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  • Il mese di gennaio 2015 rischia di passare alla storia come il mese della svolta, in un senso o in un altro, per l’Unione Europea.
    In fondo c’era da aspettarselo, con l’Eurozona in piena recessione, l’Euro ai minimi storici ed un processo di deflazione sempre più forte.
    Il tutto accompagnato dalle elezioni greche, vero e proprio spartiacque del futuro ellenico nell’Unione.
    I segnali sono chiari ed inequivocabili. L’Europa del mese di gennaio è un’istituzione diversa nei contenuti e nelle dinamiche politiche.
    Lo dicono le manovre economiche e lo dice anche un quadro geo-politico parzialmente ribaltato. La Germania di Angela Merkel, per fare un esempio, fatica a trovare alleati, passando da una posizione egemone ad un arretramento palese e palpabile.

    tsiprasSyriza, il partito di estrema sinistra guidato dal Alexis Tsipras, ha vinto le elezioni politiche greche. Risultato previsto e prevedibile, visti i sondaggi. L’entità del successo è stata, però, ancora più ampia di quanto raccontavano le aspettative della vigilia.
    Un 36% di consensi che assicurerà a Tsipras 149 seggi, due in meno rispetto alla maggioranza necessaria per governare in maniera autosufficiente. E allora si dovrà ricorrere alle alleanze scomode, che potrebbero ostacolare gli intenti riformatori di Syriza.

    Al di là del dato legato alla situazione contingente greca, bisogna analizzare il quadro politico in maniera più ampia.
    Tsipras porterà in sede europea istanze diverse rispetto al governo precedente. Le sue rassicurazioni sulla permanenza ellenica all’interno dell’Eurozona, non cambiano la realtà emergente.
    La Grecia chiederà subito una revisione del proprio debito con le istituzioni europee, rifiutando in maniera netta le politiche di austerity imposte dall’Ue in questi anni.
    Probabile inizi un vero e proprio braccio di ferro sull’asse Atene-Bruxelles, che rischia di condizionare la ripresa dell’Eurozona. L’eventualità di un’uscita greca dall’Euro spaventa i mercati, ma in fondo crea problemi allo stesso Tsipras, il quale difficilmente intraprenderà una via così impervia.

    Il contesto economico nel quale dovrà muoversi il leader di Syriza è parzialmente cambiato.
    Le istituzione europee si stanno muovendo nel senso della flessibilità e della ricerca della crescita. Il Quantitative easing lanciato dalla Bce agisce in questo senso.
    Più denaro liquido sul mercato e maggiori possibilità di ricevere prestiti per le imprese e le famiglia. Un aiuto eccezionale all’economia che va contro le politiche di austerity promosse negli ultimi anni.
    Non è un caso che il Qe abbia visto l’opposizione della Germania.
    Le stesse linee guida della Commissione sul Patto di Stabilità e Crescita consentono ai Paesi membri di discostarsi parzialmente dagli obiettivi di bilancio, permettendo loro, dunque, di investire senza dover tener conto in maniera imperante del giudizio di Bruxelles
    Il quadro europeo, dunque, è cambiato. Vedremo nei prossimi mesi quale sarà l’entità e la realtà di questo mutamento.


  • europa bce

    Adesso abbiamo anche l’ufficialità. A partire da Marzo 2015 comincerà il Quantitative easing.
    La Bce, insieme alle banche nazionali, acquisterà  titoli pubblici e privati per immettere moneta sul mercato e rilanciare l’economia europea.
    La manovra è stata approvata a larga maggioranza dal consiglio direttivo della Bce e presentata nel primo pomeriggio di fronte alla stampa. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha illustrato i punti essenziali del Qe, spiegandone obiettivi e modalità di attuazione.

    eurogruppoInnanzitutto bisognava stabilire la quantità di beni finanziari da acquistare. Rispetto alle prime ipotesi, la scelta finale è stata di comprare titoli pubblici e privati per un totale di 60 miliardi al mese.
    Ieri ed oggi sono circolate voci secondo le quali la Bce sarebbe stata propensa a varare un piano da 50 miliardi mensili.
    Alla fine si è deciso di optare per un investimento maggiore, coinciso anche con un allargamento dei tempi della manovra.
    Il Quantitative easing non durerà più solo un anno, ma fino a settembre 2016. Draghi precisa, inoltre, che l’acquisto di beni finanziari avverrà fino a quando l’economia non darà segnali di ripresa, soprattutto dal punto di vista dell’inflazione.
    L’obiettivo principale, infatti, è arrestare la spirale deflattiva e portare l’inflazione vicino al livello del 2%.

    Un altro punto oggetto di discussione riguardava la ripartizione dei rischi e dei profitti.
    Sulla Banca centrale europea graverà solo un 20% dei rischi, i quali saranno dunque ripartiti principalmente sulle banche centrali nazionali. Sul punto era molto forte il veto della Germania, contraria fin dall’inizio a questa misura di politica monetaria.
    Quanto, infine, alla composizione dei titoli pubblici da acquistare, si procederà secondo la quota di partecipazione al capitale della Bce da parte dei singoli stati. Non ci saranno inoltre deroghe per alcun paese, compresa la Grecia.
    Tutti gli stati appartenenti all’Eurozona saranno interessati dal provvedimento.
    Mario Draghi si è professato molto ottimista in merito. La convinzione della Bce è che il Qe possa favorire i finanziamenti delle banche ad imprese e famiglie.
    In questo modo potranno crescere investimenti e consumi e con essi si potrà dare avvio al percorso di crescita.
    L’auspicio è che una misura di questo tipo possa essere accompagnata da una maggiore flessibilità a livello europeo e da un cammino di riforme strutturali, che interessi in prima persona l’Italia.



  • La crisi economica negli Stati Uniti d’America è giunta al termine. Lo dimostrano i dati sul tasso di disoccupazione, sui consumi, sui livelli di produzione e sul costo delle materie prime.
    Il dollaro, inoltre, non è mai stato così forte nel rapporto con l’Euro. L’economia statunitense, dunque, è ripartita.

    obamaLo dichiara senza mezzi termini anche Barack Obama. Il tempo delle lacrime e del sangue è finito, adesso bisogna intervenire per combattere povertà e disuguaglianza.
    Questo è il messaggio di Obama nel suo penultimo discorso sullo Stato dell’Unione.
    Non è un caso che all’interno di esso trovi poco spazio la politica estera, nonostante la lotta al terrorismo di stampo islamico sia arrivata ad un punto cruciale e le questioni aperte con Cuba e Russia non lascino dormire sogni tranquilli al presidente americano.
    La scelta, però, è chiara: bisogna dare un segnale forte alla società americana, soprattutto al ceto medio che rappresenta il cuore pulsante dell’economia a stelle e strisce.
    Molto valutano quest’azione come un escamotage di carattere politico e giunto alla fine di un doppio mandato per certi aspetti deludente sulle questioni di natura fiscale e sociale.
    Obama decide di giocarsi il jolly e lo fa colpendo i più ricchi ed i grossi istituti finanziari. Lo fa in un momento di paralisi istituzionale, con un Congresso controllato dai Repubblicani ed una campagne elettorale imminente.

    Aiuti alla famiglie, estensione dell’istruzione universitaria gratuita ai “community college” e altri interventi di natura sociale volti ad aiutare famiglie e ceto medio. Il tutto a discapito delle rendite finanziarie.
    Una mossa al limite tra il populismo ed il riformismo sociale, ma quanto mai necessaria alla luce dell’impoverimento della classe media e del divario sempre più cospicuo tra i più ricchi ed il resto della popolazione mondiale.



  • Alle 14:30 Mario Draghi presenterà alla stampa le nuove misure di politica monetaria della Bce.
    In questi giorni si è parlato molto del cosiddetto Quantitative easing, ovvero l’acquisto di beni finanziari dei paesi appartenenti all’Eurozona da parte della Banca centrale europea.
    La maggior parte degli stati europei si è detta favorevole a questo tipo d’intervento, volto a rilanciare l’economia continentale e a frenare la deflazione. L’esempio preso in considerazione è quello degli Stati Uniti, dove la Federal Reserve, a partire dal 2008, ha svolto un piano di acquisto dei titoli di stato, suddiviso in tre fasi, e conclusosi nell’ottobre del 2014.
    I risultati? Un’economia, adesso, in costante crescita sia sul versante dei consumi che su quello dell’occupazione.

    spese condominialiL’Europa, da questo punto di vista, arriva in ritardo. Molti economisti temono che una misura di questo tipo sia troppo tardiva e che possa portare effetti dannosi ai mercati finanziari e all’intera economia dell’Eurozona.
    L’attesa, adesso, si sposta sulle modalità di attuazione del Qe. La Germania, uno dei paesi contrari, spera in un intervento limitato, sia dal punto di vista della durata che della quantità di beni finanziari acquistati.

    L’ipotesi più accreditata in questo momento prevede un acquisto di titoli di stato che ammonterà a 50 miliardi di euro mensili, per un totale di 600 miliardi l’anno. Una quantità, dunque, abbastanza elevata.
    I tedeschi, però, valutano positivamente la costituzione di una soglia minima mensile e non annua.
    In questo modo la Bce potrebbe decidere di interrompere il Qe dopo pochi mesi, in sostanza subito dopo aver verificato gli effetti sulla crescita dell’economia europea e sui mercati finanziari.

    Un’altra questione dibattuta riguarda la ripartizione dei rischi e dei profitti. La Germania vorrebbe che fossero le Banche centrali nazionali ad acquistare i propri titoli di stato e ad assumersi gli eventuali rischi.
    Più probabile che alla fine si opti per una soluzione intermedia, con oneri e profitti ripartiti al 50% tra Bce e banche centrali nazionali.
    L’aspetto più delicato, però, riguarda la composizione dei beni finanziari acquistati. Quale criterio verrà adottato? Verranno acquistati titoli in proporzione alla quota di partecipazione di ogni singolo Stato alla Bce oppure in base all’entità del debito pubblico di ogni paese membro? In quest’ultimo caso Francia ed Italia sarebbero enormemente avvantaggiati, trovando così il veto fermo della Germania.



  • Il Governo ha varato un piano d’investimenti con l’intento di rilanciare l’economia italiana. Un progetto che sarà operativo con ogni probabilità dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.
    Al termine del Consiglio dei Ministri tenutosi ieri, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ed il ministro dell’Economia Padoan hanno spiegato i punti chiave del decreto legge che prende il nome di Investment compact.

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaTante le novità sul tavolo. La prima e più importante riguarda le modalità di finanziamento alle imprese. D’ora in poi le aziende italiane potranno ricevere prestiti anche dai fondi di investimento nazionali, comunitari ed internazionali.
    Una manovra intesa ad aumentare la competitività delle imprese nostrane, adeguandosi agli standard europei in materia di finanziamento alle realtà imprenditoriali.
    In questa stessa direzione si muove la trasformazione della Sace, l’istituto che fornisce crediti alle esportazioni, in una vera e propria banca in grado di finanziare in maniera diretta le imprese.

    Un beneficio importante lo avranno anche le cosiddette “Pmi innovative”. Come anticipato qualche giorno fa, le piccola e medie imprese potranno godere degli stessi vantaggi fiscali delle start-up, purchè dimostrino di possedere determinati requisiti in tema di qualificazione del personale ed attività svolta.
    Nel decreto del Governo c’è spazio anche per le grandi imprese in difficoltà. L’esecutivo, infatti, ha istituito un Fondo per “la ristrutturazione, il riequilibrio finanziario ed il consolidamento industriale” di quelle aziende con più di 150 dipendenti e con problemi momentanei di natura produttiva.

    Le novità, però, non riguardano solamente il mondo imprenditoriale. Ci sono degli importanti passi in avanti anche nel settore bancario e che riguarderanno migliaia di cittadini. Ogni qual volta, infatti, un cliente vorrà chiudere un conto e trasferire le proprie risorse su un altro conto corrente bancario, lo potrà fare senza dover sopportare oneri a suo carico.



  • Un vera e propria rivoluzione nel mondo del credito popolare. L’Investment Compact presentato ieri in Consiglio dei Ministri cambia la disciplina giuridica delle Banche popolari.
    I primi dieci istituti di credito, ovvero con attivi sopra gli 8 miliardi, diventeranno società per azioni. Avranno diciotto mesi per discutere e cambiare il proprio statuto.

    downloadSi tratta di un cambiamento radicale del sistema mutualistico.
    Verrà eliminato, ad esempio, l’istituto giuridico caratterizzante delle banche popolari: il “voto capitario”. Quest’ultimo rappresenta il principio base della democrazia economica sulla quale si fonda l’identità di tali istituti.
    Nelle assemblee delle banche popolari, infatti, il voto di ogni singolo socio conta in egual misura, indipendentemente dalla quantità e dal numero di azioni possedute.
    Accade, ad esempio, che per eleggere i vertici delle Popolare di Milano, migliaia di soci si riuniscano e votino a maggioranza il presidente. Un meccanismo complesso e probabilmente obsoleto, soprattutto per i grandi istituti bancari.
    Il voto capitario ha comportato molti problemi in termini di scelta e cambiamento del management. Spodestare un gruppo dirigente inefficiente risulta, allo stato attuale, enormemente difficile, in quanto è necessario trovare un accordo comune con migliaia di soci.
    Si sono formate nel corso del tempo vere e proprie oligarchie di potere, il tutto a spese dell’efficienza nella gestione del credito.

    L’Investment compact rivoluziona, quindi, il mondo delle popolari e le uniforma secondo i parametri della concorrenza bancaria.
    È bene sottolineare che il cambiamento normativo riguarda solo le grandi banche popolari, ovvero Ubi, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Credito Valtellinese, Popolare di Sondrio, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare dell’Etruria e Popolare di Bari.
    Tutti gli altri istituti di credito mutualistico manterranno la propria struttura giuridica, continuando a ricoprire un ruolo importante a livello locale, soprattutto dal punto di vista identitario e culturale.
    Il nuovo assetto normativo velocizzerà con ogni probabilità il processo di fusione di tali istituti di credito, agendo nel senso della semplificazione e della razionalizzazione delle risorse.



  • L’Istat ha fornito i dati sul commercio estero relativi al mese di Novembre 2014.
    Si tratta di un’analisi comparata che ci permette di verificare le variazioni congiunturali (Ottobre 2014-Novembre 2014) e quelle tendenziali (Novembre 2013-Novembre 2014) in materia di import ed export.

    28102014Se prendiamo in considerazione i valori congiunturali, l’Italia ha visto un calo delle esportazioni rispetto al mese precedente del -1,1%, mentre le importazioni sono diminuite solamente del -0,1%.
    I paesi maggiormente interessati sono quelli extraeuropei (-1,7%), mentre la vendita di prodotti verso gli stati del vecchio continente fa registrare un calo del -0,6%.
    I beni energetici rappresentano il prodotto che subisce le maggiori variazioni negative (-21,5%), a testimonianza della crisi che sta attraversando il settore delle materie prime. Presentano, invece, una flessione contenuta i prodotti intermedi (-1,1%) ed i beni di consumo non durevoli (-0,5%).
    Per quanto riguarda, invece, la diminuzione (seppur contenuta) delle importazioni interessa in via prevalente, anche in questo caso, i prodotti energetici (-1,6%) e quelle intermedi (-0,8%).

    Veniamo, invece, ai dati tendenziali, ovvero quelli che prendono in considerazioni i livelli di esportazione ed importazione su base annuale. Il confronto, in questo caso, è tra Novembre 2013 e Novembre 2014.
    Il dato positivo viene dalle export, dove l’Italia fa registrare un incremento dell’1,7%, raggiunto principalmente grazie all’aumento delle vendite di prodotti verso l’area extra Ue.
    Da questo punto di vista incide fortemente il crollo dei tassi di cambio dell’euro nel rapporto col dollaro e la crescita economica degli Stati Uniti. Non è un caso che l’export verso gli Usa sia cresciuto del 14,9% rispetto ad un anno fa.
    I paesi, però, che hanno visto il maggiore incremento nell’acquisto di beni italiani sono il Belgio (+22,6%) e la Polonia (+22,0%). Il primo ha comprato soprattutto prodotti di stampo farmaceutico, mentre la Polonia mezzi di trasporto.
    Le importazioni, infine, fanno registrare un dato stazionario (+0,0%). Gli unici beni che presentano un calo sono quelli energetici, al netto di essi, infatti, l’import fa registrare un incremento tendenziale del +4,5%.



  • I tagli alla sanità rischiano di non garantire i livelli essenziali di assistenza. Il monito viene dalla Corte dei Conti, che nella Relazione sulla gestione finanziaria degli enti territoriali 2013, analizza la situazione del sistema sanitario italiano.
    “Nello scorso anno” scrive la Corte dei Conti “quasi il 30% delle minori spese nel conto della PA rispetto al preconsuntivo di ottobre, sono da ascrivere al settore sanitario, che però ha assorbito solo il 16,20% della spesa primaria corrente”.

    lagiustiziaèamministratanelnomedelpopolo1Un settore, quello sanitario, che necessita di corposi investimenti. Qualora, infatti, questo non dovesse avvenire nei prossimi anni, alcune prestazioni assistenziali, soprattutto di carattere domiciliare e tecnologico potrebbero non più essere garantite.
    Saranno necessari anche interventi sulle strutture ospedaliere, ormai sempre più fatiscenti.
    La zona sotto l’occhio d’ingrandimento della Corte dei Conti è soprattutto il Sud, dove le Regioni si sono contraddistinte per uno spreco di risorse notevoli al cospetto di un mancato investimento in tecnologie ed in infrastrutture.

    La Corte dei Conti non boccia in sè la revisione della spesa da parte degli enti locali, costretti il più delle volte ad adottare un piano di rientro per diminuire il deficit statale. Il parere negativo viene dato, al contrario, sui settori d’impiego delle risorse scelti dalle rispettive regioni.
    Gli enti locali “dovranno essere più selettivi e reinvestire risorse nei servizi sanitari relativamente più carenti, traendole dai settori dove vi sono ancora margini di inefficienze da recuperare”
    La relazione della Corte dei Conti riapre un dibattito molto acceso in sede europea sul rapporto tra riduzione del debito pubblico e garanzia dei diritti sociali. Una questione destinata a durare a lungo e a caratterizzare l’età contemporanea.
    Il diritto alla vita e all’assistenza sociale è un principio presente nella Costituzione italiana ed in quanto tale dovrà essere garantito attraverso più adeguate politiche pubbliche, sia in sede comunitaria che locale.



  • Diseguaglianza e povertà sono due temi all’ordine del giorno in questo inizio di 2015.
    La forbice tra ricchi e poveri si è allargata. Lo ha detto il rapporto Oxfam e lo confermano le tendenze recenti.
    Nel 2016 l’1% della popolazione mondiale possederà più del 50% della ricchezza totale, fino ad arrivare ad oltre il 54% delle risorse possedute nel 2020.
    Le iniziative contro la concentrazione della ricchezza sono iniziate nei primi anni Duemila con Occupy Wall Street e aumenteranno con ogni probabilità negli anni a venire, di pari passo con l’allargamento del divario tra banchieri ed il resto del mondo.

    obamaIl capitalismo finanziario sembra inarrestabile e a tratti incontrollabile. Ma c’è chi ha deciso di iniziare un programma di redistribuzione delle risorse.
    Si tratta di Barack Obama, il quale, tra i veti del Congresso a maggioranza repubblicana, presenterà stasera la sua riforma fiscale nel corso del Discorso sullo Stato dell’Unione.
    La proposta di Obama si annuncia rivoluzionaria non tanto nei contenuti, quanto nella forma.
    La scelta di tassare i cosiddetti “capitail gain” e le grandi compagnie finanziarie trova, infatti, un vero e proprio muro nell’elite economica statunitense.
    L’attività di lobbying effettuata in questi anni aveva scongiurato interventi simili. Obama adesso propone di aumentare dal 23 al 28% la tassa sui “capital gain” di chi ha un reddito superiore al mezzo milione di dollari, di tassare i “trust” utilizzati dalla famiglie più ricche per trasmettere le loro risorse agli eredi ed infine di aumentare il prelievo fiscale sui grandi colossi fiscali.

    Il gettito ottenuto attraverso questa manovra non sarà eccezionale, anche perchè non verranno tassati i redditi da lavoro: si parla di 320 miliardi di dollari in dieci anni che sarebbero re-investiti in interventi di natura sociale.
    Obama vorrebbe aiutare le famiglie ed il ceto medio, ovvero quella fascia sociale maggiormente colpita dalla crisi e che fatica a ripartire nonostante la crescita occupazionale avvenuta negli Usa.
    Tra i provvedimenti che verranno proposti ci sarà il college gratis per tanti giovani studenti, l’aspettativa pagata ai padri e più in generale agevolazioni fiscali per le famiglie.
    Difficile che il provvedimento passi per intero, considerati i forti veti posti dal Partito Repubblicano. La certezza, però, è che il gradimento di Obama si è moltiplicato in questi giorni dopo aver raggiunto minimi storici durante le elezioni di “mid-term”.
    La società ha bisogno di un intervento di redistribuzione delle risorse su scala globale, da questo punto di vista i segnali lanciati dagli Usa potrebbero rivelarsi positivi per l’intera comunità.



  • Mancano due giorni alla decisione della Bce sul Quantitative easing. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea sembra ormai orientata a lanciare l’acquisto dei titoli di stato, nonostante una forte opposizione tedesca.
    Sono tanti i dubbi che tormentano Angela Merkel e la Bundesbank.
    La Cancelliera non vuole scatenare una battaglia di natura politica in seno alle istituzioni europee e rivendica al contrario l’indipendenza della Bce nella scelta delle politiche monetarie da adottare.
    Dal canto suo, invita gli Stati membri a rispettare gli obiettivi imposti dai trattati riguardo ai debiti sovrani.
    Il timore di Berlino è che il Qe, insieme alle decisioni prese dalla Commissione in materia di flessibilità, possa consentire a paesi come Italia e Francia di ritardare il processo di riforme e di venir meno agli impegni presi in sede europea.

    22_09_2014Più dura la posizione della Bundesbank. I due rappresentanti tedeschi voteranno contro il Qe e si batteranno aspramente sulle sue modalità di attuazione.
    Saranno due i punti chiave: tempi di durata dell’intervento e assunzione dei rischi.
    L’obiettivo della Bce è combattere la deflazione e raggiungere, attraverso l’acquisto di titoli di stato, un livello d’inflazione del 2%. Un risultato di questo tipo potrebbe comportare tempi lunghi, svalutando così l’Euro a tempo quasi indeterminato.
    Per questo motivo la Germania chiederà di fissare tempi esigui, non vincolati al raggiungimento del tetto del 2%.

    Un altro punto scottante riguarda l’assunzione dei rischi. La Bundesbank chiederà che siano i singoli Stati ad assumersi i rischi della manovra e che non siano ripartiti in maniera eguale sull’intera Eurozona.
    Vedremo verso quale direzione andrà Mario Draghi. Non è da escludere un rinvio della decisione sulle modalità di attuazione del Qe, per poter cominciare un dialogo proficuo con la Germania.


  • europa bce

    Giorni frenetici sull’asse Italia-Bruxelles. Il nostro paese aspetta le decisioni ufficiali della Bce in merito alle misure di politica monetaria da adottare.
    Vedremo se effettivamente Mario Draghi opterà per l’acquisto dei titoli di stato dei paesi membri.
    Il cosiddetto Quantitative easing sembra ormai una certezza. Saranno da verificare più che altro le modalità con le quali verrà effettuato e in che misura l’Italia potrà beneficiarne.

    eurogruppoNel frattempo si fa sempre più fitto il dialogo tra Roma e Bruxelles in materia di flessibilità e di interpretazione del Patto di Stabilità e Crescita. Sul tema è intervenuto nella giornata odierna Pierre Moscovici, commissione Ue agli Affari economici, frenando in parte gli entusiasmi italiani.
    L’Italia, secondo Moscovici, dovrà comunque ridurre il disavanzo nel rapporto deficit/Pil, anche se in misura minore. Si passerà, infatti, dallo 0,5% iniziale allo 0,25% attuale.
    C’è comunque fiducia verso la volontà riformatrice del governo Renzi. L’Italia beneficerà delle tre clausole dettate dalla Commissione, che le consentiranno deviazioni temporanee dagli obiettivi di natura contabile: investimenti, riforme e situazione economica.

    In un periodo “low-low” come questo, ovvero di recessione ed inflazione, l’Unione Europea permetterà momentanei scostamenti dalle politiche di austerity. Il tutto, però, deve essere subordinato ad un programma di riforme strutturali che porti il paese alla crescita nel medio-lungo periodo.
    Saranno molto importanti in tal senso le comunicazioni che il Governo italiano invierà alla Commissione questa settimana. L’esecutivo fornirà indicazioni sul ciclo economico italiano e spiegherà il piano attuativo delle riforme. Nelle prossime settimane la Commissione sarà a Roma per analizzare da vicino la situazione italiana, prima di esprimere un parere definitivo a Marzo, quando si stabilirà se l’Italia dovrà mettere in atto ulteriori misure per riequilibrare il proprio bilancio.



  • Una disuguaglianza che cresce ed assume contorni drammatici. La concentrazione delle risorse politiche ed economiche nelle mani di pochi è un fenomeno contemporaneo destinato a destare molte coscienze.
    Ma il dato presentato da Oxfam ha del clamoroso. Secondo il rapporto Grandi diseguaglianze crescono, nel 2016 la ricchezza posseduta dall’1% della popolazione mondiale supererà quella del restante 99%.
    Del resto, la tendenza mostrata negli ultimi anni è evidente: la percentuale di ricchezza posseduta dall1% della popolazione è passata dal 44% del 2009, al 48% del 2014 fino ad arrivare ad oltre il 50% nel 2016.

    Cooperative decorrenza del termine per l'opposizione alla delibera di esclusione del socioMa chi i sono i plurimiliardari e come viene gestita questa straordinaria ricchezza? Come riporta Oxfam, il 20% di essi ha interessi nel settore finanziario e assicurativo e negli ultimi dodici mesi ha visto crescere la propria liquidità dell’11%. Una realtà dominata dal capitalismo finanziario, con tutti i suoi vantaggi ed i rischi emersi a stretto giro con la crisi del subprime.
    Impressiona anche la crescita in termini di ricavi degli operatori nel settore farmaceutico-ospedaliero. Questi ultimi hanno visto il loro patrimonio netto aumentare del 47%.
    La concentrazione delle risorse si traduce anche un’attività di lobby imponente presso le sedi istituzionali statunitensi ed europee. La conseguenza indiretta è una sfera politica che fatica a promuovere provvedimenti efficaci in favore di una più equa distribuzione della ricchezza e di una crescita economica globale e sostenibile
    La povertà, al contrario, diventa una realtà concreta per un numero maggiore di persone: diminuiscono le risorse disponibili e con esse la possibilità di un percorso di sviluppo comune.