• I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Domani alle ore 10:30 presso la Camera di Commercio di Roma l’evento dal titolo “Gli investimenti ad impatto sociale per la cooperazione internazionale e per l’impresa sociale in Italia”.


  • audiweb-dati

    È stato pubblicato l’elenco dei vincitori della Call4Ideas 2016 Le startup per innovare la PA, l’iniziativa lanciata dal ForumPa2016 in collaborazione con Startupbusiness, PoliHub, Camera di Commercio Roma e Partners4Innovation. 

    Sono state selezionate 12 startup che il 26 maggio, nel corso del Forum PA 2016, avranno a disposizione uno spazio audiweb-datiespositivo all’interno del quale potranno incontrare eventuali investitori interessati all’idea d’impresa.
    Sempre il 26 maggio i vincitori esporranno il proprio progetto attraverso la forma dell’elevator pitch.
    La giuria, inoltre, si riserva la possibilità di scegliere una rosa di progetti da supportare nel loro sviluppo attraverso un periodo di incubazione gratuito e della durata di tre mesi presso il PoliHub e da sostenere nella visibilità attraverso i canali di comunicazione di FPA, PoliHub, Startupbusiness, EconomyUp e le testate del gruppo Digital360.
    Ecco di seguito l’elenco delle startup vincitrici e la relativa descrizione dell’idea d’impresa:

    Farmosa: immagina un magazzino virtuale dei prodotti dei reparti ospedalieri. Grazie alla scansione dei codici a barre dei medicinali, il personale sanitario, inserendo con computer, smartphone o tablet le terapie dei pazienti, potrà essere sempre aggiornato sulle disponibilità dei medicinali ed essere avvisato quando è necessario inviare un ordine alla farmacia centrale.
    MyMealHospital, l’app che permette di gestire diete e pasti dei degenti mettendo in rete infermieri, dietisti, amministratori, cuochi e responsabili del magazzino: i primi inseriscono la dieta, gestita dai secondi, mentre l’amministrazione monitora costi e approvvigionamenti; la lista di questi ultimi arriva direttamente al magazzino, mentre le “ordinazioni” del giorno arrivano alla mensa. Ottimizzando la gestione delle informazioni e migliorando il servizio offerto, riducendo anche i costi del personale.
    Chimpa si rivolge alla scuola e mira a risolvere le difficoltà nell’adozione delle nuove tecnologie tra i banchi. Chimpa permette all’insegnante di gestire i tablet in classe, e offre una tecnologia semplice, come l’appello automatico, con l’app che rileva la presenza dei tablet degli alunni, o gli esercizi e documenti inviati contemporaneamente a tutti i dispositivi. E un’apposita schermata richiama anche gli studenti disattenti.
    Sense4Green, la start up che con il sistema di monitoraggio SmartWater mira a migliorare l’efficienza delle reti idriche, risparmiare acqua, ridurre anidride carbonica. SmartWater permette tra le altre opzioni di rilevare e localizzare perdite d’acqua, prevedere i consumi, pianificare gli interventi di manutenzione.
    GreenBag ottimizza la raccolta differenziata. Con il contenitore intelligente che riconosce il rifiuto e chi lo ha gettato, le PA possono accedere ai dati raccolti; e i cittadini che gestiscono i rifiuti in maniera sostenibile se ne vedranno riconosciuto il merito, grazie al sistema di tracciabilità che permette di risalire a chi ha gettato quale rifiuto e come.
    Geteasybike – Bike Sharing Free Floating intende invece fornire il bikesharing di stazioni di cambio bici virtuali, permettendo soluzioni di mobilità a due ruote a basso costo e facilmente sostenibili. Grazie all’app Geteasybike, il ciclista può prenotare il mezzo più vicino grazie al sistema di geolocalizzazione, scegliendo anche l’area di parcheggio più comoda, mentre il gestore monitora i mezzi.
    GisHosting è il servizio di hosting che consente di pubblicare dati geospaziali in pochi passi, ottenendo facilmente un portale cartografico web moderno e accattivante. Così, gli addetti ai lavori, ma anche i meno esperti in ambito di pubblicazione web potranno gestire e pubblicare dati geospaziali sul web in maniera sicura e autonoma.
    CondividiPA la Sharing Economy si applica a Enti Locali e altre PA. Infatti, gli Enti prima, le altre PA poi, potranno condividere beni materiali, servizi o informazioni, come già accade in molti settori privati. CondividiPA metterà in contatto un Ente con una particolare necessità con un altro in grado di risolverla, promuovendo la nascita di una community di Enti locali.
    SPERO è invece lo Sportello web a impatto e km ZERO, a cui i cittadini potranno rivolgersi direttamente da casa: niente auto dunque, quindi niente inquinamento, e il disbrigo delle pratiche amministrative e burocratiche si può gestire da remoto. Un modello di business ecosostenibile, che prevede anche moduli di verifica dell’identità digitale e costante assistenza online.
    +R3:MORE REALITY/REALIZATION/RESILIENCE amplifica percezione e comprensione delle trasformazioni territoriali connesse alla realizzazione di progetti, piani o programmi dal significativo impatto ambientale, grazie alla realtà aumentata. Si intendono stimolare così i feedback delle componenti del sistema territoriale (PA e popolazione), mettendo a loro disposizione le informazioni ambientali che le riguardano.
    Botteega abilita al commercio online mercati e botteghe cittadini, con consegna in tempi rapidi; inoltre, grazie a una rete di collaboratori detti “Shopper”, Botteega aggrega i fornitori tra loro più vicini, offrendo agli utenti un “centro commerciale virtuale” da cui gli acquisti arrivano con una sola spedizione. Il mercato locale si trasferisce e dalla piazza arriva nel computer.
    SRS-Smart Rainfall System, è, infine, l’“Idea” che monitora il rischio idrogeologico e permette ai decisori di fronteggiare in maniera ottimale gli eventi piovosi estremi. SRS può stimare entità e localizzazione delle piogge in tempo reale e fornire una mappa pluviometrica, permettendo alle autorità di gestire opportune precauzioni e interventi.


  • frutta messico

    Nel 2018 dovrebbe arrivare un sorpasso storico nel carrello della spesa degli italiani: la quantità di ortofrutta acquistata supererà quella della carne. 

    A rivelarlo è un’indagine della società di consulenza Prometeia che ha analizzato la composizione dei consumi degli italiani e le possibili evoluzioni.
    frutta messicoNegli ultimi anni c’è stato un crollo degli acquisti di carne e salumi, anche per effetto dei numerosi allarmi sanitari come quello lanciato dall’Oms un paio di mesi fa. Di converso cresce la quantità di frutta e verdura acquistata dai consumatori.
    Un trend che, secondo Prometeia, dovrebbe portare nel 2018 ad un sorpasso della verdura sulla carne.
    Si tratta di una tendenza che riflette in pieno il cambiamento nei comportamenti dei consumatori italiani, sempre più attenti alla salute e alla sicurezza alimentare. Lo testimonia anche il fatto che nel 2015 sia cresciuta la quantità di prodotti biologici e freschi acquistati dagli italiani.

    Se ci soffermiamo, invece, sui dati aggregati, nell’ultimo anno i consumi sono tornati ad aumentare, con una variazione positiva dell’1,1% su base annua ed una spesa complessiva di 940 milardi.
    I comparti con una crescita più sostenuta sono i trasporti (+5,5%), l’istruzione (+2,7%) e  la ricreazione e la cultura (+2,4%). Nonostante il miglioramento nel carrello della spesa degli italiani siamo ancora lontani, però, dai livelli pre-crisi come dimostra un’elaborazione di Confesercenti sui dati Istat.
    Nel periodo che va dal 2010 al 2015 c’è stata, infatti, una variazione negativa dei consumi che attraversa tutti i settori, fatta eccezione per i comparti delle comunicazioni, abitazione, acqua, elettricità e gas e l’istruzione.


  • part time lavoro

    L’Italia è prima in Europa per numero di disoccupati che non cercano lavoro. È questo il triste responso dell’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.

    Nel nostro Paese sono addirittura 3,5 milioni gli inattivi, ovvero i disoccupati scoraggiati che non cercano neppure lavoro. Di questi il 60% è rappresentato da donne.
    Le difficoltà ad entrare in maniera stabile nelle realtà aziendali ed un sistema di politiche attive inefficiente ha portato i cittadini a perdere qualsiasi speranza.
    part time lavoroEcco perché il 14% della forza lavoro nazionale non lavora e non cerca lavoro contro una media europea del 4,7%.
    L’Italia è nettamente il paese europeo con il maggior numero di inattivi.
    Alle sue spalle c’è la Turchia con 1.824.000 inattivi, poco più della metà dei “disillusi” made in Italy. Tra le altre grandi democrazie europee la Spagna sfiora il milione di inattivi, mentre in Germania ed in Francia sono rispettivamente 533 mila e 674 mila le persone che non cercano lavoro.

    L’Italia è prima anche in quanto a percentuale di inattivi in rapporto alla forza lavoro nazionale. Il 14% di inattivi la colloca davanti a Croazia (9,2%), Lussemburgo (7,8%), Finlandia (7,7%) e Bulgaria (7,1%).
    Di recente l’Istat, nel suo rapporto annuale sulla situazione del Paese, ha evidenziato come in Italia siano più di 2 milioni i Neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano, un altro numero che vale alla nazione italiana il primo posto a livello europeo.
    Si tratta di dati che devono invitare le istituzioni ad effettuare una riflessione profonda per avviare un intervento di natura strutturale che abbracci allo stesso tempo il cuneo fiscale alle imprese, le regole contrattuali e soprattutto il sistema di politiche attive.


  • garanzia giovani unione europea

    Sono diversi anni che i partiti populisti ed euroscettici accrescono il proprio consenso in tutta Europa.

    Un trend che diventa sempre più evidente e rischia di compromettere il processo di integrazione europea. In queste ore in Austria stiamo assistendo ad un autentico testa a testa tra il candidato del partito di estrema destra Fpö, Norbert Hofer, e il candidato indipendente, in precedenza leader dei verdi, Alexander Van der Bellen.
    A decidere la contesa sarà il voto via posta che coinvolge circa 800.000 elettori e potrà stabilire finalmente il vincitore.
    Un’eventuale affermazione di Hofer sarebbe una notizia estremamente negativa per l’Unione Europea, soprattutto considerate le sue posizioni intransigenti in materia di immigrazione.

    La sicurezza e l’immigrazione saranno le sfide chiave dell’Ue nei prossimi mesi. Paesi come la Slovacchia e l’Ungheria stanno già portando avanti politiche di garanzia giovani unione europeachiusura delle frontiere e Francia e Gran Bretagna hanno intenzione di perseguire strade simili per limitare la minaccia del terrorismo.
    Proprio il Regno Unito, il prossimo 23 giugno, vivrà una giornata storica. Tra un mese esatto i cittadini britannici, infatti, voteranno se rimanere o meno nell’Unione Europea.
    Il cosiddetto Brexit segnerebbe un punto di svolta fondamentale nelle dinamiche continentali, aprendo la strada ad una spaccatura sempre più profonda dell’unione politica, economica e monetaria.
    In Gran Bretagna sono sempre più insistenti le pressioni euroscettiche, portate avanti innanzitutto da Nigel Farage e dal suo Ukip, ma anche dal Conservative Party, con il premier David Cameron che ha indetto il referendum sulla fuoriuscita dall’Ue.

    Sarà però il 2017 il punto di non ritorno per l’Europa. Sarà l’anno, infatti, delle elezioni francesi e tedesche. In Francia il Front National di Marine Le Pen punta senza mezzi termini ad arrivare al secondo turno delle presidenziali, dove con ogni probabilità sarà chiamata a fronteggiare Nicolas Sarkozy, pronto a tornare all’Eliseo.
    In Germania, invece, la cancelliera Angela Merkel deve fare i conti con la prepotente ascesa dell’Afd, partito di estrema destra capace di ottenere ottimi risultati alle ultime elezioni regionali.
    C’è, dunque, un populismo anti-europeo che aumenta di giorno in giorno il proprio consenso. I paesi dell’Europa Mediterranea non sono esenti da queste dinamiche, gli esempi del Movimento 5 Stelle in Italia e di Podemos in Spagna sono lì pronti a dimostrarlo.

    Una ricerca della Fondazione Hume per Il Sole 24 Ore ha di recente confermato il sentiment negativo dell’opinione pubblica nei confronti dell’Ue. Dal 2005 al 2005 l’immagine dell’Europa è peggiorata in 19 paesi su 25, con la Grecia che ha fatto registrare il deterioramento più evidente dopo la crisi economica e diplomatica dell’anno scorso.
    Sono pochi, inoltre, i cittadini che si identificano nell’Unione Europea e nelle sue istituzioni. Il 36,1% degli italiani, ad esempio, si considera solo italiano, mentre il 57,4% si ritiene sia italiano che europeo e 1,5% solo europeo.
    Solamente un cittadino italiano su due, infine, si fida del Parlamento europeo ed il 43% degli interpellati si fida della Banca centrale europea.
    Esiste, dunque, un deficit rappresentativo che i partiti anti-sistema stanno sfruttando abilmente e che rischia nei prossimi mesi di causare una scollatura definitiva tra cittadini ed istituzioni europee.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Lunedì 23 maggio alle ore 15:00 presso la Filiale Intesa San Paolo di Piazza Cesare Beccaria a Firenze si terrà l’Open Summit di Startupitalia.

  • 5-per-mille-volontariato

    La presentazione del Rapporto Istat 2016 inizia con un tuffo nel passato. Quest’anno l’Istituto di statistica compie 90 anni e per l’occasione ripercorre la storia dell’economia italiana, dal primo dopoguerra passando per il boom economico degli anni Sessanta e finendo con quella che il presidente Alleva ha definito come “una recessione lunga e profonda senza termini di paragone nella storia di cui l’Istat è stato testimone in questi 90 anni”. 

    Fa un certo effetto guardare i dati del 1963, quando l’Italia era in piena espansione economica, con il settore manifatturiero in grande crescita e la disoccupazione era ferma al 3,9%.
    5-per-mille-volontariatoOggi la situazione è completamente diversa, anche se, come segnala l’Istat, il Paese è in ripresa e per il 2016 è prevista una crescita del Pil dell’1,1% dopo che nel 2015 il Prodotto Interno Lordo è tornato a correre (+0,8%) dopo tre anni consecutivi di contrazione.
    Sono ripresi anche i consumi delle famiglie (+0,9%). La crisi della domanda interna era stato uno dei principali fattori negativi dell’economia italiana.
    Solamente le imprese che hanno fatto affidamento sulla domanda estera sono riusciti a limitare l’impatto negativo della recessione.
    Anche il mercato del lavoro, nel 2015, presenta dei risultati positivi. Il tasso di disoccupazione si attesta all’11,9% (-0,8%) ed aumenta di 186mila unità il numero di occupati, per lo più con contratti a tempo indeterminato per effetto della decontribuzione sui rapporti stabili, definita dall’Istat come la principale fonte di sostegno all’occupazione.

    I dati sul mercato del lavoro appena indicati non devono, però, trarre in inganno. Il miglioramento dell’occupazione non è ascrivile all’ingresso di giovani nelle aziende o nella PA, ma all’aumento dell’età pensionabile che porta i dipendenti di età compresa tra i 50 ed i 64 anni a rimandare l’appuntamento con la pensione. Gli occupati in questa fascia di età, infatti, crescono dell’1,5% rispetto al 2014 e addirittura del 9,2% rispetto al 2008.
    I numeri sui ragazzi di età compresa tra i 19 ed i 34 anni sono al contrario molto preoccupanti.  Il tasso di disoccupazione tra i giovani di età compresa tra i 15 ed i 34 anni è del 39,2% ed i Neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano, sono 2,3 milioni.
    Una situazione che migliora, ma solo in parte per i laureati. Il tasso di occupazione tra chi possiede una laurea diminuisce in misura minore rispetto a chi ha il diploma o la licenza media (2,2% contro rispettivamente -5% e 6,3%).
    Ma si tratta di differenze di poco conto. Il tasso di occupazione di un laureato di 30-34 anni è passato dal 79,5% nel 2005 al 73,7% di dieci anni dopo.
    Capiamo benissimo, dunque, come il mercato del lavoro italiano sia ancora impermeabile all’ingresso di nuove leve. E questo porta i giovani a rimanere ancora lungo nella casa dei propri genitori (l 62,5% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori) e a rimandare l’appuntamento con tappe fondamentali della vita come quella della fine degli studi e del primo lavoro.


  • foia italia

    Il Freedom of Information Act (Foia) è la legge che riconosce il diritto dei cittadini di accesso agli atti della Pubblica Amministrazione a prescindere dagli interessi concreti del richiedente. 

    Sono addirittura 95 i paesi che possiedono un Foia; l’Italia, fino a pochi giorni fa non era tra questi.
    In materia di trasparenza il nostro Paese era fermo alla legge foia italian.241/1990 che prevedeva il diritto di accesso agli atti solo in caso di esistenza di un interesse specifico di chi effettua la richiesta.
    Il Consiglio dei Ministri del 16 maggio ha finalmente approvato la legge sulla trasparenza, recependo le richieste di modifica apportate dalle commissioni parlamentari e dalla società civile, in particolare quelle di Foia4Italy, la rete di associazioni mobilitatasi per dotare l’Italia di un provvedimento sulla trasparenza degli atti pubblici.
    Il testo precedente presentava diverse lacune, tanto da far credere gli esperti che l’Italia avesse addirittura compiuto un passo indietro nella lotta alla corruzione ed in materia di controllo democratico della PA.
    Tra i punti più critici c’era il cosiddetto silenzio-diniego, ovvero la possibilità delle amministrazioni di rifiutare l’accesso senza fornire alcuna motivazione.

    La nuova versione del Foia elimina il silenzio-diniego e anzi viene garantito l’accesso a tutti “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico“.
    L’eventuale diniego dovrà essere adeguatamente motivato e sarà possibile contestarlo ricorrendo al responsabile per la trasparenza oppure in un secondo momento al difensore civico ed eventualmente ai giudici amministrativi.
    Esistono, però, delle fattispecie che impediscono ai cittadini di accedere agli atti.
    Questo avviene quando il diniego serve ad evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici che riguardano:

    • la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico;
    • la sicurezza nazionale;
    • la difesa e le questioni militari;
    • le relazioni internazionali;
    • la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato;
    • la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento;
    • il regolare svolgimento di attività ispettive.

    Sarà fondamentale, ovviamente, verificare come verranno interpretati questi criteri e se la PA li sfrutterà per estendere le eccezioni ad una grande quantità di provvedimenti amministrativi. Un altro punto critico, secondo gli addetti ai lavori, è rappresentato inoltre dall’assenza di sanzioni di rilievo per i dirigenti pubblici inadempienti.
    Ad ogni modo, il Foia potrà rappresentare un effettivo strumento di controllo dell’operato delle istituzioni, esercitabile sia dei cittadini che dai giornalisti.
    La società civile potrà, ad esempio, controllare come vengono dirottare le risorse della collettività, monitorare lo stato di avanzamento dei progetti e verificare se effettivamente la burocrazia rappresenta un ostacolo allo sviluppo del Paese.
    Negli Stati Uniti, come in molti altri paesi, il Foia è uno strumento essenziale per portare avanti inchieste giornalistiche e per migliorare la qualità della democrazia.
    In attesa di valutare il processo di attuazione, l’approvazione di una legge sulla trasparenza è già un enorme passo in avanti.

     


  • scuola cooperative

    È arrivato alla terza edizione il progetto Toscana 2020 – Il rinascimento della Cooperazione, l’iniziativa promossa da Confcooperative Toscana in collaborazione con Federazione Toscana BCC e Fondo Sviluppo (il fondo mutualistico di Confcooperative) e presentato oggi a Firenze alla presenza, tra gli altri, del Sottosegretario all’istruzione Gabriele Toccafondi e dell’Assessore all’istruzione della Regione Toscana Cristina Grieco. 

    La cooperazione arriva finalmente nelle scuole. L’intento del progetto, infatti, è far conoscere ai ragazzi i valori cooperativi e cosa vuol dire gestire una cooperativa.
    Allo stato attuale i libri di testo, sia nelle scuole che nelle università, propongono come modello d’impresa unico quello capitalista. Sono rari gli accenni all’impresa sociale nella sua accezione cooperativa.
    Diventa difficile così avere un universo di startup che adottino la formula cooperativa.
    Recentemente abbiamo mostrato come non a caso solamente il 2% delle nuove imprese scelga il modello cooperativo.

    Diventa, dunque, fondamentale portare i principi mutualistici all’interno delle scuole con progetti come Toscana 2020. Nelle prime due edizioni sono stati scuola cooperativecoinvolti complessivamente 1300 alunni, 60 insegnanti e 17 educatori e sono nate 20 cooperative.
    I ragazzi delle scuole hanno potuto sperimentare cosa vuol dire gestire un’impresa e lo hanno fatto attraverso le Acs, ovvero le Associazioni cooperative scolastiche.
    Si tratta di vere e proprie simulazioni di imprese sociali, che hanno permesso agli aspiranti imprenditori di cimentarsi con bilanci, consigli di amministrazione e problemi legati alla crisi economica.
    Sono nate in tutto 64 Acs, che potrebbero tramutarsi un giorno in cooperative a tutti gli effetti.

    Per questo motivo è stata creata PR.A.T.I.CO. s.c., una coop che farà da tramite tra i ragazzi ed il mercato nel momento in cui i primi vogliano formare realmente una società cooperativa.
    Confcooperative mette così a disposizione una sede ed una serie di strumenti di natura tecnica e teorica a supporto delle imprese nascenti.
    “Siamo molto soddisfatti dei risultati fino ad ora ottenuti – ha dichiarato Claudia Fiaschi, presidente di Confcooperative Toscana – siamo convinti che questo progetto, che ci ha permesso di entrare in contatto con le nuove generazioni, rappresenti un aiuto concreto all’orientamento e alla formazione dei ragazzi. Con la terza edizione, grazie alla collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale, avremo modo di rafforzare i nostri strumenti ed essere ancora più efficaci. In questa direzione la scelta di realizzare un cartone animato per raggiungere subito l’attenzione dei ragazzi e focalizzarli sul tema e la nascita di PR.A.T.I.CO. per non disperdere il patrimonio creato negli anni e dare la possibilità ai ragazzi interessati di proseguire con i loro progetti anche al termine del percorso scolastico”. 



  • Siete pronti ad assistere alla più grande operazione finanziaria della storia dell’industria agricola? 

    Arrivano conferme, infatti, sulla volontà di Bayer di acquisire Monsanto, la multinazionale specializzata nella produzione di semi per l’agricoltura e di biotecnologie agrarie. Qualora l’aggregazione dovesse andare in porto avremmo di fronte un vero e proprio colosso dell’agri-business, con un fatturato complessivo di 67 miliardi di euro.
    Lo scorso anno Monsanto, infatti, ha chiuso con fatturato di 15 miliardi di dollari  ed un utile netto di 2,3 miliardi. Bayer, invece, rappresenta un leader mondiale nel campo chimico-farmaceutico, facendo registrare nel 2015 un fatturato di 46 miliardi di dollari ed un utile di 4,1 miliardi.

    monsanto comunicatoLe conferme sull’acquisizione sono arrivate dai diretti interessati. Monsanto ha fatto sapere, infatti, di aver ricevuto un’offerta non sollecitata e non vincolante da parte di Bayer.
    La multinazionale ha aggiunto che il board sta valutando la proposta e che non è stata presa ancora alcuna decisione in merito.
    Anche Bayer ha diramato un comunicato nel quale specifica che i vertici dell’azienda tedesca hanno incontrato i rappresentanti di Monsanto per discutere in privato di una possibile acquisizione.
    Siamo, dunque, in piena trattativa. La certezza è che un’eventuale aggregazione stravolgerebbe il mondo dell’industria agricola, consentendo a Bayer di diventare un leader assoluto in tutti i settori dell’agribusiness, compreso quello della biotecnologia e delle sementi geneticamente modificate.
    Il mondo finanziario, però, non ha reagito bene alla notizia, dal momento che il listino di Bayer ha perso ieri 6,5 punti percentuali sulla borsa di Francoforte.


  • vino martina

    Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, ha firmato il decreto che sancisce la proroga fino al 31 dicembre 2016 della fase di sperimentazione dei registri vitivinicoli telematici. 

    Il Mipaaf ha avviato ormai da qualche mese la dematerializzazione delle operazioni di carico e scarico del vino. Iscrivendosi al SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, le imprese agricole possono accedere a diversi servizi offerti dal ministero e soprattutto rendere disponibili una serie di informazioni sulla propria attività agricola.
    vino martinaC’è, poi, un portale dedicato agli operatori qualificati, ovvero mipaaf.sian.it, che permette loro di avere un contatto diretto con la PA, effettuando online operazioni come presentare un’istanza, trasmettere una dichiarazione di produzione, consultare i dati della propria azienda.
    Proprio su questa piattaforma sarà possibile inserire il registro telematico relativo alla propria produzione di vino.

    I soggetti che sono obbligati a registrare in rete operazioni di carico e scarico sono i titolari di un’attività imprenditoriale agricola o commerciale che detengono un prodotto vitivinicolo, ma anche i titolari di stabilimenti che effettuano operazioni per conto di terzi o i titolari di stabilimenti di produzione o di imbottigliamento degli aceti.
    Sono esenti, invece, tutti gli gli stabilimenti che hanno una capacità produttiva inferiore ai 50 ettolitri, gli esercenti relativi all’attività di commercio all’ingrosso di prodotti vitivinicoli confezionati, che non effettuano alcuna trasformazione o manipolazione, i rivenditori al minuto di piccoli quantitativi, gli operatori viticoltori non vinificatori e i soggetti che non dispongono di stabilimenti.
    Nonostante il Ministero stia effettuando in tutta Italia una serie di seminari per spiegare alle imprese agricole come attuare il processo di dematerializzazione, fin qui sono state poche le aziende ad iscriversi al portale messo a disposizione del Mipaaf.
    Di qui la decisione di prorogare la fase di sperimentazione per consentire agli operatori di conoscere meglio il nuovo sistema.


  • yoga succo di frutta

    Yoga è uno dei marchi italiani di succo di frutta più conosciuti nel nostro Paese. Una fama che viene innanzitutto dalla storia e dalla qualità delle materie prime.

    Negli anni Sessanta, grazie alla trasmissione Carosello e agli spot televisivi con protagonista Walter Chiari, Yoga è diventato il brand per eccellenza in tema di yoga succo di fruttasucchi di frutta. Il celebre marchio, appartenente dal 1994 al gruppo cooperativo Conserve Italia che possiede tra gli altri anche brand come Valfrutta, Cirio e Derby, decide di ripartire proprio da quel periodo di storico.
    Per festeggiare, infatti, i 70 anni da quando nel 1946 il marchio Yoga entrò sul mercato, Conserve Italia lancia due nuovi succhi di frutta in formato limited edition.
    Verrà ripresa la ricetta originaria, che prevede solo da acqua, frutta e zucchero. La nuova bottiglia sarà da 200 ml e verrà distribuita a partire dalle prossime settimane in tutti i bar italiani, disponibile in due nuove referenze: la pesca nettarina (con il 70% di frutta) e la pera Williams (60% di frutta).

    Entrambe le varietà di frutta provengono esclusivamente dal territorio dell’Emilia-Romagna e hanno la peculiarità di contenere semplice zucchero al posto dello sciroppo di glucosio. “Se la limited edition riscuoterà il successo che speriamo – ha annunciato il presidente di Conserve Italia Maurizio Gardini – siamo pronti a valutare di sostituire le classiche ricette attuali“.
    Un ritorno al passato, dunque, per rinnovare il patto con un territorio, l’Emilia Romagna, in particolare la provincia di Ravenna, che è parte integrante di un brand di successo in Italia e nel mondo.