Categoria: Agroalimentare


  • C’è ancora spazio per le piccole e medie distribuzioni cooperative in un mercato sempre più dominato dalle multinazionali? Federconsumo proverà a rispondere a questa domanda il 26 giugno nel corso di un incontro organizzato a Cascina Triulza, il Padiglione della società civile ad Expo Milano 2015.
    Verranno presentate due esperienze molto interessanti; la prima è quella di Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi, che esporrà un’analisi dal titolo “Quali consumi ed in quale negozio: proiezioni nel futuro”; la seconda vede come protagonista Gabriele Tubertini della Direzione S.I. e Organizzazione di Coop Italia, il quale presenterà il lavoro ” Il Supermercato del Futuro: evoluzioni delle strutture e dei servizi”.

    expoLa forza del modello cooperativo è il rapporto stretto con il proprio territorio, aspetto che differenzia anche le piccole distribuzioni cooperative dalle big companies mondiali della distribuzione organizzata.
    Questo senso di comunità viene avvertito dal consumatore che apprezza sempre di più qualità dei prodotti cooperativi e la loro origine controllata.
    Il “supermercato del futuro” deve ripartire proprio da qui: da una collaborazione rafforzata con le comunità locali e dall’implementazione della tecnologia nei processi produttivi.
    La storia di Federconsumo e delle cooperative italiane è ricca di esperienze di questo tipo. L’evento del 26 giugno, su un palcoscenico internazionale come quello di Expo, deve fungere da veicolo promozionale per queste piccole realtà cooperative e spingere il “supermercato del futuro” verso modelli localistici, rispettosi dell’ambiente e solidali.

     



  • È prevista per oggi alla Camera la conversione del decreto legge sulla Xylella. Superato lo scoglio di Montecitorio, il provvedimento passerà al Senato per l’approvazione definitiva.
    L’intento del Dl è supportare finanziariamente i produttori olivicoli della regione Puglia colpiti dal batterio Xylella fastidiosa. Per loro verrà stanziata una somma di 21 milioni di euro, 1 milione per il 2015 e 20 per il 2016.
    Per la prima volta viene concesso l’accesso al Fondo di Solidarietà per le azienda colpite da batteri. Tale strumento era sempre stato utilizzato per calamità naturali come terremoti ed alluvioni, ma mai per emergenze fito-sanitarie.

    Il decreto legge prevede anche una serie di «misure per il rilancio dei settori agricoli in crisi», con particolare riferimento al settore olivicolo e quello lattiero-caseario.
    olioIl primo ha avuto un’annata di raccolto estremamente negativa, dovuta anche a batteri quali Xylella, per l’appunto, e la cosiddetta mosca olearia. Il Governo ha deciso allora di stanziare delle risorse per il «recupero del potenziale produttivo del settore olivicolo-oleario» che ammontano a 4 milioni nel 2015 e 8 milioni per il 2016 ed il 2017.
    È la prima volta che viene presentato un piano olivicolo nazionale: l’intento dell’esecutivo è aumentare la produzione del settore del 25% nei prossimi cinque anni, raggiungendo la quota di 650mila tonnellate di olio prodotto in Italia.
    Un altro settore agro-alimentare particolarmente in crisi è quello lattiero-caseario. In questo caso la causa principale è la fine della quote latte.
    L’improvvisa liberalizzazione di un settore che per decenni è stato sotto una rigida regolamentazione dei prezzi e delle produzioni, ha portato gravi scompensi nel nostro paese. Il latte ed i derivati italiani, infatti, vengono venduti a prezzi più alti rispetto ai concorrenti europei.
    Il Governo è intervenuto, concedendo, ad esempio, ai produttori di rateizzare in tre anni le multe da pagare per il regime delle quote latte, rafforzando i controlli e le norme anti-concorrenza e prevedendo l’istituzione di un unico organo inter-professionale che prenda le decisioni sui regimi di produzione, i contratti e la commercializzazione del prodotto.



  • La battaglia delle istituzioni ed imprese italiane contro l’Italian Sounding procede spedita. Solamente nella prima settimana di collaborazione tra il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali e la piattaforma di vendite online Alibaba, è stata bloccata la vendita di cinquemila tonnellate di falso Parmigiano Reggiano.
    Ed in questi giorni sono in corso delle verifiche relative anche alla commercializzazione del falso Prosecco e del faso aceto balsamico di Modena.
    Il fenomeno della contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani è sempre più diffuso. Secondo i dati del Ministero delle Politiche Agricole, solamente nel 2014 sono state rilevate 359 notizie di reato, 4.276 contestazioni amministrative e 581 sequestri, per un valore complessivo di 42,8 milioni di euro.
    Se a questi numeri aggiungiamo le frodi che non vengono scoperte, ci rendiamo perfettamente conto dell’entità di un fenomeno che danneggia in maniera grave le esportazioni italiane.
    L’obiettivo del Ministro Martina è ridurre in maniera netta la quota di contraffazioni, consentendo così ai prodotti del Made in Italy di ampliare le proprie vendite nei mercati esteri.

    mipaafLe destinazioni principali delle specialità contraffatte sono principalmente il mercato asiatico e quello statunitense. Mete strategicamente essenziali per i nostri prodotti.
    Negli Stati Uniti, ad esempio, la crescita dei consumi ed il cambio favorevole nel rapporto tra euro e dollaro può portare ad un notevole aumento delle esportazioni dall’Italia verso gli Usa, cosa parzialmente avvenuta negli ultimi mesi.
    La Cina ed il mercato asiatico rappresentano, invece, un ambito geografico per certi aspetti ancora inesplorato dalle nostre aziende agroalimentari. Le cause vanno ricercate soprattutto nella scarsa conoscenza dei consumatori asiatici dei prodotti del Made in Italy e nelle difficoltà relative alla barriere non tariffarie.
    La diffusione di prodotti tipici italiani contraffatti non fa altro che diminuire ulteriormente la nostra presenza in questo mercato.
    Per questo motivo il Ministero delle Politiche Agricole ha stipulato due accordi con alcune delle maggiori piattaforme di vendite online. Il primo ha interessato Ebay, grazie al quale sono stati bloccati circa 200 venditori di falsi prodotti italiani.
    Il secondo accordo, invece, ha riguardato per l’appunto la piattaforma Alibaba che, come accennato in precedenza, ha portato a risultati rilevanti dopo solo una settimana di lavoro.
    Il Ministro Martina, in occasione di un convegno sulle indicazioni geografiche ad Expo, ha definito il nostro sistema di controlli come il «migliore del mondo» e ha aggiunto: «Abbiamo allestito un meccanismo che viene studiato anche fuori confine, siamo gli unici al mondo ad avere organizzato il contrasto delle imitazioni e dei falsi sul web». 



  • Un’agricoltura sostenibile e al centro delle politiche mondiali non solo è possibile, ma è soprattutto auspicabile.
    È questo il sunto del messaggio della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) al “From Expo 2015 and beyond: agriculture to feed the planet”, il Forum dell’Agricoltura che si è tenuto a Milano nelle giornate di sabato e domenica.
    Hanno partecipato all’evento circa 50 ministri dell’Agricoltura, pronti a trovare nuove soluzioni per porre le questioni agricole e ambientali al centro dell’agenda setting mondiale.
    In questa direzione va anche la Carta di Milano, il documento internazionale che sancisce il diritto al cibo come un diritto umano irrinunciabile e che è stato presentato nel fine settimana da Maurizio Martina.
    Qualità e sicurezza alimentare, rispetto dell’ambiente, sviluppo sostenibile, lotta agli sprechi e alla fame nel mondo.
    Sono queste le tematiche contenute all’interno della Carta di Milano e affrontate nel corso del Forum dell’Agricoltura. Per risolvere tali questioni ci vuole un’assunzione di responsabilità trasversale, che parte dai cittadini e finisce con le istituzioni.

    06112014La posizione della CIA è molto chiara e netta a tal proposito. «Mettiamo il lavoro della terra al centro del nuovo modello di crescita» invita la Confederazione Italiana Agricoltori «Va assicurato reddito alle imprese e protagonismo sociale agli agricoltori per tutelare la biodiversità e sfamare il pianeta, evitando l’omologazione ed esaltando i valori rurali».
    L’agricoltura deve tornare ad essere protagonista dello scenario economico mondiale e l’Italia può essere un modello di riferimento per tanti paesi, in quanto con i propri prodotti cerca di valorizzare la qualità in luogo della quantità e di veicolare un modello produttivo rispettoso del territorio e delle tradizioni locali.
    La CIA promuove, a tal proposito, un vero e proprio decalogo da seguire per riscattare il settore agricolo e per ottenere un tipo di agricoltura che sia sostenibile e capace di guardare al futuro:

    1 L’Agricoltura è il motore dello sviluppo sostenibile

    2 L’Agricoltura tutela e mette in valore la biodiversità

    3 L’Agricoltura è identitaria e territoriale

    4 L’Agricoltore è custode del mondo

    5 L’Agricoltore ha diritto a un reddito sostenibile

    6 L’Agricoltore ha diritto al riconoscimento del suo ruolo sociale

    7 L’Agricoltura ha il dovere di provvedere al genere umano nel rispetto di tutte le specie vegetali e animali

    8 L’Agricoltura promuove e utilizza la ricerca al fine di migliorare le condizioni dell’uomo e della biosfera

    9 L’Agricoltura è protagonista di tutta la filiera alimentare e trae il suo reddito da questo protagonismo

    10 L’Agricoltura è un valore culturale, le pratiche agricole s’ispirano alle identità territoriali, gli agricoltori sono gli operatori di questo complesso valoriale.



  • Cesare Baldrighi è stato confermato in data odierna come presidente di AFIDOP, l’associazione Formaggi Italiani DOP che aggrega i consorzi di tutela dei formaggi DOP.
    Baldrighi, presidente anche del  Consorzio di Tutela Grana Padano DOP, rimarrà dunque in carica per altri tre anni.
    Insieme a lui sono stati nominati anche gli altri organi direttivi. È stato confermato Giuseppe Alai,  Presidente del Parmigiano Reggiano Dop, nel ruolo di Vice Presidente così come sono stati gli altri membri della giunta esecutiva: Renato Invernizzi di Gorgonzola Dop, Renato Illotto di Pecorino Romano, mentre è stato eletto in data odierna Domenico Raimondo (Mozzarella di Bufala DOP).

    Nicola Cesare Baldrighi
    Cesare Baldrighi presidente di AFIDOP

    Ecco le prime parole di Baldrighi dopo la sua riconferma al vertice di AFIDOP: «Sono convinto che le nostre DOP, provenienti tutte da storie di cultura millenaria e  che assorbono tra l’altro oltre la metà del latte prodotto in Italia, sono e saranno un elemento strategico per il nostro settore, anche in virtù della loro funzione di traino per le esportazioni. Le nostre produzioni di eccellenza possono rappresentare i driver verso nuovi grandi mercati con particolare riferimento ai paesi Bric».
    Il futuro prossimo del nostro Paese passa senza dubbio da un’incentivazione dell’export. Lo scenario internazionale, con la svalutazione dell’Euro ed l’aumento dei consumi negli Stati Uniti, permette alle nostre aziende agricole di avere una maggiore vocazione internazionale.
    Del resto i nostri prodotti, in primis i formaggi, hanno sempre avuto un grande appeal sui mercati esteri. L’Italia ha quindi il dovere di raggiungere Germania, Francia e Spagna per quanto riguarda il valore delle esportazioni sul totale della produzione. I prodotti tedeschi esportati all’estero, per fare un esempio, valgono il 33%  dell’intera produzione contro il nostro 20,5%.
    Per incrementare questo valore bisogna attivare strategie di internazionalizzazione più efficaci ed attuare una dura campagna di contrasto all’Italian Sounding, ovvero la commercializzazione di prodotti che vengono venduti come italiani senza essere stati lavorati nel nostro Paese.
    La filiero lattiero-casearia è uno degli ambiti maggiormente colpiti da questo fenomeno come dimostra la vendita del cosiddetto “Parmesan” in tutto il mondo, un formaggio che richiama evidentemente la specialità nostrana e la cui commercializzazione sottrae ingenti risorse al nostro export.



  • Ci sono due comparti dell’agroalimentare italiano che stanno attraversando un periodo di grave difficoltà: il settore olivicolo e quello lattiero-caseario. Le ragioni sono diverse e hanno per lo più natura contingente.

    I produttori di olio hanno vissuto un’annata produttiva particolarmente scarsa, culminata in questi mesi con la propagazione del virus Xylella che ha colpito varie zone della Puglia costringendo le autorità all’eradicazione di numerosi ulivi.
    Il comparto lattiero-caseario, invece, deve fronteggiare la fine delle quote latte, il sistema di regolamentazione della produzione che per decenni ha contraddistinto gli Stati dell’Unione Europea.
    La liberalizzazione del settore ha subito innescato il circolo vizioso della volatilità dei prezzi: un fenomeno che ha avvantaggiato inevitabilmente quei Paesi che vendono a prezzi più bassi. Il rischio di un’invasione di prodotti a basso costo provenienti dall’estero è fortissimo.
    I nostri allevatori hanno sempre sfidato la competizione puntando sulla qualità, anziché sulla competitività dei prezzi. L’andamento attuale del mercato potrebbe, dunque, compromettere decenni di tradizione e di strategie aziendali.

    46726-milkPer venire in soccorso dei produttori nostrani, il Governo ha dato vita ad un decreto legge con una serie di provvedimenti a sostegno del settore. Tra questi c’è la costituzione di un’organizzazione interprofessionale del latte, la rateizzazione in tre anni delle multe ricevute in regime di quote latte e la previsione di contratti di vendita scritti della durata minima di un anno. A tal proposito, per fronteggiare la volatilità dei prezzi, l’esecutivo ha stabilito dei prezzi fissi che possono mutare solamente in base ai dei parametri predefiniti.
    Il Ministero delle Politiche Agricole ha disposto inoltre l’inasprimento delle multe e dei controlli più rigidi per punire gli allevatori che non rispettano le norme anti-trust. Il Governo, dunque, ha scelto la via del sostegno totale al settore lattiero-caseario, comprendendone la centralità e la rilevanza della sua tradizione all’interno dell’economia italiana.
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, è stato chiaro in tal senso. Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano il Cittadino di Lodi, Martina ha manifestato le strategie dell’esecutivo per difendere i produttori: «Lavoriamo per una maggiore intesa con la distribuzione e per aggregare le imprese della filiera per la valorizzazione del prodotto nazionale. Il 50% del nostro latte si trasforma in prodotti Dop, ma questa qualità va riconosciuta e remunerata giustamente. Il nostro primo obiettivo è la salvaguardia del reddito dei 35mila allevatori italiani». 



  • La fine dell’era delle quote latte ha generato una gara al ribasso sui prezzi. Così anche i prodotti italiani si sono dovuti adattare ad una competizione sempre più orientata sui costi piuttosto che sulla qualità.

    La liberalizzazione del mercato lattiero-caseario, intrapresa un paio di mesi fa dopo anni di rigide regolamentazioni sui prezzi e sulla produzione, ha messo in seria difficoltà i produttori italiani. Il latte ed i derivati nostrani si contraddistinguono nella filiera internazionale per la loro elevata qualità, bilanciata da prezzi comparativamente più alti. Sono tantissimi gli esempi di consorzi e cooperative agricole, di piccole e medie dimensioni, che puntano sulla genuinità delle materie prime e sull’innovazione nei processi produttivi per arrivare ad un prodotto di qualità migliore rispetto ai competitors internazionali.

    Quote latte
    Gli effetti della fine delle quote latte sui prezzi dei nostri prodotti

    La fine delle quote latte e la conseguente volatilità dei prezzi rischia di far venir meno questo vantaggio competitivo, portando il mercato mondiale verso una gara al ribasso estremamente pericolosa. Possiamo riportare alcune esemplificazioni di come le importazioni provenienti dall’estero verso l’Italia abbiano avuto un forte impatto anche sui prezzi dei nostri prodotti.
    Il cosiddetto “latte spot” ha sceso sotto la soglia dei 30 centesimi al litro, quando solitamente può essere venduto anche a 42 centesimi. La motivazione di questo crollo va ricercata nell’invasione di prodotti provenienti dall’Est, specie dalla Slovenia, dove il “latte spot” per l’appunto viene commercializzato a 28 centesimi al litro.
    La competizione al ribasso interessa anche altri prodotti derivati: è il caso delle mozzarelle ed in generale dei formaggi. Secondo la Camera di Commercio di Udine, ad esempio, il prezzo del formaggio Montasio (prodotto Dop) è crollato in maniera verticale. È passato, infatti, dai 6 euro e 50 al chilo per la forma di stagionatura a 60 giorni (rilevazione del mese di marzo) all’essere venduto addirittura a 5 euro.
    Si tratta di un ribasso spropositato per un prodotto di altissima qualità che deve reggere, però, la competizione con i formaggi provenienti da altre realtà, che evidentemente non puntano sulla qualità e riescono a commercializzare i loro prodotti nei discount a prezzi molto più convenienti per il consumatore.
    C’è da chiedersi se sia questa la strada che si vuole seguire, a maggior ragione nell’anno di Expo, dove la qualità e la sicurezza alimentare sono dei veri e propri assi portanti di tutta la manifestazione.


  • agrinsieme

    Il coordinamento Agrinsieme esprime forte preoccupazione per la gestione dell’emergenza Xyella. I ritardi nell’attuazione del piano Silletti rischiano di arrecare ulteriori danni all’agricoltura pugliese. La recente sentenza del Tar del Lazio bloccherà il piano d’intervento, la cui modifica a questo punto sembra essere inevitabile in vista anche di una possibile azione in favore dei produttori e dei vivaisti pugliesi da parte dell’UE.
    «L’Unione europea – recita il comunicato di Agrinsieme – continua a chiedere azioni concrete. Occorre modificare il piano Silletti, senza però interrompere gli interventi necessari per gestire la grave epidemia».
    La situazione in Puglia è ancora piuttosto grave, con il rischio propagazione del virus molto elevato.

    agrinsiemeIl dibattito sul comparto olivicolo, però, non si ferma all’emergenza Xyella. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi ha stanziato 20 milioni di euro per rilanciare un settore in difficoltà e ha aperto la strada alla realizzazione del Piano Olivicolo Nazionale, una misura attesa da anni ma mai attuata.
    La crisi produttiva che ha colpito nell’ultimo anno il comparto olivicolo ha portato il Ministero delle Politiche Agricole a delineare degli investimenti e delle strategie ben precise per un ambito fondamentale per l’agroalimentare italiano.
    Ancora non sono chiari i dettagli dell’intervento. Si parla comunque di forti investimenti mirati a far crescere la produzione, recuperando gli ulivi abbandonati, e a creare un sistema di crediti alle imprese più efficiente.
    Nell’ambito della discussione delle misure da adottare all’interno del Piano Olivicolo Nazionale, Agrinsieme ha inviato una lettera al Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e al coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura Fabrizio Nardoni, nella quale vengono esplicitate le proposte del coordinamento per la crescita del comparto.
    Tra queste c’è il miglioramento dell’accesso al credito ed investimenti sulla qualità del prodotto, l’innovazione ed una migliore comunicazione al cliente riguardo le caratteristiche del prodotto.
    «Le nostre posposte riguardano anche la semplificazione normativa del comparto – dichiara Agrinsieme – e a tale riguardo apprezziamo l’ultima modifica del decreto ministeriale sulla commercializzazione degli oli di oliva che amplia, come da noi richiesto, la fascia di produzione da 500 a 700 kg per le annotazioni mensili sui registri di carico e scarico dell’olio».

     



  • C’è un settore in grave crisi all’interno dell’economia italiana ed è quello dell’industria alimentare. La recessione ha colpito in maniera rilevante soprattutto le piccole imprese che riscontrano gravi difficoltà in termini di liquidità disponibile e di conseguenza faticano a pagare i propri fornitori.
    Sono poche le realtà imprenditoriali che hanno deciso di aggregarsi tra di loro, riducendo i costi produttivi e aumentando il proprio livello di competitività sul mercato internazionale.
    La conseguenza è la riproduzione di aziende che accumulano debiti e sono costrette a chiudere i battenti.

    28102014Un’analisi dello “Studio Pagamenti”, riportata da Corriere Economia, evidenzia le abitudini di pagamento delle imprese del settore alimentare italiano. Ne viene fuori un quadro piuttosto preoccupante.
    In base ai dati elaborati da Cribis D&B, solamente il 28% delle imprese del settore alimentare paga i propri fornitori in maniera puntale, mentre il 56,3% espleta i propri doveri creditori entro un mese di ritardo. Addirittura il 15,4% paga con gravi ritardi.
    I numeri appena riportati evidenziano la grave difficoltà del settore rapportato allo stato di salute, già piuttosto precario, dell’industria italiana. Il 36,3% delle imprese italiane, infatti, paga nei tempi prestabiliti  (dunque +8% rispetto all’industria alimentare) ed il 48% lo fa entro un mese di ritardo (-8,3% nel confronto con l’alimentare) .

    Se rapportiamo questi dati a quelli di cinque anni fa, riscontriamo addirittura un aumento del 208% dei ritardi gravi nei pagamenti. Le imprese, dunque, scelgono di ritardare il più possibile l’estinzione dei debiti con i fornitori per scongiurare il rischio di fallimento.
    Per evitare questa situazione, che nel lungo periodo porterà numerose aziende a terminare la propria attività commerciale, è necessaria un’attenta programmazione che ponderi in maniera dettagliata la scelta del cliente e la strategia per il recupero dei crediti. Solo in questo modo si potrà resistere a questa fase di recessione e sfruttare le opportunità che il mercato, soprattutto quello estero, offre ai competitors italiani.
    L’Expo, da questo punto di vista, dovrà essere la carta in più da giocarsi, per far crescere la propria credibilità all’estero e rilanciare la vocazione internazionale dell’alimentare nostrano.



  • Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge recante disposizioni urgenti «per il rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno delle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali».
    Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha deciso di intervenire venendo in soccorso ai produttori appartenenti a due settori in particolare: quello lattiero-caseario e quello olivicolo.
    Il primo deve fronteggiare la fine delle quote latte, una misura di politica agricola europea che per anni ha contraddistinto il settore, ponendo limiti produttivi molto rigidi.
    I produttori italiani devono ora confrontarsi con un mercato che offre prezzi comparativamente più bassi e con dei retaggi delle quote latte che porteranno il nostro paese a dover pagare multe salate per il mancato rispetto dei limiti posti dal precedente regime.
    Un intervento normativo, dunque, era quanto mai necessario per affrontar al meglio questa fase di transizione.
    Il contenuto del decreto legge per quanto riguarda il settore lattiero-caseario si può riassumere in tre aspetti essenziali:

    • possibilità per i produttori di rateizzare in tre anni le multe ricevute nell’ultima campagna.
    • istituzione di un unico organo interprofessionale (sul modello francese) che prenda decisioni in materia di produzione, commercializzazione, contratti, promozioni e tutela dell’ambiente. Viene prevista anche l’istituzione di contratti di vendita scritti e della durata minima di 12 mesi.
    • rafforzamento della lotta contro le pratiche sleali anti-concorrenza. Ci sarà un monitoraggio costante dei prezzi, con un inasprimento delle sanzioni ed un coinvolgimento diretto dell’Autorità anti-trust.

    martinaIl Decreto legge ha stabilito anche alcune misure eccezionali per un altro settore in grave difficoltà negli ultimi mesi, ovvero quello olivicolo. Il Governo lancia il Piano Olivicolo Nazionale con uno stanziamento di 20 milioni di euro, coordinato con le Regioni che potranno usufruire dei fondi europei del Psr.
    L’obiettivo è aumentare la produzione del 25% nei prossimi cinque anni, arrivando a quota 650mila tonnellate di olio d’oliva prodotto in Italia.
    Ma il caso di questi giorni, relativo al settore olivicolo, è quello rappresentato dal virus Xyella che ha colpito centinaia di ulivi nella regione Puglia. Per far fronte questa emerge il Governo ha deciso di attingere al Fondo di solidarietà nazionale.
    Solitamente si opta per questa soluzione solo in caso di calamità naturali provocate da agenti atmosferici, è la prima volta invece che vengono utilizzate risorse del Fondo di solidarietà per emergente fito-sanitarie generate da infezioni degli organismi nocivi.
    In generale sono stanziati 11 milioni di euro per compensare i danni economici subiti dai produttori e dai vivaisti pugliesi in seguito alla propagazione del virus e alla conseguente eradicazione degli ulivi.


  • europa bce

    Il Comitato fito-sanitario dell’Unione Europea ha scelto la linea dura per combattere la diffusione del virus Xylella, che ha colpito  in questi giorni decine di uliveti nella regione Puglia. Nonostante il monito di Niki Vendola, che aveva invitato le istituzioni europee a tutelare i produttori ed il patrimonio agricolo pugliese, limitando al minimo le eradicazioni, l’Ue ha deciso di utilizzare il pugno duro.
    Verranno attuate, infatti, «rigide misure di eradicazione» che «includono la rimozione e la distruzione delle piante infette, e di tutte le piante ospiti nel raggio di 100 metri, a prescindere dal loro stato di salute».
    Viene confermata, dunque, la prima bozza del piano dell’Unione Europea trapelata nei giorni scorsi.

    eurogruppoTra le misure adottate c’è anche, però, la possibilità di utilizzare una strategia diversa per quelle zone dove l’eradicazione non è più possibile. È il caso della provincia di Lecce.
    Verrà comunque mantenuto l’obbligo di distruggere tutte le piante infette, ma non si procederà con l’eliminazione degli alberi potenzialmente ospiti nel raggio di 100 metri. Questi ultimi saranno semplicemente oggetto di monitoraggio costante per evitare la propagazione del virus.
    Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore, le misure prese dall’Unione Europea comporteranno una perdita di circa 100 ulivi per ettaro. Si tratta di un danno economico enorme per i produttori agricoli ed i vivaisti pugliesi.
    Una vera e propria piaga naturale che colpisce un ambito, quello dell’agroalimentare e della produzione olivicola, che è un vero e proprio leader dell’agricoltura italiana.
    Gli strumenti rigidi adottati dal comitato fito-sanitario dovranno essere per forza di cose integrati con degli aiuti economici nei confronti dei produttori pugliesi. Nei giorni scorsi il commissario Hogan ha aperto a questa soluzione.
    Sarà da valutare solo il tipo di strumento economico-finanziario da adottare, ovvero se optare per il Fondo straordinario per le emergenze oppure aumentare i finanziamenti già in essere per i produttori di olio.
    Nel frattempo l’Unione Europea ha scelta la linea dura anche sulle importazioni di piante sospettate di ospitate il virus, prevedendo, ad esempio, un “bando specifico” per le importazioni di piantagioni di caffè provenienti da Honduras e Costa Rica, per le quali è elevato il rischio contaminazione.



  • La Carta di Milano è un documento che contiene una serie di impegni e misure normative, rivolte sia ai cittadini che alle istituzioni, per garantire la qualità e la sicurezza alimentare a tutto il pianeta. Sono tante le azioni quotidiane che ognuno di noi potrebbe svolgere per raggiungere questo obiettivo.
    Ecco perché la Carta di Milano, che potrà essere sottoscritta durante tutta la durata di Expo, invita i cittadini a svolgere un’attività di pressione collettiva verso le istituzioni. Possono essere le persone comuni, infatti, i principali protagonisti del cambiamento culturale promosso.
    Sono dieci, in particolare, i punti attorno ai quali ruoterà il documento. Il primo e più importante è il diritto al cibo. Come ha dichiarato in questi giorni il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, verrà considerato come una vera e propria violazione della dignità umana il mancato accesso ad una quantità di cibo sufficiente per sopravvivere, cibo che deve possedere anche determinate caratteristiche di qualità.

    expoPer raggiungere l’ambizioso obiettivo di garantire un’alimentazione sana e corretta ad una quota sempre più ampia di cittadini, tutti gli attori coinvolti saranno chiamati a mettere in atto una serie di azioni: si devono evitare, innanzitutto, gli sprechi, acquistando solo la quantità di cibo necessaria ed educando i propri figli al rispetto dell’ambiente e all’importanza della qualità alimentare.
    Le istituzioni, inoltre, dovranno compiere una serie di passi normativi fondamentali: la lotta al lavoro nero nei campi agricoli, la promozione delle biodiversità, la promulgazione di leggi a difesa del suolo e di protezione del reddito degli agricoltori, nonché l’incentivazione dell’innovazione e della tecnologia anche nel settore agricolo.
    Sono tutte misure di rilevanza essenziale per assicurare un futuro migliore a tutto il pianeta. L’intento della Carta di Milano è sensibilizzare i cittadini su queste tematiche e farli convergere su un obiettivo unico di rilevanza mondiale.
    Per questo motivo verrà coinvolta anche l’Onu. L’atto conclusivo, infatti, prevede la consegna del documento al Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon, che avverrà il 16 ottobre, alla fine di Expo.
    La speranza è che l’esposizione universale possa fungere da amplificatore per queste tematiche, che sono ancora ignorate da moltissime persone nei paesi industrializzati.
    Il diritto al cibo e lotta contro lo spreco devono essere al centro del dibattito mondiale e delle politiche pubbliche internazionali. La Carta di Milano non fa altro che porre tutti, cittadini ed istituzioni, di fronte alle proprie responsabilità.