• coop connection

    Il libro Coop Connection, scritto da Antonio Amorosi, sta rapidamente scalando le classifiche dei libri più venduti in Italia. 

    Ieri sera Amorosi è stato ospite di Gianluigi Paragone, conduttore della trasmissione La Gabbia su La7, per parlare della sua pubblicazione e del mondo della cooperazione.
    Coop Connection, infatti, è un libro che indaga sulle cooperative, facendone emergere il lato oscuro e analizzando i rapporti con la politica ed il mondo finanziario.
    Il quadro che emerge dall’analisi di Amorosi non è certo idilliaco, come ha rimarcato lo stesso autore nel corso del suo intervento a La Gabbia: “Sulla carta le coop coop connectionsono una realtà sociale mutualistica, in realtà producono un fatturato di 151 miliardi di euro che è superiore a quello di molti paesi europei. 
    Costruiscono questo fatturato anche sulla base di agevolazioni fiscali, alcune non pagano addirittura tasse“.
    La denuncia di Amorosi è forte e non si ferma ai presunti privilegi fiscali delle coop, ma si estende anche ai rapporti con la criminalità organizzata e con gli amministratori locali, attraverso i quali le grandi cooperative riuscirebbero a trasformare l’attività mutualistica in un vero e proprio business, grazie alla vittoria di appalti pubblici di grande rilevanza.
    Ancora una volta, infine, come era già accaduto nel corso della puntata di Report dell’8 maggio, nel mirino dell’inchiesta giornalistica è finita Coop e la sua attività di prestito sociale, definita come la principale fonte di guadagno della cooperativa di consumo.
    Viene denunciata soprattutto la presunta attività bancaria svolta da Coop attraverso l’apertura di veri e propri libretti di risparmio per i consumatori che possono ritirare i propri soldi in qualsiasi momento.

    In merito a questo argomento e ad altre questioni finite sotto la lente d’ingrandimento dei media, Coop ha risposto con un dossier che trovate qui.
    È innegabile come il mondo della cooperazione, soprattutto dopo lo scoppio dello scandalo Mafia Capitale, sia diventato uno dei bersagli principali dell’opinione pubblica. Le inchieste giudiziarie hanno fatto emergere alcune dinamiche inconcepibili per lo spirito e i valori cooperativi.
    È altrettanto innegabile, però, come spesso manchi un confronto con i dirigenti cooperativi e soprattutto come solo in pochi casi venga portato avanti uno storytelling positivo delle cooperative. Da esempi come i workers buyout, alle startup cooperative, passando per le coop agroalimentari e a quelle che lottano contro le mafie, le realtà virtuose ci sono e raccontarle è un compito altrettanto doveroso come quello di denunciare le storture, che esistono, sono forti e rischiano di corrompere un mondo nato e cresciuto con ben altri principi.


  • birra messina cooperativa

    Ancora una volta la cooperazione diventa simbolo di ricostruzione aziendale e rinascita. Questa volta il protagonista è il Birrificio Messina, una storica realtà siciliana e della provincia di Messina che dal 1923, grazie alla famiglia  Lo Presti – Faranda, fino al 2011 è stata un simbolo della produzione di birra locale. 

    Il birrificio aveva iniziato a perdere la sua identità prettamente siciliana nel 1999, quando Dreher, uno dei marchi del gruppo Heineken, aveva rilevato lo stabilimento messinese.
    birra messina cooperativaLa concorrenza delle birre italiane ed estere ha lentamente distrutto un brand riconosciuto soprattutto in Sicilia e Calabria. Nel 2011 è arrivata la chiusura definitiva degli stabilimenti ed il licenziamento di 42 lavoratori.
    Oggi, però, dopo anni di battaglie all’interno delle istituzioni, proteste in piazza e in tv e lungaggini burocratiche, la birra Messina sembra pronta a vivere una nuova vita.
    Merito di 16 lavoratori che hanno deciso di costituire una cooperativa e far ripartire l’attività, investendo un milione di euro per l’acquisto di macchinari e stabilimenti. Vi chiederete come siano riusciti sedici operai a recuperare una cifra così cospicua. Lo hanno fatto rinunciando al proprio trattamento di fine rapporto e dando vita così all’ennesimo workers buyout, vera e propria risorsa durante la crisi.
    Fondamentale anche l’aiuto della Regione Sicilia, che in questo progetto ha creduto ed investito: “Si centra un obiettivo che significa recupero di una tradizione, di posti di lavoro e di economia siciliana” ha dichiarato Mariella Lo Bello, assessore delle Attività produttive della regione Sicilia, ufficializzando la ripresa delle attività che sarebbe dovuta ricominciare già quest’estate, ma ha dovuto rinviare l’appuntamento per via di problemi di natura burocratica.
    I due stabilimenti sorgeranno nella zona Asi di Larderia dove verranno prodotte due nuove birre, la Birra dello Stretto e la Doc 15.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Domani alle ore 10:00 presso la Camera di Commercio di Foggia il seminario “Il mercato del grano duro: produzione, prezzi e previsioni” organizzato dall’Alleanza delle Cooperative e da Aretè.


  • Bruxelles dice sì alla flessibilità. Lo avevano anticipato ieri il premier Matteo Renzi ed il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. 

    La conferma è arrivata sempre ieri, in serata, quando è stata recapitata a Palazzo Chigi una lettera di Bruxelles che sancisce di fatto il via libera alla realizzazione di investimenti per un totale di 14 miliardi di euro, senza che questi incidano sugli obiettivi di bilancio fissati in sede europea.
    Le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea corrispondono allo 0,85% del Pil italiano e saranno da ripartire in questo modo:

    • 0,50% del PIL per le riforme economiche;
    • 0,25% per gli investimenti infrastrutturali;
    • 0,04% per i costi legati alla gestione della crisi rifugiati;
    • 0,06% per i costi dovuti all’emergenza sicurezza.

    L’Italia potrà, dunque, beneficiare di un margine di flessibilità che i vertici europei definiscono “senza precedenti”. Bruxelles ha commentato positivamente il sentenza ue spostamenti di lavorocammino delle riforme intrapreso del Governo, ma ha posto comunque dei vincoli alla flessibilità concessa.
    Il nostro Paese sarà chiamato, infatti, a proporre un piano credibile per la riduzione del debito. A tal proposito sarà inevitabile con ogni probabilità l’aumento dell’Iva che dovrebbe valere 0,45 punti di Pil.
    L’Italia dovrà, inoltre, effettuare delle correzioni per quanto riguarda le previsioni sul deficit che per l’esecutivo nel 2017 sarà all’1,8% del Pil mentre per l’Ue sarà all’1,7% del Prodotto Interno Lordo.
    Tra i vincoli posti da Bruxelles c’è anche l’effettivo utilizzo delle risorse concesse per la realizzazione di investimenti ed un evidente progresso nel cammino delle riforme.


  • e-commerce italia

    Nel 2016 il valore dell’e-commerce in Italia dovrebbe arrivare a quota 19,3 miliardi di euro, in aumento del 17% rispetto al 2015.

    A riportarlo è uno studio dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano nel corso della XI edizione del Netcomm eCommerce Forum.
    C’è un dato fondamentale da premettere per comprendere il mercato italiano del commercio elettronico.
    Allo stato attuale l’e-commerce ha un livello di penetrazione maggiore nei cittadini rispetto alle imprese, con queste ultime che sono ancora reclutanti nel cimentarsi nell’impresa digitale.
    Secondo un’indagine condotta da TNS e commissionata da eBay, infatti, il 92% delle PMI intervistate dichiara di non aver mai preso in considerazione di utilizzare l’e-commerce nonostante più della metà (52%) dichiari di avere un sito internet.
    Le motivazioni stanno nella presunta complessità nell’aprire una piattaforma di commercio elettronico e nella convinzione che l’e-commerce non porti ad aumento del fatturato.

    Accade così che solamente 40mila imprese italiane vendono online, a fronte delle oltre 200.000 aziende francesi presenti sulla rete e delle 800.000 in tutta Europa.
    Investire nel mondo digitale è in realtà una scelta doverosa, oltre che proficua, soprattutto nel medio-lungo periodo. Basta osservare i dati sui consumatori per capire il perché.
    Sono 18,8 milioni gli italiani che acquistano online su 30 milioni di potenziali acquirenti che frequentano regolarmente Internet. C’è, dunque, un grado di penetrazione del 61% che è di gran lunga maggiore rispetto a quello delle aziende nostrane.
    C’è, inoltre, un altro aspetto trascurato dai più. Il digitale non influenza solamente le vendite online, ma anche quelle offline. Secondo McKinsey & Company il 68% degli acquisti offline è influenzato da un’esperienza in rete.
    In un post precedente vi abbiamo parlato della pratica dello showrooming, che vede i consumatori effettuare delle ricerche su Internet prima di decidere se effettuare o meno l’acquisto in un negozio “fisico”.

    Per quanto riguarda, invece, i settori di riferimento, gli italiani si affidano all’online soprattutto per acquistare dei servizi. Da questo punto di vista il comparto trainante è quello del Turismo con un valore degli acquisti di 8.525 milioni di euro, che contribuiscono per il 44% del mercato eCommerce B2c italiano, ed una crescita dell’11% rispetto all’anno precedente.
    A spingere il settore è soprattutto l’acquisto di biglietti per i trasporti, soprattutto ferroviari, e la prenotazione di alloggi.
    Nei comparti relativi alla vendita di prodotti, al primo posto c’è l’Informatica ed elettronica, che, con 2.789 milioni, vale il 14% del mercato; al secondo abbliamo l’Abbigliamento, con 1.835 milioni di euro ed il 9% del mercato; segue l’Editoria (4% del mercato, pari a 691 milioni di euro).
    Il comparto più in crescita è proprio quello dei prodotti, con gli acquisti di smartphone e tv e di capi d’abbigliamento sempre più proiettati nella dimensione digitale.
    Aumentano del 51% anche gli acquisti da smartphone che rappresentano allo stato attuale il 15% del mercato del commercio online.


  • cosa sono le cooperative a mutualità prevalente

    Oggi alle ore 12.00, presso il Salone A del Ministero dell’Intero, si terrà la conferenza stampa di presentazione della Carta della buona accoglienza dei migranti. 

    Si tratta di un documento proposto dall’Alleanza delle cooperative sociali Lombardia che intende proporre un modello di accoglienza decentrato e basato sui diritti umani, capace di ripristinare i valori della cooperazione internazionale.
    accoglienza migrantiDiverse cooperative sono state protagoniste di scandali giudiziari legati all’accoglienza dei migranti, trasformata in un vero e proprio business illecito.
    È necessario, dunque, ripulire l’immagine della cooperazione e veicolare soluzioni che contrastino il dilagare dell’odio xenofobo.
    Sono diverse le proposte lanciate dall’Alleanza delle cooperative che, qualora dovessero essere adottate nei singoli comuni, potrebbero portare quei correttivi necessari per fare dell’Italia un modello all’avanguardia in materia di accoglienza dei migranti.
    Ecco di seguito i punti salienti della Carta della buona accoglienza:

    • Essere un percorso che veda una progressiva destinazione verso l’accoglienza nelle abitazioni: passare progressivamente e compatibilmente con il percorso individuale, dall’essere accolti in centri collettivi a percorsi in abitazione, questo all’interno di una visione volta all’effettiva integrazione ed autonomia delle persone accolte;
    • Garanzia, in ogni fase dell’accoglienza, di personale socio educativo per almeno due ore ad ospite ogni settimana;
    • Garanzia di ospitare i migranti in strutture con caratteristiche e nel rispetto dei parametri della civile abitazione;
    • Interventi di:
      • garanzia di accesso, con personale qualificato a percorsi di mediazione culturale;
      • corsi di italiano per un minimo di 8 ore settimanali, il cui coordinamento, progettazione e monitoraggio siano affidati e persone in possesso del titolo DITALS o equivalente;
      • garanzia di accesso alla tutela legale e orientamento giuridico svolto da persone in possesso di specifiche competenze;
      • 3 pasti al giorno (nella struttura ovvero erogazione di risorse per l’autopreparazione) con garanzia del rispetto delle tradizioni religiose e culturali
      nonché delle prescrizioni mediche;
      • Vestiario: fornitura in ingresso di un kit di accoglienza che rispetti quanto previsto dalle norme SPRAR e adeguato cambio stagionale;
      • Periodici e adeguati strumenti (o risorse adeguate) per l’acquisto del kit per l’igiene personale;
      • Corretto ed adeguato accompagnamento alla conoscenza dei servizi del territorio
    • un investimento obbligatorio in formazione professionale o borse lavoro o tirocini per almeno il 10% dei migranti accolti che abbiano una permanenza ed un percorso di accoglienza di almeno 6 mesi;
    • Una azione di coinvolgimento dei territori ove avviene l’accoglienza.

    Qui trovate il documento completo pubblicato dall’Alleanza delle Cooperative sociali Lombardia. Saranno presenti alla conferenza stampa di presentazione Filippo Bubbico, Viceministro dell’Interno; Mario Morcone, Capo Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno; Matteo Biffoni, delegato all’Immigrazione per l’Anci e Giuseppe Guerini, portavoce Alleanza delle Cooperative Sociali.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Giovedì 19 maggio alle ore 11:30 presso la sede di Legacoop Piemonte a Torino si terrà l’evento “Elezioni del Comune di Torino. Le prospettive della Città e le risposte della cooperazione” con il sindaco di Torino Piero Fassino.

  • 5-per-mille-volontariato

    Qualche giorno fa l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l‘elenco dei beneficiari del 5 per mille per l’anno 2014. 

    L’ organizzazione che riceverà più risorse è Emergency, alla quale verrà destinata una cifra complessiva di 14 milioni di euro, seguita da Medici Senza Frontiere e dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).
    Anche quest’anno i contribuenti potranno decidere a quale organizzazione di volontariato e associazione sportiva 5-per-mille-volontariatodilettantistica assegnare il 5 per mille del proprio Irpef.
    Nelle ultime ore, però, in seguito ad un articolo del quotidiano La Stampa è scoppiata la polemica tra le organizzazioni di rappresentanza del Terzo Settore sui beneficiari del 5 per mille.
    Tra i soggetti destinatari delle risorse, oltre a migliaia di enti non profit, ci sono anche la Fondazioni e circoli che non svolgono di certo “attività socialmente rilevanti” come la Fondazione italiana del notariato, il Reale Circolo Canottieri di Roma ed il Circolo Nautico di Posillipo.

    Come denuncia il presidente di Federsolidarietà-Confcooperative, Giuseppe Guerini, il problema nasce dall’estrema facilità con la quale è possibile iscrivere gli enti all’elenco dell’Agenzia delle Entrate: “Si è verificata un’anomalia negli anni – ha dichiarato a La Stampa Guerini -. All’Agenzia delle entrate la procedura per l’iscrizione all’elenco delle onlus è semplice e immediata. E così nella lista è entrato di tutto”.
    Accade allo stesso tempo che a beneficiare delle risorse del 5 per mille siano soprattutto le organizzazioni più grandi, quelle cioè che investono di più in pubblicità, indicando in Tv, in rete o nei cartelloni pubblicitari esposti nelle città il proprio codice fiscale per ricevere la donazione.
    Proprio la necessità di scrivere il codice fiscale del beneficiario rappresenta il principale ostacolo per gli enti non profit di piccola dimensione. Spesso il contribuente, non conoscendo il codice fiscale delle onlus, decide di destinare il 5 per mille ad un settore specifico.

    In questo caso le risorse vengono ripartite in proporzione al numero di adesioni ricevute, quindi, ancora una volta, a trarre beneficio sono le organizzazioni più conosciute come Emergency o Medici Senza Frontiere.
    La riforma del Terzo Settore dovrebbe intervenire istituendo il Registro Nazionale unico delle imprese non profit che stabilisce dei requisiti ben precisi per essere considerati imprese sociali e porre rimedio al fenomeno delle organizzazione che partecipano al riparto del 5 per mille senza svolgere attività socialmente rilevanti.
    Non viene istituito, però, un ente che effettui i relativi controlli: “ È positivo che la riforma del terzo settore – conclude Guerini – che sarà votata a fine mese istituisca finalmente un albo unico nazionale, monitorato e sorvegliato. Il problema però è chi dovrà fare i controlli visto che l’agenzia presieduta dall’economista Stefano Zamagni è stata eliminata dal governo Monti. Pur avendo poche risorse e poteri limitati, quell’agenzia era comunque utile a scoprire chi si era ingiustificatamente iscritto all’elenco dell’agenzia delle entrate per beneficiare del 5 per mille”.


  • architetti cercasi

    Sono stati resi noti i nomi dei vincitori di AAA Architetti cercasi, il contest per architetti ed ingegneri under 33 ideato e promosso da Federabitazione – Confcooperative, patrocinata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in partnership con Fondosviluppo, il Fondo Mutualistico per la Promozione e lo Sviluppo della Cooperazione di Confcooperative. 

    Il contest vede quattro vincitori per ciascuna area di riferimento dell’iniziativa, ovvero Cernusco sul Naviglio (MI), Pescara, Bari e Catania.
    architetti cercasiSono stati presentati in tutto 103 progetti, portati avanti da più di 500 architetti provenienti da tutta Italia.
    I vincitori riceveranno un premio di 14.000 euro, oltre alla possibilità di effettuare un percorso di formazione per costituire una cooperativa di professionisti grazie al sostegno di Confcooperative.
    I temi del concorso sono i seguenti:

    • rigenerazione urbana;
    • riqualificazione del patrimonio edilizio;
    • riscoperta dei territori metropolitani, dei centri minori e della città diffusa;
    • residenzialità “produttiva”, intesa come strumento di produzione di servizi per l’intera comunità urbana.

    I partecipanti hanno dovuto presentare un progetto sulle tematiche appena esposte. Una giuria tecnica, composta da oltre venti professionisti italiani e internazionali (provenienti dal settore dell’architettura, dal mondo accademico, dalle istituzioni e dal mondo della cooperazione) ha decretato i vincitori del bando.
    Di seguito il nome dei gruppi vincitori e l’elenco degli altri soggetti menzionati, per i quali l’organizzazione si impegnerà a trovare un incarico nel campo dell’abitare cooperativo e della residenza sociale:

    • Catania
      Vincitore: C-VITA LAB.
      Motivazioni della giuria: interpreta in maniera più completa e armoniosa le domande e le intenzioni poste dal concorso, producendo al tempo stesso un’architettura, uno spazio pubblico e una parte di città. In particolare si è apprezzato il programma funzionale che in maniera evidente si fa forma nel progetto.
      L’elenco degli altri gruppi vincitori.
    • Bari
      Vincitore: M21 Società contadina modernizzata.
      L’elenco degli altri gruppi vincitori.
    • Pescara
      Vincitore: Epiciclo.
      Motivazioni della giuria: il progetto definisce, in maniera chiara, il rapporto tra edificio e spazi aperti, che va dalla dimensione urbana – il verde indeterminato dell’intorno – a quella più comunitaria dell’isola centrale. Gli spazi comuni e le residenze, entrambi declinati in varie configurazioni e possibilità, sono stati oggetto di una ricerca attenta, raccontata in maniera originale e approfondita.
      E’ stato particolarmente apprezzato l’impegno nel comunicare gli usi e le potenzialità degli spazi collettivi inclusi tra le residenze, la capacità di trasformare un’impostazione, all’apparenza rigida, in un abaco di potenzialità e modi di abitare diversi tra loro.
      L’unica perplessità deriva dal fatto che la struttura anulare, nonostante la sua flessibilità programmata, non sia stata gestita e configurata pensando all’intorno, cercando densità e disposizioni che fossero in grado di dialogare con il contesto.
      L’elenco degli altri progetti vincitori.
    • Cernusco
      Vincitore: Seminare Futuro.
      Motivazioni della giuria: La giuria ha evidenziato la notevole qualità di questo progetto in ogni suo aspetto: esso risulta infatti corretto e convincente nell’impostazione urbanistica e ben risolto sia da un punto di vista morfologico che da quello tipologico. Di particolare interesse la relazione che esso costruisce con la città e la varietà e complessità di stili di vita che è pronto a ricevere. La giuria ha anche apprezzato la qualità della narrazione proposta.
      L’elenco degli altri progetti vincitori.

  • twitter foto

    Uno degli aspetti più problematici e per certi aspetti anche stimolanti di Twitter è provare a scrivere un concetto entro il limite dei 140 caratteri. 

    L’operazione diventa ancora più problematica quando inseriamo in un tweet un link o una foto. In questo caso i twitter fotocaratteri disponibili diventano ancora di meno.
    Come spiega Twitter, infatti, l’URL, indipendentemente dalla sua lunghezza, viene contato come se fosse di 23 caratteri.
    Rimangono, dunque, solamente 117 caratteri per completare il cinguettìo.

    Secondo le ultime indiscrezioni, riportate da Bloomberg, Twitter avrebbe in mente un cambiamento rivoluzionario.
    Le immagini ed i link incorporati in un tweet non faranno più parte del testo del tweet stesso. Potremo, dunque, inserire una foto o linkare un articolo senza doverci preoccupare di “perdere” caratteri.
    Rimarrà il limite dei 140 caratteri anche se inseriamo un’immagine. Questo cambiamento è particolarmente utile per chi è solito effettuare live tweeting, dove per raccontare al meglio un evento è necessario accompagnare le parole con le immagini.
    La narrazione sarà così più completa.
    L’obiettivo è dare sempre più spazio alle immagini, considerando l’enorme impatto visivo ed emotivo che queste ultime hanno sulle piattaforme social. In questa stessa direzione va la decisione di Twitter di consentire agli utenti di incorporare nei propri tweet le gif, fornendo loro un vero e proprio motore di ricerca che consente loro di trovare la gif più adatta al messaggio da proporre.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Giovedì 26 maggio alle ore 15:00 presso la Sala riunioni Gesco, Gruppo di imprese sociali, in Napoli, Complesso Polifunzionale, Torre 1, Piano 9, si terrà il seminario “La programmazione dei fondi europei 2014/2020. Le opportunità per il sistema cooperativo” organizzato dall’Alleanza delle Cooperative italiane Campania.

  • coop agricole

    Venerdì scorso è stato presentato il Terzo Rapporto Agromafie e Caporalato, uno studio realizzato dall’Osservatorio Placido Rizzotto – Flai Cgil che cerca di analizzare il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa e delle pratiche illegali nel mondo dell’agricoltura. 

    Recentemente il Governo ha messo in pratica alcuni strumenti per contrastare il caporalato, uno su tutti la Rete del lavoro agricolo di qualità, un vero e proprio sistema che fornisce vantaggi competitivi a quelle imprese agricole coop agricolevirtuose che rifuggono il lavoro irregolare.
    Fin qui, però, tale strumento si è rivelato inefficace, con poche aziende che hanno fatto richiesta per essere inseriti nella Rete e molte che hanno riscontrato delle difficoltà burocratiche per poter essere ammesse nel sistema.
    L’esecutivo ha inoltre redatto un disegno di legge che prevede di inasprire le pene per chi commette il reato di caporalato ed inserisce tra le sanzioni anche la confisca dei beni. Il provvedimento, però, deve passare ancora il vaglio delle Camere ed è plausibile pensare che siano necessarie diversi mesi prima della sua entrata in vigore.

    Il Terzo Rapporto Agromafie e Caporalato ci aiuta a fare il punto della situazione. Vi proponiamo una sintesi del rapporto ed alcune infografiche.
    Il fenomeno dell’agromafia e del caporalato vale rispettivamente 14 e 17 miliardi di euro. Negli ultimi anni la mafia ha trovato sempre più interessante investire nel campo dell’agricoltura, rilevando le imprese in difficoltà e sfruttando, attraverso dei prestanome, i finanziamenti dell’Unione Europea.
    Lo dimostra il fatto che quasi il 50% dei beni sequestrati o confiscati alle mafie siano proprio terreni agricoli (30.526 su 68.194). La criminalità organizzata ha intensificato il proprio livello di attività nella contraffazione dei prodotti agroalimentari e nell’Italian Souding, sfruttando l’appeal delle specialità italiane all’estero ed i crescenti guadagni in questo specifico settore illegale.

    Il Rapporto rivela che ci sono circa 80 distretti agricoli (indistintamente da nord a sud) nei quali si registrano fenomeni di grave sfruttamento e caporalato, seppur con diversi livelli di intensità. Ad essere vittime del caporalato (e delle sue diverse forme) sono indistintamente italiani e stranieri, circa 430.000 unità, dunque circa 30/50.000 in più rispetto a quanto stimato nel rapporto precedente, con più di 100.000 lavoratori in condizione di grave sfruttamento e vulnerabilità alloggiativa.
    Sono diversi i soprusi e le irregolarità portate avanti sui terreni agricoli, tra i quali il Rapporto segnala la mancata applicazione dei contratti, un salario tra i 22 e i 30 euro al giorno, inferiore del 50% di quanto previsto dai CCNL e CPL, orari tra le 8 e le 12 ore di lavoro, lavoro a cottimo (esplicitamente escluso dalle norme di settore), fino ad alcune pratiche criminali quali la violenza, il ricatto, la sottrazione dei documenti, l’imposizione di un alloggio e forniture di beni di prima necessità, oltre all’imposizione del trasporto effettuato dai caporali stessi.
    Sono aumentati, infine, i controlli, con una variazione positiva del 59% rispetto all’anno precedente, dai quali è emerso che più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende agricole sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.