• lavoro licenziamenti

    Nel mese di marzo 2016 diminuisce il numero di domande di disoccupazione. A riportarlo è l’Inps nel suo rapporto mensile sul mercato del lavoro italiano. 

    A marzo le richieste di sussidi legati alla disoccupazione, come la Naspi, l’Aspi o la mobilità, ammontano a 98.557 con una variazione negativa del 22,6% su base mensile e del 27,5% su base annua.
    lavoro licenziamentiNel primo trimestre del 2016 le domande di disoccupazione sono state 353.293, in calo del 28,2% nel confronto con lo stesso periodo del 2015.
    I dati appena riportati certificano una parziale ripresa del mercato del lavoro italiano, confermata dai numeri sulla disoccupazione (11,4% nel mese di marzo, minimo storico dal 2012) e da quelli, riportati dalla stessa Inps, sulla Cassa integrazione.

    In questo caso le elaborazioni riguardano il mese di aprile. Le richieste di Cig si attestano a 57,1 milioni di ore, in aumento del 9,1% rispetto a marzo 2016, ma in diminuzione del 6,2% rispetto ad un anno fa.
    Diverso l’andamento della cassa integrazione straordinaria e ordinaria. La domande per usufruire della Cig straordinaria ammontano a 38,97 milioni di ore con un aumento del 27,5% su marzo e una crescita del 4,7% su aprile 2015.
    Le ore richieste di cassa integrazione ordinaria sono, invece, 14,1 milioni in calo del 14,1% su base mensile e del 23% su base annua.


  • cooperative-europa

    Nel 2014 le cooperative sociali hanno dato lavoro ad oltre 300.000 persone, facendo registrare un fatturato complessivo di 12 miliardi. 

    È questo uno dei principali risultati del Rapporto Eurisce 2016, l’analisi annuale dell’Istituto di Ricerca sulla cooperazione. Il portale Repubblica.it ha fornito alcune anticipazioni sul rapporto che verrà pubblicato nei prossimi giorni.
    cooperative-europaIn questi mesi si è discusso molto sul ruolo della cooperazione sociale in ambiti come quello dell’accoglienza ai migranti, dell’edilizia, della pulizia e della manutenzione del verde. Lo scandalo Mafia Capitale ha evidenziato dei rapporti illeciti tra alcune realtà cooperative ed il mondo delle istituzioni, portando ai minimi storici la credibilità dell’opinione pubblica nei confronti della cooperazione.
    Il Rapporto Eurisce 2016 ci aiuta a fare chiarezza sull’universo dell’impresa sociale, un settore che, come rivela lo studio di Eurisce, rappresenta l’1% del Pil italiano grazie ad un fatturato di 12 miliardi di euro.

    Nello specifico 9 miliardi provengono dalle cooperative di tipo A, ovvero imprese che operano nel campo dei servizi socioassistenziali, socio-sanitari ed educativi. Secondo l’indagine di Eurisce, oggi, circa la metà dei servizi assistenziali e sanitari sono gestiti dalle coop attraverso appalti pubblici.
    Lo Stato, a causa degli ingenti tagli alla spesa pubblica, si sta facendo promotore di un modello di welfare sempre più decentrato, affidando l’erogazione di servizi sanitari ed assistenziali al mondo del terzo settore e del privato.
    L’ente pubblico, però, non offre un trattamento privilegiato alle cooperative rispetto alle altre forme d’impresa. Un assunto confermato dalla stessa Autorità Anti-corruzione.
    Diversa, invece, la situazione delle cooperative di tipo B, cioè quelle imprese che hanno l’obbligo di inserire nel proprio organico una quota almeno del 30% di lavoratori svantaggiati, come disabili, detenuti, persone con disagi psichici, minori in età lavorativa con difficoltà familiari.
    Queste realtà sono circa 3.000 in tutta Italia e fatturano complessivamente 2 miliardi, operando per lo più in convenzione con enti pubblici nel campo della manutenzione del verde e della pulizia, salvo estendere negli ultimi anni i propri servizi anche ad ambiti come l’agricoltura sociale.
    In questo caso rivela l’indagine c’è sì un trattamento di favore nell’assegnazione degli appalti pubblici in quanto trattasi di imprese che svolge – o dovrebbe svolgere – una funzione sociale particolarmente rilevante.


  • bonus bebè

    Nel 2015, secondo l’Istat, le nascite sono state 488 mila (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. 
    Si tratta del quinto anno consecutivo che vede un calo della fecondità, un dato che deve fare riflettere ed impone ai governanti l’adozione di provvedimenti per incentivare le famiglie ad avere figli. 

    Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha annunciato a tal proposito per la prossima Legge di Stabilità il raddoppio del bonus bebè, ovvero quella forma di sostegno al reddito delle famiglie inserita nella finanziaria 2015.
    bonus bebèLa misura è valida per i bambini nati dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 e per i primi tre anni di vita del bambino. È previsto, allo stato attuale,un assegno da 80 euro mensili (960 euro l’anno) per quelle famiglie con un Isee inferiore a 25mila euro; l’assegno diventa di 160 euro mensili (1.920 euro l’anno) per i nuclei familiari con un Isee inferiore a 7.000 euro.
    L’intenzione del Governo è aumentare le risorse per il bonus bebè, contrastando il crollo demografico.

    Ci sono diverse opzioni sul tavolo, con costi diversi per le casse dello Stato.
    Quella meno onerosa prevede il raddoppio dell’assegno che diventerebbe così di 160 euro per le famiglie con un reddito inferiore a 25.000 e di 320 euro per quelle che percepiscono meno di 7.000 euro.
    Il bonus sarebbe più cospicuo nel caso della nascita di un altro figlio. Per i secondogeniti è previsto , infatti, un assegno rispettivamente di 240 e 400 euro.
    L’idea della Lorenzin è di estendere anche la durata del bonus, portando il termine dal 31 dicembre 2017 alla fine del 2020.
    Il ministero ha stanziato per il bonus bebè 3,6 miliardi di euro per sei anni, una cifra che potrebbe crescere di altri 2,2 miliardi qualora il raddoppio del bonus dovesse diventare operativo.
    Tre le ipotesi al vaglio di Palazzo Chigi c’è anche quella di coinvolgere una platea di famiglie più ampia, allargando il novero dei beneficiari alle famiglie che possiedono un Isee inferiore a 30.000 euro.
    In questo caso le risorse da stanziare sarebbe di gran lunga superiori rispetto ai 5 miliardi previsti secondo la prima ipotesi di intervento.
    Si tratterebbe, però, di un intervento necessario, da una parte per lenire il crollo demografico e dall’altro per arginare la diffusione dell’indigenza.



  • sharing festival

    Dal 20 al 22 maggio, a Ferrara, si svolgerà lo Sharing Festival, il primo festival italiano dedicato alla sharing economy. 

    L’economia collaborativa ha rivoluzionato i modelli di organizzazione della sfera economia e sociale, cambiando anche le relazioni tra istituzioni, imprese e cittadini.
    L’obiettivo del festival è raccontare le esperienze di economia condivisa ed aiutare i partecipanti a comprendere i cambiamenti insiti nell’applicazione di modelli collaborativi.
    Ci saranno, innanzitutto, delle sessioni plenarie sui temi delle nuove economie, le nuove professioni e le piattaforme ed i servizi di sharing economy.
    I protagonisti principali saranno, però, le associazioni, le organizzazioni non profit e gli esperti del settore che offriranno la loro esperienza e conoscenza sulle seguenti questioni:

    • Comunità, cittadinanze ed ecosistemi sociali;
    • Nuove professioni e strumenti organizzativi;
    • Turismo, cultura e ricettività;
    • Altri workshop.

    Ci saranno, infine, i cosiddetti Workshop Unife, ovvero incontri che si focalizzeranno su aspetti di ricerca nell’ambito del contesto internazionale europeo e toccano aspetti tecnici riguardanti le tecniche e metodologie di progettazione orientati alla sostenibilità, modelli innovativi di finanziamento tra cultura solidale e nuovi sistemi creditizi, riflessioni su temi di riconfigurazione del significato di economia, pratiche di policy making nell’ambito delle Smart Cities.
    Le aziende presenti avranno anche l’opportunità di avere uno spazio espositivo.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il sito dell’evento.


  • venture-capital-italia

    In base ai dati Istat il Pil italiano nel primo trimestre del 2016 è cresciuto dell’0,3% rispetto al periodo ottobre-dicembre e dell’1% su base annua. 

    Con i dati attuali il Prodotto interno lordo avrebbe una crescita acquisita – ovvero senza ulteriori variazioni venture-capital-italiacongiunturali – dello 0,6% per il 2016.
    Recentemente il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il nostro paese, che si attestano adesso sul +1% per il 2016 e sul +1,1% per il 2017.
    Anche il Governo ha aggiornato al ribasso le previsioni di crescita del Pil.
    A settembre, nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, l’esecutivo aveva fissato le proprio stime a +1,6%; nel Def 2016, invece, pubblicato il mese scorso, le stime sono state portate a +1,2%.

    I dati resi noti dall’Istat per il primo trimestre del 2016, seppur positivi, mostrano come l’Italia viaggi ad un ritmo più basso rispetto agli altri paesi europei.
    Nello stesso periodo, infatti, l’area Euro è cresciuta dello 0,6% rispetto al precedente trimestre e dell’1,6% su base annua. L’Italia segna il passo anche nel confronto con altri due big players europei come Francia e Gran Bretagna, che guadagnano rispettivamente 0,5 e 0,4 punti percentuali su base mensile e 1,3 e 2,1 punti percentuali su base annua.


  • mezzacorona alibaba

    Sarà la cooperativa Mezzacorona la prima azienda del vino a sbarcare su Alibaba. Lo farà con un flagship che inizierà i primi di giugno e che mostrerà i prodotti vitivinicoli tipici del Trentino. 

    Ad annunciarlo è stato Rodrigo Cipriani Foresio, country manager per Italia, Spagna e Grecia di Aliba, a margine mezzacorona alibabaFederalimentare che si è tenuta a Parma nel corso della giornata inaugurale di Cibus 2016.
    Si tratta di un’opportunità enorme per Mezzacorona, che diventerà in un certo senso il testimonial del vino italiano in Cina. L’intento dell’iniziativa, infatti, è soprattutto quello di aggredire il mercato cinese, dove le aziende vitivinicole italiane coprono una quota di mercato solamente del 5%.
    Un numero irrisorio per un paese, il nostro, che ha recentemente raggiunto il primato di primo produttore mondiale di vino.
    Quello cinese è un mercato in crescita, soprattutto per quanto riguarda il settore del vino. I consumatori cinesi trascorrono sempre più tempo in Europa per motivi di studio o di lavoro. Quando tornano in patria ricercano i prodotti agroalimentari assaporati nel Vecchio Continente e tra questi va annoverato il vino.

    L’Italia in questi anni non è riuscita a portare avanti una politica di internazionalizzazione adeguata al contesto asiatico e cinese nello specifico. Oggi le aziende vitivinicole italiane devono cedere il passo non solo a quelle francesi, ma anche a quelle cilene e neozelandesi, capaci di portare con successo il proprio vino in Cina.
    C’è, però, ancora spazio per aggredire questo mercato e l’approdo sul celebre colosso di e-commerce cinese è un primo passo verso il raggiungimento dell’obiettivo di “triplicare le vendite in breve tempo”, come dichiarato dallo stesso Rodrigo Cipriani Foresio.
    Sulle spalle di Mezzacorona, dunque, c’è una grossa responsabilità per una cooperativa che è la quinta azienda del vino italiana in termini di fatturato e che propone produzioni locali conosciute in tutto il mondo come il Rotari Trento Doc.


  • latte etichetta

    Con  422 voti favorevoli, 159 contrari e 68 astensioni il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sull’indicazione obbligatoria del Paese d’origine o del luogo di provenienza sull’etichetta dei prodotti a base di carne, del latte a lunga conservazione e dei derivati lattiero caseari. 

    Si tratta di una decisione storica, voluta fortemente da paesi come Italia e Francia, che hanno spinto lungamente per estendere la lista di prodotti con l’etichetta d’origine obbligatoria.
    latte etichettaCome riporta Coldiretti nei nostri supermercati 2 prosciutti su 3 sono venduti come italiani, ma provengono in realtà da maiali allevati all’estero, ma anche 3 cartoni di latte a lunga conservazione su 4 sono stranieri senza indicazione in etichetta, stessa cosa per la metà delle mozzarelle.
    Toccherà alla Commissione ora recepire la risoluzione approvata dal Parlamento.
    Il prossimo passo sarà estendere l’obbligatorietà dell’indicazione d’origine anche a prodotti come il concentrato di pomodoro, i sughi pronti e frutta e verdura trasformati, ancora esclusi dalla normativa.

    Il cammino dell’etichettatura obbligatoria è iniziato a metà degli anni 2000 con la legge sulla carne bovina in seguito all’emergenza mucca pazza, per abbracciare in seguito altri prodotti come il latte fresco, le uova, la frutta, la verdura ed il pesce.
    Estendere questa lista al latte a lunga conservazione, i derivati lattiero caseari e la carne trasformata è un passo fondamentale, anche alla luce della crisi dei due settori in esame in seguito alla fine delle quote latte e all’allarme lanciato dell’Oms sulla carne ed i salumi.

    Estremamente positivo il commento di Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari: “Si tratta – ha dichiarato Mercuri – di una risoluzione che accoglie le crescenti aspettative dei consumatori, sempre più attenti a trasparenza e tracciabilità, una sfida che le cooperative agroalimentari, che fanno della qualità della materia prima un tratto distintivo delle proprie produzioni, sono pronte a raccogliere. Ci auguriamo ora in particolare – ha concluso Mercuri – che la Commissione europea, ancorata ad un approccio volontaristico oramai insufficiente, prenda atto del segnale politico odierno e lo concretizzi rapidamente in proposte legislative concrete”.
    Una recente ricerca ha mostrato come i consumatori siano disposti a pagare dai 5 ai 20 centesimi in più per un prodotto di provenienza certificata italiana. Il chilometro zero, l’agricoltura biologica ed in generale la qualità e la genuinità dei prodotti alimentari sono diventati ormai delle variabili fondamentali nelle scelte dei consumatori.
    Adottare delle norme sull’etichettatura d’origine significa dare slancio all’agroalimentare italiano che non potrà che tratte beneficio da un contesto regolativo che incentivi la qualità e la tracciabilità.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Sabato 14 maggio presentazione di Polline Blockchain Mark. Diritto d’Autore in Arte Contemporanea. Ore 11:00 Milano Avanzi Barra A, via Ampère 61/A.

     


  • agricoltura campolibero

    La Camera dei Deputati ha dato il primo via libera al disegno di legge sul “Contenimento del consumo del suolo ed il riuso del suolo edificato”.

    L’Italia compie così il primo passo verso l’obiettivo posto in sede europea di azzerare il consumo di suolo entro il 2050.
    agricoltura campoliberoL’intento della legge è valorizzare il territorio, con particolare riferimento alle superfici agricole, per limitare il rischio idrogeologico e proteggere il paesaggio.
    A tal proposito vengono promosse azioni per il riutilizzo dei terreni e soprattutto per la riqualificazione delle aree urbane, con finanziamenti specifici ai comuni.
    Ci saranno così diverse opportunità per portare avanti progetti cooperativi o partenariati pubblico-privati per rivitalizzare le aree interne e quelle urbane degradate, arrestando la cementificazione che, come riporta il Ministero delle Politiche Agricole, dal 1950 ad oggi è aumentata del 166% invadendo anche superfici agricole vitali per l’economia italiana come la Pianura Padana.

    Vediamo nel dettaglio i contenuti principali del provvedimento:

    • definizione della dizione di consumo di suolo e di altri termini quali ipermeabilizzazione, superficie agricola, naturale e semi-naturale, area urbanizzata e rigenerazione urbana;
    • divieto di consumo di suolo se non nei casi in cui non è possibile effettuare un riuso ed una riqualificazione delle aree edificate;
    • istituzione presso il Mipaaf di un registro dei Comuni che hanno adeguato i propri piani urbanistici a quanto stabilito dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano in materia di consumo di suolo;
    • sospensione delle trasformazioni fino all’entrata in vigore del provvedimento;
    • erogazione di finanziamenti statali e regionali ai comuni per realizzare interventi di rigenerazione urbana e di bonifica dei siti contaminati e di interventi volti a favorire l’insediamento di attività di agricoltura urbana e il ripristino delle colture nei terreni agricoli incolti, abbandonati, inutilizzati o in ogni caso sfruttati ai fini agricoli.
    • tutte le superfici agricole che hanno ricevuto finanziamenti legati alla Pac e allo sviluppo agricolo non potranno essere destinate ad un uso diverso da quello agricolo per almeno cinque anni dall’ultimo finanziamento ricevuto;
    • le politiche di sviluppo nazionale e regionale dovranno promuovere la valorizzazione dell’agricoltura;
    • semplificazione delle procedure per gli interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate dal punto di vista urbanistico, socio-economico, paesaggistico e ambientale per garantire forme di intervento attraverso progetti organici basati sul riuso del suolo, la riqualificazione, demolizione, ricostruzione e sostituzione degli edifici esistenti, la creazione di aree verdi, pedonalizzate e piste ciclabili;
    • realizzazione di una banca dati del patrimonio edilizio inutilizzato, ovvero degli edifici e delle aree dismesse non utilizzate o abbandonate esistenti.

  • città inquinamento

    L’80% delle persone vive in città con livelli di inquinamento dell’aria oltre il limite stabilito dall’Oms. 

    Lo rende noto la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nel suo report sull’inquinamento delle aree urbane.
    città inquinamentoIl campione dell’indagine è composto da più di 3.000 città sparse in 103 paesi diversi, ciascuno con un livello di reddito differente.
    Proprio la ricchezza è una delle variabili maggiormente determinanti nella diffusione dell’inquinamento dell’aria.
    Secondo lo studio dell’Oms, infatti, addirittura il 98% dei centri urbani che si trovano in nazioni con un reddito basso o medio non rispetta i parametri stabiliti dall’Organizzazione in materia di qualità dell’aria.
    Questa percentuale scende se ci spostiamo ad analizzare le città di paesi con un reddito alto ed arriva al 56%.

    L’analisi, che prende in considerazione il periodo compreso tra il 2008 ed il 2013, fa emergere le seguenti tendenze:

    • Dal 2008 al 2013 il livello di inquinamento dell’aria su scala mondiale è aumentato dell’8%;
    • L’inquinamento è inferiore nelle regioni con un reddito più alto, in particolare in Europa, in America e nella regione del Pacifico Occidentale;
    • L’inquinamento è più elevato nelle regioni con un reddito più basso, soprattutto nel Mediterraneo Orientale e del Sud Est Asiatico, dove eccede di 5-10 volte quello stabilito dall’Oms;
    • Nelle regioni del Mediterraneo Orientale e del Sud Est Asiatico il livello di inquinamento dell’aria è cresciuto di più del 5% in oltre due terzi delle città.
    • Ci sono ancora pochi dati sugli stati africani, ma quelli analizzati mostrano un livello di inquinamento sopra la media.

    Se analizziamo, invece, le singole realtà territoriali, il paese con la più alta concentrazione di Pm 2,5, ovvero le polveri più pericolose, è l’India con ben 16 città tra le 30 più inquinate al mondo.
    La prime in assoluto sono l’iraniana Zabol per le Pm 2,5 e la nigeriana Onitsha per le Pm 10.
    Per quanto riguarda l’Italia, la città con la maggiore concentrazione di polveri Pm 2,5 è Ceccano in provincia di Frosinone, mentre quella con il maggiore livello di Pm 10 è Soresina in provincia di Cremona.

    L’inquinamento dell’aria è considerato una delle maggiori cause di malattie, come quelle cardiovascolari o i tumori ai polmoni, e di decessi. L’Oms ha calcolato che ogni anno causa la morte prematura di più di 3 milioni di persone.
    Per questo è fondamentale che le città inizino a monitorare la qualità dell’aria, riducendo il traffico dei veicoli ed adottando specifiche tecnologie per la riduzione delle emissioni di gas.


  • viking horde

    L’hanno chiamato Viking Horde, perché come un’orda vichinga attacca gli smartphone ed è difficile contrastarlo, se non attraverso il ripristino delle impostazioni di fabbrica. 

    Si tratta del nuovo malware presente su Google Play Store, nello specifico in cinque app: Viking Jump, Wi-Fi Plus, viking hordeMemory Booster, Parrot Copter e Simple 2048.
    Quando l’utente scarica queste applicazioni il proprio dispositivo diventa parte di una bootnet, ovvero una rete di dispositivi infettati.
    Sono diverse le azioni che compie Viking Horde. Può, innanzitutto, lanciare degli attacchi Ddos e prendere il controllo del dispositivo attivando un vero e proprio sistema di click fraud, simulando click sui banner presenti sui siti web.
    Attraverso Viking Horde l’utente riceve anche dei messsaggi di spam.

    La segnalazione del nuovo virus viene da Check Point, la società israeliana specializzata in cyber-security.
    La stessa Check Point ha rilevato come la maggior parte degli attacchi sia avvenuta in Russia: il 44% degli utenti vittima del malware si trova, infatti, in territorio russo.
    In generale, dal 15 aprile (giorno in cui è stata rilasciata l’app Viking Jump) sono stati segnalati dai 50.000 ai 100.000 attacchi.
    Le cinque app infette sono state già rimosse da Google Play Store, ma non è escluso che Viking Horde riesca a superare ancora una volta il filtro di Android.
    Tra i dispositivi maggiormente a rischio ci sono quelli rooted, con rischi notevoli, però, anche per gli smartphone non rooted.