Categoria: Agroalimentare


  • Cresce la domanda mondiale di latte. A rivelarlo è uno studio della banca olandese Rabobank secondo la quale nei prossimi 5 anni è attesa una richiesta aggiuntiva di 20 miliardi di litri.

    46726-milkSono stime incoraggianti per un settore che sta vivendo una fase delicata, soprattutto in Italia.
    I produttori nostrani devono fronteggiare la fine delle quote latte, trovandosi improvvisamente in un mercato dove la competizione si gioca più sui prezzi che sulla qualità.
    Non è un caso che in questi giorni si stia discutendo della richiesta dell’Unione Europea all’Italia di abolire la norma che vieta la produzione di formaggi con il latte in polvere. È una legge che risale al 1978 e che intende proteggere la qualità dei prodotti italiani di fronte ai concorrenti esteri.
    Il settore lattiero caseario italiano ha il dovere difendere in tutte le sedi le proprie prerogative di qualità, sicurezza alimentare e tracciabilità.
    Lo scenario futuro potrebbe dare maggiori soddisfazioni alle nostre aziende produttrici. Oltre alla già citata crescita della domanda di latte, secondo le previsioni di Fao-Ocse nei prossimi cinque anni dovrebbe esserci anche un aumento del 20% della domanda di formaggi.
    Ecco perché difendere il modello italiano in questo momento di crisi diventa sempre più importante.

    Uno degli esempi da seguire è senza dubbio quello del gruppo Granarolo, società cooperativa leader in Europa nel settore lattiero caseario. Secondo Gianpiero Calzolari, presidente del gruppo, il futuro del settore è rappresentato dall’adozione del modello cooperativo e dall’implementazione delle strategie di internazionalizzazione.
    La cooperazione consente di aggregare in un’unica forma organizzativa tanti piccoli produttori espressioni delle realtà locali e di realizzare così un prodotto sicuro e di alta qualità.
    I processi di aggregazione sono però insufficienti se non sono accompagnati dall’accesso ai mercati esteri; realtà come la Cina e l’America Latina possono rappresentare, infatti, un punto di sfogo importante per i prodotti lattiero caseari italiani.



  • Nel corso del Consiglio Agrifish è stato raggiunto un accordo in merito alla proposta di un nuovo regolamento sul biologico.
    L’Italia è stata uno dei principali promotori della misura volta a tutelare in primo luogo i produttori europei.

    kiwi biologicoUna delle principali novità della nuova legislazione riguarderà, infatti, l’importazione di prodotti biologici provenienti da paesi extra Ue. Con l’approvazione del nuovo regolamento potranno essere importati solo prodotti che seguono le norme produttive europee oppure che siano oggetti di accordi di reciprocità fra Stati.
    In questo modo viene tutelato il mercato europeo di fronte all’arrivo di beni non conformi agli standard continentali in materia di biologico. Il nuovo regolamento intende innanzitutto fornire maggiore qualità e trasparenza al consumatore, che potrà così avere la certezza di acquistare un prodotto realizzato attraverso tecniche rigidamente regolamentate.

    Un’altra novità importante riguarda i piccoli produttori. La nuova normativa europea consentirà le certificazioni di gruppo, aprendo così il mercato anche alle piccole aziende e consentendo una diffusione più capillare del biologico su tutto il territorio nazionale.
    Ci sono, inoltre, dei parziali cambiamenti in tema di controlli. Viene confermato l’obbligo di controllo annuale, ma ci sarà la possibilità di dilazionare le ispezioni fino ad un massimo di trenta mesi per le imprese meno soggette a rischio.
    L’Italia, infine, insieme alla Spagna ha chiesto un’azione più forte in tema di residui di sostanze non ammesse riscontrati sui prodotti biologici. Sul punto ci sono troppe discordanze all’interno delle legislazioni nazionali ed un totale vuoto normativo nella regolamentazione europea.
    Per questo motivo il nostro paese ha presentato una dichiarazione con la quale chiede un miglioramento in Parlamento dell’articolo sui residui inserito nel nuovo regolamento.
    «L’intesa raggiunta – ha commentato il Ministro delle Politiche Agricole, Forestali ed Ambientali, Maurizio Martina – è frutto anche del lavoro che abbiamo fatto durante il semestre di Presidenza italiana. Possiamo ancora migliorare nei futuri passaggi del regolamento. In Italia nei prossimi anni investiremo nel biologico 1,5 miliardi di euro, proprio per potenziare un settore dove siamo leader con oltre 52mila operatori». 



  • Agrinsieme, il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative agricole di Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle cooperative italiane, commenta in maniera positiva le misure proposte dalla Commissione Europea in merito all’embargo della Russia.

    produzione aranceL’estensione dell’embargo fino a giugno 2016, rappresenta un duro colpo per le aziende italiane ortofrutticole.
    Pesche, nettarine, kiwi, mele, pere e agrumi non riescono a trovare sbocco in altri mercati: questo comporta un aumento dell’offerta interna con conseguente ribasso dei prezzi.
    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative ha chiesto al commissario Ue all’Agricoltura, Phil Hogan, di estendere fino al prossimo giugno le misure straordinarie per il settore ortofrutticolo.

    La Commissione ha accolto l’invito dell’Italia e di altri paesi come Spagna e Francia, presentando al competente Comitato di gestione il progetto di regolamento europeo per nuove misure a favore del settore ortofrutticolo colpito dall’embargo russo.
    Il provvedimento dovrà essere esaminato dal collegio de Commissari e sarà approvato prima del 31 luglio. Proprio la tempistica è una delle priorità delle associazioni di categoria, per evitare che, come l’anno scorso, vengano adottate misure alla fine della campagna produttiva.
    Per l’Italia è previsto, nello specifico, un plafond di ritiri complessivo di circa 50 mila tonnellate di prodotto e in particolare di: mele e pere (17.500 tonnellate), pesche e nettarine (9.200 tonnellate), agrumi (3.300 tonnellate), susine kiwi e uva da tavola (15.300 tonnellate) e altri ortaggi (650 tonnellate). A questo si aggiunge anche un ulteriore plafond da 3 mila tonnellate che può essere gestito a livello nazionale.
    Sono previste tre tipo di azioni: ritiro dal mercato e distribuzione dei prodotti agli indigenti, mancata raccolta e raccolta verde.

    «Valutiamo positivamente le proposte della Commissione al competente Comitato di gestione di estendere le misure straordinarie per il settore ortofrutticolo a seguito della decisione della Russia di prorogare l’embargo» commenta in una nota Agrinsieme «Grazie al grande lavoro e all’impegno che il Mipaaf ha da mesi dedicato alla questione, si sta ottenendo l’estensione delle misure di crisi fino a giugno 2016».
    Il mercato ortofrutticolo, dunque, dovrà fronteggiare un altro anno di crisi, ma le misure adottate in sede europea consentiranno alle aziende e alle cooperative agricole di limitare le perdite nel corso di questa campagna produttiva.



  • I consumatori cercano sempre di più prodotti di qualità. Il biologico rientra pienamente in questa categoria.
    È una tendenza che riguarda l’Europa, ma che lentamente sta abbracciando anche i paesi oltreoceano.

    I dati sul nostro paese, riportati dall’indagine Nielsen, ci raccontano come le produzioni biologiche siano ormai, non solo il futuro dell’agroalimentare italiano, ma anche il presente.
    kiwi biologicoNel 2014 i consumatori abituali di prodotti biologici sono diventati 3,2 milioni, aumentando del 14,8% rispetto al 2013.
    La qualità e la sicurezza alimentare sono diventate una priorità e questo non può che essere un bene per un mercato che si stava orientando in maniera pericolosa esclusivamente sulla competitività dei prezzi.
    Le cooperative agricole italiane fanno del biologico una quota importante del proprio mercato, riuscendo a piazzare i propri prodotti anche nella grande distribuzione organizzata.

    Trovano, invece, maggiori difficoltà ad esplorare i mercati esteri. Il riferimento è soprattutto alle piccole coop che pagano i costi elevati dell’internazionalizzazione e sono costretti a limitare la propria attività al mercato locale, nonostante possano vantare specialità di primo rilievo dal punto di vista della qualità e della sicurezza alimentare.
    Tra i leader nel settore del biologico c’è sicuramente Brio Spa, un’azienda che unisce produttori che si occupano esclusivamente di agricoltura biologica. Nel 2014 sono entrate a far parte del gruppo aziendale anche la società cooperativa Agrintesa ed il suo braccio commerciale Alegra, specializzate nella produzione ortofrutticola.
    Ortofrutta, freschi ed alce nero sono i prodotti forniti da questa azienda che rappresenta un vero e proprio modello in Italia e all’Estero.
    Nell’ultimo anno Brio ha offerto anche liquidazioni di primo livello ai produttori associati. Il kiwi e le pere di Brio, per fare un esempio, hanno avuto una media rispettivamente di 94 centesimi al chilo per i frutti di calibro 65+ e di oltre 1 euro per le Abate 65+, di 98 centesimi per le Conference, 93 centesimi per le Kaiser e 76 centesimi per le Williams.



  • Il mondo dell’ortofrutta sta attraversando un periodo complesso. Le elevate temperature rischiano di mettere a repentaglio alcune produzioni come quelle dei pomodori e delle pesche.

    Ma una delle questioni maggiormente rilevanti riguarda l’embargo imposto dalla Russia e che è stato esteso fino a giugno 2016; un provvedimento che impedisce ai prodotti ortofrutticoli italiani di approdare in un mercato importante come quello russo.
    frutta embargo russiaLe aziende agricole italiane hanno subito così gravi perdite, non riuscendo a trovare una collocazione alternativa ai propri prodotti.
    Per questo motivo, nei giorni scorsi, i rappresentanti delle cooperative agricole hanno incontrario il Commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan. L’obiettivo è trovare soluzioni immediate per aiutare i produttori ortofrutticoli in un periodo stagionale particolarmente delicato per questo comparto.
    «Accogliamo con soddisfazione la notizia diffusa ieri, a margine del Consiglio Agricolo Ue, dal Commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan che ha annunciato che sta preparando una proposta di misure straordinarie di sostegno per il settore ortofrutticolo per fronteggiare le difficoltà di mercato prodotte dall’embargo russo» ha dichiarato Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

    L’Unione europea si è dimostrata sensibile alle problematiche degli agricoltori e pare intenzionata ad attuare una serie di misure, volte a tutelare quello che è a tutti gli effetti un patrimonio dell’Europa mediterranea, ovvero l’ortofrutta.
    Nelle intenzioni delle istituzioni europee c’è la possibilità di prorogare le misure di ritiro straordinarie dal mercato dei prodotti ortofrutticoli, attraverso le quali l’Unione Europea ha aiutato in questi anni le aziende ortofrutticole.
    «Ora auspichiamo» continua Mercuri «che le misure che saranno proposte dal Commissario  rispondano  alle esigenze che abbiamo da tempo rappresentato  e vengano attivate in maniera tempestiva, per evitare il ripetersi della situazione della scorsa estate, quando la Commissione deliberò tali misure solo tardivamente, a campagna produttiva ormai finita». 



  • In Cina sta crescendo la sensibilità verso l’agroalimentare e verso il vino in particolare. Stando ai dati forniti dall’Organisation internationale de la vigne e du vin (Oiv), il colosso asiatico possiede il secondo vigneto più grande del mondo con 799mila ettari.

    vigneto cinaSi tratta di una cifra importante che colloca la Cina addirittura davanti a due produttori storici come Francia ed Italia (rispettivamente 792mila e 690mila ettari dediti alla produzioni vitivinicola).
    Al primo posto c’è la Spagna con un potenziale addirittura superiore al milione di ettari.
    L’estensione dei vigneti, ovviamente, non toglie alla Francia e all’Italia il primato come maggiori produttori vitivinicoli al mondo. Una posizione di vertice confermata anche dalla classifica Oiv relativa all’anno 2014, dove la Francia si trova al primo posto con 46 milioni di ettolitri di vino prodotti, davanti ad Italia (44 milioni) e Spagna (38 milioni).

    Il primo paese consumatore di vino è, invece, gli Stati Uniti d’America (31 milioni di ettolitri consumati) davanti a Francia (28 milioni) ed Italia e Germania (20 milioni).
    La Cina è però in rapida ascesa anche da questo punto di vista, avendo consumato nel 2014 oltre 16 milioni di ettolitri di vino, addirittura più della Gran Bretagna (13 milioni).
    Questi dati sono la perfetta espressione del cambiamento in atto nel paese asiatico. La Cina è sempre più vicino al modello di consumo europeo ed occidentale.
    Sono milioni, ad esempio, i cinesi che hanno studiato in Europa o negli Stati Uniti e hanno assaggiato i prodotti dell’agroalimentare nostrano; questo li porta a voler continuare a gustarli al ritorno nel loro paese.
    Il vino è certamente una delle specialità europee maggiormente apprezzate, con una particolare predilezione per il Cabernet francese.
    Dopo un periodo estremamente florido, però, negli ultimi anni le esportazioni di vino francese in terra cinese sono diminuite del 20%, segno che adesso c’è spazio per le produzioni di altri paesi come Italia e Spagna.
    La Cina può, in via definitiva, diventare un mercato esplorabile per le nostre aziende agricole: la crescita del potenziale vitivinicolo e dei consumi di vino è solo un piccolo esempio del profondo mutamento in atto.


  • latte granarolo

    L’Alleanza delle Cooperative ha commentato il richiamo della Commissione Ue verso l’Italia, attraverso il quale le istituzioni europee invitano il nostro paese ad abrogare la legge n.138 dell’11 aprile 1974 che vieta l’utilizzo del latte in polvere per la produzione di formaggi.

    L’abolizione di questa norma sarebbe un duro colpo per i produttori italiani, che proprio grazie al divieto di utilizzo latte_fresco_del latte in polvere, riescono a produrre formaggi di alta qualità e richiesti in tutto il mondo.
    «Nessuna mediazione con Bruxelles» dichiara Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari «Il nostro governo si schieri compatto senza alcun indietreggiamento a difesa della normativa nazionale che finora ha sempre vietato in Italia l’utilizzo di latte in polvere per la produzione di formaggi e derivati. È una battaglia che ci aspettiamo venga combattuta fianco a fianco dai Ministri dell’Agricoltura e dell’Industria, oltre che da tutto il governo italiano che non può non scendere in campo per la difesa del made in Italy».
    I produttori italiani seguono metodi di produzione tradizionali in grado di conservare tutte le proprietà organolettiche e nutrizionali del latte.

    Il no al richiamo della Commissione è un vero e proprio rifiuto all’omologazione dei formaggi italiani a quelli dei competitors europei, una norma che farebbe venir meno il vantaggio competitivo storicamente posseduto dal nostro settore lattiero-caseario.
    Sarebbe, inoltre, un provvedimento che va in controtendenza rispetto alla battaglia portata avanti dal nostro Governo contro la contraffazione dei prodotti agricoli italiani.
    L’Italian Sounding è un fenomeno sempre più diffuso: il Ministero dell’Agricoltura sta cercando di arginarlo attraverso la stipula di una serie di accordi con alcune piattaforme online, tra le quali Ebay, con l’obiettivo di bloccare la vendita di prodotti che richiamano specialità italiane senza essere mai stati lavorati nel nostro paese.
    Permettere la produzione di formaggi con il latte in polvere significherebbe rendere la vita più facile ai contraffattori, rendendo vano, di fatto, lo sforzo effettuato dal nostro esecutivo.
    Per questo motivo Coldiretti ha indetto per oggi una manifestazione a Roma, nel corso della quale verrà difesa la varietà e la qualità dei formaggi italiani. Durante l’iniziativa sarà possibile conoscere il metodo di produzione tradizionale italiano, scoprendo così perché i nostri formaggi hanno un mercato internazionale estremamente positivo.
    Parteciperanno alla manifestazione allevatori, produttori e cittadini comuni, tutti uniti per la tutela del settore lattiero-caseario, vero e proprio simbolo del Made in Italy in tutto il mondo.

     

     



  • La produzione di agrumi è una peculiarità tipica dei paesi del Mediterraneo. L’Italia ed il Sud in particolare sono le aree geografiche leader del settore.
    Secondo un’indagine del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti (Usda), però, il comparto sembra stia attraversando una profonda crisi.

    In base ai dati riportati da questa analisi, scopriamo che nell’annata 2014/2015 nei paesi dell’Unione Europea sono stati raggiunti i 10,3 milioni di tonnellate di agrumi prodotti, una cifra nettamente inferiore rispetto a quella della stagione predente.
    produzione aranceLa produzione di arance, in particolare, si attesta sui 5,7 milioni di tonnellate (-14% nel confronto con il 2013/2014), quella di mandarini è sui 3,1 milioni di tonnellate (-4%), mentre solo la produzioni di limoni fa registrare una crescita del 19% per un totale di 1,5 milioni di tonnellate.
    La crisi diventa ancora più acuta se analizziamo i dati dell’Italia. Il nostro paese, infatti, perde 25 punti percentuali rispetto al 2013/2014 per la produzioni di arance e rispettivamente il 15% ed il 2% per mandarini e limoni.
    Come evidenziato dal rapporto, il calo delle produzione di arance in Sicilia e Calabria, ovvero le principali regioni produttrici dell’agrume (coprono rispettivamente il 59% ed il 22% della produzione italiana), va ascritto alla scarsezza di piogge negli ultimi dodici mesi e al virus Citrus Tristeza Virus (CTV) che ha infettato circa 32.000 ettari nella provincia di Catania e di Siracusa.
    Per quanto riguarda i mandarini, questi ultimi hanno fatto registrare un calo della produzione del 19% mentre le clementine hanno perso 9 punti percentuali rispetto all’annata precedente.
    Più stabile, invece, la situazione della produzione di limoni, con una perdita piuttosto limitata (-2% rispetto al 2013/2014), ma una qualità degli agrumi che dovrebbe rimanere piuttosto elevata.



  • Il Tribunale dell’Unione Europea dà ragione all’Italia e dichiara legittima la rateizzazione delle multe sulle quote latte. Si risolve così un contenzioso tra la Commissione ed il nostro paese iniziato nel 2013.

    Rateizzare le multe subite dai produttori in regime di quote latte è, dunque, legale. A stabilirlo è il Tribunale Ue che annulla così la dichiarazione di incompatibilità di questo strumento di sostegno agli agricoltori.

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    La rateizzazione delle multe era stato deliberata dal consiglio Ecofin addirittura nel 2003, permettendo così a migliaia di produttori di rendere maggiormente sostenibili le sanzioni da pagare.
    Sono stati quasi 1.300 i soggetti che hanno beneficiato di questa misura, un aiuto che è stato confermato anche nell’ultimo decreto contenente misure di sostegno per il settore lattiero caseario.
    Sarà possibile così rateizzare anche le multe subite dagli allevatori nell’ultima campagna di quote latte.
    La decisione del Tribunale è stata accolta con soddisfazione da parte del Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, che ha parlato a Il Sole 24 Ore: «È stato un passaggio importante perché la sentenza del Tribunale Ue ci consente di confermare la validità delle scelte fatte a favore delle migliaia di allevatori che negli anni si sono messi in regola».


  • agrinsieme

    Agrinsieme, il coordinamento composto da Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle cooperative italiane agroalimentari esprime il proprio parere positivo sulla nuova iniziativa dei ministri Martina e Guidi di costituire una “Cabina di regia sulla pasta”.

    L’intento del Governo è rilanciare la filiera della pasta, ritenuta universalmente come un alimento chiave della dieta mediterranea ed in generale del Made in Italy.
    Negli ultimi anni, però, c’è stata una forte perdita di reddito, soprattutto nella parte agricola, dovuta anche a mancati investimenti in ricerca ed innovazione.
    agrinsiemeEra necessaria allora un’iniziativa che provasse a valorizzare il comparto. La cabina di regia, nello specifico, proverà a favorire accordi tra i coltivatori di grano e i produttori di pasta; incentiverà l’aggregazione tra piccole imprese fornitrici di materia di prima; attiverà strategie per il reperimento di fondi comunitari volti ad una maggiore promozione del prodotto all’estero e aumenterà le risorse per la ricerca e l’innovazione della filiera.

    «Si tratta -esplicita Agrinsieme- di uno strumento che andrà meglio valutato alla prova dei fatti, ma che risponde all’esigenza di una migliore organizzazione della filiera della pasta e di maggiore penetrazione del prodotto sul mercato internazionale. 
    «La pasta» prosegue il Coordinamento «rappresenta per l’agroalimentare made in Italy nel mondo, un must da valorizzare al massimo. Lo strumento della Cabina può fare da apripista per altri comparti, rendendo effettivamente più coese e funzionali le filiere con un’equa redistribuzione del valore lungo tutti i segmenti».
    L’Expo può rappresentare senza dubbio il primo appuntamento importante per rendere operativo il nuovo strumento. Agrinsieme si propone di valutare, insieme alle istituzioni, iniziative per valorizzare la filiera e rendere il prodotto pasta ancora più conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

     

     



  • Le imprese agricole costituite da giovani innovatori sono il futuro dell’auto-impiego italiano. Lo dice la storia di un paese a vocazione prettamente agricola ed i dati sulle preferenze dei giovani nostrani.

    La disoccupazione giovanile è ormai stabilmente sopra la soglia del 40% ed il numero dei Neet (Not engaged in education, employment and training) è del 25% (peggio di noi solo la Grecia).
    I numeri, dunque, sulla situazione occupazione dei giovani italiani sono estremamente preoccupanti.
    giovani agricolturaEcco perché una quota crescente di ragazzi e ragazze decide di intraprendere la strada dell’auto-imprenditorialità. Le start up iscritte nell’apposito registro sono cresciute del 14% solo nell’ultimo anno.
    La sensibilità e l’interesse verso le tematiche dell’innovazione e dell’auto-imprenditorialità è in graduale aumento, con uno spazio maggiore anche sui media tradizionali oltre che sul web.
    Ma c’è un settore in particolare che può rappresentare il futuro dell’economia italiana ed è quello dell’agricoltura innovativa.

    Lo hanno compreso innanzitutto tantissimi ragazzi. Basti pensare che la quota di giovani che ha deciso di investire nel settore agricolo è aumentata del 14% nell’ultimo anno. Un dato che va di pari passo con le iscrizioni ai corsi di laurea in agraria, cresciuti anch’essi del 39%.
    La figura del giovane imprenditore agricolo si fa strada ed affascina enormemente gli stessi ragazzi. Molti desiderano aprire un agriturismo o gestire un’azienda agricola, magari implementando all’interno di essa tecnologie moderne per migliorare la produzione e renderla più sostenibile.
    Il binario dell’innovazione nel settore agricolo è un campo intrigante, un ambito dove modernità e tradizione si incontrano e riescono a convivere in maniera vincente.
    Riportare i giovani sui campi significa tornare al passato con uno sguardo, però, lungimirante verso il futuro.
    Non è un caso allora che siano moltissimi i progetti ed i finanziamenti pubblici e privati rivolti ai giovani agricoltori. Potremmo riportare decine di esempi.
    Una delle iniziative più interessanti è rappresentata dagli Oscar Green. Si tratta di un contest, promosso da Coldiretti Giovani Impresa, che premia le idee più innovative nel campo dell’agricoltura.
    Particolare attenzione viene riservata ai quei progetti d’impresa che veicolano modelli di sviluppo sostenibili e vicini alle esigenze delle comunità locali. Tra i vincitori ci sono, ad esempio, imprese che promuovono fonti alternative di energia, implementano la tracciabilità e la qualità dei prodotti e creano metodi di produzione compatibili con l’ambiente circostante.



  • È stato approvato alla Camera  il decreto legge urgente per il rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno delle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale. Tra le misure convertite in legge c’è anche il Piano Olivicolo Nazionale.

    La novità principale del decreto rispetto a quanto era stato approvato in Consiglio dei Ministri è l’incremento dei fondi per il settore dell’olio. L’approvazione dell’emendamento Mongiello in commissione Agricoltura alla Camera ha piano olivicolo nazionaleportato, infatti, la dotazione finanziaria per il Piano Olivicolo da 20 milioni di euro a 32 milioni per i prossimi tre anni.
    Questa cifra andrà ad aggiungersi ai Psr regionali e ai fondi europei.
    L’intento è rilanciare un settore che ha vissuto un grave crisi, soprattutto del corso dell’ultimo anno. Ogni azienda agricola potrà così ricevere dei finanziamenti per un massimo di 150 mila in euro in tre anni; risorse che saranno utili a far crescere la produzione di olio, portandola nelle intenzioni dell’esecutivo, a quota 650 mila tonnellate nel prossimo triennio (+25%).

    La Camera ha approvato anche un aumento delle risorse per gli agricoltori colpiti dal virus Xylella: sono stati previsti 21 milioni di euro che serviranno a risarcirli dagli ingenti danni economici provocati dal batterio.
    Insieme ai provvedimenti sul settore olivicolo, il Parlamento è intervenuto anche per regolamentare un altro settore in crisi come quello lattiero-caseario.
    Il decreto legge interviene nello specifico inserendo la durata minima di 12 mesi per i contratti e l’indicazione obbligatoria del prezzo di vendita, oltre ad istituire un organismo inter-professionale che gestisca i regimi di produzione e la distribuzione in seguito alla fine delle quote latte.