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  • La riforma fiscale prevista dal Governo ha scatenato un’imponente polemica di carattere politico. L’oggetto del contendere è l’articolo 19 bis del provvedimento, secondo molti un vero e proprio “regalo di Natale” da parte di Renzi a Silvio Berlusconi.
    L’articolo in questione riguarda il reato di frode fiscale e contiene la depenalizzazione della fattispecie per tutti gli importi che non superino il 3% della base imponibile. Una norma che salverebbe di fatto Berlusconi, consentendogli di non scontare la pena dispostagli nell’ambito del processo Mediaset.
    Lo stesso Matteo Renzi si è premurato di pensare ad una modifica dell’articolo, rinviando di fatto al 20 febbraio la discussione del decreto alle Camere.

    24102014La scelta del premier di interrompere il cammino della riforma fiscale ha provocato, però, molti malumori, soprattutto nel mondo imprenditoriale. Le associazioni di categoria ritengono quest’intervento fondamentale ai fini della semplificazione e della razionalizzazione del quadro normativo sulle aziende.
    Le imprese italiane sono vittima di un sistema regolativo complesso ed imprevedibile, che di fatto frena gli investimenti interni ed esteri.
    Sul punto è molto chiara Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria: “Siamo preoccupati per il ritardo nell’applicazione di una delle parti più importanti della riforma fiscale” dichiara la Panucci al Corriere della Sera “Per noi la definizione dell’abuso di diritto resta una priorità”.

    L’articolo 19 bis sulla frode fiscale viene valutato come una norma secondaria, che può essere cancellata tranquillamente senza che ciò infici l’intero apparato riformatorio.
    Il provvedimento del Governo definisce in maniera chiara la fattispecie dell’abuso di diritto, distinguendola in maniera inequivocabile da tutti i reati di frode fiscale. Dovrebbero essere inoltre depenalizzati le dichiarazioni infedeli e le omissioni di versamenti Iva e ritenute. Si tratta di reati sempre più diffusi, soprattutto negli anni recenti di crisi economica.
    Per entrambe viene anche innalzata da 50.000 euro a 150.000 euro la soglia minima a partire dalla quale scatta la sanzione.
    Gli imprenditori credono che questa serie di provvedimenti siano delle misure necessarie per rendere il nostro diritto più chiaro e distinguere in maniera netta le fattispecie di reato elusorio.



  • Dopo l’approvazione della Legge di Stabilità, il Governo sta studiando un piano di investimenti per le piccole e medie imprese. Lo ha dichiarato a più riprese il Ministro dell’Economia Padoan e adesso il piano normativo sembra pronto ad arrivare alle Camere.
    Non ci sono certezze sul contenuto del provvedimento, che con ogni probabilità assumerà i contorni del decreto legge, Il Sole 24 Ore, però, è in grado di anticipare alcune misure.

    TAXIl decreto prenderà il nome di Investment compact o Industrial compact e interesserà a stretto giro le piccole e medie imprese.
    Il primo aspetto che verrà modificato riguarda le modalità di finanziamento delle aziende, con particolare riferimento ai soggetti di credito. Il decreto in fase di studio intende, infatti, riformare il Fondo centrale di Garanzia per le Pmi, aprendolo a nuovi intermediari. Non saranno più, dunque, solo banche a finanziare le imprese di piccola e media grandezza, ma anche altri istituti come le assicurazioni o i fondi di credito.
    Si tratta di un’operazione volta ad allargare le possibilità di accesso al credito delle aziende e a conformare l’attività di finanziamento degli istituti finanziari italiani a quella della Bce.

    Il provvedimento, però, non si ferma ai soggetti creditori. Il Governo intende anche promuovere l’innovazione e lo sviluppo economico attraverso un piano di agevolazioni fiscali per tutte le cosiddette “Pmi innovative”.
    Il Ministero dell’Economia estenderà a queste ultime gli strumenti di defiscalizzazione già presenti per le start-up.
    Sarà necessario verificare il tipo di attività brevettuale e dimostrare di possedere personale altamente qualificato.

    Qualora il contenuto dovesse essere confermato, si tratterebbe di un importante incentivo allo sviluppo tecnologico per le aziende già esistenti. Risulta sacrosanto investire sulla creazione di nuove attività produttive, come avviene con le start-up, ma è altrettanto importante invitare le piccole e medie imprese a rinnovare la propria attività e a concorrete a pieno regime con i partner europei e mondiali.
    L’Investment compact dovrebbe prevedere anche una serie di interventi mirati, con l’obiettivo di favorire gli investimenti stranieri in Italia. Da questo punto di vista si cercherà di semplificare il quadro normativo e burocratico, che troppo spaventa gli investitori esteri per via della sua imprevedibilità e variabilità.



  • Euro ai minimi storici. Il tasso di cambio della moneta europea si è attestato, stamane, a 1,1864 dollari. Una quota così bassa non si vedeva addirittura dal 2006.
    Il 2014 dell’Euro non è stato facile, soprattutto se rapportato al dollaro. Ed il 2015 probabilmente non sarà da meno.
    Sulla sua svalutazione pesa enormemente l’ipotesi di un’uscita della Grecia dall’Euro zona. Una scelta che potrebbe indebolire notevolmente l’assetto del mercato unico monetario.

    28102014Lo scenario, però, non è così apocalittico come potrebbe sembrare. Un dollaro forte ed un’economia in crescita, come quella statunitense, sono segnali positivi per l’Europa, in maniera particolare per i paesi esportatori.
    L’Italia è sicuramente uno di questi. Il Made in Italy è ancora molto apprezzato in tutto il mondo, specie negli Stati Uniti, dove sono tantissimi gli italo americani. Le nostre imprese valutano questa situazione come una straordinaria opportunità per aumentare l’export nella zona atlantica, rivitalizzando, dunque, quell’asse Italia-Stati Uniti che è stato fondamentale nel secondo dopoguerra.

    Mentre l’Europa fatica ad intraprendere nuovamente la strada della crescita, non si può dire lo stesso degli Usa. I consumi sono ripartiti e con essi la domanda interna. Un fabbisogno che viene alimentato anche dalle nostre aziende, soprattutto nel settore tessile, dell’alta moda ed alimentare.
    L’Italia, dunque, deve ripartire dall’export, storicamente riconosciuto come il suo marchio di fabbrica. Gli scambi intra-comunitari rimarranno una grossa quota della nostra attività commerciale, ma bisogna guardare oltre. Un Euro debole non è certamente un bel segnale per la comunità internazionale, ma offre anche delle opportunità da sfruttare.
    È lì che bisogna attingere, perché essere trainati dalla locomotiva americana conviene. Ora più che mai.

     


  • europa bce

    Da qui ai prossimi mesi si rincorreranno le voci su una possibile uscita della Grecia dall’Euro. La questione non riguarda tanto il paese ellenico, ma la tenuta dell’intero assetto comunitario.
    Le ipotesi avanzate sono molteplici: alcune credibili, altre verosimili, la maggior parte frutto di calcoli politici. Del resto si tratta del gioco delle parti, quanto mai fondamentale all’interno del complesso scacchiere internazionale.

    eurogruppoDue giorni fa il giornale tedesco Der Spiegel ha diffuso una notizia sorprendente: secondo quanto appreso da fonti governative, la Germania non riterrebbe pericolosa un’eventuale fuoriuscita della Grecia dall’Euro zona.
    Il “rischio contagio” sarebbe ormai sventato. Paesi come il Portogallo, l’Irlanda o la stessa Italia hanno migliorato i propri conti ed i rispettivi governi intendono proseguire sul cammino della moneta unica.
    Syriza faccia pure, insomma. Gli strumenti di salvaguardia del mercato comune monetario sono stati implementati, dunque l’Euro è più solido che mai. L’eventuale vittoria del partito di sinistra radicale non spaventa il paese leader dell’Unione Europea.

    Venti quattro ore dopo sono arrivate le smentite da parte dell’esecutivo tedesco. Ma più che una smentita sul merito, è sembrato un semplice invito alla Grecia a rispettare il piano di rientro e a pagare i debiti con l’Ue.
    Dove sta la verità e dove il calcolo politico? Ventiquattro ore per una smentita ufficiale appare un tempo biblico, soprattutto nell’era moderna della comunicazione.
    Probabile che Berlino abbia voluto verificare gli effetti della notizia, perchè un fondo di verità c’è. La situazione economica europea è profondamente cambiata rispetto al 2012, il che colloca Bruxelles in una posizione di forza rispetto alla Grecia. Il colpo di un eventuale exit del paese ellenico sarebbe sicuramente duro da digerire, ma non metterebbe ko l’Euro.
    Lo sanno i vertici europei e lo sa pure Tsipras, il quale, infatti, sembra voglia rimanere all’interno dell’Euro zona, limitandosi a rinegoziare i patti con l’Ue.
    La Germania si sta preparando al’appuntamento con Syriza e lo fa prendendo le redini del gioco. Nessuna imposizione, nessun passo indietro: Angela Merkel questa volta gioca l’arte sottile della diplomazia.
    La partita a scacchi è appena iniziata. Di Euro, debito pubblico ed integrazione europea se ne parlerà solo dopo le elezioni.
    Per adesso vige solo il calcolo politico, come è giusto che sia.

     



  • Il 2015 sarà l’anno del nuovo Jobs Act, dell’elezione del Presidente della Repubblica e (forse) delle riforme istituzionali. Purtroppo per gli italiani, però, sarà anche l’anno dell’aumento delle tasse. Il Governo ha provato ad abbassare la pressione fiscale con risultati per adesso modesti.
    La nuova Legge di Stabilità disciplina alcuni costi aggiuntivi, necessari per ridurre il debito pubblico e finanziare determinati servizi.

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaUno dei settori maggiormente interessati dall’incremento delle tariffe è quello stradale. Il nuovo Codice della Strada prevede un adeguamento delle multe in base ai livelli di inflazione. Per questo motivo ci sarà una crescita delle sanzioni stradali dello 0,8%.
    Stesso discorso per i pedaggi autostradali. Su di essi è stato fissato un tetto massimo del +1,5%.
    Inizialmente si temevano tariffe ancora più elevate, per questo motivo è stato necessario porre un limite, che a conti fatti limita la crescita al +1,32% medio su tutti i caselli.

    Aumentano in maniera inesorabile anche le tasse sulle sigarette. Si arriverà ad un massimo di 15 centesimi in più a pacchetto, soprattutto per i prodotti meno costosi. Il rincaro colpisce anche gli alcolici di tutti i tipi: dalla birra all’alcol etilico, tutti subirannno un aumento dei prezzi.
    Non solo le tariffe ed i consumi saranno oggetto di corposi aumenti. Saranno, infatti, i contributi Inps i veri “protagonisti” della fiscalità 2015.
    Abbiamo già documentato delle polemiche sulle partite Iva e sui freelance in relazione all’aumento dei contributi per chi aderisce alla gestione separata Inps. Essi saranno soggetti ad una pressione fiscale crescente a partire dal 2015, che li porterà nel 2018 a sforare la soglia del 30%.
    Non saranno solo avvocati, architetti ed informatici a vivere una difficile situazione fiscale. Anche gli artigiani ed i commercianti, ad esempio, vedranno crescere i propri contributi. I primi si confronterranno con un’ aliquota che passerà dal 22,2% al 22,65% nel 2015, mentre per i commercianti ci sarà una crescita dal 22,29% al 22,74%.

     



  • Un’elezione che potrebbe cambiare il presente ed il futuro dell’Unione Europea. Il 25 gennaio la Grecia sarà chiamata a scegliere i propri rappresentanti. Sarà una consultazione con delle valenze fondamentali, non solo per il paese ellenico, ma per tutta l’Eurozona.
    Il partito vincitore, infatti, detterà le condizioni per il futuro della Grecia all’interno dell’Unione Europea, decidendo se rimanere o meno nell’Euro.

    tsiprasLa campagna elettorale è già iniziata e come prevedibile si sta giocando sui temi dell’integrazione europea. Con ogni probabilità sarà una sfida a due tra la forza conservatrice Demokratia, guidata dall’attuale Primo Ministro Antonis Samaras, ed il partito di estrema sinistra Syriza con a capo Alexis Tsipras.
    Proprio dalla formazione politica di Tsipras arrivano le prime dichiarazioni di sfida nei confronti dell’Unione Europea. Yiannis Milios, deputato di Syryza, si è espresso in questi termini: “Nea Demokratia e Pasok hanno deciso di pagare. Noi diciamo che potremmo non pagare”.

    Il riferimento ai debiti contratti dalla Grecia con la Bce ed il Fondo monetario internazionale. Un piano di recupero che ha costretto i greci ad annosi sacrifici, il tutto per evitare il collasso del paese e della stessa Eurozona.
    Adesso la situazione è parzialmente cambiata. Lo stato ellenico è tutto fuorchè uscito dalla spirale negativa. Sono cambiati, però, gli equilibri all’interno di Bruxelles. Molti vertici della troika fanno sapere di non essere più disposti a salvare la Grecia, sfidando in maniera aperta il leader di Syriza.
    Una vittoria del partito di Tsipras aprirebbe scenari inediti per l’Unione Europea. Il nuovo governo di sinistra, infatti, potrebbe decidere di uscire dall’Euro. Sarebbe il primo paese a prendere una decisione di questo tipo da quando è entrata in vigore la moneta unica.

    Difficile prevedere con certezza le conseguenze. Molti economisti sostengono che una simile decisione porterebbe al default totale la Grecia. Qualora, invece, il paese dovesse trarre giovamento dall’uscita dall’Euro zona, si potrebbe creare uno sfizioso precedente.
    Sono tanti, difatti, i paesi dubbiosi sulla loro permanenza all’interno dell’Euro. Un esempio virtuoso potrebbe essere una miccia pericolosissima per tutta l’Unione Europea.
    Bruxelles, dunque, segue con attenzione ad apprensione le vicende grece, aspettando di conoscere il futuro della moneta unica.



  • Come ogni mese, l’Istat ha fornito alcuni dati sulla congiuntura economica nazionale e mondiale. Si tratta di tendenze rilevanti anche per l’anno futuro, poichè ci permettono di effettuare previsioni sull’andamento del 2015 e non solo.
    I riscontri sono di taglio ambivalente. Abbiamo, infatti, alcuni dati positivi, soprattutto in riferimento allo scenario internazionale, mentre altri continuano ad angosciare il nostro paese, su tutti il livello di disoccupazione

    28102014L’Istat vede nel crollo del prezzo del petrolio e nella ripresa statunitense due fondamentali volani per il 2015. L’estate del 2014 ha visto per la prima volta un dimezzamento del costo del petrolio, fino ad arrivare a livelli record nel mese scorso, quando si è attestato a meno di 60 dollari a barile.
    Un vantaggio non da poco per i paesi importatori come l’Italia, che potrà sfruttare il basso costo delle materie prime per rilanciare il proprio settore industriale.
    Un altro fattore internazionale positivo potrà essere la crescita economica degli Stati Uniti. Se prendiamo in considerazione il Pil americano, notiamo come nell’ultimo trimestre abbia fatto registrare un aumento del 5%. La crisi negli Stati Uniti, dunque, sembra volgere al termine. Lo dimostrano anche una produzione industriale in crescita ed un tasso di disoccupazione in forte calo (5,8% a Novembre, il livello più basso dal 2008).
    Sappiamo benissimo quanto l’economia italiana ed europea siano strettamente collegate a quella americana. Ecco perchè l’Istat vede un futuro positivo per il commercio internazionale.

    Più problematica, invece, la situazione interna. Dai dati presentanti dall’istituto di statistica, emerge una ripresa strutturale in alcuni settori dell’economia italiana. Su tutti spiccano quello industriale e delle costruzioni, che hanno visto un moderato aumento in termini di esportazioni e di attività produttiva. Stabile, invece, è il settore del commercio al dettaglio.

    Preoccupano, al contrario, le stime sulla disoccupazione e più in generale sul mercato del lavoro, che sta attraversando una chiara fase di stagnazione. Ad ottobre il livello di disoccupazione è ulteriormente aumentato, arrivando al 13,2%, ben oltre la media europea (11,5%). Sono cresciute le persone in cerca di un’occupazione (+5,8%), così come è aumentato il numero di disoccupati di lunga durata (dal 56,9% al 62,3%). I numeri in questione mostrano un mercato del lavoro statico, che fatica a creare nuove opportunità lavorative. Il 2015 dovrà essere per forza di cose l’anno della svolta, anche se le previsioni in tal senso non sono certo incoraggianti. Il tasso di disoccupazione dovrebbe, infatti, rimanere pressochè inalterato, per poi crescere lentamente a partire dal 2016.


  • europa bce

    Anno nuovo, moneta unica. Il 2015 della Lituania comincia all’insegna dell’Euro e di una completa integrazione europea. L’1 gennaio, infatti, è stata una data storica per il paese baltico in quanto ha segnato l’ingresso dell’Euro come moneta nazionale.
    Il Governo ha deciso di mantenere la doppia valuta fino al 15 gennaio, dopodichè la litas lascerà definitivamente spazio all’Euro.

    La Lituania è il diciannovesimo paese ad adottare la valuta unica europea, l’ultimo in ordine di tempo tra i paesi baltici, dopo Estonia (2011) e Lettonia (2014).
    Molti economisti si sono interrogati in questi giorni sui vantaggi e sulle controindicazioni di un ingresso lituano nel mercato unico monetario, non tanto dal punto di vista di Bruxelles, quanto da quello di Vilnius. Gli esiti a tal proposito sono stati contrastanti.

    eurogruppoLa Lituania ha fatto registrare negli ultimi quattro anni tassi di crescita del Pil importanti. Il Prodotto Interno Lordo ha mostrato un incremento annuo di circa il 4%, merito anche della crescita delle esportazioni verso l’Eurozona, che si attestano al momento al 60% del totale.
    Vilnius ha ridotto in maniera sensibile il debito pubblico e l’inflazione, parametri indispensabili per poter adottare l’Euro. Quello lituano è stato un percorso lento e complesso, partito addirittura nel 2006 con la prima richiesta (bocciata) di adesione all’Euro e terminato in questi giorni. Oggi il paese baltico è una delle realtà maggiormente filo-europee; con ogni probabilità sarà anche uno dei maggiori sostenitori delle politiche di austerity di Juncker e della Merkel.

    I vantaggi economici di un’adozione dell’Euro sono molteplici: su tutti un aumento delle esportazioni verso i paesi europei, ma anche una maggiore credibilità agli occhi degli investitori esteri i quali potrebbero sfruttare tassi d’interesse più vantaggiosi.
    Sono fortissime, però, anche le controindicazioni. Una su tutte riguarda il livello d’inflazione, da sempre uno dei mali che affligge l’economia lituana. Il rischio di cadere nel vortice dei prezzi alle stelle è elevato, un po’ come è successo alla Grecia. Ecco perchè in molti sono dubbiosi su tale scelta,che arriva tra l’altro in un momento estremamente positivo per l’economia del paese baltico.

    Le ragioni dell’ingresso lituano nell’Euro sembrano essere soprattutto di natura politica. Il primo obiettivo di Vilnius è diventare sempre più indipendente dalla Russia di Putin. In questi anni sono stati molteplici gli scontri diplomatici e commerciali con Mosca, culminati il più delle volte con veri e proprio boicottaggi delle merci lituane da parte delle autorità russe.
    La Lituania non vuole che si ripetano situazioni di questo tipo. La Russia è tuttora il principale paese di destinazione dei prodotti lituani, nonchè un importante fornitore di materie prime (gas e petrolio). Il processo di allontanamento dall’ex stato sovietico è cominciato negli anni Novanta e prosegue spedito ancora oggi.
    L’adozione dell’Euro rappresenta la svolta definitiva in tal senso: il governo baltico vuole essere indipendente da Mosca, non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello economico. Ecco perchè la scelta di Vilnius va valutata a 360 gradi ed esula da mere implicazioni di carattere economico-finanziario.

     



  • Un 2015 all’insegna delle agevolazioni fiscali per il mondo immobiliare. La Legge di Stabilità ha deciso, infatti, di prorogare per tutto il prossimo anno le detrazioni sul risparmio energetico e le ristrutturazioni degli immobili.
    Bisogna, dunque, approfittarne nei prossimi mesi, perchè probabilmente a partire dal 2016 si tornerà ai vecchi standard fiscali. Chiunque volesse, ad esempio, effettuare degli interventi anti-sismici sulle proprie abitazioni o installare dei pannelli solari termici, è questo il momento. Ma andiamo con ordine.

    Cooperative EdiliPer quanto riguarda le operazioni per il risparmio energetico qualificato, le detrazioni vengono mantenute al 65% per tutto il 2015. Nessun ritorno, quindi, ai livelli fiscali precedenti che vedevano agevolazioni del 55%. Sono molti gli interventi che rientrano in questo particolare regime contributivo. Su tutti l’installazione dei pannelli solari, ma anche quella di pareti isolanti o impianti di climatizzazione invernale.
    Il Governo decide, dunque, di attuare una politica di premialità verso gli investimenti di natura ambientale. Non ci saranno ulterori sgravi fiscali, ma risulta comunque importante essere riusciti a mantenere questa percentuale di detrazioni in un momento di difficoltà per le casse dello Stato.

    Va nella medesima direzione la scelta di prorogare per tutto il 2015 le detrazioni sulla ristrutturazione degli immobili, che rimangono al 50%. Risultano di particolare importanza, specie in un paese ad alto rischio come l’Italia, gli sgravi fiscali sulle ristrutturazioni anti-sismiche, che vanno dal 36% al 50%.
    Ci saranno eguali agevolazioni sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici necessari per arredare tutti quegli immobili ristrutturati; allo stesso tempo viene mantenuto il limite massimo di spesa per una singola unità immobiliare (96mila euro contro i 48mila euro del regime fiscale precedente).



  • Ieri abbiamo affrontato diverse tematiche relative alla Legge di Stabilità. Su tutte quelle inerenti l’Imu, il Tfr ed il Jobs Act. Oggi entriamo nel merito di una questione che interessa migliaia di fornitori di servizi in Italia ed in Europa. Stiamo parlando del Reverse Change.
    Per chi non è esperto di contabilità, questo concetto risulterà ardito. Partiamo dall’obiettivo della nuova norma: evitare le frodi fiscali, molto frequenti soprattutto nelle operazioni commerciali intracomunitarie.
    Molto spesso accadeva, infatti, che il cessionario detraesse un’imposta che il cedente in realtà non aveva mai pagato. Una frode difficile da accertare, complici anche le diverse legislazioni tra i vari paesi.
    In questo modo molti fornitori sono riusciti a non versare l’Iva, sfruttando anche la compiacenza degli acquirenti.

    bilancioCon il Reverse Change viene appunto “invertito” il meccanismo contabile. In determinati settori non sarà più il fornitore a dover pagare l’Imposta sul valore aggiunto, ma dovrà farlo direttamente il cessionario. Si evitano così procedimenti elusivi, senza però che l’Erario incassi meno risorse.
    La cifra destinata alle casse pubbliche sarà, infatti, la medesima, ma verrà pagata direttamente dall’acquirente. Quest’ultimo dovrà emettere un’autofattura nella quale attesta l’acquisto del bene.

    Vi è, dunque, una chiara inversione degli oneri fiscali  dal cedente al cessionario.
    La recente Legge di Stabilità amplia tale meccanismo ad altri tre ambiti. Uno di questi è il settore dei servizi relativi agli edifici, con particolare riferimento a quelli di pulizia, demolizione, installazione e completamento di impianti. La nuova normativa entrerà in vigore dal 1°gennaio 2015 ed interesserà solo ed esclusivamente quegli immobili definibili come edifici.
    Altri due settori interessati dal Reverse Change saranno quello energetico, nello specifico il settore del trasferimento di quote di emissioni di gas a effetto serra, ed il commercio del cosiddetto pallet. In entrambi casi la norma si applicherà a partire dall’anno nuovo.Bisognerà attendere, invece, per l’inversione contabile nel settore della grande distribuzione. In quest’ultimo ambito, infatti, è atteso il via libera da parte dell’Unione Europea, mentre la normativa sarà applicabile in via diretta per quanto rigurda la distribuzione negli ipermercati, supermercati e discount alimentari.



  • Se n’è parlato molto e probabilmente si continuerà a  farlo nei prossimi mesi. La modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che verrà introdotta col Jobs Act, rischia di portare con sè importanti risvolti giudiziari. In questi ultimi giorni è emersa, infatti, la possibilità che la riforma del lavoro possa essere considerata incostituzionale.
    costituzione-italiana1Il motivo? La disparità di trattamento sui licenziamenti disciplinari tra dipendenti pubblici e privati. Senza una normativa specifica (al momento inesistente) è impossibile che la parziale abolizione dell’articolo 18 possa interessare anche chi lavora nella pubblica amministrazione. Nonostante, difatti, nel 2001 il rapporto di lavoro pubblico sia stato sostanzialmente privatizzato, persistono tuttora delle particolari tutele che lo differenziano da quello privato.

    Non è da escludere, dunque, che molti lavoratori possano decidere di fare ricorso alla Corte Costituzionale per il mancato rispetto del principio di uguaglianza. Ci sono, ad esempio, molti enti di natura pubblica che sono di fatto controllati da soggetti privati. La normativa da applicare in questo caso è il vecchio articolo 18 e non quello recentemente riformato.

    In generale si pone una questione di parità di trattamento tra pubblico e privato, che è ormai da troppo tempo all’ordine del giorno. Ovviamente, una tematica così importante come il licenziamento accentua la questione e pone domande di natura costituzionale. Sul punto è intervenuto Matteo Renzi, aprendo alla possibilità di estendere la normativa sui licenziamenti collettivi anche ai pubblici dipendenti.
    In questo modo sarebbe possibile licenziare quei lavoratori che rendono inefficiente la macchina amministrativa.
    Il tutto, però, è rimandato a febbraio, quando arriverà in Parlamento la riforma del Ministro Madia sulla Pubblica Amministrazione. Solo in quella sede verranno valutati pro e contro di un’eventuale estensione della disciplina giuridica del nuovo art. 18 ai dipendenti pubblici.
    Certamente si tratterebbe di un cambiamento epocale che avvicinerebbe in maniera inesorabile il lavoro pubblico a quello privato.



  • Tra le misure della nuova Legge di Stabilità, vanno annoverate anche quelle riguardanti la pubblica amministrazione. Il settore pubblico sembra essere quello più trascurato dal Governo Renzi. Ogni esecutivo si pone come obiettivo una riforma globale dell’apparato burocratico, salvo poi, a conti fatti. agire in maniera parziale e spesso addirittura peggiorativa.
    Manca ancora un intervento sistemico da parte dell’attuale governo. Il ministro Madia ha lanciato delle linee guide, senza però presentare ancora un piano concreto.

    madiaUna delle notizie più rilevanti sul pubblico impiego riguarda il mancato rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti. Questi ultimi si trovano in una situazione di palese svantaggio rispetto agli altri lavoratori. L’inflazione cresce, infatti, ma i stipendi non vengono adeguati ai nuovi prezzi. Ne risente ovviamente il potere d’acquisto che decresce gradualmente col passare degli anni.
    Il blocco dell’adeguamento delle retribuzioni va avanti ormai dal 2010 e rischia di far montare la protesta dei pubblici dipendenti. Su questo fronte ci si aspettava di più da parte del Governo Renzi, ma è probabile che nei prossimi mesi ci saranno delle risposte in tal senso.

    Arriva comunque una buona notizia per chi aspira ad entrare nel settore della pubblica amministrazione, in particolare in quello dell’istruzione. Dopo anni di buio, infatti, nei primi mesi del 2015 verranno indetti dei concorsi pubblici per l’assunzione e l’inserimento di oltre 40mila insegnanti.
    Sono moltissimi i laureati che aspettano un’opportunità di questo tipo. La scuola ha bisogno di un chiaro rinnovamento, sia a livello di personale che di metodi didattici.
    La decisione di riattivare le procedure concorsuali è da valutare come un segnale positivo, specie per quei giovani che vogliono confrontarsi finalmente con il mondo del lavoro.
    Bisogna inserire questa misura all’interno del progetto più ampio “LaBuonaScuola“. Con tale iniziativa il Governo intende riformare l’intero sistema scolastico, ascoltando le proposte di chi la scuola la vive quotidianamente.
    Evidentemente una pubblica amministrazione rinnovata e propositiva è possibile. Starà all’esecutivo nei prossimi mesi renderla tale.