora ed intende, appunto, fornire una casa a chi non ce l’ha.
    Secondo le stime di Poletti il progetto dovrebbe coinvolgere 500 persone, una cifra piuttosto esigua se consideriamo che sono oltre 50mila i senza tetto in Italia.


  • swg-cooperative

    Una ricerca di Swg, pubblicata sul quotidiano l’Unità, analizza le opinioni dei cittadini italiani sul mercato italiano e sul suo grado di liberalizzazione ed equità.

    Alla domanda, infatti, su quale tipo di azienda potrebbe rendere un mercato più equo, il 28% degli intervistati ritiene sia necessario avere più cooperative, in quanto imprese in grado di garantire una maggiore partecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali.

    L’indagine offre alcuni risultati interessanti anche per il mondo cooperativo. Alla domanda, infatti, su quale tipo di azienda potrebbe rendere un mercato più equo, il 28% degli intervistati ritiene sia necessario avere più cooperative, in quanto imprese in grado di garantire una maggiore partecipazione dei lavoratori alle swg-cooperativedecisioni aziendali.
    Solo il 20% ed il 17% degli interpellati indica, invece, le Srl e le Spa come forme giuridiche adatte per rendere il mercato più equo; il 35% (la maggioranza degli intervistati), invece, non sa o non risponde.
    Non è scontato che oggi le coop vengano considerate come uno strumento di democrazia economica alla luce dei recenti scandali che hanno fatto precipitare il gradimento dell’opinione pubblica nei confronti delle imprese sociali. Esiste, però, ancora una parte dei cittadini che valuta positivamente i valori e le pratiche delle cooperative.
    C’è ancora spazio, dunque, per costruire un racconto ed un’economia cooperativa autentica, che mostri come i principi veicolati possano trovare riscontro nella realtà.
    La società contemporanea sente sempre più l’esigenza di un’economia comunitaria, un modello orizzontale che abbia come protagonisti i datori di lavoro, i lavoratori, le istituzioni e l’intera società civile.

    La stessa indagine di Swg mostra come il 55% dei cittadini italiani consideri il mercato capitalistico odierno come chiuso in corporazioni, mentre solo il 14% ritiene sia aperto e dinamico.
    Tra i settori maggiormente oligopolistici rientrano l’industria farmaceutica, i motori di ricerca, le banche e l’energia. Sono più aperti alla concorrenza, invece, l’agroalimentare, la manifattura, la moda ed il commercio.
    Esiste, infine, un sempre più evidente distacco tra i cittadini ed gli imprenditori. Il 76% degli intervistati vede questi ultimi come sempre più interessati al profitto, mentre il 65% pensa che cerchino sempre l’aiuto dello Stato.
    Il modello cooperativo, con le dovute e obbligate depurazioni, può garantire una maggiore integrazione a livello sociale, economico e aziendale. E questo una parte della società lo sa.


  • coop for words 2016

    C’è tempo ancora fino al 15 giugno per partecipare alla quattordicesima edizione di Coop for words, il concorso letterario indetto da Coop Alleanza 3.0, Coop Lombardia, Coop Liguria e Coop Reno. 

    coop for words 2016La call è rivolta a poeti, scrittori, parolieri e autori di fumetto di età compresa tra i 18 anni – già compiuti all’apertura del bando (15 Aprile) e i 36 anni, che dovranno inviare un proprio elaborato rientrante in una delle seguenti categorie:

    a) Poesia

    b) Ricette bastarde

    c) Hip Hop

    d) I racconti dello scontrino

    e) Fumetto.

    I partecipanti devono essere domiciliati nelle regioni Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria e Puglia e nelle province di Alessandria, Cuneo e Matera (territori di competenza delle Cooperative promotrici). 
    Per poter partecipare sarà necessario compilare l’apposito form inserendo anche una breve biografia.
    La valutazione dei progetti pervenuti sarà effettuata da due diverse giurie: una popolare, composta da ragazzi/e compresi nella fascia di età fra i 18 e i 36 anni domiciliati nelle Regioni Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Friuli Venezia- Giulia, Lombardia, Liguria, Puglia e Province di Alessandria, Cuneo e Matera ed una tecnica composta da esperti nell’ambito dell’editoria, della narrativa, della poesia, del mondo accademico, del giornalismo, della grafica e fumetto, della canzone d’autore.
    Verranno selezionati dieci elaborati appartenenti a ciascuna categoria che saranno poi pubblicati da un editore nazionale in un’antologia disponibile presso i punti vendita dotati di corner libreria di Coop Alleanza 3.0, Coop Lombardia, Coop Liguria e Coop Reno e le librerie della catena “Librerie.coop” sul territorio nazionale.
    Per leggere ulteriori informazioni sui premi e sulle caratteristi che devono avere gli elaborati potete consultare il bando.


  • biologico-dati

    Continua la crescita imponente del biologico. Secondo i dati della Fondazione di ricerca Firab su dati AssoBio, Ismea, Nielsen e Nomisma nei primi quattro mesi del 2016 l’agricoltura biologica italiana registra una crescita del 19%, la stessa variazione positiva fatta registrare l’anno scorso. 

    C’è, dunque, una crescita costante del settore che viene evidenziata anche dalle elaborazioni sul fatturato. Si è passati, infatti, dai 2,1 miliardi di ricavi del 2014 ai biologico-dati2,5 del 2015. Per il 2016, inoltre, le stime parlano di un fatturato che dovrebbe superare per la prima volta i 3 miliardi.
    Cresce, dunque, la voglia di biologico di pari passo con il livello di informazione dei consumatori, sempre più attenti alle informazioni presenti in etichetta e ai metodi di produzione.
    Non è un caso che in questo preciso momento storico l’agricoltore bio possieda un reddito superiore rispetto a quello dell’agricoltore tradizionale. Nello specifico, come rivela il Bioreport del Crea, a parità di estensione il reddito netto dell’imprenditore agricolo BIO e della sua famiglia è superiore del 32% a quello del suo omologo convenzionale mentre il fatturato lordo aziendale è maggiore del 15%.


  • terzo-settore-renzi

    “La riforma più importante di questi anni di Governo è stata mettere per ogni euro sulla sicurezza anche un euro sulla cultura”.

    Con queste parole il premier Matteo Renzi ha commentato la riforma del Terzo Settore ed gli investimenti dell’esecutivo sul mondo della cultura e del sociale.
    Lo ha fatto nel corso del Festival nazionale del Volontariato a Lucca, laddove il 12 aprile 2014 aveva annunciato l’avvio del processo di riforma del non terzo-settore-renziprofit.
    Sono stati necessari più di due anni, tra attese, polemiche e cambiamenti sostanziali del testo originario, ma alla fine il 25 maggio la legge delega è stata approvata in via definitiva.
    Adesso inizia la battaglia dei decreti attuativi, un percorso non meno impervio ed importante per arrivare ad inizio 2017 con una legislazione profondamente cambiata in materia di non profit ed impresa sociale.

    Il Primo Ministro Matteo Renzi si dichiara soddisfatto per il testo definitivo della legge delega, una riforma che a detta del premier servirà a “costruire una cultura della comunità, in un momento storico in cui la società è abituata a costruire muri“.
    Le imprese sociali possono contribuire ad accrescere l’integrazione sociale e la solidarietà, accogliendo i migranti, fornendo rinnovate opportunità ai soggetti svantaggiati e creando lavoro e servizi nelle aree dimenticate anche dallo Stato.
    Proprio a tal proposito Renzi rivendica la scelta del Governo di investire sul mondo della cultura. Per sconfiggere il terrorismo, secondo il premier, non bisogna costruire barriere ma dare vita alle nostre periferie, luoghi dove oggi dominano l’odio, le diseguaglianze e la povertà.
    La riforma del Terzo Settore non è, dunque, un “contentino per i volontari“, ma un modo per “ricostruire il tessuto civile e le periferie“.
    Uno dei punti essenziale della nuova legge è l’istituzione del servizio civile universale, che consentirà a oltre 100 mila giovani di effettuare attività per la difesa pacifica del territorio e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano”
    “Quando ci siamo insediati – conclude Renzi – c’erano 896 ragazzi che facevano servizio civile, oggi sono 35mila (saranno 42mila nel 2016) e vogliamo arrivare a 100mila. L’Italia è anche e soprattutto i valori che il Terzo Settore esprime“.


  • speranza-di-vita-italia

    In Italia è in atto un vero e proprio crollo demografico. Si tratta di un fenomeno in costante aumento dal 2008 in poi, ovvero dagli anni dalla crisi, e che ha raggiunto il suo apice nel 2015.

    Avevamo avuto un’anticipazione nei mesi scorsi, adesso i dati dell’Istat hanno confermato il drammatico calo della popolazione italiana nell’anno appena trascorso.
    Al 31 dicembre 2015 risiedono in Italia 60.665.551 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera. Come sottolineato dall’istituto di statistica c’è stata speranza-di-vita-italiauna variazione negativa consistente del numero dei residenti, corrispondente a -130.061 unità.
    Sono soprattutto i cittadini italiani a mostrare una flessione, con 141.777 residenti in meno rispetto al 2014 mentre la popolazione straniera aumenta di 11.716 unità.
    Per quanto riguarda la distribuzione geografica nel Nord-ovest abbiamo 16.110.977 abitanti (26,6% del totale), nel Nord-est 11.643.601 abitanti (19,2%), al Centro 12.067.803 (19,9%), al Sud 14.110.771 (23,3%) e alle Isole 6.732.399 abitanti (11,1%).

    È particolarmente interessante, oltre che allarmante, analizzare i dati relativi al saldo tra nati e decessi che rendono l’idea della gravità della questione demografica nel nostro Paese.
    Nel 2015 sono state registrate 485.780 nascite e 647.571 decessi. Pertanto, il saldo naturale (differenza tra nati e morti) è negativo per 161.791 unità; bisogna risalire, addirittura, al biennio 1917-18 per riscontrare valori ancora più elevati.
    Ci sono diversi fattori che hanno portato a questa situazione. Innanzitutto c’è un calo delle nascite progressivo che va avanti dal 2008. Nel 2015 ci sono state 485.780 nascite, 16.816 in meno rispetto all’anno precedente (-3,3%) e più di 90 mila in meno negli ultimi sette anni.
    Tra le cause c’è sicuramente la crisi economica, che ha portato i giovani a ritardare, quando addirittura a rinunciare ad alcuni momenti importanti della propria vita, come il matrimonio e la nascita del primo figlio.
    L’Istat indica tra le cause anche l’uscita dall’età produttiva delle donne nate nel periodo del cosiddetto baby-boom e anche la costante diminuzione del numero di donne in seguito al lento calo delle nascite.

    Ad impressionare, infine, è il numero di decessi avvenuto nel 2015. Sono, infatti, 647.571 i morti fatti registrare nell’anno appena trascorso, una cifra superiore di 49.207 unità rispetto 2014 ed è il valore più elevato dal 1945.
    Fin qui le due variazioni più ampie erano avvenute nel 1983 e nel 2003, quando il numero di persone decedute era cresciuto su base annua di circa 30.000 unità.
    Questa volta ci siamo avvinati a quota +50.000. Se andiamo ad analizzare i singoli mesi, in ciascuno di essi c’è stata una variazione positiva del numero di morti su base annua, con dei picchi particolari nei primi mesi dell’anno e a luglio.
    L’epidemia influenzale di gennaio e febbraio ed l’ondata di caldo di luglio hanno inciso in misura importante sulla crescita dei decessi. Non a caso l’85% dell’eccesso di decessi del 2015 è stato registrato nella classe di età 75-95 anni, ovvero le persone maggiormente suscettibili alle variabili climatiche ed epidemiologiche.


  • mafia-capitale-testimoni

    Sono 31 i testimoni convocati da Salvatore Buzzi, il principale imputato del processo Mafia Capitale. 

    Questa mattina è stato depositato il lungo elenco di teste chiamati a testimoniare dall’avvocato di Buzzi. Ma non è tanto la quantità dei testimoni a stupire, quanto il loro grado di notorietà.
    mafia-capitale-testimoniTra i nomi, infatti, spiccano diverse figure eccellenti del mondo delle istituzioni come il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’ex assessore regionale Paola Varvazzo, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, l’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, il capo della polizia Franco Gabrielli ed il vice-ministro dell’Interno Filippo Bubbico.
    Secondo la difesa questa lunga di testimoni dovrebbe portare Buzzi ad essere assolto da reati come quello di associazione a delinquere di stampo mafioso.
    Le udienze nei quali saranno ascoltati i teste di Buzzi sono state fissate per il 22 e 23 giugno per i primi 15 testimoni ed il 27 e 28 giugno per i gli altri 16.

    Nel corso dell’udienza odierna, la numero 87 del processo, è stato ascoltato il maresciallo De Luca, convocato dall’accusa per fare chiarezza sulla vicenda Ama.
    Secondo l’accusa Buzzi sarebbe riuscito a ritardare di ben 8 mesi una gara che valeva 12 milioni di euro, ottenendo lo spostamento della scadenza dal 2 dicembre 2013 al 20 giugno 2014.
    L’ex presidente della cooperativa 29 giugno riuscì nell’impresa di ritardare la fine dell’avviso pubblico grazie ai suoi rapporti con Giovanni Fiscon, all’epoca direttore generale dell’Ama e anch’esso tra gli imputati del processo Mafia Capitale.
    Buzzi avrebbe, tra le altre cose, promesso a Fiscon di impedire il suo licenziamento da Ama, deciso all’epoca dal sindaco Marino.


  • latte olanda

    Il Governo italiano ha presentato alla Commissione europea un decreto interministeriale sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte. 

    L’intervento, che prende come modello la legislazione francese sul tema, vuole difendere il settore lattiero caseario dal crollo dei prezzi, dalla diffusione latte olanda di prodotti esteri e dalla proliferazione dell’Italian Sounding. L’esecutivo ha ritenuto necessaria una misura a tutela del latte italiano che renderà obbligatoria l’indagine dell’origine dei prodotti.
    Per arrivare ad una nuova regolamentazione sarà necessario, però, il parere positivo della Commissione europea, che potrebbe considerare il decreto italiano come lesivo della libera concorrenza, principio che rappresenta uno dei cardini dell’unione economica.
    L’Ue avrà adesso tre mesi di tempo per fornire un parere; in questo arco temporale l’Italia non potrà rendere operativa la misura.
    Dal momento in cui il decreto verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale i produttori lattiero caseari saranno chiamati a cambiare le proprie etichette.

    Dovrà essere indicato, nello specifico, il Paese in cui il latte è stato munto, quello in cui è stato trasformato e quello in cui è stato confezionato. Qualora le tre fasi dovessero riguardare lo stesso Paese, la dicitura sarà “Origine del Latte: Nome del Paese d’origine”.
    C’è, però, anche la possibilità che le tre fasi siano effettuate in Paesi diversi; in questo caso il decreto prevede tre diciture:

    • Origine del latte: Paesi Ue;
    • Origine del latte: Paesi non Ue;
    • Origine del latte: Paesi Ue e non Ue.


  • Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha pubblicato il bando nazionale per la presentazione dei progetti di promozione nei Paesi Terzi finanziati con l’Ocm Vino, per la campagna 2016/1017. 

    L’Ocm vino è un sistema di regolamentazione unica europea che stabilisce i criteri di produzione e le modalità di finanziamento delle aziende vitivinicole.
    italia primo produttore vinoSi tratta di contributi a fondo perduto stanziati dall’Unione Europea e rivolti a quelle cantine che promuovono il vino in Paesi terzi attraverso attività come la partecipazione a fiere, la degustazione nei ristoranti o la semplice pubblicità.
    Il Mipaaf ha pubblicato il bando relativo alla campagna 2016/2017 che mette a disposizione in tutto 100 milioni di euro, dei quali 30 saranno gestiti a livello nazionale a 70 a livello regionale.

    I soggetti destinatari dei contributi di Ocm Paesi Terzi sono:

    a) le organizzazioni professionali, purché abbiano tra i loro scopi la promozione dei prodotti
    agricoli;
    b) le organizzazioni interprofessionali, come definite dall’art. 157 del regolamento (UE) n.
    1308/2013;
    c) le organizzazioni di produttori, come definite dall’art. 152 del regolamento (UE) n.
    1308/2013;
    d) i Consorzi di tutela, autorizzati ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo n. 61/2010, e loro
    associazioni e federazioni;
    e) i produttori di vino;
    f) i soggetti pubblici con comprovata esperienza nel settore del vino e della promozione dei
    prodotti agricoli;
    g) le associazioni, anche temporanee di impresa e di scopo tra i soggetti di cui alle lettere a), b),
    c), d), e), f) ed h);
    h) i Consorzi e le Associazioni che abbiano fra i propri scopi statutari la promozione di
    prodotti agroalimentari, le Società Cooperative che non rientrino nelle definizioni di cui alle
    lettere precedenti, a condizione che tutti i partecipanti al progetto di promozione rientrino
    nella definizione di produttore di vino;
    i) le reti di impresa, composte da soggetti di cui alla precedente lettera e).

    Le aziende vitivinicole riceveranno un contributo a fondo perduto per il 50% delle spese sostenute per la promozione del vino all’estero. L’ammontare del finanziamento non potrà essere comunque inferiore a 50mila euro.
    I progetti approvabili possono essere di tre tipi:

    • nazionali: ricadono sulla quota Ocm nazionale e devono coinvolgere almeno tre regioni diverse;
    • regionali: presentati nella regione in cui c’è la sede legale dell’azienda vitivinicola;
    • multiregionali: presentati alla Regione in cui il beneficiario ha la sede legale, coinvolgono beneficiari che hanno sede operativa in almeno 2 Regioni. La quota di stanziamento delle risorse sarà suddivisa per un 25% al Ministero e per un 25% alle Regioni.

  • logo confindustria

    L’Alleanza delle Cooperative italiane, per bocca dei suoi presidente Rosario Altieri, Maurizio Gardini e Mauro Lusetti, augura buon lavoro al nuovo presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. 

    “Ci ritroviamo nell’appello del neopresidente di Confindustria alla crescita dimensionale, all’apertura ai mercati, a un rinnovato rapporto tra banche e imprese. Condividiamo il tema della produttività dove va valorizzato il secondo livello e occorre proseguire su detassazione e riduzione del cuneo fiscale dopo logo confindustriala robusta riduzione dell’Irap portata avanti dal governo. Forte il richiamo a un’Europa meno fredda e meno astratta, consapevole delle proprie potenzialità per arrivare a un’Europa unita e competitiva nella diversità. Sulla necessità di aprire una rinnovata fase della rappresentanza siamo disponibili a lavorare insieme, per sostenere una stagione di riforme per la ripresa del Paese“.
    Nel suo discorso di insediamento Boccia aveva appoggiato la linea del Governo, in particolare sulle riforme istituzionali, perché per abbracciare un capitalismo moderno – ha sottolineato il vertice degli industriali – sono necessarie delle istituzioni moderne.

    Particolarmente interessante nell’ottica del mondo della cooperazione è l’insistenza del nuovo presidente di Confindustria sulla crescita dimensionale delle aziende, un aspetto che colloca l’Italia nelle retrovie tra i paesi europei: “‘L’industria del futuro richiede dimensioni adeguate” dichiara Boccia ”Crescere deve diventare la nostra ossessione. Piccolo non è bello in se, ma è solo una fase della vita dell’impresa, si nasce piccoli e poi di diventa grandi“.
    L’Alleanza delle Cooperative promuove da mesi la cultura della cooperazione e dell’aggregazione, una politica imprenditoriale che in tempo di crisi può aiutare anche i piccoli produttori ad accedere ai mercati esteri.
    Boccia ha invitato, inoltre, il mondo degli industriali ad essere meno “bancocentrici”, aprendo una riflessione sulla necessità di trovare metodi innovativi di accesso al credito.


  • professionisti legge

    Il Jobs Act ha davvero portato, come sostiene il premier Matteo Renzi, ad una crescita degli assunti a tempo indeterminato?

    Fino a questo momento la riforma del mercato del lavoro ha dato delle risposte contrastanti ed è difficile valutarla in un senso o in un altro.
    professionisti leggeNell’ultimo anno c’è stato sì un netto aumento degli occupati a tempo indeterminato, ma non è tanto attribuibile al Jobs Act, quanto semmai agli sgravi contributivi per le assunzioni stabili inseriti nelle ultime due Leggi di Stabilità. Allo stato attuale sono previste agevolazioni fiscali al 40% e fino ad un massimo di 3.250 euro per le imprese che assumono a tempo indeterminato.
    Come riportato dall’Istat nel suo report sul mercato del lavoro relativo al primo trimestre del 2016, negli ultimi dodici mesi c’è stato un aumento dei nuovi addetti a tempo indeterminato, corrispondente a +342mila unità.
    Nello stesso periodo di tempo rimangono stabili i contratti a termine, mentre diminuiscono gli indipendenti.
    Prosegue, inoltre, per il terzo trimestre consecutivo il calo dei disoccupati, la cui stima scende a 3 milioni 87 mila unità (-215 mila in un anno).

    Il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2016 è del 12,1%, con una variazione negativa dello 0,9% rispetto ai primi tre mesi del 2015.
    Se analizziamo il rendimento del mercato del lavoro attraverso le macro-aree, è soprattutto il Centro a presentare una netta riduzione della disoccupazione su base annua (-1,4%), mentre il Sud mostra una diminuzione della disoccupazione ancora piuttosto moderata (-0,4%).
    Per quanto riguarda, infine, i singoli raggruppamenti economici, c’è una crescita del 5,8% delle ore lavorate nel settore dell’agricoltura; bene anche l’industria in senso stretto (+2,6%) ed i servizi (+2%).