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  • Le conseguenze potevano essere previste. La nuova Legge di Stabilità ha portato la defiscalizzazione del contratto a tempo indeterminato ed altre forme di agevolazioni nel mercato del lavoro.
    Non possono dirsi soddisfatti, però, i liberi professionisti. La modifica del regime dei minimi, con annesso aumento della tassazione e dei contributi ha creato una spirale facile da prevedere.

    Secondo i dati forniti dal Mel, prima della fine del 2014 c’è uno stato un vero e proprio boom di aperture delle partite Iva.

    22102014Casualità? Niente affatto. Commercianti, avvocati, giornalisti, architetti hanno deciso di approfittare degli ultimi giorni del vecchio regime fiscale per anticipare l’apertura delle partite Iva.
    Non sono bastate, dunque, le parole del premier Renzi, il quale si è espresso in favore di un provvedimento ad hoc per i giovani liberi professionisti che li tuteli di fronte all’innalzamento delle tasse.
    Le categorie del settore hanno preferito evitare qualsiasi tipo di rischio. Secondo il Mef, nel solo mese di Novembre sono state aperte 38.351 partite Iva, con una percentuale del +15% rispetto al medesimo mese del 2013.
    Probabile sia accaduto lo stesso fenomeno anche a Dicembre, quando la discussione sulla Legge di Stabilità e sulla stangata verso i liberi professionisti ed i freelance è diventata ancora più fitta.

    I settori maggiormente interessati dal boom delle partite Iva sono stati quelli delle attività professionali (+84,5% rispetto a Novembre 2013), i servizi sanitari (+78,4%) e d’informazione (+39%). Tra le regioni più coinvolte vanno annoverate il Trentino Alto Adige, il Molise e la Lombardia.
    Relativamente alle classi di età, la crescita più imponente avviene tra i giovani fino ai 35 anni di età (+30%). L’aspetto paradossale della Legge di Stabilità è che sia andata a colpire proprio questa fascia di età, storicamente vicina alle idee del presidente del Consiglio Matteo Renzi.
    Il vecchio regime comportava un pagamento di una tassazione unica del 5%, comprensiva di Iva ed Irpef, per tutti i liberi professionisti con un reddito lordo massimo di 30.000 euro fino al compimento dei 35 anni di età.
    La nuova legislazione abbassa in maniera vertiginosa il reddito massimo per poter usufruire delle agevolazioni fiscali (15.000 euro) e triplica la tassazione fissandola al 15%. Tale cambiamento normativo riguarda solo le professioni, mentre nel settore del commercio il regime dei minimi passa alla soglia dei 40.000 euro.


  • europa bce

    Giornata importante oggi in sede europea. La Commissione, infatti, valuterà se modificare i parametri di calcolo del debito pubblico. Tra le ipotesi al vaglio c’è la possibilità di non tenere in considerazione alcune forme di investimenti produttivi nella determinazione del deficit dei singoli stati.
    Una decisione, quest’ultima, auspicata da molti paesi all’interno dell’Eurozona. Due fra tutti Italia e Francia, attesi a Marzo da un importante giudizio della Commissione sul rispettivo piano di rientro.
    Le misure adottate da Renzi ed Hollande non convincono del tutto Bruxelles, per cui non è esclusa anche l’apertura di una procedura d’infrazione per mancato rispetto dei trattati.

    eurogruppoIl Ministro dell’Economia Padoan è intervenuto sull’argomento nel corso di un’audizione davanti alla commissione economica dell’Europarlamento. Padoan auspica una maggiore flessibilità nella valutazione del deficit, contando così di poter intraprendere il cammino delle riforme strutturali, necessarie per rilanciare il paese.
    Nonostante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea non abbia portato i risultati sperati in termini macroeconomici, il Ministro dell’Economia si dichiara comunque fiducioso in merito alle prospettive future dell’Italia e dell’intera Eurozona.

    La recessione, secondo Padoan, tenderà a scomparire nel 2015, provocando di conseguenza una riduzione della disoccupazione ed un aumento dell’inflazione.
    Sul punto è stato molto chiaro: il pericolo deflazione è concreto, soprattutto per determinati paesi. I recenti dati forniti da Eurostat devono allarmare i vertici europei, senza essere valutati solamente come la conseguenza del ribasso delle materie prime.
    Per questo motivo la speranza è che la Bce possa intervenire con misure straordinarie, tra le quali va annoverato senza dubbio il cosiddetto Quantitative easing. In un momento come questo, i mercati ed i consumatori hanno bisogno di tornare ad avere fiducia nell’economia.
    Immettere moneta sul mercato, facendo crescere la liquidità disponibile, è una misura urgente, oltre che necessaria.
    Bisognerà aspettare fine mese per conoscere nel dettaglio le misure adottate dal consiglio direttivo della Bce e verificare così verso quale direzione si andrà.
     



  • Un progetto in programma da tempo e finalmente attuato. Si tratta dell’Anagrafe nazionale, quell’enorme banca dati che, entro la fine del 2015, conterrà tutti i requisiti anagrafici dei cittadini italiani.
    Allo stato attuale sono circa 8000 gli uffici di questo tipo sparsi fra i comuni di tutta Italia. Il Governo intende ridurli ad un solo ente, semplificando anche la comunicazione dei relativi dati.

    bilancioLa costituzione dell’Anagrafe nazionale comporterà delle importanti novità in materia di digitalizzazione. Il cittadino, infatti, oltre a comunicare il proprio nome, cognome, residenza e stato civile, potrà indicare anche il proprio indirizzo di posta elettronica certificata. Quest’ultimo diventerà un vero e proprio “domicilio digitale”, in quanto farà da tramite tra l’amministrazione ed il cittadino, contenendo tutte le comunicazioni ed i certificati inerenti la situazione anagrafica del fruitore.
    L’utente potrà così inviare da casa tutti propri dati, senza dover sopportare le lunghe file nei relativi uffici del proprio Comune.

    L’Anagrafe nazionale per la popolazione residente (Anpr) è uno degli istituti portanti dell’Agenda per la semplificazione portata avanti dal Ministro della Pubblica Amministrazione Madia e dal Governo Renzi.
    L’obiettivo è rendere l’amministrazione amica del cittadino e non un ostacolo burocratico. Per questo motivo, è prevista una maggiore collaborazione tra i vari enti anche in materia anagrafica.
    Non dovrà più essere il cittadino a dover comunicare i propri dati ad amministrazioni diverse, ma sarà compito di queste ultime reperirli attraverso l’Anagrafe nazionale.
    Tale sistema di interazione e collaborazione tra enti pubblici eliminerà l’onere di indicare le variazioni della situazione anagrafica, ottenibili invece, d’ora in poi, attraverso un semplice scambio di informazioni tra amministrazioni.



  • Un sospiro di sollievo per i fondi europei destinati al nostro paese…Almeno per il momento. Come riporta la Presidenza del Consiglio, infatti, “soltanto tre programmi non hanno evitato il disimpegno automatico”, il che vuol dire niente più risorse europee.
    Il rischio è vivo ogni anno. L’Italia presenta enormi ritardi e difficoltà nell’utilizzo dei fondi comunitari, tanto da far storcere il naso ai vertici dell’Ue. Le istituzioni europee valutano sempre più seriamente la possibilità di ridurre i finanziamenti al nostro paese. E a dire il vero non avrebbero tutti i torti.

    Cooperative EdiliIl disimpegno in questo caso riguarda circa 51,4 milioni di euro ed interessa da vicino il Pon Reti mobilità, il Por Fondo sociale di Bolzano ed il Poin Attrattori culturali. Per gli altri programmi l’appuntamento, però, è solo rimandato. La data di scadenza è già fissata ed è inderogabile: 31 dicembre 2015.
    Entro quella data l’Italia dovrà spendere 13,6 miliardi di Euro tra finanziamenti della Commissione europea e co-finanziamenti nazionali. Una cifra enorme se prendiamo in considerazione l’inadempienza e l’inefficienza mostrata in questi anni in materia di investimenti per le opere pubbliche.

    Come spesso accade, il bollino nero appartiene al Mezzogiorno. Di questi 13 miliardi da spendere, infatti, ben 10 appartengono al Sud Italia, con Campania, Sicilia e Calabria ai primi tre posti di questa graduatoria non certo meritevole. Da qui alla fine del 2015 dovrà esserci un cambio di marcia spedito nella realizzazione delle infrastrutture. Ne va della credibilità del paese e dello sviluppo delle aree più arretrate.
    Come riporta Il Sole 24 ore, nel periodo di programmazione 2007-2013 l’Italia ha utilizzato solo il 70% delle risorse disponibili.
    Il 2015 sarà, dunque, l’anno cruciale. L’occhio dell’Europa è vigile, anche su un eventuale cattivo utilizzo dei fondi: questa volta non si potrà tornare indietro.



  • Ore 17: le forze di polizia decidono di rompere gli indugi e di effettuare il blitz decisivo. Assediata la tipografia di Dammartin, dove stamattina i due terroristi della strage di Parigi si erano rifugiati portando con sè un ostaggio.
    Questa volta, però, i fratelli Kouachi non hanno avuto scampo. Secondo quanto riportato da France Press i due attentatori sarebbero rimasti uccisi nell’attacco. Salvo, invece, l’ostaggio.

    kouachiSi conclude così una caccia all’uomo durata due giorni, con un dispiegamento di forze impressionante. Ottantamila uomini impegnati nell’operazione. Parigi letteralmente sotto assedio e i dintorni della capitale setacciati in ogni singolo metro per cercare di scovare i fratelli Kouachi. Da Parigi e Reims, finendo con Dammartin, una piccola cittadina di ottomila abitanti.
    In tarda mattinata, la polizia ha individuato il luogo dove si sono nascosti Said e Chérif. Una tipografia all’interno del quale è stato preso come ostaggio un uomo, Michel Catalano, responsabile della tipografia Creation Tendeance Decouverte.
    La trattativa con gli attentatori è durata qualche ora, poi l’assalto finale. Per fortuna è finita con un lieto fine, perchè l’ostaggio è stato liberato e non ha riportato danni durante il blitz.

    Nel frattempo a Parigi, nel quartiere ebraico si viveva un altro dramma. Amedy Coulibaly, un uomo di colore di 32 anni, ha preso in ostaggio altre sei persone in un supermercato ebraico. La richiesta del sequestratore è di liberare i fratelli Kouachi. Quasi in contemporanea le teste di cuoio hanno effettuato un’irruzione nel luogo uccidendo Coulibaly. In questo caso non si ha la certezza circa la salute di tutti gli ostaggi.
    Una tragica vicenda, dunque, che sembra giunta finalmente alla sua conclusione.

     


  • europa bce

    L’Unione monetaria ed economica hanno bisogno di una scossa. Lo ha capito Mario Draghi, presidente della Bce. I dati sulla deflazione e le speculazioni su una possibile “Grexit” impongono dei provvedimenti immediati per rilanciare l’economia e dare fiducia agli investitori.
    Per questo motivo si fa sempre più strada l’ipotesi dell’applicazione del cosiddetto full Quantitative easing. Si tratta di una misura eccezionale di politica monetaria attraverso la quale la Bce acquisterebbe titoli di stato per immettere moneta sul mercato.
    In un momento di deflazione come questo, appare fondamentale restituire fiducia ai consumatori, aumentando la liquidità disponibile.

    eurogruppoA confermare la possibilità di un simile intervento è stato lo stesso Draghi con una risposta scritta ad alcuni parlamentare europei. Secondo il vertice della Bce il full quantitative easing sarebbe obbligatorio in caso di deflazione prolungata ed auspicato da parte di molti paesi.
    Non è un caso che tale notizia abbia provocato la reazione positiva dei mercati, con Piazza Affari a +3,69% dopo tre giorni molto negativi. Anche le altre borse europee hanno avuto un rialzo: Parigi, ad esempio, non ha risentito dell’attentato a Charlie Hebdo e ha fatto segnare un +3,59%.

    Segnali positivi, dunque, che potrebbero anche influenzare la decisione del consiglio direttivo della Bce.
    Non sarebbe, invece, particolarmente convinta dell’acquisto dei titoli di stato la Germania di Angela Merkel. Da Berlino fanno sapere di non temere particolarmente i dati sull’inflazione riportati da Eurostat, valutandoli solo come un effetto del ribasso del prezzo del petrolio.
    Al contrario la Germania valuta negativamente l’immissione di moneta poichè potrebbe rendere meno urgenti agli occhi di Italia e Francia, le riforme strutturali considerate necessarie per il rilancio dell’Eurozona.
    Ovviamente nei prossimi giorni dovranno essere valutati i criteri e le modalità di applicazione del full Quantitative easing per poter comprendere a pieno l’efficacia di questa misura.



  • Francesi di origine algerina, figli delle banlieues parigine. Potrebbe essere questo un primo identikit di Chérif e Said Kouachi, gli attentatori della strage di Charlie Hebdo.
    I due fratelli, 32 e 34 anni, sono l’emblema di quella Francia periferica ed inascoltata, che riemerge alle cronache solo in casi come questi, quando il degrado sociale si sposa con la violenza barbara.

    je suis charlieIl percorso tragico dei fratelli Kouachi parte da Gennevilliers, banlieue della periferia parigina. Un luogo così vicino eppure così distante dalla gloriosa capitale francese. Chérif e Said crescono in una casa famiglia, orfani di entrambi i genitori.
    Sappiamo poco della vita di Said, il maggiore dei due. I contorni dell’esistenza di Chérif sono, invece, più chiari.
    La sua storia potrebbe essere quella di tanti francesi di fede musulmana, residenti nelle periferie del paese.
    Amante del rap e delle belle donne, musulmano “occasionale”. Così si autodefiniva prima dell’incontro con Farid Benyettou, imam della moschea Adda’Wa di rue de Tanger.
    Sarà questa frequentazione a cambiare la vita di Kouachi e a segnare la storia di altre dodici persone. Benyettou è un predicatore molto conosciuto, manipola i fedeli e li convince della bontà della jihad. Riesce ad arruolare un numero cospicuo di persone per andare a combattere la guerra santa in Iraq.

    Tra questi c’era anche Chérif, ma il più giovane dei due fratelli Kouachi non partirà mai, perchè arrestato dalle autorità francesi. Tre anni di carcere, ridotti a 18 mesi con la condizionale.
    Un periodo non lunghissimo, ma ugualmente importante per la sua completa conversione al fondamentalismo islamico. In carcere conosce, infatti, Djamel Beghal, condannato a dieci anni per aver progettato un attentato, poi sventato, all’ambasciata americana a Parigi.
    Indottrinamento ed addestramento militare: sono queste le due parole chiave della vita di Kouachi in carcere. Chi lo conosce parla di lui come totalmente cambiato dopo la sua esperienza carceraria. Le autorità non escludono un possibile arruolamento di Chérif in Siria o in Yemen, una sorta di preparazione militare e psicologica a quanto poi sarebbe avvenuto il 7 gennaio scorso.
    Alcuni parlano di “cellula familiare”, allontanando dunque i Kouachi da qualsiasi tipo di legame con Al Qaida e altre organizzazioni terroristiche. Ma il gruppo di Beghal ha importanti legami anche con Salim Benghalem e Boubaker Al Hakim, due esponenti di primo piano del terrorismo di stampo islamico in Siria e Tunisia.
    Uno scenario, dunque, ancora lontano dall’essere chiaramente definito.



  • Tardano ad arrivare i decreti attuativi del Jobs Act. Su di essi si gioca una partita importante.
    Dovranno essere determinati, infatti, i contorni del nuovo art. 18 e la disciplina del contratto a tutele crescenti, oltre ad essere definita la copertura degli ammortizzatori sociali.
    Il presidente del Consiglio Matteo Renzi auspicava l’entrata in vigore dei decreti già a partire dall’anno nuovo. Ma bisognerà aspettare ancora.

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaIl decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti era atteso per ieri in Parlamento. Probabile che il ritardo sia dovuto ad una più attenta disamina delle fattispecie alle quali applicare la reintegra in caso di licenziamento illegittimo di tipo disciplinare. Sul punto la battaglia all’interno del Pd è stata ampia.
    Ci sarà da definire, ad esempio, la disciplina della fine del rapporto di lavoro per scarso rendimento. Una fattispecie complessa, sulla quale il Governo dovrà decidere se applicare la reintegrazione o il risarcimento economico qualora il giudice dovesse accertare l’illegittimità.

    Ancora più complessa la questione ammortizzatori sociali. In questo caso il ritardo potrebbe essere più corposo, nonostante alcuni esponenti del Partito Democratico vogliano la discussione simultanea in Parlamento di tutti i decreti attuativi.
    La questione più problematica riguarda la nuova Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego). Si tratta di un ammortizzatore sociale che si applicherà per tutti i disoccupati in ricerca attiva di lavoro e sarà della durata di 24 mesi.
    La Ragioneria generale dello Stato avrebbe posto dei dubbi in relazione alla copertura finanziaria dell’istituto. Le previsioni del Governo sui livelli di disoccupazione nei prossimi tre anni sono sembrati eccessivamente ottimistiche: un andamento decrescente che porterebbe la disoccupazione ad arrivare dal 13,4% attuale all’11,6% nel 2017.
    Le perplessità della Ragioneria nascono anche dagli scenari appena ipotizzati. Livelli più alti di disoccupazione creerebbero, infatti, molte difficoltà di copertura degli ammortizzatori sociali.



  • La nuova Legge di Stabilità, approvata il 23 Dicembre 2014, contiene una serie di agevolazioni sul lavoro.
    Si tratta di misure che agiscono nel senso della continuità con il Jobs Act e che mirano a diminuire il numero di disoccupati, incentivando le nuove assunzioni. Ma procediamo con ordine.

    notifica_postaDal comma 20 al 25 vengono disciplinati sconti e ad agevolazioni sulle aliquote Irap, ovvero l’imposta sulle attività produttive. A partire dal 1 gennaio 2015 è introdotta la piena deducibilità della base imponibile Irap del costo del lavoro per tutti i lavoratori assunti a tempo indeterminato.
    Il legislatore agisce, dunque, defiscalizzando i contratti a tempo indeterminato. Viene completato in questo modo il processo cominciato con il Jobs Act.
    La modifica dell’art.18, infatti, facilita lo scioglimento dei rapporti lavorativi, consentendo così ai datori di lavoro di assumere nuovi dipendenti con contratti a tempo indeterminato, senza temere eventuali crisi produttive, dovute alla congiuntura economica o allo scarso rendimento dei lavoratori.

    Le misure di defiscalizzazione dell’Irap riguardano, però, anche i dipendenti a tempo determinato e le imprese senza dipendenti. Per la prima categoria è prevista la piena deducibilità dell’imposta sulle attività produttive, solo ed esclusivamente se i lavoratori sono impiegati con un contratto di almeno 3 anni e se abbiano all’attivo almeno 150 giornate lavorative.
    Per le imprese senza dipendenti, invece, la deducibilità è pari al 10% dell’Irap lorda.

    La Legge di Stabilità prevede ulteriori agevolazioni per chi decide di effettuare assunzioni con contratti a tempo indeterminato. Questa volte la defiscalizzazione riguarda i contributi da versare all’Inps.
    I commi 118-124 disciplinano l’esenzione contributiva, valida 3 anni, per tutti i contratti a tempo indeterminato stipulati a partire dall’1 gennaio 2015. La quota massima di esenzione corrisponde a 8.060 euro.
    Affinché si applichi tale misura, è necessario che il lavoratore non abbia avuto un contratto a tempo indeterminato con un’altra impresa nei sei mesi precedenti e che non abbia lavorato con un contratto a tempo indeterminato per la stessa impresa che lo sta assumendo nei tre mesi precedenti.
    Non è da escludere che le agevolazioni riguardino anche la conversione dei rapporti a termine già esistenti. Sul punto la legge non interviene in maniera puntuale.
    Sono esclusi da questa agevolazione contributiva i lavoratori che hanno usufruito di altri incentivi per un precedente contratto a tempo indeterminato.



  • I timori erano fondati, alla fine i dati svelano una certezza: l’Europa è in deflazione.
    Lo comunica l’Eurostat, l’ufficio di statistica dell’Unione europea. Le previsioni parlavano di un indice dei prezzi al consumo in ribasso dello 0,1%, in realtà la deflazione è stata ancora più ampia: -0,2%.
    Un calo dei prezzi notevole sia in senso assoluto, sia se paragonato ai livelli fatti registrare nel mese di novembre, quando l’inflazione si attestava attorno al +0,3%.

    DENAROL’Eurozona, dunque, è in piena crisi. Lo rivelano i dati sulla crescita, sui tassi di cambio euro-dollaro (1,18 dollari, mai così bassi dal 2006), sul numero dei disoccupati e sul debito pubblico. Il rischio è che si crei una spirale viziosa e che l’economia fatichi a ripartire.
    Alcuni economisti valutano in maniera positiva il calo dei prezzi in quanto in linea teorica provocare una crescita dei consumi.
    Difficile, però, che ciò possa accadere in una situazione di recessione ormai perenne, dove la fiducia dei consumatori è ai minimi storici e le risorse disponibili sono sempre meno.

    L’obiettivo di Bruxelles è arrivare sui livelli di inflazione vicini al 2%, scenario per adesso improbabile. Analizzando il dato nel dettaglio, notiamo come come quest’ultimo sia imputabile principalmente al crollo dei prezzi delle materie energetiche (-6,3%), mentre gli altri prodotti, su tutti quelli alimentari, sono rimasti stabili.
    Anche l’Italia, nello specifico, presenta un indice dei prezzi al consumo vicino allo zero. Il tasso medio annuo di incremento dei prezzi è, infatti, dello +0,2%, il più basso dal 1959.
    Da Bruxelles fanno sapere si tratti di una semplice contrazione congiunturale, dovuta principalmente al calo dei prezzi delle materie prime. La situazione, in realtà, è più complessa e rischia di diventare ancora più critica con il passare del tempo.
    Le voci di una possibile uscita della Grecia dall’Euro certo non aiutano. Servono misure urgenti per il rilancio dell’economia, perchè un altro anno con livelli di inflazione e tassi di cambio così bassi rischia seriamete di far crollare l’unione economica e monetaria.



  • Dalla Bastille Saint-Antoine al numero 10 di rue Nicolas-Appert. La Francia si guarda allo specchio e ritrova sè stessa. Un paese ricco di valori e di lacerazioni, espressione delle libertà e delle sue contraddizioni.
    Una Francia vittima e sposa della sua identità nazionale.
    Dal quel 14 luglio del 1789 a questo tragico 7 gennaio 2015, i francesi hanno scoperto il valore dei diritti e oggi, nel giorno del dolore, innalzano la bandiera della libertà.
    Il laicismo, in quanto tale, non è un dogma. È un credo razionale, rappresenta la forma moderna della religione illuminista. Charlie Hebdo era questo e tanto altro. E lo sarà ancora, nonostante gli attacchi al cuore, al cervello alla creatività di una realtà editoriale controversa, ma libera.

    le parisienSono le 11:30 del 7 gennaio 2014, quando due terroristi armati di kalashnikov fanno irruzione all’interno della redazione del giornale satirico Charlie Hebdo.
    Inizialmente sbagliano numero civico, poi riescono ad arrivare al secondo piano del numero 10 di rue Nicolas Appert.
    In quel momento si sta svolgendo la riunione di redazione. Sono presenti le principali firme dal settimanale: dal direttore Stéphane Charbonnier detto Charb, allo storico vignettista Wolinski, Tignous, Cabu.
    I terroristi li invitano singolarmente a dire il proprio nome e poi li freddano al grido di “Allah Akbar!” “Allah è il più grande”.

    Il profeta di Allah, Maometto, è l’oggetto principale delle vignette satiriche di Charlie Hebdo: lui, come altre figure di carattere religioso, di un giornale che fa del laicismo il proprio vessillo.
    La rappresentazione irriverente del profeta è considerata un’operazione blasfema per la religione islamica. Vi è il divieto assoluto di raffiguare Allah e Maometto.
    Una tradizione musulmana tramandata di generazione in generazione ed assunta a motivo di odio, da chi di odio si nutre quotidianamente.
    Gli attentatori si professano di Al Qaeda, quell’organizzazione terrorista che nulla ha a che vedere col messaggio di pace dell’Islam e che rischia di gettare il mondo in una guerra civile, politica e religiosa perenne.

    Sono dodici le vittime, tra giornalisti, inservienti e poliziotti. Una strage che ha pochi eguali nella storia dell’Europa e della Francia. Molti l’hanno definito l’11 settembre europeo, le definizioni, però, come le parole, lasciano il tempo che trovano. I giornalisti di Charlie Hebdo conoscevano i rischi del proprio operato. Già nel 2011, una bomba molotov aveva distrutto la precedente sede. Le minacce terroristiche continuavano a rimanere latenti.
    Certo, mai si sarebbero aspettati un attacco di una simile portata. Due uomini addestrati al male e alla morte, soldati di una guerra inesistente e persa in partenza.

    La libertà di stampa ed il laicismo sono stati feriti gravemente, ma rimarranno in piedi. Charlie Hebdo è una delle espressioni più estreme e discutibili di questi due valori. Ma proprio la sua carica provocatoria connota la stampa della sua dimensione essenziale: la libertà.
    Dalla Bastille Saint-Antoine al numero 10 di rue Nicolas Appert, il suo cammino di verità proseguirà spedito.



  • Un boom di vendite, ma in fondo c’era da aspettarselo. Nel mese di Dicembre oltre 10 milioni di persone hanno acquistato dei prodotti online, per un valore complessivo di oltre 3 miliardi di euro.
    Rispetto all’anno precedente c’è stato un aumento del 28%, superiore a quanto avvenuto nel 2013 e nel 2012, quando le vendite erano aumentate su base annua rispettivamente del 21% e del 14%

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaI dati riportati da Il Sole 24 Ore dimostrano come il settore del commercio online sia in rapida ascesa. La composizione delle vendite è piuttosto variegata. Il 40% degli acquisti è avvenuto nel settore turistico, con molti consumatori che hanno deciso di prenotare le proprie vacanze attraverso il web.
    Molto bene anche le vendite di abbigliamento e di prodotti tecnologici; in netto aumento l’acquisto di libri online, dove il settore dell’e-commerce si sta avvicinando alle distribuzioni di catena.
    I numeri raggiunti dall’Italia non sono certamente paragonabili a quelli degli Stati Uniti, dove appuntamenti come il Black Friday sono dei veri e propri giorni nazionali dedicati allo shopping online. Si attestano su livelli superiori anche i maggiori paesi europei, Gran Bretagna e Germania su tutti.

    La domanda, però, mostra una crescita vertiginosa, visto che sono stati addirittura 2 milioni gli italiani che a Natale hanno acquistato solo attraverso il web. Sempre in base ai dati de Il Sole 24 Ore, sono circa 30mila le aziende italiane che operano in rete, un numero esiguo rispetto ad un mercato in continuo aumento.
    Lo sviluppo delle tecnologie ed il loro capillare utilizzo da parte di una fascia più ampia della popolazione crea dei consumatori maggiormente disposti ad effettuare acquisti online.

    I costi sono inferiori, soprattutto dal punto di vista economico. Non è un caso che siano cresciute le richieste di acquisto attraverso smartphone. Il futuro del commercio, dunque, è online. Con un’offerta più ampia, anche l’Italia potrà raggiungere valori economici vicini a quelli degli altri paesi europei.