Categoria: Agroalimentare


  • Il batterio Xyella fastidiosa sta devastando numerosi uliveti in tutta la Regione Puglia. FederBio, la federazione italiana dell’Agricoltura biologica, intende fornire il proprio contributo per realizzare un’efficace strategia di debellazione del virus.
    Per questo motivo ha istituito un comitato tecnico con l’obiettivo di individuare misure che bilancino la distruzione del batterio con la mancata contaminazione dei prodotti biologici.
    Tra gli strumenti previsti dal Commissario Silletti , infatti, c’è l’utilizzo massiccio di prodotti chimici che potrebbero portare alla contaminazione non solo delle piante colpite dal virus, ma anche di quelle ad esse adiacenti.
    FederBio si riserva, una volta effettuati i trattamenti, di valutare la presenza di eventuali contaminazioni, accertandone la causa.
    Qualora il piano Silletti venisse portato a termine c’è il serio rischio, a questo punto, di dover risarcire gli operatori biologici, costretti a declassare le proprie olive a causa delle sostanze emesse.

    federbioSu questo argomento si è espresso Paolo Carmeolla, presidente di Federbio, con una nota all’Ansa: «FederBio non condivide l’alternativa dell’uso massiccio di trattamenti con prodotti chimici di sintesi, previsti nel piano Silletti, che possono solo contenere l’insetto vettore del batterio senza debellarlo, oltre al fatto che in questo modo le aziende biologiche presenti nell’aerea verrebbero esposte al rischio grave di deriva dei trattamenti chimici il cui impatto sarebbe quindi dannoso per tutta l’economia della zona, oltre che per le popolazioni».

    In un documento inviato alle istituzioni europee e nazionali, FederBio ha espresso le proprie proposte per combattere il batterio, volendo così tutelare fortemente le proprie imprese che, in base ad elaborazioni IAMB su dati del sistema BioBank della Regione Puglia, rappresentano il 16% della superficie agricola utilizzata del solo Salento.
    Sono tre i criteri direttivi: rispetto del metodo di produzione biologico, controllo del virus nei momenti chiave del suo sviluppo ed implementazione di azioni che permettano di monitorare il virus e di individuare così gli strumenti più adeguati per prevenire la diffusione del virus nei prossimi anni.
    Tra le proposte, come riportato testualmente dal documento di FederBio, ci sono:

    – barriere meccaniche: fasce collanti, tessuto non tessuto; reti anti-insetto;

    – barriera fisica su polloni o piante adulte: caolino, silicato di sodio;

    – controllo meccanico contro gli stadi giovanili dei vettori, delle superfici a oliveto;

    – impiego di prodotti rameici;

    – distribuzioni di repellenti;

    – piante trappola da trattare con piretro, contro adulti in fase di aggregazione pre-riproduttiva in campo;

    – protezione dell’albero di ulivo da altri patogeni e rinvigorimento della pianta attraverso corrette potature, spollonature e corretta gestione della fertilità del suolo, adottando tecniche migliorative e conservative della sostanza organica;

    – segnalazione delle piante sintomatiche alle autorità competenti per la verifica dell’eventuale infezione in atto.



  • 750 eventi, 140 organizzazioni partecipanti, circa 200 realtà locali e internazionali nell’area Mercato: il Padiglione del Terzo Settore di Cascina Triulza è pronto a far parlare di sé.
    Lo farà senz’altro perché è il primo padiglione della storia dell’esposizione universale dedicato al volontariato e al no-profit, un mondo di solito escluso dalle dinamiche di Expo.
    Questa volta il Terzo Settore svolgerà un ruolo da protagonista. Lo hanno voluto fortemente anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ed il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.
    Il mondo della società civile è una realtà importantissima in Italia: soddisfa bisogni ed offre servizi che lo Stato non riesce a garantire ai cittadini. Per questo motivo è un modello che va conosciuto e presentato al pubblico internazionale.

    Cascina Triulza: il Padiglione del Terzo Settore.
    Cascina Triulza: il Padiglione del Terzo Settore.

    «Occorre fare emergere cos’è il sociale in questo Paese, utilizzare Expo per dire che in Italia c’è un volontariato, un terzo settore, un privato sociale, che è molto importante» ha dichiarato Giuseppe Guzzetti  presidente della Fondazione Cariplo «La vera sfida è di farlo in un ambito dal quale la società civile avrebbe potuto rimanere esclusa, offrendo l’opportunità di confronto e per presentare iniziative da cui il mondo profit, e chi viene dall’estero, può perfino apprendere dalle buone pratiche dal non profit».
    Saranno tanti gli argomenti oggetto di discussione all’interno delle iniziative proposte nel Padiglione. Dal tema della sicurezza alimentare, che è la questione centrale ad Expo 2015, passando per il ruolo della donna nell’agricoltura, il biologico e l’agricoltura sociale.

    Ma l’attività di Cascina Triulza non finisce certo con Expo. Come ipotizzato nei giorni scorsi, il Padiglione continuerà ad essere a disposizione delle associazioni, fondazioni, cooperative sociali ed enti-profit anche dopo la fine dell’esposizione universale. Cascina Triulza sarà, dunque, la casa del Terzo Settore, diventando così punto di riferimento importante per il volontariato di tutta Italia e tutta Europa.
    A spingere per questa soluzione è stato proprio Giuliano Pisapia: «Guardiamo già oltre Expo per continuare un cammino che sarà prezioso per la città di Milano. Il Cantiere di idee che si avvia, e che durerà per tutti i sei mesi dell’Esposizione, ne sarà lo strumento».
    Milano, dunque, non solo capitale economica, ma anche centro di integrazione e relazione sociale.



  • Dal 1° Aprile l’Unione Europea ha posto fine alle quote latte. Si tratta del capolinea di un’epoca e di un deciso cambiamento di rotta all’interno delle politiche agricole comunitarie.
    Il processo di liberalizzazione che interesserà il settore porterà enormi sconvolgimenti tra i produttori nostrani. I prezzi dei nostro latte sono più alti di quelli Polonia, Olanda e Francia, il che potrebbe portare il prodotto italiano ad essere poco competitivo sul mercato.
    Il settore lattiero-caseario è incentrato sulla qualità, aspetto che dovrebbe essere tutelato dalle istituzioni, soprattutto in una fase di transizione come quella post-quote latte.

    46726-milkPer questo motivo l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari ha in mente una serie di misure per aiutare i propri associati in questo periodo di incertezza e di cambiamento.
    La centrale di rappresentanza nazionale prevederà innanzitutto l’introduzione di strumenti assicurativi che possano tutelare i produttori dagli effetti devastanti di un mercato globalizzato e senza i limiti di produzione imposti dall’Unione Europea.
    L’Italia, inoltre, ha in corso numerosi contenzioni con l’Ue in merito alla violazione delle norme sulle quote latte. Contenziosi che potrebbero tramutarsi in multe salatissime per il nostro paese e per i produttori, gravando però sull’intero settore lattiero-caseario e non solamente sui responsabili delle infrazioni.
    L’Alleanza della Cooperative intende anche istituire la prima Aop (Associazione di organizzazione di produttori), che aggregherà in una prima fase il 10% del settore lattiero-caseario per arrivare in breve tempo al 30%.
    Nel frattempo nella giornata di venerdì il Governo dovrebbe varare un decreto attraverso il quale cercherà di tutelare i produttori di fronte ad eventuali pratiche sleali. Non a caso verrà coinvolta anche l’Anti-Trust, affinché l’apertura al mercato possa essere effettiva e possano essere puniti quegli attori che praticano prezzi che violano la normativa sulla concorrenza.
    Già in Francia l’Autorità ha sanzionato numerose aziende agricole per il mancato rispetto delle norme anti-trust; anche l’Italia, dunque, dovrà attivarsi per assicurare una transizione serena ai propri produttori.



  • L’allarme è stato lanciato qualche giorno fa dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. La prima bozza del piano dell’Unione Europea per difendersi dal virus Xyella prevederebbe lo sradicamento non solo delle piante affette dal batterio, ma anche di quelle situate nel raggio di cento metri dall’ulivo colpito da Xylella.
    Qualora queste indiscrezioni dovessero essere confermate verrebbero arrecati ai produttori locali danni economici incalcolabili, per non parlare delle questioni di natura ambientalista, inevitabili quando si tratta di eradicare ulivi secolari.
    L’intento dell’Unione Europea è evitare a tutti i costi la propagazione del virus. Per questo è disposta ad utilizzare tutti i mezzi in suo possesso. Del resto Stati come la Francia hanno dimostrato di voler fare sul serio, bloccando le importazioni dalle zone infette. L’Ue, quindi, deve intervenire e fungere da attore terzo.

    06112014Nei giorni scorsi le istituzioni europee hanno chiesto alle autorità locali di fornire un report dettagliato sulla natura e l’entità della calamità naturale. Rapporto che non è stato ancora consegnato e che impedisce di fatto all’Unione Europea di intervenire in maniera fattiva, drenando delle risorse ai produttori colpiti.
    Secondo quanto trapelato in queste ore, però, un sostegno di tipo economico arriverà. Non si conoscono ancora le modalità. Tra le ipotesi paventate c’è la possibilità di attingere la Fondo straordinario per le emergenze oppure aumentare i finanziamenti già in essere per i produttori di olio.
    Tutto si deciderà nei primi giorni di questa settimana quando si riunirà il Comitato fito-sanitario. La speranza degli agricoltori pugliesi è che possano essere limitati gli sradicamenti e che si possa porre fine al blocco delle importazioni. L’Unione Europea starebbe, infatti valutando di circoscrivere tale divieto alle zone colpite dal virus e non a tutta la Puglia, con importanti eccezioni anche per i prodotti coltivati all’interno delle serre.


  • europa bce

    Un’apertura importante dopo giorni di silenzio quasi assordante. La Commissione Europea sembra sia disposta a fornire aiuti economici ai produttori e ai vivaisti colpiti dal virus Xyella.
    A riportarlo è Daniel Rosario, portavoce del commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan. La Commissione ha recepito la lettera inviata nei giorni scorsi dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, nella quale si chiedeva a Bruxelles un intervento in sostegno degli agricoltori pugliesi che nell’ultimo mese hanno subito gravissimi danni economici a causa del batterio Xyella.
    Già decine di ulivi sono stati sradicati ed altri potrebbero esserlo nelle prossime settimane. Il rischio contagio rimane elevato e proprio per questo motivo il ministro dell’Agricoltura francese ha imposto la chiusura delle barriere per i prodotti provenienti dalle zone colpite dal batterio.
    Ovviamente una situazione di questo tipo non può essere gestita solamente dall’Italia e dalla Regione Puglia. L’Europa deve intervenire così come ha fatto in altre occasioni simili. La PAC ha il compito di tutelare le regioni aderenti al programma, perché i danni accorsi agli agricoltori pugliesi si ripercuotono solo su di loro, ma sull’intera agricoltura nazionale e continentale.
    L’agroalimentare pugliese è tra i leader del settore ed in quanto tale va assolutamente salvaguardato.
    La questione Xyella verrà affrontata in maniera dettagliata all’inizio della prossima settimana, quando si riunirà il Comitato Fitosanitario che sarà chiamato a prendere decisioni importanti.

    eurogruppoIl Ministro Martina ha accolto con soddisfazione le dichiarazioni provenienti da Bruxelles: «Sono positive le aperture della Commissione Europea alle nostre richieste di trovare strumenti utili per tutelare produttori e vivaisti colpiti dalla Xylella in Puglia. Ora bisogna individuare tempestivamente le risorse e consentire la salvaguardia del reddito degli agricoltori».
    Anche il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha apprezzato «il recepimento di alcune istanze italiane», ma in una lettera inviata al commissario europeo per la Salute Vytenis Andriukaitis, al Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e all’ambasciatore italiano nell’Ue Stefano Sannino, ha espresso alcune perplessità in merito alla gestione della situazione.
    Sul banco degli imputati c’è in particolare la scelta di estirpare tutte le piante che si trovano nel raggio di 100 metri da una pianta infetta ed il divieto di piantare le specie varietali che sono state colpite in questi mesi dal virus Xylella.
    L’eradicazione deve essere effettuata in maniera maggiormente selettiva per tutelare un patrimonio agricolo di livello nazionale ed internazionale.


  • latte granarolo

    Uno fenomeno sempre più diffuso nel campo dell’alimentare è la commercializzazione di cibi “falsi”, ovvero di prodotti cui vengano attribuite determinate caratteristiche, soprattutto di provenienza, che in realtà non possiedono.
    Il riferimento è soprattutto al Parmigiano reggiano, il formaggio pecorino, lo spumante: vengono venduti come prodotti italiani, quando in realtà non sono stati neanche lavorati nel nostro paese.
    Il fenomeno in questione viene chiamato “Italian Sounding” perché di italiano, questi cibi, hanno appunto solo l’assonanza con i più famosi cibi nostrani; eppure riescono ad avere un mercato importante provocando non pochi danni al nostro Made in Italy.
    I numeri riportati dall’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e della repressione frodi del Ministero delle Politiche Agricole sono a dir poco inquietanti. Nel solo 2014 ci sono stati oltre 36mila controlli e circa 54.500 prodotti controllati, in tutto sono stati rilevate 359 notizie di reato, 4.276 contestazioni amministrative e 581 sequestri, per un valore complessivo di 42,8 milioni di euro.

     

    latte_fresco_Ci rendiamo perfettamente conto dell’imponenza del fenomeno. E non è un caso che proprio in occasione di Expo, gli organizzatori abbiano deciso di dedicare una serie di incontri sulla tematica, con l’obiettivo di mettere in guardia i consumatori e di sponsorizzare in tutto il mondo il vero Made in Italy.
    C’è un impegno crescente, dunque, da parte dell’industria alimentare italiana, a garantire elevati standard di qualità e di sicurezza alimentare. A dichiararlo è Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, secondo il quale il settore ha investito nel 2014 il 2% del proprio fatturato, corrispondente a circa 2,6 miliardi di euro, in misure per la sicurezza alimentare.
    Agisce in tal senso anche l’accordo stipulato con eBay per bloccare le vendite online di cibo. In questo modo è possibile controllare una grossa fetta del mercato dei “cibi falsi”, che proprio dall’e-commerce trae i maggiori proventi.
    Grazie a questa intesa è stato subito possibile ricavare decine di segnalazioni di prodotti contraffatti, come il parmigiano sul mercato statunitense o il prosecco in quello tedesco ed quello italiano.
    I principi della sicurezza alimentare e della qualità dei prodotti dovranno essere tutelati negli anni a venire, Expo 2015 e la Carta di Milano possono essere un importante veicolo promozionale in tal senso.



  • Sono 22, in totale, gli ulivi “salvati” grazie alla mobilitazione degli ambientalisti. Nella giornata di ieri era previsto nel Leccese lo sradicamento di oltre 20 ulivi colpiti dal virus Xyella, il batterio che sta affliggendo le coltivazioni pugliesi da più di qualche settimana. L’intervento è stato ordinato dal commissario Silletti per arginare il rischio di propagazione del virus in altre zone.
    Già nei giorni scorsi la Puglia ha dovuto subire la dura ed inaspettata decisione del Ministro dell’Agricoltura francese che ha bloccato le importazioni di 102 specie vegetali provenienti dalla regioni colpite dal batterio. Si è deciso allora di procedere con gli sradicamenti, onde evitare un pericoloso effetto a catena tra gli stati membri dell’Unione Europea.

    06112014Se nella giornata di lunedì le ruspe erano riuscite ad abbattere sette ulivi nella località di Oria, questa volta la strategia degli ambientalisti è stata più efficace: hanno deciso di posizionarsi sui rami degli alberi o di sedersi ai loro piedi, effettuando così un tipo di resistenza passiva.
    In questo modo è stato impossibile per le autorità procedere con l’abbattimento.
    La mobilitazione degli ambientalisti ha provocato l’immediata reazione del commissario Silletti, il quale ha deciso di continuare nei prossimi giorni l’operazione di sradicamento senza lasciar trapelare, però, luogo, data e orario della prossima azione.

    La situazione in terra pugliese è estremamente delicata. Da una parte ci sono le ragioni degli ambientalisti e dei produttori locali che difendono la tradizione secolare degli ulivi pugliesi. Lo sradicamento di questi giorni rappresenta un atto quasi brutale, ma necessario di fronte alle esigenze economiche della regione e dell’Italia intera.
    L’agroalimentare pugliese rappresenta, infatti, un punto di riferimento per tutto il settore agricolo nostrano ed un’eventuale propagazione del virus potrebbe avere effetti devastanti.
    Questa mattina, nel frattempo, il governatore della regione Puglia, Nichi Vendola, ha incontrato gli europarlamentari e ha fatto con loro il punto della situazione. L’Italia cercherà di ottenere l’aiuto dell’Unione Europea, per quella che è a tutti gli effetti una situazione di emergenza a livello continentale.
    Più volte in occasioni simili l’Ue ha fornito il proprio sostegno; un comportamento passato che si scontra con quanto dichiarato dalle istituzioni europee in questi giorni quando hanno definito come “legittima” la decisione della Francia di bloccare le importazioni dai paesi colpiti dal virus.
    L’Italia, ad ogni modo, insisterà per avere l’appoggio dell’Unione Europea in nome di quella politica agricola comune rivelatasi piuttosto debole negli ultimi tempi.



  • Il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, l’ha definita come “la casa della società civile”. Cascina Triulza sarà questo e molto altro nel corso dei sei mesi di durata di Expo 2015 e negli anni a venire.
    Il progetto è ambizioso e dopo lo scetticismo iniziale, il 24 Aprile sarà finalmente portato a termine con la conclusione degli allestimenti.
    Cascina Triulza è un network partecipato dalle 63 maggiori associazioni del Terzo Settore italiano e ha già organizzato 750 eventi per tutta la durata dell’Expo.
    È la prima volta che il mondo del volontariato partecipa ad un’esposizione universale. Ma Cascina Triulza vuole lanciare un messaggio chiaro: è possibile implementare un modello alternativo di sviluppo anche nella società moderna, così come possono essere veicolati alcuni valori dimenticati come quelli della qualità del cibo e della sicurezza alimentare, veri e propri principi portanti della Carta di Milano presentata in questi giorni. Si cercherà, inoltre, di ribadire quanto sia importante il ruolo della donna in tutti i settori della società, specie nell’agricoltura.

    cascina triulzaSarà un bellissimo momento di incontro e confronto, per dimostrare al mondo intero che oltre alle istituzioni e al mercato, esiste anche una realtà, quella del terzo settore, che agisce per soddisfare i bisogni della società senza avere scopri di lucro.
    Per questo motivo ben 41 associazioni avranno la possibilità di presentare la propria attività e di proporre nuove idee di sviluppo.
    All’interno di Cascina Triulza sarà presente anche “un’area mercato”, dove verranno ospitati circa 200 produttori locali ed internazionali (circa il 30% proverrà dell’estero), grazie anche al contributo di 300 comuni.
    Il tutto avverrà senza sponsor esorbitanti, come invece è avvenuto per altri padiglioni. Ci tiene a ribadire questo aspetto Sergio Silvotti, presidente della fondazione Triulza: “Abbiamo detto dei no anche a sponsorizzazioni economiche importanti perché non corrisponde al nostro codice etico”.
    Il bilancio della fondazione chiuderà comunque in pareggio (entrate per 3 milioni e 481 mila euro ed uscite per 3 milioni e 384 euro). Questo rappresenta un segnale importante per la fondazione che vuole dare continuità alla propria attività anche alla fine di Expo, contando esclusivamente sulla propria forza economica.
    Cascina Triulza rimarrà con ogni probabilità in mano al Terzo Settore e potrà così rappresentare uno straordinario veicolo di aggregazione e proposta per il tutto il sociale italiano di qui agli anni futuri.



  • Non ci stancheremo mai di ripeterlo: Expo deve essere un punto di partenza imprescindibile per l’agroalimentare italiano. La visibilità internazionale, fornita dall’esposizione universale che inizierà tra qualche settimana a Milano, può essere un ottimo veicolo pubblicitario per il nostro “made in Italy”.
    Ma una domanda sorge spontanea: quanti prodotti in giro per il mondo vengono “spacciati” come italiani quando in realtà di italiano hanno ben poco?
    L’allarme viene lanciato dal presidente di Federalimentare, Luigi Scornamaglia, che dalle colonne de Il Giorno avverte: “Solo un prodotto su otto è realmente italiano!”. 

    expoIl suddetto fenomeno viene definito dagli addetti ai lavori come “Italian Sounding”, intendendo con esso il richiamo all’Italia in beni che non sono stati né prodotti né lavorati nel nostro paese.
    Sono tantissimi i prodotti di questo tipo che arrivano in mercati da noi inesplorati, soprattutto nelle nuove frontiere asiatiche.
    Secondo Scornamaglia la responsabilità va attribuita innanzitutto a “barriere tariffarie pretestuose” all’interno di questi paesi, ma anche alle dimensioni delle nostre imprese, troppo piccole per poter accedere a tali mercati.
    Torna d’attualità, allora, un tema che è stato affrontato più volte anche dai vertici dell’Alleanza delle Cooperative, ovvero quello dell’aggregazione tra imprese di dimensione ridotta, in modo da renderle maggiormente competitive sui mercati internazionali.
    L’obiettivo ambizioso dell’Italia, in vista del 2020, è arrivare dagli attuali 34 a 50 miliardi di esportazioni, superando la quota raggiunga da Germania, Francia e Spagna, che allo stato attuale sono davanti a noi.

    Di questo e di tanto altro si parlerà all’interno del padiglione dedicato all’alimentare italiano in Expo. Si chiamerà “Cibus è Italia” ed ospiterà 500 imprese e consorzi italiani.
    Durante i sei mesi di durata dell’esposizione universale, Federalimentare, promotrice del padiglione, proverà a diffondere il marchio “made in Italy” e di conseguenza ad incentivare l’export italiano. Per raggiungere questo obiettivo ci saranno anche molti incontri con dei partner internazionali, soprattutto legati al mondo asiatico e statunitense.
    L’Italia, infatti, deve sfruttare la svalutazione dell’Euro per ampliare il proprio livello delle esportazioni nei paesi dell’area extra-Ue. Expo servirà proprio a questo: far conoscere i “veri” prodotti italiani e creare nuovi mercati per la loro commercializzazione.



  • Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, cerca di mantenere il contatto con la realtà. Il caso Xyelella è un’emergenza seria e reale per la regione Puglia ed in quanto tale va affrontata con tutte le premure del caso.
    L’invito di Martina, però, è ad evitare la mistificazione della realtà, attenendosi esclusivamente ai fatti.
    Il riferimento è alle notizie comparse in questi giorni che parlano addirittura di milioni di ulivi da eradicare a causa della diffusione del virus.
    Nulla di più falso, secondo Martina e secondo il governatore della regione Puglia, Nichi Vendola: “Saranno 35mila al massimo e non milioni gli ulivi da estirpare” dichiara il ministro nel corso della sua visita in Puglia, effettuata nella giornata di ieri “Anzi, secondo le stime, non si supererà il tetto dei 15mila”.

    martinaNonostante la situazione non sia così grave come alcuni organi di stampa hanno descritto, bisognerà comunque prendere delle decisioni molto delicate, perchè il rischio propagazione del virus rimane elevato, specie per i prossimi giorni quando il caldo comincerà a farsi sentire.
    Per non parlare dei danni economici che colpiranno i produttori locali: la decisione della Francia di interrompere le importazioni provenienti dalle regioni interessate dal virus rischia di innescare un effetto a catena tra gli altri paesi membri dell’Unione Europea, provando perdite rilevantissime agli agricoltori della zona.
    Il Governo è pronto ad affrontare l’emergenza e, come annunciato dal ministro Martina, subito dopo il varo del Def si studierà una misura per aiutare i produttori.
    Non è ancora chiaro se si tratterà di un decreto legge oppure no, l’intenzione del ministro è varare una norma derogatoria che dia la possibilità di accedere al Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali.
    Allo stato attuale, infatti, non è possibile dichiarare lo stato di calamità naturale per emergenze fitosanitarie. La Puglia, però, ha bisogno di risorse per affrontare una situazione delicata, soprattutto considerata la momentanea indifferenza delle istituzioni europee.
    Per il 27 aprile, annuncia Martina, è previsto un tavolo tecnico a Bruxelles. In quell’occasione l’Italia chiederà un intervento dell’Europa come è avvenuto in altre situazioni simili. Fino a quella data, però, dovranno essere messe in atto tutte le misure preventive per evitare la propagazione del batterio.



  • Il caso Xyella continua a far discutere. Dopo la decisione del ministro dell’Agricoltura francese, Stéphane Le Foll, di sospendere l’importazione di ben 102 specie vegetali provenienti dalla regioni colpite dal batterio, è arrivata la reazione da parte dell’Alleanza delle Cooperative italiane.
    La centrale di rappresentanza delle coop difende le istanze della Puglia e dei propri ulivi, che sono tra le maggiori vittime di Xylella. L’agroalimentare pugliese è una vera e propria fonte di ricchezza per il settore italiano ed europeo, rappresentando il 10% del comparto agricolo nazionale ed esportando quasi 200 milioni di euro di prodotti agricoli, la maggior parte dei quali verso il mercato europeo.

    logo alleanzaLa scelta del governo francese di chiudere le proprie porte ai prodotti pugliesi potrebbe arrecare gravi danni ai produttori locali, già di per sè costretti ad affrontare questa calamità naturale senza il supporto adeguato da parte delle istituzioni.
    Una simile decisione potrebbe, infatti, provocare un effetto a catena all’interno dell’Unione Europea, con altri stati pronti ad innalzare le barriere nazionali per evitare la propagazione del virus.
    Di questo ne è consapevole Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari italiani, che commenta con amarezza e stupore il blocco delle importazioni: ““Un comportamento incomprensibile e contrario ad ogni logica politica quello attuato dal governo francese per scongiurare il rischio di un’irruzione del batterio Xylella sul loro territorio. Ci chiediamo che concetto di Europa abbia il ministro dell’Agricoltura Le Foll e quale strategia politica stia attuando per promuovere il mercato unico europeo e quella Politica agricola comune di cui da oltre 50 anni la Francia è tra i principali beneficiari”.

    Il coordinamento Agrinsieme chiederà in questi giorni l’intervento delle istituzioni italiane ed europee. Nella giornata di domani è previsto l’arrivo in Puglia del Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che parteciperà a un vertice a Bari con il commissario per l’emergenza, Giuseppe Silletti, prima di recarsi a un incontro a Lecce con i sindaci e le associazioni olivicole e ambientaliste.
    Difficile, però, che il provvedimento possa essere ritirato, come auspicato da Mercuri, visto che proprio in questi minuti è arrivato un comunicato da parte delle istituzioni europee che reputano “legittima” la decisione del governo francese di sospendere le importazioni. L’Italia, dunque, sarà chiamata a fronteggiare questa emergenza senza il giusto supporto da parte dell’Unione Europea, come invece è accaduto in passato di fronte a situazioni di questo tipo, segno evidente che la Politica agricola comune, intrapresa decenni fa, ormai vacilla in maniera prepotente.

     


  • latte granarolo

    Dopo oltre trent’anni di storia oggi è l’ultimo giorno di quote latte. I produttori italiani sono letteralmente in fermento, preoccupati per gli effetti di un simile processo di liberalizzazione.
    Il mercato del latte vive un periodo di profonda incertezza dovuto principalmente all’instabilità dei prezzi. La fine dell’era della quote latte non farà altro che acuire questa tendenza, mettendo in seria difficoltà i produttori meno competitivi sul mercato.

    Potrebbe essere questo il caso dell’Italia. Il latte italiano presenta dei prezzi comparativamente più alti rispetto a quello tedesco, polacco o francese. Per questo motivo i produttori italiani potrebbero patire nel confronto con gli omonimi europei.
    Ma l’Unione Europea ha previsto delle misure per affrontare questa fase di transizione? È in fase di studio, ad esempio, uno strumento di natura finanziaria che coinvolgerà la Banca europea degli investimenti, con l’intento di tutelare i produttori di latte dall’estrema volatilità dei prezzi del settore.
    Allo stato attuale, però, sono pochi i salvagenti a disposizione degli allevatori in difficoltà: ci sono i contratti collettivi obbligatori, le associazioni interprofessionali tra allevatori ed industrie e alcune forme di finanziamento per le aree svantaggiate e per favorire lo sviluppo rurale.

    latte_fresco_L’Italia intende espandere questo tipo di garanzie per aiutare i propri produttori a restare competitivi sul mercato internazionale. A sposare questa linea c’è anche l’Alleanza delle cooperative agroalimentari.
    Il presidente Giorgio Mercuri rassicura le proprie associate, dichiarando che sono allo studio una serie di misure per mantenere inalterata la competitività delle aziende nostrane.
    “Consapevoli del profondo cambiamento che investirà il settore lattiero-caseario con l’abolizione del regime delle quote latte – spiega Mercuri – abbiamo avviato una task force con esperti del settore, con l’obiettivo di individuare le strategie da mettere in campo per tutelare e rafforzare la competitività delle aziende. In particolare sono stati prospettati alcuni strumenti assicurativi che attenuino gli effetti della volatilità dei prezzi nell’ambito di un mercato che sarà inevitabilmente più globalizzato”.

    Una delle iniziative più importanti in tal senso è quella lanciato dal Mipaag e da Unioncamere e condivisa dall’Alleanza delle cooperative agroalimentari, che prevede l’utilizzo di un unico logo “100% Latte italiano”.
    Si tratta di una campagna di promozione del latte italiano, ovvero di un prodotto dai costi più elevati ma dalla qualità eccelsa. Proprio sulla qualità dovranno puntare i produttori nostrani, colmando così il vantaggio competitivo posseduto dagli allevatori europei per via dei prezzi inferiori.
    La cooperazione italiana, infine, vuole formare la prima Aop (Associazione di organizzazione di produttori) lattiero-casearia nazionale che intende aggregare in un primo momento il 10% del latte italiano per poi arrivare in poco tempo al 30%.