Categoria: Agroalimentare


  • In attesa della convocazione del Mipaaf di filiera, l’Alleanza delle Cooperative italiane espone le sue proposte per rilanciare il settore zootecnico, un ambito messo in crisi da costi di produzione elevati e da prezzi troppo bassi.

    logo alleanzaIl coordinamento di Legacoop, Confcooperative e Agci si concentra soprattutto sul settore bovino e suino. Secondo l’Alleanza delle Cooperative è necessario un intervento delle istituzioni nazionali e sovranazionali per dare maggiore stabilità al mercato e rendere sostenibile il reddito degli allevatori.
    Per raggiungere questo obiettivo è necessario innanzitutto incentivare l’aggregazione, rafforzando ad esempio le OP.
    In un mercato dove i costi di produzione sono elevati, la crescita dimensionale diventa uno sbocco ovvio ed imprescindibile per il rilancio del settore.
    Una scelta di questo tipo, implementata su vasta scala, permetterebbe agli allevatori di effettuare una programmazione più efficace, investire in tecnologie all’avanguardia ed avere un potere contrattuale maggiore.
    L’aggregazione è una possibile soluzione non solo ai problemi dello zootecnologico, ma anche di altri comparti dell’agroalimentare che presentano la medesima situazione di instabilità e scarsa remuneratività.
    L’Alleanza delle Cooperative invita inoltre le istituzioni a snellire le procedure burocratiche per ottenere finanziamenti e riprendere così gli investimenti.

    Altri due temi di chiave per il rilancio del settore sono quelli della qualità e dell’export.
    Secondo l’Alleanza è necessaria una rapida attuazione del Sistema di Qualità Nazionale (SQN) non solo per le produzioni di nicchia, ma anche per quelle a larga scala.
    Il settore zootecnico deve fronteggiare il malumore ed il pregiudizio dell’opinione pubblica sulle tecniche di produzione, visti gli scandali passati e i report giornalistici che continuano a mettere in luce le cattive abitudini di alcuni allevatori.
    Incentivare la qualità, dunque, e comunicare in maniera chiara ed efficace quanto viene fatto per migliore le tecniche produttive, diventa essenziale per tornare a far crescere la fiducia dei consumatori.
    Quanto, invece, all’export l’Alleanza delle Cooperative suggerisce azioni di promozione delle esportazioni dei nostri prodotti sia all’interno dell’Unione Europea che al di fuori dei confini comunitari per compensare anche i mancati ricavi derivanti dall’embargo russo.



  • Nella prossima Legge di Stabilità potrebbero esserci novità molto importanti per il mondo dell’agricoltura.
    A comunicarlo è stato il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, intervenuto ieri Meeting di Cl a Rimini.

    martina false cooperativeMartina ha annunciato l’abolizione della tanto discussa Imu sui terreni agricoli e soprattutto l’eliminazione con un anno di anticipo dell’Irap agricola. Qualora entrambi i provvedimenti dovessero essere portati a termine, saremmo di fronte ad un rilancio effettivo del settore primario.
    La manovra, infatti, vale circa 500 milioni e consentirebbe agli imprenditori agricoli di tornare ad investire e soprattutto di recuperare le risorse non ottenute dagli sgravi fiscali sulle nuove assunzioni contenuti nella scorsa Legge di Stabilità.
    Effettuare uno sgravio fiscale per favorire il settore agricolo rappresenta una scelta lungimirante. I dati recenti sull’agricoltura e l’agroalimentare italiano, del resto, parlano chiaro.
    Come riportato dall’Istat le esportazioni di prodotti agroalimentari sono cresciute del 7% nel solo mese di Maggio rispetto ad un anno fa, con mercati quali la Cina, l’India e soprattutto gli Stati Uniti che sono tra i protagonisti assoluti di questo cambiamento.
    Ma cresce anche l’interesse dei giovani under 35 verso il settore agricolo, come testimoniato dall’aumento delle iscrizioni ai corsi di studio in agraria e delle start up agricole.
    Investire nell’agroalimentare significa anche sfruttare il veicolo promozionale fornito da Expo e diffondere nel mondo l’immagine di un Made in Italy più forte che mai, espressione pura della qualità dei nostri prodotti agricoli.



  • Sarà un 2015 positivo per il settore vitivinicolo. Questo almeno è quanto emerge dalle previsioni del Centro Studi di Confagricoltura.
    La presenza di un inverno relativamente freddo e di un’estate con temperature torride dovrebbe portare ad un incremento delle uve prodotte rispetto all’anno precedente.

    cooperative vinoIl 2014 era stata un’annata particolarmente negativa per il settore vitivinicolo italiano: le cifre parlavano di 5,9 milioni di tonnellate di uve raccolte e di 44,7 milioni di ettolitri di vino prodotti, ben 5,3 milioni in meno rispetto al 2013.
    Numeri, dunque, che hanno messo in seria difficoltà i produttori considerata anche la concorrenza agguerrita che veniva non solo dalla Francia, ma anche da Spagna e dai paesi oltreoceano.
    Quest’anno, invece, dovrebbe esserci un’inversione di tendenza positiva. Le stime di Confagricoltura danno una crescita del +13% della quantità di uve raccolte.
    «Il 2015, con un quasi più 13% circa stimato di uve prodotte, in media, sul territorio nazionale» commenta Confagricoltura «dovrebbe consentirci di recuperare il calo produttivo della scorsa annata, molto penalizzante in termini quantitativi, anche se rimaniamo comunque al di sotto della produzione di due anni fa».
    Le temperature elevate di queste ultimi giorni hanno portato addirittura ad un anticipo della raccolta delle uve, tant’è vero che in alcune zone della Franciacorta sono stati raccolti i primi grappoli per la preparazione di spumanti.
    Ma il 2015 non si prospetta positivo solamente dal punto di vista della quantità, ma anche per la qualità del vino. Se da una parte il caldo, infatti, può stressare le uve, portandole ad una maturazione anticipata, dall’altra parte assicura un vino di qualità maggiore.



  • Unipol Banca e la Banca Popolare dell’Emilia Romagna hanno messo a disposizione delle aziende agricole strumenti finanziari utili per migliorare la produttività ed il livello di innovazione.

    vigneto cinaIl mondo dell’agricoltura può offrire all’Italia importanti opportunità di crescita, come dimostrano i recenti dati sull’export dei prodotti agroalimentari. Questo è il momento giusto per investire e provare a sfruttare il traino fornito da una manifestazione internazionale come Expo.
    Gli agricoltori che vorranno fare un salto di qualità nei livelli produttivi potranno usufruire degli strumenti finanziari messi a disposizione da Unipol Banca e Banca Popolare dell’Emilia Romagna.
    La prima fornisce agli agricoltori due conti correnti speciali più una serie di finanziamenti a tassi agevolati per quelle aziende che operano in settori di eccellenza del Made in Italy, come il vitivinicolo, l’olivicolo ed il lattiero caseario.

    L’accesso al credito riguarda sia l’acquisto di materiali utili per la fase di coltivazione che il miglioramento delle tecnologie, delle aree coltivate, delle varie fasi di lavorazione e di stoccaggio.
    Questa iniziativa è essere particolarmente lodevole considerate le difficoltà che hanno incontrato recentemente gli agricoltori nell’ottenere finanziamenti.
    Gli elevati tassi d’interesse e le lungaggini burocratiche hanno sconsigliato molti imprenditori dall’investire nel mercato agricolo ed in alcuni casi hanno portato anche alla chiusura di piccole aziende.
    La Banca Popolare dell’Emilia Romagna ha firmato, invece, un accordo con Confagricoltura per velocizzare le pratiche burocratiche prima di ricevere un finanziamento. Viene predisposto inoltre un servizio di assistenza finanziaria a livello territoriale per aiutare le aziende nella fase di richiesta dell credito.


  • mercuri fedagri

    Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Giorgio Mercuri, è intervenuto nel corso della trasmissione Unomattina su Rai Uno.
    Tanti gli argomenti affrontati, su tutti quello del caldo che sta danneggiando in questi ultimi giorni il settore ortofrutticolo.

    mercuri fedagriLe temperature elevate hanno portato, secondo le stime di Coldiretti, ad oltre 200 milioni di euro di danni per gli agricoltori. Ortaggi e frutta sono particolarmente penalizzate da questa situazione: maturano prima, costringendo i produttori a mettere sul mercato in anticipo una vasta gamma di prodotti.
    L’embargo russo, inoltre, contribuisce alla concentrazione dell’offerta in Italia ed in Europa con un conseguente ribasso dei prezzi, incapaci di remunerare in maniera equa il lavoro degli agricoltori.
    Secondo Mercuri, però, il caldo può portare anche a prodotti di maggiore qualità. È il caso delle uve, che accumulano zuccheri e porteranno ad un vino di “qualità eccezionale”. 
    Le elevate temperature hanno portato ad anticipare i tempi di raccolta: in Puglia, ad esempio, le operazioni di raccolta delle uve sono iniziate con circa venti giorni di anticipo.

    Giorgio Mercuri hanno analizzato anche la situazione di altri settore chiave dell’agroalimentare nostrano. Uno di questi è certamente il lattiero caseario.
    Negli ultimi giorni si è parlato molto della richiesta dell’Unione Europea all’Italia di abolire una legge del 1977 che vieta la produzione di formaggi con latte in polvere. Secondo il numero uno dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, una simile decisione andrebbe contro i principi cooperativi penalizzando prima di tutto i consumatori: «Noi della cooperazione siamo convinti che questa norma deve mantenersi perché garantisce ai consumatori di mangiare un prodotto che viene da materia prima “latte”.
    Qualora questa legge venisse abrogata»
     continua Mercuri «ci creerebbe grosse difficoltà, il nostro non è un prodotto standard ma tipico e di qualità».

    Qualità e tipicità sono due caratteristiche essenziali del modello cooperativo. Ma Mercuri ci tiene a sottolineare anche la grande rilevanza dell’export per le coop agricole, in particolare nel settore ortofrutticolo.
    Le cooperative esportano il 60% della propria produzione e stanno implementando le strategie di internazionalizzazione per arrivare nel medio periodo ad intercettare nuovi mercati.
    Una chiosa finale sul rinnovato rapporto tra i giovani e l’agricoltura. Gli ultimi dati parlano di una crescita degli occupati under 35 nel settore agricolo, alla quale va aggiunto un aumento degli iscritti alle facoltà di agraria e di start up nel campo dell’agroalimentare.
    Numeri importanti che vanno ben sperare per il futuro dell’agricoltura italiana: «C‘è un ritorno dei giovani in agricoltura e non sono eredi delle aziende agricole» spiega Mercuri «Nella filiera c’è tanto spazio e tante opportunità per le nuove generazioni».



  • Conserve Italia è un’azienda agricola all’avanguardia sul piano dell’innovazione e della sperimentazione. È proprio verso questa direzione che si muove l’ultima idea della cooperativa emiliana: un nuovo packaging più leggero che emette il 19% in meno di CO2 rispetto al 2011.

    ConserveItaliaIl progetto parte a giugno 2013 quando Conserve Italia ha firmato un accordo con il Ministero dell’Ambiente per ridurre le emissioni di anidride carbonica su tre prodotti di punta dell’azienda.
    A poco più di due anni di distanza, la società cooperativa ha rispettato l’impegno preso, seguendo in pieno i valori che contraddistinguono lo spirito cooperativistico: rispetto dell’ambiente e valore sociale della produzione.
    Vedremo allora un packaging più leggero ed ecologico che riguarderà in primo luogo il marchio Valfrutta, leader in Europa per la produzione di succhi di frutta e passate di pomodoro.
    «Con l’intesa volontaria da noi siglata con il Ministero dell’Ambiente per la certificazione dell’impronta di carbonio su tre dei nostri prodotti di più largo consumo, ci eravamo impegnati – dichiara Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia – a ridurre in pochi anni le emissioni di Co2. Oggi siamo lieti di annunciare che abbiamo mantenuto l’impegno e siamo pronti ad introdurre sul mercato confezioni di Polpa di pomodoro Gran cubetti di giornata con un packaging completamente rinnovato». 

    Conserve Italia ha svolto un lavoro certosino sia sul packaging primario che su quello secondario. Per quanto il primo, ovvero la banda stagnata, negli ultimi anni c’è stato un maggiore utilizzo del materiale riciclato, mentre per il packaging secondario l’azienda emiliana ha implementato l’uso di monoprodotto (niente carta e plastica insieme), oltre ad inserire in etichetta informazioni sul riciclaggio della confezione.



  • Il Decreto Agricoltura è stato convertito in legge con l’approvazione definitiva avvenuta ieri in Senaro.
    L’intento del provvedimento è rilanciare due settori in crisi come quello lattiero caseario ed olivicolo ed aiutare le aziende agricole in difficoltà in seguito ai danni provocati da eventi di carattere eccezionali (alluvioni e virus Xylella).

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    Vediamo nel dettaglio quali sono le misure che interessano il settore del latte.
    La fine delle quote latte ha portato gravi scompensi agli oltre 35mila allevatori italiani, costretti ad operare in un mercato orientato sempre più verso la competitività dei prezzi piuttosto che verso la qualità dei prodotti.
    I costi di produzione sono diventati così insostenibili ed in alcuni casi sono aggravati dal pagamento delle multe per l’ultima campagna di quote latte.
    Il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali è intervenuto allora cercando di sostenere il reddito degli allevatori e di razionalizzare l’intero settore.
    Sono cinque i punti chiave del Decreto Agricoltura che interessano il settore lattiero caseario:

    • Rateizzazione senza interessi delle multe per l’ultima campagna di quote latte:
      Il Ministero fornisce ai produttori l’opportunità di rateizzare per i prossimi tre anni senza interessi le multe derivata dagli eccessi di produzione dell’ultima campagna di quota latte.
      Gli allevatori interessati potranno presentare domanda all’Agea entro il 31 agosto 2015 ed effettuare il pagamento attraverso fideiussione bancaria o assicurativa.
    • Compensazione quote ultima campagna:
      Viene ampliata fino al 6% la possibilità di compensare i produttori che hanno superato le quote. La precedente normativa vedeva scattare la sanzione sull’intera percentuale di splafonamento oltre il 6%.
    • Contratti di vendita:
      Viene disciplinato l’obbligo di redigere contratti scritti della durata minima di un anno. All’interno di essi devono essere esplicati i prezzi di vendita alla consegna che possono essere fissi o variare in base alla quantità di latte fornito, alla qualità del latte crudo o a particolari indicatori di mercato.
    • Creazione interprofessione del latte:
      Viene creata l’organizzazione interprofessionale del latte sul modello francese. Potrà prendere decisioni valide per tutti i produttori e riguardanti le regole di produzione, la commercializzazione, la promozione, i contratti tipo, la tutela ambientale e la ricerca.
      L’obiettivo di questa misura è rafforzare la filiera e favorire l’aggregazione, permettendo agli allevatori di essere maggiormente competitivi sul mercato internazionale.
    • Lotta contro le pratiche sleali di concorrenza:
      Il Ministero intende combattere la concorrenza sleale e per questo motivo intensifica il proprio rapporto di collaborazione con l’Antitrust. Ci sarà un monitoraggio costante da parte di Ismea sui costi medi di produzione che verranno comunicati mensilmente all’Antitrust.
      In questo modo ci sarà un benchmark di riferimento e per ogni violazione dei contratti tipo potranno essere erogate sanzioni fino al 10% del valore del contratto stesso.

  • agrinsieme

    Anche Agrinsieme, il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari, ha partecipato all’Ortofrutta Day a Milano Expo 2015.
    È una iniziativa che coinvolge i padiglioni della manifestazione internazionale per promuovere la qualità del comparto ortofrutticolo mondiale.

    agrinsiemeDegustazioni, conferenze informative, giochi: la giornata della frutta e della verdura è una vera e propria festa di sapori e colori. Ogni paese promuove i propri frutti tipici; dal mors russo al melone turkmeno, passando per i succhi di baobab, karkadé e mango del Sudan.
    La frutta e la verdura sono un patrimonio dell’agroalimentare mondiale, anche se spesso le politiche nazionali ed internazionali tendono a sottovalutare l’importanza che questi prodotti rivestono nell’alimentazione degli uomini, donne e bambini.
    L’Italia è uno dei paesi leader del comparto ortofrutticolo a livello europeo  e la cooperazione riveste un ruolo centrale sia dal punto di vista del fatturato che della mole di prodotto fornita.
    Solo all’interno di Agrinsieme ci sono oltre 5.000 cooperative, anch’esse però vittima di un momento delicato per il settore legato soprattutto all’eccesso dell’offerta di prodotto. Una situazione che rende insostenibili i costi di produzione e che ripaga i produttori con redditi poco equi.

    L’Ortofrutta Day serve, secondo Agrinsieme, proprio per comunicare ai consumatori l’importanza di acquistare frutta e verdura di qualità. Solo attraverso un’opera di comunicazione capillare e corretta è possibile riportare la domanda interna sui livelli pre-crisi ed evitare che rimangano invendute enormi quantità di prodotti.
    Il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri ed Alleanza delle cooperative agroalimentari ha distribuito gratuitamente oltre 70mila kg di frutta proprio con l’obiettivo di far conoscere ai visitatori la freschezza e la qualità della frutta italiana.
    La crescita dei consumi interni è una condizione indispensabile per l’aumento dei prezzi e per evitare la chiusura di quelle aziende agricole dissanguate dalla differenza tra costi di produzione e prezzi di mercato.
    Expo e la festa della frutta e della verdura, nello specifico, rappresentano un veicolo promozionale enorme per il Made in Italy e per incrementare la nostra quota di esportazioni sui mercati esteri.
    Da questo punto di vista l’embargo russo ha rappresentato un duro colpo per i produttori italiani, che si sono trovati quintali di prodotti invenduti. Agrinsieme intende promuovere accordi commerciali con diversi paesi esteri e per questo motivi ha organizzato per la giornata odierna una serie di incontri con le delegazioni di Qatar, Cuba, Emirati Arabi, Gabon e Russia.



  • Un 2015 positivo per il mercato delle pesche e delle nettarine? Gli ultimi dati sul raccolto 2015, elaborati dal Centro servizi ortofrutticoli (Cso), parlano di 579 mila tonnellate di prodotto che dovrebbero essere immesse sul mercato, con un aumento del 4% rispetto allo scorso anno.

    frutta embargo russiaSi tratta di un risultato molto positivo, considerando anche il momento difficile che sta attraversando il settore. Basta dare uno sguardo alle altre maggiori realtà europee per comprendere la dimensione della crisi del comparto delle pesche e delle nettarine.
    La Spagna, per fare un esempio, che viene considerato il modello di riferimento immetterà 563 mila tonnellate, facendo registrare un aumento solo dell’1% nel confronto con l’anno precedente.
    Francia e Grecia, al contrario, dovrebbero avere una variazione negativa vicina al -10%.

    Il Mediterraneo delle pesche e delle nettarine, dunque, torna a parlare italiano, ma sono elaborazioni che non devono trarre in inganno.
    I problemi rimangono molto importanti: l’embargo russo, ad esempio, costringerà i produttori a vendere una parte considerevole del proprio raccolto sul mercato italiano.
    L’eccesso di offerta, al cospetto di una domanda interna piuttosto debole, fa crollare letteralmente i prezzi. Attualmente le pesche e le nettarine sono vendute a 25-30 centesimi al chilo, un prezzo che non ripaga in maniera adeguata l’agricoltore.
    L’Unione Europea è dovuta intervenire per dare una mano ai produttori estendendo le misure straordinarie per il settore ortofrutticolo fino a giugno 2016.
    La crisi del comparto delle pesche e delle nettarine ha portato molti produttori ad orientarsi verso altre colture, con il kiwi che sta prepotentemente salendo alla ribalta.
    Ci sono state in questi mesi diverse opere di riconversione ed accordi tra aziende agricole, consorzi e cooperative per implementare le coltivazioni di kiwi.
    Tra gli accordi più importanti in questo senso c’è quello tra la cooperativa Osas – Campoverde ed Agrintesa con un investimento di 40 milioni di euro per la riconversione di 700 ettari di terreno nell’area di Sibari – Castrovillari.
    Il kiwi può diventare, dunque, un prodotto fondamentale per il settore ortofrutticolo in un periodo di difficoltà per le altre colture.



  • L’Italia è insieme alla Francia la patria del vino. Lo dice la storia, la tradizione ed i numeri di produzione, anche se i dati degli ultimi anni sembrano mettere in discussione questo primato.

    Accade, ad esempio, che la Cina sia diventata con il tempo il secondo vigneto più grande al mondo davanti a Francia e Italia e dietro solo alla Spagna e che i vini argentini e cileni siano saliti prepotentemente alla ribalta nella scena internazionale.
    cooperative vinoIl vino italiano deve, dunque, competere con delle realtà emergenti e con un mercato che dopo il clamoroso boom del periodo 2009-2014 (+122%), sembra avere avuto una battuta d’arresto.
    Uno dei fattori determinanti di questo parziale rallentamento è il blocco del mercato russo, che rappresentava uno sbocco importante per il vino europeo. L’Italia, ad esempio, secondo il Wine Monitor di Nomisma ha fatto registrare una variazione negativa delle esportazioni vitivinicole verso la Russia del 36%.

    Se da una parte, però, c’è un mercato che frena i nostri vini, ci sono altre realtà pronte ad accoglierli. Una di queste è la Cina, che negli ultimi anni ha aperto le proprie frontiere a vini che non siano francesi.
    Non più solo Cabernet, dunque, ma anche vini australiani, cileni ed italiani. Basti pensare che nei primi cinque mesi del 2015 l’Australia ha fatto registrare un aumento del 134% delle esportazioni di vino verso la Cina, mentre l’Italia è “ferma” ad un +18%.
    Il nostro paese può e deve ancora lavorare su questo mercato, che può offrire opportunità enormi alle nostre aziende vitivinicole, in un settore che sappiamo benissimo essere dominato dai consorzi e dalle cooperative.
    Lì dove l’Italia spopola, invece, sono gli Stati Uniti e l’Inghilterra. In queste due realtà è in atto una vera e propria “Prosecco-manìa”. Nei primi mesi del 2015 l’export di vino verso gli Usa è cresciuto del 10% e quello di Prosecco è aumentato addirittura del 48%.
    Il rendimento del Prosecco è persino superiore in Inghilterra, dove la crescita delle esportazioni ha toccato quota +64%, a testimonianza di come i consumatori americani ed inglesi gradiscano particolarmente i vini nostrani.



  • Il caldo record di questo mese di Luglio sta provocando gravi danni agli agricoltori italiani. Secondo le stime di Coldiretti pare addirittura che le perdite per i produttori ammontino a circa 200 milioni di euro.

    caldo coltivazioniIn Lombardia è stato chiesto addirittura lo stato di calamità naturale. Si tratta, dunque, di una situazione estremamente critica che interessa vari tipi di colture.
    Con le temperature elevate a farne le spese è in primo luogo il settore ortofrutticolo. Ortaggi e frutta, infatti, maturano prima e gli agricoltori sono costretti a mettere sul mercato enormi quantità di prodotto a prezzi ridotti.
    I prodotti ortofrutticoli faticano ad essere venduti, non solo per la grande quantità che viene introdotta sul mercato, ma anche per la crisi della domanda interna e per l’embargo russo.
    A ciò si aggiunge la crescita dei costi di gestione, dettati da un’irrigazione delle coltivazioni necessariamente più frequente. Le perdite per gli agricoltori sono, dunque, enormi.
    Nel lungo periodo, inoltre, la persistenza del caldo rischia di creare il fenomeno opposto: pochi prodotti disponibili e prezzi alle stelle. Una situazione difficilmente sostenibile.

    Non naviga in un contesto migliore il settore lattiero-caseario. Per effetto del caldo, infatti, le vacche stanno producendo circa il 10-15% del latte in meno.
    Un problema che si va ad aggiungere alle tante questioni che i produttori di latte e derivati stanno fronteggiando in questi mesi, come la fine delle quote latte ed un mercato che costringe gli operatori a vendere il proprio prodotto a cifre inferiori ai costi di produzione.



  • L’agricoltura è un mondo sempre più giovane. Lo dicono i dati sul mercato del lavoro nel settore agricolo forniti da Coldiretti.

    vigneto cinaSecondo l’associazione di rappresentanza degli agricoltori italiani, nel primo trimestre del 2015 c’è stato un aumento del 12% degli occupati under 35 nel comparto agricolo.
    In generale ci sono in tutto 1,6 milioni di lavoratori, di cui 1,2 milioni nell’agricoltura ed il resto nell’industria alimentare. L’impiego di giovani under 35 ha trainato l’intero settore, se pensiamo che quest’ultimo ha visto un aumento degli occupati del 6,2% nell’ultimo anno.
    Più volte in questa sede abbiamo analizzato alcune tendenze recenti che raccontano il feeling crescente tra giovani ed agricoltura: l’aumento degli iscritti ai corsi di laurea in agraria, il desiderio di aprire un agriturismo o il proliferare di start up innovative nel settore agricolo testimoniano come i dati di Coldiretti non siano una casualità.
    Addirittura secondo le stime dell’associazione di categoria, si pensa che nel 2015 il comparto possa abbracciare 200.000 nuovi occupati under 35.

    Effetto Expo? Impossibile negare il ruolo svolto dall’evento internazionale come veicolo promozionale per l’agroalimentare italiano.
    Expo ha rafforzato, ad esempio, l’immagine del Made in Italy, aiutando le esportazioni a raggiungere livelli record.
    Le tematiche della qualità e della sicurezza alimentare, della lotta agli sprechi, della tracciabilità dei prodotti e dell’agricoltura biologica sono diventati inoltre popolari anche sui social, un mondo, come sappiamo, frequentato da milioni di giovani.
    Questo insieme di fattori spiega in qualche modo il boom di occupati under 35 nel settore agricolo e l’impressione è che si tratti di una tendenza destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni.